Seggiolini anti abbandono …sicurezza o vergogna??

 

Riflessione e provocazione:

Il dispositivo anti abbandono è obbligo di legge. Da marzo partiranno sanzioni per chi non sarà in regola con la direttiva. Una domanda è d’obbligo: Cosa sta succedendo agli esseri umani che non sono in grado di proteggere i loro “cuccioli” e che è stata necessaria addirittura una legge per tutelarli? …il dibattito è aperto!

Un iter burocratico partito nel 2018 a seguito di ripetuti casi di abbandono (accidentali?) di bambini in auto. Episodi che sono divenuti fatti di cronaca perché la “dimenticanza” ha creato vittime.  C’è voluto un decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada nel 2019 fino ad arrivare ai nostri giorni in cui da marzo partiranno sanzioni da 81 a 326 euro, fino ai casi di recidiva per cui è previsto il ritiro della patente, per chi non sarà in regola con la direttiva.

Il dispositivo anti abbandono è quindi obbligo di legge. Tecnicamente è dotato di un sensore che rivela la presenza di bambini in auto e che emette un segnale (sul cellulare o altro dispositivo) se il genitore esce dalla autovettura. Sono state previste anche detrazioni fiscali per incentivare l’uso dei suddetti seggiolini.

Teddy bear strapped in with seat belt in back seat of car

Se c’è un problema va affrontato e probabilmente è una delle soluzioni, ma la mia domanda è alla base: cosa sta succedendo alle persone che sono talmente prese da se stesse da dimenticare che esistono i loro figli? C’è bisogno di un obbligo di legge per responsabilizzare un adulto per il quale dovrebbe essere una condizione assolutamente naturale prendersi cura di suo figlio?

Diventare genitori è un piacere ed una enorme responsabilità non si è obbligati ad esserlo. Si può scegliere, ma è una scelta che non permette ripensamenti. Forse in questa società dove si vuole tutto e subito (e quel tutto passa subito di moda con il relativo entusiasmo!) forse sarà necessario fare un passo indietro, perché sembra proprio che stiamo perdendo la nostra umanità Anzi l’essenza stessa della vita che è in primis quella del proseguimento della specie. Forse noi umani non abbiamo più diritto ad esistere?

A dieta dopo le feste: sì al detox no ai digiuni

L’errore più comune e grave a cui assisto dopo prolungati giorni di festa o vacanza è quello di optare per il digiuno o comunque restrizioni molto rigide. Saltare uno o più pasti o mangiare un solo tipo di alimento disorienta l’organismo e lo mette in allerta per cui finisce per attivare il sistema di stoccaggio. Gli alimenti ingeriti in questa fase di immagazzinamento saranno anche quelli più difficili da smaltire!

Come per ogni cosa nella vita la verità si trova nel mezzo per cui per non trovarci fra pochi mesi a fare gli stessi errori anche per la prova costume (che arriverà più in fretta di ciò che si pensi!) occorre imparare a mangiare bene.

In questa fase di “post abbuffate” sicuramente qualche giornata detox è l’ideale. L’obiettivo è eliminare le tossine dal corpo fare una sorta di pulizia in particolare degli organi emuntori che sono deputati proprio all’eliminazione di tutto ciò che non serve all’organismo. Si deve quindi preservare l’intestino tenendolo pulito con tisane e fibre, ma anche il fegato ed i reni ingerendo molta acqua e cibi depurativi. Indicati il tè bianco e le barbabietole rosse. Ottimi i cibi antiossidanti che rallentano l’invecchiamento delle nostre cellule. Aglio e zenzero hanno fantastiche proprietà e sono facilmente utilizzabili in molte ricette. Naturalmente evitate tutti i tipi di zuccheri compresi quelli delle bibite a meno che non si tratti di centrifugati o estratti di frutta e verdura freschi che sono invece molto indicati. Nessun grasso e cibo elaborato e naturalmente gli alcolici. Riducete i caffè alla colazione e al dopo pranzo.

Dopo questo periodo, che non deve superare la settimana, bisogna imparare delle sane abitudini alimentari. Un’ alimentazione corretta mantiene equilibrato il sistema endocrino ed il sofisticato meccanismo di regolazione degli zuccheri per cui non si ha voglia di spizzicare durante la giornata a patto che i pasti e gli spuntini siano regolari.

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Questo il mantra per il nuovo anno: Fine degli stravizi! Ricominciamo con equilibrio!

“….Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.
E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita : mangiate nello stesso modo in cui vivete…)*

*dal mio libro “Dimagrire una scelta consapevole/Metodo integrato edito da Campi di Carta

questo aricolo lo trovi anche su RomaOggi : https://www.romaoggi.eu/index.php/2020/01/15/a-dieta-dopo-le-feste-si-al-detox-no-ai-digiuni-by-emanuela-scanu/?fbclid=IwAR10QiaU_7INQOw2XyxqygSq91RiPGlGSvwOL7fx4H4StorW1XodqdYCZNo

 

Legge di bilancio : cosa cambia per le detrazioni delle spese sanitarie nel 2020

Con la legge di bilancio entrata in vigore il 1 gennaio di quest’anno all’art 1, commi 679-680, viene stabilito che per usufruire delle detrazioni al 19% per tutta una serie di spese (dagli interessi sul mutuo alle donazioni, dalle quote associative alle spese veterinarie, fino alle spese sanitarie a professionisti privati), sarà necessario pagare tramite

carte di debito, di credito o prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altre forme di pagamento [diverse dal contante, n.d.A.]

Fanno eccezione solo le spese per l’acquisto di medicinali o dispositivi medici (ad esempio protesi) e il pagamento di prestazioni sanitarie effettuate presso il Servizio Pubblico o il privato convenzionato, perché la spesa è già tracciata con altri mezzi.

COSA CAMBIA PER I CLIENTI DEGLI PSICOLOGI CHE ACQUISTANO PRESTAZIONI SANITARIE?

Sostanzialmente nulla: potranno ottenere le stesse detrazioni che ottenevano prima del provvedimento, a condizione di pagarci con uno strumento tracciabile, diverso dal contante. In generale, carte di pagamento o bonifici.

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Personalmente mi sono provvista di un Pos portabile ed ho avvisato tutti i pazienti a fine 2019 che dal nuovo anno (gennaio 2020) dovranno effettuare il pagamento attraverso carta di credito o bancomat al ricevimento della fattura a termine d ogni incontro.

I RIFERIMENTI NORMATIVI.

A questo link  la legge di bilancio completa (link)A pagina 234-235 i due commi di riferimento (il 679 e il 680).
Riportiamo qui il testo dei due commi per comodità:

  1. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19 per cento degli oneri indicati nell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e in altre disposizioni normative spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
  2. La disposizione di cui al comma 679 non si applica alle detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

 

FONTE AltraPsicologia web

Panettone o Pandoro? Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei.

Il giorno di Natale sono stata ospite ad Uno mattina in RAI durante un divertente dibattito sulle preferenze  degli italiani tra panettone e pandoro, mi era stato chiesto di stilare un profilo, ma i tempi tecnici di trasmissione mi hanno permesso di fare solo un accenno ecco quindi che vi rivelo quanto non detto!

So che siete curiosi, ma prima di tracciare il profilo del mangiatore di Panettone o Pandoro vi fornisco alcuni dati che potranno far meglio comprendere le logiche che sottostanno alla presentazione che farò alla fine.

Secondo i dati forniti dall’Aidepi, l’Associazione delle industrie e del dolce e della pasta Italia, al primo posto troviamo il panettone classico con una produzione di circa 37.000 tonnellate seguito dal pandoro con 32.000.

A livello di gradimento sui social secondo Instagram una foto contenente il panettone riceve molti più Like del pandoro infatti abbiamo 466k con hastag panettone e solo 135 con hastag pandoro.

Entrambi sono da ritenersi patrimonio della industria del food in Italia, infatti dal 2005 c’è una normativa che tutela non solo la ricetta, ma anche altri aspetti come la posizione in scaffale. La DENOMINAZIONE CERTIFICATA richiede la dicitura SOLO BURRO che deve essere non inferiore al 16% per il panettone e non inferiore al 20% per il pandoro. Quindi sfatiamo il mito che mangiare il pandoro fa ingrassare meno del panettone infatti contiene oltre 400 kcl per 100 grammi contro le 360 del panettone.

I lievitati natalizi industriali non conoscono la crisi e li troviamo nei supermercati già da novembre. Entrambi sono prodotti, oltre alla versione classica, in numerose varianti con creme in farcitura e rivestimenti vari. Anche le produzioni artigianali guadagnano sempre più terreno : molte pasticcerie e laboratori privati ne producono le loro versioni  con ingredienti locali o regionali. Anche in questo caso il primato del panettone tradizionale è intatto. Stanno lentamente ricevendo il giusto apprezzamento anche i dolci tipici locali che sono sempre più presenti nelle tavole delle feste con un trend in crescita.

Il Panettone viene prodotto a Milano dai tempi di Ludovico il Moro, secondo la ricetta di 500 anni fa e viene considerato un miracolo di lievitazione naturale perché prevede una fermentazione multifase che ne determina il particolare aroma. Un errore nel processo di produzione può far letteralmente buttare, oltre che agli ingredienti, giorni di lavoro! Oltre ai tradizionali acqua , farina, uova, zucchero, lievito  nell’impasto devono essere presenti in parti uguali canditi di cedro ed arancia ed uvetta. La forma classica è quella a cilindro alta con una base di 30 cm, ma esiste anche la versione bassa anche detta Galup prodotta nella zona del torinese. Come abbinare il panettone? Il suo gusto prevale su tutto e quindi ogni abbinamento risulta inutile.

La storia del pandoro è più recente: viene prodotto nel veronese dal 1800 probabilmente con l’influenza della brioche francese o partendo dalla ricetta del pan di Vienna o del pan de oro di Venezia, ma fu Domenico Melegatti a depositarne il brevetto nel 1894.  Il caratteristico disegno a stella è opera di un pittore impressionista :  l’artista Angelo Dall’Oca Bianca. L’equilibrio degli ingredienti lo rende particolarmente raffinato al palato è particolarmente apprezzato da chi non ama la frutta candita ed è abbinabile in combinazione a creme, liquori e spumanti.

Siamo arrivati quindi a tracciare il profilo di chi predilige il panettone o il pandoro.  Prima di me qualcuno ha azzardato ad accoppiare politicamente il panettone ad un partito politico ed il pandoro ad un altro. Io mi baso sia sui dati e le informazioni che ho appena fornito sia su un sondaggio che ho effettuato sui social in questi giorni cui hanno risposto parecchi amici e conoscenti.

Ho analizzato anche alcuni spot pubblicitari che delineano molto bene quale è il target di riferimento. Naturalmente è appunto solo un profilo ovvero fornirò  linee generali che si riscontrano nella popolazione. Da segnalare  anche una fascia molto ampia di impuri ovvero quelli che pur avendo una preferenza principale non disdegnano neanche il concorrente. Vuol dire che questi ultimi presenteranno caratteristiche miste probabilmente in prevalenza dell’uno o dell’altro profilo.

Visto il numero elevato di amanti del Panettone lo potremmo definire nazional popolare e seguendo queste indicazioni vediamo persone che si adeguano al pensiero di massa. Sono più tradizionalisti e non amano i cambiamenti. Sono più facilmente influenzabili Sono anche più estroversi, amano stare in compagnia. Evitano di fare cose diverse dagli altri, non amano stare al centro dell’attenzione. Scelgono programmi di intrattenimento in tv rispetto a quelli culturali. Fanno lavori comuni, si adeguano alla vita d’ufficio e vestono di conseguenza.

Chi sceglie il Pandoro riprende le caratteristiche della personalità creativa : è più introverso, riflessivo e raffinato nelle scelte dell’arredamento della propria  abitazione e  al proprio abbigliamento.  Spesso sono intellettuali ed artisti , persone che comunque si distinguono dalla massa per le loro caratteristiche di pensiero.  Sanno trovare soluzioni nuove e vedono il mondo con emozioni e percezioni innovative ed aperte. Hanno bisogno di essere originali e per pensare e creare hanno bisogno della solitudine. Sanno vedere le diverse sfaccettature di un problema e spesso ricercano un riconoscimento sociale. Un tratto negativo è quello di vivere intensamente le emozioni per cui possono avere momenti molto sereni alternati a momenti decisamente down in cui si allontanano dagli altri.

puoi trovare questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food a questo link:

wwwromaoggi.eu

Panettone o Pandoro? Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei-by Emanuela Scanu

 

 

In guerra con il cibo

 

Mangio perché mi rende felice… ma dura poco…poi mi vengono i sensi di colpa e ho bisogno di mangiare di nuovo.

Quando sono a dieta il cibo è il mio pensiero fisso…conto i momenti per il prossimo pasto, ma cedo prima.

Spesso sono triste, i cibi dolci mi fanno sentire più leggera, ma dopo poco ancora più pesante.

Credo che non ne verrò mai fuori, il cibo è il mio tormento.

E’ che mi piace mangiare non riesco a dire di no.

Queste sono solo alcune, e  tutte frasi vere, pronunciate dalle mie pazienti quando si sono recate da me la prima volta. Non sempre però riescono ad esprimere in modo così chiaro la loro guerra con il cibo. Fare il passo di chiedere aiuto vuol dire aver raggiunto la consapevolezza che da soli non si riesce a raggiungere l’obiettivo e che in fondo il cibo centra poco e niente. Il cibo che ci mangia (non che mangiamo!) non ha niente a che vedere con la funzione di nutrimento. Serve a colmare un vuoto, a coccolarci per una sconfitta. Il cibo non appaga quel bisogno per cui il momento della soddisfazione è molto breve e bisogna subito cercare qualcosa altro da mangiare.

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Ecco che si innesca il meccanismo perverso animato dal senso di colpa che fa crescere l’ansia e fa cascare di nuovo nella tentazione. Se non ci sentiamo amati purtroppo non basterà una scatola di biscotti o un barattolo di Nutella a farci sentire accolti. Se siamo in ansia per un esame, per risposte che attendiamo dal datore di lavoro non sarà ingurgitare nocciole e caramelle a fare passare prima il tempo, ma sicuramente avrete introdotto una quantità incredibile di calorie.

Come se ne esce? Sarebbe facile dire con la volontà, ma purtroppo questo non basta. Per contrastare un disturbo dell’alimentazione (e questo lo è!!) bisogna innanzitutto esserne consapevoli. Mettersi a dieta e non aver risolto le problematiche che sottostanno al vostro modo di mangiare, alle quantità e alle motivazioni vi farà sentire sempre più frustate e non riuscirete a perdere peso, anzi spesso accade di prenderne se ci si sente sotto pressione.

Se il cibo è una compensazione è chiaro che se ve ne private la frustrazione non appagata salirà a galla. Per cui l’unico vero impegno non sarà di eliminare il cibo, magari diminuirlo un po’, ma sicuramente mettere in discussione alcun vostri comportamenti e capacità di comunicare e relazionarvi.

Molte donne che vengono da me sono insoddisfatte della loro vita lavorativa o affettiva, ma invece di trovare soluzioni diverse o tentare il dialogo si sottraggono ad un confronto che genera ansia e che colmano con un eccesso di cibo. Naturalmente questo atteggiamento portato avanti nel tempo procura l’aumento di peso. A volte si tratta di soluzioni davvero semplici, ma la paura di sbagliare, quella di essere giudicate o sentirsi inadeguate vince su tutto e fa ripartire dal via. E’ chiaro quindi che un lavoro importante va fatta su l’autostima attraverso la conoscenza di se stessi. Imparare a mangiare in modo corretto è solo un fatto tecnico, volerlo fare parte solo dal cervello.

On line sono disponibili dei questionari per verificare la possibilità di essere affetti da disturbi dell’alimentazione, al di là del risultato, se lo avete compilato vuol dire che avete un dubbio. Il mio consiglio è prendere seriamente in considerazione un consulto con uno specialista.

Puoi leggere quest articolo anche su RomaOggi nella rubrica Mind&Food:

In guerra con il cibo – by Dott.ssa Emanuela Scanu – coach alimentare

Dalla prova costume a settembre il passo è breve …con tanti sensi di colpa

Prepararsi all’estate con restrizioni alimentari, diete dell’ultima ora e (raramente) sedute sfibranti in palestra è frequente visto che in inverno, complice il clima, si tende a mettere su qualche chiletto. Durante l’estate però ci si lascia andare ai piaceri della tavola, si finisce per dimenticare lo sport, e ci si concede più di qualche sfizio. Risultato : a settembre si sono recuperati i kg persi per la prova costume!!

Stando a recenti indagini oltre il 30 per cento degli italiani adulti sono ingrassati durante l’estate. Tecnicamente ci vuole poco a rimettersi in carreggiata riprendendo ritmi più corretti con l’alimentazione ed un po’ di palestra o camminata quotidiana, ma per molti è più difficile che per altri.

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Quando non si riesce a dimagrire spesso non è il calcolo delle calorie che dobbiamo valutare, ma il nostro inconscio. Perché pur volendo dimagrire, pur percependola come priorità per noi in realtà si finisce con il barattolo della Nutella in mano? Perché questi biscotti sono così appetibili che da 1-2 si passa a finire tutta la scatola? Più spesso di quanto si creda ci portiamo dietro per anni problemi che condizionano il nostro stato d’animo e generano ansia e proprio l’atto del mangiare ci appare appagante, ma in realtà nasconde molte insidie.

Per perdere peso e non riacquistarlo nel tempo è molto importante comprendere cosa ci condiziona, quale è la causa del nostro malessere ed affrontarlo. Sostituire il mangiare errato con uno stile di vita più sano e soddisfacente e naturalmente lavorare sulla nostra autostima, sui punti di forza e sulle debolezze.

Insoddisfazione, paure, rabbia,  esperienze passate condizionano la nostra esistenza ed hanno un peso enorme sulla nostra vita. Spesso non vengono riconosciute alcune emozioni e vengono agite in modo errato. Questa sofferenza porta a cercare una sorta di ricompensa nel cibo e non ci sarà mai prova costume che tenga e ci riporti a settembre con tanti sensi di colpa e chili in più!

Giornata Mondiale Alzheimer 2019: la percezione sociale

“L’atteggiamento verso la demenza” è il titolo del nuovo Rapporto presentato nel nostro Paese dalla Federazione Alzheimer Italia in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer del 21 settembre. La presidente Salvini Porro: “Dati allarmanti che anche in Italia sono l’unità di misura dello stigma e della sfida che ci aspetta ancora nel combatterlo”

In occasione della XXVI Giornata Mondiale Alzheimer che si celebra in tutto il mondo il 21 settembre, la Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per il nostro Paese di ADI – Alzheimer’s Disease International, presenta il nuovo Rapporto Mondiale Alzheimer 2019 intitolato “L’atteggiamento verso la demenza”, che illustra i risultati della più vasta indagine mai condotta al mondo sulle convinzioni e i comportamenti diffusi nell’opinione pubblica nei confronti della malattia di Alzheimer e di tutti gli altri tipi di demenza.

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Gli intervistati (persone con demenza, carer, personale medico e pubblico in generale) sono stati 70.000 in 155 Paesi in tutto il mondo, e il sondaggio è stato tradotto in 30 lingue (la versione italiana è stata redatta e diffusa dalla Federazione Alzheimer Italia).

L’analisi dei dati, effettuata dalla London School of Economics and Political Science (LSE), rivela nel complesso un’allarmante mancanza di conoscenza a livello globale della demenza: il dato più preoccupante è che due terzi degli intervistati pensa ancora che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento.
Dall’indagine emerge in sostanza come lo stigma verso la demenza impedisca alle persone di chiedere informazioni, supporto e assistenza medica che potrebbero migliorare notevolmente la durata e la qualità della vita per quella che è, a livello globale, una delle cause di morte a più rapida diffusione.

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Secondo le previsioni, il numero delle persone con demenza è destinato a più che triplicare rispetto ai 50 milioni attuali, raggiungendo 152 milioni nel 2050. Sul fronte economico, il costo annuo della demenza supera attualmente i mille miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare entro il 2030. La demenza, poi, è la quinta principale causa di morte a livello globale (dato del 2016, mente nel 2000 era la quattordicesima). In Italia la stima attuale delle persone con demenza è di 1.241.000.

Commenta Gabriella Salvini Porro, presidente Federazione Alzheimer Italia: “Dal Rapporto emergono dati a dir poco allarmanti, che riguardano tutto il mondo, compresa l’Italia e non solo certe zone. Certo, gli atteggiamenti variano a seconda delle fasce regionali, socioeconomiche e culturali, ma è indubbio che alcune convinzioni errate sulla demenza siano ancora radicate in maniera importante anche nella nostra opinione pubblica. Questa è l’unità di misura dello stigma presente nelle nostre comunità, che descrive anche la sfida che ci attende nel perseguire la sua lotta.

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Pensiamo per esempio al 60% degli intervistati che ritiene corretto non coinvolgere le persone con demenza: si tratta di discriminazione, in contrasto con il considerarle prima di tutto come persone, con una loro individualità e un loro vissuto costruito lungo una vita intera, al di là dell’etichetta della diagnosi. Un dato positivo è che almeno il 50% degli intervistati sia convinto che lo stile di vita possa influire sulla riduzione del rischio di sviluppare una forma di demenza: dobbiamo agire su tutti i fronti – sociale, assistenziale, medico – per aumentare questa percentuale”.

Il Rapporto sottolinea quali siano le barriere principali alla ricerca di aiuto, consigli e assistenza: il 48% degli intervistati è convinto che la memoria di una persona con demenza non migliorerà mai, neppure con interventi medici; mentre 1 su 4 pensa che non si possa fare nulla per prevenire la demenza.

Commenta Paola Barbarino, Amministratore Delegato di ADI: “Lo stigma è il più grande limite alla possibilità delle persone di migliorare sensibilmente il loro modo di convivere con la demenza. A livello individuale, lo stigma può minare gli obiettivi esistenziali e ridurre la partecipazione ad attività sociali, peggiorando il benessere e la qualità della vita. A livello di società, lo stigma strutturale e la discriminazione possono influire sull’entità dei fondi da stanziare per la cura e l’assistenza. Auspichiamo che i risultati ottenuti da questa ricerca possano dare il via a una riforma e a un cambiamento globale positivo”.

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Dal Rapporto emerge inoltre come circa il 50% delle persone con demenza intervistate si senta ignorata dal personale sanitario (medici e infermieri), mentre il 33% degli intervistati pensa che, se soffrisse di demenza, il personale medico non gli darebbe ascolto. Un dato interessante è che il 95% dei partecipanti ritiene che potrebbe sviluppare una demenza nel corso della sua vita e più di due terzi delle persone (69,3%) si sottoporrebbero a un test genetico per conoscere il loro rischio di sviluppare una demenza (anche se finora non esiste un trattamento in grado di modificare il decorso della malattia). Ciò significa che il timore di soffrire di demenza è diffuso a livello globale, ma la malattia è ancora scarsamente compresa.

Il Rapporto completo è consultabile sul sito di ADI www.alz.co.uk , dove è anche presentata la campagna internazionale “Let’s Talk About Dementia” (Parliamo di demenza), lanciata in questo VIII Mese Mondiale Alzheimer con l’obiettivo di intensificare il dialogo a livello globale sulla demenza per contrastare lo stigma.

Fonte: Federazione Alzheimer Italia