Lo Psicologo: chi, dove, come, quando e perché!

Sempre più persone si rivolgono allo psicologo per problematiche di diversa intensità. La recente situazione creata dalla pandemia ha, almeno in parte, sdoganato i tabù verso la psicologia. Lo psicologo inizia ad essere visto non solo come colui che accoglie in caso di fragilità, ma anche il professionista che aiuta a promuovere le proprie capacità, comprendendole e sostenendole. Insomma un nuovo capitolo della psicologia che è volta sempre più al benessere e allo sviluppo personale in un mondo che cambia molto velocemente.

CHI è lo o psicologo

Rispetto ad altre discipline la storia della psicologia è molto recente e possiamo inquadrarla verso la metà dell’Ottocento. La figura dello psicologo è stata regolamentata nel 1989 con l’Istituzione del relativo Ordine Professionale. Il percorso di studi comprende una laurea quinquennale (3 anni di magistrale e 2 di specialistica) ed un anno di tirocinio pratico a cui segue un esame di stato che permette di esercitare in ambito pubblico o privato. Sono numerose le aree d’intervento (scuola, sport, famiglia, lavoro, clinico ecc.), ma lo scopo comune è quello di favorire il benessere della persona, coppia o gruppo.

Sono numerosi i momenti della vita in cui si può avere necessità di un supporto esterno per gestire difficoltà, ansie e paure: quando ci troviamo ad affrontare momenti di disagio, lutti, controversie familiari ed intergenerazionali, ma anche si vuole comprendere meglio se stessi, gestire e superare situazioni del passato per vivere con maggiore serenità nel futuro.

DOVE e COME: Gli strumenti dello psicologo

Colloquio clinico: si svolge solitamente lo stesso giorno ed alla stessa ora convenuta con cadenza settimanale. Nel primo colloquio, detto incontro conoscitivo, si comprendono le motivazioni ed i bisogni della persona al termine del quale si stabiliscono obiettivi e termini del percorso.

Somministrazione di test, oppure utilizzo di tecniche di rilassamento e/o momenti di psico educazione.

In base alla tipologia del percorso si potranno anche proporre dei “compiti” da fare a casa (compilazione di un diario ecc.) da portare all’incontro successivo.

I tempi “tecnici” dipendono dalla problematica da risolvere e dall’adesione al programma.

Recentemente è possibile utilizzare la tecnologia anche per effettuare interventi a distanza attraverso piattaforme dedicate in video conferenza è così possibile effettuare incontri da remoto, per chi è impossibilitato a raggiungere lo studio del professionista o per chi abita fuori sede.

QUANDO

Non necessariamente bisogna essere vittime di abusi o essere affetti da dipendenze per chiedere l’aiuto di uno psicologo, ma ogni qualvolta ci siano alterazioni del comportamento, sbalzi di umore persistenti, chiusura sociale. Fondamentale per una crescita personale, maggiore consapevolezza dei propri limiti e capacità, migliorare le interazioni sociali nella famiglia e nel lavoro. Liberarsi di ansie, paure o pesi emotivi che a volte si tramandano per generazioni.

PERCHE’

Scegliere di andare dallo psicologo è un atto già di per sé terapeutico, decidere di chiedere aiuto richiede coraggio ed è il primo passo per iniziare a prendersi cura di se stessi. Il tempo di ogni seduta (50/60 minuti) è un investimento per migliorarsi, per imparare a vedere le cose da angolazioni differenti e confrontarsi con un punto di vista alternativo al proprio e a quello del suo ambiente abituale. Fondamentale per raccontarsi, vedere i propri atteggiamenti e vivere le emozioni dandogli un nome.

Dieta gluten free? Solo se necessario

Dagli Stati Uniti continuiamo ad importare mode che spesso non hanno un senso come quella della dieta con cibi senza glutine. Viene “venduta” come dieta salutare ed efficace nella perdita di peso. Niente di più assurdo ed antiscientifico! La paladina della dieta priva di glutine è l’attrice Gwyneth Paltrow a riprova che chiunque, quindi non solo in Italia, si può improvvisare esperto in un settore solo perché si è fatto un’idea in proposito e può diffonderla impunito poiché famoso.

Innanzitutto chiariamo cosa sia il glutine, questa sostanza spaventosa e demonizzata senza senso, che non è altro che la proteina contenuta in frumento, orzo e segale. Togliere questo elemento significa privare i cibi di importanti costituenti della dieta. Eliminare dalla propria alimentazione, pane, pasta, pizza ed altri carboidrati significa privarsi anche di fibre, sali minerali ed altri componenti nutraceutici. Togliendo la “proteina” si elimina la “struttura/impalcatura” dell’alimento che va ricreata con sostanze grasse ed elementi chimici. Infatti  gli alimenti senza glutine sono molto più calorici poiché addizionati a grassi, hanno un indice saziante minore e maggiore indice glicemico! (quindi ne mangerete di più e fine dell’ideale effetto dimagrante). Dato non di poca importanza costano anche di più ed il sapore non è neanche lontanamente lo stesso!

Gli alimenti gluten free di origine industriale sono ricchi di additivi che possono creare anche alterazioni della funzionalità intestinale, pare che il microbiota non gradisca!!

Altra informazione errata al riguardo è che protegga dalle malattie cardiovascolari: anche questo non ha una base scientifica infatti sottraendo le fibre ed i micronutrienti dall’alimentazione il rischio di contrarre malattie cardiovascolari è più elevato!

L’allergia al glutine può svilupparsi in qualsiasi momento della vita e se avete frequentemente sintomi quali diarrea e gonfiore addominale chiedete al vostro medico prima di eliminare a caso gli alimenti.

Quindi un’alimentazione senza glutine deve essere seguita solo ed esclusivamente da chi ha una reale necessità. Non prendete per vero ogni parola detta in televisione o letta su internet, ma informatevi bene sugli argomenti che riguardano la vostra salute. Credetemi quelli che hanno il problema, specie se lo hanno sviluppato da piccoli, vedono con invidia il vostro piatto di pasta o la vostra pizza, perché la loro è solo una “brutta” copia quindi fate con coerenza le vostre scelte!

Non mangiare le emozioni vivile

Tutti noi abbiamo provato l’effetto coccola di alcuni cibi quando siamo stanchi o delusi. Per qualcuno l’effetto di tali cibi, che tecnicamente vanno a stimolare le endorfine (neurotrasmettitori che inducono uno stato di benessere!) diventa una vera propria dipendenza o dovremmo chiamarla fuga?

Generalmente si mangia quando si ha fame, ovvero quando il corpo finisce l’energia disponibile, ma si mangia anche solo per gola, quando si è in compagnia, perché ci hanno insegnato a non lasciare il cibo nel piatto, ma anche quando siamo soli, siamo tristi, delusi, arrabbiati.

La lista a questo punto potrebbe essere molto lunga, ma cosa hanno tutte queste motivazioni eliminando la prima? Che in effetti la maggior parte delle volte non si mangia per il motivo giusto. Il cibo rappresenta il conforto e la via di fuga per situazioni che non abbiamo voglia di affrontare.

Oltre l’aumento di peso e le malattie correlate in questo modo si va a rinforzare un comportamento davvero lesivo che si autoalimenta tra soddisfazione (momentanea e falsa) ed i sensi di colpa (terribilmente veri)

I sensi di colpa si accumulano come polvere sotto il tappeto ed i kg aumentano fino a quando diventa sempre più difficile perderli e alla fine ci si arrende perché ormai la montagna è invalicabile.

C’è un modo per non arrivare a questo punto? Sicuramente è imparare a riconoscere le emozioni e le situazioni che ci fanno stare male. Un valido aiuto è il diario alimentare (ve ne ho parlato in mille modi!)  con il quale non si tiene conto solo dei cibi introdotti, ma anche di quanto, cosa e quando abbiamo mangiato per comprendere tutto il contesto ed imparare ad agire sul contesto e le emozioni derivate, non sul cibo come si suol fare. Infatti andare a controllare il cibo , quando si mangia per soffocare un’emozione, comporta solo stress che genera altra voglia di mangiare quindi è un sacrificio assolutamente inutile.

Psicologicamente parlando il vivere un’emozione è molto importante perché ci insegna a comprendere molto di noi. Farsi “attraversare dall’emozione” (rabbia, paura, vergogna…) serve a diventare più consapevoli dei nostri limiti e difficoltà. E’ indispensabile per venire in contatto con la parte più profonda di noi, il rischio è di vivere una vita solo e sempre in superficie e questo rende continuamente attaccabili dalle persone e dalle situazioni che generano sfiducia. Ogni volta che si scappa, e ci si rifugia nel cibo, non solo prendiamo in giro noi stessi come gli struzzi fanno nascondendo la faccia sotto la sabbia, ma ci rende sempre più vulnerabili oltre che in sovrappeso.

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International Yoga Day 2021

Oggi si celebra la Giornata Internazionale dello Yoga. Una ricorrenza mondiale istituita ufficialmente dall’Onu nel 2014 su richiesta del governo indiano, nella persona del suo premier Narendra Modi, che durante la 69esima edizione dell’Assemblea delle Nazioni Unite con un discorso ne aveva chiesto il riconoscimento. Da allora 175 nazioni  hanno sponsorizzato l’iniziativa ed ogni anno vengono promossi numerosi eventi in ogni paese.

“…lo yoga è un dono inestimabile dell’antica tradizione indiana. La pratica dello Yoga incarna l’unità di mente e corpo, pensiero e azione, moderazione e appagamento, armonia tra uomo e natura, e l’unione tra il singolo individuo e l’infinito. Lo yoga non riguarda solo fare esercizio fisico, ma ci permette di scoprire noi stessi ed il fatto che siamo un tutt’uno con la natura e con il mondo.  Proprio l’unione con il tutto, e quindi con il pianeta e l’universo, dovrebbe spingere l’uomo ad un maggior rispetto di tutto ciò che lo circonda, e questa consapevolezza potrebbe aiutare a risolvere il problema del cambiamento climatico.”

Marendra Modi (leader indiano)

La Giornata Internazionale dello Yoga viene celebrata il 21 Giugno per numerosi motivi: nella tradizione indiana in questa data si celebra il Dakshinayana una sorta di porta/passaggio che si apre verso la seconda metà dell’anno ed è favorevole per le buone intenzioni, per piantare semi (anche quelli del cambiamento) e purificare il corpo. Sembra poi che questa sia la data in cui Shiva abbia iniziato a trasmettere i suoi insegnamenti come guru. Da noi in occidente è il solstizio d’estate in cui si raggiunge il maggior numero di ore di sole dell’anno.

Che tipo di fame hai?

La risposta dovrebbe essere scontata: mangio quando ho fame, ma nella realtà quante volte nella giornata mettiamo in bocca del cibo prima di aver sentito brontolare lo stomaco? Diversi tipi di fame possono portarci a mangiare, riconoscendoli potremo fare attenzione all’introduzione della quantità e della qualità del cibo.

Quando siamo a digiuno da varie ore il nostro corpo ci invia segnali per farci capire che l’energia immediatamente disponibile si è esaurita. Guardiamo l’orologio e sono le 13. Ora del pranzo. Se facciamo i calcoli magari abbiamo fatto colazione molto presto e non abbiamo avuto tempo di fare neanche uno spuntino. Effettivamente è ora di ricaricare il nostro corpo! Questa è la fame naturale o biologica. Se dovessimo darle una definizione è sicuramente il tipo di fame più “sana”.

A volte invece, anche se abbiamo mangiato da poco, basta un odore, un’immagine che possono scatenare la voglia di mangiare di nuovo. Avete fatto caso che a volte passando davanti una pasticceria o pizzeria si viene rapiti da una (spesso) irrefrenabile voglia di entrare e prendere qualcosa? Sono quelli che ho chiamato cibi invitanti perfettamente inutili alla nostra alimentazione, ma che ci attraggono perché coinvolgono il nostro olfatto o vista. Questo tipo di fame lo potremmo chiamare fame sensoriale.

Spesso è l’educazione che abbiamo ricevuto a governare i nostri comportamenti. Alcune persone pur avendo assecondato la fame biologica continuano a mangiare poiché gli hanno insegnato che “non bisogna lasciare nulla nel piatto”. In altri sono i pensieri a prendere il sopravvento del genere o tutto o nulla oppure niente pane e pasta. Oppure divento vegetariano così dimagrisco, le verdure non fanno ingrassare. Questa fame del pensiero è spesso governata da credenze errate e spesso deleterie per l’organismo.

Chi di noi non ha mai vissuto l’effetto consolatorio di alcuni cibi? Trovarsi con un barattolo di cioccolato in mano, perché delusi, stanchi o tristi rientra in quella che possiamo chiamare fame di emozioni. In effetti alcuni cibi come il cioccolato contengono sostanze che rilassano il nostro cervello. L’effetto calmante del cibo è però limitato per cui bisogna riconoscere questo tipo di fame poiché limitandosi a “mangiare le emozioni” l’unico effetto che avremo sarà quello di prendere peso, ma non risolverà i nostri problemi.

Puoi leggere questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu il link dalla home page di questo sito!

Dalla prova costume a settembre il passo è breve …con tanti sensi di colpa

Prepararsi all’estate con restrizioni alimentari, diete dell’ultima ora e (raramente) sedute sfibranti in palestra è frequente visto che in inverno, complice il clima, si tende a mettere su qualche chiletto. Durante l’estate però ci si lascia andare ai piaceri della tavola, si finisce per dimenticare lo sport, e ci si concede più di qualche sfizio. Risultato : a settembre si sono recuperati i kg persi per la prova costume!!

Stando a recenti indagini oltre il 30 per cento degli italiani adulti sono ingrassati durante l’estate. Tecnicamente ci vuole poco a rimettersi in carreggiata riprendendo ritmi più corretti con l’alimentazione ed un po’ di palestra o camminata quotidiana, ma per molti è più difficile che per altri.

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Quando non si riesce a dimagrire spesso non è il calcolo delle calorie che dobbiamo valutare, ma il nostro inconscio. Perché pur volendo dimagrire, pur percependola come priorità per noi in realtà si finisce con il barattolo della Nutella in mano? Perché questi biscotti sono così appetibili che da 1-2 si passa a finire tutta la scatola? Più spesso di quanto si creda ci portiamo dietro per anni problemi che condizionano il nostro stato d’animo e generano ansia e proprio l’atto del mangiare ci appare appagante, ma in realtà nasconde molte insidie.

Per perdere peso e non riacquistarlo nel tempo è molto importante comprendere cosa ci condiziona, quale è la causa del nostro malessere ed affrontarlo. Sostituire il mangiare errato con uno stile di vita più sano e soddisfacente e naturalmente lavorare sulla nostra autostima, sui punti di forza e sulle debolezze.

Insoddisfazione, paure, rabbia,  esperienze passate condizionano la nostra esistenza ed hanno un peso enorme sulla nostra vita. Spesso non vengono riconosciute alcune emozioni e vengono agite in modo errato. Questa sofferenza porta a cercare una sorta di ricompensa nel cibo e non ci sarà mai prova costume che tenga e ci riporti a settembre con tanti sensi di colpa e chili in più!

La realtà dell’apparenza dal mondo dei social alla realtà virtuale

Se volessimo caratterizzare la società del nostro tempo, almeno in minima parte, potremmo affermare che essa è vissuta dagli attori sociali che vivono al suo interno come un’immersione dentro mondi ubiqui: da un lato quello della realtà, dall’altro quello delle immagini. Questi mondi sembrano sempre più confondersi , nella loro continua e quotidiana intersecazione e tendono sempre più a confondersi e a distaccarsi allo stesso tempo, comportando una difficoltà di percezione inerente la definizione di realtà che soggettivamente dobbiamo avere, per poter agire in modo consapevole ed appropriato.

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In questa società fenomeni che sembravano acquisiti nella loro concretezza tendono a sfumare, a confondersi. Ciò porta gli attori sociali a ri-costruire le proprie visioni del mondo,  nella consapevolezza  però che esse saranno, comunque passeggere, relative ai diversi contesti in cui si vive ed agisce, in cui il passato vive con il presente formando catene elastiche. Ciò non riguarda solo i singoli individui, ma anche i gruppi sociali, dove il continuo movimento indotto dalle fusioni e dalle stabilizzazioni percepite e codificate porta  ad una strutturazione a cui segue una de-strutturazione in un sistema non lineare. In questo contesto la conoscenza non può che essere dinamica, mutante, ma anche stabile, dove i punti di riferimento cambiano continuamente.

Viviamo in una società caratterizzata dalla propria moderna liquidità che si concretizza sempre più in apparenza diventando paradossalmente sempre più materiale, dove oggetti, cose, situazioni che sembrano esistere solo per immagine una volta entrate nel nostro essere sociale mediante la visione si caratterizzano come reali. Sembra che non tutti siano in grado di captarle criticamente poiché mancano strumenti utili per questo tipo di conoscenza. Nel mondo virtuale le immagini vengono manipolate, costruite e trasmesse. La nostra immersione nel mondo delle apparenze le fa sembrare reali creando a volte delle spaccature, dei corti circuiti nell’apparato intellettivo personale e sociale.

 

Fonte: la realtà dell’apparenza edizioni Kappa 2015

 

Identità personale in un mondo che cambia: la personalità

Se il mondo è bello perché è vario lo è perché gli individui sono tanti e diversi e ad ognuno in base alla propria cultura ed esperienza  è permesso di fare scelte, considerazioni ed azioni.

Quando parliamo di personalità ci riferiamo al complesso insieme dei sistemi psicologici che contribuiscono all’unità e continuità della condotta sia come viene espressa sia come viene percepita dagli altri. L’individuo vede la propria personalità come un insieme di qualità ed inclinazioni che danno un senso alla propria identità ed unicità. Da parte dell’osservatore le caratteristiche individuali distinguono l’uno dall’altro, ma permettono anche di creare opinioni che vengono organizzate in credenze. Per lo scienziato la personalità è un insieme psicologico che emerge dalle interazioni dell’individuo con l’ambiente per cui si sviluppano gradualmente nel corso della vita.  Le persone sono agenti attivi che contribuiscono al loro sviluppo attraverso le loro scelte ed azioni determinando la natura delle loro esperienze e i tipi di persone che diventeranno. Le persone quindi contribuiscono attivamente allo sviluppo delle proprie capacità.

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Esistono anche i processi mentali in questa costruzione : convinzioni e criteri interni che regolano il comportamento. Emozioni e pensieri si influenzano reciprocamente dando il via a scelte e relative azioni. A volte sfuggono alla coscienza , ma alcune persone hanno grande consapevolezza e controllo delle proprie esperienze. Riflettere sul passato e le esperienze in atto permette di identificare contesti, relazioni ed opportunità  che contribuiscono a migliorare la regolazione  della vita sociale ed emotiva. Le interazioni sociali contribuiscono la base per la costruzione di un senso coerente di sé.  Riflettendo sulle proprie esperienze e condividendole con gli altri si sviluppano credenze relative alle proprie qualità personali  sia di quelle degli altri individui: naturalmente culture diverse generano convinzioni diverse.

Esistono una coerenza e continuità nella personalità che possono essere evidenziate solo analizzandole attraverso le azioni compiute nell’arco della vita. Le azioni  sono al servizio di obiettivi  tra cui quello di mantenere il senso d’identità personale. Le crisi personali, i cambiamenti della vita inducono le persone a cambiare ed adottare nuovi ruoli sociali  e professionali. Spesso sono una vera e propria sfida  per la coerenza al senso di continuità.  Mantenere la propria identità significa fare cambiamenti psicologici e la capacità di cambiare strategie  ed obiettivi  risulta avere una rilevanza adattiva importante  ai fini del funzionamento della personalità. Come dire: rimanere se stessi cambiando in continuazione.

“Dimagrire” un processo di cambiamento

Come ogni anno in questo periodo vi osservo alla ricerca dell’ultima dieta di moda che promette risultati fenomenali, di trattamenti estetici invasivi e disposte a spendere qualsiasi cifra pur di raggiugere l’obiettivo della linea perfetta. Spesso diventate  facile preda di pseudo professionisti senza scrupolo, poiché nessuno vi spiega la cosa più importante: capire perché si mangia male e di più.

Se non ci si ferma  sulle ragioni , più o meno note, dei vostri comportamenti alimentari  è inutile iniziare qualsiasi dieta, poiché dopo  un breve periodo si finirà per recuperare i kg faticosamente persi e si ritornerà alla linea di partenza, ma con tanta autostima in meno. Perdere peso ha poco a che fare con il calcolo delle calorie, ma molto con le vostre emozioni, con la vostra visione di noi stessi e della vostra autostima.

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Vi regalo le parole* di Elisa, obesa da molti anni, che questo cambiamento lo sta vivendo con fatica, ma con forza e fiducia poiché potrà essere utile a tanti di voi:

“Giorni fa ho provato una sensazione che non mi è mai appartenuta o che comunque non sentivo da moltissimo tempo… E’ stata strana, quasi surreale, la leggerezza che sentivo sia nella testa che nel corpo… Anche con addosso molti kili in più mi sono sentita sgonfia, più libera da qualcosa che quasi mi opprimeva…

Gli ultimi mesi non sono stati facili, anzi, potrei dire difficilissimi, e se adesso posso assaporare questa leggiadria è perché in questi anni ho intrapreso un percorso che mi ha spalancato gli occhi su varie situazioni, ma soprattutto nei riguardi di me stessa, di quella che io stessa vedevo come una pessima ed incapace persona, e che in realtà non lo è affatto… Questo cammino mi ha resa consapevole che molto spesso che le brutte cose che ci accadono non dipendono strettamente da noi ma da mille fattori esterni che, anche volendo, noi non potremmo modificare e/o cancellare… Invece possiamo modificare noi stessi e la nostra visione delle persone che siamo, e del mondo che ci circonda. Con occhi nuovi dovremmo cogliere opportunità o semplici insegnamenti senza permettere che ogni brutta cosa che ci capita ci possa mettere al tappeto o buttare giù tutti i mattoncini di autostima  (che ci siamo duramente conquistati), in un solo soffio di vento. Vedere con occhi nuovi non significa ridere dei brutti accadimenti o fregarsene, ma farsi forza ed andare avanti con la consapevolezza che di momenti altrettanto brutti ci saranno in tutta la nostra vita, succederanno anche contro il nostro volere, ma dovremmo essere capaci di cadere, piangere, urlare e poi rimettersi in piedi perché la vita è questa, piangere e soffrire ma anche gioire dei piccoli brandelli di felicità che il mondo ci offre e che purtroppo, forse presi un po’ troppo da noi stessi, o dalla vita frenetica di oggi, diamo per scontati e non riusciamo ad assaporarli. Adesso infatti posso assaporare questa leggerezza di spirito, di anima, e voglio impegnarmi nel farla durare il più a lungo possibile… Questa volta so che ce la farò, che raggiungerò il mio obiettivo, è lontano ancora, molto lontano, ma io ora lo vedo li che mi aspetta ed io adesso sono davvero pronta a prendere ciò che è mio e che merito!

*non ho effettuato alcuna correzione grammaticale e di punteggiatura per lasciare vivo il suo pensiero sincero e profondo.

Il valore del tempo ovvero  “il tempo non è denaro”

Ho rubato il titolo del libro del Dott. Paolo Coluccia (Il tempo… non è denaro, BFS, Pisa 2003) per riflettere sulla modalità in cui percepiamo il tempo, come lo investiamo ed il valore che gli attribuiamo.

 “Dedichiamo molto tempo a far lievitare l’economia, ma il nostro tempo … è qualcosa di molto più importante, è una grande ricchezza e non possiamo svilirlo rapportandolo in assoluto all’utilità e all’interesse. Il tempo che passa ogni giorno, ogni attimo, è tutta la nostra vita. Dobbiamo togliere al tempo la nozione di “rendimento”, per sostituirla con quella fluttuante del “vivente”. Il tempo come un “nuovo fattore di ricchezza”…” dice l’autore.

Ma il tempo esattamente cosa è? La dimensione nella quale si concepisce e si  misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. Un concetto talmente complesso che da sempre è oggetto di studi, riflessioni sia a carattere filosofico che a carattere scientifico.

la percezione del tempo per post

Per quel che riguarda la concezione del tempo dipende dalla mente: il passato è generato dal ricordo di ciò che abbiamo vissuto, il presente è la lettura e comprensione del reale ed il futuro è una sorta di previsione da cui spesso ci facciamo guidare. Dal punto di vista strettamente psicologico è molto importante il modo in cui viviamo il tempo. A tutti è capitato di avere la percezione che il tempo non passi mai quando una situazione è scomoda, o non si sa cosa fare e come al contrario il tempo possa volare se si è molto impegnati o se viviamo emozioni intense e piacevoli. Da questo ne consegue che le tre dimensioni (presente, passato e futuro) possono essere percepite in maniera molto differente e la modalità in cui ci relazioniamo con esse condiziona il nostro benessere, ma condiziona anche le nostre performance come può creare disturbi psicologici.

Ad esempio chi vive nel passato e ne è prigioniero (tipico degli stati malinconici e depressivi) non ha capacità di immaginazione per pensare ad azioni e situazioni future e quindi programmarle.  Il tempo non è più vissuto, ma subito. Spesso sono traumi di varia natura a creare questa percezione che fanno restare la persona bloccata nell’incapacità ad imparare dall’esperienza che porta spesso a generare gli stessi errori.

Chi vive solo in funzione del futuro spesso vive una situazione di angoscia  determinato dall’ansia dell’incertezza. Si vive in una continua anticipazione del futuro che spesso causa anche attacchi di panico (ansia anticipatoria) fa perdere di vista il presente. Per chi vive nel presente allora tutto fila liscio? Nella psicopatologia potremmo trovarci di fronte a realtà dove tutto è presente (non radicato nel passato e non proiettato al futuro) e sconfinare nella mania.

Esistono poi situazioni comuni e non patologiche in cui viviamo alterazioni del rapporto con il presente come una sorta di lotta contro il tempo con ansia e fretta. Voler fare tutto e bene, fare cose senza delegare crea una sorta di frenesia di vita che genera frustrazione, ansia, nervosismo e disturbi psicosomatici come disturbi digestivi, mal di testa o insonnia.

Vista l’importanza del tempo per la nostra vita cerchiamo di ritagliarne un pò non solo per le attività produttive (economiche) o sociali, ma anche per le relazioni emotive importanti. Dedicare un pò più di tempo alla propria famiglia e agli amici crea una naturale sensazione di benessere e ci aiuta ad approcciarci alla vita con tempi più idonei alle nostre risorse fisiche e mentali. Per ricordarvelo per tutta la settimana vi proporrò sui social frasi su cui riflettere e mettere in pratica alcuni comportamenti.