La metamorfosi in psico oncologia

Metamorfosi oncologiche

C’è una differenza sostanziale tra le metamorfosi del differenziamento cellulare e le metamorfosi anomale delle cellule neoplastiche. Queste sono dette fuorilegge perché non seguono più il destino normale delle cellule in cui avviene una mutazione. Le cellule neoplastiche si differenziano sempre di più mutando di continuo i loro antigeni di membrana e traendo in inganno il sistema immunitario che tenderebbe ad identificarle ed eliminarle.

Metamorfosi chirurgiche

Non si rinuncia mai volentieri ad una parte di sé, anche se malata. Ricordiamo di quando da bambini volevamo conservare i dentini, o un operato di calcoli li vuole vedere in un bicchierino… A seguito di un intervento chirurgico per eliminare le cellule patologiche possiamo trovarci di fronte a trasformazioni in cui il chirurgo oltre ad aver prodotto una mutilazione ha inventato nuove condizioni anatomo-funzionali come può accadere in una laringectomia o una colonstomia ad esempio. Oppure l’amputazione di un arto o l’eliminazione di un seno o di una parte di questo.

Metamorfosi psichiche

Le trasformazioni dovute alla malattia creano una modificazione della body image ed il riapprendimento di funzioni del corpo. Questo cambia notevolmente la propria condizione sperimentale sui rapporti tra corpo e mente. Il vissuto di una trasformazione chirurgica è sempre dolorosa. In un modello psicoanalitico è riconducibile alle tematiche della castrazione e del lutto. Dopo l’intervento il paziente cerca, rispecchiandosi nello sguardo dei curanti e dei familiari, o in uno specchio vero e proprio, la consueta immagine di sé, un’immagine che teme mutata. Quello che scopre è un  nuovo organo o la mancanza o amputazione di questo e lo vive come un corpo estraneo o una assenza. Il paziente ne resta spaesato, come se la mente non si sente più di casa del corpo.

Riflessioni da “Metamorfosi e cancro”

di Nesci e Poliseno miei docenti e “mentori” durante i corsi di psico-oncologia presso Università Cattolica del Sacro Cuore Roma ormai 20 anni fa.

In 50.000 alla Race for the cure di Roma

Solidarietà e prevenzione le parole simbolo di questa manifestazione che in concreto ha visto 50,000 persone che hanno creduto e sostenuto questo progetto che si rinnova da ben 23 anni grazie all’entusiasmo del Prof. Riccardo Masetti, le fantastiche donne in rosa, i volontari, le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rossana Banfi con la perfetta organizzazione di Komen Italia.

Grazie anche a vecchi e nuovi amici tra i partner ed istituzioni che si sono resi disponibili per la buona riuscita di questo fine settimana intenso iniziato giovedì scorso. 1500 prestazioni effettuate a scopo preventivo e numerosi momenti ludici per adulti e bambini, senza dimenticare il ricco elenco di conferenze ed incontri tematici.

La Race for the Cure è finalmente tornata e oggi ha battuto il record più importante, quello del ritorno alla normalità.


Per gli amici di altre zone d’Italia questi i prossimi appuntamenti:
Bari 13 – 15 maggio
Napoli 20 – 22 maggio
Bologna 16 – 18 settembre
Brescia 23 – 25 settembre
Matera 30 settembre – 2 ottobre
e in Abruzzo grazie al Comitato di Pescara 7 – 9 ottobre

Una “sigla” per le donne in rosa alla Race for the cure

Inaugurato ieri al Circo Massimo il villaggio della Komen Italia per la prevenzione con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative.   (ve ne ho parlato qui: https://emanuelascanupsicologa.com/2022/05/03/il-villaggio-della-prevenzione-by-komen-italia/) Il villaggio sarà attivo fino all’8 maggio con il tradizionale appuntamento con la Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo per la lotta ai tumori del seno che attraverserà, oltre Roma,  6 città italiane: Bari, Napoli, Bologna, Brescia, Matera, e Pescara. con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative.  

l’inaugurazione di ieri al circo massimo

Quest’anno la “Race for the Cure” avra’ una sigla musicale “La nostra amica sempre”, canzone “donata” da un artista attiva sul fronte delle donne: Giovanna Gattuso, singer-songwriter, performer, Vocal coach e pluri premiata ai Los Angeles Music Award come autrice ed interprete.

Giovanna Gattuso con il Prof. Masetti Presidente della Komen Italia

Giovanna arriva a Roma da Los Angeles quattro anni fa e motivata dalle tematiche femminili entra a far parte dell’associazione Fidapa BPW sezione Roma.  Nel breve forma un coro non professionale nella sua sezione ed e’ proprio grazie all’incontro con questa realta’ che decide di  scrivere canzoni a sostegno e supporto delle donne.   

Giovanna Gattuso con la madrina della manifestazione Rossana Banfi

Ed e’ proprio durante la manifestazione del 2021 che Giovanna incontra il Professor Riccardo Masetti, direttore del Centro integrato di senologia  all’Universita’ Cattolica – Policlinico Genelli di Roma e presidente della Komen Italia per la lotta ai tumori al seno che organizza la Race for the Cure, che decide di donare alla manifestazione la canzone.  

“E quando incontri qualcuno che ti prende per mano ti porta per mano in un mondo migliore …” dice la canzone.  Un inno all’amicizia, la condivisione ed il supporto reciproco. Ed e’ infatti nel ritornello: “sei tu, sei tu….”, il significato profondo dell’essere uniti/e in manifestazioni fondamentali per la ricerca come la Race for the cure.  

E poi l’invito dell’organizzazione a Giovanna Gattuso di formare un coro per le donne in rosa del Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in oncologia.

Stress, emozioni e malattia

Spesso viene fatta una distinzione tra malattie somatiche e malattie psicosomatiche. I supposti determinanti delle prime sarebbero agenti fisici o biologici, mentre per le seconde entrerebbero in gioco cause di tipo emozionale. In realtà dagli studi sullo stress appare chiaro che “stressor” di varia natura  (fisica, biologico, psicosociale) possano direttamente o attraverso una mediazione emozionale, influenzare il terreno biologico sul quale si inserisce la malattia. Alcune malattie possono ancora oggi essere considerate come prodotte da un’unica causa, ma nella maggior parte la causa è multifattoriale. Anche nel caso in cui un agente patogeno appare strettamente connesso ad una particolare malattia, è possibile individuare una serie di concause dotate di potere patogeno a livello biologico.

Ogni malattia dove sia individuabile un agente patogeno principale, infatti può essere vista come la risultante di due fattori: l’aggressività dell’agente patogeno da un lato e le condizioni dei sistemi biologici di difesa (il terreno) dall’altro.

Lo sviluppo e il decorso della malattia somatica dipendono dal reciproco equilibrio di questi due fattori. Un sistema di difese particolarmente efficiente può compensare una esposizione a un agente patogeno particolarmente aggressivo, mentre un agente generalmente innocuo può scatenare una malattia in condizioni di deficit delle difese biologiche.

 E’ stato calcolato che in un soggetto normale avvengono usualmente delle mutazioni cellulari di tipo tumorale; in condizioni fisiologiche tuttavia, queste cellule vengono eliminate dall’organismo dalle difese immunitarie (teoria della immunosorveglianza). In condizioni di depressione del sistema immunitario per ragioni di varia natura, tra cui condizioni di stress patologico, il ritmo della mitosi cellulare supera la capacità di controllo e si può avere lo sviluppo di un tumore. Per determinare la suscettibilità alla malattia vengono considerati i tre sistemi biologici: il sistema endocrino, il sistema nervoso vegetativo ed il sistema immunitario-

Liberamente tratto da Stress, emozioni, malattia (introduzione alla medicina psicosomatica)di Paolo Pancheri edizioni scientifiche e tecniche Mondadori

Un male curabile di Umberto Veronesi

Edito da Mondadori è un libro “vecchiotto”, ma ancora molto attuale. Spiega in modo semplice e diretto tutto ciò che concerne una delle malattie più temute del secolo. Tra gli argomenti trattati: la lotta contro i tumori al seno ed i melanomi, i pericoli del fumo, l’importanza della prevenzione, le terapie alternative.

“…per capire come mai il tumore sia così diffuso si ricordi che le probabilità del suo insorgere crescono con l’avanzare dell’età. E poiché l’uomo d’oggi vive più a lungo il numero delle persone colpite risulta più elevato. La correlazione tra età e tumori è tale che se vivessimo oltre i 100 anni il tasso di mortalità per tumore salirebbe al 50% e se per ipotesi vivessimo ancora più a lungo probabilmente moriremmo tutti di tumore…”

Queste tra le considerazioni iniziali del Prof. Veronesi che affronta poi gli importanti aspetti della prevenzione ed anticipa il tema delle terapie “alternative” oggi definite complementari a riprova della grandezza del personaggio così aperto alle innovazioni e con una visione d’insieme del problema e della persona. Tratta anche del pericolo di affidarsi a “santoni” e “stregoni”, poiché si è molto vulnerabili se il problema riguarda noi, nostra madre o nostro figlio. Accettare una mastectomia, o l’amputazione di un arto è davvero difficile e se viene proposta un’alternativa meno drastica siamo tentati di provare, ma alcune persone approfittano di questo dolore e vulnerabilità a scopo di lucro.

 “ E’ vero che la medicina ufficiale ha talvolta ostacolato  idee nuove e brillanti, ma i contrasti che sorgono all’interno del mondo scientifico non giustificano, specie nella cura del cancro, la diffusione di metodi antiscientifici, o per lo meno ascientifici…” sostiene il professore.

 L’ultimo capitolo del libro s’intitola “Dieci piccoli comandamenti” e rappresenta un decalogo di prevenzione formulato coinvolgendo  un gruppo di ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo ancora attuale a riprova che le buone pratiche non passano mai di moda.

Edizioni Mondadori a cura di Guido Quaranta 1995

Argomento del mese di maggio: Il tumore non è il male del secolo

Alla luce della recente pandemia definire ancora il tumore il male del secolo sembra davvero riduttivo. Lo diventa ancora di più se consideriamo il fatto che abbiamo testimonianze inequivocabili della cultura assira, babilonese o egizia in cui si cercavano mezzi per curarlo. Prove che  Atossa, la figlia del Re di Persia vissuta 500 anni prima di Cristo era affetta da tumore al seno, ed ancora prima un dinosauro affetto da tumore alle ossa come documenta il suo scheletro al Museo di storia naturale di Londra.*

E’ anche tristemente vero che malgrado le conoscenze scientifiche e la prevenzione il tasso di mortalità è ancora davvero alto. Alcune cellule impazziscono, dimenticano quale era il loro ruolo, ritornano ad una situazione embrionaria ed iniziano a proliferare e disseminarsi e per noi è l‘inizio del baratro. Una diagnosi di tumore fa paura. Tumore uguale sofferenza e morte difficile non avere questi pensieri anche se non abbiamo avuto esperienza diretta nella nostra famiglia. La morte è un argomento tabù anche se come diceva mia madre: è l’unica cosa giusta perché arriva per tutti. Ovvero è qualcosa che riguarda tutti da vicino, ma di cui non vogliamo neanche sentire parlare. Non siamo capaci di affrontarlo senza paure e senza difese.

Non sta a me elencare le cause principali che causano o con – causano l’insorgenza di un tumore, ma sicuramente sistemi di vita ed alimentazione sregolata non aiutano. Anche lo stress della vita moderna ci rema contro come evidenziano i più recenti studi tra i rapporti tra corpo e mente, il somatico e lo psichico, i vissuti/comportamenti e relazioni biologiche/malattia.

La prevenzione rimane sempre il nostro miglior alleato, ma se ci capita da essere investiti da una cosa così spaventosa come reagiamo? A cosa possiamo attaccarci per non rimanere sconfitti? Ci sono terapie che ci possono sostenere oltre che curare? Come si può aiutare la famiglia? Come si può rendere il meno traumatico possibile un evento o una perdita per i bambini?

Liberarsi dal dolore fisico e psicologico è possibile? Il dolore acuto o cronico che sia è inumano, la sopportazione oltre i limiti di sopportazione è degradante, perché prima la persona della dignità. I nuovi strumenti a disposizione nella terapia del dolore ci danno speranze per il futuro.***

Questo è l’argomento del mese di maggio. Un argomento difficile, ma di cui è giusto parlare, perché a volte si ha anche paura a fare domande. Cercherò di rispondere anche ai vostri quesiti, se ce ne saranno, con uno sguardo di speranza che non guasta mai!

*da Un male curabile (Umberto Veronesi)

**da Stress , emozioni e malattia (Paolo Pancheri)

***da Liberi dal dolore (Cesare Bonezzi)

La psico-nutrizione ti cambia la vita

Problemi grandi non hanno soluzioni semplici. Nel caso di sovrappeso o di obesità il sogno è quello di mangiare quello che si vuole senza ingrassare. L’approccio verso queste problematiche prevede una visione molto ampia poiché il problema è oltre l’aumento di peso e la gola e riguarda il corpo, ma principalmente la nostra testa.

La psico nutrizione è una scienza che si occupa del rapporto tra cibo e mente. Da una parte vengono presi in esame gli aspetti strettamente nutrizionali che comprendono la conoscenza dei principi alimentari di base, i corretti accoppiamenti alimentari e quindi un’educazione al riguardo. Dalle scelte da fare al supermercato, ai prodotti a km 0 fino alle modalità per cucinare mantenendo intatte le caratteristiche organolettiche degli alimenti.

Dall’altra parte tutto l’immenso mondo che riguarda gli aspetti emotivi che girano attorno al cibo ed indaga i primi momenti di interazione con la madre o la persona che si occupava dell’alimentazione, fino ai riti sociali ed i significati che culture diverse danno al cibo.

Nel mio caso mi occupo di questo da oltre venti anni, prima esclusivamente come psicologo che si occupa di disordini alimentari (sovrappeso in particolare) ed in seguito come coach alimentare in modo da avere gli strumenti per dare tante indicazioni pratiche ai miei pazienti.

Molto importante la collaborazione con il medico di base ed una nutrizionista, in caso di prescrizione dietetica, un grande alleato può essere anche il personal trainer perché una duratura perdita di peso dipende anche dall’attività fisica.

L’approccio alla perdita di peso è quindi sempre un approccio integrato che prende in esame la persona nella sua interezza: fisica, psichica e nutrizionale. Molto importante è indagare la modalità di consumazione del cibo, come viene scelto e come viene preparato, ma anche se si mangia da soli o in compagnia.

L’aumento di peso non avviene in pochi giorni o in pochi mesi, spesso viene da anni di abitudini errate: ricette di famiglia, vita disordinata, ma anche aver imparato l’aspetto consolatorio del cibo se stanchi, stressati o arrabbiati.

Quindi la vera difficoltà sta nel dover cambiare alcuni schemi mentali e sostituirli con altri ottimali per una buona qualità della vita. Quindi il ruolo dello psicologo è importante non solo nell’aspetto del disturbo dell’alimentazione, ma anche riguardo l’ansia derivata dal dover seguire una dieta o rispetto ai ripetuti insuccessi precedenti, il vissuto della propria immagine corporea e le resistenze al cambiamento.

E’ importante un’educazione alimentare di base, la pianificazione di risultati a breve e lungo termine, apprendere la consapevolezza dei propri comportamenti non solo riguardo al cibo. Imparare a reagire in modo adattivo alle emozioni, riconoscere il senso di sazietà e le azioni che si compiono per noia, per rabbia, per stanchezza o semplicemente perché si è innescato il pilota automatico!

Quante volte hai pensato di non essere abbastanza?

Per riflettere…

Forse ti hanno insegnato che amore ed accettazione dipendono da ciò che fai e dai risultati che raggiungi, ma non da ciò che sei! Per questo ti frana sempre la terra da sotto i piedi e non trovi pace. Non sei mai abbastanza bravo, bello, magro, capace, intelligente…

Ti manca sempre qualcosa… smetti una buona volta di dover dimostrare agli altri il tuo valore arrancando ogni istante della tua vita in obiettivi sempre più irraggiungibili e guardati attorno. Sicuramente hai vicino qualcuno che ti apprezza per ciò che sei. Lì è la tua pace non allontanarti!

MINDFULNESS: cosa non è

Pratica “di moda” che si presta a varie interpretazioni non sempre accettabili. In questo mese ho trattato questo argomento attraverso varie angolazioni e forse è il momento anche per sottolineare cosa non è!

La prima cosa che non è: una tecnica di rilassamento. Con il relax non centra nulla perché significa consapevolezza e la consapevolezza è attiva. Non serve a svuotare la mente bensì a renderla consapevole anche di quelle parti di noi che non vorremmo vedere: disagi, emozioni, dolori, paure. Non porta ad alcun tipo di tranche e se vi addormentate nella pratica evidentemente non avete capito affatto come funziona. Non garantisce essere più buoni e tolleranti: il senso critico viene anzi aumentato. Non garantisce il benessere psicofisico, ma serve a venire a contatto con noi stessi anche con quelle parti che ci disturbano quindi non possiamo pensare ad una sorta di SPA emozionale. Non serve incenso, un tappeto morbido e suoni specifici per praticarla.

Non ci fa vedere solo le cose positive, ma ci fa venire a patti anche con quelle parti di noi che siamo tentati di respingere facendole divenire occasioni di crescita. Sembra quasi un controsenso venire a contatto con disagio e sofferenza a cui dobbiamo dare attenzione e che in genere si cerca di nascondere facendo finta che non ci siano. Lo facciamo da una vita  respingiamo i pensieri negativi e ci tuffiamo in emozioni che li camuffano, ma non li cancellano. Se impariamo a guardare in faccia quelle parti di noi che non ci piacciono o non amiamo sarà più semplice trovare opportunità creative per affrontarle che non l’evitamento.

Non è difficile anche se noi umani degli anni 2000 abbiamo imparato a renderci le cose talmente difficili che non riusciamo a vedere le cose semplici di fronte a noi. Prestare attenzione è la parola d’ordine per cogliere tutte quelle esperienze che nella distrazione non avremmo capacità di vedere. In una giornata abbiamo moltissime occasioni per vivere a pieno la nostra vita, ma siamo troppo occupati a fare cose e non ascoltiamo le nostre esigenze (ci sembrano una perdita di tempo) di conseguenza non cogliamo le opportunità che la vita ci mette di fronte.

Mindful per bambini ed adolescenti al momento attuale

Il recente decennio ha visto un’impennata nell’uso di interventi che insegnano abilità di mindfulness per promuovere la salute e il benessere psicologico. La mindfulness è un modo particolare di prestare attenzione, descritto da Kabat-Zinn (2003, p. 145), come “la consapevolezza che emerge attraverso il prestare attenzione di proposito, nel momento presente e senza giudizio allo svolgersi dell’esperienza”.

Gli approcci predominanti basati sulla mindfulness includono MBSR (mindfulness-based stress reduction), MBCT (mindfulness-based cognitive therapy), DBT (dialectic behavior therapy), e ACT (acceptance and commitment therapy).

Fondamentale per questi approcci è un focus sullo sviluppo della consapevolezza; tuttavia i metodi per insegnare le abilità di consapevolezza variano. MBSR e MBCT usano pratiche regolari di meditazione per sviluppare le abilità di mindfulness, mentre la DBT insegna tecniche di mindfulness descritte come “versioni psicologiche e comportamentali delle abilità di meditazione”.

 I progressi nella mindfulness

Sebbene gli interventi basati sulla mindfulness siano in uso da più di 20 anni, è solo recentemente che la mindfulness è stata esaminata come un intervento psicologico, con sforzi per stabilire un consenso sulla definizione operativa, gli elementi e i processi coinvolti (Bishop et al. 2004; Shapiro et al. 2006).

Inoltre, ci sono stati concomitanti progressi nello sviluppo di strumenti per misurare gli aspetti della mindfulness, che è un’ovvia necessità per la ricerca empirica (Baer et al. 2006; Feldman et al. 2007).

Il processo della piena attenzione

Tre elementi primari sono stati proposti come componenti del processo di mindfulness: atteggiamento, attenzione e intenzione (Shapiro et al. 2006).

La pratica della Mindfulness si basa sul non giudizio, l’accettazione, la fiducia, la pazienza, il non sforzarsi, la curiosità e la gentilezza. (Bishop et al. 2004; Kabat- Zinn 1990; Shapiro et al. 2006).

Applicazioni cliniche

C’è una crescita significativa e continua nella ricerca empirica che indaga l’efficacia degli interventi MBSR e MBCT con popolazioni adulte cliniche e non cliniche. Gli studi clinici di MBSR con gli adulti includono la gestione del dolore cronico, lo stress, l’ansia, la psoriasi, i disturbi alimentari, la fibromialgia, l’abuso di sostanze e i pazienti oncologici (Baer 2003; Bishop 2002; Grossman et al. 2004; Ivanovski and Malhi 2007; Shigaki et al. 2006).

MBCT è stato inizialmente sviluppato come un approccio per prevenire le ricadute nella depressione (Segal et al. 2002; Teasdale et al. 2000), anche se ora è stato adattato per trattare il disturbo d’ansia generalizzato (Evans et al. 2007), i disturbi dell’umore (Ree and Craigie 2007), e con i malati di cancro e chi li assiste (Foley et al. 2007).

Alcuni studi su bambini ed adolescenti

Napoli et al. (2005) riportano uno studio controllato randomizzato, con 228 studenti  dalla prima alla terza elementare, partecipanti all’intervento Attention Academy Program (AAP), con dodici sessioni di 45 minuti in 24 settimane.

L’AAP includeva meditazioni di mindfulness da seduti, movimento e scansione del corpo, esercizi di rilassamento, facilitati da istruttori di mindfulness esperti. Miglioramenti significativi sono stati riportati nelle misure post-trattamento di ansia, attenzione e abilità sociali.

Saltzman and Goldin (2008) riportano un intervento MBSR modificato di 8 settimane con un campione non clinico di 31 bambini. Lo studio includeva un gruppo di controllo. L’analisi preliminare ha indicato miglioramenti per i bambini nell’attenzione, nella reattività emotiva e in alcune aree della meta-cognizione, sulla base di evidenze riportate dai genitori e su misure oggettive di attenzione.

Campioni clinici

Bootzin and Stevens (2005) riportano l’uso dell’MBSR in un intervento di 6 settimane con 55 adolescenti (13-19 anni) che avevano ricevuto un trattamento per abuso di sostanze e che presentavano problemi di sonno. La componente MBSR (cinque delle sei sessioni) includeva istruzioni per la pratica della meditazione a casa. Altri componenti includevano la terapia cognitiva, l’educazione all’igiene del sonno, l’esposizione alla luce e le istruzioni per il controllo degli stimoli.

Gli autori hanno riportato riduzioni significative nella sonnolenza auto-riferita, nella preoccupazione e nel disagio circa la salute mentale  e miglioramenti significativi negli aspetti della qualità del sonno.

Campioni non clinici

In uno studio sulle tecniche di meditazione mindfulness (non identificate come MBSR), Beauchemin et al. (2008) hanno condotto un intervento  di meditazione mindfulness con 34 studenti volontari con difficoltà di apprendimento (età 13-18 anni) in un ambiente scolastico.

Gli insegnanti, in classe, hanno condotto 5-10 minuti di mindfulness ogni giorno per 5 settimane. L’ansia autovalutata, le abilità sociali e i risultati accademici hanno tutti mostrato differenze significative dopo il test, riportando dei miglioramenti significativi rispetto al gruppo di controllo, che non aveva preso parte alle sessioni di meditazione.

Discussione

Gli studi inclusi nella revisione rappresentano un lavoro pionieristico: forniscono una base per la fattibilità e l’accettabilità degli approcci basati sulla mindfulness con bambini e adolescenti.

Tuttavia, l’attuale ricerca è limitata dalla mancanza di prove empiriche sull’efficacia degli interventi. In generale, le metodologie e il disegno degli studi erano deboli (piccoli campioni, la maggior parte mancava di gruppi di controllo), limitando la successiva analisi dei dati e precludendo l’attribuzione della causalità o la generalizzazione dei risultati al di fuori dei contesti di intervento.

Considerazioni future

L’avanzamento della ricerca empirica è vitale, poiché è chiaro che la popolarità degli approcci basati sulla mindfulness è in aumento in tutti i gruppi di età, compresi i bambini e gli adolescenti, nonostante l’assenza di prove empiriche dell’efficacia di questi interventi con le popolazioni più giovani.

Ora, con una ragionevole base di supporto per la fattibilità e l’accettabilità degli interventi basati sulla mindfulness con i bambini e gli adolescenti, è tempo di intraprendere un percorso più rigoroso per raccogliere prove empiriche sull’efficacia di questi interventi in popolazioni così specifiche.

Liberamente tradotto e adattato.

Fonte: Formazione Continua in Psicologia che ringrazio per i puntuali aggiornamenti professionali

da: Burke, C. A. (2010). Mindfulness-based approaches with children and adolescents: A preliminary review of current research in an emergent field. Journal of child and family studies19(2), 133-144. https://www. researchgate.net/ publication/330358657 _Mindfulness-Based_Approaches _with_Children_and_Adolescents_ A_Preliminary_Review_of_Current_ Research_in_an_Emergent_Field