My beauty book

Oggi vorrei parlarvi della mia esperienza con il diario alimentare. Vi ho parlato spesso dell’importanza di appuntare quello che si introduce per tenere sotto controllo il cibo, ma è fondamentale anche per comprendere e gestire al meglio le emozioni che accompagnano il mangiare, ma non solo. Con questa testimonianza vorrei sottolineare quanto il diario rappresenti un alleato speciale e quanto anche io conosca per esperienza diretta il suo valore.

Il mio beauty book mi era stato regalato da un’amica nel Natale 2015 rapita dal nome e dal colore l’ho subito iniziato a gennaio 2016. Sebbene fossi appena normopeso, fino all’anno prima ero sottopeso, avevo iniziato a vedere che mantenere il peso non era più così semplice. Nel 2011 avevo subito un importante intervento chirurgico alla schiena e questo mi ha impedito di mantenere i livelli di attività fisica praticata fino a quel momento. Purtroppo gli allenamenti erano discontinui. A mie spese ho capito (mi ci sono voluti anni) che non potevo superare troppo i limiti perché poi invece di avere benefici ero costretta a fermarmi per una settimana o un mese. Ho iniziato ad adeguare l’attività fisica alle mie possibilità, ma certo la costanza è importante e purtroppo quella non c’era più.

Il rapporto tra cibo ingerito e calorie smaltite non teneva più e ho confidato al diario quell’orribile sensazione di un corpo che non rispondeva più come prima. Ma ero ancora normopeso e tutto sommato anche se il corpo non era quello a cui ero abituata ancora poteva andare bene. Ho continuato a scrivere il diario e a tenere sotto controllo i paramenti di peso, circonferenza addome e fianchi. Mi impegnavo a verificare il tempo dell’attività fisica ed in questo modo i parametri sono rimasti nei limiti.

Poi ci sono stati i momenti in cui ho dimenticato il diario e mi sono resa conto quanto gli sgarri, che prima evidentemente arginavo con l’attività fisica ed un corpo più giovane, non erano più arginabili. Poi la consapevolezza che andare a mangiare la pizza il sabato significava avere un kg in più la mattina dopo e che dimenticare di bere adeguatamente o prendere le tisane rallentava l’intestino con sensazione di gonfiore addominale fastidiosissima. Mantenere la costanza del diario mi ha aiutato a riprendere la via.

I problemi sono iniziati quando arrivata a 50 aa gli ormoni hanno iniziato ad impazzire e dalla casella verde sono entrata pericolosamente in quella gialla! Il diario è stato un grande alleato anche a cui raccontare le sensazioni di un corpo che cambiava malgrado dietro ci siano competenze e conoscenze. Penso spesso a quanti kg avrei preso in questa situazione di passaggio se avessi vissuto nel circa quasi e non avessi cercato di controllare dati, sensazioni e comportamenti.

Combatto anche io ogni giorno, anche se sono consapevole che non posso sottrarmi a questo periodo di variazioni ormonali al quale evidentemente sto facendo resistenza, ma so che prima o poi passerà e mi impegno a segnare e scrivere per avere almeno la sensazione di controllare qualcosa. Come ogni passo che riesco a imprimere ogni giorno, da cui attingo l’energia per andare avanti e migliorare. Farlo è faticoso, ma è un enorme aiuto. Vi ho raccontato la mia esperienza per farvi comprendere che conosco le vostre sensazioni e quanto sia difficile controllare il peso. Non sono solo cose che ho imparato sui libri e sull’ esperienza dei mei pazienti. Quindi non arrendetevi all’aumento di peso, ma cercate di arginarlo con una sana routine che contenga anche il tenere un diario e naturalmente tenetemi aggiornata sui vostri progressi.

Puoi leggere questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food su:

Storia breve con morale (febbraio)

Un anziano e saggio indiano, forse Apache o forse Hopi, per educare i suoi nipoti, raccontò una storia:

“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.

L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia. La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”

I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese: “Quale dei due vincerà?”

L’anziano rispose semplicemente: “Quello che nutri”.

Cosa ci insegna questa storia? Che siamo continuamente esposti a stimoli positivi e negativi, ma che sta a noi scegliere la strada. Essere in un modo o in un altro non dipende dalle persone o dalle situazioni buone o cattive attorno a noi, ma dalle scelte che effettuiamo ogni giorno.

Fonte d’ispirazione Web

Coraggio, verità e speranza… oggi.

“Siamo sempre ‘on’ e costantemente immersi in flussi giganteschi di stimoli e forse questo ci ha tolto qualcosa nel rapporto che possiamo ancora avere con la Verità, con la cura della parola, con l’attenzione agli ultimi. Se c’è un antidoto alla comunicazione confusiva-veloce-eccessiva che spesso induce all’errore (fake-news) ed è perlopiù incentrata sulle tragedie umane, questa risiede nel conservare l’inquietudine della ricerca, nel mantenere occhi aperti e svegli, uno sguardo agile e intuitivo ma sempre molto attento all’analisi, alla ricerca del vero in modo responsabile.

Bisogna allenarsi all’ascolto, a percepire le sfumature, i silenzi, solo così si può raccontare con pudore, sobrietà e umiltà. Perché la realtà dipende dagli occhiali con cui scegliamo di guardarla, se scivoliamo nella spettacolarizzazione e nell’emotività, dobbiamo sapere che lo facciamo a discapito di un sano confronto con ciò che accade, dobbiamo capire che stiamo venendo meno al racconto di una storia umana nel rispetto della sua assoluta unicità e sacralità…”*

Queste parole sono più che mai attuali in questo periodo in cui l’umanità vive in continua incertezza, si confonde tra le notizie e non riesce a trovare una giusta posizione. Sono state dette circa 3 anni fa in un contesto molto diverso, ma mi sono subito calzate a pennello e penso che in molti le condividano.

Ascoltiamo, ma ascoltiamo anche il nostro cuore, ciò che è giusto per noi. Evitiamo di farci sommergere in un mondo di parole dette da chiunque, diamo considerazione solo alle notizie ufficiali. Le limitazioni fisiche non possono bloccare la mente ed il suo giudizio.

Siate giudiziosi dicevano i miei quando noi ragazzi uscivamo. Non c’era bisogno di dire altro. Ed oggi essere giudiziosi ha un grande significato. Cerchiamo di esserlo tutti per noi e per gli altri.

*Don Ivan Maffeis, direttore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali della CEI, durante la presentazione del libro I germogli della Buona notizia, che si è tenuto presso la sede della Facoltà di scienze della Comunicazione della Ups a maggio del 2017.

“Non solo selfie” : il mio contributo alla presentazione del libro di Elenia Scarsella

Elenia Scarsella è una blogger (ma anche mamma ed ingegnere ambientale!) che ha scritto un libro “leggero” e molto attuale su come presentarsi al meglio nella rete attraverso il SELFIE! Un tema contemporaneo, delicato e ricco di sfumature interpersonali che la giornalista Antonietta di Vizia ha attentamente evidenziato moderando gli interventi.

Per la seconda volta sono stata chiamata in qualità di “esperto”  alla presentazione del libro che in questa occasione ha goduto dell’ospitalità del “Caffè letterario” di Euroma2 grazie alla sensibilità di Elena Matteucci.

Segue un breve abstract del mio intervento:

Mi occupo di immagine da sempre!

La mia tesi di laurea parlava di percezione dell’immagine corporea, ho scritto un libro dal titolo Oltre l’Immagine e ho un Blog che si chiama ES Immagine!

Nel mio lavoro mi occupo principalmente di disturbi dell’alimentazione dove la componente più grave è rappresentata dalla dispercezione ovvero da una visione errata del proprio corpo

Il mio compito è quello di riconnettere l’immagine mentale percepita con l’immagine reale.

Quando si parla di immagine corporea c’è sempre una confusione nella terminologia e si usano indifferentemente quello di schema, percezione, conoscenza corporea.

Io parlo sempre di IMMAGINE CORPOREA riferendomi ad una visione psicoanalitica poiché esprime al meglio il processo fantastico sotteso all’esperienza del proprio corpo e alla rappresentazione di sé.

Secondo Otto Fenichel l’immagine corporea non coincide con il corpo oggettivo, ma è definita in base alla somma delle rappresentazioni psichiche del corpo e dei suoi organi.

Shilder integra una visione psicoanalitica con una neurofisiologica e la ritiene mutevole, dinamica in funzione dei rapporti con l’ambiente sociale.

E’ IL QUADRO MENTALE CHE CI FACCIAMO DEL NOSTRO CORPO, OVVERO IL MODO IN CUI APPARE A NOI STESSI

Quindi anche questo autore sottolinea il fatto che l’immagine corporea non è esattamente quello che corrisponde al nostro corpo.

Non essendo la replica fedele e statica della nostra struttura anatomica, ma una rappresentazione mentale interna determinata da un processo psicofisiologico complesso definito da variabili interne (contatto con noi stessi, sensazioni piacevoli o spiacevoli provenienti dagli organi interni) e da variabili esterne quali l’approvazione o la disapprovazione dell’ambiente sociale o familiare.

Qui entra in gioco anche l’amore per noi stessi!

In una prefazione del mio ultimo libro OLTRE L’IMMAGINE EDITO DA CAMPI DI CARTA NEL 2015 Antonella Polini direttrice e fondatrice della Background Academy di Viterbo racconta la sua esperienza :

Io ho cominciato ad avere un’immagine giusta solo quando mi sono scrollata di dosso i miei complessi, quando ho smesso di sentimi inadeguata. La fusione tra dimensione giusta, sano amore tra corpo e mente ed una bella dose di sostanza interiore scaturisce l’amore per se stessi ed è così che oltre l’immagine si costruisce una grande immagine.

Quindi quando parliamo di selfie a cosa ci riferiamo? All’immagine reale o quella ideale?

Questo ci porta ad un altro concetto ancora. Una volta quando scattavamo una foto catturavamo l’attimo. Ancora oggi quando teniamo in mano una foto stampata che ci ritrae da piccoli, con i nostri nonni o qualche compleanno proviamo le stesse emozioni, quasi possiamo sentire gli odori.

Oggi il selfie non crea quella situazione, ma riprende il concetto di immagine corporea e di approvazione sociale a cui abbiamo accennato prima.

Il selfie tende quindi all’immagine IDEALE non Reale , infatti spesso si fa uso di stratagemmi per modificare le parti del corpo che non ci piacciono! Esistono tantissime App che lo permettono senza essere professionisti.

Quindi notiamo che spesso l’immagine reale e quella ideale sono lontane anni luce sono DISSOCIATE e questo provoca una sensazione d’insoddisfazione e problemi all’autostima quando si inizia il confronto.

Allora perché il selfie? Perché anche questa è una rappresentazione sociale del nostro tempo è un nuovo modo di comunicare. Senza dimenticare i pericoli che si celano per i giovanissimi in termini di confronto ed autostima probabilmente rappresenterà una fase di crescita e sviluppo della propria immagine. Qui si apre un immenso capitolo a cui solo il tempo darà una valutazione io voglio pensare che si realizzi un confronto tra pari per migliorarsi… solo che avverrà con l’utilizzo della tecnologia!

Diretta FaceBook domani h.15.00

Domani 24 giugno diretta FaceBook alle h.15.00!

Si parlerà del diario alimentare e come può essere usato nella vita e non solo per perdere peso!

Connettiti per ricevere informazioni sulla corretta compilazione o per condividere la tua esperienza!

Emergenza corona virus…è tempo di essere saggi!

Non si tratta di limitare la libertà personale si i tratta di buon senso. Misure drastiche per arginare un problema di cui non se ne conoscono le possibili dimensioni. Non servono gli scenari apocalittici della Cina, ma neanche assaltare negozi per i generi di prima necessità. Il senso della misura deve vincere egoismi e irresponsabilità. Poche regole cerchiamo di seguirle!

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Legge di bilancio : cosa cambia per le detrazioni delle spese sanitarie nel 2020

Con la legge di bilancio entrata in vigore il 1 gennaio di quest’anno all’art 1, commi 679-680, viene stabilito che per usufruire delle detrazioni al 19% per tutta una serie di spese (dagli interessi sul mutuo alle donazioni, dalle quote associative alle spese veterinarie, fino alle spese sanitarie a professionisti privati), sarà necessario pagare tramite

carte di debito, di credito o prepagate, assegni bancari e circolari ovvero mediante altre forme di pagamento [diverse dal contante, n.d.A.]

Fanno eccezione solo le spese per l’acquisto di medicinali o dispositivi medici (ad esempio protesi) e il pagamento di prestazioni sanitarie effettuate presso il Servizio Pubblico o il privato convenzionato, perché la spesa è già tracciata con altri mezzi.

COSA CAMBIA PER I CLIENTI DEGLI PSICOLOGI CHE ACQUISTANO PRESTAZIONI SANITARIE?

Sostanzialmente nulla: potranno ottenere le stesse detrazioni che ottenevano prima del provvedimento, a condizione di pagarci con uno strumento tracciabile, diverso dal contante. In generale, carte di pagamento o bonifici.

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Personalmente mi sono provvista di un Pos portabile ed ho avvisato tutti i pazienti a fine 2019 che dal nuovo anno (gennaio 2020) dovranno effettuare il pagamento attraverso carta di credito o bancomat al ricevimento della fattura a termine d ogni incontro.

I RIFERIMENTI NORMATIVI.

A questo link  la legge di bilancio completa (link)A pagina 234-235 i due commi di riferimento (il 679 e il 680).
Riportiamo qui il testo dei due commi per comodità:

  1. Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19 per cento degli oneri indicati nell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e in altre disposizioni normative spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
  2. La disposizione di cui al comma 679 non si applica alle detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

 

FONTE AltraPsicologia web

Legge sul fine vita: il documento esplicativo

È stato presentato a Roma, lo scorso 4 aprile, il documento Conoscere la legge n. 219/2017: norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Il testo, esito di un Tavolo di Lavoro promosso dall’Ordine e coordinato dalla dott.ssa Monia Belletti, è il primo documento realizzato in comune da psicologi, medici, infermieri e dalle associazioni attive sulle tematiche del fine vita.

Il suo obiettivo è quello di offrire al cittadino, alla persona-paziente e agli operatori sanitari un approfondimento e un chiarimento sui concetti e sui termini della legge, anche attraverso uno specifico Glossario. Il Documento è liberamente scaricabile attraverso il sito web dell’Ordine, dal quale è inoltre possibile visualizzare la video registrazione integrale dell’evento di presentazione.

documento x sito

“Conoscere la legge n. 219/2017: norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Documento e Glossario pensati per: cittadino, persona-paziente, familiare e operatore sanitario” è il risultato di un intenso lavoro iniziato operativamente il 9 aprile 2018 con incontri periodici, contributi e revisioni provenienti da professionisti con diverse competenze professionali e diverse posizioni politiche ed etiche, intende offrire al cittadino, alla persona-paziente e agli operatori sanitari un approfondimento e un chiarimento sui concetti e sui termini della legge, anche attraverso uno specifico Glossario, esito di una collaborazione e convergenza tra le varie prospettive professionali e valoriali presenti al Tavolo di Lavoro.

Il Documento è stato prodotto dai componenti del Tavolo di Lavoro sulla legge 219/2017, promosso dall’Ordine degli Psicologi del Lazio e coordinato dalla dott.ssa Monia Belletti (coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Cure Palliative e Terapia del dolore” dell’Ordine).

Al Tavolo di Lavoro, oltre la coordinatrice, partecipano i componenti del GDL “Cure Palliative e Terapia del dolore”, dott.ssa Rosa Bruni, dott.ssa Leonilde Cigognetti, dott. Giampiero Genovese, dott. Jean- Luc Giorda, dott. Marco Tineri; un rappresentante del Consiglio dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il dott. Alfredo Cuffari-MMG; il Presidente dell’Ordine professioni Infermieristiche di Roma, la dott.ssa Ausilia L.M. Pulimeno – infermiera; il Presidente dott. Italo Penco – medico palliativista – della Società Scientifica di Cure Palliative e il Vice Presidente dott. Luciano Orsi – medico palliativista e bioeticista; insieme a rappresentanti del mondo professionale come la dott.ssa Daniela Cattaneo – medico palliativista, docente, Milano; la dott.ssa Chiara Mastroianni – infermiera palliativista, Responsabile della formazione di Antea Associazione, Roma; di quello universitario come i professori Ines Testoni (Università di Psicologia di Padova), Fabio Lucidi e Cristiano Violani (Università Sapienza-Roma), docenti – ricercatori – psicologi; ed esponenti appartenenti ad associazioni come la dott.ssa Gabriella Rossi, psicologa Coordinatore Gruppo Psicologi SLA (GIPSLA) dell’AISLA di Milano; il Presidente della Luca Coscioni, la Sig.ra Mina Welby; e nell’ambito ospedaliero, la Dott.ssa Maria Teresa Iannone, giurista e bioeticista dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma.

Sempre più spazio alla psicologia del benessere

Da sempre incentrata sulla psicologia del “malessere” l’attività di noi psicologi si sta spostando su un’area considerata psicologia del benessere.

Un campo decisamente nuovo, ma che fa riflettere sulle nuove esigenze delle persone ed i nuovi “mali di vivere”.

Questo ramo della psicologia aiuta le persone a migliorare il proprio stato di benessere in assenza di problematiche psicologiche. In un’epoca di forti stress in cui il  tempo non basta mai e che sembra scivoli dalle dita, dove le richieste della società che ci vuole tutti perfetti automi sono pressanti e sempre nuove, i momenti di malessere possono essere davvero tanti.

Per potersi oggi riappropriarsi del proprio corpo e del proprio tempo bisogna acquisire strumenti utili e pratici per non soccombere e a lungo andare ammalarsi davvero nel fisico e nella psiche.

Cosa ci viene sempre più richiesto? Imparare a comunicare efficacemente (vi ricordo che comunicare è molto complesso e riguarda in gran parte anche la capacità di ascolto che sembra non interessare a molti in questo particolare momento!)

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Altra richiesta pressante è quella di imparare a sapere gestire lo stress così come definire e raggiungerei propri obiettivi. Queste ultime tre cose sono strettamente correlate infatti si arriva allo stress quando non si sono ben definiti gli obiettivi si procede a caso ed inevitabilmente non si hanno i risultati sperati. Nel mio caso lo vedo spesso nelle signore che decidono di seguire una dieta senza aver creato un vero percorso ed avere gli strumenti per farlo che finiscono inevitabilmente per  perdere tempo ed autostima allontanandosi sempre più dal risultato!

Sempre più spesso le persone hanno la sensazione di “perdere il proprio tempo” o di non avere abbastanza tempo per dedicarsi ai propri progetti. In effetti organizzare al meglio il tempo è fondamentale infatti la non gestione di rende letteralmente “schiavo del tempo”.
Ci sono due termini fondamentali quando parliamo di gestione del tempo:  urgenza ed importanza. Le prime sono considerate come un susseguirsi di situazioni a cui far fronte le seconde sono quelle che vengono tralasciate, ma che risultano essere davvero importanti per il nostro benessere.
Ecco quindi che lo psicologo può intervenire in tutti questi aspetti in modo obiettivo per aiutarvi a gestire in modo ottimale il proprio tempo, ma anche a tener fede ai vostri impegni ed obiettivi arginando le fonti di stress.

Il significato di una stretta di mano

Una stretta di mano sembra qualcosa di scontato quando si incontra qualcuno eppure è un gesto acquisito in millenni di storia ed evoluzione e deriva dal nostro “embrione animale”.

Secondo Wikipedia  “La stretta di mano è  un gesto  con valenze per lo più  di saluto ma che può essere utilizzato anche per indicare ringraziamento, accordo, congratulazioni.

Si effettua tra due persone che si porgono e afferrano reciprocamente la mano (di norma la destra), effettuando spesso con le mani così unite un movimento più o meno marcato in su e in giù. È un gesto molto antico e comune a numerose culture”

Per alcuni studiosi quel gesto così raffinato ed elegante non è altro che l’evoluzione dell’annusarsi degli animali! Dietro quindi convenevoli e buone maniere l’uomo conserva la sua parte animale. Tale consuetudine, esclusivamente umana, secondo i ricercatori del Weizmann Institute di Israele  ha basi etologiche confermate da  una serie di esperimenti.

Attraverso la pelle scambiamo anche il nostro odore che influenza il comportamento e le interazioni sociali.

stretta di mano

Con una stretta di mano ci si scambia l’odore (anche se si indossano dei guanti) per cui per vie subliminali  vengono influenzati comportamento ed interazioni sociali .

Secondo la ricerca citata:

“Studiando il comportamento di 280 volontari con telecamere nascoste, i ricercatori hanno osservato che dopo la stretta di mano l’istinto è quello di annusarsi le mani, seppure impercettibilmente, per entrare in contatto con l’odore dell’altro. O con il proprio: quando si stringe la mano a una persona dello stesso sesso l’istinto animale ci spinge ad annusare la mano destra (con cui si è fatto il gesto), mentre di fronte a un individuo del sesso opposto tendiamo a cercare rassicurazioni nel nostro odore, annusando la mano sinistra che ha evitato il contatto”.

Se non ci credete…Fateci caso!