Quaderno di crescita personale 5/empatia

Cari amici buon venerdì! Sono già alcuni giorni che state compilando il vostro diario per la crescita personale ed abbiamo già scandagliato alcuni aspetti che ci riguardano. Come sta andando? Avete preso sul serio questo impegno? Qualsiasi sia la risposta avrete già imparato qualcosa di più su di voi ! (se avete iniziato con grinta e poi avete lasciato perdere, se avevate pensato di farlo e poi vi siete dimenticate, se vi era sembrata una cosa carina, ma poi vi siete fatti prendere da altro oppure se avete comprato un quadernino e lo state compilando diligentemente! Fatemelo sapere nei commenti o in privato se lo preferite!

Il percorso di consapevolezza è appena iniziato e vi aiuterà a scoprire sempre più cose di voi e a modificare gli aspetti della vostra vita che non vi soddisfano!

La parola di oggi è EMPATIA!

Quando parliamo di empatia ci riferiamo alla capacità di metterci nei panni dell’altro comprendendo cosa prova. Immagina di trovarti dalla parte del tuo interlocutore, come si sentirebbe ora? Comprendere il punto di vista dell’altro è importante ed evita molti fraintesi.

ESERCIZIO 1

Cerca innanzitutto di capire quali sono le persone con le quali ti capita di non essere particolarmente empatica e fai la tua lista!

Compagno

Figli

Genitori

Colleghi

Amici

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Esercizio 2

Prova a cambiare prospettiva ed immaginarti al loto posto. Prova a descrivere cosa provano quando sei arrabbiata.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Esercizio 3

Prova ad immaginarti più empatica…cosa cambierebbe?

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Quaderno di crescita personale 4/amicizia

La parola di oggi è AMICIZIA

Continuando il nostro percorso di consapevolezza apprestiamoci a mettere su carta le nostre riflessioni con l’obiettivo di conoscerci sempre meglio e comprendere le nostre azioni nell’ambiente in cui ci muoviamo. Oggi prenderemo in considerazione l’amicizia.

Secondo Wikipedia con il termine amicizia si indica un tipo di relazione interpersonale, accompagnata da sentimento di fedeltà reciproca tra due o più persone, caratterizzata da una carica emotiva.  In tutte le culture, l’amicizia viene percepita come un rapporto basato sul rispetto, la sincerità, la fiducia, la stima e la disponibilità reciproca.

Nella realtà comune sappiamo quanto siano importanti le relazioni specie con gli amici. Un antico detto dice che “chi trova un amico trova un tesoro” infatti la solitudine non fa bene a nessuno e poter contare su qualcuno fuori dalla tua famiglia che possa spronarti, accoglierti, darti un parere obiettivo è molto importante.

Certo non tutte le amicizie sono sullo stesso livello infatti abbiamo amici con cui fare shopping, andare a pranzo, fare le escursioni, condividere sogni e non sempre tutto ciò può essere rappresentato da un’unica figura. Attenzione ai falsi amici, quelli che in qualche modo approfittano di te: della tua disponibilità, della tua fiducia e a volte anche del tuo tempo o dei tuoi soldi! Fare “conoscenze” per qualcuno è più facile che per altri, ma attenzione l’amicizia è un’altra cosa! Non apritevi completamente se: non richiesto o se troppo richiesto e abbiate un atteggiamento non dico sospettoso, ma almeno attento verso chi entra nella vostra vita. Questo vi preserverà da molte delusioni o incomprensioni.

Se ti accorgi che hai accanto amicizie “interessate” allontanale elegantemente senza inutili sensi di colpa che fanno del male solo a te!

Esercizio 1:

Fai un elenco dei tuoi amici attuali e cerca di vedere quali sono le caratteristiche che vi accomunano, da quanto tempo vi conoscete ed il grado di amicizia che vi lega e segnatelo sul vostro diario.

L’amico perfetto non esiste poiché noi per primi abbiamo manie, difetti e stranezze varie e quindi in alcune occasioni bisogna essere tolleranti come gli amici lo sono con noi! Il nemico principale dell’amicizia sta invece nella pigrizia. Sì avete capito bene: verso quelli che ritenete i vostri migliori amici che attenzioni riservate? Li chiamate spesso? Condividete momenti insieme? Oppure è un po’ che non vi sentite con la scusa del tempo, del lavoro, le dimenticanze? Se gli amici meritano allora meritano anche il nostro tempo e quindi vi propongo:

Esercizio 2:

fai un elenco delle telefonate da fare ai tuoi amici e falle in un lasso limitato di tempo ovvero non rimandare a domani! VI RICORDO CHE L’AMICIZIA VA COLTIVATA!

Quaderno di crescita personale 2/energia

Sento spesso dire “sono stanca” questa affermazione ha una valenza fisica, ma anche emotiva. Spesso non siamo in grado di gestire al meglio le nostre risorse in termini di impegno fisico, mentale o emotivo.

Durante la giornata osservati e cerca di capire come utilizzi la tua energia. Quali attività ti danno l’adrenalina e quelle che ti spengono…naturalmente annotalo sul tuo diario questo accrescerà la conoscenza di te stesso!

Abbiamo parlato di come l’energia sia importante per affrontare tutti gli imprevisti della giornata e vi ho invitato a riconoscere le cose che vi danno energia cercando di utilizzare tutti i momenti possibili per la vostra “ricarica”.

Oggi invece vi dico di vedere se attorno a voi ci sono persone “tossiche” che risucchiano quelle importanti energie. Bisogna imparare a difendersi da tutti quelli che letteralmente vi “vomitano” addosso tutta la loro vita. Non fatevi prendere dalla sindrome della crocerossina, in breve tempo verrete sopraffatti da questo compito e non troverete una via di uscita prima di sentirvi svuotati!

Imparate a dire NO!

Non bisogna essere arroganti, ma un no deciso e gentile allontana certe pretese. Prospettategli attività rigeneranti o a rivolgersi ad un professionista, ma cercate di rimanerne fuori!

E se avete avuto un contatto negativo con certe persone ci sono tante tecniche per provare a riequilibrare le vostre energie a cominciare dallo Yoga, la Mindful, ma anche un massaggio o l’abbraccio del vostro migliore amico!

Descrivete sul vostro diario un momento in cui vi siete sentiti svuotati da qualcuno e poi provate ad affrontare diversamente una nuova situazione. Come vi siete sentiti? la nuova tecnica usata vi ha dato vantaggi?

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "IMPARA A DIFENDERTI DALLE PERSONE CHE TI SUCCHIANO ENERGIA! Emanuela Scanu PSICOLOGA"

Al prossimo appuntamento!

Quaderno di crescita personale 1/soddisfazione

Per chi non ha seguito i social in questi giorni ricordo che nel mese di luglio costruiremo insieme il quaderno di crescita personale.

Quando parliamo di crescita personale  ci riferiamo allo sviluppo dell’individuo nella sua totalità privata e sociale che va ad influenzare anche la sfera professionale. Per crescere sono necessarie due cose: sbagliare ed imparare.

Errori di valutazione, azioni inefficaci o dannose, risultati deludenti capitano a tutti, ma se c’è la volontà di cambiare o almeno comprendere cosa andrebbe modificato nell’approccio alla vita si potrà vivere il più serenamente possibile con se stessi ed il mondo circostante.

Ecco quindi il mio semplice contributo per permetterti di fare le giuste domande e imparare a guardarti dentro con metodo. Il tuo compito è acquistare un piccolo quaderno compilandolo giorno per giorno seguendo le indicazioni che ti darò. Puoi anche stampare e ritagliare i post oppure riprodurli con matite colorate o collage, perchè in fondo la crescita personale è anche un atto creativo per cui anche il vostro quaderno vi dovrà rappresentare!

Pronti a cominciare?

Ecco le prime domande da porsi a cui rispondere in modo onesto. Non fatelo di corsa. Pensateci bene durante la giornata e fate bene le vostre valutazioni:

Metti da 0 a 5 cuori se per nulla o molto soddisfatto

in base ai cuori assegnati cerca di comprendere qual’è il settore della tua vita che ti crea più disagio e che ha bisogno di un cambiamento.
una frase interessante su cui riflettere e se vuoi trascrivere o ritagliare sul tuo quaderno
trascrivi o ritaglia le domande e rispondi attentamente sul tuo quaderno

A domani sui social ed ogni 2-3 giorni qui sul blog!

Cambiare si può

I cambiamenti fanno paura, ma anche rimanere impantanati in una vita che non ci appartiene non è il massimo! La mia proposta per il mese di luglio è aiutarvi ad effettuare i primi piccoli cambiamenti necessari ad una svolta più importante. Ogni giorno sui social vi darò occasioni di riflessione per poter vivere la vostra vita con consapevolezza migliorando ciò che è possibile ed imparando ad accettare ciò che non è possibile modificare. A volte abbandonare la zona di confort può sembrare destabilizzante, ma se fatto per un fine che ne valga la pena diventa accettabile.

Il vostro compito è acquistare un quaderno che sarà vostro alleato e testimone del cambiamento da oggi in poi. Pronti a partire? Unico requisito essere onesti con se stessi.

Vi aspetto da domani per iniziare a compilare il vostro quaderno di crescita personale!

Sono pieno e mangio ancora…perché?

Perché sazietà e pienezza non sono la stessa cosa. Sottostanno a processi fisiologici diversi: uno riguarda un aspetto chimico e l’altro un aspetto meccanico!

Quando siamo sazi vuol dire che abbiamo appagato la fame ed i relativi bisogni del corpo in termini di  nutrienti ed energia ed in genere si raggiunge con cibi considerati sani dal nostro corpo. Può accadere invece di sentirci pieni, e non sazi, dopo aver mangiato alimenti che letteralmente si gonfiano nel nostro stomaco, ma da cui traiamo pochi elementi nutritivi adeguati. Accade perché ad un certo punto la distensione delle pareti dello stomaco aumenta per la presenza di cibo e la sensazione di pienezza varia tremendamente secondo il genere di alimento consumato. Ci sono occasioni in cui si supera il livello abituale di pienezza, come a Natale o eventi particolari dove ci si sente “autorizzati” a mangiare di più del necessario.

Per alcune persone la sensazione di pienezza deve essere raggiunta ad ogni pasto. Gran parte della nostra percezione del gusto e della pienezza ha origine dai ricordi e dalle esperienze passate. In alcune famiglie non c’era cibo sufficiente e alcuni hanno appreso che abbondare nelle porzioni  “di più è meglio” altri che non potevano accedere ad alcuni cibi perché severamente vietati in casa si rivolgono a quei cibi fino allo sfinimento.

Utilizzando la consapevolezza, e per questo un grande aiuto proviene dalla Mindful Eating, ci si può rendere conto che continuare a mangiare (che sia in un pasto a tavola o in piedi davanti alla credenza) spesso ha a che fare con altri problemi che non sono soltanto il desiderio di sentirti pieno. C’è la pressione sociale del gruppo, volere integrarsi nella festa, oppure cedere (più volte) all’incoraggiamento di prenderne ancora. Oppure puoi diventare consapevole di usare il cibo per ammazzare la noia o altre emozioni, se non addirittura per esprimere il tuo Sé ribelle. 

Notare questi pensieri abituali e queste abitudini può aiutarti a sintonizzarti e regolare la quantità corretta di cibo. E non esiste affatto un’unica risposta giusta. Un piccolo spuntino  ha senso se mangerai un pasto completo entro una o due ore; un pasto più pesante può   avere senso se sai che dovrà sostenerti fino a cena. Sintonizzandoti con la pienezza di stomaco, potrai avvertire meglio l’arrivo della pienezza  dopo ogni boccone, quindi puoi terminare i pasti sentendoti bene e non fastidiosamente pieno. Con il tempo apprenderai anche come certi alimenti hanno effetto sulle sensazioni di pienezza nel bene o nel male. Questa informazione ti permetterà di prendere decisioni più sagge su cosa mangiare, quanto e quando fermarti.

Ispirato da Jean Kristeller

Valutare o criticare? Il giudizio che fa male

Il giudizio è insito nella natura umana, ha una sua funzionalità che dalla notte dei tempi ad oggi ci ha permesso di adattarci. Giudichiamo costantemente anche quando questo porta a delle conseguenze con noi stessi e con le persone con cui ci relazioniamo. Astenersi dal giudizio è una pratica incoraggiata da tutte le discipline di derivazione orientale ed il non giudizio è uno dei sette pilastri della mindfulness.

Sembra che nella vita di noi occidentali il giudizio faccia da padrone nei nostri rapporti interpersonali anche quando “palesemente” ci fa star male.

Esistono persone pagate per decidere il valore di un immobile, un gioiello, il costo di una ristrutturazione. Professionisti che seguendo dei parametri stabiliti da un certo settore “monetizzano” oggetti o lavori e fin qui nulla da eccepire. Non ci sentiamo svalutati come persone se un perito valuta la nostra macchina o la nostra casa meno di quello che pensavamo anche se possono essere piene di ricordi ed emozioni poiché si riferiscono a prezzi di “mercato”.

Nel nostro quotidiano riceviamo comunque “valutazioni” non richieste e spesso inopportune specialmente se riguardano il nostro corpo. Essere troppo magro, troppo grasso, avere i brufoli, piedi o denti grossi spesso è fonte di commenti che sono vissuti sempre come critica.

Sei dimagrita, sei ingrassata, non mangi nulla? hai mangiato troppo…. Frasi dette spesso in modo spontaneo, ma che rivelano invidia e giudizio.

Chi ha problemi ad accettare il proprio corpo o parti di esso è molto suscettibile ai commenti che riceve. Vi faccio un esempio pratico: se una persona si percepisce grassa, indipendentemente se lo è o meno nella realtà, ed incontra nella sua giornata nove persone che le dicano quanto stia bene non le prenderà in considerazione, ma se arrivata alla sera ne arriva una che dice: ti sei ingrassata? Questo farà crollare tutto il suo mondo, poichè sarà la conferma ai suoi pensieri.

La gente spesso parla a vanvera, molte volte è cattiva. Ne fanno le spese le persone con scarsa autostima che faticano a prendersi in carico, a volersi bene ed accettarsi per quello che sono (alte, basse, magre, grasse, capaci o non capaci a fare qualcosa!!).

Per questo dovremmo fare attenzione al nostro atteggiamento giudicante che si inserisce come un pilota automatico sia che stiamo osservando persone in costume mentre siamo al mare sia se stiamo sorseggiando un aperitivo durante lo struscio! L’atteggiamento giudicante s’insinua anche in famiglia tra i coniugi o tra genitori e figli. Un figlio che si sente sempre valutato, è contemporaneamente svalutato, e potrà decidere di dare il massimo per avere la vostra approvazione o fare il minimo indispensabile, perché tanto non servirà a cambiare il giudizio dei grandi. Sarà difficile per lui confrontarsi in modo maturo nel mondo adulto, perché crederà di non essere mai abbastanza e il non impegno, e quindi il non risultato, lo confermerà!

Bisognerebbe impegnarsi a comprendere le conseguenze delle nostre parole o comportamenti e rieducarli sulla base dell’affetto e del rispetto verso un’altra persona. Certo ognuno ha il diritto di pensarla come vuole o avere le proprie opinioni, ma se non sono direttamente richieste magari a volte è meglio “trattenersi”.

Sembra quindi chiaro che un atteggiamento giudicante ha un effetto negativo sulle nostre relazioni. Dalle critiche all’arrabbiatura al non salutarsi più il passo è spesso breve! Imparate a focalizzarvi sui fatti senza giudicarli e senza giudicare chi la pensa diversamente da te.

Le emozioni possono fuorviarci se rimaniamo in un atteggiamento giudicante spesso siamo assaliti da una sensazione sgradevole, o farci sentire tristi o incompresi.

Rimanere fermi in posizione giudicante significa anche non imparare nulla di nuovo. L’incapacità di vedere con occhi diversi impedisce di trovare nuove soluzioni e quindi portare al cambiamento. 

Imparare il non giudizio è comunque possibile se applicato quotidianamente. Iniziamo ad osservarci riconoscendo i pensieri giudicanti e come si presentano, se riusciamo a descrivere i fatti reali (quelli percepibili dai nostri 5 sensi per essere precisi!), se riconosciamo le emozioni che ne derivano. Pronti a lavorare?

Nota bene: non sono i vestiti a starti stretti, ma persone e situazioni!

Quando si inizia ad ingrassare ci si preoccupa della lampo che non sale, dei pantaloni che non si chiudono e dei rotolini che si intravedono dalla maglietta, ma il motivo di preoccupazione dovrebbe andare in ben altra direzione. Ci sono situazioni e relazioni che “ci stanno strette” ancor prima degli abiti. Non è facile scappare in certi frangenti e la soluzione più semplice è quella di rifugiarsi nel cibo. Una soluzione apparentemente innocua che ci porta in una direzione ancora più difficile da gestire.

Alcune persone sono tossiche, ci tolgono energia, sono giudicanti. Spesso non si sa come rapportarcisi, a volte si è troppo arrendevoli. Quante volte dopo certe situazioni ci siamo detti: avrei potuto rispondere così, perché mi sono fatto mettere i piedi in testa, ancora una volta mi ha fregato? Situazioni in cui non si è riusciti a tenere testa a persone che in fondo non sono neanche buone per noi. E questo genera ansia perché non ci è piaciuto essere stati trattati “male” o “svalutati” e conflitto con noi stessi perché in fondo “è colpa nostra” se è successo.

Molte persone non sanno gestire questa ansia che sale e trovano conforto nel cibo. Ci sono ragioni lontane per cui il cibo diventa la panacea di tutti i mali. Dal primo momento di cibo/amore che riceviamo alla nascita, alla caramella che ci davano da bambini per dimenticare “la bua”, delusioni d’amore condivise con l’amica del cuore ed un gelato e via discorrendo.

E’ che il cibo è socialmente accettabile rispetto ad una droga, ma la funzione è la stessa così come le aree cerebrali predisposte ad accogliere le sensazioni di piacere che ne derivano.

Spesso ci si accorge che qualcosa non va dopo aver preso 18/20 kg ed è difficile far tornare indietro l’ago della bilancia così come cambiare alcuni comportamenti (leggi schemi mentali). Una paziente venne da me perché non riusciva a perdere peso. In effetti non riusciva a seguire nessuna dieta per l’ansia che la sovrastava. Nei suoi racconti sono emerse alcune “pecche” come quella di aver accettato di andare a vivere vicino alla suocera (molto giudicante) per amore del compagno, essersi proposta a risolvere situazioni della famiglia per essere accettata a considerata per poi finire per essere esausta, sfruttata ed anche umiliata!

Abbiamo dovuto lavorare sull’amore verso se stessa, sul giudizio, sul bisogno di essere accettata e sulla capacità di fare scelte buone per se stessa prima di poter portare a termine con successo una dieta. Spesso mi guardava e mi diceva: “ma possibile che me ne sono accorta dopo 4 anni e 20 kg?”

La verità è che ognuno ha i suoi tempi per capire ciò che non va ed avere il coraggio di affrontare una situazione vecchia con nuovi strumenti. Non per tutti è facile chiedere aiuto e a volte neanche le amiche ed i compagni sono sinceri quando ci dicono che stiamo bene salvo poi uscirsene un bel giorno dicendo: “ti sei ingrassata/o” e da lì crolla un muro. Perché solo allora ci si accorge che prima di stare stretti i vestiti ci stanno strette situazioni o persone. Ma forse quello che manca veramente è la cura e l’amore per noi stessi, quello che spesso chiamo “sano egoismo” e che tante persone faticano a comprendere se non quando è davvero tardi ed i danni avvenuti.

La metamorfosi in psico oncologia

Metamorfosi oncologiche

C’è una differenza sostanziale tra le metamorfosi del differenziamento cellulare e le metamorfosi anomale delle cellule neoplastiche. Queste sono dette fuorilegge perché non seguono più il destino normale delle cellule in cui avviene una mutazione. Le cellule neoplastiche si differenziano sempre di più mutando di continuo i loro antigeni di membrana e traendo in inganno il sistema immunitario che tenderebbe ad identificarle ed eliminarle.

Metamorfosi chirurgiche

Non si rinuncia mai volentieri ad una parte di sé, anche se malata. Ricordiamo di quando da bambini volevamo conservare i dentini, o un operato di calcoli li vuole vedere in un bicchierino… A seguito di un intervento chirurgico per eliminare le cellule patologiche possiamo trovarci di fronte a trasformazioni in cui il chirurgo oltre ad aver prodotto una mutilazione ha inventato nuove condizioni anatomo-funzionali come può accadere in una laringectomia o una colonstomia ad esempio. Oppure l’amputazione di un arto o l’eliminazione di un seno o di una parte di questo.

Metamorfosi psichiche

Le trasformazioni dovute alla malattia creano una modificazione della body image ed il riapprendimento di funzioni del corpo. Questo cambia notevolmente la propria condizione sperimentale sui rapporti tra corpo e mente. Il vissuto di una trasformazione chirurgica è sempre dolorosa. In un modello psicoanalitico è riconducibile alle tematiche della castrazione e del lutto. Dopo l’intervento il paziente cerca, rispecchiandosi nello sguardo dei curanti e dei familiari, o in uno specchio vero e proprio, la consueta immagine di sé, un’immagine che teme mutata. Quello che scopre è un  nuovo organo o la mancanza o amputazione di questo e lo vive come un corpo estraneo o una assenza. Il paziente ne resta spaesato, come se la mente non si sente più di casa del corpo.

Riflessioni da “Metamorfosi e cancro”

di Nesci e Poliseno miei docenti e “mentori” durante i corsi di psico-oncologia presso Università Cattolica del Sacro Cuore Roma ormai 20 anni fa.

In 50.000 alla Race for the cure di Roma

Solidarietà e prevenzione le parole simbolo di questa manifestazione che in concreto ha visto 50,000 persone che hanno creduto e sostenuto questo progetto che si rinnova da ben 23 anni grazie all’entusiasmo del Prof. Riccardo Masetti, le fantastiche donne in rosa, i volontari, le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rossana Banfi con la perfetta organizzazione di Komen Italia.

Grazie anche a vecchi e nuovi amici tra i partner ed istituzioni che si sono resi disponibili per la buona riuscita di questo fine settimana intenso iniziato giovedì scorso. 1500 prestazioni effettuate a scopo preventivo e numerosi momenti ludici per adulti e bambini, senza dimenticare il ricco elenco di conferenze ed incontri tematici.

La Race for the Cure è finalmente tornata e oggi ha battuto il record più importante, quello del ritorno alla normalità.


Per gli amici di altre zone d’Italia questi i prossimi appuntamenti:
Bari 13 – 15 maggio
Napoli 20 – 22 maggio
Bologna 16 – 18 settembre
Brescia 23 – 25 settembre
Matera 30 settembre – 2 ottobre
e in Abruzzo grazie al Comitato di Pescara 7 – 9 ottobre