Vivere con un depresso: istruzioni per l’uso

Tutti noi abbiamo sperimentato momenti in cui ci “sentivamo giù”, eravamo demotivati e non avevamo voglia di fare nulla e vedere nessuno. Sono momenti: appunto. Situazioni piuttosto diffuse che come arrivano se ne vanno ed hanno in genere una causa esterna: ovvero è accaduto un fatto che ci ha destabilizzato ed abbiamo avuto bisogno di tempo per trovare una soluzione, riprogrammarci e ripartire. Fin qui tutto normale. Eppure già in una situazione transitoria, quante cose ci dicevano gli altri che ci davano fastidio? A volte anche il loro interesse verso di noi. Immaginate quindi quando parliamo di depressione clinica ovvero di un disturbo dell’umore certificato…

I dati sono allarmanti vendono colpite oltre 120 milioni di persone l’anno molte delle quali optano per il suicidio quando la vita diventa insopportabile da vivere. Quindi è molto probabile che intorno a noi possiamo avere qualcuno che soffra di questa patologia e sperimentare ogni giorno quanto sia difficile la convivenza. Ecco quindi qualche “istruzione” per evitare almeno di fare ulteriori danni o avere la sensazione di sentirsi inutili se vogliano aiutare un amico o un familiare.

Innanzitutto chiariamo una cosa: alla persona depressa (intendo depressa sul serio!) non è vero che manca di forza di volontà, che sia debole o pigra. La verità  che non ha proprio la capacità e le risorse per cambiare le sue sorti. E’ cosciente della sua situazione e non gli piace, spesso se ne dispiace, ma gli manca quel qualcosa che dovrebbe scattare, ma non scatta.  

Quindi andare a dire ad una persona depressa TIRATI SU è causa di umiliazione, anche se siete animati da buone intenzioni non otterrà alcun risultato. Ho visto persone anziane far vedere a persone depresse che malgrado l’età e gli acciacchi reagivano e quelle che le guardavano come fossero marziani. Persone ricche (depresse) che dicevano a persone evidentemente in difficoltà beato te! Così tanto per fare un esempio! Essere in condizioni economiche vantaggiose non riduce il rischio perché la perdita di voglia di vivere, va oltre alle situazioni di necessità e le sovrasta.

La persona vive un disagio di dimensioni bibliche indipendentemente dalla realtà e nulla può aiutarlo a combattere quel disagio neanche le buone intenzioni e l’esempio. Queste persone vivono con pensieri negativi, umore negativo e come se nessun altro modo di pensare fosse possibile, come se loro non avessero  nessun controllo su ciò. Ne sono completamente pervasi. Capite quindi che dire tirati su risulta un’offesa.

La tristezza e la depressione camminano di pari passo e la persona depressa tende a catalogare i suoi ricordi sulle esperienze negative o vissute come tali. Eventi negativi sono predominanti nella realtà vissuta e nei ricordi e non importa se nella realtà le cose erano oggettivamente migliori da come la persona le ha vissute. E’ come se le cose spiacevoli avessero un peso specifico maggiore (di molto!) rispetto a quelle piacevoli. Quindi anche in questo caso dire ad una persona CERCA DI ESSERE FELICE non viene interpretata come tale, ma ancora come “affossamento” della sua sensazione (come una critica) con ulteriori ripercussioni sulla sua autostima.

In questa particolare condizione psicologica i pensieri, le emozioni  ed i comportamenti risultano essere disfunzionali e dannosi con l’aggravante che si autoalimentano!

I vissuti negativi avvolgono tutta la rappresentazione di un  Sé  che risulta difettoso e fa percepire il mondo e le persone circostanti come ostili con una visione del futuro inutile e senza speranza. Ogni volta che diciamo c’è chi sta peggio di te o minimizziamo per il depresso è come scendere un altro gradino verso il basso. Con farmaci e terapia psicologica si ottengono ottimi risultati anche se in molti è radicata l’idea che il farmaco crei dipendenza e la terapia faccia bollare come malati mentali e quindi pazienti e parenti spesso passano anni prima di chiedere aiuto e molte volte non lo fanno neanche!

L’unico modo di stare con un depresso è lasciarlo parlare, creare una situazione empatica in cui la persona si senta accolta e non giudicata, ma questo non è facile perché si viene spesso sopraffatti dalla negatività e se sei una persona con una sana voglia di vivere tendi ad allontanarti. Non bisogna rinforzare i suoi vissuti, ma solo “farli uscire” senza prendere posizioni. La persona depressa finisce per sentirsi ed essere sempre più sola proprio per questi motivi. Quindi è giusto cercare di coinvolgere la persona depressa nelle attività quotidiane o meno, ma sicuramente la loro partecipazione sarà solo superficiale e con un niente ritorneranno nel loro mondo di disagio. Non sentitevi in colpa o inadeguati se vi state attivando nei confronti di un vostro genitore, amico o compagno e non ottenete risconto. L’unico sforzo che ha un risultato è avere la pazienza dell’ascolto e non farlo mai sentire solo. Vi avverto sarà davvero faticoso, ma se volte davvero bene a quella persona lo sentirà.

Lo Psicologo: chi, dove, come, quando e perché!

Sempre più persone si rivolgono allo psicologo per problematiche di diversa intensità. La recente situazione creata dalla pandemia ha, almeno in parte, sdoganato i tabù verso la psicologia. Lo psicologo inizia ad essere visto non solo come colui che accoglie in caso di fragilità, ma anche il professionista che aiuta a promuovere le proprie capacità, comprendendole e sostenendole. Insomma un nuovo capitolo della psicologia che è volta sempre più al benessere e allo sviluppo personale in un mondo che cambia molto velocemente.

CHI è lo o psicologo

Rispetto ad altre discipline la storia della psicologia è molto recente e possiamo inquadrarla verso la metà dell’Ottocento. La figura dello psicologo è stata regolamentata nel 1989 con l’Istituzione del relativo Ordine Professionale. Il percorso di studi comprende una laurea quinquennale (3 anni di magistrale e 2 di specialistica) ed un anno di tirocinio pratico a cui segue un esame di stato che permette di esercitare in ambito pubblico o privato. Sono numerose le aree d’intervento (scuola, sport, famiglia, lavoro, clinico ecc.), ma lo scopo comune è quello di favorire il benessere della persona, coppia o gruppo.

Sono numerosi i momenti della vita in cui si può avere necessità di un supporto esterno per gestire difficoltà, ansie e paure: quando ci troviamo ad affrontare momenti di disagio, lutti, controversie familiari ed intergenerazionali, ma anche si vuole comprendere meglio se stessi, gestire e superare situazioni del passato per vivere con maggiore serenità nel futuro.

DOVE e COME: Gli strumenti dello psicologo

Colloquio clinico: si svolge solitamente lo stesso giorno ed alla stessa ora convenuta con cadenza settimanale. Nel primo colloquio, detto incontro conoscitivo, si comprendono le motivazioni ed i bisogni della persona al termine del quale si stabiliscono obiettivi e termini del percorso.

Somministrazione di test, oppure utilizzo di tecniche di rilassamento e/o momenti di psico educazione.

In base alla tipologia del percorso si potranno anche proporre dei “compiti” da fare a casa (compilazione di un diario ecc.) da portare all’incontro successivo.

I tempi “tecnici” dipendono dalla problematica da risolvere e dall’adesione al programma.

Recentemente è possibile utilizzare la tecnologia anche per effettuare interventi a distanza attraverso piattaforme dedicate in video conferenza è così possibile effettuare incontri da remoto, per chi è impossibilitato a raggiungere lo studio del professionista o per chi abita fuori sede.

QUANDO

Non necessariamente bisogna essere vittime di abusi o essere affetti da dipendenze per chiedere l’aiuto di uno psicologo, ma ogni qualvolta ci siano alterazioni del comportamento, sbalzi di umore persistenti, chiusura sociale. Fondamentale per una crescita personale, maggiore consapevolezza dei propri limiti e capacità, migliorare le interazioni sociali nella famiglia e nel lavoro. Liberarsi di ansie, paure o pesi emotivi che a volte si tramandano per generazioni.

PERCHE’

Scegliere di andare dallo psicologo è un atto già di per sé terapeutico, decidere di chiedere aiuto richiede coraggio ed è il primo passo per iniziare a prendersi cura di se stessi. Il tempo di ogni seduta (50/60 minuti) è un investimento per migliorarsi, per imparare a vedere le cose da angolazioni differenti e confrontarsi con un punto di vista alternativo al proprio e a quello del suo ambiente abituale. Fondamentale per raccontarsi, vedere i propri atteggiamenti e vivere le emozioni dandogli un nome.

Non mangiare le emozioni vivile

Tutti noi abbiamo provato l’effetto coccola di alcuni cibi quando siamo stanchi o delusi. Per qualcuno l’effetto di tali cibi, che tecnicamente vanno a stimolare le endorfine (neurotrasmettitori che inducono uno stato di benessere!) diventa una vera propria dipendenza o dovremmo chiamarla fuga?

Generalmente si mangia quando si ha fame, ovvero quando il corpo finisce l’energia disponibile, ma si mangia anche solo per gola, quando si è in compagnia, perché ci hanno insegnato a non lasciare il cibo nel piatto, ma anche quando siamo soli, siamo tristi, delusi, arrabbiati.

La lista a questo punto potrebbe essere molto lunga, ma cosa hanno tutte queste motivazioni eliminando la prima? Che in effetti la maggior parte delle volte non si mangia per il motivo giusto. Il cibo rappresenta il conforto e la via di fuga per situazioni che non abbiamo voglia di affrontare.

Oltre l’aumento di peso e le malattie correlate in questo modo si va a rinforzare un comportamento davvero lesivo che si autoalimenta tra soddisfazione (momentanea e falsa) ed i sensi di colpa (terribilmente veri)

I sensi di colpa si accumulano come polvere sotto il tappeto ed i kg aumentano fino a quando diventa sempre più difficile perderli e alla fine ci si arrende perché ormai la montagna è invalicabile.

C’è un modo per non arrivare a questo punto? Sicuramente è imparare a riconoscere le emozioni e le situazioni che ci fanno stare male. Un valido aiuto è il diario alimentare (ve ne ho parlato in mille modi!)  con il quale non si tiene conto solo dei cibi introdotti, ma anche di quanto, cosa e quando abbiamo mangiato per comprendere tutto il contesto ed imparare ad agire sul contesto e le emozioni derivate, non sul cibo come si suol fare. Infatti andare a controllare il cibo , quando si mangia per soffocare un’emozione, comporta solo stress che genera altra voglia di mangiare quindi è un sacrificio assolutamente inutile.

Psicologicamente parlando il vivere un’emozione è molto importante perché ci insegna a comprendere molto di noi. Farsi “attraversare dall’emozione” (rabbia, paura, vergogna…) serve a diventare più consapevoli dei nostri limiti e difficoltà. E’ indispensabile per venire in contatto con la parte più profonda di noi, il rischio è di vivere una vita solo e sempre in superficie e questo rende continuamente attaccabili dalle persone e dalle situazioni che generano sfiducia. Ogni volta che si scappa, e ci si rifugia nel cibo, non solo prendiamo in giro noi stessi come gli struzzi fanno nascondendo la faccia sotto la sabbia, ma ci rende sempre più vulnerabili oltre che in sovrappeso.

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Saggezza antica: Il libro del TAO

Il libro che vi consiglio questo mese è IL LIBRO DEL TAO. Lo trovate (anche) in edizione super economica della Newton editore. Un’edizione integrale curata e tradotta da Girolamo Mancuso. E’ considerato uno dei testi più importanti dell’antichità. Viene definita la sintesi della saggezza e della profondità di pensiero. Un testo mitico quanto la sua origine. C’è una leggenda alla fonte della sua nascita che racconta che il libro nasce per pagare un pedaggio richiesto da un doganiere per permettere a Lao Tsu di lasciare la Cina. Si parla di virtù e di significato della vita… “per parlare di quel non essere che è all’origine dell’essere, ma di cui non si può tacere. Bisogna forzare le parole al di là delle loro normali capacità espressive…”

Vi lascio il testo 33 della prima parte per riflettere:

Colui che conosce gli altri è sapiente, colui che conosce se stesso è illuminato.

Colui che vince gli altri è forzuto, chi vince se stesso è forte.

Chi sa accontentarsi è ricco, chi agisce con energia è risoluto.

Chi non perde il proprio posto dura a lungo; chi muore, ma non è dimenticato è longevo.

Giornata Mondiale dell’Ambiente

Oggi sabato 5 giugno 2021, si celebra la  Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Il tema di quest’anno sarà il “Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, cercando dunque di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione. La Giornata del 5 giugno lancerà ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema, introdotto con la missione globale di far rivivere miliardi di ettari, dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

In vista di questa importante Giornata tematica, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha lanciato due strumenti:

  • La Guida pratica della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021 (nota anche con il nome di The Ecosystem Restoration Playbook) disponibile al seguente link: https://www.worldenvironmentday.global/get-involved/ecosystem-restoration-playbook. Questa guida di 21 pagine si rivolge a tutti coloro interessati al ripristino degli ecosistemi, offrendo spunti di riflessione, percorsi e consigli per agire subito a favore del pianeta. In particolare, l’Ecosystem Restoration Playbook fornisce un’introduzione dettagliata alla vasta gamma di azioni che possono esser messe in atto fin da subito per rallentare e fermare il degrado degli ecosistemi e favorire il loro pieno recupero.
  • Una pagina web https://www.worldenvironmentday.global/latest/featured-updates costantemente aggiornata per consultare e vedere le ultime news su eventi e iniziative riguardanti la prossima Giornata Mondiale dell’Ambiente.

Fonte:

https://unric.org/it/giornata-mondiale-dellambiente-2021-la-guida-unep-per-contribuire-al-ripristino-degli-ecosistemi/

Che tipo di fame hai?

La risposta dovrebbe essere scontata: mangio quando ho fame, ma nella realtà quante volte nella giornata mettiamo in bocca del cibo prima di aver sentito brontolare lo stomaco? Diversi tipi di fame possono portarci a mangiare, riconoscendoli potremo fare attenzione all’introduzione della quantità e della qualità del cibo.

Quando siamo a digiuno da varie ore il nostro corpo ci invia segnali per farci capire che l’energia immediatamente disponibile si è esaurita. Guardiamo l’orologio e sono le 13. Ora del pranzo. Se facciamo i calcoli magari abbiamo fatto colazione molto presto e non abbiamo avuto tempo di fare neanche uno spuntino. Effettivamente è ora di ricaricare il nostro corpo! Questa è la fame naturale o biologica. Se dovessimo darle una definizione è sicuramente il tipo di fame più “sana”.

A volte invece, anche se abbiamo mangiato da poco, basta un odore, un’immagine che possono scatenare la voglia di mangiare di nuovo. Avete fatto caso che a volte passando davanti una pasticceria o pizzeria si viene rapiti da una (spesso) irrefrenabile voglia di entrare e prendere qualcosa? Sono quelli che ho chiamato cibi invitanti perfettamente inutili alla nostra alimentazione, ma che ci attraggono perché coinvolgono il nostro olfatto o vista. Questo tipo di fame lo potremmo chiamare fame sensoriale.

Spesso è l’educazione che abbiamo ricevuto a governare i nostri comportamenti. Alcune persone pur avendo assecondato la fame biologica continuano a mangiare poiché gli hanno insegnato che “non bisogna lasciare nulla nel piatto”. In altri sono i pensieri a prendere il sopravvento del genere o tutto o nulla oppure niente pane e pasta. Oppure divento vegetariano così dimagrisco, le verdure non fanno ingrassare. Questa fame del pensiero è spesso governata da credenze errate e spesso deleterie per l’organismo.

Chi di noi non ha mai vissuto l’effetto consolatorio di alcuni cibi? Trovarsi con un barattolo di cioccolato in mano, perché delusi, stanchi o tristi rientra in quella che possiamo chiamare fame di emozioni. In effetti alcuni cibi come il cioccolato contengono sostanze che rilassano il nostro cervello. L’effetto calmante del cibo è però limitato per cui bisogna riconoscere questo tipo di fame poiché limitandosi a “mangiare le emozioni” l’unico effetto che avremo sarà quello di prendere peso, ma non risolverà i nostri problemi.

Puoi leggere questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu il link dalla home page di questo sito!

Dimagrire è una questione di testa

Abstract dell’intervento nella diretta Fb “Quattro chiacchiere a colazione” del 13 maggio 2021

Se il tuo obiettivo è la perdita di peso e fino ad oggi puoi aver trovato difficoltà nel raggiungere la tua meta, è perché ti sei focalizzato esclusivamente sulle informazioni riguardanti l’alimentazione, senza prendere in considerazione la variabile più importante: la tua mente.

Mi indirizzerò più direttamente ad un pubblico femminile, perché è quello che risulta più rappresentativo nella mia pratica clinica, ma i signori maschi non si sentano esclusi … leggete fino in fondo: i consigli e le riflessioni che propongo sono utili anche a voi!

Ti sei mai chiesta perché non sei riuscita a portare a termine una dieta? O perché hai recuperato così velocemente i kg appena persi? La tua risposta è sincera? Ho paura di no. La stragrande maggioranza delle persone (il 91% per essere precisi) che si mette a dieta, perde peso per un po’;  arrivata ad un certo punto, mette da parte la dieta o inizia a seguirla in modo difforme, con la conseguente ripresa  di  tutto o quasi il peso perso.

Queste le giustificazioni  più comuni : – è colpa dello stress –  è faticoso cucinare cose diverse  – non ce la faccio, non ho abbastanza forza – il mio metabolismo è lento- ecc. Il vero motivo invece è solo uno:  dimagrire è una questione di testa e se prima non cambi il rapporto con il cibo non dimagrirai mai a lungo termine e non manterrai mai il tuo peso ideale.

In qualche modo è meglio dire: devi far pace con il cibo , ma anche con te stessa.

Cambiare il proprio rapporto con il cibo è possibile: certo non è un sistema semplice ed immediato, ma è sicuramente l’unico che ti permetterà di uscire da schemi mentali sbagliati che ti relegano prigioniera. Ogni volta che mangi di più di quello che dovresti ricorda che non è una scelta consapevole. La tua voce interna dice: sono golosa, mi piace, prenderò quel pasticcino prima che lo mangi qualcun altro, meglio finire la torta rimasta in frigo così non ci penso più …

In realtà  ci sono spinte che ti obbligano e  che ti imprigionano. Quando smetterai di concentrarti su ciò che è rimasto sulla credenza o nel frigo, soltanto allora potrai sentirti veramente libera di pensare ad altro.

Vorrei che imparassi a sentire di  cosa veramente hai bisogno e la sensazione di essere libera di mangiare se  hai fame e di non mangiare quando non ti va o sei sazia. E’ faticoso vivere  sempre con la sensazione che se non mangi quella cosa in quel momento chissà cosa ti perdi, e con l’atteggiamento che quello sia l’ultimo dolce sulla terra. Solo le scelte consapevoli ti permetteranno di avere un’ottima qualità di vita, facendo sì che tu mantenga il tuo peso.

Se davvero stavolta vuoi riuscire nell’impresa di dimagrire, è nella testa che devi lavorare, invece di stressarti a contare calorie, pesare il cibo, stare attenta a questo o quello negandoti ogni cosa e sentendoti frustrata ogni momento.

Quindi dimentica i meccanismi mentali che hai conosciuto ed applicato fino ad ora: come hai visto  non funzionano!

Quello che devi fare è iniziare a prendere in considerazione tutti quei processi che ti portano a trasgredire e mangiare di più e male. Credimi:  quello che mangi è una diretta conseguenza di quello che pensi e se cerchi di cambiare quello che mangi senza cambiare prima quello che pensi, è impossibile raggiungere l’obiettivo.

Dal libro “Dimagrire una scelta consapevole”  di Emanuela Scanu

Campi di Carta Editore 2013

Primavera: facciamo pulizia (di pensieri negativi)

Alcuni pensieri sono tossici per la nostra mente così come la sporcizia lo è per il nostro corpo. Per pulire una casa basta aprire le finestre, armarsi di ramazza e spolverino, ma è un po’ più difficile eliminare i pensieri negativi dello sporco, perché c’è un grosso limite: non si può smettere di pensare!

Ci sono pensieri che girano nella nostra mente come un criceto nella sua ruota. Pensieri che non hanno alcuna funzione che bloccare le nostre azioni ed impedirci di proseguire esattamente come il criceto che dopo tanto correre non arriva da nessuna parte.

Possiamo scegliere di rimuginare quei pensieri e vedere la vita che scorre oppure possiamo pensare alla primavera come un momento di rinascita ed imparare qualche strategia che possa alleggerire i nostri pensieri e ci proietti verso una vita più soddisfacente.

Tempo fa vi ho parlato del disordine e ne approfitto per ricordarvi che mettere ordine nella vostra casa porta ordine anche nella mente. Fare pulizia negli spazi che abitate eliminando il superfluo e circondandovi di oggetti belli e significativi è molto importante. Un nuovo inizio per liberarsi dei pesi del passato ed essere pronti ad affrontare il futuro in leggerezza ed accogliere le cose nuove che la vita riserverà.

Riempite la vostra casa di piante o coltivatene alcune sul balcone o sul davanzale della finestra vi riempirà il cuore. Così come passare un po’ di tempo nella natura facendo passeggiate fuori porta o nel parco cittadino. Gli studi lo confermano: vivere la natura rilassa i pensieri ed avete mai provato a camminare scalzi sull’erba? E’ una sensazione piacevole e vi farà tornare bambini almeno per un po’! (e a quei tempi i pensieri deleteri non c’erano!)

Praticare meditazione è di enorme aiuto, ma quello è un livello superiore: basterebbe imparare a respirare nel modo giusto almeno nelle situazioni in cui ci si “annebbia” il cervello. Quando l’ansia prende il sopravvento o la paura… respira.

Respira facendo entrare l’aria nel naso e facendola uscire rumorosamente dalla bocca. Ad ogni espirazione rilassa le spalle.  Fai tutto ad occhi chiusi. Sentirai in pochi minuti che stai riacquistando la padronanza di te e potrai pensare i tuoi pensieri con maggiore ossigeno disponibile e con più ordine.

Evita il bombardamento di informazioni dai telegiornali ai social. Evita i programmi spazzatura e concentrati su notizie che ti permettano di crescere e migliorarti. A volte si sta sui social con l’idea di rilassarsi, ma non è così che la vive il cervello. Suoni, immagini e luci bombardano la nostra mente e la mettono in eccitazione specialmente la sera prima di dormire in cui la mente avrebbe necessità di rilassarsi. Molti per lavoro, nella situazione attuale, sono costretti a lavorare da casa e dal pc è impensabile usare lo stesso strumento anche per rilassarsi. Diventa alienante e fa perdere la percezione di noi stessi e dello spazio reale ed emotivo.

Allontanate le persone negative. Ci sono persone che ruotano nella nostra vita e che sono fonte per noi di disagio, sensi di colpa o peggio continua svalutazione. Evitatele con tutti i mezzi possibili! Ci sono persone che per forza di cose dobbiamo comunque frequentare, ma impariamo a difenderci “da dentro” non dimenticando il nostro valore o migliorandoci. Ignorando frecciatine o rispondendo con una battuta insomma non facevi trovare impreparati!

Una maggiore consapevolezza di se stessi e dei propri punti di forza permette di affrontare le cose della vita con più determinazione e non sarete più vittime di emozioni discordanti che si trasformano in pensieri fastidiosi ed inutili.

PAS : Persone Altamente Sensibili

Percepisci la realtà con maggiore profondità e generalmente ti preoccupi di più delle persone che ti circondano? Hai bisogno di calma e tranquillità, eviti i luoghi caotici?

Forse sei affetto da PAS! Fino a qualche anno fa questa condizione non era presa in considerazione ed oggi è oggetto di studio. In questa epoca probabilmente i casi sono più numerosi di quello che si pensa a causa dell’iperstimolazione a cui la società è sottoposta.

Queste persone sono particolarmente intuitive, ma una cattiva gestione delle emozioni può generare squilibri e blocchi. Sperimentano più facilmente stanchezza e stress, si emozionano facilmente e dimostrano grande empatia. Percepiscono con più sfumature rumori, odori, temperature. Questo accade perché possiedono un sistema nervoso più sensibile rispetto la media.

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Altri aspetti: possiedono grande capacità di osservazione, risultano più controllati e prudenti, prendono decisioni solo se sono molto sicuri. Tendono al perfezionismo e sono più sensibili alle critiche ed accettano con difficoltà giudizi non positivi. Molto importante riconoscere questa condizione per arginare gli effetti negativi dei comportamenti e del relativo vissuto.

Anche i bambini ne possono soffrire ed è importante per i genitori comprendere questa condizione, perché devono imparare a gestire eventuali reazioni sproporzionate di fronte a determinate situazioni.

Ansia e depressione ai tempi del coronavirus

Ansia e depressione: termini che fatto paura. Se ne parla troppo e spesso a sproposito, ma in questi tempi di quarantena dove ogni certezza è stata minata come la nostra libertà diventano termini del quotidiano che coinvolgono persone che fino ad ora non ne conoscevano il significato.

L’isolamento e la perdita del lavoro sono solo alcune delle cause che stanno provocando una vera e propria ondata di stati d’ansia e depressione nei cittadini in seguito alla pandemia. Chi  in passato ha combattuto contro queste problematiche è risultato più vulnerabile ed ha visto riaffiorare la sintomatologia. Altri non avevano mai provato queste sensazioni di inadeguatezza, pericolo e paura.

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Nella mia realtà clinica lo vedo giornalmente e gli psichiatri italiani parlano di una vera e propria ondata di “ansia post-traumatica”. Lutti, allontanamenti e danni economici stanno porgendo il conto ed è facile perdere i punti di riferimento e non trovare le energie per rialzarsi.

 

Evitare queste situazioni è praticamente impossibile. L’unica soluzione è supportare le persone che stanno vivendo con più difficoltà questo momento. La salute fisica va supportata insieme a quella mentale. Buone pratiche del quotidiano, come una regolare attività fisica ed una alimentazione corretta aiutano. Ansiolitici o altri farmaci vanno utilizzati solo sotto controllo e prescrizione medica.

La rete familiare diventa un elemento fondamentale in questi momenti rappresenta, se funzionale, un potente anti stress. Condividere paure ed ansie può aiutare a vedere soluzioni diverse e superare le difficoltà.