Quante volte hai pensato di non essere abbastanza?

Per riflettere…

Forse ti hanno insegnato che amore ed accettazione dipendono da ciò che fai e dai risultati che raggiungi, ma non da ciò che sei! Per questo ti frana sempre la terra da sotto i piedi e non trovi pace. Non sei mai abbastanza bravo, bello, magro, capace, intelligente…

Ti manca sempre qualcosa… smetti una buona volta di dover dimostrare agli altri il tuo valore arrancando ogni istante della tua vita in obiettivi sempre più irraggiungibili e guardati attorno. Sicuramente hai vicino qualcuno che ti apprezza per ciò che sei. Lì è la tua pace non allontanarti!

MINDFULNESS: cosa non è

Pratica “di moda” che si presta a varie interpretazioni non sempre accettabili. In questo mese ho trattato questo argomento attraverso varie angolazioni e forse è il momento anche per sottolineare cosa non è!

La prima cosa che non è: una tecnica di rilassamento. Con il relax non centra nulla perché significa consapevolezza e la consapevolezza è attiva. Non serve a svuotare la mente bensì a renderla consapevole anche di quelle parti di noi che non vorremmo vedere: disagi, emozioni, dolori, paure. Non porta ad alcun tipo di tranche e se vi addormentate nella pratica evidentemente non avete capito affatto come funziona. Non garantisce essere più buoni e tolleranti: il senso critico viene anzi aumentato. Non garantisce il benessere psicofisico, ma serve a venire a contatto con noi stessi anche con quelle parti che ci disturbano quindi non possiamo pensare ad una sorta di SPA emozionale. Non serve incenso, un tappeto morbido e suoni specifici per praticarla.

Non ci fa vedere solo le cose positive, ma ci fa venire a patti anche con quelle parti di noi che siamo tentati di respingere facendole divenire occasioni di crescita. Sembra quasi un controsenso venire a contatto con disagio e sofferenza a cui dobbiamo dare attenzione e che in genere si cerca di nascondere facendo finta che non ci siano. Lo facciamo da una vita  respingiamo i pensieri negativi e ci tuffiamo in emozioni che li camuffano, ma non li cancellano. Se impariamo a guardare in faccia quelle parti di noi che non ci piacciono o non amiamo sarà più semplice trovare opportunità creative per affrontarle che non l’evitamento.

Non è difficile anche se noi umani degli anni 2000 abbiamo imparato a renderci le cose talmente difficili che non riusciamo a vedere le cose semplici di fronte a noi. Prestare attenzione è la parola d’ordine per cogliere tutte quelle esperienze che nella distrazione non avremmo capacità di vedere. In una giornata abbiamo moltissime occasioni per vivere a pieno la nostra vita, ma siamo troppo occupati a fare cose e non ascoltiamo le nostre esigenze (ci sembrano una perdita di tempo) di conseguenza non cogliamo le opportunità che la vita ci mette di fronte.

Mindful eating: mangiare in modo consapevole

Parlando di cibo un atteggiamento mindful può essere una salvezza. Vivere nel momento presente è indispensabile per riconoscere le nostre azioni, gli atteggiamenti verso uno o particolari cibi, ma anche come mangiamo, come ci sentiamo. Serve a riconoscere se stiamo mangiando con innescato il “pilota automatico” o per scelta. Siamo sicuri che non siamo solo stanchi o sfiduciati o arrabbiati? Queste emozioni vanno vissute e non schiacciate con il cibo. Le emozioni vanno prima di tutto riconosciute e poi bisogna trovare la giusta soluzione ad ogni nostro stato d’animo rispettando la nostra mente ed il nostro corpo. Se siamo stanchi dobbiamo riposarci, se siamo arrabbiati un urlo può avere un suo perché, se abbiamo avuto un buon risultato facciamoci un regalo e così via!

L’insoddisfazione non si cura con il cibo, anzi spesso un aumento di peso dovuto ad un’esagerata introduzione di alimenti, è esso stesso motivo di disagio ed insoddisfazione.

Proprio nei giorni in cui si è incerti e sfiduciati una pratica mindful può rivelarsi incredibilmente utile al contrario del cibo che porta inevitabilmente ad un circuito davvero pericoloso.

Quando si sta così nessuno sforzo dietetico può dare risultati poiché il cibo viene letteralmente “buttato giù” spesso senza neanche sentire il sapore e quasi senza masticarlo! Qui la consapevolezza dell’attimo che si sta vivendo è fondamentale. La mindful eating ti insegna a comprendere le richieste del tuo corpo, a capire la differenza tra pienezza e sazietà ed anche come fare la spesa in modo consapevole.

Con la mindful non ci sono limiti e regole, ma solo l’ascolto dei nostri veri bisogni evitando atteggiamenti giudicanti. Regala la vera libertà di mangiare senza essere guidati dalla fame emotiva o senza attenzione. Scegliendo alimenti di qualità a favore della quantità.

Prendersi cura di sé: Mens sana

Abbiamo appurato che prendersi cura di sé è necessario e quindi dalla teoria passiamo ai fatti. Già è difficile farlo in condizioni normali (la normalità è intesa in modo molto diverso da ognuno di noi!) figuriamoci nei momenti in cui siamo stressati per lavoro, per malattia per problematiche familiari o economiche, eppure proprio in quelle ed altre situazioni è il momento più importante per dedicare a noi del tempo. “Perdere tempo per noi” è il miglior investimento! Se stiamo bene la nostra testa lavora meglio ed il corpo risponde in modo adeguato.

Un corpo trattato bene è importante e lo abbiamo detto in più occasioni e non ne mancheranno per ricordarlo, ma dare attenzione ai nostri pensieri ed emozioni lo è ancora di più!

Per i più religiosi la preghiera risulta un momento di raccoglimento e confronto, ma si può provare con la meditazione, gli esercizi di respirazione e di rilassamento. Non storcete il naso fino a quando non avrete davvero provato. Non siate prevenuti e non emettete giudizi prima di essere venuti a contatto con una qualche forma di meditazione. Provate con fiducia lo yoga, ce ne sono di tante forme, la meditazione e le numerose tecniche di rilassamento muscolare attraverso la respirazione:  ce ne sarà sicuramente una che sarà nelle vostre corde!

Importanti sono anche le persone che vi circondano. Sono persone positive o sono succhiatori di energia? Persone negative e giudicanti? Imparate a scegliere le compagnie, e se non potete liberarvene imparate a limitare la loro influenza su di voi!

Imparate a lavorare nei tempi previsti! Non portate il lavoro a casa e se state facendo smartworking spegnete il pc all’orario definito. Liberate la testa smettendo di leggere email a qualsiasi ora. Concedetevi dei momenti di relax come uno spuntino o una pausa caffè. Andate a respirare un po’ d’aria fresca e fate una passeggiata al termine del lavoro in modo da essere più sereni e disponibili quando rientrerete in casa e potete dedicarvi al partner e alla famiglia. Naturalmente le lamentele sono bandite! Non risolvono i problemi ed aumentano il carico emotivo!

Organizzate le serate non solo nel fine settimana, rendetele piacevoli magari cucinando insieme al partener o ai figli oppure organizzate una serata di gioco in famiglia o con gli amici. Niente di difficile o impegnativo, ma un modo semplice per curare gli affetti ed evitare di utilizzare il tempo esclusivamente davanti alla tv, spesso senza dirsi una parola.

Infine la cosa più importante: imparate a dire di no! Dire sempre sì alle cose che non interessano, disturbano o spesso contrariano significa sempre fare qualcosa di malavoglia e se pensiamo che basti dire sì ad un altro per accontentarlo avete sbagliato di brutto: nella migliore delle ipotesi finirà con una litigata e sarebbe bello non doversi dire: perché mai l’ho fatto? Perché non ho detto di no?

Vivere senza pesi mentali. Come liberarsi da rimpianti, rancori e sensi di colpa di Raffaele Morelli

Dedicato a tutti quelli che della ruminazione ne fano la loro ragione di vita, per imparare ad affrontare pensieri e situazioni in modo più semplice e leggero.

Edito da Mondadori in quest’anno (2021) nel suo linguaggio semplice e diretto Morelli spiega nel suo ultimo libro, perché ci si tormenta con rimpianti, rancori e sensi di colpa e come liberarsi dai pesi mentali che opprimono e rendono pesante le nostre vite.

«La mente tormentata nasce e si forma dal ragionamento continuo sugli affetti, le emozioni, i sentimenti, sui traumi che ci sono capitati, gli amori finiti, i fallimenti, gli abbandoni. Passiamo il tempo a dirci come dobbiamo essere, che cosa abbiamo sbagliato, a rimpiangere il passato, a vivere di sensi di colpa, a cercare di essere perfetti. Così la mente si riempie di zavorre, di “pesi mentali”, che finiscono per gravare sulla nostra vita interiore, per condizionarci e farci credere che siamo solo i disagi che viviamo.» Questo libro è un percorso per alleggerirsi dai pesi mentali grazie a una serie di passaggi che derivano da anni di lavoro con i pazienti. Scardina molti luoghi comuni del pensiero, molte idee ripetute in psicoterapia ma lontane dai codici dell’anima. Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, lasciamo a terra le zavorre, si dissolve il piombo che ci inquina, ci avviciniamo al nostro Sé profondo, ci sentiamo più leggeri, più autentici, più felici.

Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne

Noi donne sappiamo arrangiarci quando dobbiamo cambiare una ruota bucata alla macchina, o aprire il cofano e riempire il liquido lavavetri, al bisogno. 

Ci carichiamo di casse d’acqua, quando finisce e ce le incolliamo fino a casa.

Compriamo la scarpiera all’Ikea? Niente panico! Leggiamo le istruzioni e ce la montiamo.

Se c’è un insetto in casa troviamo il modo di buttarlo fuori.

Se dobbiamo aprire un barattolo facciamo leva con un coltello facendo entrare l’aria, e lo apriamo in un secondo, perché oltre alla forza sappiamo usare il cervello. 

Siamo estremamente indipendenti, noi donne. 

Siamo anche iper gelose della nostra indipendenza (o almeno, io lo sono)! 

Se decidiamo – perché altro non è che una SCELTA – di avere un uomo, è perché

quest’ uomo deve darci un valore aggiunto. Non perché ne abbiamo materialmente bisogno.

Scegliamo di avere un uomo perché abbiamo voglia di lasciarci andare, di sentirci libere di essere stanche avendo la consapevolezza che di fame non moriamo, perché il nostro uomo si preoccuperà della cena al posto nostro. Scegliamo di condividere il nostro tempo perché esso sia migliore, se condiviso. Scegliamo un uomo perché vogliamo sentirci protette pur sapendo che possiamo proteggerci da sole.

Scegliamo una persona perché è un “plus”.

Perché migliora la nostra vita e rende più leggero il tempo.

Perché noi donne ci amiamo da morire, ma l’uomo che vuole starci accanto, è perché ci ama un briciolo di più.

Perché ci fa sentire libere di cedere e di abbandonarci in un abbraccio che non ha il retrogusto di una pugnalata.

Perché difende la nostra dignità davanti a tutti e a tutte.

Perché a parole ci sappiamo fare e sappiamo difenderci benissimo da sole, ma lui sta sempre un passo dietro di noi, qualora dovessimo averne bisogno.

Scegliamo una persona al nostro fianco perché migliora la qualità del nostro tempo che, se fossimo da sole, comunque sarebbe già eccellente.

Perché senza quella persona ce la faremmo egregiamente da sole, ma non vogliamo. 

È diverso, parecchio diverso 

Perché l’amore è anche una scelta. 

Coraggiosa, ma pur sempre una scelta.

E nessuno sceglierebbe per sé qualcosa che non fa stare bene, giusto? 

Per cui se decidete di avere una persona al vostro fianco, dovete trarne beneficio. 

Altrimenti si chiama “masochismo”.

È perché “l’amore é cieco” vale solo all’inizio, nella fase dell’innamoramento.

Svanita quella, quando di fronte vediamo esattamente quello che abbiamo, diventa una scelta.

 Paola Ciccarelli

Avevo tenuto questo post della coraggiosa amica Paola per condividerlo proprio nella giornata sulla violenza sulle donne, perché esprime al meglio quanto noi donne siamo in gamba e che l’amore ed una relazione deve essere sempre una scelta.

Creare un’immagine corporea positiva in pochi passi

Avere un’immagine corporea positiva è importate per tutti. Per le persone che soffrono di problemi dell’alimentazione diventa un vero problema ed è fonte di insoddisfazione nonché della creazione di azioni focalizzate al controllo del peso e delle varie parti del corpo in modo così importante da diminuire il rendimento scolastico o professionale, creare ritiro sociale ed evitamento di attività di gruppo come ad esempio fare uno sport insieme ad altre persone.

Chiariamo innanzitutto cos’è l’immagine corporea. È una “rappresentazione percettiva” ovvero come il corpo ci appare: l’idea che abbiamo nella nostra mente. L’immagine è legata anche a ricordi, vissuti e sensazioni.

Si forma nella primissima infanzia sia in base alle esperienze percettive personali, ma anche attraverso il confronto con quello degli altri e ciò che gli altri ci restituiscono. Una percezione relativamente stabile si ottiene nella tarda adolescenza.

Non è da confondere con lo schema corporeo che riguarda il movimento del corpo attraverso le azioni. Riguarda uno spazio fisico.

In alcune patologie è presente dispercezione ovvero un modo non corretto di percepire il proprio corpo o parte di esso. Un sintomo importante che è la causa di ricadute o persistenza ad esempio in disturbi dell’alimentazione, ma presente anche in problematiche note come DSA o iperattività ecc.

Lavorare in positivo sull’immagine corporea non è un cammino semplice ed implica un lavoro nel quotidiano e non un intervento occasionale o a tempo perso.

Vediamo su cosa possiamo agire per sentirci e vederci meglio:

Circondiamoci di persone positive:

Questo è un consiglio sempre valido. Le persone positive sono piene di energia e possono esserci di supporto in qualche momento buio. Avere vicino qualcuno che ci apprezzi e sia sincero è importante per l’autostima e per un confronto nel nostro impegno a migliorarci.

Ascoltiamo il nostro corpo:

Diamo sempre tutto per scontato, ma se ci fermiamo un attimo, magari al buio e sdraiati potremmo percepire non solo il battito del cuore con il suo ritmo, ma anche il movimento del torace e la frequenza ed intensità del respiro. Abbiamo fame, sete, siamo stanchi, ci fa male qualcosa? Ascoltiamoci. Poi diamo al corpo quello di cui ha bisogno nel momento che lo chiede.

Ascoltiamo le nostre emozioni

Come per il corpo spesso non ci fermiamo a capire i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Andiamo avanti senza chiederci mai: sono felice? Sto facendo quello che desidero? Ho fatto le cose come dovevano essere fatte? Sono contento di me?

L’attività fisica è una risorsa

Confrontarci con i nostri limiti fisici, ma anche le nostre capacità è un ottimo modo per percepirsi e migliorarsi. Creare una relazione con noi stessi in cui “sentiamo” il corpo fisico, ma anche tutte le sensazioni correlate. Un’attività fisica regolare è sempre consigliata ce ne sarà sicuramente una adatta a te.

Siamo come siamo

Impariamo ad osservarci sul serio cercando di essere realistici su chi siamo e non su quello che vorremmo essere. Cerchiamo di volerci bene. Vivere nella realtà ci si mette in condizione di raggiungere certi obiettivi a differenza di vivere una fantasia che ci ferma al “vorrei, ma non posso”

Non siamo mai gli stessi

La forma del nostro corpo cambia continuamente durante la nostra vita ed il peso di conseguenza. Spesso ci si sfinisce nell’obiettivo di un corpo o del peso perfetto perdendoci di vista. L’obiettivo diventa più importante della persona per cui lo stiamo facendo. Ebbene non dimentichiamo che lo stiamo facendo per NOI con amore, senza stress e forzature.

DCA: una malattia non una fissazione

Le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione non sono FISSATE, ma “malate” ed hanno diritto ad essere curate e rispettate. Le persone lontane da questa realtà difficilmente si rendono conto dell’immenso disagio vissuto da chi ne soffre. Non sono rare frasi del tipo è fissata, è una moda o cose simili che svalutano il dolore.

Una ragazza in seduta mi ha raccontato di un episodio in cui si era recata al ristorante con parenti ed amici  ed al momento del dolce si è alzata dal tavolo per chiudersi in bagno a piangere perché avrebbe voluto mangiarlo, ma la vocina dentro le impediva di farlo, i sensi di colpa la assalivano. La madre le ha proposto di prenderne uno piccolo a metà, ma il compromesso non è stato neanche considerato. Spesso anche con le migliori intenzioni è difficile comprendere ed accogliere una persona con questi vissuti.

In altri c’è una inadeguatezza di base: famiglie problematiche che in apparenza sembrano perfette o madri giudicanti che a loro volta hanno sofferto di anoressia o bulimia in passato. Qualche tempo fa una madre ha accompagnato a studio la figlia di 12 anni esordendo: “Gli è presa una fissa per la pancia la vede grossa: glielo dica lei che non è così!”

le dispercezioni sono un ostacolo al miglioramento e spesso causa di ricadute

Se già in famiglia non c’è rispetto e considerazione per questa malattia nelle istituzioni non va diversamente. I percorsi sono quasi tutti a pagamento altrimenti ci sono liste infinite prima di essere presi in carico. Questi disturbi sono in aumento e ci vorrebbe più considerazione da parte di tutti, di ognuno di noi nella quotidianità e non solo da parte degli addetti al settore. Per arginare questa ondata di disagio che la pandemia ha moltiplicato a dismisura in ogni fascia d’età, con maggiore rischio per i più giovani, è importante non voltarsi dall’altra parte. Non svalutare e perdere tempo. Come per ogni malattia prevenire è meglio che curare e sintomi presi in tempo evitano situazioni gravi o gravissime. Già ai primi segni di dispercezioni bisogna intervenire senza che queste si solidifichino.

La vita deve essere vissuta senza il disagio di contare le calorie, senza sensi di colpa per aver mangiato un biscotto e senza aver paura di essere giudicati. Dispercezioni che impediscono di vedere e vivere la realtà se non in modalità distorta. Piedi troppo grossi, caviglie brutte, pancia gonfia, naso grande. E’ la percezione di un corpo a pezzi e non vissuto nella totalità. Pezzi che non appartengono al proprio corpo. Significa ore a guardarsi davanti allo specchio, a misurarsi e pesarsi e non per frivolezza. La dispercezione è spesso causa del mantenimento e delle ricadute della malattia e bisogna dargli il valore di un sintomo e non retrocederlo a fissa!

Giornata internazionale della nonviolenza

Il 2 ottobre è stata proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con Risoluzione A/RES/61/271 del 15 giugno 2007, giornata mondiale della Nonviolenza, con la finalità di “promuovere una cultura della pace, della tolleranza, della comprensione e della nonviolenza”.

È stata scelta questa giornata perchè ricorrenza della nascita di Gandhi. Il termine, coniato per la prima volta nel 1908 indica il nome ufficiale del movimento e del metodo di lotta promosso da M. K. Gandhi: la forza che nasce dalla verità e dall’amore.

Medaglia commemorativa

Discorso del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon

            Mahatma Gandhi, di cui questa giornata commemora l’eredità, una volta osservò che “la nonviolenza, per avere un valore, deve agire di fronte ai nemici”. Al giorno d’oggi, ci troviamo ad affrontare molti nemici – crisi multiple e durature che richiedono una risposta dai leader così come dalla gente comune.

            Gandhi aveva capito che un’idea ambiziosa poteva cambiare il mondo. Lui sapeva che gli individui, lavorando da soli e insieme, potevano realizzare ciò che altri avrebbero reputato un sogno impossibile.

            Ispirate dalla vita di Ghandi votata alla non-violenza, le Nazioni Unite oggi lavorano per porre fine alla violenza.

            Lottiamo, ad esempio, per liberare il mondo dalle armi di distruzione di massa. La nostra recente campagna We Must Disarm – WMD – ha cercato di far crescere la consapevolezza a proposito dell’alto costo delle armi di distruzione di massa. I recenti incontri e iniziative, tra cui il vertice del Consiglio di Sicurezza sul disarmo nucleare e sulla non proliferazione della scorsa settimana, hanno aumentato le prospettive di riduzione degli arsenali mondiali. Dobbiamo dare forza a questo slancio e premere per il successo alla conferenza  di revisione del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare del prossimo anno e oltre. 

            L’appello alla nonviolenza non si riferisce soltanto all’uso di armi letali. Le Nazioni Unite e i suoi partner hanno a lungo condotto una campagna per fermare l’assalto umano al nostro pianeta. Le emissioni dei gas serra fanno parte di questo assalto, minacciando un catastrofico cambiamento climatico. Esorto gli attivisti in ogni luogo a spronare i leader del mondo a firmare l’accordo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico a dicembre a Copenhagen. 

            Anche la spaventosa violenza inflitta alle donne e alle ragazze in tutto il mondo deve essere oggetto delle nostre preoccupazioni. Circa 150 milioni di donne e ragazze ne sono vittime ogni anno. Lo stupro è sempre più diffuso come arma di guerra. Le vittime di violenza sessuale sono soggette molto probabilmente a malattie sessualmente trasmissibili, come l’AIDS. Esorto tutti i partner a unirsi alla mia campagna “UNiTE to End Violence against Women”, che mira ad accrescere la consapevolezza e i fondi per contrastare questo problema in tutte le parti del mondo – visto che nessun paese ne è immune.

            In questa Giornata Internazionale celebriamo – e incarniamo – l’eredità di Mahatma Gandhi, tenendo conto della sua vocazione per un movimento di non-violenza. Mettiamo fine alla violenza in tutte le sue manifestazioni e diamo forza al  nostro lavoro collettivo per un mondo più sicuro, più verde e più pacifico.

Fonte:

https://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/2-ottobre-Giornata-internazionale-della-nonviolenza-Messaggio-del-Segretario-Generale-delle-Nazioni-Unite/1406

Giornata Internazionale delle persone anziane

Il 14 dicembre 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 45/106 , ha designato il 1 ottobre Giornata Internazionale degli Anziani. Prima di questo, ci sono state iniziative come il Piano d’azione internazionale sull’invecchiamento di Vienna, adottato dall’Assemblea mondiale sull’invecchiamento nel 1982 e approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nello stesso anno.

Nel 1991, l’Assemblea Generale (con la risoluzione 46/91 ) ha adottato i Principi delle Nazioni Unite per le Persone Anziane .

Nel 2002, la Seconda Assemblea mondiale sull’invecchiamento ha adottato il Piano d’azione internazionale sull’invecchiamento di Madrid, per rispondere alle opportunità e alle sfide dell’invecchiamento della popolazione nel 21° secolo e per promuovere lo sviluppo di una società per tutte le età.

Tutte queste citazioni e affermazioni sono sempre più essenziali considerando i cambiamenti a cui sono esposte le nostre società. La composizione della popolazione mondiale è cambiata radicalmente negli ultimi decenni. Tra il 1950 e il 2010, l’aspettativa di vita in tutto il mondo è aumentata da 46 a 68 anni. A livello globale, nel 2019 c’erano 703 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni. La regione dell’Asia orientale e sudorientale ospitava il maggior numero di anziani (261 milioni), seguita da Europa e Nord America (oltre 200 milioni).

Nei prossimi tre decenni, si stima che il numero di persone anziane raddoppierà, raggiungendo oltre 1,5 miliardi di persone nel 2050. Tutte le regioni vedranno un aumento delle dimensioni della popolazione anziana tra il 2019 e il 2050.

Il maggior aumento numerico (312 milioni) si verificherà nell’Asia orientale e sud-orientale, da 261 milioni nel 2019 a 573 milioni nel 2050. Mentre l’aumento più rapido del numero di persone anziane è previsto in Nord Africa e Asia occidentale, passando da 29 milioni nel 2019 a 96 milioni nel 2050 (aumento del 226%). Il secondo aumento più rapido è previsto per l’Africa subsahariana, dove la popolazione di 65 anni e più potrebbe crescere da 32 milioni nel 2019 a 101 milioni nel 2050 (218%). Al contrario, l’aumento dovrebbe essere relativamente contenuto in Australia e Nuova Zelanda (84%), Europa e Nord America (48%), regioni in cui la popolazione è già significativamente più numerosa rispetto ad altre parti del mondo.

I paesi in via di sviluppo ospiteranno più di due terzi della popolazione anziana mondiale (1,1 miliardi) entro il 2050. Tuttavia, si prevede che l’aumento più rapido avverrà nella divisione dei paesi classificati come paesi meno sviluppati, dove il numero di persone di età pari o superiore a 65 anni potrebbe passare da 37 milioni nel 2019 a 120 milioni nel 2050 (225%).

Giornata internazionale delle persone anziane

Obiettivi della Giornata internazionale delle persone anziane per il 2021

  • Sensibilizzare sull’importanza dell’inclusione digitale degli anziani, affrontando stereotipi, pregiudizi e discriminazioni associati alla digitalizzazione, tenendo conto delle norme socio-culturali e del diritto all’autonomia.
  • Evidenziare le politiche per sfruttare le tecnologie digitali che ci porteranno a raggiungere pienamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
  • Servire interessi pubblici e privati ​​nei settori della disponibilità, della connettività, del design, dell’accessibilità economica, dello sviluppo delle capacità, delle infrastrutture e dell’innovazione.
  • Studiare il ruolo delle politiche e dei quadri legali per garantire la privacy e la sicurezza delle persone anziane nel mondo digitale.
  • Evidenziare la necessità di uno strumento giuridicamente vincolante sui diritti delle persone anziane e di un approccio intersettoriale ai diritti umani incentrato sulla persona per una società per tutte le età.

Fonte:

Sito delle NAZIONI UNITE :

https://www.un.org/es/observances/older-persons-day