Prima della “prova costume” leggi qui

I benefici del perdere peso hanno anche una valenza psicologica importante. Avendo un’implicazione sull’immagine corporea, chi è in soprappeso o obeso tende ad eliminare le situazioni pubbliche riducendosi alla sedentarietà e cercando il cibo come conforto che alimenta un circuito pericoloso. Il perdere peso, invece, innesca nell’organismo, nella sua interezza di corpo e mente, dei meccanismi benefici che portano a migliorare le funzioni vitali, ma anche a riprogrammare le scelte di una vita più equilibrata fatta di nuove e sane abitudini.

Ridurre il grasso addominale, che funziona da scorta nel nostro organismo sotto forma di trigliceridi ed è in grado di innescare dei processi infiammatori che alterano pensieri, corpo, umore ed appetito, ci permette di ristabilire i giusti meccanismi che vanno a salvaguardare la salute ripristinando l’equilibrio ormonale e metabolico.

Secondo uno studio della Wake Forest University in USA le donne sarebbero favorite nell’effetto anti età del perdere peso poiché hanno maggiori capacità di recuperare il movimento e di ripristinare sane abitudini nel tempo. Prendersi cura di se stessi, ancor prima di vedere i risultati in termini di peso, fa sentire molto più motivati e propositivi. Predispone al cambiamento con conseguente rilascio di endorfine che mettono di buon umore e che rendono il sacrificio più abbordabile. Imparare a mangiare meglio è quindi il presupposto per una efficace perdita di peso che possa essere mantenuto nel tempo senza sacrifici particolari.

da:

Dimagrire una scelta consapevole 2

ED. Campi di Carta

CAP. 8 un approccio sano alla vita

Una stagione “tutta per noi”: psicologia del benessere in primavera

C’è qualcosa nell’aria di primavera che non si riesce a ignorare: una qualità diversa della luce, un profumo di terra che ritorna, una sensazione sottile di movimento. Non è solo poesia stagionale: il cambiamento che percepiamo fuori si riflette dentro di noi. La primavera rappresenta, anche dal punto di vista psicologico, una fase di riattivazione. Il corpo chiede energia, la mente cerca spazio, le emozioni diventano più dinamiche.

Dopo i mesi più introspettivi dell’inverno, questo è il momento in cui molte persone avvertono una spinta a “ricominciare”. Ma attenzione: non sempre questa energia si traduce automaticamente in benessere. Può anche generare irrequietezza, pressione a fare di più, o un senso di inadeguatezza se non ci si sente “allineati” a questa rinascita.

Ecco perché è utile trasformare questo periodo in un’opportunità concreta di cura psicologica.


🌿 1. Ascoltare il ritmo, non inseguirlo

La primavera porta con sé un aumento naturale dell’attivazione: giornate più lunghe, maggiore esposizione alla luce, ritmi sociali che riprendono. Tuttavia, non è necessario adeguarsi a un ideale di produttività o vitalità.

Consiglio pratico:
Prenditi qualche minuto al giorno per chiederti: “Di cosa ho davvero bisogno oggi?” Non cosa “dovrei” fare, ma cosa ti nutre davvero. Questo semplice cambio di prospettiva riduce lo stress e aumenta la consapevolezza.


🌼 2. Muovere il corpo per liberare la mente

Il desiderio di movimento in questa stagione non è casuale: attività fisica e benessere mentale sono strettamente collegati. Anche movimenti leggeri possono migliorare l’umore e ridurre l’ansia.

Consiglio pratico:
Integra piccole attività all’aperto: una passeggiata senza telefono, qualche esercizio leggero, o anche solo stare al sole. Non serve performance: serve presenza.


🌱 3. Fare spazio (dentro e fuori)

La primavera è tradizionalmente associata al “fare ordine”. Questo ha un impatto anche psicologico: eliminare il superfluo aiuta a ridurre il carico mentale.

Consiglio pratico:
Scegli un piccolo ambito (una stanza, un cassetto, una routine) e semplificalo. Parallelamente, prova a “fare spazio” anche nei pensieri: scrivere ciò che ti preoccupa può aiutarti a mettere ordine interno.


🌸 4. Coltivare relazioni autentiche

Il ritorno alla socialità può essere energizzante, ma anche dispersivo. Non tutte le interazioni nutrono allo stesso modo.

Consiglio pratico:
Privilegia momenti di qualità rispetto alla quantità. Anche una sola conversazione autentica può avere un impatto molto più profondo di molte interazioni superficiali.


🌞 5. Accettare la transizione emotiva

Non tutti vivono la primavera come un momento positivo. Alcune persone sperimentano stanchezza, malinconia o sbalzi d’umore. È una risposta normale ai cambiamenti biologici e ambientali.

Consiglio pratico:
Non giudicare il tuo stato emotivo. Accettarlo è il primo passo per trasformarlo. Se senti un disagio persistente, parlarne con qualcuno può fare la differenza.


Conclusione

La primavera non è solo una stagione: è un invito. Non a diventare una versione migliore di sé nel senso competitivo del termine, ma a ritrovare un equilibrio più autentico. Il benessere attraversa ogni gesto, proprio come suggerisce il testo di partenza: nel modo in cui respiriamo, ci muoviamo, ci relazioniamo.

Prendersi cura di sé in questo periodo significa soprattutto questo: non lasciarsi trascinare dal cambiamento, ma abitarlo con consapevolezza.

Le mie dieci riflessioni su “Genitori si cresce” il libro del filosofo femminista Lorenzo Gasparrini

Una delle presentazioni più interessanti e coinvolgenti dell’ultimo periodo. Gasparrini con le rappresentanti delle associazioni Città che legge e Amore è rispetto hanno saputo interagire magistralmente con il pubblico presente nelle magnifiche sale di Palazzo Altieri che ospitava l’evento.

Alcuni momenti della presentazione di GENITORI SI CRESCE di Lorenzo Gasbarrini edito da Super et opera viva

L’annoso problema: genitori e figli, modalità di relazione, disagi e comunicazione. Condivido con voi alcuni punti che ritengo particolarmente interessanti:

  • Il concetto di MODELLO ed ESEMPIO

Noi tutti per i giovani (anche per chi non ha figli!!!) dovremmo essere esempi virtuosi. Con il nostro comportamento permettiamo loro di apprendere dalla realtà, da qualcosa di reale e concreto anche se imperfetto. Un modello invece, proprio perché è tale, è irraggiungibile nella sua perfezione e quindi causa di frustrazione. Cerchiamo di essere esempi e non modelli per le generazioni future!

  • La FAMIGLIA sta cambiando

La tipologia di famiglia come l’abbiamo conosciuta noi nati tra gli anni “50 e “70 , ovvero composta da mamma, papà e almeno due figli, rappresenta oggi solo il 20% delle famiglie in Italia. Giusto o sbagliato? Non è importante bisogna però rendersi conto che siamo di fronte ad un cambiamento culturale e che, anche per la nostra costituzione è famiglia quando si vive sotto lo stesso tetto e ci si prende cura uno dell’altro. Da qui anche la definizione di Inverno demografico. Non si fanno più figli. In una società improntata sullo sviluppo personale non si è disposti a fare “sacrifici” a fare rinunce per i figli. Non ci sono politiche che sostengano la famiglia e spesso anche conquiste come i congedi parentali non vengono utilizzati per paura di ritorsioni sul lavoro.

  • Maternità e paternità

Non solo la legge, ma a partire dai Corsi pre-parto c’è poca attenzione verso la figura dei papà. I papà vengono esclusi in tantissime attività e riconoscimenti. Non possiamo poi lamentarci che i papà risultano assenti o poco presenti nel 70% dei casi, poiché spesso non vengono coinvolti e nessuno parla mai dei vissuti dell’uomo quando diventa padre o in altri momenti della vita dei figli. Anche a livello lavorativo un uomo che chiede un permesso parentale è visto come un alieno  spesso viene deriso o osteggiato in azienda. Non deve meravigliare che rimangano ai margini. Vanno coinvolti non solo fisicamente, ma anche emotivamente in ogni passaggio del divenire genitori.

  • Apprendere con l’esempio

“Ma io aiuto”. “Non è vero che non faccio nulla”. Due brevi frasi spesso dette da padri e figli come se la cura della casa fosse di assoluto appannaggio della mamma alla quale si concede “un aiuto” come un privilegio. Bisogna insegnare ai bambini a tenere in ordine la propria camera, a tenere bene gli oggetti di casa e custodirli, bisogna coinvolgerli nella preparazione del cibo a cominciare dalla spesa. La cura della famiglia è di tutti. Tutti partecipano, tutti danno, tutti ricevono. La cura è la capacità umana più importante si impara non lo abbiamo d’istinto come molti studi dimostrano.

  • Le PAROLACCE

Sono parole potenti. I bambini anche piccoli se ne rendono conto. Evitiamole poiché la potenza della parola è distruttiva. I bambini non comprendono il significato della parolaccia, ma si rendono conto dell’effetto che ottiene. Emette tante emozioni negative come rabbia e scherno. Non daremmo mai un’arma o un oggetto in mano ad un bambino che non è in grado di usare. Facciamo lo stesso con le parole. Bisogna insegnare loro le parole che fanno bene. Quelle piccole parole come grazie, prego, scusa, posso? Che si sentono sempre così di rado anche nelle così dette famiglie perbene!

  • La SICUREZZA dei figli

Dipende esclusivamente dal rispetto dei genitori verso i figli e viceversa e si ottiene con genitori sicuri ed accoglienti. Persone coerenti tra ciò che dicono e ciò che fanno. Un buon esempio che non si aspetta qualcosa in cambio dal figlio come “risarcimento” per l’investimento emotivo ed economico che ha avuto, ma che ama e cura. Che insegna ad amare e curare. Il genitore non può essere un amico, il rapporto non è paritario. Se siamo “pari” non possiamo insegnare più nulla a nostro figlio vuol dire che non siamo un valore aggiunto per lui siamo al pari dei suoi coetanei   questo non funziona!

  • Genitore di un genitore

Qualcosa che non avevo mai preso in considerazione, ma che probabilmente vivrò nel giro di pochi anni. Quando tuo figlio diventa genitore a sua volta e quindi diventi nonno cosa succede? Può essere un divertente triangolo di responsabilità. Dove i nonni sono complici con i nipoti, ma possono far passare tanti valori che dal genitore magari non si accettano. I nonni sono importantissimi e con le modalità di vita di oggi sono figure da riconsiderare non solo come “baby sitter”, ma per l’esperienza e la maturità.

  • Giovani, MORTE ED ONNIPOTENZA

I giovani , per fortuna, non hanno il concetto di morte. Nel momento in cui la vita esplode in loro l’idea della morte non è affatto considerata per questo si mettono spesso in situazioni limite. Non si rendono conto dei pericoli poiché non li prendono in considerazione. Correre in macchina, fare scherzi stupidi sono solo “divertimento” non considerano affatto le conseguenze di queste azioni e spesso trovano o provocano morte. Per questo sono necessari i “paletti” da parte dei genitori. I giovani non possono essere “buttati” nel mondo. Specie in questo mondo dove attraverso la tecnologia tutto è accessibile ed inaccessibile allo stesso tempo. I giovani hanno bisogno di guide sicure e le devono trovare nei genitori, ma anche nella scuola e nella società. Invece oggi i giovani sono lasciati alla deriva senza regole e senza indicazioni dove chi ha più da guadagnare spinge scelte inconsapevoli dei giovani solo perché le sentono condivise da altri. Basta un influencer da 100000 follower ad avere più autorevolezza di un genitore! Da qui nascono le challenge spesso rischiose che diventano un modo per superare i propri limiti e dimostrare di essere capaci ed in gamba, ma che possono avere risvolti drammatici che un giovane non sa prvedere.

  • Alla ricerca della NORMALITA’

Ricordate che per un giovane tutto è bianco o nero. Un giovane non conosce le sfumature per questo è così lapidario nei giudizi anche nei confronti dei coetanei. I giovani cercano la normalità. Ma cosa è normale? Ogni epoca storica ed ogni cultura ha una sua normalità quindi non è un valore universale. I giovani non lo sanno, lo impareranno con il tempo. I genitori hanno il compito di far vedere le differenze e far comprendere che possono essere un valore aggiunto e non oggetto di esclusione e di odio. Da qui nasce il fenomeno del bullismo dove il diverso, basta essere più basso di statura, o più in carne o vestito in modo diverso dalla massa, diviene oggetto di attenzioni pericolose.

  • Giovani e FALLIMENTO

In questo mondo dominato dalla tecnologia dove tanti contenuti sono disponibili e spesso non veritieri i giovani si sentono dei falliti se non vanno in vacanza in quel posto, se non indossano quelle scarpe, se non vanno a mangiare in quel ristorante, se non conoscono quel personaggio famoso, se non hanno abbastanza follower o like! Nasce grande frustrazione che si trasforma in rabbia spesso rivolta agli altri, ma anche verso se stessi. Gli atti di autolesionismo sono in aumento e mentre prima venivano compiuti in solitaria oggi si commettono in gruppo segno che certe sensazioni sono molto comuni.

“Come combattere lo stress. Prevenzione e benessere per una vita longeva e felice”

«Lo stress non è un nemico, è un messaggio» è il primo concetto che ci arriva durante il seminario svoltosi ieri a Milano nella Sala Pirelli di Regione Lombardia. Un momento di confronto prezioso e necessario a cui ha dato l’avvio il Consigliere Nicolas Gallizzi, con un augurio che ha fatto da cornice all’intera mattinata:


Costruire una cultura della salute che nasce prima di tutto dalla prevenzione e dall’ascolto di sé.

A guidare l’incontro è stata Gabriella Chiarappa, in qualità di moderatrice attenta e sensibile. La sua introduzione ha tracciato la direzione del dialogo:

«Lo stress non si combatte “contro” il corpo: si impara a riconoscerlo, leggerlo e trasformarlo.»

Una frase che ha aperto lo spazio all’ascolto, creando un terreno condiviso tra i relatori e il pubblico.

Uno sguardo condiviso da discipline diverse

La sala ha seguito con grande attenzione interventi che, pur provenendo da aree differenti, hanno incontrato un punto comune:

lo stress non è un nemico, ma una comunicazione del corpo.

Il Dott. Massimo Sartori ha mostrato come lo stress lasci tracce visibili nella postura, nel respiro, nella pelle.
Ogni tensione è un messaggio.
Il corpo, prima di cedere, parla.

La Dott.ssa Michela Squeo ha accompagnato il pubblico a riconoscere lo stress cronico come un processo graduale:
stanchezza, insonnia, irritabilità, disturbi digestivi non sono sintomi isolati, ma richiami di un organismo che chiede attenzione.

Il Dott. Vittorio Iorno ha offerto una nuova prospettiva: l’ossigeno come terapia rigenerativa.
Non solo sostegno, ma ripristino delle capacità vitali.

Gilberto Malerba di RE-COMP, con parole chiare e essenziali, ha riportato tutto al corpo in movimento:
non allenarsi di più, ma allenarsi meglio.
Quando il movimento è consapevole, la mente si alleggerisce.

Infine, Pablo Ardizzone ha toccato la dimensione più sottile e umana: l’immagine come luogo di riconoscimento.
La bellezza come gesto di cura.
Come dire al proprio corpo:
“Ti vedo. Ti rispetto.”

La conclusione: la cura è un percorso, non un atto

La parte conclusiva del seminario ha visto l’intervento del Gruppo Dimensione Salute, presentato da Barbara Neglia.
Una realtà che unisce:

  • Nutraceutica di qualità
  • Bio-cosmesi avanzata
  • Integrazione scientificamente mirata
  • Prodotti 100% biologici

con l’intento di portare benessere nella vita quotidiana, non solo nella teoria.

A seguire, il contributo del Gruppo Mac Clinic, rappresentato da Michelle Gao, che ha ricordato il valore delle strutture in cui la persona è accolta nella sua interezza:
corpo, mente, storia e quotidianetà.

Un messaggio che resta

Ogni intervento, ogni parola, ogni silenzio in sala ha riportato a una verità semplice e potente:

Il corpo non sbaglia. Ci parla.
A noi la responsabilità — e il privilegio — di ascoltarlo.

E ascoltarlo è già cura.
È già prevenzione.
È già benessere.

crediti fotografici: Silvia Menegon

Giorno dei morti: l’impatto emotivo

Si avvicina la ricorrenza del giorno dei morti. Per tutti un momento per pensare a chi non è più con noi. Sicuramente se abbiamo avuto una perdita importante o recente il pensiero non compare solo in questa giornata, ma sicuramente nostalgia, ricordi, tristezza faranno breccia dentro di noi.

La commemorazione dei defunti avviene in tutte le culture ed in tutte le epoche da noi in Italia si celebra il 2 novembre, ma già da stasera iniziano dei rituali che servono un po’ ad affrontare la morte che rappresenta una paura comune agli esseri umani. Tutti, in misura diversa, provano paura davanti all’idea della morte: è una delle emozioni più profonde e universali dell’essere umano. È una reazione naturale: la nostra mente è programmata per preservare la vita e per evitare il dolore. Tuttavia, la morte non è solo una minaccia fisica, ma anche un mistero che sfugge al controllo e alla comprensione razionale. Da qui nasce un senso di angoscia, il timore dell’ignoto, del “nulla” o della perdita di sé.

Nel giorno dei morti l’accento si sposta sul ricordo. Si fa visita al cimitero, si accendono candele e si parla di chi non c’è più per celebrarlo e non dimenticare. Questo crea la continuità dei legami familiari tra i vivi ed i morti.  Crea e rafforza la percezione di famiglia.         Mantenere dei rituali aiuta ad affrontare la perdita. L’atto collettivo della condivisione serve, anche se solo parzialmente, a dare vita al ricordo, ma anche a diminuire l’impatto del dolore e della mancanza.

Naturalmente l’impatto emotivo è molto diverso da persona a persona, ma se in questi giorni vi sentirete velati dalla tristezza sappiate che è assolutamente normale. Oggi si tende a non parlare della morte, è diventato quasi un argomento tabù e di conseguenza non si condivide con gli altri la paura, il dolore e la nostalgia. E’ un peccato perché nel cuore ci sono sentimenti che hanno bisogno di essere accolti, ascoltati. Vita e morte fanno parte di un ciclo purtroppo incomprensibile ed entrambe le parti devono essere celebrate. Poter condividere un ricordo o la nostalgia ha quindi un valore terapeutico che va assolutamente messo in atto. Partecipare alla ricorrenza con quelle che sono le abitudini di famiglia è importante anche come atto intergenerazionale dove i giovani apprendono come condividere per non dimenticare e come creare ponti e non sentirsi soli.

UN REGALO PER VOI:
Vi dedico l’opera dell’artista Adriana Soares MUERTE
Tecnica mista – acrilico
115 x 80 cm
Supporto: Dibond
Anno: 2013


MUERTE
Ogni giorno mi preparo, velocemente a ritroso, per lasciare questo mondo.
E un obbligo, una condizione umana.
Eppure,
non si accetta la certezza dellinevitabile, ci si aggrappa disperatamente alle punte degli acumi delle pietre pezzate,
sui rovi arrabbiati,
crudeli, invidiosi.
Ecco l’illusione di farcela a sopravvivere a me stessa, mi lego a cose materiali e colorate, poi cosa porterò con me,.
se non il ricordo nell’oblio di chi mi avrà amata.
Fino a quando, anch’esso non sarà

Conosci te stesso con un piccolo libro/quaderno

Consiglio del giorno: leggi e “compila” il questionario di Proust !

Con le domande giuste scoprirai tante cose di te e potrai rileggere le risposte nel tempo e vedere come sei cambiato! Un piccolo libro/quaderno che aspetta solo te per essere riempito. Da un gioco di società di fine “800 ad un piccolo tesoro per guardarsi dentro e conoscersi! Pur rimanendo noi stessi cambiamo ogni giorno grazie alle esperienze, agli incontri, scontri, confronti con noi stessi e gli altri. Tieni traccia di chi sei e della tua evoluzione con questo piccolo tesoro…

IL QUESTIONARIO DI PROUST CON PREFAZIONE DI ELEONORA MARANGONI EDITO DA COMPAGNIA EDITORIALE ALIBERTI

Un libro firmato da Marcel Proust. Che è anche un piccolo, elegante quaderno.
Dentro ci sono pagine scritte e pagine bianche da riempire. Ci sono le domande di quello che è noto come Il questionario di Proust, e le risposte stilate dall’autore stesso.
Il questionario che porta il nome del grande scrittore francese è, in realtà, un gioco di società simil-letterario di origine inglese. Presso le famiglie britanniche del xIx secolo era diffusa l’abitudine, nelle riunioni serali, di rispondere a quiz sui ricordi e i gusti personali. Così fece, con Marcel ancora adolescente (aveva quindici anni), l’amica e coetanea Antoinette Faure: gli propose di rispondere, per iscritto, a una serie di domande presenti su un volumetto intitolato An Album to Record Thoughts, Feelings & c. Anni dopo l’album fu ri-trovato, e le risposte di Proust pubblicate nel 1924.
Ci fu una seconda occasione, nella vita del giovane Proust, di rispondere al questionario. Se le domande sono simili, le risposte di Marcel ventiduenne sono piuttosto diverse dalla volta precedente.
Una terza versione delle risposte prou-stiane (datata 25 giugno 1887, dunque la prima in ordine cronologico) è stata fortunosamente scoperta dal libraio
Laurent Coulet nel 2018. Anche qui le immagini e i concetti formulati da Proust (quindicenne) si rivelano arguti, ineffabili, spesso fulminanti, sempre
pieni di spirito.

Guarire dal trauma in pratica: Esercizi Corporei

Nell’articolo precedente ho evidenziato i fattori che dopo un trauma vanno ad inficiare sui nostri rapporti esterni, ma anche sul nostro corpo. Proprio dal corpo bisogna partire per poter guarire. Vi elenco una serie di esercizi e se siete interessati con il prossimo articolo anche uno schema settimanale da seguire se avrete imparato gli esercizi base. Vi auguro buona lettura, ma anche buon allenamento! La strada per guarire dal trauma è cominciata!

Grounding base: “Sentire i piedi a terra”

Durata: 1-3 minuti
Obiettivo: Tornare nel presente, creare un senso di radicamento.

Come fare:

  • Stai in piedi (o seduto con i piedi a terra).
  • Porta l’attenzione alla pianta dei piedi.
  • Nota la pressione del corpo sul pavimento.
  • Puoi muovere leggermente le dita dei piedi o spostare il peso da un piede all’altro.
  • Inspira e pensa: “Sono qui.”
    Espira e pensa: “Sono al sicuro.”

Contatto contenitivo: “Mani sul corpo”

Durata: 2-5 minuti
Obiettivo: Autoconsolazione, regolare il sistema nervoso.

Come fare:

  • Siediti o sdraiati in una posizione comoda.
  • Appoggia una mano sul petto e una sull’addome.
  • Inspira profondamente e senti il calore delle mani.
  • Puoi anche dire a te stesso: “Sto con me. Va bene così.”
  • Questo gesto può dare un senso di contenimento e conforto.

Esercizio 5-4-3-2-1 (orientamento sensoriale)

Durata: 3-5 minuti
Obiettivo: Riconnettersi al momento presente, utile contro ansia o flashback.

Come fare:

  • Osserva l’ambiente e nomina:
    • 5 cose che vedi
    • 4 cose che puoi toccare
    • 3 cose che puoi sentire con l’udito
    • 2 cose che puoi odorare
    • 1 cosa che puoi gustare
  • Respira lentamente mentre lo fai. Il cervello si riorienta al presente.

 “Pendolamento” (Somatic Experiencing)

Durata: 5-7 minuti
Obiettivo: Allenare il sistema nervoso a tollerare piccole attivazioni.

Come fare:

  • Porta l’attenzione a una sensazione piacevole o neutra (es. il contatto con la sedia).
  • Poi nota leggermente una sensazione spiacevole (es. tensione al collo).
  • Dopo qualche secondo, torna alla sensazione piacevole.
  • Ripeti lentamente il passaggio tra le due sensazioni.
  • Questo insegna al corpo che può tollerare l’attivazione e tornare alla calma.

Oscillazione del corpo (regolazione vagale)

Durata: 2-3 minuti
Obiettivo: Rilasciare tensione fisica e calmare il sistema nervoso.

Come fare:

  • Stai in piedi, piedi alla larghezza del bacino.
  • Inizia a dondolare dolcemente da un lato all’altro, come una canna nel vento.
  • Le braccia possono penzolare libere.
  • Respira lentamente.
  • Lascia che il corpo trovi un ritmo naturale.

Respiro “4-6”

Durata: 2-5 minuti
Obiettivo: Attivare il sistema parasimpatico (rilassamento).

Come fare:

  • Inspira contando fino a 4.
  • Espira contando fino a 6.
  • Ripeti per qualche minuto.
  • Se ti senti a disagio, riduci i tempi (es. 3-4) ma mantieni l’espirazione più lunga.

Ed adesso gli ultimi suggerimenti:Inizia con un solo esercizio al giorno. Se qualcosa ti attiva troppo, fermati e torna a un esercizio più semplice (come il grounding). Lavorare con il corpo richiede “gentilezza, pazienza e ascolto”.

Cerca di volerti bene e rispetta i tuoi tempi!

Le relazioni tra Mente, Corpo e Trauma

Negli ultimi decenni, le neuroscienze e la psicologia somatica hanno rivoluzionato il nostro modo di comprendere la mente e il corpo. Non più entità separate, mente e corpo sono oggi riconosciuti come profondamente interconnessi: ogni esperienza psicologica lascia tracce fisiche, e ogni esperienza corporea influisce sul nostro mondo interiore.

Il trauma è un perfetto esempio di questa interdipendenza.

Nella vita siamo sottoposti a numerosi momenti di crisi e a volte anche a traumi di diversa entità. In alcuni casi abbiamo le capacità di attutire il colpo in altre il trauma ci…traumatizza per anni e può coinvolgere molti aspetti della nostra vita. Il trauma possiamo considerarlo non solo come una ferita della mente, ma un’esperienza profonda che entra nel corpo e disconnette la persona da sé stessa e dagli altri.

Il trauma non è definito solo dall’evento traumatico, ma dalla risposta soggettiva dell’organismo a quell’evento. Un’esperienza può essere traumatica se è vissuta come travolgente, senza possibilità di reazione o integrazione. Non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che non è potuto accadere – come l’impossibilità di fuggire, difendersi o ricevere conforto.

Le conseguenze del trauma si manifestano su più livelli:

  • Neurobiologico: alterazioni nel sistema nervoso autonomo, iperattivazione o immobilizzazione cronica.
  • Psicologico: ansia, depressione, dissociazione, attaccamento disorganizzato.
  • Somatico: tensioni croniche, dolori muscolari, disturbi psicosomatici.

 Il trauma rimane impresso nel sistema nervoso, condizionando numerosi aspetti corporei, ma anche le relazioni.

Molti traumi originano nell’ambito delle relazioni, soprattutto nell’infanzia: trascuratezza, abuso, invalidazione emotiva o mancanza di sintonizzazione da parte dei caregiver. Questo viene spesso definito trauma relazionale precoce o trauma dello sviluppo.

A differenza di un trauma acuto (come un incidente o una catastrofe naturale), i traumi relazionali agiscono lentamente, ma in profondità, influenzando la formazione dell’identità, la regolazione emotiva e la capacità di fidarsi degli altri.

Dobbiamo considerare il trauma come un fenomeno integrato: neurologico, corporeo, emotivo, relazionale.

Infatti  il trauma viene “trattenuto” nel corpo e nel sistema nervoso per questo il cammino di “guarigione” è spesso lungo e contorto.

Il trauma dalla mente passa al corpo che manifesta “fisicamente” il problema e quindi diviene necessario agire anche sul piano somatico: le parole a volte non bastano.

Chi ha subito un trauma spesso sperimenta il corpo come un “luogo di pericolo”, e allo stesso tempo può percepire le relazioni come minacciose. Questo doppio livello crea una disconnessione:

  • Il corpo reagisce con sintomi, blocchi o iperattivazione.
  • La mente cerca di controllare, evitare o razionalizzare.
  • Le relazioni attivano vecchie ferite e meccanismi di sopravvivenza.

E’ importante anche ristabilire delle connessioni sicure e promuovere l’integrazione a livello somatico ed emotivo. Per venirne “fiori” è indispensabile creare un ambiente accogliente e non giudicante. Insegnare il non giudizio anche nei confronti di se stessi ed imparare ad accogliere errori o mancanze con indulgenza spesso è un passaggio significativo.

Fortunatamente, se le relazioni possono essere la fonte del trauma, possono anche diventare il luogo della guarigione. Questo avviene attraverso:

  • Relazioni terapeutiche sicure, che offrono sintonizzazione, presenza empatica e regolazione co-affettiva.
  • Relazioni intime consapevoli, in cui si impara gradualmente a fidarsi, comunicare i propri bisogni e ricevere supporto.
  • Pratiche corporee (come yoga, danza-terapia, somatic experiencing) che aiutano a rinegoziare il trauma nel corpo.

Uno degli obiettivi principali nel percorso di guarigione è la regolazione del sistema nervoso. Questo permette di:

  • Sentirsi più presenti nel corpo.
  • Interrompere le risposte automatiche (lotta, fuga o congelamento).
  • Sviluppare nuove modalità di relazione.

Come afferma il prof Bessel van der Kolk che ho avuto modo di conoscere ad un evento a Roma nel 2021 :

“Il corpo accusa il colpo, ma è anche la chiave per la liberazione.”

Vorrei soffermarmi sulle pratiche corporee nella guarigione da trauma poiché sono un grande fattore di aiuto. Quando una persona vive un evento traumatico, il sistema nervoso può restare “bloccato” in uno stato di allerta (ipervigilanza) o di congelamento (dissociazione), anche molto tempo dopo la fine del pericolo.

Principi chiave delle pratiche corporee nel trauma:

  1. Sicurezza – Niente può accadere senza una sensazione di sicurezza.
  2. Lentezza – Il processo è graduale; forzare può essere retraumatizzante.
  3. Consapevolezza del corpo – Tornare a sentire il corpo senza giudizio.
  4. Autonomia – Dare alla persona il controllo sul proprio processo.

Ecco una panoramica delle principali pratiche corporee usate per guarire da esperienze traumatiche:

Somatic Experiencing (SE)

  • Ideato da: Peter Levine
  • Obiettivo: Aiutare il sistema nervoso a completare le risposte di difesa rimaste “in sospeso” (lotta/fuga/congelamento).
  • Tecniche: Portare l’attenzione alle sensazioni fisiche, pendolamento tra sicurezza e attivazione, scarico dell’energia traumatica.

Trauma-Sensitive Yoga (TSY)

  • Sviluppato con: il Trauma Center del Dr. Bessel van der Kolk
  • Caratteristiche: Non direttivo, invita all’ascolto del corpo, senza costringere. Restituisce agency alla persona.
  • Benefici: Aiuta a ritrovare confini corporei, presenza e connessione con sé.

Mindfulness e Meditazione Corporea

  • Pratiche: Body scan, respiro consapevole, grounding.
  • Scopo: Radicarsi nel momento presente, osservare sensazioni senza giudizio, ricostruire un senso di sicurezza.

Tecniche di Grounding

  • Esempi:
    • Sentire i piedi a terra
    • Premere le mani su una superficie
    • Nomina di oggetti nell’ambiente (tecnica 5-4-3-2-1)
  • Funzione: Riportare la mente e il corpo nel “qui e ora”, spezzando dissociazione o flashback.

Dance Movement Therapy (DMT)

  • Uso del movimento per esprimere e rilasciare emozioni represse.
  • Adatta a chi ha difficoltà a verbalizzare il trauma.

Respiro Consapevole e Breathwork

Tecniche come il respiro diaframmatico, il box breathing o il rebirthing possono aiutare a:

  • Ridurre l’ansia
  • Regolare il sistema nervoso autonomo
  • Sciogliere memorie corporee trattenute

Bodywork e Terapie Manuali

  • Esempi: Rolfing, craniosacrale biodinamico, massaggi terapeutici.
  • Nota: Vanno eseguiti solo da operatori formati in trauma-informed care, poiché il tocco può riattivare memorie traumatiche.

Arti marziali dolci (es. Aikido, Tai Chi, Qi Gong)

  • Benefici: Rafforzano senso di centratura, fluidità, confini e presenza corporea in modo non aggressivo.

Race for the Cure 2025 in 150mila per la prevenzione e la speranza

Corro da 26 anni e da altrettanti sostengo le attività della Komen Italia dai tempi in cui mariti, padri e sorelle di pazienti vittime di cancro al seno con le loro mani operose e disponibilità hanno dato coraggio e speranza con quelle prime azioni che portavano la prevenzione fuori dall’ospedale creando la realtà della Race for the Cure.

Quest’anno eravamo in 150mila sostenuti anche dalle istituzioni che si dimostrano sempre più presenti dal Comune al Consiglio dei Ministri. La seconda domenica di maggio come da tradizione è la Festa della Mamma ed è una giornata molto significativa per la partenza della Race For The Cure. Questa edizione 2025 per il suo grande valore è stata inserita anche nel calendario giubilare ufficiale ed in tutta l’area adiacente al Circo Massimo era possibile partecipare con una gara competitiva, una non competitiva oppure fare una “passeggiata” di 2 km. Il mio percorso è sempre quello dei 5 km e corro (cammino ad essere sincera!) dedicandola ad una cara zia morta all’età di 33 anni, ma anche alle amiche che grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce ce l’hanno fatta!

Le grandi protagoniste della Race for the Cure sono le Donne in Rosa (donne che hanno avuto o stanno affrontato il cancro al seno!), che con la loro testimonianza portano a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione. Sono ancora circa 56.000 le donne che ogni anno ricevono una diagnosi di cancro al seno. La prevenzione è sicuramente la maggiore arma di cui disponiamo per far scendere questo numero ancora troppo alto ed ogni azione utile al riguardo è sempre importante.

Aprile dolce dormire

Le giornate si sono finalmente allungate e l’aria della primavera si sta insinuando nelle nostre case e nel nostro spirito. Il proverbio “aprile dolce dormire” fa riferimento alla sonnolenza primaverile che spesso si avverte con l’arrivo del mese di aprile. Dopo i mesi freddi dell’inverno, il corpo inizia a rilassarsi grazie al clima più mite, alle giornate più lunghe e all’aumento della luce solare. Tutti questi fattori influenzano il nostro bioritmo, portandoci a sentirci più assonnati e desiderosi di riposo.

L’origine esatta del proverbio è incerta, ma si tratta di un’espressione antica, probabilmente di origine contadina, legata ai ritmi naturali delle stagioni. Nei secoli scorsi, aprile segnava un momento di transizione: si usciva dal torpore invernale ma non si era ancora nella piena frenesia agricola dell’estate. Era un periodo in cui si poteva ancora godere di qualche ora di riposo prima del lavoro intenso dei campi.

Inoltre, secondo alcune interpretazioni, il “dolce dormire” di aprile sarebbe anche una sorta di invito a rallentare, a prendersi cura di sé, assecondando i bisogni del corpo in armonia con la natura.

La scienza moderna conferma l’intuizione popolare: la primavera può effettivamente causare un senso di stanchezza noto come astenia primaverile. Il cambio di temperatura, l’aumento delle ore di luce, la variazione nei livelli di melatonina e serotonina possono creare uno squilibrio temporaneo nel nostro organismo, facendoci percepire più sonnolenti.

Visto che anche la scienza lo conferma che ne dite di fermarci un attimo e magari chiudere qualche minuto gli occhi? Siamo sempre di corsa e stressati ed un gran numero di persone ha problemi di sonno. Sembra assurdo, ma per dormire abbiamo bisogno di essere rilassati!

#Quando siamo sopraffatti dalla fatica, siamo troppo esausti per incidere a sufficienza sulle condizioni che creano stress. Un essere umano stanco è passivo e rassegnato. Per fare ciò che è necessario per modificare le cose che ci provocano stress ci servono forza e resilienza. E uno dei modi migliori per aumentare il benessere è dormire.

L’uno per cento della popolazione usa fare brevi sonnellini. Perché non tutti? Kemi Alemoru, scrivendo su dazeddigital.com nel giugno 2018, notava: «Il lusso del relax è riservato in genere ai ricchi e fortunati. Una parte della moderna aspirazione a fare fortuna è che tutti sogniamo di potere, un giorno, smettere di sfiancarci al lavoro e avere più tempo per riposare. Esistono decine di studi sull’epidemia di massa della carenza di sonno, indotta dal capitalismo».

Si sta diffondendo sempre più la consapevolezza di quanto facciano bene le brevi pause di sonno. Le esigenze del lavoro e della vita familiare ne fanno un lusso, ma se potete, dormite ogni volta che ne avete l’occasione.

Rebecca Spencer, neuroscienziata dell’università del Massachusetts di Amherst, che si occupa di ricerca sul sonno, ha condotto uno studio che, secondo un articolo della BBC dell’ottobre 2018, «sembra essere il primo a dimostrare che i sonnellini, e non solo il sonno notturno, favoriscono l’elaborazione della memoria emotiva nei bambini. In sintesi, “i bambini sono molto emotivi se non fanno il riposino e ipersensibili agli stimoli emotivi, perché non hanno consolidato il bagaglio delle emozioni vissute nel corso della giornata”».

Il sonnellino aumenta l’autocontrollo, lascia sedimentare le esperienze e consente di accettare le situazioni senza farci provare l’impulso di reagire come se tutto fosse urgente, o un’emergenza. Quel breve periodo di riflessione apre alla persona ben riposata un rifugio da dove osservare e, magari, operare un cambiamento.

“Aprile dolce dormire” è un modo poetico per raccontare un fenomeno reale e universale. Un detto che ci collega al ritmo della natura, e che ci invita a prenderci una pausa, a rallentare e ad ascoltare il nostro corpo. Un consiglio senza tempo, in un mondo che corre sempre più veloce.Allora che aspettiamo approfittiamo di questo mese per concederci qualche momento di sano riposo in più.

#liberamente tratto da Scott Haas/l’arte giapponese del vivere felici . Newton Compton editori