Il corpo ci “parla” ascoltiamolo con la mindfulness

Quante volte volete dire no ed invece dite sì? Quante volte non vorreste essere in un posto e poi vi trovate ad arrivare anche 10 minuti prima? Quante volte avete letteralmente ingoiato delle parole per non farle uscire? Quante volte avete soffocato i vostri reali sentimenti?

Vi sarà capitato moltissime volte nel corso della vita ed a qualcuno sarà capitato più frequentemente di altri. Pensate che questo vi faccia “sopravvivere”. Pensate che vi faccia amare di più, stimare di più, considerate delle persone buone o tranquille, ma ogni volta che soffocate le vostre emozioni rinnegate voi stessi e vi fate del male. In queste situazioni è proprio il fisico a pagarne le conseguenze, ma se imparate ad ascoltarlo potete attuare dei comportamenti che non vi facciano soffrire nel corpo e nella mente!

Dovete imparare ad esprimere in modo adeguato le vostre emozioni prima di tutto permettendovi di ascoltarle e dare loro un nome e cognome ovvero vivendole ed assecondandole. Fate attenzione a non reprimerle o a provare ad ignorarle perché vi troverete inesorabilmente a soffocarle con il cibo, alcool o con comportamenti anestetizzanti tipo buttarsi davanti alla televisione o stando perennemente attaccati al vostro smartphone!

Quali segnali ci manda il corpo?

Se siamo arrabbiati con un amico, il compagno o in ufficio e non abbiamo il coraggio di dire davvero come la pensiamo possiamo arrivare ad essere talmente tesi da creare stati di tensione permanenti che portano a posture sbagliate e quindi a dolori cronici articolari, problemi alla cervicale o a livello lombare, ma anche le ginocchia sono a rischio, le dita delle mani e dei piedi.

Se viviamo stati di continua ansia e preoccupazione nel nostro corpo che era stato in origine preposto a rispondere ad eventi pericolosi in modo efficiente, si accumula un quantità enorme di cortisolo che va ad creare disordine anche con altri ormoni (tipo l’insulina)  alterando il nostro metabolismo causando problemi dell’apparato gastrointestinale, ritenzione idrica ed aumento di peso …nel migliore dei casi!

Consiglio sempre di imparare a rispondere alle vostre emozioni in modo adeguato. Chiarire situazioni in cui non ci troviamo d’accordo ed essere onesti con se stessi. Vi ho parlato tante volte del sano egoismo e quindi prendete qualche spunto!

Se vi siete resi conto di aver imparato ad usare il cibo per non sentire, soffocare, ignorare le vostre emozioni è importante fare un lavoro integrato sul corpo e sulla mente e vi propongo un percorso di mindful eating che vi permetterà di fare pace con il cibo, ma anche imparare tante cose di voi che probabilmente ad oggi ignorate!

Da ottobre incontri di gruppo in piattaforma per uomini e donne dai 18 anni in poi. Chiedimi come!

Ancora sul sano egoismo

Oggi riflettevo sul sano egoismo: un argomento su cui mi imbatto spesso e del cui significato, risvolti pratici ed importanza disquisisco ogni giorno. Avete presente quando sull’aereo ti dicono che in caso di necessità bisogna indossare la propria mascherina dell’ossigeno prima di metterla ad un altro? Perché se poi stai male non sei di aiuto a nessuno

Ebbene proprio ieri spiegavo questa cosa ad una neo mamma “sull’orlo di una crisi di nervi” con questo esempio: Quando il tuo bambino piange, perchè ha fame e devi fare pipì cosa fai per prima cosa? L’ovvia risposta della mamma (e credo di molti di voi che state leggendo) sarebbe andare subito dal bambino.

La risposta è sbagliata.

Se vai dal bambino con del disagio il bambino lo avvertirà e quindi insieme al cibo gli darai anche quel disagio. Se sei stata in bagno e sei tranquilla potrai stare con tuo figlio dedicandogli in tempo di cui necessita per mangiare ed anche per sentire il tuo calore ed abbraccio. Molto diverso sarebbe se sei sulle spine, perchè ( ti scappa la pipì per intenderci) il bambino non sa perchè sei a disagio lo avverte e basta. Non conta l’importanza del disagio per il bambino è sempre una situazione spiacevole.

Quindi per tornare al sano egoismo cercate di ricordare questi esempi. Se siete stanchi o a disagio non siete di aiuto a nessuno quindi prendete i tempi necessari per stare bene ed avere l’energia e le capacità per dedicarvi davvero ad un altro!

Vi dedico anche questa fantastica poesia, un pò lunga e molto vera di un autore che vi sorprenderà “Charlie Chaplin” e vi invito a riflettere, ma anche mettere in pratica almeno alcune di queste frasi!

Quando ho cominciato ad amarmi

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori. Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di desiderare una vita diversa e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi. Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato. Da allora ho imparato ad essere sereno. Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, non ho più rinunciato al mio tempo libero e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità, ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi. Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo si chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi facendo ho commesso meno errori. Oggi so che questa si chiama umiltà. Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato o di preoccuparmi del futuro. Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta. Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l’intelletto è diventato il mio migliore alleato. Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che questa si chiama vita.

I benefici della Mindful Eating nel quotidiano

La Mindful eating o alimentazione consapevole non si basa sulla forza di volontà o l’autocontrollo, ma nel raggiungere un equilibrio attraverso la cura di sé e l’autoregolazione. E’ una sorta di via di mezzo tra il mangiare senza pensarci e proibirsi di mangiare!

Le differenze tra queste impostazioni sono enormi.

  • Con la forza di volontà o l’autocontrollo hai sempre voglia di continuare  a mangiare,  ma ti imponi di fermarti.
  • Con l’autoregolazione eserciti una gestione conscia e decidi tu quando smettere, perché sei piena, non ti piace.

Nel secondo caso non è uno sforzo, ma una scelta e puoi sempre continuare a mangiare in un secondo momento quando ne hai voglia. Ci sono alcuni principi alla base dell’alimentazione consapevole, ed ispirata agli adattamenti della mindfulness all’alimentazione da Jean Kristeller (con l’occasione ringrazio la mia docente Teresa Montesarchio dalle cui lezioni ho estrapolato questo articolo), te ne mostrerò alcuni.

  • solo tu sai di cosa hanno bisogno la tua mente e il tuo corpo. Nessuno può dirti quanta fame sentire o quando sei sazio. Non lo sanno i tuoi amici,  non lo sa lo chef del ristorante. Non può dipendere dalla moda o dalla dieta del momento per essere chiari. Solo tu sai quando sei soddisfatto e prenderai decisioni sagge e flessibili per la tua salute ed il tuo peso.
  • userai pensieri e sensazioni per renderti consapevole, non per punirti.  Piuttosto che essere sempre intrappolato in “doveri” e “divieti”, gli esercizi di mindful eating ti insegnano ad aprirti a come sono veramente il tuo corpo, le tue abitudini alimentari, il tuo desiderio per certi alimenti, le tue voglie e il tuo umore (non come tu pensi che dovrebbero essere). Invece di reagire a queste cose, prenderai solo nota senza giudicare. Questa consapevolezza ti aiuterà a capire meglio se vuoi mangiare davvero qualcosa e quanta soddisfazione ti può dare.
  • non ci sono alimenti sbagliati. È vero che alcuni alimenti potrebbero contenere più nutrienti di altri, ma non esistono quelli da evitare del tutto (eccetto nel caso di allergie!!) Non esistono alimenti negativi o positivi, piuttosto ci sono vari gradi di valore e soddisfazione tra i quali puoi scegliere.
  • le calorie contano. Sebbene la saggezza interiore possa fare molto per aiutarti a sentirti soddisfatto con meno calorie, il successo è anche basato sullo sviluppo di una saggezza esterna. Hai un fabbisogno calorico giornaliero limitato e sviluppare la consapevolezza rispetto a quanto ti soddisfano o ti nutrono gli alimenti, ti aiuterà a decidere come soddisfare questo fabbisogno. Potrai scegliere alimenti che ami in quantità che ti soddisfano, mentre preferirai stare alla larga da quelli che non ti piacciono o che non  ti  servono molto.
  • saggezza interiore ed esterna collaborano. Queste due saggezze si uniscono e originano dall’essere consapevole al punto che potrai concentrarti in modo produttivo. Consapevole di pensieri, emozioni ed elementi che scatenano la fame proprio nell’istante in cui si presentano, ti saprai concedere un istante per considerare cosa desideri  farne . La scelta varierà di momento in momento e di situazione in situazione, con la consapevolezza come guida.
  • basarti sulla forza di volontà e sui sensi di colpa porta a malcontento e difficoltà. Cambia forza di volontà e sensi di colpa con la sperimentazione e la comprensione; invita te stesso a entrare in contatto con tutti i pensieri e le emozioni (positive e negative) che ti fanno venire voglia di mangiare.
  • avrai sempre una relazione con il cibo. Che sia positiva o negativa, dipendi   dallo stato mentale che hai mentre metti in bocca ogni singolo boccone
  • la gioia può essere trovata in ogni boccone. Quando sei consapevole, puoi trovare la gioia per ogni boccone, assaporare la tua esperienza, prenderti cura di te stesso e rispettare il cibo che ti dà vita ed energia.
  • la vita è molto di più di ciò che mangi. Il senso della mindful eating è che ti aiuti a sviluppare una relazione con il cibo utile e in equilibrio con il resto della tua vita. Invece di lottare sempre, proverai una sensazione di libertà, sapendo che sei tu al comando e riconoscerai che la vita è molto di più che preoccuparsi del cibo o del peso.  Quelle altre aree della vita possono meritare una quantità maggiore della tua consapevolezza, attenzione e apprezzamento.

Dal mese di ottobre inizierò un percorso on line di 10 settimane di Mindful eating, il corso prevede aspetti pratici e teorici. Vi saranno rilasciati materiali per comporre il vostro personale manuale.

Contattatemi per info sulle modalità di fruizione.

Più “sicuri” con un animale domestico

Il Piccolo Principe chiede “Che cosa vuol dire addomesticare?” ” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami” gli risponde la Volpe …

Con i nostri animali domestici, cani o gatti che siano, creiamo delle relazioni. Relazioni significative che modificano i nostri ritmi e priorità. Il nostro amico a quattro zampe è spesso un compagno di vita, un fratello per i nostri figli è a pieno titolo un membro della famiglia. Condividere spazi ed attenzioni con i nostri amici pelosi ha ripercussioni positive sulla nostra salute psicologica e fisica.  

Affermazioni confermate da recenti studi:

  • svolgono un supporto valido contro la solitudine e l’isolamento (Shoda, Stayton e Martin, 2011),
  • rappresentano un sostegno sociale ed un fattore protettivo contro problemi di natura psicosomatica in quanto la relazione, l’accudimento, il contatto fisico sono in grado di stimolare le funzioni del sistema immunitario (Solano, 2011)

Condividiamo gli spazi con loro e spesso il letto o il divano che sono considerati spazi intimi, ci leccano, ci annusano, ci si acciambellano in braccio o ci seguono ovunque. Quanto rientriamo in casa sono i primi a correrci incontro e a dimostrare gioia per il nostro ritorno. Una relazione che si basa quindi sul contatto fisico (non basta dargli da mangiare per creare la relazione!) Semplicemente accarezzare il pelo dell’animale ha un effetto calmante: il contatto con il mantello morbido ha effetti positivi sul battito cardiaco e la frequenza respiratoria.

Nella foto la mia Cindy nel giorno del suo quindicesimo compleanno!!

Cura e responsabilità

Già in tenera età insegnare ad un bambino a prendersi cura di un animale serve a sviluppare il senso di responsabilità. I bambini che sono cresciuti con un animale domestico risultano più responsabili ed autonomi rispetto a quelli che non hanno avuto questo privilegio capacità che persistono nell’età adulta.

Non vale solo per gli animali che possiamo accudire in casa:

“Il rapporto che si instaura tra bambino e cavallo è fondamentale e rappresenta molto più di un semplice sport. Pertanto i ragazzi fin da piccoli imparano ad accudire un essere vivente che risponde agli stimoli in maniera spontanea e autentica così da capire anche i limiti da rispettare per mantenere la sicurezza e il significato della cura di un animale. Il cavallo pone tutti gli allievi allo stesso piano e quindi anche i ragazzi con diffcoltà a socializzare riescono a trarne beneficio e prendere fiducia in se stessi. Credo inoltre che per l’educazione dei ragazzi avere un rapporto con un animale soprattutto al giorno d’oggi che comunicano molto attraverso la tecnologia sia di fondamentale importanza”  Martina Cursio  Istruttrore Fise

Dobbiamo ricordare però che gli animali sono sempre animali con esigenze, diritti e necessità diverse dalle nostre e quindi dedicargli attenzioni “umane” deve avere un limite: quello del rispetto. Bisogna anche prendere in considerazione il fatto che “prendersi cura di” a volte nasce da un bisogno inconsapevole di accudire o confortare se stessi: la Pet Therapy accoglie proprio questo aspetto benefico!

Parole antiche e nuovi significati in questi tempi difficili

Vi siete accorti come nel nostro vocabolario attuale sono diventate comuni parole di cui prima non conoscevamo neanche il significato? La prima parola che viene in mente è mascherina. Solo per i lavoratori socio sanitari era un oggetto/parola comune, ai più fino a marzo del 2020 era quella portata dai chirurghi in qualche serie televisiva da allora a sentirla nominare si prova paura, sospetto, fastidio…. ed è stato solo l’inizio!

Ho letto di recente un articolo# al riguardo e ho mi sono messa a fare delle considerazioni: quanto è cambiato il nostro stile di vita dalla pandemia? Quante paure in più abbiamo? Quanto siamo più consapevoli della nostra salute, del preservarla o quanto timore abbiamo di perderla? Siamo più coraggiosi o più insicuri? Anche il lessico abituale si è modificato per dare un nome a tutte queste nuove emozioni ed ecco comparire vecchie parole con nuovi significati condivisi. Ne ho selezionate solo 5 ,perchè sono quelle con cui lavoro ogni giorno e vorrei analizzarle con voi.

La prima parola è AUTOSTIMA. Ne ho parlato sempre molto e nel corso dell’anno è stato l’argomento di un mese intero. Lo sapete che questa parola esiste solo dagli anni “80? indicata come “la valutazione positiva, la sicurezza di sè, che esprime la misura in cui una persona si considera capace, importante ed i valore” . E’ stata inserita nel vocabolario della lingua italiana solo recentemente anche se già alla fine dell’ Ottocento ne parlò il filosofo americano William James. Il tema fu ripreso negli anni “60 e “70 durante i dibattiti femministi ed in particolare fu Gloria Steinem che come leader del femminismo americano utilizzò il concetto per valorizzare la voce delle donne nel libro: “Autostima: La rivoluzione parte da te”. Ancora donne e autostima sono al centro del dibattito sui femminicidi che in Italia e nel mondo hanno subito una escalation durante il lookdown. Quando lavoro bisogna fare con le donne, con le madri che devono educare i giovani uomini al rispetto ed alla parità?

Di questo argomento si potrebbero scrivere enciclopedie intere, ma lavorando per associazione mi viene in mente un’altra parola molto in uso ultimamente: SORELLANZA.

Già dalla fine dell’ Ottocento veniva utilizzata per indicare il rapporto tra sorelle ed il legame di affetto che le unisce, ma oggi il significato è inteso in modo molto più ampio. Il concetto di “reciproca solidarietà tra donne” è del 1970 periodo in cui la scrittrice Kate Millet utilizza il termine anche per indicare un’unità sociale che andasse oltre le differenze di classe, di etnia o religione. Oggi la parola sorellanza è indicata nei dizionari come “sentimento di reciproca solidarietà tra donne, basato su una comunanza di condizioni, esperienze, aspirazioni”. Sarebbe bello che questo sentimento potesse accomunare ancora più donne facendo spazio ad una reale solidarietà invece che al giudizio, l’invidia ed altri sentimenti negativi che non portano a traguardi importanti e alla valorizzazione di tutte le donne attraverso una rete coraggiosa e concreta.

Un’altra parola entrata nel linguaggio comune è RESILIENZA. In realtà esiste dal 1700 e viene dal latino con il significato di rimbalzare. Utilizzata da scienze come la fisica o l’ingegneria per indicare la resistenza di un materiale a deformazioni o rotture dagli anni Ottanta si utilizza come “capacità di superamento delle difficoltà”. Grande enfasi viene data durante un famoso discorso del Presidente Obana nel decennale dell’ undici settembre. Anche il nostro Presidente Sergio Mattarella ha parlato più volte di resilienza dopo il terremoto dell’Aquila e durante la pandemia. Noi psicologi la utilizziamo spesso perchè esprime in pieno le energie che ognuno deve trovare dentro e fuori di sè per mantenere la speranza e superare i momenti difficili. Trovo che sia una bellissima parola da applicare nella realtà di tutti i giorni e non leggendola come termine filosofico.

Altro termine antico, ma molto in voga è: PREOCCUPAZIONE. Come non si fa ad essere preoccupati oggi? Di derivazione latina con il significato “occupare prima” il significato moderno lo prendiamo dal francese preoccupation ovvero: “pensiero che occupa la mente determinando uno stato di apprensione, di inquietudine, di ansia per timore che possa verificarsi un fatto spiacevole o doloroso”.

Deriva invece dall’inglese con derivazione latina la parola IMPATTO. Indica un contatto brusco o l’urto provocato da una bomba, un missile, una navicella spaziale. Durante un telegiornale la sentiamo menzionare almeno una decina di volte. Si parla di impatto sull’ambiente, sull’economia, sulla società… Dal termine fisico (impatto zero, risparmio energetico…) la parola prende sempre più una dimensione psicologica: che impatto avranno i social media per le nuove generazioni? Come cambieranno e stanno cambiando i rapporti tra coetanei? Che impatto avrà nella nostra vita la tecnologia?

#liberamente ispirato all’intervista alla direttrice del Vocabolario Treccani di qualche settimana fa sul supplemento di Repubblica

In equilibrio con Yin e Yang

Settembre è alle porte e ormai quasi tutti abbiamo ricominciato le solite attività. Dovremmo essere un po’ più riposati e pieni di energia e positività, ma a volte al rientro si ha quasi una sensazione di spossatezza ed allora cerchiamo l’equilibrio con i concetti di Yin e Yang.

Dalla antica tradizione cinese nel “Taijitu”,  quel simbolo dove il bianco ed il nero si “abbracciano”, la rappresentazione del concetto di yin e yang il cui significato sfugge ai più.

I principi di yin e yang si fondano sul fatto che tutto il mondo manifesto si regge sul concetto di opposto. Qualsiasi cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Hanno una radice uno nell’altro, sono interdipendenti, hanno una origine reciproca e l’uno non può esistere senza l’alto.

Anche in psicologia viene considerato il concetto del doppio con O.Rank, allievo di Sigmond Feud , in Der Doppelgänger  mentre C.J. Jung parla di ombra.

Nella traduzione, anche se approssimativa, si parla di yin come il lato in ombra della collina e corrisponde alla notte o alle funzioni meno attive, mentre con yang ci si riferisce al il lato soleggiato della collina che corrisponde al giorno ed alle funzioni più attive.

Ho trovato una tabella sul web per far comprendere questi opposti ed organizzarli e ve la condivido:

 TABELLA

Yin                        Yang

Nero                    Bianco

Oscurità             luminosità

Confusione        chiarezza

demoni               dèi

luna                     sole

notte                   giorno

passivo               attivo

freddo                 caldo

negativo             positivo

nord                    sud

ovest                   est

terra                   cielo

acqua                 fuoco

femminile         maschile

Perché questa suddivisione? Perché potrete valutare se le vostre energie sono ben armonizzate tra lo yin e lo yang. Ascoltate i vostri bisogni, rispettate i vostri ritmi cercando di comprendere come compensare le vostre energie. Possiamo immaginare delle attività yin come fare un riposino, lavorare al computer, disegnare, scrivere o attività yang come cucinare, giocare con i figli o passeggiare.  Se suddividiamo l’energia yin come femminile che comprende attività intellettuali, la lettura l’introspezione la tranquillità, la dolcezza o il freddo in opposizione all’energia yang come maschile comprendente le attività sportive, l’azione, l’estroversione e il calore possiamo vedere se in una giornata le energie yin e yang sono ben compensate!

Esercizio:

Descrivi le attività della tua giornata e cerca di suddividerle tra yin e yang. Sono in equilibrio tra loro? Come potresti riequilibrarle? Quali azioni devi mettere in atto?

Fatemi sapere se questo esercizio vi è piaciuto e vi è stato utile!

Segui le cinque “I”

Una piccola vocale, un po’ buffa con quel puntino in alto eppure molte parole davvero importanti cominciano proprio per “I”!

Ve ne voglio segnalare cinque:

IMPEGNO, IMPORTANZA, INTELLIGENZA, INTUITO, ISPIRAZIONE

Sembrano in apparenza parole che fra loro non hanno alcun legame eppure, sia che segui la sequenza (sono solo in ordine alfabetico per essere ordinate) sia che le analizzi singolarmente, tutte insieme rappresentano una grande risorsa e se impari a padroneggiarle sarai davvero una persona migliore.

Io voglio iniziare dall’ultima.

ISPIRAZIONE

Spesso chiedo ai miei pazienti di segnare su un foglio o un quadernino i nomi di cinque persone che sono state d’ispirazione nella loro vita. Non necessariamente devono essere persone reali, ma possono essere eroi o eroine di un libro, il/la protagonista di una serie televisiva o anche di un cartone animato. Ti invito a farlo. Vengono fuori cose interessanti. Per ogni personaggio dietro ci sono sogni, desideri o obiettivi da raggiungere. Dopo aver fatto l’elenco chiediti cosa ti piace di ogni personaggio e se quella qualità la hai o la devi potenziare e lavora per migliorarti. Ti piacerebbe essere d’ispirazione per qualcuno? Potrebbe essere tuo figlio, il tuo compagno di banco o di scrivania, persino il tuo vicino. Cerca di dare il meglio di te stesso e “ruba” idee dal personaggio che ti ha ispirato. Sii sempre vigile ed attivo e fai sì che le idee possano fluire. Facendo una passeggiata, vedendo una mostra o sfogliando un giornale possono venire idee insolite: lascia che si manifestino, fai scorrere la fantasia, sii aperto al cambiamento. Anche fare una strada diversa fa scoprire cose nuove e aprire la mente. Tutto il mondo può essere fonte d’ispirazione, ma bisogna osservare con gli occhi e con il cuore potenziando con la poesia, la pittura, ma anche cucinando o facendo giardinaggio. Impara a fare cose in modo diverso ed osserva i risultati.

C’è qualcosa che ti ispira in questo momento? Annotalo!

INTUITO

Possiamo anche chiamarlo sesto senso , ovvero la somma dei classici cinque per intenderci, che ci dà di una situazione una sensazione che non va mai sottovalutata! Possiamo anche chiamarla vocina interiore, perché può essere davvero importante come guida nelle nostre scelte. Qui la parte razionale va “silenziata” e va dato ascolto a quelle sensazioni a pelle che a volte sembrano non avere una ragion d’essere ed invece se le ignoriamo la ragion d’essere l’avevano eccome! Ad esempio ci sono situazioni in cui senti che quella cosa non è buona per te o può rappresentare una “fregatura” anche se sulla carta sembra non esserla, traduci a livello razionale, ma poi qualcosa nel profondo ti fa sentire che non va. Ascoltala, ascoltati. Impara a dire di no a quelle cose che senti non sono nelle tue corde. Siamo abituati, anzi ci insegnano da piccoli a fare scelte razionali, ma impariamo anche a farci aiutare dall’Intuito!

Naturalmente anche l’intuito va aiutato ed ecco un elenco di alcune cose che possiamo fare per “risvegliarlo”.

Impara ad annotare le sensazioni e cerca di capire quali segnali andavano o non andavano ignorati. Scegli d’impulso (senza pensarci!) cose come: un cibo da un menù, un ristorante, l’acquisto o indossare un abito e vedrai che quelle scelte dicono molto di te. Dai possibilità al corpo di indicarti la strada. Un modo per farlo è anche praticare meditazione o yoga che fermando il tempo nel qui ed ora e dando importanza all’ascolto del corpo e delle sensazioni sono un allenamento all’ascolto interiore e quindi potenziano l’intuito.

Quando hai dato ascolto al tuo intuito l’ultima volta?

INTELLIGENZA

Con questo temine voglio indicare l’intelligenza del cuore, un bene molto prezioso che spesso trascuriamo. Cosa intendo per intelligenza del cuore? Ad esempio saper leggere “tra le righe” dei comportamenti che osserviamo, ma significa anche essere comprensivi, empatici e disposti all’ascolto. Una persona che si sente compresa è motivata a dare il meglio si sé. Se si vive una situazione positiva riusciamo sia a trovare soluzioni sia ad affrontare meglio eventuali problemi. Per potenziare l’intelligenza del cuore dobbiamo per prima cosa evitare alcuni comportamenti come:

  • giudicare (se stessi e gli altri)
  • esercitare violenza su se stessi e tanto meno sugli altri (le forme di violenza possono essere davvero tante e sottili! fate attenzione!)
  • ignorare, lasciare nell’indifferenza qualcuno.

Cosa puoi fare per esprimere al meglio la tua intelligenza del cuore?

IMPORTANZA

Tutto è importante e tutto potrebbe non esserlo. Come facciamo a capire cosa è importante e cosa non lo è? Impariamo a fare una scala per facilitarci il compito: non molto importante, importante, indispensabile, essenziale. Non per tutti questo elenco sarà uguale, ma se metti il lavoro prima della cura di te stesso o dei tuoi figli forse dovresti rivedere le tue priorità. Spesso nel nome del lavoro si mette in secondo piano ciò che conta davvero! Naturalmente non mi riferisco a quando c’è necessità o che i beni materiali non siano importanti, ma se hai poco tempo a disposizione fai almeno che sia tempo di qualità da spendere con i tuoi cari. Per un figlio o un genitore anziano è più importante il tempo che gli dedicate invece che un regalo costoso! Ricordalo! Fai che il lavoro non sia la scusa per sottrarti ai tuoi doveri.

Fai un elenco delle cose per te poco importanti sino a quelle essenziali.

IMPEGNO

Una parola davvero importante. Sempre più dimenticata. Nella vita di tutti i giorni nessuno vuole impegnarsi. Spesso rimane in sospeso anche un invito per un caffè, perché sembra faticoso prendere un impegno. Un impegno implica prendersi le responsabilità delle proprie azioni e sempre meno persone vogliono farlo. Eppure è bello essere ricordati come persone attente, puntuali, che quando fanno una cosa non è necessario controllarla: insomma una certezza. Chi sa rispettare gli impegni è una certezza per gli altri e anche per se stesso. Oggi la maggior parte delle persone, e tristemente sempre più giovani, cercano le strade più semplici, quelle che implicano meno impegno e responsabilità, ma la qualità non sarà la stessa della persona e delle azioni correlate. Portare a temine un impegno preso è anche fonte di soddisfazione, gratificazione con conseguente aumento dell’autostima. Se si cerca la via più breve, dal voto scolastico a un incontro di lavoro, il risultato sarà sempre deludente e ci darà l’impressione di non valere poi molto. O peggio ci sono persone che sono invidiose dei risultati altrui senza rendersi conto che impegno significa spesso sacrificio.

Fai un elenco delle cose che farebbero bene alla tua autostima, che richiedono un impegno. Fai il buon proposito di sceglierne almeno tre e prenditi l’impegno di portarle a termine.

Riflessioni sul lusso/quaderno di crescita personale

Vedendo le foto sui social in questi giorni di vacanza vengono messe in evidenza location da sogno, outfit fantastici, ristoranti stellati … per qualcuno questo è il lusso, ma cosa significa davvero per ognuno di noi?

Personalmente credo che il più grande lusso sia quello di poter essere se stessi. Certo anche questo ha un costo, perchè non sempre si è accettati, compresi o appoggiati. Spesso nulla di questo. Essere se stessi significa credere nelle proprie idee e capacità, significa non aver paura del giudizio altrui. Significa fare dei piani e rispettarli. Significa continuare anche se si è stanchi, perseverare quando il gioco diventa duro. Significa non fare le cose per compiacere gli altri, non essere omologati.

cos’è per te il lusso?

Ecco quindi qualche riflessione che potete aggiungere al vostro quaderno della crescita personale.

Qual’è la tua idea di lusso?

essere felice in amore?

avere abiti costosi?

fare viaggi in luoghi favolosi?

avere una barca?

essere te stesso?

fare un lavoro che ami?

poter dire di no?

avere una sicurezza economica?

avere un amico su cui contare?

sentirsi bene? in salute’

sentirsi libera?

fai il tuo elenco personale e fa qualche tempo riprendilo in mano e verifica se la tua idea personale di lusso è cambiata, nel caso segna perchè secondo te, oppure se è rimasta la stessa.

Anche con questo breve esercizio potrai scoprire tante cose nuove di te. Ma rispondi, come sempre, in modo onesto.

Dieta del gelato: aspetti psico-nutrizionali

Come ogni estate ecco spuntare dal web le diete più fantasiose per perdere peso. Quest’anno l’alimento “focus” è il gelato. Con la moltitudine di estimatori non è difficile capire perché ha preso piede, ma questa volta ha anche un valido “padrino”. Il Prof. Pietro Migliaccio famoso nutrizionista ed attuale Presidente della Società Italiana di Alimentazione, con la sua esperienza propone una dieta divertente ed utile, basta seguire le indicazioni!

Innanzitutto non è che con questa dieta si mangi solo gelato! Si tratta comunque di una dieta equilibrata, anche se ipocalorica , e propone la sostituzione di un pasto e di uno spuntino con un gelato.

Vediamo come funziona dal punto di vista psicologico e nutrizionale!

Nelle comuni diete si raccomanda sempre la sostituzione di un pasto ogni tanto con un gelato poiché permette di affrontare al meglio il concetto di costrizione. Porta a pensieri positivi sapere che potremo concederci una coccola deliziosa tra una rinuncia e l’altra e fa sentire più attivi e motivati.

Lo zucchero ci rende felici e attivi e se lo zucchero è semplice è anche di facile utilizzo da parte del corpo e non viene messo in deposito!

Il gelato è comunque un alimento sano fatto con latte, uova, zucchero, frutta, cioccolato, caffè… I gelati alla frutta sono meno calorici, molto idratanti, ricchi di minerali e vitamine, quelli alle creme pur essendo un po’ più calorici sono più ricchi di proteine e grassi. L’aggiunta del cono o delle cialde lo rende un alimento completo e vario.

Come inserire il gelato nella dieta?

Naturalmente non va aggiunto a fine pasto, ma al posto del pasto!

Un piccolo cono alla frutta può sostituire degnamente lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio sia che siate in città che sotto l’ombrellone. (CIRCA 100/150 Kcl)

Un cono più grande (circa 200 gr) con creme e frutta può sostituire uno dei due pasti principali e apporterà 350/400 kcl

Se volete un pasto ancora più gustoso utilizzate gelato alla frutta accompagnato da una bella macedonia di frutta fresca di stagione.

Uno dei due pasti principali deve comunque sempre essere equilibrato con presenza di proteine nobili e verdure.

Si possono perdere anche 3 kg poiché la maggiore idratazione porta a perdere i liquidi in eccesso con una fantastica sensazione di gambe leggere e sgonfie, ma non va protratta per oltre una settimana!

Stiamo davvero correndo contro il tempo?

Anche luglio sta finendo : sembra davvero che il tempo abbia preso la rincorsa e noi a fatica riusciamo a stargli dietro! Sento molte persone che, prese da varie attività, non sto a sindacare se importanti o meno, riescono sempre meno a far fronte agli impegni e a ritagliarsi tempo per loro.

Mi è venuto tra le mani questo articolo pubblicato su una nota rivista che ritengo molto attuale a cui ho collaborato qualche tempo fa e mi fa piacere riproporvelo. Lo propongo in primis anche a me che arrivata a fine luglio non sono riuscita ancora ad andare un giorno al mare segno che anche per me è valida la lezione!

P.S. Il mio è il “commento dell’esperto” che trovate in grassetto. Buona lettura!

Tieni il tempo

Il villaggio norvegese di Sommarøy vuole abolire l’orologio. Ma davvero se ne può fare a meno? Certamente no. Però, si può riscoprire il valore del tempo. Ecco come.

INTRODUZIONE

C’è stato un tempo in cui l’orologio non esisteva, la vita veniva scandita dalla natura e si andava avanti lo stesso. Oggi, invece, le nostre giornate sono continuamente scandite dagli orari. Non staremo esagerando? Se lo sono chiesto gli abitanti del villaggio norvegese di Sommarøy, che hanno firmato una petizione per trasformare il loro paese nella prima “time-free zone” del mondo, il primo posto senza l’ora. Ma davvero si può abolire l’uso dell’orologio? A nostro avviso, no. Però, se ne può riscoprire il valore.

L’isola senza tempo

Sommarøy è un villaggio di pescatori nel nord della Norvegia, in un isolotto verdeggiante. I suoi 300 abitanti hanno firmato all’unanimità una petizione per diventare la prima “time-free zone” del mondo, l’unico luogo in cui le cadenze fissate dall’orologio non avrebbero più valore legale. Massima flessibilità, quindi negli orari di lavoro, nelle aperture dei negozi e delle scuole. In realtà si tratterebbe solo di formalizzare un’usanza che dura da sempre. I residenti trascorrono in estate oltre due mesi di luce piena per ventiquattr’ore al giorno, ed altrettanti lunghi inverni con il buio perenne. Nei due mesi di sole senza tramonti, può capitare di vedere persone in piena notte cenare in giardino o lavorare in ufficio.

Una trovata di marketing turistico?

Dietro l’iniziativa di Sommarøy potrebbe esserci anche una furba strategia pubblicitaria, tanto che è sostenuta dall’ente del turismo norvegese, Visit Norway. A Sommarøy il turismo è una voce importante grazie alla presenza di alcuni b&b, piccoli hotel, taverne, caffetterie e locali caratteristici. Trasformare quest’isola in un luogo dove il tempo non esiste, ne accrescerebbe il fascino, la farebbe diventare una meta ideale per una “vacanza slow”.

* Nell’attesa del via libera da parte del governo nazionale, le due regioni del nord norvegese, Finnmark e Nordland, hanno espresso la volontà di aderire al progetto.

Vivere senza orologio si può?

Alla domanda se si possa esportare l’idea di Sommarøy, la risposta certamente è “no”. Pensate soltanto agli orari dei mezzi di trasporto. Treni ed aerei partirebbero a discrezione dei capotreni e dei piloti? Sarebbe un mondo impossibile, disorganizzato, senza certezze. Ma pur mantenendo una pianificazione degli orari pubblici, si può cambiare l’approccio personale verso l’orologio, di cui siamo diventati schiavi anche nelle piccole cose senza una reale necessità.

Cosa accadrebbe nella nostra vita se decidessimo di ignorare l’orologio assecondando di più i propri ritmi? Chi si è preso il lusso di farlo per qualche giorno, sostiene che ciò lo ha reso meno stressato e ha pure imparato a leggere il movimento del sole, adattandosi di conseguenza. Ma soprattutto ha capito quanto si discostano le proprie abitudini rispetto al proprio ritmo biologico e alla propria reale volontà.

* Il tempo rappresenta la cornice nella quale si struttura la nostra esistenza. Lamentarsene, denuncia un rapporto poco armonico con la vita stessa.

Rivalutare il valore del tempo

Siamo così impegnati a lavorare, produrre, consumare, pianificare, che le giornate ci scivolano via una dopo l’altra, senza accorgercene. Continuiamo ad accumulare per il futuro e non ci godiamo nulla di quello che abbiamo adesso. Ci priviamo del piacere di “spendere il tempo” per coltivare sentimenti veri: occasioni per stare con chi amiamo, momenti da dedicare a noi stessi e agli altri. E quando ci accorgeremo di aver buttato via il tempo a nostra disposizione, non ci sarà modo di rimediare, perché nessuna somma di denaro potrà restituircelo.

* Il tempo è come una banca che ogni mattina ti accredita la somma di 1.440 minuti e 86.400 secondi sul tuo conto. E ogni notte cancella qualsiasi saldo non usato durante il giorno.

Scegli un lavoro che ti gratifichi e valorizzi il tuo tempo

Milioni di persone, quando sono al lavoro, dicono: «Spero che oggi il tempo passi in fretta». È un paradosso dei nostri tempi. Come si può sperare che il bene più prezioso, impossibile da acquistare, finisca velocemente? Eppure, quando si è annebbiati dall’idea di guadagnare soldi, anche questo pensiero sembra sensato. Purtroppo non lo è. Dovremmo scegliere un lavoro che ci piaccia, ci gratifichi e valorizzi il tempo che abbiamo a disposizione. Il vero scopo della vita non può essere il semplice arricchimento monetario.

Il commento dell’esperto: Sprono ogni giorno i giovani ad impegnarsi verso i loro obiettivi. Non la ricerca di un lavoro qualsiasi, ma del lavoro dei loro sogni. Non sempre è possibile, ma almeno da giovani è necessario provare ad inseguire i propri sogni con coraggio e determinazione. Niente si ottiene senza sacrificio allora perché non provare per qualcosa che darà maggior senso alla vita? Non arrendersi ed almeno provarsi è un privilegio ed anche un dovere verso se stessi per non avere da adulti l’amarezza ed il rimpianto di non aver almeno tentato. Il lavoro non è solo gratificazione economica, ma anche individualità e soddisfazione. Un lavoro che impiega in media un terzo della nostra esistenza non può essere svolto malamente con insofferenza. Quel terzo della nostra vita va vissuto al meglio che la vita ci ha offerto e che abbiamo avuto il coraggio di raggiungere.

Rafforza i legami con le persone che ti sono care

Giocare con i propri figli. Cucinare insieme al proprio compagno o compagna. Passeggiare con un amico o un’amica. Questi sono alcuni esempi di gestione del tempo virtuosa. Si tratta semplicemente di impiegare le giornate per rafforzare i legami con le persone con cui ci piace stare. Se mettiamo al primo posto i rapporti con chi amiamo, saremo sereni e felici, e un giorno, voltandoci a guardare il passato, forse diremo di aver usato bene il nostro tempo, di aver trascorso momenti meravigliosi, di essere stati genitori presenti, amici sinceri, figli amorevoli e amanti passionali.

Il commento dell’esperto : quante volte rimandiamo una telefonata, un messaggio con la scusa del tempo. Quante volte ci passa di mente di chiamare quell’amica e poi non lo facciamo. Eppure i momenti con i nostri cari e gli amici sono quelli che dilatano il tempo in un tempo di qualità. “Tanto sa che la amo, tanto sa che la penso, tanto sa che ci tengo…” sono solo parole. Bisogna saper dire quelle parole, parlare ed ascoltare. Ogni azione non eseguita è un’azione non ricevuta anche se con le migliori intenzioni non sarà mai ricordata non avrà mai un vero significato condiviso. L’unico tempo che va vissuto è quello con le persone che danno significato alla nostra esistenza bisogna smetterla con la scusa del tempo, quando una cosa la si desidera davvero si realizza non si rimpiange.

Ritaglia tempo per te stesso

È fondamentale dedicare un poì di tempo al giorno a sé stessi. Anche solo per pensare e fantasticare. Perché di tempo ne abbiamo poco, ma spesso lo usiamo male, lo buttiamo via a guardare le bacheche di Facebook mezz’ora al giorno. Con un po’ di sano egoismo, ritagliamoci un’ora “sacra” da indirizzare al nostro benessere personale. Bastano 60 minuti al giorno per sentirsi meglio, riempendoli con attività rilassanti: leggere un libro, meditare, dipingere, scrivere o camminare per strada liberando la mente.

Il commento dell’esperto. ….Il “Sano Egoismo” è un po’ il mio cavallo di battaglia. Tutti abbiamo bisogno di  tempi di recupero; per qualcuno può essere riposare, per altri leggere un libro, per altri ancora dedicarsi ad un’attività creativa. Per molte donne e specialmente le mamme trovare quel po’ di tempo da dedicare a se stesse  diventa spesso difficile. Ritagliarsi un’ora per andare dal parrucchiere,  fare shopping o anche solo per vedere la televisione sembra togliere tempo e attenzione alla famiglia ed è vissuto sempre con senso di colpa. Qui deve entrare in gioco il sano egoismo che spesso si deve tradurre in tanti NO . A furia di dire SI ci si trova al collasso, oberati di lavoro insoddisfatti e stanchi. Il rischio di sbagliare aumenta e quello di dire cose inopportune fino a fare tremende sfuriate pure. Per non passare da “matti” bisognerebbe imparare a dire NO prima.  Una mamma che sa prendersi qualche soddisfazione è una mamma serena e ancora più disponibile verso marito e figli e non il contrario come spesso si crede. Prendere tempo per sé è una sorta di elisir , se non di lunga vita almeno di serenità!

Usa il tuo tempo per aiutare gli altri

Fare volontariato, aiutare gli altri, è un atto di grande generosità e un’esperienza bellissima. In cambio della solidarietà ricevi tanto in termini di soddisfazione personale. Entrare in contatto con persone diverse e culture differenti impreziosisce e ridisegna la tua realtà, riordina il valore che dai alle cose, apre nuovi orizzonti nella tua mentalità. Il volontariato ti mette di fronte a te stesso, ti aiuta a capire chi sei, cosa vuoi e di cosa sei capace. Guadagnerai sicurezza e fiducia in te stesso. Quindi, vivrai più sano e felice.

Il commento dell’esperto: Nella mia esperienza clinica le persone che si dedicano al volontariato oltre a fare del bene a gli altri ne fanno a se stesse. Ho potuto appurare che uomini e donne insoddisfatti della loro vita o disorganizzati hanno trovato nel volontariato tanti stimoli per riamare la vita contagiando anche gli altri. Giovani o meno giovani nel fare volontariato hanno trovato uno scopo. Sapere di avere un’appuntamento settimanale,per distribuire vestiti puttosto che pasti caldi o portare a spasso animaletti senza famiglia rappresenta per molte persone un modo per vivere il tempo al meglio e con valore. Fa ritrovare fiducia in se stessi , si impara la cooperazione, si apprende a rispettare gli impegni e a non…perdere tempo!

Alcuni suggerimenti di comportamento

Dai più importanza al tempo e meno al denaro

Fin da bambini riceviamo un’educazione improntata al consumo e ci convincono che il bene più prezioso sia il denaro. Iniziamo a giudicare gli altri anche in base a questo parametro: più ne hai, più vali. E non ci rendiamo conto che invece il bene più importante è il tempo. Il tempo di esplorare il mondo, conoscere, sapere, capire. I soldi si possono accumulare, ma mentre inseguiamo il denaro con sacrifici e rinunce, il tempo passa inesorabile. E il denaro accumulato non è in grado di comprare il tempo perso ad essere insoddisfatti.

Evita una vita frettolosa

C’è chi sceglie una vita frenetica. Questo approccio alla quotidianità conduce spesso a frustrazione, nervosismo ed irritabilità, senso di vuoto o ansia quando si ha del tempo libero, oltre a sintomi somatici come mal di testa, cali di pressioni e disturbi del sonno. Gestire la risorsa tempo il più serenamente possibile, aiuta a ritrovare equilibrio. Di fronte all’ansiosa corsa all’occupazione del tempo, la soluzione è quella di rallentare, prendersi delle vere pause.

Impara a rispettare il tempo degli altri

Evita le chiacchiere e le discussioni inutili. Rispetta il tuo tempo, ma anche quello degli altri. C’è chi dice “hai un minuto?” e ti porta via un’ora per una cosa futile. E c’è chi, al contrario, capisce che il tempo degli altri è prezioso e non lo spreca. Una delle cose più belle che si possa dire a qualcuno è: “Grazie del tuo tempo”. Perché se una persona ha scelto di dedicartene un po’, significa tanto. E ciò le va riconosciuto.

Non perdere troppo tempo con videogame, social e tv

Evita di passare molto tempo con videogiochi, chat e social. Devi usare bene la tecnologia, senza “farti usare”. Allo stesso modo, evita di trascorrere molte ore al giorno davanti al televisore, a vedere programmi che non insegnano nulla.

Impara a dire di no

Quante delle attività quotidiane sono davvero importanti? Quante avranno un impatto sulla nostra vita, da qui ad un anno? Fatti spesso questa domanda. Elimina le cose inutili. E non sentirti in dovere di fare ciò che non vuoi fare. Non sei obbligato ad accettare qualunque cosa. Impara a dire di no, senza sentirti in colpa o doverti giustificare.

BOX VARI

Le unità temporali in realtà non esistono. Sono una convenzione

Anni, mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi… In realtà, tutto ciò in natura non esiste. È soltanto una convenzione dell’essere umano. Ne avevamo bisogno per organizzare le nostre vite. Tutti abbiamo imparato fin da piccoli a suddividere la nostra esistenza in unità temporali, in parte basate sul ritmo circadiano, ovvero il naturale corso biologico del nostro corpo durante la giornata, ma molte imposte dalla società. Quante volte abbiamo avuto fame o voglia di dormire nel “momento sbagliato”? in realtà non c’è un momento sbagliato. Dovremmo imparare a rispettare di più i nostri stimoli e dare meno importanza alle convenzioni sociali.

Amondawa, la tribù dell’Amazzonia che vive senza tempo

Gli Amondawa, una comunità che vive in una remota foresta brasiliana dell’Amazzonia, non conosce la parola tempo. Non hanno orologi, agende, sveglie, calendari.La loro giornata è scandita dalla posizione del Sole nel cielo. E i periodi di tempo più lunghi sono indicati come suddivisioni delle stagioni secche e piovose. Invitati a tradurre la parola tempo, gli Amondawa rispondono kuara, Sole.

Storia della misurazione del tempo. Dalla meridiana all’orologio

L’esigenza di misurare lo scorrere del tempo era sentita fin dall’antichità. Il primo strumento fu la meridiana, utilizzata in Cina fin dal III millennio a.C. Il suo svantaggio era quello di non funzionare di notte o nelle giornate nuvolose. L’ora era la dodicesima parte del ciclo diurno, dall’alba al tramonto, perciò era più lunga d’estate e più corta d’inverno. Per misurare meglio il tempo nell’arco dell’intera giornata furono inventate le prime clessidre, utilizzate in Egitto fin dal XV secolo a.C.. Solo in pieno Medioevo, nel 1200 furono inventati i primi orologi meccanici. E nel XVIII secolo vennero realizzati i primi orologi a molle, precisi ed affidabili.

* Il termine giapponese nankurunaisa significa “Con il tempo si sistema tutto”.

* Gandhi disse: «Voi occidentali avete l’ora. Ma non avete mai tempo».

* Puoi perdere soldi e poi rifarti. Ma ogni minuto che perdi è irrecuperabile.

* I fisici dicono che il tempo non trascorre. Il tempo, semplicemente, “è”.