Storia breve con morale (aprile)

Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.

Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Che cosa lo teneva legato?

Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell’elefante; qualcuno mi disse che l’elefante non scappava perché era ammaestrato… allora posi la domanda ovvia: “se è ammaestrato, perché lo incatenano?” Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato tanto saggio da trovare la risposta: l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.

Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché crede di non poterlo fare: sulla sua pelle è impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata e non è mai più ritornato a provare… non ha mai più messo alla prova di nuovo la sua forza… mai più!

A volte viviamo anche noi come l’elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, un po’ di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso “non posso, non posso e non potrò mai”.

L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore… tutto il tuo cuore!”

My beauty book

Oggi vorrei parlarvi della mia esperienza con il diario alimentare. Vi ho parlato spesso dell’importanza di appuntare quello che si introduce per tenere sotto controllo il cibo, ma è fondamentale anche per comprendere e gestire al meglio le emozioni che accompagnano il mangiare, ma non solo. Con questa testimonianza vorrei sottolineare quanto il diario rappresenti un alleato speciale e quanto anche io conosca per esperienza diretta il suo valore.

Il mio beauty book mi era stato regalato da un’amica nel Natale 2015 rapita dal nome e dal colore l’ho subito iniziato a gennaio 2016. Sebbene fossi appena normopeso, fino all’anno prima ero sottopeso, avevo iniziato a vedere che mantenere il peso non era più così semplice. Nel 2011 avevo subito un importante intervento chirurgico alla schiena e questo mi ha impedito di mantenere i livelli di attività fisica praticata fino a quel momento. Purtroppo gli allenamenti erano discontinui. A mie spese ho capito (mi ci sono voluti anni) che non potevo superare troppo i limiti perché poi invece di avere benefici ero costretta a fermarmi per una settimana o un mese. Ho iniziato ad adeguare l’attività fisica alle mie possibilità, ma certo la costanza è importante e purtroppo quella non c’era più.

Il rapporto tra cibo ingerito e calorie smaltite non teneva più e ho confidato al diario quell’orribile sensazione di un corpo che non rispondeva più come prima. Ma ero ancora normopeso e tutto sommato anche se il corpo non era quello a cui ero abituata ancora poteva andare bene. Ho continuato a scrivere il diario e a tenere sotto controllo i paramenti di peso, circonferenza addome e fianchi. Mi impegnavo a verificare il tempo dell’attività fisica ed in questo modo i parametri sono rimasti nei limiti.

Poi ci sono stati i momenti in cui ho dimenticato il diario e mi sono resa conto quanto gli sgarri, che prima evidentemente arginavo con l’attività fisica ed un corpo più giovane, non erano più arginabili. Poi la consapevolezza che andare a mangiare la pizza il sabato significava avere un kg in più la mattina dopo e che dimenticare di bere adeguatamente o prendere le tisane rallentava l’intestino con sensazione di gonfiore addominale fastidiosissima. Mantenere la costanza del diario mi ha aiutato a riprendere la via.

I problemi sono iniziati quando arrivata a 50 aa gli ormoni hanno iniziato ad impazzire e dalla casella verde sono entrata pericolosamente in quella gialla! Il diario è stato un grande alleato anche a cui raccontare le sensazioni di un corpo che cambiava malgrado dietro ci siano competenze e conoscenze. Penso spesso a quanti kg avrei preso in questa situazione di passaggio se avessi vissuto nel circa quasi e non avessi cercato di controllare dati, sensazioni e comportamenti.

Combatto anche io ogni giorno, anche se sono consapevole che non posso sottrarmi a questo periodo di variazioni ormonali al quale evidentemente sto facendo resistenza, ma so che prima o poi passerà e mi impegno a segnare e scrivere per avere almeno la sensazione di controllare qualcosa. Come ogni passo che riesco a imprimere ogni giorno, da cui attingo l’energia per andare avanti e migliorare. Farlo è faticoso, ma è un enorme aiuto. Vi ho raccontato la mia esperienza per farvi comprendere che conosco le vostre sensazioni e quanto sia difficile controllare il peso. Non sono solo cose che ho imparato sui libri e sull’ esperienza dei mei pazienti. Quindi non arrendetevi all’aumento di peso, ma cercate di arginarlo con una sana routine che contenga anche il tenere un diario e naturalmente tenetemi aggiornata sui vostri progressi.

Puoi leggere questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food su:

Safer Internet Day (Giornata per una rete più sicura in italiano)

Giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi che comporta utilizzare internet istituita nel 2004 dall’ Unione europea che si svolge ogni anno a febbraio.

Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un punto di riferimento nel calendario di sicurezza online. Negli anni, il Safer Internet Day è cresciuto oltre la sua tradizionale area geografica, europea, ed è ora celebrato in circa 140 paesi in tutto il mondo. Promuove un uso più sicuro e responsabile della tecnologia online e dei telefoni cellulari da parte di bambini e giovani in tutto il mondo.

Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno il SID mira ad affrontare le questioni attuali che influenzano soprattutto i giovani utenti online. Internet è uno strumento potente con enormi opportunità di apprendimento, miglioramento delle competenze e acquisizione di nuove abilità e conoscenze. Tuttavia, alle opportunità, spesso, si associano i rischi. L’obiettivo del SID è quello di aumentare la consapevolezza, ma anche di aiutare con azioni concrete per creare non solo un luogo sicuro ma anche un posto migliore dove stare quando si è online. Al fine di raggiungere questo obiettivo, il SID offre la possibilità a giovani studenti, insegnanti, genitori, industria, responsabili politici, decisori e altre parti interessate di co-creare una rete informatica migliore.

In questo particolare periodo in cui le persone  e specialmente i giovani, sono privati o limitati dell’interazione sociale a causa della pandemia l’utilizzo di internet e dei social in generale è cresciuto in modo esponenziale.

In questo giorno nei vari Paesi membri dell’UE si organizzano iniziative che hanno lo scopo di promuovere un uso consapevole della rete .

In Italia, tale funzione è svolta dal progetto Generazioni Connesse coordinato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca che dal 2012[1] unisce in un Consorzio l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Polizia Postale e delle ComunicazioniSave the Children Italia, Telefono Azzurro, l’agenzia stampa DIRE, la Cooperativa E.D.I., l’Università La Sapienza di Roma, l’Università degli Studi di Firenze, il Movimento Difesa del Cittadino. Gli attori coinvolti sono quindi: famiglie e imprese[2], istituzioni dello Stato e Organizzazione non governative[3],

Tra le iniziative del Safer Internet Day rientrano convegni, concorsi a premi e campagne di sensibilizzazione incentrati su temi legati al cyberbullismo, alla pedopornografia e pedofilia on-line, al sexting, alla perdita di privacy ma anche alla dipendenza da videogiochi e a uno stile di vita eccessivamente sedentario o al rischio di isolamenti, soprattutto tra gli utenti più giovani.

Io prenderò parte all’evento “Connessi e sicuri” ed al corso Cisco Networking Academy – “Get Connected” in modo da essere sempre al corrente di tutte le novità in merito e poter rispondere alle richieste dei genitori sempre più in difficoltà con i figli in questo mondo che cambia.

Fonte web

Storia breve con morale (febbraio)

Un anziano e saggio indiano, forse Apache o forse Hopi, per educare i suoi nipoti, raccontò una storia:

“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.

L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia. La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”

I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese: “Quale dei due vincerà?”

L’anziano rispose semplicemente: “Quello che nutri”.

Cosa ci insegna questa storia? Che siamo continuamente esposti a stimoli positivi e negativi, ma che sta a noi scegliere la strada. Essere in un modo o in un altro non dipende dalle persone o dalle situazioni buone o cattive attorno a noi, ma dalle scelte che effettuiamo ogni giorno.

Fonte d’ispirazione Web

4 febbraio 2021 si celebra la 21° Giornata mondiale per la lotta contro il cancro

Promossa dall’Unione internazionale contro il cancro (Uicc) e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Giornata del World Cancer Day rappresenta un importante richiamo a riflettere su cosa ognuno può fare per combattere il cancro, dalle istituzioni agli esperti, dai pazienti ai cittadini, tutti fin dalla giovane età.

L’invito è inoltre quello contribuire a sostenere la ricerca, aiutando chi sta lottando contro la patologia oncologica, e a diffondere le informazioni corrette sugli stili di vita da adottare per promuovere la salute.

L’Italia occupa i primi posti in Europa nella cura del cancro, con la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi più alta rispetto alle altre nazioni dell’UE. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale fornisce infatti cure efficaci e tempestive per i pazienti oncologici.

Nel mondo, nel 2018, sono stati diagnosticati oltre 18 milioni di casi di tumore. Secondo l’ultimo rapporto Aiom-Airtum, in Italia, nel 2019, sono state effettuate circa 371.000 nuove diagnosi di tumore (196.000 uomini e 175.000 donne), le 5 neoplasie più diffuse sono risultate della mammella, del colon-retto, del polmone, della prostata e della vescica.

Ogni giorno circa 1000 persone ricevono una nuova diagnosi di tumore maligno e la prevenzione rimane sempre l’arma migliore in nostro possesso.

Fonte web

Storia breve con morale (gennaio)


“C’era una volta un gruppo di rane che organizzò un concorso. L’obiettivo era quello di raggiungere la cima di una gigantesca torre. Un’impresa ritenuta impossibile perciò una grande folla di rane si riunì per assistere alla gara e per tifare i partecipanti.

La gara iniziò. Non una rana tra il pubblico ritenne che i concorrenti avrebbero mai raggiunto la cima. Dopo tutto, era una torre enorme e scalarla era considerato troppo difficile.

La folla cresceva e molti urlavano,

No, questo è impossibile!”
Non arriveranno mai in cima”
“Non ci riusciranno. La torre è troppo alta!”

Una ad una, le piccoli rane crollavano e cadevano giù dalla torre. Eppure, c’era un gruppo di rane determinate che provava a salire ancora più in alto. Ma la folla continuava a urlare,

“Non possono farcela, nessuno ce la farà!”

Scoraggiate e convinte dalle grida, la maggior parte dei partecipanti alla gara cedevano e cadevano dalle mura. Alcune rane arrampicandosi si lamentavano di fatica e dolore e presto rinunciavano. Altre rane, stanche dallo sforzo, sentendo le lamentele dei loro coetanei gettavano la spugna.

Nella foto un’opera di MelissaFrancesArt

In mezzo a queste, una minuscola rana persisteva con tenacia. Saliva. E saliva. E saliva. Questa piccola rana sembrava avere la forza di una super-rana che le permetteva di spingersi più in su a dispetto degli altri.

“Ma come può essere in grado di scalare ancora quando cadono tutti?”  Si chiedeva la folla.

Ormai, tutte le piccole rane avevano abbandonato a eccezione di quella piccola rana. La folla continuava a urlare:

“È troppo difficile! ti farai male!”
“Non arriverai mai in cima!”
“Faresti meglio a rinunciare adesso, lascia perdere!”
Ma per qualche misteriosa ragione, quella piccola rana saliva ulteriormente, apparentemente imperterrita.

Infine, dopo tanti sforzi, dopo parecchi scivoli e altrettante riprese la piccola rana riuscì a raggiungere la cima. La sua destinazione! L’unica rana ad arrivare dove nessuno avrebbe mai pensato possibile, sulla cima della torre.

Tutta le rane a terra rimasero stupite di come questa piccola e insignificante rana potesse essere in grado di vincere questa sfida. Affollandosi attorno a lei vollero scoprire il suo segreto e…

…scoprirono che era sorda.

Cosa abbiamo imparato da questa storia? Che non dobbiamo fare nostri i limiti degli altri. Spesso la scarsa fiducia, ma anche l’invidia degli altri ci bloccano. Impariamo ad ascoltare più noi stessi. Proviamo. Se non riusciremo nell’impresa avremo conosciuto i nostri limiti ed imparato a superarli. Quante volte, anche persone che sono vicino, ci hanno ritenuto troppo giovani, troppo vecchi, troppo deboli? Quante volte ci hanno detto non è possibile, non è roba per te impedendoci anche solo di sognare?

 A volte bisogna essere sordi a segnali che ci remano contro e dobbiamo avere il coraggio di pensare in grande, perché SE NON SI SOGNA NON SI REALIZZA!

Il Sano Egoismo

C’è una parola che pronunciamo troppe poche volte in una giornata, in una settimana, in una vita. Non dirla spesso fa sentire al sicuro. Non viene usata da chi non è capace a farsi rispettare o imporsi. Eppure è una parola piccola quanto formidabile. Sarebbe utile applicarla più spesso e sentirsi in diritto di farlo. Quando? Sempre! Sul lavoro e nelle amicizie, ma anche in famiglia. Sarebbe carino poter alzare un cartellino e non dover dare altre spiegazioni perché lì su quel bianco potrebbero esserci tutte le risposte/giustificazioni che non si è tenuti a dare.

Una parola che dovrebbe accompagnarci molto più spesso che permetterebbe una vita più rispettosa e ci restituirebbe valore. Avere la forza di usarla ci darebbe maggiore dignità e la vita acquisterebbe un senso diverso. Dovrebbe essere sempre pronta all’uso come un fazzoletto in una tasca.

La parola magica è NO.

2020 Addio 2021 Benvenuto

Personalmente mi ritengo fortunata. Il 2020 non mi ha creato particolari disagi a parte le prime settimane di lock down in cui ho dovuto affrontare un nuovo assetto. I piani prefissati sono stati raggiunti, le vacanze comunque fatte e non ho subito perdite per via della pandemia (solo questo mi dovrebbe far fare salti di felicità!!)

Lo sguardo al 2020 appena concluso quindi non è completamente negativo. Mi sono resa conto che stavo andando troppo di corsa. Ho recuperato il mio tempo. Sto vivendo da allora tempi più dilatati. Mi concedo molti più momenti per assaporare quello che faccio: con mia figlia, la famiglia ed anche la casa. Ho riscoperto quanto è bello addobbare la casa per le feste: l’ho sempre fatto, e sempre di corsa tra una cosa e l’altra, ma quest’anno ho fatto tutto con gioia ed amore godendomi tutti i momenti.

Credo che questo sia il grande insegnamento. Non perdiamo tempo dietro le cose perse, diceva qualcuno, ma godiamoci di più quello che abbiamo e che facciamo. Non c’è tempo per sprechi di tempo, di denaro, di affetti. Amiamo chi ci ama, chi dedica un minuto a noi e alla nostra felicità. Evitiamo di frequentare persone inutili e negative che possono solo ledere la nostra autostima e serenità. Dedichiamoci alle cose che amiamo e a quelle che non abbiamo mai fatto. Non dimenticate di andare a trovare quella persona, di fare quella telefonata oppure dire quella cosa a qualcuno.

Bene o male siamo arrivati fino a qui quindi non ci manca la tempra per andare avanti ed in questi mesi abbiamo comunque imparato parecchio. Dobbiamo metterci in testa che siamo in grado di trasformare i problemi in opportunità. Qualcuno direbbe vedere il bicchiere mezzo pieno!

Impariamo a dare le giuste priorità alle cose. Anche sul lavoro spesso ci si ossessiona a qualsiasi ora invece di riposarci o staccare un po’ il cervello. Spesso quando siamo stressati facciamo errori e valutazioni errate che non faremmo con la mente più riposata e sgombra. Spegniamo il cellulare quando siamo con i nostri cari. Scegliamo insieme il film da vedere in una domenica di pioggia e prepariamo la cena insieme alla famiglia. Ogni momento è importante.

Se ci impegnamo verso noi stessi rispettandoci ed amandoci  sono certa che ognuno potrà raggiungere la propria serenità.

Mangiare con gusto e senza stress nelle feste

Ok le festività natalizie non sono ancora terminate. Il parziale lock down però ci limita e la maggiore permanenza in casa ci fa aggirare come piccoli squali tra credenze e frigoriferi. Per qualcuno a gennaio ci sarà un aumento di peso “fisiologico” che sarà recuperato in breve con la ripresa delle attività. Per altri, che già da prima avevano problemi per la perdita o il mantenimento del peso, sarà molto di più e rappresenterà un aggravio del problema. Allora, perchè non cominciare da subito a prendere buone abitudini ed avere una visione positiva?

“Stai attenta alle insidie e osservati quando mangi: la percezione che hai di te dovrà guidarti nelle scelte future. Se stai buttata in pigiama sul divano con un barattolo di Nutella, un gelato o delle patatine, avrai di te un’immagine rallentata, pesante. In questa situazione è difficile prendere in mano la propria vita, si è sconfitti in partenza. A volte “morire sul divano” sembra l’unica soluzione, ma non è così. Se fai uno sforzo iniziale – e so quanto sia faticoso questo sforzo- e cerchi di tirarti su, riponi quello che avidamente e senza un reale bisogno stavi mangiando e provi a ripetere questo gesto ogni volta che succede, sarai ripagata da una sensazione nuova : un’immagine più dinamica e leggera di te.

Ti assicuro che ne vale la pena. Se ti senti pesante è difficile vederti attiva e positiva, ma se hai una  percezione dinamica di te stessa, guarderai con orrore il divano e sicuramente non andrai a cercare qualche surrogato di piacere nella credenza o nel frigorifero e comunque diventerà sempre meno frequente.

Fai così per qualche giorno. Poco a poco vedrai che certi  cibi non ti  inviteranno più e che comunque avranno diverso peso per te. Non sostituirai una percezione attiva di te con una passiva e pesante: non c’è partita.

Un’ultima  cosa: quando mangi, mastica molto bene. Non ingoiare tutto in fretta, poiché il cibo è piacere orale, la bocca può gustarlo.  

Perché allora non masticarlo di più, gustarlo di più? E per rendere il gusto ancora più intenso, fai tutto ciò che puoi. Quando mangi qualcosa, prima annusa. Gustane l’aroma, perché metà del gusto sta nell’aroma. Perciò annusa il cibo, guardalo. Non c’è fretta, prenditi tutto il tempo che vuoi. Una piccolissima quantità di cibo ti basterà e ti farà sentire molto più soddisfatta. Fai una prova per una settimana e vedrai”.#

#Tratto dal mio libro : Dimagrire una scelta consapevole /Metodo integrato della Dott.ssa Scanu

editore da Campi di carta

Covid, Natale e Resilienza

Stiamo attraversando un periodo anomalo di cui non si vede ancora il termine. Sono mesi che viviamo in una continua situazione di stress. Paura, pericolo, distanziamento sociale. Non sono cose che accettiamo. Lo facciamo di buon grado per tutelare le persone che amiamo, ma ad una madre anziana manca quell’abbraccio e come figlia lo sento e sono dispiaciuta. Andare a trovare i genitori con una mascherina e prendere un tè a distanza non è quello a cui siamo abituati, ma la responsabilità di poter essere veicolo di contagio non me la prendo. Non me lo perdonerei.

Si avvicinano le festività e per la prima volta in casa mia non c’è il fervore dei preparativi del pranzo di Natale che riunisce nonni e nipoti con grande entusiasmo ed allegria.  Preparare pranzi e cene per tre è decisamente abbastanza facile, ma non divertente. I regali sotto l’albero ci sono già tutti e per la tutta la famiglia anche se non so bene quando saranno recapitati così come gli addobbi che quest’anno hanno raggiunto il livello di un centro commerciale e non potranno essere motivo di orgoglio con parenti ed amici!

Come si fa a sopravvivere a questo periodo? C’è una capacità umana che viene in nostro aiuto e più riusciamo ad esercitarla e maggiori saranno i risultati ottenuti:  si chiama resilienza.

Un termine che ultimamente si sente spesso e che è tema di aggiornamento per noi psicologici. Recentemente ho partecipato ad un web seminar con il grande Roger Solomon che ha trattato questo aspetto a 360 gradi e che mi ha dato importanti spunti per il mio lavoro.

Riuscire a rimanere concentrati malgrado le avversità, riuscire a mantenere un atteggiamento positivo ci permette di rimanere lucidi nelle situazioni. Parola d’ordine flessibilità. Dobbiamo mantenere un atteggiamento mutevole poiché mutevole è ciò che ci circonda. Dobbiamo essere sempre pronti a rivedere i nostri programmi e non farci spiazzare dai cambiamenti. Se manteniamo un atteggiamento flessibile non verremo scaraventati, ma spostati dalle onde. Non rimaniamo in opposizione o perderemo.

Già Marco Aurelia diceva: “Avete il potere nelle vostre menti e non negli eventi esterni, se capirete questo troverete la forza”.

Se questa frase è sempre un ottimo spunto di riflessione durante i periodi difficili della vita lo è ancor di più oggi che questa situazione è condivisa. Quando si vivono delle difficoltà gli esseri umani attingono ai loro ricordi e alle loro emozioni e quanto più questi ricordi sono positivi più riusciranno ad utilizzarli come risorse anche nella situazione attuale. Nei casi in cui quello che emerge sono sentimenti negativi quali frustrazione e senso d’incapacità è molto importante chiedere un aiuto. A volte è necessario che qualcuno indichi semplicemente la strada giusta.

“L’elaborazione dei ricordi immagazzinata in maniera disfunzionale, che sono alla base dei comportamenti disadattivi nella situazione attuale, consente alla persona di far fronte a future situazioni stressanti potendo usufruire di tutte le risorse personali disponibili!”(Solomon and Shapiro p.287)

Le situazioni stressanti possono insegnare molto anche se nel momento che si vivono non la si pensa così. Saremo tutti più forti e capaci dopo questa grande prova a cui ci sta mettendo davanti la pandemia: bisogna crederci ed agire di conseguenza.

Riassettiamo il nostro cervello, e quindi le nostre azioni, anche più volte durante la giornata. Dobbiamo essere sempre pronti a sterzare o a fermarci se è necessario affrontando tutto come un dato di fatto ; non facciamoci intimidire ed andiamo avanti con coraggio. Ogni nostra azione positiva rappresenterà una notevole forza per fronteggiare la problematica che magari sta già dietro l’angolo. Non facciamoci intimidire ed andiamo avanti con coraggio e resilienza.