La realtà dell’apparenza dal mondo dei social alla realtà virtuale

Se volessimo caratterizzare la società del nostro tempo, almeno in minima parte, potremmo affermare che essa è vissuta dagli attori sociali che vivono al suo interno come un’immersione dentro mondi ubiqui: da un lato quello della realtà, dall’altro quello delle immagini. Questi mondi sembrano sempre più confondersi , nella loro continua e quotidiana intersecazione e tendono sempre più a confondersi e a distaccarsi allo stesso tempo, comportando una difficoltà di percezione inerente la definizione di realtà che soggettivamente dobbiamo avere, per poter agire in modo consapevole ed appropriato.

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In questa società fenomeni che sembravano acquisiti nella loro concretezza tendono a sfumare, a confondersi. Ciò porta gli attori sociali a ri-costruire le proprie visioni del mondo,  nella consapevolezza  però che esse saranno, comunque passeggere, relative ai diversi contesti in cui si vive ed agisce, in cui il passato vive con il presente formando catene elastiche. Ciò non riguarda solo i singoli individui, ma anche i gruppi sociali, dove il continuo movimento indotto dalle fusioni e dalle stabilizzazioni percepite e codificate porta  ad una strutturazione a cui segue una de-strutturazione in un sistema non lineare. In questo contesto la conoscenza non può che essere dinamica, mutante, ma anche stabile, dove i punti di riferimento cambiano continuamente.

Viviamo in una società caratterizzata dalla propria moderna liquidità che si concretizza sempre più in apparenza diventando paradossalmente sempre più materiale, dove oggetti, cose, situazioni che sembrano esistere solo per immagine una volta entrate nel nostro essere sociale mediante la visione si caratterizzano come reali. Sembra che non tutti siano in grado di captarle criticamente poiché mancano strumenti utili per questo tipo di conoscenza. Nel mondo virtuale le immagini vengono manipolate, costruite e trasmesse. La nostra immersione nel mondo delle apparenze le fa sembrare reali creando a volte delle spaccature, dei corti circuiti nell’apparato intellettivo personale e sociale.

 

Fonte: la realtà dell’apparenza edizioni Kappa 2015

 

Identità personale in un mondo che cambia: la personalità

Se il mondo è bello perché è vario lo è perché gli individui sono tanti e diversi e ad ognuno in base alla propria cultura ed esperienza  è permesso di fare scelte, considerazioni ed azioni.

Quando parliamo di personalità ci riferiamo al complesso insieme dei sistemi psicologici che contribuiscono all’unità e continuità della condotta sia come viene espressa sia come viene percepita dagli altri. L’individuo vede la propria personalità come un insieme di qualità ed inclinazioni che danno un senso alla propria identità ed unicità. Da parte dell’osservatore le caratteristiche individuali distinguono l’uno dall’altro, ma permettono anche di creare opinioni che vengono organizzate in credenze. Per lo scienziato la personalità è un insieme psicologico che emerge dalle interazioni dell’individuo con l’ambiente per cui si sviluppano gradualmente nel corso della vita.  Le persone sono agenti attivi che contribuiscono al loro sviluppo attraverso le loro scelte ed azioni determinando la natura delle loro esperienze e i tipi di persone che diventeranno. Le persone quindi contribuiscono attivamente allo sviluppo delle proprie capacità.

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Esistono anche i processi mentali in questa costruzione : convinzioni e criteri interni che regolano il comportamento. Emozioni e pensieri si influenzano reciprocamente dando il via a scelte e relative azioni. A volte sfuggono alla coscienza , ma alcune persone hanno grande consapevolezza e controllo delle proprie esperienze. Riflettere sul passato e le esperienze in atto permette di identificare contesti, relazioni ed opportunità  che contribuiscono a migliorare la regolazione  della vita sociale ed emotiva. Le interazioni sociali contribuiscono la base per la costruzione di un senso coerente di sé.  Riflettendo sulle proprie esperienze e condividendole con gli altri si sviluppano credenze relative alle proprie qualità personali  sia di quelle degli altri individui: naturalmente culture diverse generano convinzioni diverse.

Esistono una coerenza e continuità nella personalità che possono essere evidenziate solo analizzandole attraverso le azioni compiute nell’arco della vita. Le azioni  sono al servizio di obiettivi  tra cui quello di mantenere il senso d’identità personale. Le crisi personali, i cambiamenti della vita inducono le persone a cambiare ed adottare nuovi ruoli sociali  e professionali. Spesso sono una vera e propria sfida  per la coerenza al senso di continuità.  Mantenere la propria identità significa fare cambiamenti psicologici e la capacità di cambiare strategie  ed obiettivi  risulta avere una rilevanza adattiva importante  ai fini del funzionamento della personalità. Come dire: rimanere se stessi cambiando in continuazione.

“Dimagrire” un processo di cambiamento

Come ogni anno in questo periodo vi osservo alla ricerca dell’ultima dieta di moda che promette risultati fenomenali, di trattamenti estetici invasivi e disposte a spendere qualsiasi cifra pur di raggiugere l’obiettivo della linea perfetta. Spesso diventate  facile preda di pseudo professionisti senza scrupolo, poiché nessuno vi spiega la cosa più importante: capire perché si mangia male e di più.

Se non ci si ferma  sulle ragioni , più o meno note, dei vostri comportamenti alimentari  è inutile iniziare qualsiasi dieta, poiché dopo  un breve periodo si finirà per recuperare i kg faticosamente persi e si ritornerà alla linea di partenza, ma con tanta autostima in meno. Perdere peso ha poco a che fare con il calcolo delle calorie, ma molto con le vostre emozioni, con la vostra visione di noi stessi e della vostra autostima.

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Vi regalo le parole* di Elisa, obesa da molti anni, che questo cambiamento lo sta vivendo con fatica, ma con forza e fiducia poiché potrà essere utile a tanti di voi:

“Giorni fa ho provato una sensazione che non mi è mai appartenuta o che comunque non sentivo da moltissimo tempo… E’ stata strana, quasi surreale, la leggerezza che sentivo sia nella testa che nel corpo… Anche con addosso molti kili in più mi sono sentita sgonfia, più libera da qualcosa che quasi mi opprimeva…

Gli ultimi mesi non sono stati facili, anzi, potrei dire difficilissimi, e se adesso posso assaporare questa leggiadria è perché in questi anni ho intrapreso un percorso che mi ha spalancato gli occhi su varie situazioni, ma soprattutto nei riguardi di me stessa, di quella che io stessa vedevo come una pessima ed incapace persona, e che in realtà non lo è affatto… Questo cammino mi ha resa consapevole che molto spesso che le brutte cose che ci accadono non dipendono strettamente da noi ma da mille fattori esterni che, anche volendo, noi non potremmo modificare e/o cancellare… Invece possiamo modificare noi stessi e la nostra visione delle persone che siamo, e del mondo che ci circonda. Con occhi nuovi dovremmo cogliere opportunità o semplici insegnamenti senza permettere che ogni brutta cosa che ci capita ci possa mettere al tappeto o buttare giù tutti i mattoncini di autostima  (che ci siamo duramente conquistati), in un solo soffio di vento. Vedere con occhi nuovi non significa ridere dei brutti accadimenti o fregarsene, ma farsi forza ed andare avanti con la consapevolezza che di momenti altrettanto brutti ci saranno in tutta la nostra vita, succederanno anche contro il nostro volere, ma dovremmo essere capaci di cadere, piangere, urlare e poi rimettersi in piedi perché la vita è questa, piangere e soffrire ma anche gioire dei piccoli brandelli di felicità che il mondo ci offre e che purtroppo, forse presi un po’ troppo da noi stessi, o dalla vita frenetica di oggi, diamo per scontati e non riusciamo ad assaporarli. Adesso infatti posso assaporare questa leggerezza di spirito, di anima, e voglio impegnarmi nel farla durare il più a lungo possibile… Questa volta so che ce la farò, che raggiungerò il mio obiettivo, è lontano ancora, molto lontano, ma io ora lo vedo li che mi aspetta ed io adesso sono davvero pronta a prendere ciò che è mio e che merito!

*non ho effettuato alcuna correzione grammaticale e di punteggiatura per lasciare vivo il suo pensiero sincero e profondo.

Il valore del tempo ovvero  “il tempo non è denaro”

Ho rubato il titolo del libro del Dott. Paolo Coluccia (Il tempo… non è denaro, BFS, Pisa 2003) per riflettere sulla modalità in cui percepiamo il tempo, come lo investiamo ed il valore che gli attribuiamo.

 “Dedichiamo molto tempo a far lievitare l’economia, ma il nostro tempo … è qualcosa di molto più importante, è una grande ricchezza e non possiamo svilirlo rapportandolo in assoluto all’utilità e all’interesse. Il tempo che passa ogni giorno, ogni attimo, è tutta la nostra vita. Dobbiamo togliere al tempo la nozione di “rendimento”, per sostituirla con quella fluttuante del “vivente”. Il tempo come un “nuovo fattore di ricchezza”…” dice l’autore.

Ma il tempo esattamente cosa è? La dimensione nella quale si concepisce e si  misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. Un concetto talmente complesso che da sempre è oggetto di studi, riflessioni sia a carattere filosofico che a carattere scientifico.

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Per quel che riguarda la concezione del tempo dipende dalla mente: il passato è generato dal ricordo di ciò che abbiamo vissuto, il presente è la lettura e comprensione del reale ed il futuro è una sorta di previsione da cui spesso ci facciamo guidare. Dal punto di vista strettamente psicologico è molto importante il modo in cui viviamo il tempo. A tutti è capitato di avere la percezione che il tempo non passi mai quando una situazione è scomoda, o non si sa cosa fare e come al contrario il tempo possa volare se si è molto impegnati o se viviamo emozioni intense e piacevoli. Da questo ne consegue che le tre dimensioni (presente, passato e futuro) possono essere percepite in maniera molto differente e la modalità in cui ci relazioniamo con esse condiziona il nostro benessere, ma condiziona anche le nostre performance come può creare disturbi psicologici.

Ad esempio chi vive nel passato e ne è prigioniero (tipico degli stati malinconici e depressivi) non ha capacità di immaginazione per pensare ad azioni e situazioni future e quindi programmarle.  Il tempo non è più vissuto, ma subito. Spesso sono traumi di varia natura a creare questa percezione che fanno restare la persona bloccata nell’incapacità ad imparare dall’esperienza che porta spesso a generare gli stessi errori.

Chi vive solo in funzione del futuro spesso vive una situazione di angoscia  determinato dall’ansia dell’incertezza. Si vive in una continua anticipazione del futuro che spesso causa anche attacchi di panico (ansia anticipatoria) fa perdere di vista il presente. Per chi vive nel presente allora tutto fila liscio? Nella psicopatologia potremmo trovarci di fronte a realtà dove tutto è presente (non radicato nel passato e non proiettato al futuro) e sconfinare nella mania.

Esistono poi situazioni comuni e non patologiche in cui viviamo alterazioni del rapporto con il presente come una sorta di lotta contro il tempo con ansia e fretta. Voler fare tutto e bene, fare cose senza delegare crea una sorta di frenesia di vita che genera frustrazione, ansia, nervosismo e disturbi psicosomatici come disturbi digestivi, mal di testa o insonnia.

Vista l’importanza del tempo per la nostra vita cerchiamo di ritagliarne un pò non solo per le attività produttive (economiche) o sociali, ma anche per le relazioni emotive importanti. Dedicare un pò più di tempo alla propria famiglia e agli amici crea una naturale sensazione di benessere e ci aiuta ad approcciarci alla vita con tempi più idonei alle nostre risorse fisiche e mentali. Per ricordarvelo per tutta la settimana vi proporrò sui social frasi su cui riflettere e mettere in pratica alcuni comportamenti.

 

 

 

Importanza dell’ambiente per stimolare lo sviluppo motorio del bambino

Per aiutare i bambini  ad acquisire o a perfezionare  tutte le capacità fondamentali per ogni futuro apprendimento, lo strumento più importante è l’ambiente. Nella sua essenza l’ambiente deve quindi essere un mezzo di vita dove si possono trovare stimoli per  attività ed esperienze necessari allo sviluppo psico- motorio. Il bambino deve vivere in un ambiente strutturato per la sua autonomia all’interno del quale ha la possibilità di acquisire i suoi rapporti con le cose, con lo spazio ed il tempo e con i suoi simili.

L’ambiente diviene quindi un elemento essenziale nel processo educativo, deve risultare attraente, adeguato e gradevole per predisporre il bambino a fare esperienza ed esercitare le sue abilità motorie. Tutte le attività contenute nell’ambiente aiutano a favorire e rinforzare le abilità quindi a migliorare la precisione, l’attenzione , la coordinazione occhio-mano oltre che a favorire la creatività e l’immaginazione.

Per stimolare il bambino in modo adeguato si può iniziare anche in fasi molto precoci, ma sempre nel rispetto del momento dello sviluppo psico- emotivo del bambino.

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Fondamentale che il materiale proposto sia presentato in modo gradevole ed organizzato, pulito e dotato di appositi contenitori per riporli.  In base alle età ecco una serie di giochi da proporre :

12-36 mesi

Si parte dal cestino dei tesori: un contenitore con oggetti di forma, dimensione e materiali diversi per stilomolare il tatto e le capacità prensili per passare a farlo mangiare  da solo (lasciate che si sporchi) con le mani e poi con il cucchiaio (anche se lo lancia in aria con tutta la pappa anche quella è una scoperta!). Poi si passa ad infilare e sfilare (attenzione agli oggetti piccoli) e poi ad aprire e chiudere scatole,barattoli ecc.

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Permettere al bambino di fare travasi solidi e liquidi. Giocare con la farina, con la terra , usare il colino, i cucchiaini, le palettine, contenitori di forme e grandezze diverse.Con le mollette si sviluppa la presa. Si passa poi ai timbri, alle attività di piegare utili per la precisione e l’ordine. Anche apparecchiare e sparecchiare sono ottime attività e rappresentano una strategia vincente  per coniugare attività da fare insieme al bambino.

 

Fonti :  Materiale Learn the signs/Milestones dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta; materiale sull’Accrescimento del Ministero della Salute; materiale dell’American Academy of Pediatrics (Bright Futures: Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents)

“A mano a mano si cresce” articolo di P.Baldrighi pedagogista

Fiducia e Mindfulness

La fiducia è la sensazione di certezza o convinzione che le cose possono svolgersi in un contesto affidabile di ordine ed integrità. Forse non comprendiamo sempre cosa accade a noi e agli altri o la ragione di una particolare situazione, ma se abbiamo fiducia in noi stessi, in qualcun altro, o ci affidiamo ad un procedimento o ad un ideale, possiamo trovare un forte elemento stabilizzante che comprende sicurezza, equilibrio e franchezza che, che se non sono basati sull’ingenuità, in un certo senso ci guidano e proteggono intuitivamente dal male e dall’autodistruzione.

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Nella pratica della consapevolezza è importante coltivare il senso di fiducia, perchè se non confidiamo nella nostra capacità personale di ossevare, essere aperti e attenti, riflettere sull’esperienza, crescere e apprendere dall’osservazione e dall’applicazione , ci riuscirà molto difficile sviluppare una qualsiasi fra queste capacità, che appassiranno e rimarranno nello stato latente.

Un aspetto della pratica della consapevolezza è coltivare un atteggiamento fiducioso. Iniziamo con l’indagare profondamente sulle nostte sicurezze interiori.Se non riusciamo a stabilire immediatamentesu che cosa possiamo fare affidamento dentro di noi, forse abbiamo bisogno di esaminarci più a fondo, di autoconfrontarciun pò più a lungo in tutta tranquillità e limitandoci ad “essere”.

Se siamo inconsapevoli per la maggior parte del tempo di ciò che facciamo e non siamo particolarmente soddisfatti  di come si svolge la nostra vita, forse è il momento di prestare maggiore attenzione, di essere più presenti a noi stessi, di valutare le nostre scelte e le loro conseguenze nel futuro.

Bambini ed autostima

ll termine autostima viene dal verbo latino “aestimare”, che corrisponde a “determinare il valore di”, ma anche “avere un’opinione su”. In sostanza può essere definita come il valore che si attribuisce a sé come persona e corrisponde alla considerazione che ha un individuo di se stesso.

Possedere una buona  autostima significa avere una sana considerazione di sè : valutarsi  in modo positivo conoscendo i punti di forza e  migliorando le proprie aree di debolezza ed infine avere la capacità  di perdonarsi in caso di fallimento.

John Bowlby nel suo libro “Una base sicura” evidenziava quanto fossero importanti i legami di attaccamento nella prima infanzia, il tempo che i genitori passano insieme al figlio, ma anche le emozioni che accompagnano ogni loro gesto. L’autostima si costruisce passo dopo passo a partire dai primi giorni di vita di un bambino. E’ possibile promuovere al meglio l’autostima nei bambini attuando comportamenti positivi quali:  ascoltare e prendere atto dei pensieri e dei sentimenti dei propri figli; costruire situazioni che aiutano i propri figli a sperimentare vissuti di successo; rafforzare nei propri figli la convinzione di essere capaci e degni di affetto; rivolgersi al bambino usando un atteggiamento positivo e di rispetto. Insegnare al bambino il dialogo e a parlare delle proprie emozioni. Fondamentale anche creare delle regole e dei limiti , adeguate al livello del bambino,  rispettate da tutta la famiglia. Avere aspettative adeguate all’età e alla maturità dei figli riconoscendo  e rispettandone l’individualità ; incoraggiare  il pensiero autonomo, l’espressione delle loro idee e opinioni, anche se in contrasto con le vostre sono alcune delle azioni che ogni buon genitore dovrebbe intraprendere.

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Purtroppo, sebbene la qualità delle relazioni primarie sia di fondamentale importanza, non basta a garantire la sicurezza e la stima di sè in età adulta in quanto l’immagine che ciascuno ha di se è soggetta a mutazioni.  La formazione dell’autostima può essere analizzata pensando al divario tra Sé percepito e Sé ideale. Il Sé percepito equivale al concetto di sé, alla conoscenza di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti o assenti; mentre il Sé ideale è l’immagine della persona che ci piacerebbe essere. Quindi, i problemi legati all’autostima nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé percepito.

Attualmente, la letteratura scientifica è abbastanza concorde nell’affermare che l’autostima è una componente di natura multidimensionale. L’autostima si evolve negli svariati contesti in cui l’individuo si trova ad interagire fin dall’infanzia, che contribuiscono a formare le varie dimensioni dell’autostima: nelle relazioni interpersonali, nella competenza sul controllo dell’ambiente, nell’emotività,nel successo scolastico, nella vita familiare, nel vissuto corporeo. Tali contesti sono parzialmente sovrapposti e collegati: ognuno da vita ad un aspetto dell’autostima ed insieme danno vita al senso generale d’autostima dell’individuo.