Esercizi di Mindful Eating

Ho scoperto un libricino che vi consiglio poiché potrebbe essere di aiuto a molti di voi per comprendere il modo in cui vi alimentate trovando piccole strategie per iniziare a mangiare in modo più consapevole ed equilibrato.

Basata sulla mindfulness, un approccio descritto da Jon Kabat-Zinn, che significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:

a) con intenzione,

b) al momento presente,

c) in modo non giudicante”

ecco una particolare proposta per riscoprire l’innata saggezza di nutrire il nostro corpo.

Quali sono gli ostacoli che ostacolano un’alimentazione corretta, le tecniche per imparare a prestare attenzione non solo a ciò che mangiamo, ma anche a come mangiamo e che significato ha per noi sono alcuni degli argomenti affrontati nel libro. Inoltre tanti piccoli esercizi per osservarci ed imparare a fare quelle piccole modifiche nei nostri gesti che ci portino a maggiore consapevolezza ed equilibrio.

MINDUL EATING esercizi per alimentarsi in modo saggio ed equilibrato

Edito da Franco Angeli collana Praticamente esercizi per cambiare

Autori: Daria D’Alia ed Antonella Montano

Autostima in pillole

(Abstract della diretta Fb del 6 maggio 2021)

L’autostima non è cosa di poca importanza. Quanto più vi amate e vi rispettate, migliore sarà la qualità della vostra vita. Emozioni e  pensieri possono influenzare la salute e quindi impariamo a volerci bene!

Ma l’autostima cosa è?

Lo dice la parola stessa: l’autostima è la valutazione che una persona dà di sé stessa. Questa non è un fattore statico, ma dinamico. Evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita.  Non si nasce con la giusta autostima e come una pianta essa va coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a sé stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono.

Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma al contrario di chi non si rispetta abbastanza, sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate.

La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri. La bassa autostima nasce  da una discrepanza tra il se reale e quello percepito. Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, mentre il sé percepito è l’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Il problema nasce quando la persona si rassegna al fato che non sarà mai come vorrebbe essere portando a smettere di lavorare su se stessi e lottare, peggiorando o semplicemente rimanendo quello che si è per tutta la vita.

Imparate a rivolgervi verso voi stessi in modo positivo e smettetela di dirvi cose come: nessuno mi accetta, sono brutto/a, non sono capace. L’importante è che cominciate ad acquisire la consapevolezza di come comunicate: siete sicuramente giudici impietosi con voi stessi. Nulla andrà per il verso giusto se le prime critiche provengono a voi!

Fate le cose che vi rendono felici. Prendere le vostre decisioni in base ai vostri desideri. Non aspettate l’approvazione degli altri. Non lasciate la vostra autostima in mano agli altri. Sebbene sia giusto desiderare che amici e familiari ci accettino e ci vogliano bene non potete dipendere dalla loro approvazione per essere felici.

Smettete di lamentarvi per ciò che credete manchi alla vostra vita, per il lavoro, il vostro fisico, valorizzate quello che avete. Smettete di pensate che i vostri difetti siano enormi o che siete in una posizione di svantaggio rispetto a chi vi circonda. Imparare ad accettarvi per quello che siete. Le vostre caratteristiche, le vostre qualità e i vostri difetti sono ciò che vi rende unici.

Imparate ad essere grati per quello che avete che si tratti del lavoro, la vostra famiglia, gli amici o le cose che possedete. A volte, basta cambiare punto di vista per essere felici, guardate da un’altra prospettiva: attorno a voi ci sono persone per le quali sarebbe un sogno avere ciò che avete voi.

Circondatevi di persone positive. Avere una rete di supporto è molto importante per l’autostima così come è importante chiacchierare con gli amici, condividere esperienze e creare ricordi che dureranno tutta la vita. Tenevi strette le  persone che vi sostengono e vi vogliono bene, allontanate le relazioni tossiche che portano a critiche negative fine a se stesse perché sono i grandi nemici della vostra autostima.

Parola d’ordine: valorizzate le vostre qualità, imparate ad essere generosi con voi stessi. E’ uno dei compiti più difficili da portare a termine, ma quando riuscirete a guardarvi con affetto e ad accettare chi siete, la vostra autostima migliorerà. Potete cominciare con una lista di tutte le vostre qualità. In un primo momento, avrete difficoltà a trovarle. Se non riuscite a sbloccarvi, chiedete aiuto ad un amico oppure a un membro della vostra famiglia alla fine avrete chiaro ciò che vi rende unici.

Nessuno è perfetto, tutti sbagliano. Cercare di eliminare tutti i difetti e cercare di fare tutto perfettamente non farà altro che rendervi infelici. Se vi concentrate troppo sui difetti, con il tempo comincerete a vedere la vostra vita da quella prospettiva. Questo modo di vedere la vita non è sano e non vi farà per niente bene.

Quando dovete pianificare qualcosa non cercate di andare oltre le vostre possibilità, concentratevi piuttosto a vivere. E’ giusto migliorarsi ed accettare le sfide, ma solo se questo vi diverte e vi fa stare bene. Un’autostima sana è la base di una bella vita. Cercate di impegnarvi per migliorare la vostra autostima e fatelo per voi stessi. Se doveste avere la sensazione di non fare la vita che invece desiderate, fate di tutto per cambiarla, ma fatelo in modo tale da vivere a pieno ogni momento.

Mantra del giorno da ripetere ogni giorno se necessario:
“Oggi decido che il resto della mia vita sarà la parte migliore”

Quattro chiacchiere a colazione (2)

QUATTRO CHIACCHIERE A COLAZIONE: La Rubrica del giovedì mattina in diretta Fb. Le registrazioni saranno disponibili sul mio profilo FB : Emanuela Scanu Psicologa.

Il prossimo appuntamento sarà giovedì 6 maggio alle h.7.00 per parlare di AUTOSTIMA.

Sarà accennato il concetto di autostima, del sè reale e quello ideale e vi fornirò un piccolo vademecum pratico per aumentare un pò alla volta la vostra autostima ogni giorno. Quindi preparatevi con foglio e penna e prendete appunti.

Contattatemi anche per proporre temi, fare domande o condividere le vostre esperienze.

Prendersi cura di sé con la Cooking Therapy

Lo abbiamo sperimentato tutti l’effetto di condivisione, aggregazione e piacere del cucinare nei giorni bui del lockdown, ma lo sapevate che viene utilizzato anche come setting terapeutico? Recentemente ho partecipato ad un interessante webinar promosso da Formazione Continua in Psicologia in cui la Dottoressa Barbara Volpi ha evidenziato come:

“L’atto del cucinare è strettamente connesso alla cura, al prendersi cura di sé stessi e dell’altro a partire dal gesto primario dell’allattamento tra madre e bambino che è il primo canale di comunicazione e di conoscenza con il mondo degli affetti. Abbiamo conosciuto così il cibo, come trasmissione di affetti, di cura e di amore per l’altro e su questo principio cardine viene strutturato il percorso di terapia in cucina.

La dottoressa ha scritto un interessante e molto sentito libro edito da Carocci dal titolo “Che cos’è la Cooking Therapy”  che dice contenga due anime: in una si effettuato approfondimenti della psicoterapia in cucina, sulla linea dell’integrazione tra terapia occupazionale aspetti psicodinamici tesi all’integrazione del sé in un processo di rielaborazione degli aspetti intrapsichici e relazionali. Il setting terapeutico si trasforma in laboratorio dinamico in cui il fare con le mani fornisce elementi psichici da interpretare e rielaborare nel percorso psicoterapeutico. Secondo Aristotele infatti “le mani sono lo strumento dell’anima”

La dottoressa Volpi scandisce così la parola cucina:

C  CALORE

U  UNIONE

C  CONDIVISIONE.

I  INTIMITA’

N NOSTALGIA

A AMORE

Possiamo utilizzare lo stare insieme in cucina anche per mantenere e promuovere  il nostro benessere psicofisico.

La Cooking Therapy infatti è un percorso di consapevolezza verso l’appropriazione del gesto del cucinare in cui partendo dalla spesa, dall’allestire la cucina in una sorta di laboratorio terapeutico, si attivano le leve mentali di una riflessione interiore, che nel “fare con le mani”, tagliando le verdure, seguendo il sugo che sobbolle in pentola ci si connette con le nostre dimensioni interiori più profonde e dal cucinare si arriva ad altro: ricordi, momenti vissuti, ma anche un nuovo modo di procedere nella vita dando senso e profondità agli atti più semplici ma anche quelli più autentici e profondamente sedimentati nella nostra memoria implicita.

Meditazione: pratica per il benessere

Per molti la meditazione è un concetto assolutamente estraneo alla propria esistenza. Per altri fa un po’ ridere l’idea di stare seduti in silenzio in attesa che accada qualcosa cercando di ignorare il prurito al naso o il ginocchio dolorante.

Esistono molte pratiche meditative ed ognuno può trovare quella in cui meglio rispecchiarsi. Se vogliamo una definizione univoca per tutte le pratiche possiamo pensarla come “un addestramento della mente ad un livello profondo di consapevolezza” che, a parer mio, è la più comprensibile, semplice ed efficace.

Moltissime sono le evidenze scientifiche sull’agire di queste pratiche a livello biologico, psicologico ed energetico. I primi benefici sulla salute sono confermati da studi del 1935 a cura della cardiologa Theresa Brosse che rivelò effetti significativi sulla regolazione del battito cardiaco. Anni dopo, nel 1967, un altro cardiologo Herbert Benson confermò l’utilità della meditazione nel trattamento di stati di ansia ed ipertensione. Nei soggetti che praticavano regolarmente meditazione era evidente una diminuzione del battito cardiaco, della frequenza respiratoria e della pressione arteriosa esattamente all’opposto di chi si presenta stressato o in ansia in cui il corpo è pronto alla risposta di attacco e fuga con battito elevato, maggiore consumo di ossigeno ed aumento della pressione.

Negli anni “70 lo psicologo David Goleman effettuò numerosi studi sugli effetti della meditazione nel trattamento dell’ansia e dello stress confermando che una meditazione regolare diminuisce la tensione interna e favorisce uno stato di quiete, aumenta l’attenzione e la concentrazione migliorando, inoltre, il rapporto con se stessi e gli altri.

Naturalmente la ricerca scientifica è continuata fino ai nostri giorni confermando come questa pratica agisca a livello nervoso, metabolico, endocrino, cardiovascolare ed immunitario con grandi evidenze sul piano psicologico come confermano Pagliaro e Martino nel 2020.

Proprio a livello psicologico gli effetti sono molto evidenti aumentando la lucidità mentale e l’attenzione con una diminuzione dei sintomi depressivi.

per approfondire:

Pagliaro e Martino 2020 La mente non localizzata. La visione olistica e il modello mente-corpo in psicologia e medicina

Benson e Wallace 1972 Descreased blood pressure in hypertensive subject who practiced meditation

Quattro chiacchiere a colazione (1)

Dalla prossima settimana un appuntamento fisso per parlare di psicologia ed alimentazione attraverso una diretta Fb.

TEMA DI GIOVEDI’ 29 APRILE ALLE 7.00

PERCHE’ E’ DIFFICILE SEGUIRE UNA DIETA?

LETTURA DAL LIBRO DIMAGRIRE UNA SCELTA CONSAPEVOLE

SONO GRADITI COMMENTI

Storia breve con morale (aprile)

Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.

Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Che cosa lo teneva legato?

Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell’elefante; qualcuno mi disse che l’elefante non scappava perché era ammaestrato… allora posi la domanda ovvia: “se è ammaestrato, perché lo incatenano?” Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato tanto saggio da trovare la risposta: l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.

Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché crede di non poterlo fare: sulla sua pelle è impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata e non è mai più ritornato a provare… non ha mai più messo alla prova di nuovo la sua forza… mai più!

A volte viviamo anche noi come l’elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, un po’ di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso “non posso, non posso e non potrò mai”.

L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore… tutto il tuo cuore!”

Cinque Trucchi post abbuffate

Giornate uggiose, la pandemia che dopo un anno prosegue il suo cammino ed ora anche la pausa pasquale senza gite fuori porta ….risultato? Un notevole aumento di peso per la maggior parte degli italiani.

Non avendo neanche il fine settimana per fare un giro o cambiare aria sembra che il maggiore divertimento sia utilizzare le serate del sabato e le domeniche pomeriggio in maratone di serie televisive accompagnate spesso da cibi poco salutari.

Ogni anno ci diciamo che compreremo solo un uovo di Pasqua, ma poi amici o parenti ce ne mandano sempre uno di troppo. Non che non sia gradito certo, ma è un continuo richiamo a sgarri che si attuano nel quotidiano.

Insomma poco movimento e troppo cibo a disposizione. Esiste qualche consiglio per arginare i danni?

pausa pasquale , zone rosse ed ansia da pandemia fanno ricercare in modo maggiore soddisfazione nel cibo…

Cercherò di condividere dei trucchetti. Alcuni saranno anche scontati, ma vanno messi in pratica assolutamente senza perdere ulteriore tempo per non trovarci tutti ad un mese dall’estate in preda al panico ed ai sensi di colpa. Evitare sgarri e riprendere un minimo di attività fisica sono in cima alla lista, ma iniziamo da qualcosa di semplice per iniziare a sgonfiarci un po’ a patto poi di riprendere la retta via:

  1. Sicuramente bere è importante per eliminare le tossine ingerite e diluire gli zuccheri nel sangue. Due litri di acqua sarebbero l’ideale anche se per molti non è facile. Oltre a ciò che bevete la mattina ricordate di bere un bicchiere di acqua a digiuno (aiuta a far risvegliare l’apparato digerente!) bevete una bottiglietta entro ora di pranzo ed un’altra per l’ora di cena. Aggiunto a quello che avrete bevuto nei tre pasti ci dovrete quasi essere.
  2. Un aiuto viene anche dalle tisane: detox la mattina, a base di finocchio per contrastare i gonfiori addominali dopo i pasti ed una tisana relax la sera per favorire il sonno. Le tisane bevute tiepide/calde hanno anche una funzione “coccola” molto soddisfacente.
  3. Per evitare di cercare dolci dopo i pasti le tisane sono un importante aiuto come lavarsi subito i denti. La sensazione di freschezza vi eviterà di andare a cercare la cioccolata nel barattolo in cucina!
  4. La sera evitate i carboidrati, anzi dalle 17 sarebbe molto meglio. Ridurre le porzioni dei pasti e privilegiate cibi ricchi di fibre.
  5. Evitate di mangiare in macchina e fuori casa non è elegante e potreste avere le mani non sufficientemente pulite e di questi tempi meglio evitare!

Puoi leggere questo articolo anche sulla rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu

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A colazione con i figli…un gesto d’amore

Sull’ importanza della prima colazione si è detto di tutto e di più eppure ancora non ottiene la giusta considerazione. Il fabbisogno energetico deve coprire il 20% delle necessità giornaliere. Non significa imbandire la tavola come ad un rinfresco, ma sicuramente la scelta giusta è quella di puntare sulla qualità.

Il tempo spesso è poco, quindi alimenti veloci da preparare, gustosi e sani. Alimenti che siano a lento rilascio energetico per soddisfare le richieste durante l’orario scolastico. Via libera a marmellata e pane, meglio se integrale, allo yogurt con cereali, ma anche toast con spremuta possono essere una veloce e sana scelta. Molto importante è l’esempio dei genitori. Generalmente i bambini/adolescenti che non fanno colazione hanno madri e padri che prima di uscire, o cominciare a lavorare prendono solo un caffè.

la colazione può essere un importante momento di condivisione e di affetto

Questo è il primo problema poiché un genitore che non dedica tempo al primo pasto della giornata, trasmette l’idea che non sia importante. Impegnarsi ad apparecchiare la tavola la sera prima e lasciare sul tavolo tutte le cose necessarie, eccetto quelle che hanno necessità del frigorifero per la loro conservazione, sarebbe già un gesto importante.

Con i pasti la famiglia, e la mamma in particolare, nutre non solo di cibo, ma anche di attenzioni i propri figli. Riuscire a dedicare tempo a questo momento per cominciare con affetto la giornata è davvero importante ed in questo periodo di profonda incertezza ed ansia può rappresentare uno spazio importante di condivisione e contenimento.

Eliminare quindi tutti gli alimenti già pronti quali merendine e brioches non solo perché è più sano, ma perché ai bambini si dà l’impressione che non meritino il nostro tempo. Preparare una fetta di pane con la marmellata è un gesto d’amore e di attenzione e non ci vuole poi così tanto tempo. Se poi riuscite ad avere tempo per preparare una crostata o un ciambellone fatto in casa bè il buongiorno è assicurato!

Storia breve con morale (marzo)

Il conferenziere iniziò il suo intervento sventolando una banconota verde da cento euro.

“Chi vuole questa banconota da cento euro?” domandò.

Si alzarono varie mani, ma il conferenziere chiarì: “Prima di consegnarla, però, devo fare una cosa”.

Stropicciò la banconota furiosamente, poi disse: “Chi la vuole ancora?”.

Le mani vennero sollevate di nuovo.

“E se faccio così?”.

Lanciò la banconota contro il muro e, quando ricadde sul pavimento, la calpestò; poi la mostrò nuovamente all’uditorio: era ormai sporca e malconcia.

“Qualcuno la vuole ancora?”.

Come al solito, le mani si alzarono.

Per quanto fosse maltrattata, la banconota non perdeva nulla del suo valore.

Molte volte nella vita veniamo feriti, commettiamo degli errori, cadiamo eppure manteniamo il nostro valore. Se lo possediamo.