L’importanza del lavoro

Passiamo un terzo della nostra vita lavorando. Molto di più di quello che dedichiamo ai nostri bisogni fisiologici come mangiare. Lavorare è necessario, sicuramente per l’introito economico che ne deriva che ci conferisce un minimo di stabilità per prenderci cura di noi e della nostra famiglia, ma il lavoro è molto di più.

Parte della nostra identità deriva dal nostro lavoro e noi scegliamo un lavoro in base alle nostre caratteristiche e predisposizioni. Purtroppo non tutti possono scegliere il lavoro dei loro sogni o quello per cui si è dedicata una vita di studi e molti si devono accontentare di quello che si trova. Insomma un lavoro che paghi l’affitto!

In ogni caso cerca di fare bene il tuo lavoro qualsiasi esso sia. E’ molto importante non avere la sensazione di buttare il proprio tempo che potrebbe essere utilizzato in altre attività più appaganti.

Se sei un libero professionista conosci già i pro ed i contro di questa situazione, ma se hai avuto il coraggio di metterti in proprio e non avere “padroni” e riconosci le tue capacità non rammaricarti se il tuo lavoro a qualcuno non piace (non piacerai mai a tutti!)

Lavora a testa bassa. Non distrarti. Concentrati e godi del tuo lavoro. Ascolta eventuali consigli, ma non farti influenzare. Se hai un’idea cerca di realizzarla. Se l’esito è positivo rallegrati con te stesso, guardati allo specchio e sorridi. Se fallisci impara dalla lezione e la prossima volta dedica maggiore impegno ed attenzione. Cerca il divertimento nelle cose che fai e sii contento del lavoro che hai scelto. Se non ti appaga cerca altro, perché la vita è lunga e non si può vivere di rimpianti, di scelte non fatte, di decisioni mai prese!

“Non solo selfie” : il mio contributo alla presentazione del libro di Elenia Scarsella

Elenia Scarsella è una blogger (ma anche mamma ed ingegnere ambientale!) che ha scritto un libro “leggero” e molto attuale su come presentarsi al meglio nella rete attraverso il SELFIE! Un tema contemporaneo, delicato e ricco di sfumature interpersonali che la giornalista Antonietta di Vizia ha attentamente evidenziato moderando gli interventi.

Per la seconda volta sono stata chiamata in qualità di “esperto”  alla presentazione del libro che in questa occasione ha goduto dell’ospitalità del “Caffè letterario” di Euroma2 grazie alla sensibilità di Elena Matteucci.

Segue un breve abstract del mio intervento:

Mi occupo di immagine da sempre!

La mia tesi di laurea parlava di percezione dell’immagine corporea, ho scritto un libro dal titolo Oltre l’Immagine e ho un Blog che si chiama ES Immagine!

Nel mio lavoro mi occupo principalmente di disturbi dell’alimentazione dove la componente più grave è rappresentata dalla dispercezione ovvero da una visione errata del proprio corpo

Il mio compito è quello di riconnettere l’immagine mentale percepita con l’immagine reale.

Quando si parla di immagine corporea c’è sempre una confusione nella terminologia e si usano indifferentemente quello di schema, percezione, conoscenza corporea.

Io parlo sempre di IMMAGINE CORPOREA riferendomi ad una visione psicoanalitica poiché esprime al meglio il processo fantastico sotteso all’esperienza del proprio corpo e alla rappresentazione di sé.

Secondo Otto Fenichel l’immagine corporea non coincide con il corpo oggettivo, ma è definita in base alla somma delle rappresentazioni psichiche del corpo e dei suoi organi.

Shilder integra una visione psicoanalitica con una neurofisiologica e la ritiene mutevole, dinamica in funzione dei rapporti con l’ambiente sociale.

E’ IL QUADRO MENTALE CHE CI FACCIAMO DEL NOSTRO CORPO, OVVERO IL MODO IN CUI APPARE A NOI STESSI

Quindi anche questo autore sottolinea il fatto che l’immagine corporea non è esattamente quello che corrisponde al nostro corpo.

Non essendo la replica fedele e statica della nostra struttura anatomica, ma una rappresentazione mentale interna determinata da un processo psicofisiologico complesso definito da variabili interne (contatto con noi stessi, sensazioni piacevoli o spiacevoli provenienti dagli organi interni) e da variabili esterne quali l’approvazione o la disapprovazione dell’ambiente sociale o familiare.

Qui entra in gioco anche l’amore per noi stessi!

In una prefazione del mio ultimo libro OLTRE L’IMMAGINE EDITO DA CAMPI DI CARTA NEL 2015 Antonella Polini direttrice e fondatrice della Background Academy di Viterbo racconta la sua esperienza :

Io ho cominciato ad avere un’immagine giusta solo quando mi sono scrollata di dosso i miei complessi, quando ho smesso di sentimi inadeguata. La fusione tra dimensione giusta, sano amore tra corpo e mente ed una bella dose di sostanza interiore scaturisce l’amore per se stessi ed è così che oltre l’immagine si costruisce una grande immagine.

Quindi quando parliamo di selfie a cosa ci riferiamo? All’immagine reale o quella ideale?

Questo ci porta ad un altro concetto ancora. Una volta quando scattavamo una foto catturavamo l’attimo. Ancora oggi quando teniamo in mano una foto stampata che ci ritrae da piccoli, con i nostri nonni o qualche compleanno proviamo le stesse emozioni, quasi possiamo sentire gli odori.

Oggi il selfie non crea quella situazione, ma riprende il concetto di immagine corporea e di approvazione sociale a cui abbiamo accennato prima.

Il selfie tende quindi all’immagine IDEALE non Reale , infatti spesso si fa uso di stratagemmi per modificare le parti del corpo che non ci piacciono! Esistono tantissime App che lo permettono senza essere professionisti.

Quindi notiamo che spesso l’immagine reale e quella ideale sono lontane anni luce sono DISSOCIATE e questo provoca una sensazione d’insoddisfazione e problemi all’autostima quando si inizia il confronto.

Allora perché il selfie? Perché anche questa è una rappresentazione sociale del nostro tempo è un nuovo modo di comunicare. Senza dimenticare i pericoli che si celano per i giovanissimi in termini di confronto ed autostima probabilmente rappresenterà una fase di crescita e sviluppo della propria immagine. Qui si apre un immenso capitolo a cui solo il tempo darà una valutazione io voglio pensare che si realizzi un confronto tra pari per migliorarsi… solo che avverrà con l’utilizzo della tecnologia!

Sei disordinato ? Scoprine il significato!

Il disordine fa colazione con l’abbondanza, pranza con la povertà, cena con la miseria e va a dormire con la morte.   Benjamin Franklin

Alcuni detti popolari dicono che chi è disordinato è creativo, ma non sempre è così. Come chi è super ordinato non è necessariamente una persona migliore. E’ vero che il tempo scarseggia per tutti, ma pulizia ed ordine sono necessari. La cosa importante è l’organizzazione ed adottare nuove abitudini.

Per alcune persone è più naturale di altre : quindi che significato ha il disordine? In generale si può osservare che il disordine (o il caos!), nella nostra casa o nel luogo di lavoro, sono la rappresentazione del nostro mondo interiore. Oggetti sparsi ed accumulati ovunque significano tanti progetti non portati a compimento ed incapacità a definire ed organizzare. In poche parole rivelano una confusione interna!

Il segreto, per non perdere le cose e non scordarle in qualche cassetto, è quello di dare un posto ad ogni cosa. Le tovaglie devono avere un proprio spazio, così come gli asciugamani, l’intimo, le chiavi di casa e gli oggetti della scrivania. Non si può lasciare al caso dove riporre indumenti e borsa quando si torna a casa: si rischia di perdere molto tempo al momento di uscire e dimenticarsi qualcosa!

Non è un fatto estetico, ma un fatto di praticità! Inoltre è molto più bello vivere in un luogo piacevole ed accogliente invece che aggirarsi per casa evitando di guardare in giro perché ci disturba o peggio ci deprime!

Una cosa importante da fare è quella di liberarsi degli oggetti che da un anno o due non utilizziamo! Difficilmente lo faremo in seguito! Possiamo regalarli o venderli e se proprio c’è qualcosa a cui teniamo mettiamolo in cantina o in soffitta! E’ necessario fare spazio a cose nuove negli armadi come nella propria vita. Rimanere legati ad oggetti che non ci rappresentano più (o a vestiti di due taglie più piccole!) ci fa vivere in una dimensione non reale che ci tiene fermi al passato impedendoci di accogliere le occasioni del presente e del futuro.

*Vi lascio una breve lista di quello che gli studi del Feng Shui  rivelano sul disordine ed il suo significato in base al luogo in cui si accumula:  

Il disordine o l’accumulo di oggetti in luoghi vicini all’entrata di casa indica un profondo timore nel relazionarsi con le persone.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in cucina o negli spazi in cui vengono preparati gli alimenti indica fragilità emotiva o risentimento.  

Il disordine o l’accumulo di oggetti negli armadi rivela difficoltà ad analizzare i sentimenti e le emozioni.

Il disordine o l’accumulo di oggetti sotto ai mobili indica dipendenza dall’opinione altrui o il fatto di dare importanza alle apparenze.

Il disordine o l’accumulo di oggetti dietro alle porte è espressione di paura di essere rifiutati dagli altri e la convinzione di essere osservati.

Il disordine o l’accumulo di oggetti sulla scrivania o sul posto di lavoro indica paura, frustrazione e necessità di controllo sulle situazioni.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in garage implica paura delle cose nuove e sconosciute e incapacità di aggiornarsi.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in prossimità del corridoio significa paura di esprimersi, di dire direttamente ciò che si vuole.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in sala è paura di essere rifiutati dalla società.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in sala da pranzo, ha a che vedere con il fatto di sentirsi controllati dalla famiglia, di essere insicuri di sé.

Il disordine o l’accumulo di oggetti in tutta la casa significa ira repressa, apatia e disinteresse verso la vita.

Vi riconoscete in qualcosa?

*fonte web

Ottimismo: dotazione di base?

Autori come Cerver e Scheiner sostengono che l’ottimismo faccia parte di una predisposizione di base come tratto di personalità. In effetti ogni giorno osserviamo che alcune persone sono più inclini di altre ad atteggiamenti positivi. Alcuni studi confermano che questa caratteristica sia abbastanza stabile nel corso di tutta la vita e che la influenzi in modo significativo.

Una visione positiva del futuro è correlata all’autostima, la soddisfazione di vita ed una varietà di esiti positivi che includono il successo sul lavoro e nelle relazioni con una maggiore capacità a far fronte alla malattia.

Naturalmente anche l’esperienza svolge un’azione importante ed influisce sull’ereditarietà e la stabilità dell’ottimismo. Secondo Seligman l’ottimismo dipende da come le persone interpretano gli eventi e in particolare i successi ed i fallimenti. A tale proposito l’autore parla anche di Impotenza appresa (che è l’opposto dell’ottimismo) riferendosi a quelle persone che hanno la percezione di non essere artefici del proprio destino e di essere in balia di forze esterne che non riescono a controllare.

nel mio studio… con il sorriso

Il senso di impotenza e la rassegnazione senza speranza sono l’esito di privazioni, aggressioni, lutti che sembrano svuotare l’individuo di ogni fiducia, volontà ed autodeterminazione. Ciò che sorprende non è la perdita d’interesse per la vita di quanti infine soccombono, ma la capacità di mantenere tale interesse malgrado le sciagure!

Ci sono persone che tendono ad amplificare ogni disavventura e ci sono quelle che non si perdono d’animo neanche nelle situazioni più al limite. La differenza tra chi rinuncia subito e chi resiste tenacemente sta nella spiegazione che viene data agli eventi.

Di fronte ad un fallimento alcune persone  vedono la conferma di ogni loro difetto ed incapacità  e danno un senso di ineluttabilità e quando accade qualcosa di positivo e buono nella loro vita non ne sanno cogliere il valore considerandolo un fatto di fortuna non dipendente da loro e non ne sanno godere.

Uno stile di spiegazione personale degli eventi distingue ottimisti da pessimisti e ne influenza salute e successo. Naturalmente lutti o malattie non sono eventi positivi per nessuno, ed il modo di affrontarle dipende anche dal tipo di educazione che abbiamo ricevuto. Insegnanti e genitori sono fondamentali ad inculcare il valore del successo e dell’insuccesso e di come permettano di sperimentare audacia e speranza.

Diventa quindi importante a livello educativo permettere ai bambini di sviluppare i loro potenziale incoraggiandoli anche nell’errore e valorizzando i loro sforzi!

Mindful Eating: Riconnettersi con il proprio corpo

Tra le nuove tendenze per la gestione dei disturbi dell’alimentazione, con particolare riferimento all’aumento del peso e all’incapacità a seguire una dieta, segnalo la Mindful Eating…

Si stima che il 50-60% della popolazione manifesti un qualche comportamento alimentare disfunzionale, rientrando nella categoria di quella che comunemente viene definita “fame nervosa” o “fame emotiva” e che a quattro anni e mezzo dalla conclusione di una dieta, mediamente, le persone mantengono una perdita di soli 3 kg, ovvero il 3,2% della riduzione del peso iniziale. La percentuale di persone che hanno mantenuto la perdita di peso, varia da meno del 3%, se consideriamo il mantenimento del 100% della perdita di peso, al 28%, se consideriamo un mantenimento di meno del 10% della perdita del peso iniziale, dopo 4 anni (Priya Sumithran P., Proietto J., 2013).

Chi soffre di fame nervosa soffre di dis-regolazione emotiva: non riconosce le emozioni, le confonde con la fame e, di conseguenza, mangia in maniera smodata, non tollerando le emozioni negative. Un’altra caratteristica di questa popolazione è la presenza di credenze rigide (i cosiddetti pensieri “tutto o nulla”), accompagnata da ruminazione o soppressione del pensiero (“Non devo pensare al cioccolato”). Di conseguenza, si osserva un tipico circolo vizioso, caratterizzato da restrizione cognitiva e comportamentale rispetto al cibo con conseguente sovra-alimentazione e nuova restrizione (quello che altrove abbiamo chiamato “L’effetto paradosso della restrizione alimentare”).

La Mindful Eating insegna ai pazienti:

  • a osservare i pensieri come eventi mentali;
  • la distinzione tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;
  • l’accettazione delle emozioni come parte dell’esperienza umana, con minore reattività ad esse;
  • la consapevolezza degli stati interni, incrementando il monitoraggio meta-cognitivo;
  • nuove modalità funzionali di interazione col cibo.

Fonte: Formazione Continua in Psicologia

Autismo: migliora con il cibo giusto

Fattori genetici ed ambientali sono le cause dell’autismo: una sindrome comportamentale della quale negli anni, grazie alla ricerca, si stanno scoprendo sempre più aspetti tra questi l’importanza dell’alimentazione

Sebbene il DSM V ne dia una definizione abbastanza chiara sono i genitori e poi il pediatra e gli specialisti a fare diagnosi di autismo. Sono proprio la mamma ed il papà ad interagire per primi con il piccolo e a rendersi conto che l’aspetto cognitivo comportamentale presenta dei difetti. Sebbene i sintomi dello spettro autistico siano veramente numerosi ed i soggetti possono essere definiti in base all’alto funzionamento o a basso funzionamento in base alla compromissione di alcuni comportamenti ogni diagnosi si effettua caso per caso proprio per la grande variabilità di questa sindrome.

Senza approfondire nel dettaglio la sintomatologia e  tutte le problematiche sociali, psicologiche, riabilitative e di supporto al bambino e alla famiglia voglio evidenziare un aspetto ormai noto che è quello della dieta dei bambini affetti da autismo. Recentemente il Ministero della salute ha condotto degli studi riguardanti specifici interventi di tipo biomedico e nutrizionale. In particolare l’utilizzo di integratori, la melatonina e di una dieta priva di glutine e caseina.

Le ricerche  in materia nascono dall’osservazione che molti bambini autistici siano al contempo celiaci e che nelle urine dei bambini autistici siano spesso presenti alti livelli di peptidi come casomorfina e glutomorfina. Questo porta ad ipotizzare che tali bambini abbiano un difetto nella digestione di proteine dovuto ad un problema di impermeabilità intestinale. I peptidi anomali che si sviluppano sarebbero responsabili del comportamento di questi soggetti.

Tra i più autorevoli studi al riguardo evidenzio  quello del gruppo di ricerca  guidato dal prof. Fasano a Baldimora che dichiara:

Il 20-22% dei casi presenta segni che possono far sospettare una sensibilità al glutine… Del resto il glutine è una molecola tossica è l’unica proteina alimentare che non si digerisce completamente. Negli ultimi 100-150 anni il grano per la produzione alimentare è stato arricchito di glutine».

I bambini affetti da autismo trovano sicuramente sollievo da una dieta senza glutine anche se in molti casi non risultano positivi ai test sierologici per la celiachia, né presentano appiattimenti della mucosa dell’intestino. Sembra proprio la tossicità del grano ad essere imputata riguardo l’aumento di casi. (studi in corso)

Sebbene ancora molti aspetti del problema  siano controversi i benefici della dieta senza glutine sono nella maggior parte dei casi evidenti. Non resta che attendere  lo sviluppo di ulteriori studi per tutte le indicazioni al riguardo.

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Psichiatria Nutrizionale : quando cibo e psiche vanno di pari passo

Il collegamento tra mente e corpo dimenticato dalla medicina tradizionale per molti anni sta acquisendo sempre maggiore interesse man mano che si inizia a prendere in considerazione  il paziente in una visione globale quasi olistica. Il funzionamento del nostro cervello è condizionato dallo stato di salute o stress del nostro corpo e viceversa…

L’associazione tra alimentazione e salute mentale è un fatto ormai certo visti i contributi delle numerose ricerche che ogni anno vengono resi noti. Alcuni disturbi mentali possono essere “riequilibrati” attraverso l’alimentazione ed i risultati sono talmente incoraggianti da far emergere una nuova disciplina che è quella della Psichiatria Nutrizionale.

Questa nuova disciplina partendo dai presupposti che i singoli nutrienti sono fondamentali per un corretto funzionamento cerebrale, come gli Omega 3, alcune vitamine, il Ferro ecc, sta approfondendo le connessioni tra salute mentale ed alimentazione ed in particolare sullo stile alimentare. Alcuni modelli dietetici “salutari” sono fondamentali per il benessere individuale creando una condizione di prevenzione diminuendo il rischio a contrarre patologie riguardanti l’umore come segnalato da Psaltopoulou, Sergentanis, Panagiotakos & al., 2013.

Numerosi autori sottolineano il rapporto tra qualità della dieta e salute mentale, evidenziando come stili nutritivi sani  prevengano  varie patologie di tipo depressivo e come al contrario diete malsane incidano sulla salute mentale di giovani (O’Neil, Quirk, Housden & al., 2014) e di adulti (Akbaraly, Brunner , Ferrie & al., 2009).

Ulteriori conferme vengano dalla valutazione su alcune  persone affette da disturbi mentali che presentano spesso situazioni di disequilibrio fisico che potrebbero essere mediate dalla nutrizione, come ad esempio infiammazioni croniche (Kivimäki, Shipley, Batty & al., 2014) ed alterazioni del metabolismo (Marazziti, Rutigliano, Baroni & al., 2014).

Proprio la prevenzione dei disturbi mentali è attualmente il fulcro dell’attenzione sull’incidenza della dieta e degli stili di vita. Logan e Jacka nel 2014 sottolineano come un’alimentazione corretta agisca non solo in senso preventivo di vari disturbi mentali diagnosticabili, ma anche sulla “qualità della vita percepita”.

questo articolo lo trovi anche sulla mia rubrica MIND&FOOD su RomaOggi.eu

Capire e sostenere i bambini dopo il lockdown

Bambini Bocca di leone e bambini orchidee sono le definizioni che il prof. Thomas Boyce dell’Università della California ha indicato nel suo libro  “The Orchid and the Dundelios: Why sensitive people Struggle and How All Can Thrive”  al termine di uno studio durato oltre trent’anni.

“La maggior parte dei bambini crescono come i denti di leone : in qualsiasi terreno. I bambini orchidea se non ricevono cure costanti appassiscono” specifica il professore emerito di pediatria e psichiatria di San Francisco.

Durante il periodo della crescita due fratelli cresciuti con lo stesso tipo di attenzioni possono diventare grandi con capacità di vivere e gestire il mondo esterno ed emotivo in modo opposto. La diversa disposizione di base influisce molto sui vissuti e la capacità di adattarsi.

In questo particolare periodo per tutti i bambini l’impatto del lockdown è stato davvero difficile. I piccoli hanno bisogno più degli adulti di abbracciarsi, interagire attraverso il corpo. La vita sociale è fondamentale per il confronto, l’esperienza ed il loro sviluppo.

foto Web (non è stato possibile reperire la fonte)

Bambini figli unici e bambini cresciuti con fratelli e famiglie numerose hanno reagito in modo molto personale a questo periodo. Lo studio più importante in Italia sull’argomento è stato quello effettuato dall’Ospedale Gaslini di Genova che ha evidenziato sintomi quali ansia, insonnia e regressione per 6 minori su 10.

L’indagine guidata dal neurologo Lino Nobili ha evidenziato inoltre che spesso la sintomatologia dei bambini è legata al malessere dei genitori. Si è inoltre evidenziato un aumento di patologie sistemiche di tipo infiammatorio.

 “Bisogna fare in modo che alla fine di un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita, si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che abbiamo condiviso contro il coronavirus”.

Ha sottolineato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, nel corso della conferenza di presentazione dell’indagine che ha portato alla creazione di un ambulatorio che effettuerà sostegno proprio per queste problematiche.

All’indagine hanno preso parte oltre 6800 cittadini di tutte le zone d’Italia risulta quindi molto rappresentativo della situazione di bambini e ragazzi in seguito alla pandemia.

Alcuni dati: circa il 70% dei bambini nella fascia dei 6 anni ha mostrato regressione e problematiche di tipo comportamentale. Nella fascia tra i 6 ed i 18 anni si evidenziano anche sensazione di mancanza d’aria, difficoltà nell’addormentamento ed irritabilità.

Molto importante in questo periodo estivo far condividere esperienze con altri bambini e ragazzi per recuperare almeno una parte di quel disagio. Ci vorrà molta pazienza e disponibilità dei genitori a creare spazi e momenti in cui poter ospitare amici, cuginetti ed eventualmente farsi aiutare da uno psicologo se ci si rende conto di vivere ancora le sensazioni negative generate dal lockdown.