Storia breve con morale/ottobre

Parecchi anni fa, un uomo vendeva palloncini per le strade di New York. Quando gli affari erano un pò fiacchi, faceva volare in aria un palloncino.Mentre volteggiava in aria, si radunava una nuova folla di acquirenti e le vendite riprendevano per qualche minuto.


Alternava i colori, sciogliendone prima uno bianco, poi uno rosso e uno giallo.
Dopo un po’ un ragazzino afroamericano gli dette uno strattone alla manica della giacca, lo guardò negli occhi e gli fece una domanda acuta:


“Signore, se lasciasse andare un palloncino nero, salirebbe in alto?”
Il venditore di palloncini guardò il ragazzo e con saggezza e comprensione gli disse: “Figliolo, è quello che è dentro i palloncini che li fa salire verso il cielo”.

Se fossi più giovane, se fossi più ricco, se fossi un uomo, se fossi più bella… Come il bambino della storia molte persone spesso non pensano che il successo dipenda da ciò che hanno dentro ma da fattori puramente esteriori.

Ciascuno di noi ha enormi potenzialità che nella maggior parte dei casi non solo non vengono espresse, ma neppure vengono esplorate. Ecco perché molte persone vivono tutta la propria vita come quei palloncini che restano appesi ad un’asta finché non si sgonfiano. E tutto perché non hanno trovato il tempo, o forse il coraggio di guardarsi veramente dentro e sprigionare la propria energia.

Giornata Internazionale delle persone anziane

Il 14 dicembre 1990, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 45/106 , ha designato il 1 ottobre Giornata Internazionale degli Anziani. Prima di questo, ci sono state iniziative come il Piano d’azione internazionale sull’invecchiamento di Vienna, adottato dall’Assemblea mondiale sull’invecchiamento nel 1982 e approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nello stesso anno.

Nel 1991, l’Assemblea Generale (con la risoluzione 46/91 ) ha adottato i Principi delle Nazioni Unite per le Persone Anziane .

Nel 2002, la Seconda Assemblea mondiale sull’invecchiamento ha adottato il Piano d’azione internazionale sull’invecchiamento di Madrid, per rispondere alle opportunità e alle sfide dell’invecchiamento della popolazione nel 21° secolo e per promuovere lo sviluppo di una società per tutte le età.

Tutte queste citazioni e affermazioni sono sempre più essenziali considerando i cambiamenti a cui sono esposte le nostre società. La composizione della popolazione mondiale è cambiata radicalmente negli ultimi decenni. Tra il 1950 e il 2010, l’aspettativa di vita in tutto il mondo è aumentata da 46 a 68 anni. A livello globale, nel 2019 c’erano 703 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni. La regione dell’Asia orientale e sudorientale ospitava il maggior numero di anziani (261 milioni), seguita da Europa e Nord America (oltre 200 milioni).

Nei prossimi tre decenni, si stima che il numero di persone anziane raddoppierà, raggiungendo oltre 1,5 miliardi di persone nel 2050. Tutte le regioni vedranno un aumento delle dimensioni della popolazione anziana tra il 2019 e il 2050.

Il maggior aumento numerico (312 milioni) si verificherà nell’Asia orientale e sud-orientale, da 261 milioni nel 2019 a 573 milioni nel 2050. Mentre l’aumento più rapido del numero di persone anziane è previsto in Nord Africa e Asia occidentale, passando da 29 milioni nel 2019 a 96 milioni nel 2050 (aumento del 226%). Il secondo aumento più rapido è previsto per l’Africa subsahariana, dove la popolazione di 65 anni e più potrebbe crescere da 32 milioni nel 2019 a 101 milioni nel 2050 (218%). Al contrario, l’aumento dovrebbe essere relativamente contenuto in Australia e Nuova Zelanda (84%), Europa e Nord America (48%), regioni in cui la popolazione è già significativamente più numerosa rispetto ad altre parti del mondo.

I paesi in via di sviluppo ospiteranno più di due terzi della popolazione anziana mondiale (1,1 miliardi) entro il 2050. Tuttavia, si prevede che l’aumento più rapido avverrà nella divisione dei paesi classificati come paesi meno sviluppati, dove il numero di persone di età pari o superiore a 65 anni potrebbe passare da 37 milioni nel 2019 a 120 milioni nel 2050 (225%).

Giornata internazionale delle persone anziane

Obiettivi della Giornata internazionale delle persone anziane per il 2021

  • Sensibilizzare sull’importanza dell’inclusione digitale degli anziani, affrontando stereotipi, pregiudizi e discriminazioni associati alla digitalizzazione, tenendo conto delle norme socio-culturali e del diritto all’autonomia.
  • Evidenziare le politiche per sfruttare le tecnologie digitali che ci porteranno a raggiungere pienamente gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
  • Servire interessi pubblici e privati ​​nei settori della disponibilità, della connettività, del design, dell’accessibilità economica, dello sviluppo delle capacità, delle infrastrutture e dell’innovazione.
  • Studiare il ruolo delle politiche e dei quadri legali per garantire la privacy e la sicurezza delle persone anziane nel mondo digitale.
  • Evidenziare la necessità di uno strumento giuridicamente vincolante sui diritti delle persone anziane e di un approccio intersettoriale ai diritti umani incentrato sulla persona per una società per tutte le età.

Fonte:

Sito delle NAZIONI UNITE :

https://www.un.org/es/observances/older-persons-day

Per dimagrire ci vuole amore

Ci sono persone che pur chiedendo aiuto, non seguono il programma. Ci sono persone che settimana per settimana mantengono inalterate le loro abitudini e si meravigliano del fatto che non cambia nulla.

Nel mio quotidiano questo lo osservo principalmente nella perdita di peso. Si vuole dimagrire, ma si vuole farlo mangiando. Questo non è possibile. Forse ai golosi sembrerà ingiusto, ma è un fatto di fisica e chimica: noi mangiamo (o dovremmo mangiare) per sopperire ad una nostra necessità energetica. Punto e basta. Così fanno tutte le specie viventi. In natura non esistono animali in sovrappeso, a parte alcuni animali domestici che prendono le cattive abitudini degli umani e non fanno neanche abbastanza movimento, ma questa è un’altra questione.

La fregatura, per noi umani, è che l’atto del mangiare è sempre accompagnato ad emozioni. SEMPRE. Quando viene imposta una restrizione dietetica siamo frustrati. SEMPRE. In realtà non è il cibo il problema, ma tutte le emozioni che attraverso il cibo vengono vissute. Se si hanno 3 o 30 kg da perdere la questione è la stessa. Il pensiero del cibo una costante. L’idea che non ci si sente liberi di fare come ci pare è martellante.

Spesso il mangiare è l’unico atto di libertà di alcune persone. E’ il caso di molti pazienti che mangiano di notte perché tutti dormono e non sono controllati. Persone che tutto il giorno si sentono dire COSA o DEVONO fare. Persone che si sentono in dovere/obbligo a rispettare regole o vivere situazioni dalle quali non riescono a prendere le distanze, perché è la cosa giusta. Dicono a se stesse che non possono uscirne che sono obbligate. Molte volte ci si mettono da sole perché per assurdo è più sicuro.

Ho avuto pazienti che venivano a studio solo per avere l’alibi, davanti al coniuge o ad un familiare, per dire che avevano provato tutto, ma in realtà non volevano cambiare. Non volevano perdere la loro presunta libertà e rimanevano in situazioni invivibili poiché le uniche conosciute. Troppo disagio cambiare. Se non si è all’altezza? Se è difficile? Faticoso? Doloroso? Meglio rimanere nel pantano e piangersi addosso più che prendere in mano la propria vita e rischiare.

Così si va in ansia e si mangia. Sempre di più. Più una situazione diventa stretta e più di mangia. Più si mangia e più si ha l’illusione di fare finalmente qualcosa per se stessi. Ma è una illusione appunto. Anzi una presa in giro. Terribile e perpetuata all’infinito. Non basta essere diventati obesi, diabetici, ipertesi e che all’amico del cuore hanno tagliato un piede per il diabete. E’ quasi come se la cosa non vi riguardasse. Fosse un problema altrui. Questa è la grande fregatura. Mangiare con il proprio corpo e viverlo come se fosse di un altro. Un modo veloce per alleggerire il problema. Ma poi ci si guarda allo specchio e siete sempre lì con i vostri kg di troppo, a non piacervi, a non apprezzarvi. Il pensiero che arriva in vostro aiuto è il seguente. Non valgo niente, tanto vale mangiare almeno sono soddisfatto. Soddisfatto di che? Quando smetterai di dirti bugie ed avrai il coraggio di vedere la realtà? Sei una persona debole? Forse. Hai fatto scelte sbagliate nella vita? Probabile. Ma nel momento in cui ti guardi osservati davvero. Esisti ed hai il dovere di volerti bene, prenderti cura di te. Meriti di volerti bene anche se hai 50 kg in più. Se accetti le tue debolezze, mancanze, se capisci che nessuno è perfetto. Puoi migliorare. Se ti vuoi bene puoi perdere peso. SOLO se ti vuoi davvero bene una rinuncia non sarà frustrazione.

Pensa a cosa si fa per un figlio. Urla nel cuore della notte. Alzarsi è faticoso, specie se la mattina dopo devi lavorare, ma lo fai e culli, calmi o allatti quel bambino finchè non sta bene e si riaddormenta.

E’ un atto d’amore che va oltre la fatica e la frustrazione. Andrai al lavoro con gli occhi cerchiati o che puzzerai di latte. E’ il prezzo di quell’amore. La contropartita è che stai crescendo una persona sicura e serena a cui è stato dato amore e cura. Devi fare lo stesso con te anche se è faticoso, difficile e comporta fare scelte. Non è necessario fare tutto in una volta. Crea degli step fattibili per te.

La mia resilienza in un corpo morbido

Ho conosciuto Marianna Lo Preiato qualche anno fa. E’ una donna speciale. La sua storia “da morbida” è stata raccontata in un libro che vi segnalo, perchè molto vero, sincero. 140 pagine dedicate a tutte le donne in sovrappeso che non sanno amarsi ed aiutarle a volersi bene anche se imperfette.

Marianna Lo Preiato

La mia resilienza in un corpo morbido è stato curato da Marzia di Sessa e contiene la prefazione di Maria Teresa Ruta. Pubblicato dalla Giraldi editore nel 2019 è acquistabile anche on line.

il libro
Descrizione

Sono molti i dolori che possono lasciare impronte indelebili sulle persone, a maggior ragione se questi dolori vengono sperimentati in giovanissima età. Ognuno di noi, a modo suo, ha vissuto sulla propria pelle almeno una volta nella vita un dolore tanto forte da far mancare il fiato. I più fortunati possono raccontare di aver ricominciato a respirare non solo grazie a una propria propulsione interna ma anche grazie all’aiuto di una persona che gli è stata a fianco e che l’ha accettato nella sua totalità, difetti compresi. In queste circostanze chi sta vicino può essere una madre, un padre, una moglie, un marito o gli amici… Ma cosa accade quando sei costretto a vivere oltre alle quotidiane avversità della vita anche il rifiuto di una madre, di un marito o degli amici? Si potrà mai arrivare ad accettare se stessi nonostante il mondo intero – in primis tua madre – ti abbia rifiutato? Si può accettare il proprio corpo morbido, non conforme agli standard di bellezza che la società richiede e continuare disperatamente a voler essere felice nonostante tutto e tutti? Marzia Di Sessa racconta romanzando la storia vera di Marianna Lo Preiato, oggi donna di grande successo, moglie felice e madre realizzata, che ha fatto del suo corpo morbido, da sempre discriminato, un orgoglio, fondando l’associazione Curvy Pride, di cui ancora oggi Marianna è presidente. Grazie a questa associazione Marianna, che ha subito il rifiuto costante e perpetuato nel tempo da parte della madre, degli amici e a tratti persino del marito, accoglie tutte quelle persone che non si sentono accettate per il proprio corpo. In questo libro, Marzia Di Sessa, in un continuo confronto fra presente e passato, racconta in prima persona una storia fatta di resilienza, di traumi vissuti, affrontati e infine superati. È la storia vera di come questa straordinaria donna sia riuscita non solo a sopravvivere a ciò che ha dovuto affrontare ma sia addirittura arrivata a riconquistare la propria dignità di donna e di persona e di come sia diventata collante tra culture completamente differenti come Napoli e Bologna. Marianna, senza mai voler salire in cattedra e senza mai additare nessuno, mette a nudo la propria anima semplicemente analizzando i dolori in profondità fino a riuscire a mettere una certa distanza tra lei e il suo passato, che però mai ha rinnegato, come mai rinnegherà il suo amore per la pizza e come dice sempre lei “E magnatella ‘na pizz!”.

Breve storia con morale /settembre

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

fonte web

Dimagrire una scelta consapevole/METODO INTEGRATO della Dott.ssa SCANU

Dimagrire: una scelta consapevole

Prefazione

Autore Emanuela Scanu Editore Campi di Carta 2013

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.

Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso che propongo è una strada in salita, costellata da mille difficoltà, ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre.

Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.

E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi  del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita : mangiate nello stesso modo in cui vivete.

Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credete di aver diritto.

Mi occupo di disturbi dell’alimentazione da circa venti  anni e sono una psicologa, ma recentemente mi piace propormi come “coach alimentare” , perché ancora oggi si fa fatica a capire o ad accettare che si può aver bisogno di un aiuto esterno . Nell’immaginario collettivo lo psicologo è ancora quello che “cura i matti” ed è quindi visto in maniera negativa.

E’ per questo che il Metodo Integrato viene proposto sotto forma di Corso. Un corso grazie al quale apprendere come mangiare in modo corretto, sia dal punto di vista strettamente nutrizionale che da quello psicologico ed emozionale, in modo tale da ottenere un supporto indiretto, certamente non tradizionale, ma comunque valido.

Medici nutrizionisti o dietologi prescrivono diete, danno alcuni consigli e propongono un controllo ad un mese …  e voi siete lì con tante belle pagine, ma “soli”  ad affrontare le insidie, i dubbi e le difficoltà.

Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo  io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento.

porta il mio libro anche in vacanza

A differenza di altri operatori, personalmente preferisco utilizzare il contatto ed il controllo del cibo, quello che generalmente si definisce in modo errato e frustrante “dieta” , come strumento e non come fine: riuscire ad imporsi un corretto approccio alimentare significa anche inserirlo in un contesto più ampio di stile di vita, di organizzazione e riordino di pensieri e sensazioni. Mi piace pensare ad  alimentazione equilibrata/controllata,   legandola al concetto assolutamente rivoluzionario di una scelta in positivo che interagisce con tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano e promuove profondi cambiamenti. In realtà mi interessa solo marginalmente cosa mangiate.

Nella concezione classica invece si pensa a “fare una dieta” imponendosi enormi sacrifici per una settimana, un mese o tre, per poi tornare a fare le stesse cose che si facevano prima e trovarsi un bel giorno ad aver recuperato i chili perduti con tanto di interessi.

Un’alimentazione sana va inserita in uno stile di vita corretto altrimenti è una forzatura e prima o poi l’impegno si esaurisce, s’interrompe con grosse ripercussioni sul fisico, che fa sempre più fatica a smaltire i kg accumulati, e per la psiche, che ogni volta si ritrova l’autostima nel baratro.

Durante il mio percorso professionale ho raccolto centinaia d’informazioni e grazie al confronto con le persone che si sono affidate a me ho potuto intraprendere la strada per sviluppare il mio Metodo.

Il Metodo è sempre in aggiornamento , perché continuano a crearsi situazioni nuove che impongono variazioni e diversi punti di vista: nuove scoperte scientifiche che sostituiscono le precedenti, la diffusione delle intolleranze alimentari, il crescendo di uno stile di vita sempre più dinamico e competitivo che innalza a dismisura i livelli di stress ed insoddisfazione, le incertezze economiche e lavorative, l’aumento di persone che scelgono il biologico o fanno la scelta di vita vegetariana o vegana.

Il Metodo – Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da  chiunque in qualsiasi momento bensì è qualcosa da adattare ed è in continua evoluzione. Non è un modello statico, ma dinamico.

Alcuni consigli utili per una persona possono risultare inadatti per un’altra, questo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo gli stessi strumenti di comprensione, i tempi di apprendimento sono diversi anche se a volte alcune problematiche si presentano in modo simile. Le storie ed i vissuti delle persone rappresentano un’infinita varietà,  quindi non è possibile proporre un unico modello valido per tutti, ma sicuramente una cosa vi accomuna: la mancanza di amore verso voi stessi.

Questo sarà un argomento  focale del programma: imparare a  prendervi cura di voi stessi e trovare il modo di valorizzarvi, anche attraverso semplici consigli di look e stile .

In questa sede inoltre saranno indicati i principi base della scienza dell’alimentazione, proposti in sostituzione di concezioni errate molto diffuse e radicate. A volte si è assolutamente certi di aver fatto scelte light, oppure di aver mangiato in modo corretto ed in giuste porzioni ed invece non è così. La tradizione culinaria  italiana è spesso ricca di errori, nutrizionalmente parlando, perché nata principalmente nell’immediato dopoguerra, quando le brave mamme italiane riuscivano a sfamare tante bocche avendo a disposizione spesso ben poco. Ma quel tipo di alimentazione oggi non può essere riproposta alla lettera, va rivisitata.

Analizzeremo le situazioni psicologiche più comuni che portano ad un aumento di peso, tra queste ognuno potrà riconoscere almeno parte della propria esperienza ed avere la possibilità di fare dei cambiamenti. Se siete curiosi di mettervi alla prova e volete intraprendere un cammino responsabile nella vostra vita continuate a leggere: io vi accompagnerò.

Il nuovo Metodo Integrato

Dopo quasi venti anni il mio Metodo Integrato subisce alcuni “aggiustamenti” fondamentali per affrontare i cambiamenti di questi ultimi tempi. Il NUOVO fa posto al vecchio solo nella forma, lasciando i contenuti invariati.

Il logo invece è tutto nuovo!! VI PIACE?

il nuovo logo del Metodo Integrato

In autunno nuove collaborazioni permetteranno un supporto a 360 gradi.

Il Metodo è indicato per tutte le persone che :

-hanno più volte iniziato una dieta, hanno fatto uso di anfetamine, o fatto diete fai da te senza mai portarle al termine;

-hanno ripetuti episodi di abbuffate anche se normopeso;

-hanno una immagine corporea distorta o parti di essa che diventa una vera e propria fissazione.

Chi è interessato al metodo per una valutazione non esiti a contattarmi. Sarò operativa dalla prossima settimana su Roma e provincia oppure on line.

Se invece sei un nutrizionista, una estetista o un personal trainer contattami per entrare nel team!

Sovrappeso e disordine: partner in crime

Non fate quella faccia e siate davvero sinceri con voi stessi. Sebbene il disordine non sia caratteristica delle persone in sovrappeso nella mia pratica clinica questi due aspetti vanno letteralmente a braccetto.

Quando si mangia in modo confuso e non si fa attenzione a ciò che si mette in bocca anche il cervello si mette in stand by. Le cose da fare si accumulano, quella pila di panni da sistemare rimane lì. Si perde tempo sul lavoro e si dimenticano le cose. Il non avere tempo sembra la colpa di tutto invece è al cervello che va imputata la colpa. Diceva Virginia Woolf:  “Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si è mangiato bene”.

Se mangi male, pensi male. Sì una è la conseguenza dell’altra e viceversa.

Non ho mai conosciuto una persona affetta da obesità o sovrappeso che avesse una vita organizzata ed una casa ordinata. Mai. Ogni singola persona si lamentava della confusione che regnava sovrana in casa e di avere problemi sul lavoro perché era sempre in ritardo con le cose da fare.

Prima di insegnare a mangiare in modo corretto devo insegnare a vivere nell’ordine. Con il caos attorno non si riesce a fare nulla di sensato. Si sposta una cosa e poi non la si ritrova, ci si ricorda di cose che non si trovano e si fa prima a comprarle di nuovo.

Non si sa mai cosa fare per pranzo e cena e alla fine si mangia quello che c’è. Si apre il frigorifero e metà delle cose sono scadute o deteriorate. Non date la colpa al tempo. La giornata è di 24 ore per tutti. Alcuni le usano meglio altri no.

Iniziate a fare un po’ di ordine attorno a voi riservando uno spazio ad ogni cosa, e non sta in piedi la faccenda (leggi scusa) delle case piccole, perché per quelle ci sono soluzioni anche a basso costo! Liberatevi del superfluo che sono certa ci sia in abbondanza. Dal frigorifero, alle dispense passando per l’armadio e altro…. Perché diamine dovete buttare le chiavi alla rinfusa quando rientrate a casa e borsa e cappotto nella prima sedia che trovate o peggio sulla cyclette che avete acquistato su internet con grande entusiasmo che all’arrivo a casa vostra ha cambiato destinazione d’uso trasformandosi in un attaccapanni?

Non lamentatevi poi che i vostri figli facciano lo stesso con gli zaini della scuola ed i giubbotti! Cercate di dare un posto fisso almeno a queste cose perché poi quando uscite ogni volta dovete fare una caccia al tesoro per ricercare le chiavi e la borsa ed il cappotto è stropicciato.

Se si impara che ogni volta che si è presa una cosa la si rimette a posto, non avrete sempre il phon sul lavandino (e relativi capelli sparsi in bagno) e quando vorrete indossare qualcosa non sarà ancora nel cesto dei panni da lavare (forse sono troppo positiva! Sarà ancora per terra accanto al letto dove l’avete lasciata una settimana fa!)

Una mia paziente si lamentava che quando entrava in casa trovava sempre lo stendino dei panni da ritirare e questo le creava confusione e alla fine non riusciva a combinare nulla. Le ho semplicemente proposto di mettere lo stendino in un posto meno visibile e di ritirare i panni appena asciutti così di non vivere nella confusione lo ha fatto per un periodo all’interno del quale anche la sua alimentazione era più ordinata. Poi un cambiamento familiare l’ha fatta ritornare al circolo vizioso di disordine mentale, ambientale ed alimentare. Un’altra si lamentava che la sera non trovava il pigiama perché non si ricordava mai dove lo aveva lasciato la mattina. Io le ho proposto di metterlo sotto il cuscino tutti i giorni e per imparare a farlo mi doveva mandare un messaggio prima di uscire di casa. Vi sembra assurdo? Questi sono solo due esempi di persone affette da obesità circondate dal caos, che pensavano nel caos e mangiavano nel caos. Non sto a raccontarvi di quelle che nel cassetto dell’intimo mettevano anche tovaglioli ed asciugamani “perché di là non c’è posto!” ed invece c’era solo un gran disordine e cose mischiate con altre. Queste persone come pensate che mangiavano? A caso come per tutto il resto della loro esistenza. Potrei scriverci un libro sull’argomento per quanto materiale ho a disposizione.

Passiamo ora a persone che stanno vivendo un periodo di sovrappeso. Come è la vostra alimentazione? E la vostra casa? Io non ho dubbi su cosa troverei venendovi a trovare. Vi sto scrivendo questo non per fare la “maestrina”, ma per farvi notare alcuni atteggiamenti che in modo perverso diventano causa di altri. Se vi accorgete che attorno a voi regna la confusione siete in tempo a riprendere in mano la situazione ed anche l’alimentazione ne beneficerà. Spazio libero ed organizzato intorno a voi corrisponde a pensieri liberi di fluire ed azioni coordinate. Io sono certa che funziona! Provateci e fatemi sapere!

La dieta delle diete by Rossana Lambertucci

Segnalo questo libro edito da Mondadori davvero interessante ed educativo con aspetti validi e pratici da mettere in pratica scritto dalla giornalista Rossana Lambertucci, nota negli ultimi anni per l’interesse dimostrato verso la corretta alimentazione, in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero.

Curarsi con il cibo si può e si deve. Non significa abolire i farmaci! Significa sostenere il nostro organismo con gli alimenti e le giuste combinazioni. Prendendoci cura del nostro corpo, rifornendolo nel modo corretto dei nutrienti fondamentali, ci sentiremo meglio e al tempo stesso perderemo quel peso di troppo, se c’è! E senza rinunciare al piacere di mangiare. A differenza degli altri percorsi dimagranti, “La dieta delle diete” di Rosanna Lambertucci è un gioioso invito a mangiare: basta farlo in modo sano e consapevole, governando la “forza” curativa degli alimenti e imparando ad abbinarli nel modo corretto. Così il risultato sarà doppio: meno peso e più salute!

La giornalista con il suo nuovo libro scritto in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero

La giornalista e divulgatrice di benessere ha fatto sue le intuizioni della bioterapia nutrizionale, una pratica terapeutica che tratta il cibo e le sue associazioni per le loro capacità di prevenzione e cura: gli alimenti possono diventare una sorgente di salute. Questo libro è stato scritto in collaborazione con il dottor Fausto Aufiero, medico e nutrizionista impegnato da sempre nella ricerca di terapie complementari. Oltre a un’introduzione divulgativa e motivazionale, contiene il percorso alimentare di sette giorni ottimali per assicurare un equilibrio metabolico con tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno, con tanto di ricette e relative connessioni scientifiche. Altro elemento importante della “Dieta delle diete” è la spesa. Gli ingredienti che mettiamo nel carrello devono essere di qualità e provenienza certa, questo per assicurarci il giusto apporto di valori nutrizionali ed evitare il più possibile sostanze chimiche, pesticidi e antibiotici. La ricerca della qualità di quello che ogni giorno portiamo sulla nostra tavola richiede un po’ di impegno, ma ci ripaga in salute e benessere. Mangiar bene significa stare meglio dentro e fuori, e generalmente vivere più a lungo. Essere in armonia con il proprio peso non è semplicemente una questione estetica, vuol dire migliorare la qualità della propria vita.

Vivere con un depresso: istruzioni per l’uso

Tutti noi abbiamo sperimentato momenti in cui ci “sentivamo giù”, eravamo demotivati e non avevamo voglia di fare nulla e vedere nessuno. Sono momenti: appunto. Situazioni piuttosto diffuse che come arrivano se ne vanno ed hanno in genere una causa esterna: ovvero è accaduto un fatto che ci ha destabilizzato ed abbiamo avuto bisogno di tempo per trovare una soluzione, riprogrammarci e ripartire. Fin qui tutto normale. Eppure già in una situazione transitoria, quante cose ci dicevano gli altri che ci davano fastidio? A volte anche il loro interesse verso di noi. Immaginate quindi quando parliamo di depressione clinica ovvero di un disturbo dell’umore certificato…

I dati sono allarmanti vendono colpite oltre 120 milioni di persone l’anno molte delle quali optano per il suicidio quando la vita diventa insopportabile da vivere. Quindi è molto probabile che intorno a noi possiamo avere qualcuno che soffra di questa patologia e sperimentare ogni giorno quanto sia difficile la convivenza. Ecco quindi qualche “istruzione” per evitare almeno di fare ulteriori danni o avere la sensazione di sentirsi inutili se vogliano aiutare un amico o un familiare.

Innanzitutto chiariamo una cosa: alla persona depressa (intendo depressa sul serio!) non è vero che manca di forza di volontà, che sia debole o pigra. La verità  che non ha proprio la capacità e le risorse per cambiare le sue sorti. E’ cosciente della sua situazione e non gli piace, spesso se ne dispiace, ma gli manca quel qualcosa che dovrebbe scattare, ma non scatta.  

Quindi andare a dire ad una persona depressa TIRATI SU è causa di umiliazione, anche se siete animati da buone intenzioni non otterrà alcun risultato. Ho visto persone anziane far vedere a persone depresse che malgrado l’età e gli acciacchi reagivano e quelle che le guardavano come fossero marziani. Persone ricche (depresse) che dicevano a persone evidentemente in difficoltà beato te! Così tanto per fare un esempio! Essere in condizioni economiche vantaggiose non riduce il rischio perché la perdita di voglia di vivere, va oltre alle situazioni di necessità e le sovrasta.

La persona vive un disagio di dimensioni bibliche indipendentemente dalla realtà e nulla può aiutarlo a combattere quel disagio neanche le buone intenzioni e l’esempio. Queste persone vivono con pensieri negativi, umore negativo e come se nessun altro modo di pensare fosse possibile, come se loro non avessero  nessun controllo su ciò. Ne sono completamente pervasi. Capite quindi che dire tirati su risulta un’offesa.

La tristezza e la depressione camminano di pari passo e la persona depressa tende a catalogare i suoi ricordi sulle esperienze negative o vissute come tali. Eventi negativi sono predominanti nella realtà vissuta e nei ricordi e non importa se nella realtà le cose erano oggettivamente migliori da come la persona le ha vissute. E’ come se le cose spiacevoli avessero un peso specifico maggiore (di molto!) rispetto a quelle piacevoli. Quindi anche in questo caso dire ad una persona CERCA DI ESSERE FELICE non viene interpretata come tale, ma ancora come “affossamento” della sua sensazione (come una critica) con ulteriori ripercussioni sulla sua autostima.

In questa particolare condizione psicologica i pensieri, le emozioni  ed i comportamenti risultano essere disfunzionali e dannosi con l’aggravante che si autoalimentano!

I vissuti negativi avvolgono tutta la rappresentazione di un  Sé  che risulta difettoso e fa percepire il mondo e le persone circostanti come ostili con una visione del futuro inutile e senza speranza. Ogni volta che diciamo c’è chi sta peggio di te o minimizziamo per il depresso è come scendere un altro gradino verso il basso. Con farmaci e terapia psicologica si ottengono ottimi risultati anche se in molti è radicata l’idea che il farmaco crei dipendenza e la terapia faccia bollare come malati mentali e quindi pazienti e parenti spesso passano anni prima di chiedere aiuto e molte volte non lo fanno neanche!

L’unico modo di stare con un depresso è lasciarlo parlare, creare una situazione empatica in cui la persona si senta accolta e non giudicata, ma questo non è facile perché si viene spesso sopraffatti dalla negatività e se sei una persona con una sana voglia di vivere tendi ad allontanarti. Non bisogna rinforzare i suoi vissuti, ma solo “farli uscire” senza prendere posizioni. La persona depressa finisce per sentirsi ed essere sempre più sola proprio per questi motivi. Quindi è giusto cercare di coinvolgere la persona depressa nelle attività quotidiane o meno, ma sicuramente la loro partecipazione sarà solo superficiale e con un niente ritorneranno nel loro mondo di disagio. Non sentitevi in colpa o inadeguati se vi state attivando nei confronti di un vostro genitore, amico o compagno e non ottenete risconto. L’unico sforzo che ha un risultato è avere la pazienza dell’ascolto e non farlo mai sentire solo. Vi avverto sarà davvero faticoso, ma se volte davvero bene a quella persona lo sentirà.