Intervistata da Antonietta di Vizia

Ieri ho preso parte ad una diretta FaceBook per Inciucio.it diretto da Giò di Giorgio. Intervistata dalla giornalista RAI Antonietta di Vizia si è parlato del mio libro Dimagrire una scelta Consapevole/Il Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu edito da Campi di carta. Il libro è stato pubblicato nel 2013, ma ogni anno, in questo periodo in cui impazzano le diete fai da te per l’imminente appuntamento con il costume, vengo regolarmente interpellata sull’argomento cibo, diete e psicologia!

E’ possibile rivedere il video accedendo da Fb con questo link: https://www.facebook.com/www.inciucio.it/videos/758553911634272/?t=13

Imparare a riconoscere e gestire i cibi invitanti

Per mangiare meno e dimagrire, bisogna comprendere che ci sono cibi che ti attirano moltissimo e l’attrazione nasce dal fatto che li vedi disponibili. Capire come mangiare di meno significa diventare consapevoli di alcuni meccanismi mentali. Penso sia accaduto a chiunque : non hai fame, non pensi ad un certo cibo e poi passi davanti ad un ristorante, ad una pasticceria e l’aroma e la vista di quel cibo ti rapisce.

Tu non stavi pensando al cibo ma improvvisamente ne senti il bisogno : questo non è il tuo desiderio reale. Puoi benissimo mangiare quella cosa e non ti sentirai soddisfatto. Mangerai senza trarne alcun beneficio, alcuna soddisfazione. La soddisfazione è la cosa più importante. È l’insoddisfazione che crea l’ossessione. Possiamo definirli :cibi  invitanti  perché  ti interessano solo quando li vedi. Si tratta di un atteggiamento mentale, non è un tuo bisogno.

Ci sono cibi che invece possiamo definire   risonanti,  la cui richiesta viene direttamente dal corpo, ma spesso non siamo attenti o non sappiamo interpretare quelle richieste che  sono necessarie al corpo e lo soddisfano.  

Se ascolti solo i cibi risonanti , ne puoi mangiare quanto vuoi e non ne soffrirai mai, perché ti sazieranno. Il corpo desidera semplicemente ciò di cui ha bisogno, non desidera nient’altro. Questo ti sazierà e, una volta conosciuto l’appagamento, non cercherai altro cibo.

Il problema si manifesta solo se ti nutri di cibi  invitanti : li vedi, ne divieni interessato e li mangi, ma non possono darti soddisfazione, perché il corpo non ne ha bisogno e non traendone soddisfazione non ti senti sazio. Perciò mangi di più, ma per quanto mangi, non ti senti mai appagato, perché non ne avevi bisogno fin dall’inizio: è ciò che spiega come mai da un biscotto si finisce per finire tutta una scatola, con il pensiero che se ce ne fosse un’altra sarebbe anche meglio. 

Ti do una semplicissima dimostrazione: quando ti capita di saltare il pranzo cosa accade il pomeriggio? Continui a sgranocchiare tutto ciò che ti trovi sotto le mani e di solito non è certo una foglia d’insalata, ma biscotti, patatine e affini. Ne mangi in quantità, sono appetibili, ma non sei soddisfatto. Infatti non era di biscotti che avevi bisogno , ma di un sano piatto di pasta o di una porzione di carne. Risultato: non ti sei appagato con i cibi risonanti e ti sei rivolto a quelli invitanti perché pronti e disponibili, non perché ne avevi reale bisogno. Spero che questo esempio ti sia chiaro e che comprendi il perché saltare i pasti crea così gravi danni alla linea e ti motivi di più a seguire con maggiore costanza la tua dieta.

Riassumendo: se riesci a soddisfare il bisogno di cibi risonanti allora il desiderio di cibi invitanti  scomparirà o comunque sarà notevolmente attutito . Vogliamo parlare di quei cibi sempre vietati nelle diete?Diventano immancabilmente i cibi invitanti di cui  non riesci a fare a meno, anzi il chiodo fisso proprio perché ti è stato detto di non mangiarli!

Dal libro:

DIMAGRIRE UNA SCELTA CONSAPEVOLE/ Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu edito da Campi di carta 2013

La psicologia dietro la prova costume

Ti sei mai chiesta  perché non sei riuscita a portare a termine una dieta? O perché hai recuperato così velocemente i kg appena persi? La tua risposta è sincera? Ho paura di no. La stragrande maggioranza delle persone (il 91% per essere precisi) che si mette a dieta, perde peso per un po’;  arrivata ad un certo punto, mette da parte la dieta o inizia a seguirla in modo difforme, con la conseguente ripresa  di  tutto o quasi il peso perso.

Queste le giustificazioni  più comuni : – è colpa dello stress –  è faticoso cucinare cose diverse  – non ce la faccio, non ho abbastanza forza – il mio metabolismo è lento- ecc. Il vero motivo invece è solo uno:  dimagrire e’ una questione di testa e se prima non cambi il rapporto con il cibo non dimagrirai mai a lungo termine e non manterrai mai il tuo peso ideale.

In qualche modo è meglio dire: devi far pace con il cibo , ma anche con te stessa.

Cambiare il proprio rapporto con il cibo è possibile: certo non è un sistema semplice ed immediato, ma è sicuramente l’unico che ti permetterà di uscire da schemi mentali sbagliati che ti relegano prigioniera.Ogni volta che mangi di più di quello che dovresti ricorda che non è una scelta consapevole. La tua voce interna dice: sono golosa, mi piace, prenderò quel pasticcino prima che lo mangi qualcun altro, meglio finire la torta rimasta in frigo così non ci penso più.

In realtà  ci sono spinte che ti obbligano e  che ti imprigionano. Quando smetterai di concentrarti su ciò che è rimasto sulla credenza o nel frigo, soltanto allora potrai sentirti veramente libera di pensare ad altro.

Vorrei che imparassi a sentire di  cosa veramente hai bisogno e la sensazione di essere libera di mangiare se  hai fame e di non mangiare quando non ti va o sei sazia. E’ faticoso vivere  sempre con la sensazione che se non mangi quella cosa in quel momento chissà cosa ti perdi, e con l’atteggiamento che quello sia l’ultimo dolce sulla terra. Solo le scelte consapevoli ti permetteranno di avere un’ottima qualità di vita, facendo sì che tu mantenga il tuo peso.

Tratto dal mio libro: Dimagrire una scelta consapevole/Metodo Integrato della dottoressa Scanu edito da Campi di carta 2013 CAPITOLO 1

Le emozioni nella mente post pandemia

Sono passate solo due settimana dall’inizio della “libertà vigilata” dopo oltre due mesi di quarantena, autocertificazioni, bollettini, telegiornali, conferenze stampa, le immagini di colonne di camion che trasportavano feretri… come ci sentiamo? Speravamo di sentirci liberi e rilassati, ma ancora non è così. Forse solo i giovani (beata gioventù) sta cercando nei rituali sociali del fine settimana di ritrovare una normalità. Gli altri affrontano in modo timoroso la vita di tutti i giorni e si evita ciò che evitabile. La casa rimane sempre il luogo più sicuro. Viene difficile pensare alle vacanze (per molti c’è anche una reale difficoltà economica) per gli altri il senso di insicurezza e la difficoltà a programmare anche nel breve periodo.

La nostra mente a poco a poco cancellerà alcune immagini e ricordi, ma quello che non farà sarà cancellare sensazioni ed emozioni vissute in questo periodo di cui non abbiamo precedenti nella storia. In molti hanno sofferto di insonnia, attacchi di panico o tachicardia. Alcuni sono diventati bulimici, altri apatici o anoressici. Abbiamo sofferto e tanto anche se in apparenza a molti non sembra. Certe sensazioni rimarranno vivide e se accadranno fatti che ci riporteranno alla mente certi vissuti proveremo quelle emozioni come il primo giorno che le abbiamo vissute senza sconti. Ci vorrà del tempo e oltre alla emergenza ora arginata, ai problemi economici e sociali in corso abbiamo a che fare con un disagio psichico che sta in agguato. Non abbiate timore a chiedere aiuto. Questa è una cosa che forse abbiamo imparato: da soli è più difficile, la condivisione aiuta ed alleggerisce. Non bloccate le sensazioni, non relegatele negli angoli bui della memoria perché si faranno strada appena abbasserete la guardia. Dategli sfogo, affrontateli come avversari a viso aperto non trasformateli in mostri della notte.

Siamo diventati più consapevoli della precarietà della nostra esistenza a dispetto di una tecnologia molto avanzata siamo umani con enormi debolezze e che possiamo essere sconfitti da qualcosa che è invisibile e silenzioso. Questa sensazione non ci abbandonerà in tempi breve e saremo più cauti nel fare le nostre scelte di vita. Forse non è un male, forse avevamo bisogno di rallentare. Forse impareremo a rispettare di più noi stessi gli altri, il mondo che ci circonda.

Oggi il superfluo riprende la posizione che gli appartiene e non lo rincorreremo più in quel modo frenetico che ci sembrava necessario. La società si è fermata e con il silenzio abbiamo imparato ad ascoltarci. Andare piano in fondo non è così male. Non è così male neanche avere più tempo libero.

Puoi leggere questo articolo anche sulla rubrica Mind&Food:

https://www.romaoggi.eu/index.php/2020/06/01/le-emozioni-nella-mente-post-pandemia/

PAS : Persone Altamente Sensibili

Percepisci la realtà con maggiore profondità e generalmente ti preoccupi di più delle persone che ti circondano? Hai bisogno di calma e tranquillità, eviti i luoghi caotici?

Forse sei affetto da PAS! Fino a qualche anno fa questa condizione non era presa in considerazione ed oggi è oggetto di studio. In questa epoca probabilmente i casi sono più numerosi di quello che si pensa a causa dell’iperstimolazione a cui la società è sottoposta.

Queste persone sono particolarmente intuitive, ma una cattiva gestione delle emozioni può generare squilibri e blocchi. Sperimentano più facilmente stanchezza e stress, si emozionano facilmente e dimostrano grande empatia. Percepiscono con più sfumature rumori, odori, temperature. Questo accade perché possiedono un sistema nervoso più sensibile rispetto la media.

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Altri aspetti: possiedono grande capacità di osservazione, risultano più controllati e prudenti, prendono decisioni solo se sono molto sicuri. Tendono al perfezionismo e sono più sensibili alle critiche ed accettano con difficoltà giudizi non positivi. Molto importante riconoscere questa condizione per arginare gli effetti negativi dei comportamenti e del relativo vissuto.

Anche i bambini ne possono soffrire ed è importante per i genitori comprendere questa condizione, perché devono imparare a gestire eventuali reazioni sproporzionate di fronte a determinate situazioni.

Alopecia femminile: quando il problema è anche psicologico

I capelli della donna nell’immaginario, maschile e femminile, rappresentano lo standard della femminilità e della seduzione. Ogni variante della lunghezza del capello è un codice di identificazione. Per la donna tagliare i capelli o cambiare colore rappresenta una sorta di rinascita, un ricominciare da capo dopo un periodo dal quale ci si vuole allontanare. Il taglio dei capelli diventa un atto di coraggio, è un atto simbolico di identificazione e cambiamento.

La nostra società ha difficoltà a vedere la donna senza capelli. Molte donne che devono combattere una malattia oltre alla terapia devono affrontare il disagio della perdita di capelli e il dolore dello sguardo dell’altro.

Mentre ben l’80% della popolazione maschile è affetta da calvizie comune e il 50 % di quella femminile sono queste ultime a vivere la situazione come un vero e proprio complesso.

L’alopecia può essere temporanea come nelle terapie o situazione di stress particolari che permanente. Può essere moderata o grave ed è sempre anomale una caduta di oltre 100 capelli al giorno. A volte il problema interessa tutto il cuoio capelluto in altre situazioni può essere localizzata. Non è solo un problema estetico o psicologico spesso è il sintomo di qualche patologia sottostante per cui non va mai trascurata una anamnesi ben fatta per comprenderne le reali cause.

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Spesso nella fase iniziale si tende a sminuire la situazione, ma quando le aree interessate aumentano si inizia a nascondere il problema cambiando pettinatura utilizzando fasce o cappelli.  La situazione di disagio può portare alla diminuzione dell’autostima e spesso alla depressione. Viene proprio a crearsi una diversa immagine di se stesse che non si riesce ad accettare  e che si percepisce non venga accettata dagli altri. Si arriva a chiedere aiuto solo quando la situazione è in fase molto avanzata e si cominciano ad evitare luoghi come la piscina, la spiaggia o la palestra finendo per ritirarsi socialmente.

Naturalmente i tipi di alopecia femminile non hanno tutte la stessa gravità ed eziologia e quindi neanche la stessa terapia. L’alopecia può avere origine meccanica in seguito ad ustioni o interventi chirurgici  possono provocarla anche infezioni batteriche, virali o fungine oppure tumori. Anche particolari situazioni di stress o delicate situazioni conflittuali possono esserne la causa. La perdita del lavoro o di una persona cara, una separazione possono causare delle alterazioni a livello immunitario che va ad intaccare il follicolo pilifero.

L’alopecia androgenetica è la più frequente e compare in genere durante la menopausa per effetto della diminuzione degli estrogeni. Colpisce prevalentemente la parte superiore della testa, ma può interessare l’intera chioma. La diagnosi precoce nelle prime fasi della malattia permette di fermare e ridurre il processo di caduta fino a rigenerare i capelli persi o aumentare la densità capillare.

Per saperne di più su questo argomento potete assistere sul canale You Tube di Wikenfarma all’incontro con il Dott. Paolo Gigli*che presenterà le nuove prospettive di cura e risponderà in diretta alle domande degli uditori:

Per collegarsi basterà cliccare sul seguente LINK
https://youtu.be/FZ1f8RU5DRI
oppure
iscriversi al canale YouTube WIKENFARMA SRL ed impostare il promemoria della live

*Specialista in Dermatologia e Venereologia, Professore a contratto in Scienze Tricologiche Mediche e Chirurgiche presso l’università degli Studi di Firenze.

 

 

Ansia e depressione ai tempi del coronavirus

Ansia e depressione: termini che fatto paura. Se ne parla troppo e spesso a sproposito, ma in questi tempi di quarantena dove ogni certezza è stata minata come la nostra libertà diventano termini del quotidiano che coinvolgono persone che fino ad ora non ne conoscevano il significato.

L’isolamento e la perdita del lavoro sono solo alcune delle cause che stanno provocando una vera e propria ondata di stati d’ansia e depressione nei cittadini in seguito alla pandemia. Chi  in passato ha combattuto contro queste problematiche è risultato più vulnerabile ed ha visto riaffiorare la sintomatologia. Altri non avevano mai provato queste sensazioni di inadeguatezza, pericolo e paura.

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Nella mia realtà clinica lo vedo giornalmente e gli psichiatri italiani parlano di una vera e propria ondata di “ansia post-traumatica”. Lutti, allontanamenti e danni economici stanno porgendo il conto ed è facile perdere i punti di riferimento e non trovare le energie per rialzarsi.

 

Evitare queste situazioni è praticamente impossibile. L’unica soluzione è supportare le persone che stanno vivendo con più difficoltà questo momento. La salute fisica va supportata insieme a quella mentale. Buone pratiche del quotidiano, come una regolare attività fisica ed una alimentazione corretta aiutano. Ansiolitici o altri farmaci vanno utilizzati solo sotto controllo e prescrizione medica.

La rete familiare diventa un elemento fondamentale in questi momenti rappresenta, se funzionale, un potente anti stress. Condividere paure ed ansie può aiutare a vedere soluzioni diverse e superare le difficoltà.

 

 

Confinamento e distanziamento: impatto emozionale importante

Stiamo tutti vivendo un’esperienza senza precedenti. Molti si svegliano la mattina sperando che sia stato solo un brutto sogno. Poi si prende il cellulare si dà un primo sguardo ai social, mentre si fa colazione si accende la radio o la TV… no è tutto terribilmente vero.

Non ci sono precedenti per sapere cosa è giusto o meno fare. Si va a tentativi: nella sanità, nell’economia, nelle misure e gli interventi sociali. L’intera situazione è molto precaria. Viviamo tutto il giorno una situazione di pericolo imminente ed un piccolo organo nella nostra testa, l’amigdala, dà il via alla produzione di ormoni che si attivano proprio nelle situazioni di pericolo. Purtroppo una condizione prolungata nel tempo letteralmente sfinisce l’organismo che viene messo a dura prova. Un po’ di paura fa bene, e ci protegge, ma troppa è deleteria.

Rimanere chiusi in casa, non poter abbracciare i propri cari, rinunciare a quei riti sociali innocui come andare a messa, prendere un caffè al bar o uscire tranquillamente con il cane senza una meta precisa; ci manca tutto questo e molto altro.

Le emozioni sono contrastanti: da una parte si è grati se si è sani o per non avere malati in famiglia, dall’altra vorremmo che tutto finisse presto, ma al termine del tunnel non sappiamo cosa troveremo. Difficile pensare alla nostra vita con i ritmi di prima.

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E’ la prima volta nella nostra esistenza che non controlliamo il futuro. Non pianifichiamo viaggi, lavori, appuntamenti vari. Le agende si riempiono di giorno in giorno o rimangono quasi bianche. E’ la prima volta che siamo sospesi in un presente infinito: non siamo abituati. Gli ansiosi hanno sempre anticipato il futuro, i depressi si sono sempre rifugiati nel passato e adesso condividiamo tutti lo stesso limbo.

In questo vivere nel qui ed ora ci rendiamo conto di quanto vivevamo in affanno fino a poche settimane fa e che in fondo ora che tutto è rallentato la vita va avanti lo stesso. Alcune cose che consideravamo problemi sono quasi inesistenti ed altre che non avevamo tempo di fare o ci scocciavano sono diventate momenti di evasione come fare la spesa!

Gestire l’ansia è un problema specie per chi in passato ne ha sofferto e che vede in questa situazione un nuovo precipizio in cui ricadere. Come si gestisce questa tempesta emotiva senza ricorrere a farmaci? Io non sono contraria agli ansiolitici a patto che si prendano sotto prescrizione e per un periodo di tempo molto limitato. Purtroppo in questa situazione, che si prevede ancora abbastanza lunga, bisogna trovare delle strategie per sopravvivere e se è possibile evitare gli ansiolitici tanto meglio!

Innanzitutto eviterei di essere connessi H24 (come si dice ora!) alle trasmissioni che parlano di Covid19. Ci sono troppi galli a cantare a mio parere. Tanti si sono improvvisati esperti e fino a ieri facevano tutt’altro nella vita. Ascoltiamo una sola campana e seguiamo una sola linea evitiamo scossoni non necessari. Non dico di seguire la strategia degli struzzi, ma cerchiamo di essere obiettivi. Ascoltiamo solo gli organi ufficiali una volta al giorno ed eventualmente quando viene indetta una conferenza stampa d’urgenza, ma non andiamo oltre. La mente viene bombardata da sensazioni, emozioni e pensieri anche ore dopo l’ascolto delle notizie e questo ci rende suscettibili e vulnerabili.

Impariamo ad apprezzare quello che abbiamo: le nostre case scoppiano di oggetti inutili, gli armadi di vestiti che non usiamo ed anche la macchina sta lì ferma da settimane. Ci stiamo rendendo conto che in realtà il necessario è proprio lì accanto a noi insieme a tutto il superfluo per il quale ci stavamo dannando la vita solo fino ad un mese fa. Quindi ben venga riscoprire il calore della propria casa e magari la voglia di fare qualche lavoretto, l’accoglienza del divano e le serie televisive da condividere, ma anche la gioia dei nostri piccoli amici che adesso non rimangono per ore con il musetto sul tappeto attendendo il nostro ritorno. Cose semplici, ma vere terribilmente vere quelle che davamo per scontato e che non ci hanno abbandonato e sono qui accanto a noi adesso.

Impariamo che la salute è un bene prezioso e che non si è onnipotenti. Viviamo rispettando i nostri tempi, il nostro corpo ed il nostro spirito. Utilizziamo queste giornate per imparare abitudini salutari quali mangiare bene, fare attività fisica, leggere un libro e dedicarci ad un hobby. Non fatelo però a casaccio. Fatelo con metodo ed ordine. Tenete nota dei vostri progressi e delle vostre difficoltà e cercate di migliorare un pochino ogni giorno. Non rimanete in pigiama dalla mattina alla sera, state comodi, ma con dignità e rispetto per voi e per chi vi sta accanto. Per gli uomini: fatevi la barba! Per le donne: truccatevi anche se vi sembra inutile, perché l’immagine che noi percepiamo di noi stessi condiziona la nostra autostima e quindi le nostre sensazioni. Concentratevi su un progetto: ci saranno una miriade di cose che avreste sempre voluto fare e avete procrastinato per mancanza di tempo. Ora il momento è arrivato: non avete più scuse.

Viviamo queste difficoltà come nuove sfide. Tanti di voi si sono dovuti reinventare a 40 o 50 anni per adattarsi alle nuove richieste di lavoro, si sono rimboccati le maniche, spesso faticosamente, e dovrete farlo di nuovo. Ci siete riusciti una, due volte…ci riuscirete anche questa volta!

Wikenfarma-riconversione in risposta alla pandemia

Riconversione, solidarietà e riorganizzazione: le parole chiave di Wikenfarma in risposta alla pandemia.

In questi giorni stiamo assistendo a tanti atti di solidarietà e alla dimostrazione di creatività da parte di privati ed aziende. Non mancano purtroppo le truffe in questo periodo di emergenza, ma è importante sottolineare che in tanti si stanno rimboccando le maniche per fronteggiare questo periodo buio dal punto di vista sanitario ed economico.

Per far fronte alle innumerevoli richieste di mascherine chirurgiche da parte di farmacie, Istituzioni, Cliniche ed Aziende Private, da pochissimi giorni  Wikenfarma un’azienda di San Miniato che produce integratori, ha iniziato la commercializzazione di questo dispositivo di protezione, grazie alla partnership di un’azienda Toscana che garantisce una produzione di circa 30.000 mascherine al giorno.

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Wikenfarma sta distribuendo le mascherine alle farmacie che non riescono a soddisfare le richieste dei cittadini, ai comuni ed alle tantissime le aziende private che si stanno organizzando per la riapertura, con l’obiettivo di garantire il lavoro in sicurezza dei propri dipendenti.

Il Direttore commerciale di Wikenfarma Dott. Massimiliano De Carlo precisa:

“Sono mascherine di alta qualità si presentano in maniera diversa da quelle importate dalla Cina, hanno anche il ferretto per la sagomatura del naso e una vestibilità eccellente. Inoltre non sono usa e getta, ma sono lavabili”.

L’azienda con la nuova linea di mascherine ha scongiurato il ricorso alla cassa integrazione per parte del personale e sta proseguendo la produzione di integratori.

L’offerta di Wikenfarma si amplifica con gel disinfettanti, tute di protezione e guanti, un’attività in adattamento veloce rispetto alle richieste che giungono e si rendono necessarie per l’attuale emergenza.

L’amministrazione dell’azienda risponde così ad una doppia domanda: quella del mercato e quella dei dipendenti e dei fornitori che potranno continuare a lavorare. Queste sono le iniziative che fanno delle aziende italiane motivo di vanto a livello mondiale e che uniscono la professionalità alla creatività alla capacità di gestire le situazioni nell’immediatezza.

Wikenfarma è l’azienda con la quale collaboro con sede a San Miniato (Toscana), ha appena iniziato a produrre mascherine chirurgiche tre veli (20,000 pezzi die) il costo è di euro 1,35 +iva. La particolarità è che sono di ottima qualità e lavabili (3/4 volte).
Poichè l’ordine minimo di spedizione è di 500 pezzi se qualcuno è interessato a creare gruppi di acquisto è pregato di contattarmi in privato per le schede tecniche, i moduli d’ordine e le relative certificazioni. 

mail:  emanuelascanu@libero.it o compilando il modulo sottostante

 

 

Come si fa ad essere felici?

Come si può far in modo che  nella nostra vita accadano cose belle? La vita già in condizioni normali ci pone di fronte a momenti duri, oggi lo è ancora di più e per ognuno di noi. Perché il bello di questa pandemia è che è democratica non guarda in faccia a nessuno: né a borse firmate, né a contanti nel portafoglio, né al colore della pelle, né alla provenienza. Quando il gioco si fa duro (e questo lo è davvero dal punto di vista sociale, sanitario, economico e chiaramente psicologico!) è importante sopravvivere!

Dobbiamo trovare un appiglio a cui aggrapparci. Ognuno di noi lo ha. A volte lo abbiamo dato per scontato e lo abbiamo sottovalutato, a volte lo abbiamo avuto vicino, ma non avevamo occhi per vedere. Ora il superfluo è fuori e rimane solo l’essenziale che è anche l’unico di cui abbiamo bisogno ed in genere sono i nostri affetti.

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E poi abbiamo noi stessi non dimentichiamolo mai! La predisposizione e l’atteggiamento che assumiamo davanti alle situazioni che ci si parano davanti determina il modo in cui reagiamo. Non sempre sarà facile, ma più ci impegneremo più condizioneremo il nostro cervello a vederci forti, coraggiosi e capaci. E quando stiamo bene emotivamente il nostro cervello si adopera a rinforzare il nostro sistema immunitario e quindi anche il corpo diventa meno aggredibile dall’esterno!

Approfittiamo di questo periodo quindi per cominciare un nuovo cammino che ci porterà a rapportarci diversamente con noi stessi imparando a reinventarci e trovare la migliore versione di noi stessi!