Storia con morale- dicembre 2022

L’anno sta per finire. Per qualcuno è volato per altri è stato infinito e non vede l’ora di voltare la pagina del calendario per un nuovo inizio. Un modo per “settare” la propria vita e ricominciare.. La percezione del tempo che passa è diversa per ognuno di noi ed è influenzata dalla situazione in cui ci troviamo, ma anche dalla mostra storia personale, dalle nostre credenze e da come sappiamo reagire alla frustrazione dell’attesa. Ecco quindi una piccola storia per voi. Una storia di redenzione alla Dickens per intenderci, molto profonda ed attuale per far riflettere tutti, ma in particolare i giovani che hanno fretta di crescere, bruciare le tappe…

“Massimo era un ragazzino a cui non piaceva aspettare. Quando era inverno e pattinava sul ghiaccio, non vedeva l’ora che arrivasse l’estate per poter nuotare; quando poi arrivava la tanto sospirata estate, desiderava l’autunno per poter giocare con il suo aquilone sul grande prato dei giardini pubblici. Insomma, se qualcuno chiedeva a Massimo qual era la cosa che più desiderava al mondo, riceveva una risposta ben precisa: «Io vorrei che il tempo passasse in fretta…». Un giorno d’autunno, Massimo si sentì chiamare: si voltò di scatto e vide una vecchietta che lo osservava con dolcezza. La vecchietta mostrò al ragazzo una scatoletta d’argento con un forellino da cui usciva un filo d’oro e gli disse: «Guarda, Massimo. Questofilo sottile è il filo della tua vita. Se proprio desideri che il tempo per te trascorra velocemente, non devi far altro che tirare un po’ il filo. Un piccolissimo pezzo di filo corrisponde ad un’ora di vita. Non dire a nessuno che possiedi questa scatoletta e buona fortuna!». La vecchietta scomparve. Il giorno dopo, a scuola, Massimo pensò di usare il filo per accorciare la lezione. Tirò con troppa decisione e sentì la voce del maestro che diceva: «Le lezioni sono finite. Potete andare a casa». Massimo pensò: «Oh, come sarebbe bello aver già finito la scuola e poter lavorare!». Decise di dare una bella tiratina al filo e così, la mattina seguente, si svegliò che aveva i baffi, faceva l’ingegnere e aveva messo su una bella fabbrica. Era molto felice del suo mestiere e per un po’ tirò il filo con moderazione, giusto solo per far arrivare in fretta i soldi a fine mese.Conobbe Maria, una bella ragazza. Fu un matrimonio bellissimo. Un particolare turbò Massimo per un momento: la sua mamma era invecchiata, aveva già molti capelli grigi. Si pentì di aver tirato così spesso il filo magico e promise a se stesso che, ora che era grande, non l’avrebbe fatto più. Ma un giorno Maria gli annunciò sorridendo che stava aspettando un bambino. «Aspettare» era un verbo che a Massimo non era mai piaciuto. Non seppe resistere alla tentazione di abbracciare presto suo figlio e ricominciò a tirare il filo quasi ogni giorno. Una sera lo tirò un po’ troppo e il giorno dopo si trovò un bel po’ più vecchio e con due figli: uno andava al Liceo e l’altro all’Università. Così tutto ricominciò da capo. Ogni volta che si presentava un problema, Massimo tirava il filo per risolverlo in fretta: quando gli affari andavano male, quandoqualcuno era ammalato, quando gli veniva voglia di sapere chi avrebbe vinto il campionato di calcio, quando voleva vedere subito come andava a finire lo sceneggiato a puntate della TV… Una mattina, Massimo si guardò allo specchio e scoprì di avere i capelli bianchi. Si sentiva molto stanco e insoddisfatto. Ora la sua casa era vuota e Maria (mamma mia, come era invecchiata anche lei) non riusciva a capire come mai lei e il marito non avessero molto da ricordare della vita passata insieme. «Sembra anche a te che tutto sia passato in un soffio?», gli chiedeva. «Come è possibile che i nostri figli siano cresciuti così in fretta?». Massimo non poteva rispondere e si sentiva molto triste. Erano ormai due vecchietti, pieni di acciacchi, e le giornate erano più lunghe che mai. Ma ora stava benattento a non tirare più il filo magico. Un giorno che sonnecchiava nel parco, sulla solita panchina, il vecchio Massimo si sentì chiamare. Aprì gli occhi e vide la vecchina che, tanti e tanti anni prima, gli aveva regalato la scatoletta con il filo magico. «Allora Massimo, com’è andata? Il filo magico ti ha procurato una vita felice, secondo i tuoi desideri?». «Non saprei… Grazie a quel filo non ho mai dovuto attendere o soffrire troppo nella mia vita, ma ora mi accorgo che è passato tutto così in fretta ed eccomi qui, vecchio e debole… Vorrei tornare ragazzino», sospirò con un po’ di vergogna. «E poter rivivere la mia vita senza il filo magico. Vivere come tutte le altre persone e accettare tutto quello che la vita mi riserva, senza più essere impaziente».

«Non ti resta che restituirmi la scatoletta e… buona fortuna, Massimo!». Appena Massimo pose nella mano della vecchina la scatoletta, si addormentò di un sonno profondo. «Ehi, dormiglione! Sveglia!». Massimo aprì gli occhi e si trovò nel suo letto, con la mamma (giovane e bella) che lo guardava dolcemente. Corse allo specchio e vide il suo solito volto paffuto da ragazzino. Baciò e abbracciò la mamma come fossero cent’anni che non la vedeva più.

(Bruno Ferrero)dal web”

Fai scelte giuste per te!

Eileen Caddy  era un’insegnante spirituale e autrice new age, meglio conosciuta come uno dei fondatori della comunità della Fondazione Findhorn presso l’ecovillaggio di Findhorn, vicino al villaggio di Findhorn*, Moray Firth, nel nord-est della Scozia.

Questi i suoi insegnamenti:

Scelgo di fare dei cambiamenti anziché avere scuse

Scelgo di essere motivato, non manipolato

Scelgo di essere utile, non usato

Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione

Scelgo di eccellere, non di competere

Scelgo di ascoltare la voce interiore e non l’opinione della gente

*Findhorn è una località Scozzese in cui dal lontano 1962 è stata costituita una comunità spirituale, pionieristica per la Nuova Era, aperta a tutti. Ognuno contribuisce al mantenimento della comunità occupandosi di una specifica attività (pulizia, giardinaggio, falegnameria, educazione ecc). allo scopo di sviluppare nell’individuo una consapevolezza più profonda che faciliti la sua trasformazione e lo aiuti nella sua realizzazione interiore, in armonia con le altre persone e la natura. In tal senso vengono regolarmente organizzati corsi educativi; uno dei programmi centrali riguarda la sintonizzazione con le energie della natura, anche per fini curativi.

Attraverso i suoi libri offre con semplicità e amore  ciò che ha ricevuto nella meditazione, un’esperienza unica in cui Eileen ritrova il significato del silenzio, la semplicità del momento e l’incontro con il bambino interiore. Riconosciuta a livello mondiale per l’autenticità della sua ricerca, Eileen segue un percorso spirituale che precede la sua esperienza in comunità.

Tra i principali libri:

Le porte interiori. Il mio volo verso la libertà, Dieci passi per aprirsi all’amore..

La paura della paura

La paura è innata negli esseri viventi. Serve a proteggerli da minacce esterne. Le reazioni di paura si trovano sia in forme viventi elementari come la lumaca che retrae le sue antennine se viene toccata dall’esterno sia negli esseri umani con reazioni molto più complesse che possono andare dal ritirare una mano allo scappare, ma anche al bloccarsi improvviso!!

C’è una regione deputata alle reazioni di paura e si chiama amigdala. Da qui ogni stimolo vissuto come minaccia porta il corpo a rilasciare gli ormoni dello stress ed ecco che il corpo va in allerta: aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, aumento della frequenza respiratoria e vengono messi da parte i sistemi non utili come quello gastrointestinale. Tutto il corpo è concentrato su ciò che viene vissuto come pericolo ed il cervello cerca di elaborare la minaccia. Se la minaccia non è reale la risposta emotiva e corporea si spegne in tempi brevi, se invece lo è persiste. E’ un sistema antico che ha permesso la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi! La paura quindi ha una valenza positiva perché insieme ad altre emozioni/reazioni del nostro organismo a stimoli esterni come il disgusto, la rabbia, la tristezza ci mette in guardia da pericoli e quindi ci protegge.

L’adrenalina prodotta dal nostro organismo quando è in allerta produce, abbiamo visto, molti cambiamenti fisici e mentali per rispondere alla minaccia, ma sebbene oggi rispetto ai nostri antenati non dobbiamo affrontare leoni, ma problemi quotidiani, la perdita o il cambiamento del posto di lavoro le reazioni rimangono le stesse. Ma sebbene sia un fatto utile ed adattivo può divenire un enorme problema quando la paura stessa diventa un problema e viene vissuta/subita in modo sproporzionato allo stimolo o quando quest’ultimo viene male interpretato.

Abbiamo due reazioni principali alla reazione di paura: attacco e fuga. Con il primo affrontiamo la minaccia e con la seconda la evitiamo. Viene poi definita “freezing”  la reazione in cui si rimane letteralmente congelati mentre si definisce la strategia che sembra più corretta da applicare  fino alla simulazione stessa della morte, detta “faint”. Accompagnata da brusca riduzione del tono muscolare e disconnessione tra centri superiori ed inferiori la faint è una simulazione di morte comune in molti esseri viventi! Quest’ultima è una reazione estrema che si attiva in caso di eventi molto traumatici o vissuti come tali. Nella paura eccessiva tutte le sensazioni corporee descritte in precedenza sono aumentate fino a diventare fastidiose e comprendono anche debolezza alle gambe, sensazione di malessere diffuso, dolori al petto , nausea, respiro affannato.

In alcuni casi gli stimoli e la reazione di paura sono molto frequenti ed in questo caso non riusciamo a “spegnere” le nostre reazioni e viviamo in una continua sensazione di allerta. Da una funzione di allerta si passa allora ad una reazione cronica che diventa stressante essa stessa.

La modalità in cui rispondiamo agli stimoli pericolosi porta ad un cambiamento nel nostro modo di pensare pichè diventa adattivo nel rispondere ad una certa minaccia aumentando le nostre capacitò di problem-solving ovvero siamo più concentrati sul problema e cerchiamo soluzioni utili anche se ci sentiamo in tensione. Sotto la spinta della paura riusciamo ad essere capaci a fare cose incredibili come grandi salti per evitare uno strapiombo, movimenti improvvisi o che richiedono grandi sforzi. Insomma in caso di bisogno riusciamo a dare il meglio di noi!

Quando però la reazione alla paura diventa esagerata si inizia a pensare che il problema non abbia soluzione  e si immettono pensieri negativi che non coinvolgono più ciò che ha indotto la paura, ma anche verso se stessi. I pensieri negativi che riguardano la reazione alla minaccia (la paura) portano frequentemente ad un circolo vizioso. Il dolore o il respiro affannato o la frequenza cardiaca alterata da reazione vengono interpretati come problema: “cosa mi sta succedendo, ho qualcosa che non va….” Ciò allontana la soluzione del problema , ovvero far fronte alla minaccia ed anzi ne crea un altro sul piano fisico!

Questi stati di ansia non fanno altro che creare ulteriori problemi. Molte persone nel gestire l’ansia fumano a dismisura, mangiano in maniera esagerata e ciò porta inesorabilmente a non sentirsi bene, a sentirsi appesantiti o sempre stanchi e quindi incapaci a gestire in modo utile lo stress!

La risposta più comune allo stress è in genere l‘evitamento. In una fase iniziale dona sollievo, ma nel tempo si instaura una sfiducia personale ed una incapacità a fronteggiare i problemi. Il problema molte volte non è reale, ma esiste nei nostri pensieri eppure l’effetto prodotto sul nostro organismo è lo stesso. Infatti la nostra mente non fa distinzioni tra reale e pensieri e la risposta sarà la stessa. Quando lo stimolo si esaurisce in generale molte sensazioni spariscono cosa che non accade invece quando entriamo in queste circolo vizioso che fa accrescere l’ansia e la paura e sono i pensieri stessi a generarle!

Cerchiamo però di cogliere le differenze tra ansia e paura: nel primo caso c’è un percolo in un piano di realtà: una macchina ci sta per investire ad esempio. Nel secondo caso abbiamo paura di qualcosa che dobbiamo affrontare e di cui non siamo certi dell’esito: ad esempio un esame medico o quello per la patente!  In questo caso sono solo pensieri! Scateniamo l’ansia quando anticipiamo il futuro in modo catastrofico! Più siamo incerti sull’esito più cresce l’ansia ed i pensieri che la alimentano! Si può arrivare alla sensazione di impazzire o perdere il controllo. Un’esperienza davvero tremenda, ma che non esiste sul piano di realtà, ma solo nella mente, ma abbiamo detto che la mente non distingue tra realtà e pensieri e quindi immette ormoni e riparte il circolo di sintomi sul corpo! Ed ecco all’orizzonte le ansie future che già si stanno facendo strada su quelle che si stanno vivendo al momento.

Da qui ad arrivare ai disturbi d’ansia il passo è svelto con mancata abitudine agli stimoli (vengono vissuti sempre in modo esasperato!) ed ipervigilanza (in attesa che possa accadere qualcosa!) o in iperallarme (con la sensazione che qualcosa stia per accadere!)

Esistono poi paure davvero sproporzionate allo stimolo : le fobie. La fobia è una paura specifica per una cosa che perdura nel tempo. Chi soffre di una certa fobia è veramente terrorizzato alla sola idea del contatto con l’oggetto della sua fobia. Anche in questo caso abbiamo sintomi clinici riconoscibili. Dai disturbi gastrici, al senso di soffocamento alla tachicardia. Le persone fobiche vivono in un perenne processo di evitamento della fobia che diventa stressante esso stesso. Il meccanismo di evitamento diventa una trappola da cui diventa sempre più difficile uscire e che può diventare molto invalidante. Ho conosciuto persone che sono arrivate a non guidare più la macchina o non andare più al supermercato prima di chiedere un aiuto. In genere se si riesce a riconoscere uno stato di ansia generalizzata prima di degenerare sarebbe meglio confrontarsi con un esperto poiché quando alcuni comportamenti si instaurano diventa molto difficoltoso sradicarli.

Vediamo alcuni tipi di fobia: ricordo che mentre la sintomatologia è piuttosto simile , le cause possono essere molto diverse da persona a persona per questo non basta leggere su internet.

Agorafobia è paura di spazi aperti, Fobia sociale: paura di esporsi in pubblico. Claustrofobia: paura di luoghi chiusi. Esistono molte paure riguardanti gli animali (cani, insetti, piccioni….), gli elementi naturali (tuoni, temporali, buio…), ma anche delle malattie o del sangue nonché parti del corpo. Nella dismorfofobia si arriva a pensare a proprie parti del corpo come inguardabili poiché percepite sproporzionate o diverse dal suo ideale. In tutti questi casi c’è stato un errato apprendimento nel corso della vita in cui si associa un pensiero ed un oggetto in una esposizione che ha generato paura. L’evitamento (per evitare l’emozione forte provata e non per il fatto in sé!) non fa altro che rinforzare quel rapporto ed anche le sensazioni fisiche ed emotive.

Mangiare in modo consapevole con le “mini meditazioni”

Diamo talmente scontato l’atto del mangiare che spesso non siamo neanche troppo consapevoli del dove siamo. Magari sappiamo dove siamo fisicamente, ma spesso la testa è altrove. Essere presenti al momento presente durante i pasti è importante per il corpo fisico come per la mente ed è un fatto importante di cui imparare ad essere più presenti.

La Mindful Eating propone quattro fondamenta del mangiare consapevole su cui vale la pena soffermarsi: la mindfulness della mente, del corpo, delle emozioni e dei pensieri.

Inizia con il farti le domande giuste e sarebbe utile trascrivere le risposte in un piccolo diario in modo da valutare i propri cambiamenti nel tempo. Riguardo la Mindfulness della mente pensa al tuo livello di consapevolezza nel momento presente e prendi nota del gusto, la consistenza, il profumo ed anche al suono che produce il cibo mentre mangi!

Quanto sei consapevole del tuo pasto? Che sia un pranzo o uno spuntino è importante rimanere ancorati al momento presente e capire come si mastica, se la testa è altrove e se si sta facendo qualcos’altro: frequentemente accade di mangiare davanti al pc, in macchina o davanti alla tv, argomento trattato la scorsa volta!

Sei attento ad ogni boccone? Ne assapori il gusto? O lo stai ingoiando e basta senza neanche masticarlo il tempo necessario affinchè diventi il classico “bolo” da far pervenire allo stomaco? Oppure tieni il cibo in bocca troppo tempo e lo mastichi in modo svogliato?

Con la Mindfulness del corpo l’attenzione passa alla testa al corpo.  Ascoltati. Mettiti in un atteggiamento di ascolto per scorgere i segnali che il tuo corpo ti manda. Non dare nessun segno per scontato. Fai attenzione ai segnali di sazietà e pienezza o li ignori? Se hai fame ascolta se ti senti debole, se lo stomaco brontola,  o se ti senti pieno e senti lo stomaco teso, la pancia gonfia. Cerca di comprendere i segnali che il tuo corpo ti invia per farti capire che ha fame o se è pieno. Chiediti se hai fame davvero, una fame del corpo, e se sei soddisfatto di quello che hai mangiato. Come si sente il tuo corpo adesso e prima di mangiare? Era veramente quello che volevi mangiare?

Molte volte non sei soddisfatto di quello che hai mangiato oppure sembra non bastarti anche se ti senti pieno; che cosa sta accadendo? Chieditelo con la Mindful delle emozioni.

Impara a riconoscere le emozioni che attraversano il tuo corpo prima, durante e dopo mangiato. Cosa ti porta ad iniziare a mangiare? Cosa a finirlo o interromperlo? Ansia, tenzioni, stress, fretta, bisogno di attenzione, di riconoscimento, la noia possono essere solo alcuni degli stimoli per iniziare o smettere di mangiare influenzando la scelta dei cibi e la quantità e spesso questo non va di pari passo con la fame del corpo!

Impara a chiederti: Sono annoiato? Eccitato, Felice? Imparare a riconoscere e gestire le emozioni nel modo corretto è importante quanto le scelte che si fanno a tavola.  

Infine affronta la Mindfulness dei pensieri. Anche in questo caso la prima fase è l’osservazione. Quanto sei abituato ad essere consapevole dei tuoi pensieri e quanto ne sei invece succube? Vieni invaso da pensieri riguardo al cibo del genere dovrei o non dovrei?  Pensi questo è un cibo cattivo per te? Oppure ti poni regole che poi infrangi? Cerca di comprendere fino a che punto i pensieri condizionano le tue scelte alimentari e se ti poni verso te stesso in maniera giudicante.

Se sei riuscito a soffermarti su ogni punto e lo farai nei pasti e nei giorni a venire potrai piano piano modificare il tuo atteggiamento verso il cibo affinchè possa prendere il valore corretto nella tua vita. Cosa significa?  Che sia giusto per gli aspetti nutrizionali e non un surrogato di altre mancanze. Abbi cura nel prepararti il cibo e dedicagli il tempo necessario, che per un pasto non deve mai essere inferiore  ai 20 minuti, siediti e gusta quel cibo. Fermati il boccone prima affinche tu possa essere soddisfatto senza necessariamente aver raggiunto il culmine!

Ferma il multitasting mentre mangi

Investiamo moltissimo economicamente per il cibo e/o per dimagrire eppure consideriamo il mangiare un atto “marginale” della nostra giornata. Spesso mentre mangiamo facciamo altro. Mangiamo mentre guidiamo, mentre siamo al pc o davanti alla televisione. Molti studi confermano che se si è distratti durante il pasto si mangia circa il 15% in più. (Bellisle e Dalix,2001)

Essere distratti mentre si mangia è molto frequente e ci dà l’impressione che non è un compito molto importante. Mangiare in modo consapevole ci permetterebbe di rallentare e ristabilire una connessione tra cervello e stomaco! E’ importante il tempo che si dedica al pasto, ma anche la giusta attenzione, senza distrazioni, per poter allenare il nostro buongustaio interiore!

Complice una serie Tv  con una alta frequenza ci si trova sprofondati in una sorta di trance a mangiare in modo automatico uno snack o un intero pasto! Chiaramente non è solo colpa della TV questa è solo una delle nostre azioni disturbanti la nostra alimentazione consapevole. Eppure molti studi si concentrano proprio su questo aspetto perché multifattoriale.  Gore ed altri autori in uno studio del 2002 segnalano una correlazione significativa tra quanto si guarda la TV e quanto si mangia. Queste le principali ragioni evidenziate:

  • Il tempo che si dedica alla TV ne toglie ad attività più attive e costruttive come camminare, lavorare, occuparsi delle faccende domestiche…
  • È un’attività sedentaria che rallenta il metabolismo e quindi l’uso delle calorie (il sonno ed il riposo danno maggiore beneficio al corpo rispetto alla TV e hanno un minore abbassamento del metabolismo!)
  • Durante i programmi Tv vengono proposti dalle pubblicità alimenti non salutari (spesso cibo spazzatura) che stimolano l’appetito anche se non hai fame.
  • Spesso si mangia inconsapevolmente fino alla fine del programma andando ben oltre i segnali di sazietà o pienezza.
  • La Tv per alcuni è una “compagnia” , ma non sostituisce una conversazione con amici o in famiglia in cui la mente è ancorata al momento del pasto.

Dovremmo imparare a fare più attenzione ai nostri comportamenti alimentari e dare più valore al momento dei nostri pasti. Mangiare riempie lo stomaco, nutre il nostro corpo, ma anche la nostra anima e dobbiamo esserne consapevoli cercando di selezionare la qualità, la quantità ed il momento in cui ci nutriamo. Sicuramente abbiamo il potere di spegnere la TV.

Il corpo ci “parla” ascoltiamolo con la mindfulness

Quante volte volete dire no ed invece dite sì? Quante volte non vorreste essere in un posto e poi vi trovate ad arrivare anche 10 minuti prima? Quante volte avete letteralmente ingoiato delle parole per non farle uscire? Quante volte avete soffocato i vostri reali sentimenti?

Vi sarà capitato moltissime volte nel corso della vita ed a qualcuno sarà capitato più frequentemente di altri. Pensate che questo vi faccia “sopravvivere”. Pensate che vi faccia amare di più, stimare di più, considerate delle persone buone o tranquille, ma ogni volta che soffocate le vostre emozioni rinnegate voi stessi e vi fate del male. In queste situazioni è proprio il fisico a pagarne le conseguenze, ma se imparate ad ascoltarlo potete attuare dei comportamenti che non vi facciano soffrire nel corpo e nella mente!

Dovete imparare ad esprimere in modo adeguato le vostre emozioni prima di tutto permettendovi di ascoltarle e dare loro un nome e cognome ovvero vivendole ed assecondandole. Fate attenzione a non reprimerle o a provare ad ignorarle perché vi troverete inesorabilmente a soffocarle con il cibo, alcool o con comportamenti anestetizzanti tipo buttarsi davanti alla televisione o stando perennemente attaccati al vostro smartphone!

Quali segnali ci manda il corpo?

Se siamo arrabbiati con un amico, il compagno o in ufficio e non abbiamo il coraggio di dire davvero come la pensiamo possiamo arrivare ad essere talmente tesi da creare stati di tensione permanenti che portano a posture sbagliate e quindi a dolori cronici articolari, problemi alla cervicale o a livello lombare, ma anche le ginocchia sono a rischio, le dita delle mani e dei piedi.

Se viviamo stati di continua ansia e preoccupazione nel nostro corpo che era stato in origine preposto a rispondere ad eventi pericolosi in modo efficiente, si accumula un quantità enorme di cortisolo che va ad creare disordine anche con altri ormoni (tipo l’insulina)  alterando il nostro metabolismo causando problemi dell’apparato gastrointestinale, ritenzione idrica ed aumento di peso …nel migliore dei casi!

Consiglio sempre di imparare a rispondere alle vostre emozioni in modo adeguato. Chiarire situazioni in cui non ci troviamo d’accordo ed essere onesti con se stessi. Vi ho parlato tante volte del sano egoismo e quindi prendete qualche spunto!

Se vi siete resi conto di aver imparato ad usare il cibo per non sentire, soffocare, ignorare le vostre emozioni è importante fare un lavoro integrato sul corpo e sulla mente e vi propongo un percorso di mindful eating che vi permetterà di fare pace con il cibo, ma anche imparare tante cose di voi che probabilmente ad oggi ignorate!

Da ottobre incontri di gruppo in piattaforma per uomini e donne dai 18 anni in poi. Chiedimi come!

Più “sicuri” con un animale domestico

Il Piccolo Principe chiede “Che cosa vuol dire addomesticare?” ” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami” gli risponde la Volpe …

Con i nostri animali domestici, cani o gatti che siano, creiamo delle relazioni. Relazioni significative che modificano i nostri ritmi e priorità. Il nostro amico a quattro zampe è spesso un compagno di vita, un fratello per i nostri figli è a pieno titolo un membro della famiglia. Condividere spazi ed attenzioni con i nostri amici pelosi ha ripercussioni positive sulla nostra salute psicologica e fisica.  

Affermazioni confermate da recenti studi:

  • svolgono un supporto valido contro la solitudine e l’isolamento (Shoda, Stayton e Martin, 2011),
  • rappresentano un sostegno sociale ed un fattore protettivo contro problemi di natura psicosomatica in quanto la relazione, l’accudimento, il contatto fisico sono in grado di stimolare le funzioni del sistema immunitario (Solano, 2011)

Condividiamo gli spazi con loro e spesso il letto o il divano che sono considerati spazi intimi, ci leccano, ci annusano, ci si acciambellano in braccio o ci seguono ovunque. Quanto rientriamo in casa sono i primi a correrci incontro e a dimostrare gioia per il nostro ritorno. Una relazione che si basa quindi sul contatto fisico (non basta dargli da mangiare per creare la relazione!) Semplicemente accarezzare il pelo dell’animale ha un effetto calmante: il contatto con il mantello morbido ha effetti positivi sul battito cardiaco e la frequenza respiratoria.

Nella foto la mia Cindy nel giorno del suo quindicesimo compleanno!!

Cura e responsabilità

Già in tenera età insegnare ad un bambino a prendersi cura di un animale serve a sviluppare il senso di responsabilità. I bambini che sono cresciuti con un animale domestico risultano più responsabili ed autonomi rispetto a quelli che non hanno avuto questo privilegio capacità che persistono nell’età adulta.

Non vale solo per gli animali che possiamo accudire in casa:

“Il rapporto che si instaura tra bambino e cavallo è fondamentale e rappresenta molto più di un semplice sport. Pertanto i ragazzi fin da piccoli imparano ad accudire un essere vivente che risponde agli stimoli in maniera spontanea e autentica così da capire anche i limiti da rispettare per mantenere la sicurezza e il significato della cura di un animale. Il cavallo pone tutti gli allievi allo stesso piano e quindi anche i ragazzi con diffcoltà a socializzare riescono a trarne beneficio e prendere fiducia in se stessi. Credo inoltre che per l’educazione dei ragazzi avere un rapporto con un animale soprattutto al giorno d’oggi che comunicano molto attraverso la tecnologia sia di fondamentale importanza”  Martina Cursio  Istruttrore Fise

Dobbiamo ricordare però che gli animali sono sempre animali con esigenze, diritti e necessità diverse dalle nostre e quindi dedicargli attenzioni “umane” deve avere un limite: quello del rispetto. Bisogna anche prendere in considerazione il fatto che “prendersi cura di” a volte nasce da un bisogno inconsapevole di accudire o confortare se stessi: la Pet Therapy accoglie proprio questo aspetto benefico!

Parole antiche e nuovi significati in questi tempi difficili

Vi siete accorti come nel nostro vocabolario attuale sono diventate comuni parole di cui prima non conoscevamo neanche il significato? La prima parola che viene in mente è mascherina. Solo per i lavoratori socio sanitari era un oggetto/parola comune, ai più fino a marzo del 2020 era quella portata dai chirurghi in qualche serie televisiva da allora a sentirla nominare si prova paura, sospetto, fastidio…. ed è stato solo l’inizio!

Ho letto di recente un articolo# al riguardo e ho mi sono messa a fare delle considerazioni: quanto è cambiato il nostro stile di vita dalla pandemia? Quante paure in più abbiamo? Quanto siamo più consapevoli della nostra salute, del preservarla o quanto timore abbiamo di perderla? Siamo più coraggiosi o più insicuri? Anche il lessico abituale si è modificato per dare un nome a tutte queste nuove emozioni ed ecco comparire vecchie parole con nuovi significati condivisi. Ne ho selezionate solo 5 ,perchè sono quelle con cui lavoro ogni giorno e vorrei analizzarle con voi.

La prima parola è AUTOSTIMA. Ne ho parlato sempre molto e nel corso dell’anno è stato l’argomento di un mese intero. Lo sapete che questa parola esiste solo dagli anni “80? indicata come “la valutazione positiva, la sicurezza di sè, che esprime la misura in cui una persona si considera capace, importante ed i valore” . E’ stata inserita nel vocabolario della lingua italiana solo recentemente anche se già alla fine dell’ Ottocento ne parlò il filosofo americano William James. Il tema fu ripreso negli anni “60 e “70 durante i dibattiti femministi ed in particolare fu Gloria Steinem che come leader del femminismo americano utilizzò il concetto per valorizzare la voce delle donne nel libro: “Autostima: La rivoluzione parte da te”. Ancora donne e autostima sono al centro del dibattito sui femminicidi che in Italia e nel mondo hanno subito una escalation durante il lookdown. Quando lavoro bisogna fare con le donne, con le madri che devono educare i giovani uomini al rispetto ed alla parità?

Di questo argomento si potrebbero scrivere enciclopedie intere, ma lavorando per associazione mi viene in mente un’altra parola molto in uso ultimamente: SORELLANZA.

Già dalla fine dell’ Ottocento veniva utilizzata per indicare il rapporto tra sorelle ed il legame di affetto che le unisce, ma oggi il significato è inteso in modo molto più ampio. Il concetto di “reciproca solidarietà tra donne” è del 1970 periodo in cui la scrittrice Kate Millet utilizza il termine anche per indicare un’unità sociale che andasse oltre le differenze di classe, di etnia o religione. Oggi la parola sorellanza è indicata nei dizionari come “sentimento di reciproca solidarietà tra donne, basato su una comunanza di condizioni, esperienze, aspirazioni”. Sarebbe bello che questo sentimento potesse accomunare ancora più donne facendo spazio ad una reale solidarietà invece che al giudizio, l’invidia ed altri sentimenti negativi che non portano a traguardi importanti e alla valorizzazione di tutte le donne attraverso una rete coraggiosa e concreta.

Un’altra parola entrata nel linguaggio comune è RESILIENZA. In realtà esiste dal 1700 e viene dal latino con il significato di rimbalzare. Utilizzata da scienze come la fisica o l’ingegneria per indicare la resistenza di un materiale a deformazioni o rotture dagli anni Ottanta si utilizza come “capacità di superamento delle difficoltà”. Grande enfasi viene data durante un famoso discorso del Presidente Obana nel decennale dell’ undici settembre. Anche il nostro Presidente Sergio Mattarella ha parlato più volte di resilienza dopo il terremoto dell’Aquila e durante la pandemia. Noi psicologi la utilizziamo spesso perchè esprime in pieno le energie che ognuno deve trovare dentro e fuori di sè per mantenere la speranza e superare i momenti difficili. Trovo che sia una bellissima parola da applicare nella realtà di tutti i giorni e non leggendola come termine filosofico.

Altro termine antico, ma molto in voga è: PREOCCUPAZIONE. Come non si fa ad essere preoccupati oggi? Di derivazione latina con il significato “occupare prima” il significato moderno lo prendiamo dal francese preoccupation ovvero: “pensiero che occupa la mente determinando uno stato di apprensione, di inquietudine, di ansia per timore che possa verificarsi un fatto spiacevole o doloroso”.

Deriva invece dall’inglese con derivazione latina la parola IMPATTO. Indica un contatto brusco o l’urto provocato da una bomba, un missile, una navicella spaziale. Durante un telegiornale la sentiamo menzionare almeno una decina di volte. Si parla di impatto sull’ambiente, sull’economia, sulla società… Dal termine fisico (impatto zero, risparmio energetico…) la parola prende sempre più una dimensione psicologica: che impatto avranno i social media per le nuove generazioni? Come cambieranno e stanno cambiando i rapporti tra coetanei? Che impatto avrà nella nostra vita la tecnologia?

#liberamente ispirato all’intervista alla direttrice del Vocabolario Treccani di qualche settimana fa sul supplemento di Repubblica

Segui le cinque “I”

Una piccola vocale, un po’ buffa con quel puntino in alto eppure molte parole davvero importanti cominciano proprio per “I”!

Ve ne voglio segnalare cinque:

IMPEGNO, IMPORTANZA, INTELLIGENZA, INTUITO, ISPIRAZIONE

Sembrano in apparenza parole che fra loro non hanno alcun legame eppure, sia che segui la sequenza (sono solo in ordine alfabetico per essere ordinate) sia che le analizzi singolarmente, tutte insieme rappresentano una grande risorsa e se impari a padroneggiarle sarai davvero una persona migliore.

Io voglio iniziare dall’ultima.

ISPIRAZIONE

Spesso chiedo ai miei pazienti di segnare su un foglio o un quadernino i nomi di cinque persone che sono state d’ispirazione nella loro vita. Non necessariamente devono essere persone reali, ma possono essere eroi o eroine di un libro, il/la protagonista di una serie televisiva o anche di un cartone animato. Ti invito a farlo. Vengono fuori cose interessanti. Per ogni personaggio dietro ci sono sogni, desideri o obiettivi da raggiungere. Dopo aver fatto l’elenco chiediti cosa ti piace di ogni personaggio e se quella qualità la hai o la devi potenziare e lavora per migliorarti. Ti piacerebbe essere d’ispirazione per qualcuno? Potrebbe essere tuo figlio, il tuo compagno di banco o di scrivania, persino il tuo vicino. Cerca di dare il meglio di te stesso e “ruba” idee dal personaggio che ti ha ispirato. Sii sempre vigile ed attivo e fai sì che le idee possano fluire. Facendo una passeggiata, vedendo una mostra o sfogliando un giornale possono venire idee insolite: lascia che si manifestino, fai scorrere la fantasia, sii aperto al cambiamento. Anche fare una strada diversa fa scoprire cose nuove e aprire la mente. Tutto il mondo può essere fonte d’ispirazione, ma bisogna osservare con gli occhi e con il cuore potenziando con la poesia, la pittura, ma anche cucinando o facendo giardinaggio. Impara a fare cose in modo diverso ed osserva i risultati.

C’è qualcosa che ti ispira in questo momento? Annotalo!

INTUITO

Possiamo anche chiamarlo sesto senso , ovvero la somma dei classici cinque per intenderci, che ci dà di una situazione una sensazione che non va mai sottovalutata! Possiamo anche chiamarla vocina interiore, perché può essere davvero importante come guida nelle nostre scelte. Qui la parte razionale va “silenziata” e va dato ascolto a quelle sensazioni a pelle che a volte sembrano non avere una ragion d’essere ed invece se le ignoriamo la ragion d’essere l’avevano eccome! Ad esempio ci sono situazioni in cui senti che quella cosa non è buona per te o può rappresentare una “fregatura” anche se sulla carta sembra non esserla, traduci a livello razionale, ma poi qualcosa nel profondo ti fa sentire che non va. Ascoltala, ascoltati. Impara a dire di no a quelle cose che senti non sono nelle tue corde. Siamo abituati, anzi ci insegnano da piccoli a fare scelte razionali, ma impariamo anche a farci aiutare dall’Intuito!

Naturalmente anche l’intuito va aiutato ed ecco un elenco di alcune cose che possiamo fare per “risvegliarlo”.

Impara ad annotare le sensazioni e cerca di capire quali segnali andavano o non andavano ignorati. Scegli d’impulso (senza pensarci!) cose come: un cibo da un menù, un ristorante, l’acquisto o indossare un abito e vedrai che quelle scelte dicono molto di te. Dai possibilità al corpo di indicarti la strada. Un modo per farlo è anche praticare meditazione o yoga che fermando il tempo nel qui ed ora e dando importanza all’ascolto del corpo e delle sensazioni sono un allenamento all’ascolto interiore e quindi potenziano l’intuito.

Quando hai dato ascolto al tuo intuito l’ultima volta?

INTELLIGENZA

Con questo temine voglio indicare l’intelligenza del cuore, un bene molto prezioso che spesso trascuriamo. Cosa intendo per intelligenza del cuore? Ad esempio saper leggere “tra le righe” dei comportamenti che osserviamo, ma significa anche essere comprensivi, empatici e disposti all’ascolto. Una persona che si sente compresa è motivata a dare il meglio si sé. Se si vive una situazione positiva riusciamo sia a trovare soluzioni sia ad affrontare meglio eventuali problemi. Per potenziare l’intelligenza del cuore dobbiamo per prima cosa evitare alcuni comportamenti come:

  • giudicare (se stessi e gli altri)
  • esercitare violenza su se stessi e tanto meno sugli altri (le forme di violenza possono essere davvero tante e sottili! fate attenzione!)
  • ignorare, lasciare nell’indifferenza qualcuno.

Cosa puoi fare per esprimere al meglio la tua intelligenza del cuore?

IMPORTANZA

Tutto è importante e tutto potrebbe non esserlo. Come facciamo a capire cosa è importante e cosa non lo è? Impariamo a fare una scala per facilitarci il compito: non molto importante, importante, indispensabile, essenziale. Non per tutti questo elenco sarà uguale, ma se metti il lavoro prima della cura di te stesso o dei tuoi figli forse dovresti rivedere le tue priorità. Spesso nel nome del lavoro si mette in secondo piano ciò che conta davvero! Naturalmente non mi riferisco a quando c’è necessità o che i beni materiali non siano importanti, ma se hai poco tempo a disposizione fai almeno che sia tempo di qualità da spendere con i tuoi cari. Per un figlio o un genitore anziano è più importante il tempo che gli dedicate invece che un regalo costoso! Ricordalo! Fai che il lavoro non sia la scusa per sottrarti ai tuoi doveri.

Fai un elenco delle cose per te poco importanti sino a quelle essenziali.

IMPEGNO

Una parola davvero importante. Sempre più dimenticata. Nella vita di tutti i giorni nessuno vuole impegnarsi. Spesso rimane in sospeso anche un invito per un caffè, perché sembra faticoso prendere un impegno. Un impegno implica prendersi le responsabilità delle proprie azioni e sempre meno persone vogliono farlo. Eppure è bello essere ricordati come persone attente, puntuali, che quando fanno una cosa non è necessario controllarla: insomma una certezza. Chi sa rispettare gli impegni è una certezza per gli altri e anche per se stesso. Oggi la maggior parte delle persone, e tristemente sempre più giovani, cercano le strade più semplici, quelle che implicano meno impegno e responsabilità, ma la qualità non sarà la stessa della persona e delle azioni correlate. Portare a temine un impegno preso è anche fonte di soddisfazione, gratificazione con conseguente aumento dell’autostima. Se si cerca la via più breve, dal voto scolastico a un incontro di lavoro, il risultato sarà sempre deludente e ci darà l’impressione di non valere poi molto. O peggio ci sono persone che sono invidiose dei risultati altrui senza rendersi conto che impegno significa spesso sacrificio.

Fai un elenco delle cose che farebbero bene alla tua autostima, che richiedono un impegno. Fai il buon proposito di sceglierne almeno tre e prenditi l’impegno di portarle a termine.

Riflessioni sul lusso/quaderno di crescita personale

Vedendo le foto sui social in questi giorni di vacanza vengono messe in evidenza location da sogno, outfit fantastici, ristoranti stellati … per qualcuno questo è il lusso, ma cosa significa davvero per ognuno di noi?

Personalmente credo che il più grande lusso sia quello di poter essere se stessi. Certo anche questo ha un costo, perchè non sempre si è accettati, compresi o appoggiati. Spesso nulla di questo. Essere se stessi significa credere nelle proprie idee e capacità, significa non aver paura del giudizio altrui. Significa fare dei piani e rispettarli. Significa continuare anche se si è stanchi, perseverare quando il gioco diventa duro. Significa non fare le cose per compiacere gli altri, non essere omologati.

cos’è per te il lusso?

Ecco quindi qualche riflessione che potete aggiungere al vostro quaderno della crescita personale.

Qual’è la tua idea di lusso?

essere felice in amore?

avere abiti costosi?

fare viaggi in luoghi favolosi?

avere una barca?

essere te stesso?

fare un lavoro che ami?

poter dire di no?

avere una sicurezza economica?

avere un amico su cui contare?

sentirsi bene? in salute’

sentirsi libera?

fai il tuo elenco personale e fa qualche tempo riprendilo in mano e verifica se la tua idea personale di lusso è cambiata, nel caso segna perchè secondo te, oppure se è rimasta la stessa.

Anche con questo breve esercizio potrai scoprire tante cose nuove di te. Ma rispondi, come sempre, in modo onesto.