Depressione: perché si cade nel tunnel?

Un termine che spaventa di cui si parla troppo e spesso a sproposito. A sentire in giro sono tutti depressi, ma quando si parla di depressione a cosa ci si riferisce in realtà?

E’ vero che i dati diffusi dall’OMS non sono rassicuranti :  prevedono che  nel giro di pochi anni la depressione sarà, tra le malattie più comuni ed invalidanti, seconda solo alle malattie cardiovascolari come limitazione della vita relazionale/sociale.

La depressione non è una malattia, ma un insieme di sintomi ai quali si giunge da strade diverse tra loro. Le cause sono molto varie:  dal fattore biologico, che rende una persona più predisposta di un’altra a presentare tale sintomatologia, al fattore psicologico che viene influenzato da malattie e perdite, ma anche  da comportamenti appresi nel corso della vita che rende il soggetto più vulnerabile. Anche fattori sociali come la perdita del lavoro o trasferimenti possono incidere.

In generale si cade nel così detto “tunnel” perché si è guidati da schemi  mentali e relazionali che non risultano adattivi.

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Quando alzarsi costa fatica, quando si vorrebbe rimanere a letto tutto il giorno, quando perdura un senso di sconforto e sfiducia negli altri e nel futuro, quando brutti pensieri ed irrequietezza diventano il pane quotidiano è possibile che stiate soffrendo di depressione. Però attenzione! Si parla di depressione solo ed esclusivamente se si ha una alterazione biologica del tono dell’umore che va controllata farmacologicamente. Attenzione quindi alle facili diagnosi e alle relative terapie per  depressione!

La farmacologia, in tutti i casi non compresi dalla causa biologica, può rappresentare solo un sostegno una sorta di pronto soccorso, nel lungo termine, per evitare ricadute o imparare a gestire i sentimenti negativi, è importante affrontare un percorso psicologico per conoscere gli schemi mentali non adattivi.

Cercherò di semplificare con alcuni esempi: se siete persone con poca fiducia in se stesse, che credono di valere poco e temono i giudizi degli altri eviterete tutte quelle occasioni in cui ci si espone finendo per restringere la vita sociale. A poco a poco la vita avrà sempre meno senso, vi sentirete soli ed il passo per un sentimento depressivo è breve. In questo caso sembra chiaro che il lavoro da fare non è sulla depressione, ma sul perché dell’isolamento e della scarsa autostima!

Altre persone hanno la percezione continua di essere abbandonati e che se non fanno ciò che la persona amata richiede finiranno da soli. Se si sentono sole sono perdute , perdono iniziativa e si deprimono. In questo caso la causa da ricercare ovvero la strada che ci ha portato alla depressione sta nel capire il perché questa persona ha sviluppato un disturbo dipendente di personalità prima ancora della depressione!

Potrei continuare con esempi di diverse personalità che portano alla depressione, ma credo sia chiaro che per curare la depressione, o almeno arginarla e rendere la vita della persona più aperta alla vita e alle esperienze accettando il rischio, bisogna studiare il disturbo di personalità che sta alla base. Bisogna avere coraggio e costanza per affrontare il cambiamento,ma è l’unica strada che prevede di evitare le brutte ricadute e che permette di apprezzare e godere la vita al meglio malgrado le sfide che bisogna superare ogni giorno.

La violenza non è amore

Ogni fine anno in tutto il mondo vengono stilati elenchi che riportano le classifiche  di violenza, femminicidi e stalking.  Numeri sempre in aumento sebbene dal 2000 l’Onu ne abbia sottolineato la gravità instaurando una giornata dedicata alla violenza sulle donne fissata il 25 novembre. Un problema culturale? In parte si, ma non solo. Vorrei oggi intraprendere con voi una riflessione sulla coppia e sugli sbilanciamenti che subisce in base al diverso modo di considerare l’amore ed il possesso.

Nessuna coppia è bilanciata:  questo è un fatto. L’altro è che la seduzione, insita nella coppia,  conduce a una psicologia del possesso. Se il possesso può definire la reciproca appartenenza allo steso modo  può divenire l’anticamera della violenza e di ogni forma di sopruso. Perché accade? Perché l’idea di «possesso» può essere intesa in modo erroneo da parte di un partner e la nascita dell’idea di avere dei diritti particolari verso l’altro (che in realtà non ha!)

Quando si crea questo tipo di asimmetria si attua uno sbilanciamento e si mettono in atto dei processi di confronto psicologico che fanno aumentare superiorità e dominio da parte di uno dei partner. Inoltre gli uomini attribuiscono assai di più un significato sessuale ad atteggiamenti e a gesti non verbali (sguardi, sorrisi, trucco, abbigliamento ecc.) della donna per la quale spesso sono privi di  valore, ma  anche questo contribuisce a creare problemi e discussioni con la tendenza a divenire sempre più frequenti ed accesi.

La violenza può essere presente in tutto l’arco di vita della coppia, ma spesso ha il suo avvio già nel corso della seduzione, quando ancora siamo agli inizi della formazione del legame fra i partner.
La violenza assume diverse configurazioni. Può essere psicologica, facendo ricorso a minacce, umiliazioni, critiche, isolamento, insulti, intimidazioni, comportamenti insistenti e ossessionanti di controllo e di sorveglianza (stalking). Può diventare una violenza fisica, quando vi è l’uso della forza con varie forme di coercizione, di abuso e di robotizzazione della partner fino a giungere allo stupro. Può infine assumere il profilo di violenza economica, generando una situazione di forte dipendenza finanziaria.

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La maggior parte delle donne che subiscono violenza sviluppano il disturbo post-traumatico da stress e vanno incontro a pesanti difficoltà psicologiche (dalla vergogna il panico, all’angoscia) e fisiologiche (dall’asma all’HIV). Spesso diventano donne multiproblematiche con diversi pi di disturbo (dall’autolesionismo all’isolamento sociale, alla depressione, all’ideazione suicidaria ecc.).
La violenza va fermata con determinazione il più presto possibile, qualunque sia la sua origine. Se non vi sono altri mezzi, occorre fare ricorso alla denuncia alle autorità pubbliche. In secondo luogo, è indispensabile che la donna in corso di violenza o dopo di essa, abbia l’opportunità di parlare e di condividere le emozioni negative connesse con questa tragica e penosa esperienza. Esistono tante associazioni con figure come assistenti sociali e psicologhe che possono rappresentare un valido aiuto per il superamento di una situazione di questo tipo.

Amore, amare, amarsi

La prossima settimana affronterò il terribile problema  della violenza sulle donne ed oggi mi sembrava doveroso chiarire il concetto di amore.

Amore: una delle parole più usate ed abusate. La letteratura è piena di versi che invocano l’amore ed è il tema preferito nelle canzoni. Cercherò di analizzare con voi il vero significato dell’amore e dell’amare in questa società dove il tema è abusato (anche per colpa dei media!) per comprendere come vivere al meglio le relazioni e magari assicurare la loro durata nel tempo.

Se consideriamo l’etimologia della parola “amare” deriva dal latino e  con questa parola veniva indicato il trasporto quasi involontario, incontrollabile e passionale, verso un’altra persona. Ma oggi questa definizione si è evoluta passando all’accettazione della persona amata cosi com’è (con pregi e difetti), personalmente amo la definizione dell’amare un’altra persona per la sua unicità.

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Amare significa “scegliere” l’altro , decidere di stare con lei/lui  rinunciando ad altri (come libera scelta non come obbligo o imposizione!) significa stare accanto nel divertimento e nelle difficoltà. Spesso sono proprio i momenti difficili  quelli in cui ci si rende conto di amare veramente qualcuno. Rinunciare a qualcosa in funzione dell’altro , condividere sogni, speranze ed illusioni, passare del tempo insieme. Non sono i regali costosi o i gesti plateali a definire il valore della relazione, ma le attenzioni donate giorno per giorno.  La persona realizzata e che si ama è facilitata nelle relazioni “sane” perché cerca uno scambio non  un’imposizione della sua persona, né una dipendenza spesso determinata da fragilità e mancanza di autostima. Un rapporto sano e maturo si può costruire insieme nel tempo anche da giovani o deve essere lo scambio tra persone  che porta all’arricchimento reciproco e alla soddisfazione dei bisogni senza prevaricazioni o omissioni.

Quando incroci gli occhi dell’altro e ogni fatica e frustrazione passa come per incanto, quando non vedi l’ora di incontrarlo/a. Quando fai tutto di corsa ed incastri mille cose con leggerezza molto probabilmente sei innamorato. Forse sei solo infatuato, ma nel caso dopo un primo breve momento di coinvolgimento questo andrà sfumando, ma se accade accoglietelo e vivetelo al meglio e godete di quella leggerezza che  solo l’amore effimero riesce a donare. Naturalmente non deve essere una scelta di vita. Dico solo “se capita” e la cosa importante è saper poi prendere le distanze quando ci si accorge che l’altra persona non è quella che avevamo immaginato o che in realtà abbiamo ben poco in comune.

Non sempre essere innamorati vuol dire per la vita. Non sempre l’amore dura , prima di tutto perché noi stessi siamo in continua evoluzione e allo stesso modo cambia la relazione. Come si fa a definire quel “per sempre e felici?”. Quello che le favole non dicono è che l’amore va vissuto, compreso e accettato, che è in continua evoluzione e che nel tempo non sarà più la stessa cosa dell’inizio. Cambierà forma e contenuti. Esistono comunque tre punti fermi delle relazioni che non bisogna dimenticare affinchè possano durare nel tempo. L’intimità : confidenza e affinità che portano a prendersi cura uno dell’altra, rispettandone i sentimenti. La passione è legata principalmente alla fisicità e comporta il desiderio, la voglia di stare vicini non solo l’atto sessuale. Infine la cosa più importante di tutte: l’impegno ovvero quella scelta di amare qualcuno e la decisione di rispettare quella scelta.

 

L’AUTOSTIMA E’ UNA COSA SERIA

L’AUTOSTIMA E’ UNA COSA SERIA

Vi amate? Vi rispettate? Sapete valorizzarvi come persone? L’autostima non è cosa di poca importanza. Quanto più vi amate e vi rispettate, migliore sarà la qualità della vostra vita. Ricordate che le emozioni e i pensieri possono influenzare la salute e quindi impariamo a volerci bene: un passo alla volta… otto per l’esattezza” di Emanuela Scanu – Psicologa e Coach Alimentare

Le PILLOLE DI AUTOSTIMA “prescritte” dalla dott.ssa Scanu durante CURVY PRIDE WALK&JOY del 21/10/2018

PRIMO PASSO – Imparate a rivolgervi verso voi stessi in modo positivo e smettetela di dirvi cose come: nessuno mi accetta, sono brutto/a, non sono capace. L’importante è che cominciate ad acquisire la consapevolezza di come comunicate: siete sicuramente giudici impietosi con voi stessi. Nulla andrà per il verso giusto se le prime critiche provengono a voi!

SECONDO PASSO – Fate le cose che vi rendono felici. Prendere le vostre decisioni in base ai vostri desideri.Non aspettate l’approvazione degli altri. Non lasciate la vostra autostima in mano agli altri. Sebbene sia giusto desiderare che amici e familiari ci accettino e ci vogliano bene non potete dipendere dalla loro approvazione per essere felici…..

https://curvypride.wordpress.com/2018/10/28/lautostima-e-una-cosa-seria/?fbclid=IwAR1Wl2sMb8mBGszJu64k-Ohi6EsH6MvG_yxQ0ul-ye-VtLdsm6Sx0sgDYoQ

 

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PSICOLOGIA DEL CONSUMO e nuove dipendenze: attenzione a come si usa lo smartphone può rivelare la vostra intelligenza!

Da recenti ricerche sembra che l’utilizzo dello smartphone può trasformarsi in dipendenza esattamente come una droga e allo stesso modo può deteriorare  i processi di pensiero. L’uso dello strumento in questione è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Vediamo quali effetti produce sulle nostre menti e come viene influenzata la nostra esistenza.

*La Smartphone Dipendenza  secondo un nuovo studio di psicologia, è stata collegata al pensiero pigro e ad un rallentamento delle funzioni cognitive. In questi anni la ricerca che riguarda cellulari e psicologia del consumatore  si è fatta sempre più serrata per definire le nuove interazioni tra cervello e tecnologia. La ricerca psicologica ha trovato che le persone più intelligenti tendono ad utilizzare la funzione di ricerca sul loro smartphone meno spesso.

I pensatori intuitivi, però, che tendono ad essere meno intelligenti, sono più inclini a ricercare le informazioni sullo smartphone. Quindi utilizzare in maniera differente il nostro pensiero significa utilizzare la tecnologia in maniera diversa? Ecco cosa dicono gli studiosi:

Gordon Pennycook, che ha co-condotto lo studio, ha detto:“I pensatori intuitivi, possono cercare informazioni che in realtà sanno o potrebbero facilmente imparare, ma non sono disposti in realtà a fare lo sforzo di pensare.”Al contrario, i pensatori analitici, che sono generalmente più intelligenti, secondo la ricerca, sono meno propensi alla funzione “cerca” del loro cellulare.

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Dr Nathaniel Barr, che ha co-condotto lo studio, ha detto: “Decenni di ricerca hanno rivelato che gli esseri umani sono sempre propensi a evitare sforzi e spendere energie cerebrali per trovare soluzioni, quando la risoluzione dei problemi poi è a portata di dito, questi utilizzano i loro smartphone come se fosse l’estensione della loro mente.”

La ricerca ha chiesto a 660 persone di mettere alla prova la loro smartphone dipendenza.Le loro abilità verbali e di alfabetizzazione sono state valutate, assieme al loro stile di pensiero.I risultati hanno mostrato che le persone con più capacità di pensiero analitico usano la funzione di ricerca sul proprio smartphone molto meno. Lo studio è pubblicato sulla rivista  Computers in Human Behavior  Barr 2015.

Mr Pennycook ha detto:“La nostra ricerca fornisce le prove che ci sia un’associazione importante tra l’uso continuo dello smartphone e l’abbassamento dell’intelligenza. Che gli smartphone in realtà diminuiscano l’intelligenza è ancora una questione aperta che richiede ulteriori ricerche.”

Detto questo, è possibile che una smartphone dipendenza crei nelle persone un indebolimento della capacità di pensiero.

Dr Barr ha continuato:“La nostra smartphone dipendenza e la dipendenza ad altri dispositivi probabilmente continuerà ad aumentare.E’ importante capire come gli smartphone influenzino e interferiscano con la psicologia umana prima che queste tecnologie siano talmente radicate da non poter più ricordare come era la vita senza di loro.

E forse potremmo già trovarci a quel punto.”

  • Fonte web

https://www.psicosocial.it/psicologia-del-consumatore/

Da una visione “ego”centrica del mondo ad una “eco”centrica : la psicologia diventa Green

Stress e depressione sono malattie specifiche dei nostri giorni dovute ai ritmi che manteniamo a ciò che mangiamo ed anche a come pensiamo. I nostri pensieri sono notevolmente condizionati dalle  immagini che vediamo ogni giorno nella realtà o attraverso la tv o il web.  Tifoni dai nomi epici, crolli di ponti che trasformano una giornata qualunque in una tragedia, incendi, maltrattamenti degli animali e l’elenco potrebbe essere infinito.

Sentirsi annichiliti davanti a tanto orrore è il minimo. Vivere sensazioni di disagio , oppressione ed impotenza molto comuni. In città il contatto con la natura è abbastanza limitato e quando succedono quei fatti eclatanti che la cronaca riporta in tempo reale può creare un disagio fino a vere e proprie forme depressive.

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Dall’unione di due discipline, l’ecologia e la psicologia, è nata la Eco-psicologia  che  ha lo scopo di favorire  la persona a riprendere contatto con la natura al fine di creare energie positive , mentali e fisiche. Che la vita a contatto con la natura porti a benefici immensi è confermata da tantissimi studi che hanno portato alla nascita di terapie alternative/complementari anche attraverso il contatto e la cura degli animali come la Pet Terapy o  la Hippoterapia e tante altre.

Malati o carcerati che hanno la possibilità di vivere spazi verdi hanno un recupero più veloce nel primo caso e sono meno aggressivi nel secondo. Nella nostra quotidianità imparare a vivere nella natura , nel rispetto dell’ambiente, praticare il riciclo, evitare gli sprechi, piantare un albero o coltivare una pianta di basilico sono attività che ci portano a contatto con la natura ce la fanno apprezzare. Ci restituisce, gioia, benessere, serenità e soddisfazione.

Che non risulti essere una moda passeggera, ma una vera e propria presa di coscienza da parte di operatori e  pazienti è importante ; per il futuro dell’ambiente come per la nostra salute mentale. In una intervista ad AdnKronos la Dott.ssa Marcella Danon che dirige la prima Scuola di Ecopsicologia in Italia in provincia di Lecco ha dichiarato:  La visione del mondo che coltiviamo e che ha sostituito la bellezza e la salubrità con la bruttezza e l’inquinamento – spiega – è una visione che può portare alla depressione. È necessario invece recuperare il contatto con la natura e le sue leggi, ricordare sempre che ogni cosa ha una sua storia. Un ciclo vitale che dobbiamo tenere presente nella sua interezza per contrastare la tendenza contemporanea a vivere solo il presente rendendoci incapaci, nei momenti di difficoltà, di vedere il bello che c’è stato prima e quello che verrà poi.

 

Riflessioni sul viaggio e viaggiare

Hai mai pensato a che tipo di viaggiatore sei? Potresti scoprire tante cose di te!

Estate. Da piccoli significa vacanza. Significa più tempo con gli amici,  niente scuola. Da grandi significa riprendere ritmi più idonei alla propria personalità significa meno vincoli di orario oppure un periodo fuori dalla routine del quotidiano, spesso significa viaggio.

Che la meta sia un’isola lontana , un paese esotico o il paesello dei nonni poco importa. Quel che importa davvero è uscire dal solito tram tram e affrontare qualcosa di nuovo. Avere un progetto leggero (per la testa) che ci faccia sognare, organizzare e pregustare. Mare, monti o città d’arte la parola d’ordine è cambiare gli schemi,respirare aria nuova fare  cose nuove e provare cibi nuovi.

viaggiare+valigia+come+fare

Non per tutti il viaggio ha però questa trama affascinante per qualcuno significa uscire dalla zona di confort significa affrontare l’ignoto (anche se a pochi passi da casa) significa perdere i propri riferimenti. Non per tutti il viaggio è felicità. Per alcuni vuol dire paura, imprevedibilità  e preferiscono rimanere tra le proprie quattro mura ritenute rassicuranti e continuare a fare la spesa nello stesso posto, incontrare gli amici nello stesso locale.

Per il viaggiatore ogni istante è crescita personale: incontri, informazioni anche gli incidenti di percorso. Il viaggio diventa il mezzo per confrontarsi,  in qualche modo ricrearsi. Prende energia dal viaggio e contemporaneamente ne immette in un flusso continuo. E tutto quello che ne viene rimarrà custodito nella memoria insieme alle foto, agli oggetti comprati o trovati nel cammino. Non dimentica la vita di tutti i giorni, semplicemente la mette in stand-by per dare sfogo a quella parte che non può essere vissuta giornalmente.

Per qualcuno chiudere la porta di casa è causa d’angoscia. Per qualcuno più di altri. In generale anche se nella vita si sono affrontati tanti viaggi una piccola parte di timore c’è poiché per ogni inizio c’è inevitabilmente una fine ed in fondo affrontare l’ignoto ci lascia sempre un po’ guardinghi anche se poi in corso d’opera finiamo per essere affascinati proprio dall’ebrezza dell’inaspettato che ci si presenterà.