Vivere o sopravvivere?

Vivere significa avere coraggio, significa fare le cose con passione, significa lasciare le strade sicure, abbandonare la propria zona di confort. Significa vivere una vita intensa ed autentica. Ma attenzione al fare (e all’avere!) perché non è nel fare che si raggiunge una vita autentica, ma nell’essere.

Essere significa fare cose che ci appassionano, ciò che ci stimola, ciò per cui abbiamo le giuste capacità. Il motivo che ci spinge fuori dal letto la mattina e che condiziona le scelte nelle nostre giornate e ci fa fare progetti per il futuro. A volte si mette da parte questa dimensione dell’essere perché qualcuno ci ha detto che non siamo capaci, non siamo all’altezza o peggio ci hanno detto: “chi ti credi di essere!”

Viviamo in una società e non su un’isola deserta è inevitabile il confronto con l’altro che può influenzarci anche pesantemente. Le aspettative altrui possono condizionarci, il nostro bisogno di essere apprezzati ci fa trovare spesso schiacciati da pesi enormi. Ci sentiamo giudicati anche da noi stessi!

Spesso si finisce con il vivere una vita che non ci appartiene per non deludere gli altri o solo perché gli altri ci dicono che non siamo abbastanza e quindi è anche inutile provarci. Per prendere in considerazione i nostri desideri dobbiamo avere il coraggio di guardarci dentro, senza giudicarci. Ogni pensiero deve essere valutato nel qui ed ora ovvero nel momento presente comprendendo quali sono le risorse a cui possiamo fare riferimento, quali sono i nostri punti forti, ma anche le debolezze per poterle arginare.

Quando si fa una scelta per la propria vita la si fa al di là delle aspettative delle altre persone. Dobbiamo rinunciare al pregiudizio e a tutte le sovrastrutture che il tempo e la società in cui siamo inseriti si sono fatte strada dentro di noi. Non è un passaggio facile perché bisogna fare i conti con i dolori, le paure, le incertezze, ma è anche un bagaglio di cui sbarazzarsi velocemente e senza indugi.

La paura di prendere la decisione sbagliata è sempre forte, probabilmente cadremo Avremmo fatto qualche errore di valutazione o non avremmo tenuto conto di alcuni aspetti. Poco male, avremmo imparato molto di noi  e del nostro modo di affrontare le cose. Non è infatti importante che si possa “cadere”, ma è importante utilizzare la resilienza per rialzarci ogni volta. Non facciamoci scoraggiare da un insuccesso, impariamo che ogni cosa, anche negativa, ha un lato positivo, anche se in un primo momento potrebbe non essere visibile.

Quando si diventa consapevoli di se stessi, si ha la possibilità di sperimentare, fare progetti e portare avanti scopi nel tempo e venirne arricchiti nel lungo termine. Se ci ascoltiamo davvero comprendiamo veramente quale è la nostra strada e non avremo paura di prenderla se quella che stavamo percorrendo non era fatta per noi e non ci rappresenta. Non è facile cambiare rotta, le difficoltà ci sono, tutti ci verranno contro, ma se si sente che è la scelta giusta per voi, se vi sentite persone autentiche allora prendete il coraggio a piene mani.

Più si fa esperienza di un vissuto positivo, più questo confermerà la nostra scelta e ci sosterrà nei momenti di maggiore difficoltà. Bisogna imparare ad instaurare un dialogo interiore con noi stessi. Dobbiamo imparare a rispondere in modo corretto ai nostri bisogni ed ascoltare le nostre convinzioni chiedendoci quante di queste sono proiezioni che altri ci hanno volontariamente o involontariamente passato!

Se dentro di noi albergano pensieri, convinzioni o stereotipi che non ci appartengono dobbiamo avere il coraggio di crearne dei nuovi che ci corrispondono, anche se agli altri non piacciono. Molte volte capita che per far contenti o non deludere gli altri si prendano strade non nostre con il rischio di un doppio fallimento ben difficile da digerire. Perché se si è fallito già stiamo subendo una delusione e per di più per una cosa che non era una nostra priorità. L’aggravante di questa situazione sta nel fatto che, pur potendo, non si è fatta la scelta migliore per noi e solo per evitare un conflitto, un giudizio o entrambi!

Le persone che ci circondano condizionano molto le nostre emozioni, ma dobbiamo imparare a riconoscere le spinte interne e quelle esterne. Un poeta giapponese, Mitsuo Aida, diceva in una sua poesia che la felicità è determinata da cuore. Significa che vivi ascoltando la tua risonanza emotiva non puoi sbagliare ed otterrai ottimi risultati in tutti i campi. La cosa importante è continuare per la propria strada anche se può presentare degli imprevisti. Bisogna imparare ad accettarli e gestirli. Il costo per vivere in armonia con se stessi è riuscire a trovare un equilibrio con se stesso e contemporaneamente con il resto del mondo. Vivere è accettare di lottare ogni giorno per la verità. Sopravvivere è accettare (lamentandosi) il destino scelto da altri per noi.

Il perfezionismo è pericoloso per la tua autostima: rivedi alcune azioni nella pratica

La società ci impone standard elevati di perfezionismo che richiede uno sforzo notevole senza garanzia di successo. Una trappola pericolosa per l’autostima: vediamo perché!

Ogni giorno incontro persone, più spesso do sesso femminile, che non si sentono mai all’altezza delle situazioni che devono affrontare. Hanno sempre la sensazione di essere sbagliate, che non sono capaci e si sentono giudicate per questo. Soddisfare le aspettative esterne e ricevere la conseguente approvazione è diventato di vitale importanza.

Io credo che il peggior giudice risieda dentro di noi!

La famiglia e la cultura di origine spingono verso azioni diciamo più tradizionali mentre la vita odierna non concede il tempo per molte di queste. Spesso la donna viene sopraffatta dai sensi di colpa perché non riesce ad essere la donna elegante, magra ed indipendente, perché porta il peso sociale che “per essere una brava donna” deve mettersi in secondo piano e dedicarsi alla famiglia e alla casa senza grilli nella testa!

Per gli uomini non va meglio perché a livello lavorativo giovani con meno esperienza, ma più pezzi di carta fanno carriera più velocemente di loro ed in famiglia la figura dell’uomo che si prende cura e che porta lo stipendio a casa non tiene più dal momento che anche la moglie lavora.

Queste sono alcune situazioni in cui il carico che proviene dalla società può risultare davvero pesante e devi chiederti se lo fai per te stesso o per gli altri ed in base alle risposte trovare soluzioni diverse per non rimanere intrappolati nell’insoddisfazione.

L’insoddisfazione è nemica dell’autostima!

Cosa pensi sia la perfezione? Pensi di dover essere perfetto? Per chi? Quando eri piccolo chi ti indicava ideali di perfezione? A scuola pretendevano molto da te? Ora sei tu che pretendi che un figlio, un dipendente, un compagno sia perfetto? Se tu o chi ti è vicino non risultate essere perfetti cosa comporta dal punto di vista pratico?

Rispondi con onestà alle domande e inizia a dare al perfezionismo la giusta considerazione!

Gestione delle emozioni e successo

Conosci il detto: “La vita è per il 10% ciò che ti accade e per il restante 90% come reagisci”.? Probabilmente lo hai già vissuto sulla tua pelle!


Questa frase apparentemente semplice racchiude una grande verità: quanto sia importante la gestione emotiva nelle varie situazioni. Le emozioni fanno parte di noi e sono presenti continuamente nella nostra vita. Rendono più belli certi momenti, sono il motore per creare grandi progetti, aspirare al miglioramento e sostenere la motivazione.

Ma come ogni medaglia ha il suo rovescio: possono anche metterci sulla difensiva, altre volte ci scoraggiano altre volte ci minano l’autostima e non ci fanno raggiungere gli obiettivi.

Diventa quindi indispensabile sapere utilizzare al meglio le nostre emozioni come energia trainante e al positivo, non come un fattore che ci inibisce o rallenta.

Bisogna in poche parole avere una buona gestione emotiva. Questa corrisponde alla capacità di comprendere e quindi di controllare le tue emozioni e non di subirle!

Permette alle persone di agire in modo ponderato valutando le varie opzioni e non agiscono casualmente ed in modo impulsivo.

Avere una buona gestione delle proprie emozioni è la chiave fondamentale per poter raggiungere il successo qualsiasi sia l’aria della propria vita in cui occorre. Dal lavoro alla vita privata, nelle relazioni familiari o tra amici fa la differenza chi ha: la testa sulle spalle!

Molte volte un vissuto esagerato delle emozioni può creare danni è quindi importante chiedere un aiuto per imparare innanzitutto a riconoscere  le emozioni disturbanti e poi a saperle gestire nei modi opportuni. A volte anche emozioni negative possono essere utilizzate a proprio vantaggio. Comprendendo i limiti di una mancata gestione delle emozioni ci si può aprire a mentalità più positive e propositive ed in genere per chi riesce nell’intento è un grande punto di svolta nella propria vita, perché improvvisamente si troveranno le soluzioni ad alcuni problemi o altri non hanno più ragione di essere! In questo clima raggiungere un risultato è più semplice ed ogni obiettivo diventa più appetibile e non appare più un limite invalicabile. Quindi ti invito, per una migliore qualità della vita, a prendere il controllo delle tue emozioni e poter finalmente sbloccare il tuo potenziale!

Ikigai: ragione di vita

Il nostro passaggio su questa terra sarà breve, se consideriamo i tempi cosmici, è quindi nostro dovere vivere una vita che abbia la pena di essere vissuta. Molte volte vi ho parlato di crescita personale e vi ho dato piccole dritte per iniziare un percorso di miglioramento di se stessi.

Per la crescita personale è necessaria una predisposizione mentale che accompagni una maggiore consapevolezza di se stessi, dei propri limiti, ma anche del proprio valore, il coraggio di mettersi in gioco, la volontà di uscire dalla propria zona di confort.

Oggi vorrei farvi conoscere i principi del IKIGAI: un termine giapponese che tradotto significa scopo, ragione di vita; in parole semplici ciò che ci spinge ad alzarci la mattina! Nella filosofia giapponese è un termine che indirizza molte attività personali e professionali.

Nella nostra vita sempre frenetica andiamo sempre avanti senza fermarci a riflettere e capire se siamo sulla strada giusta. Molte volte non abbiamo neanche un obiettivo, ma andiamo avanti spingendo su obiettivi di altri e non ne siamo consapevoli ovvero non viviamo la nostra vita. Per usare le parole di Jung:

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”

è importante conoscere se stessi e le nostre reali aspirazioni solo così avremo la sensazione di avere il timone in mano e non essere semplice zavorra.

Per avere obiettivi dobbiamo conoscere i nostri sogni e vi do un consiglio: non volate basso! Se vi limitate anche in sogno difficilmente vedrete i vostri obiettivi realizzarsi. Michelangelo diceva che “quando non si realizzano gli obiettivi non è perché si sono avute aspirazioni troppo alte, ma troppo basse!” facciamo tesoro di questo e liberiamo la fantasia.

Per rendere concreta la ragione d’essere l’IKIGAI prende in considerazione  quattro aree fondamentali

ciò che ami/ ti piace

ciò di cui il mondo ha bisogno/

ciò in cui sei bravo

ciò per cui puoi essere pagato.

Il tuo IKIGAI è proprio all’incrocio delle quattro aree; conoscerlo significa avere una vita più serena e consapevole. Riuscire a trovare il proprio IKIGAI vuol dire possedere il segreto della felicità ovvero avere fiducia in se stessi, essere capaci e curiosi, avere capacità progettuali, energia e positività per se stessi e per gli altri. La cosa più importante è però avere la sensazione di vivere a pieno la propria vita con gioia come attingere da una continua fonte di soddisfazione ed appagamento.

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio un delizioso libro di cui lascio la presentazione:

“Dal Giappone un metodo per giungere alla conoscenza di sé, alla scoperta di ciò che dà senso e realizzazione alla propria quotidianità. Lo scopo? Trovare il proprio ikigai, la propria ragione di vita, e sentire finalmente di condurre un’esistenza piena, soddisfacente e degna di essere vissuta. Ikigai è una parola magica, così magica che non ne esiste una traduzione semplice nelle lingue occidentali. Possiamo definirlo “la ragione di esistere”, “il motore della vita”, o ancora meglio “ciò per cui vale la pena di alzarsi la mattina”. Ognuno di noi possiede il proprio, anche se non tutti ne sono consapevoli: è la premessa fondamentale per vivere una vita sana, soddisfacente e, semplicemente, felice. Esempio ne sono gli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa, dove il tasso di ultracentenari è tre volte superiore a quello delle quattro isole più grandi del paese: la loro consapevolezza riguardo al proprio ikigai, unita a uno stile di vita sano e rilassato, li rende una tra le popolazioni più longeve e felici del pianeta. Ispirandosi a loro e suggerendo esercizi pratici che guidano al riconoscimento dei valori e degli obiettivi veramente importanti per ciascuno nella vita, l’autrice ci insegna a riconoscere cosa ci trasmette energia, curiosità, positività, realizzazione personale, fiducia in noi stessi, progettualità. In altre parole, cosa ci serve per essere felici…”

IKIGAI Giunti editore

Autore Bettina Lemke

Rispondi con onestà: perché vuoi iniziare una dieta?

La domanda un po’ a bruciapelo serve a prendervi alla sprovvista e a far si che rispondiate d’impulso, con sincerità. La risposta può sembrare ovvia: per perdere peso, ma per ogni persona questa condizione ha significati diversi.

Se ci si fa le domande giuste, a patto di essere sinceri, si può prevedere l’esito della vostra dieta ancor prima che iniziate. Se avete dubbi, se non vi sentite pronti, se la spinta viene dall’esterno, se cercate una strada facile e veloce, se solo l’idea vi provoca frustrazione lasciate perdere!

Vediamo insieme le domande necessarie prima di cominciare un programma di dimagrimento ed in base alle vostre risposte cerchiamo di comprendere quali sono i reali motivi e se ci sono aspetti ai quali possiamo appoggiarci per garantirne il successo.

Prendersi cura di se stessi dovrebbe essere un’occasione che genera entusiasmo non disperazione!

Innanzitutto pensate al perché avete preso peso ed in quanto tempo. Siete sempre stati rotondetti? In famiglia sono tutti un po’ in sovrappeso? Vi hanno insegnato a non lasciare nulla nel piatto?

La cultura familiare sul cibo è molto condizionante ed è possibile che siate stati esposti da sempre a certe visioni su cosa, quanto e quando mangiare. Sono condizionamenti importanti legati alla sfera affettiva per cui se iniziate un programma per perdere peso ne dovrete tenere conto e la dieta non basta serve anche un percorso psicologico e rieducativo personalizzato. Se invece avete vissuto un periodo stressante o avete appena partorito con poco impegno tornerete al peso di sempre e troverete la giusta via tra gusto e rinuncia. La cosa importante è stabilire una data di inizio ed una di fine ed essere ligi negli step intermedi.

Chiarito questo punto bisogna anche chiedersi perché si vuole perdere peso. La risposta dovrebbe essere sentirsi a proprio agio, poter vestire senza troppi limiti, maggiore sicurezza. Se invece pensate al fatto che qualcuno vi giudica per il vostro peso dovete mettere da parte questo aspetto e concentrarvi solo ed esclusivamente su ciò che desiderate voi per il vostro corpo ed il vostro spirito.

Avete qualcuno che vi aiuterebbe o appoggerebbe in un percorso dietetico? Avete paura di fallire? Pensate di evitare tutte le situazioni sociali mentre siete a dieta per evitare sgarri? Non serve ed è impossibile. Dovrete imparare a fare le scelte giuste per voi e non solo vivere il tutto come una rinuncia. Non aspettate di vivere fino al momento di essere magri, che nella vostra testa corrisponde anche al momento di essere felici, ma concedetevi momenti belli da soli, con amici o parenti che non corrisponde necessariamente al mangiare!

Capire cosa rappresenta il cibo: se placa l’ansia, lo stress, se vi ritenete golosi, se non sapete dire di no è un’altra domanda importante. A volte è anche molto difficile darsi una risposta perché non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo, i segnali che ci invia e le sue reali necessità. Scappiamo dalle emozioni, le vogliamo azzittire? Non capiamo quando siamo sazi? Pienezza e sazietà sono segnali che non distinguete? Avete dei cibi trigger o dei momenti o delle situazioni in cui mangereste qualsiasi cosa? In questo caso se le risposte tardano a venire o vi trovano confusi un percorso di mindfulness eating potrebbe risolvere il problema ancor prima di mettersi a dieta.

Le aspettative sono importanti per cui anche chiedersi cosa ci si spetta da una dieta non è affatto una domanda fuori luogo!

Costanza, pazienza, nuove abitudini e nuovi schemi mentali indispensabili per raggiungere l’obiettivo che devono essere previsti a grandi dosi ed immaginarsi nelle sensazioni di essere già al giusto peso rende tutto molto più…leggero!

Altro annoso problema è quale sarà la dieta più efficace. Si pensa sempre che più la dieta è rigida e più darà risultati: mi spiace dirvelo, ma ciò non corrisponde a verità. Più la dieta è rigida e più facile arrivare allo sgarro. E con lo sgarro partono i pensieri del tutto o nulla! deleteri e non funzionali! L’unica dieta è quella sana, variegata, adatta alle nostre necessità. Un consiglio: imparate prima di tutto ad abbinare gli alimenti, a cucinare in modo semplice ed evitare cibi elaborati. I dolci relegateli solo ad occasioni speciali: non sono necessari alla nostra alimentazione e sono responsabili di sbalzi ormonali! Le diete sane funzionano sempre: l’importante è seguirle e non basta attaccarle al frigorifero!

Imparate che uno sgarro ogni tanto non inficia irrimediabilmente la dieta. Uno o più sgarri al giorno invece si! Per questo faccio compilare un diario alimentare. E’ importante tenere nota dei successi quanto dei fallimenti per poter migliorare un poco alla volta in base ai propri tempi.

Non guardate la bilancia con ansia. Misura solo il vostro peso, non il vostro valore come persona, Se intendete iniziare una dieta dovete sapere che il peso durante la giornata subisce spesso dei cambiamenti per vari motivi e che il peso giusto è determinato da una media per cui basta pesarsi a digiuno una volta a settimana nelle stesse condizioni ed orario. Infine pensa alla dieta come un momento di grandi scelte e quindi di opportunità per piacerti di più ed imparare più cose di te. La qualità della tua vita passa anche da come vivi il tuo corpo e da come ti senti con te stessa e con gli altri.

4 febbraio: World Cancer Day

Il 4 febbraio si celebra la Giornata Mondiale Contro il Cancro, World Cancer Day, sostenuta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

I numeri del cancro al seno in Italia confermano che il carcinoma mammario è la neoplasia più diagnosticata nelle donne:

  • 1 donna su 9 nel corso della vita si ammala di tumore del seno
  • 56.000 donne ogni anno ricevono una diagnosi

La diagnosi precoce può fare la differenza con oltre il 90% di possibilità di guarigione con cure meno invasive.
Per questo motivo Komen Italia è da sempre in prima linea per promuovere l’importanza della Prevenzione.

💥In occasione di questa giornata Komen Italia annuncia tutte le date della RACE FOR THE CURE 2023, la più grande manifestazione al mondo a sostegno della lotta ai tumori del seno.

💥Roma, Bari, Brescia, Bologna, Napoli e Matera da maggio fino ad ottobre 2023.

Ti aspettiamo!
http://www.raceforthecure.it

Il potere della Meditazione in un minuto

Da millenni, la pratica della Meditazione aiuta le persone a ritrovare il proprio centro e la serenità interiore, ma che cosa è?  “La Meditazione è definita come uno stato di consapevolezza, di chiarezza, di attenzione, di osservazione” ….in poche parole è molto più che essere concentrati in qualche posizione particolare come pensa la maggioranza delle persone!

A cosa serve?  Aiuta a calmare la mente, a ritrovare uno stato di presenza, a conoscere te stesso e ritrovare uno stato di centratura/equilibrio interiore.

Da recenti indagini statunitensi eseguite dai ricercatori della Harvard Medical School di Yale e del Massachusetts Institute of Technology gli effetti di una pratica di meditazione costante sono: aumentata attivazione cerebrale, maggiore sviluppo delle aree deputate all’attenzione ed ai processi sensoriali  e minore deterioramento delle zone cerebrali che tendono a ridursi con l’età.

Sono molteplici le pratiche meditative, io personalmente amo la mindfulness, e ve ne ho parlato più volte, ma oggi voglio confermarvi che sebbene sia sempre consigliata una pratica di almeno 10-15 minuti al giorno anche prendere una breve pausa di un minuto può avere i suoi vantaggi. La scusa è sempre il tempo e si arriva a sera stanchi e con la percezione che molto sia sfuggito della giornata. Imparate a fermarvi quando gli eventi accelerano, prendete fiato e concentratevi. Non è tempo perso come si può immaginare, ma tempo utile per riprendere le redini della giornata e poter gestire meglio gli effetti delle azioni evitando il caos che si trasforma in una sensazione di inadeguatezza e frustrazione.

Quando hai tempo impara a meditare con la tecnica a te più consona. Non esiste solo una meditazione seduta in qualche posizione scomoda, ma diverse! Camminando , seduti in ufficio o in macchina puoi praticare la tua meditazione!

Se vuoi dedicare a te solo 60 secondi metti un timer al tuo cellulare così per almeno un minuto non sarai costretto a tenerlo in mano e potrai rilassarti con gli occhi chiusi. Oppure puoi tenere con te la registrazione audio di una meditazione che ti aiuti se ancora non sei particolarmente pratico.

Iniziare una dieta di lunedì aumenta davvero le probabilità di successo?

Non è un luogo comune, recenti studi confermano che il lunedì, essendo il primo giorno della settimana, innesca una sorta di reset nella nostra mente, è vissuto come un nuovo inizio a cui affidare i nostri buoni propositi. Nel caso della dieta passati i “bagordi” del fine settimana ci si sente a posto con la coscienza se iniziamo uno stile alimentare più sano!

Approfondiamo questo tema:

il nuovo anno, gennaio ed anche il lunedì sono vissuti come nuovi inizi. Momenti in cui è possibile lasciarsi il passato alle spalle, si ha l’entusiasmo e l’illusione che si possano fare i veri cambiamenti e ci si crede davvero! I buoni propositi del nuovo anno in genere a fine gennaio sono già dimenticati, quelli del mese, in genere sono a gennaio o a settembre (per qualcuno il vero inizio dopo le ferie estive), giorno per giorno perdono di efficacia e quindi non rimane che appellarsi al lunedì che si presenta settimana per settimana per rinnovare le buone intenzioni! Ma anche in questo caso quanto dura riuscire ad evitare gli sgarri? L’avvicinarsi del fine settimana fa vacillare anche la persona più convinta fino a naufragare in un mare di sensi di colpa aggiustati il lunedì seguente!

Nel lungo termine questi nuovi inizi, che non hanno un riscontro, possono rappresentare una frustrazione ed uno stress.

Allora non c’è un giorno in cui avere più probabilità di successo?

Non sono le convenzioni sociali a farci raggiungere gli obiettivi, ma il sì che diciamo a noi stessi! Quando quel sì arriva non è importante il giorno della settimana, il mese o l’anno! La differenza sta nella scelta che facciamo per noi: volere fa rima con potere! Se invece “dobbiamo” è un’imposizione che non ci porterà da nessuna parte. Lavoriamo sul positivo facciamoci trascinare dall’entusiasmo per una nuova casa, un nuovo lavoro, una promozione  per cominciare un’alimentazione corretta per noi come regalo da fare a noi stessi in un buon momento e non come un sacrificio!

Concludendo è importante che ogni inizio vada affrontato con lo spirito giusto e solo quando ci si sente pronti, ma fate attenzione anche al procrastinare (lo fate con tutto non solo con la dieta fateci caso!) allontana sempre più l’obiettivo, rende nervosi, insoddisfatti ed allunga irrimediabilmente la strada da percorrere aumentando il disagio verso il proprio corpo, l’aumento della predisposizione a patologie e la considerazione di non esserne capaci con svilimento dell’autostima. Quindi il miglior momento è: ADESSO!

Storia con morale di gennaio

Mia madre aveva un sacco di problemi. Non dormiva, si sentiva esausta, era irritabile, scontrosa, acida e sempre malata, finché un giorno, all’improvviso, cambiò.

La situazione intorno a lei era uguale, ma lei era diversa.

Un giorno, mio padre le disse:

– tesoro, sono tre mesi che cerco lavoro e non ho trovato niente, vado a prendermi un po’ di birre con gli amici.

Mia madre gli rispose:

– va bene.

Mio fratello le disse:

– mamma, vado male in tutte le materie dell’università…

Mia madre gli rispose:

– ok, ti riprenderai, e se non lo fai, allora ripeterai il semestre, ma tu pagherai le tasse.

Mia sorella le disse:

– mamma, ho urtato la macchina.

Mia madre le rispose:

– va bene, portala in officina, cerca come pagare e mentre la riparano, ti muoverai in autobus o in metropolitana.

Sua nuora le disse:

– suocera, verrò a stare qualche mese con voi.

Mia madre le rispose:

– va bene, siediti sul divano e cerca delle coperte nell’armadio.

Ci siamo riuniti tutti a casa di mia madre, preoccupati di vedere queste reazioni. Sospettavamo che fosse andata dal dottore e che le avesse prescritto delle pillole di ” me ne frega un cazzo” da 1000 mg… Probabilmente rischiava di andare in overdose.

Abbiamo deciso di aiutare mia madre per allontanarla da ogni possibile dipendenza da qualche farmaco anti-Ira.

Ma la sorpresa fu quando ci riunimmo tutti intorno e mia madre ci spiegò:

” mi ci è voluto molto tempo per capire che ognuno è responsabile della sua vita, mi ci sono voluti anni per scoprire che la mia angoscia, la mia mortificazione, la mia depressione, il mio coraggio, la mia insonnia e il mio stress, non risolvevano i suoi problemi.

Io non sono responsabile delle azioni altrui, ma sono responsabile delle reazioni che ho espresso.

Sono quindi giunta alla conclusione che il mio dovere per me stessa è mantenere la calma e lasciare che ognuno risolva ciò che gli spetta.

Ho seguito corsi di yoga, di meditazione, di miracoli, di sviluppo umano, di igiene mentale, di vibrazione e di programmazione neurolinguistica, e in tutti loro, ho trovato un comune denominatore: alla fine tutti conducono allo stesso punto.

E io posso solo avere un’interferenza su me stessa, voi avete tutte le risorse necessarie per risolvere le vostre vite. Io posso darvi il mio consiglio solo se me lo chiedete e voi potete seguirlo o no.

Quindi, da oggi in poi, io smetto di essere: il ricettacolo delle sue responsabilità, il sacco delle sue colpe, la lavandaia dei suoi rimpianti, l’avvocato dei suoi errori, il muro dei suoi lamenti, la depositaria dei suoi doveri, chi Risolve i vostri problemi o il vostro cerchio di ricambio per soddisfare le vostre responsabilità.

D’ora in poi vi dichiaro tutti adulti indipendenti e autosufficienti.

Da quel giorno la famiglia ha iniziato a funzionare meglio, perché tutti in casa sanno esattamente cosa spetta a loro fare.

Autore:

Una donna felice!!!

dal web DonnedOnNeDONNE

Sopravvivere al Blue Monday

Era il 2005 quando attraverso Sky Travel, un canale televisivo britannico, viene diffuso un comunicato stampa che annuncia il Blue Monday ovvero il giorno più triste dell’anno! La sua “ricorrenza” è determinata nel terzo lunedì del mese di gennaio. Il colore blue in inglese viene indicato per rappresentare tristezza/malinconia per questo è stato coniato il termine Blue Monday. Sembra che una complicata equazione creata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff, abbia rilevato alcune “congiunture” che possono determinare una giornata particolarmente triste. La prima è che è appunto lunedì, segue che gli addobbi natalizi sono ormai riposti in soffitta e questo conferma la definitiva fine dei giorni dedicati ad abbuffate e spensieratezza. Infine c’è la considerazione che sono lontane le prossime festività oltre che il tempo è grigio e freddo.

Le depressioni stagionali sono fatti certi, non sono certa riguardo al un giorno particolarmente triste, ma nel caso lunedì 16 gennaio foste pervasi da una profonda tristezza ecco qualche consiglio:

  • Non fatevi “contagiare” dai commenti sui social ed ascoltate bene le vostre sensazioni
  • Se vi sentite “un po’ giù” l’attività fisica è sempre consigliata, se non siete proprio degli atleti può essere l’occasione per fare almeno una bella passeggiata, vi aiuterà a distrarvi e a migliorare l’ossigenazione del sangue;
  • Potrebbe essere il momento buono per sistemare quelle cose che non avete mai tempo di fare (cassetti, armadi, scrivania!). Il movimento vi permette di rilassare la testa e terminato il lavoro ne sarete anche soddisfatti;
  • Cucinare qualcosa di buono. Vi ricordate come fare pizza e torte vi ha aiutato a sopravvivere al lockdown? Ecco se questo vi ha insegnato qualcosa usatelo!
  • Dedicatevi a voi stessi. Ascoltate della musica, Fate un bel bagno caldo, un massaggio con una crema profumata, ma anche dedicarsi ad un hobby o leggere un libro.

Curiosità:

  • L’espressione inglese “I’m feeling blue indica una situazione in cui si è tristi senza una ragione specifica; noi diremmo “giù di corda” ;
  • Nel film  “Inside Out” della Pixar è blu il personaggio che rappresenta la tristezza;
  • E’ determinato “blues” il genere musicale avuto origine nelle comunità afroamericane che esprime sentimenti tristi riguardo la loro condizione di schiavitù,
  • Il blu venne creato intorno al 2.200 a.C dagli egizi. Il blu era il colore che doveva scortare i morti nell’aldilà, infatti anche le bende in cui erano avvolte le mummie erano colorate di blu.