Legge sul fine vita: il documento esplicativo

È stato presentato a Roma, lo scorso 4 aprile, il documento Conoscere la legge n. 219/2017: norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Il testo, esito di un Tavolo di Lavoro promosso dall’Ordine e coordinato dalla dott.ssa Monia Belletti, è il primo documento realizzato in comune da psicologi, medici, infermieri e dalle associazioni attive sulle tematiche del fine vita.

Il suo obiettivo è quello di offrire al cittadino, alla persona-paziente e agli operatori sanitari un approfondimento e un chiarimento sui concetti e sui termini della legge, anche attraverso uno specifico Glossario. Il Documento è liberamente scaricabile attraverso il sito web dell’Ordine, dal quale è inoltre possibile visualizzare la video registrazione integrale dell’evento di presentazione.

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“Conoscere la legge n. 219/2017: norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Documento e Glossario pensati per: cittadino, persona-paziente, familiare e operatore sanitario” è il risultato di un intenso lavoro iniziato operativamente il 9 aprile 2018 con incontri periodici, contributi e revisioni provenienti da professionisti con diverse competenze professionali e diverse posizioni politiche ed etiche, intende offrire al cittadino, alla persona-paziente e agli operatori sanitari un approfondimento e un chiarimento sui concetti e sui termini della legge, anche attraverso uno specifico Glossario, esito di una collaborazione e convergenza tra le varie prospettive professionali e valoriali presenti al Tavolo di Lavoro.

Il Documento è stato prodotto dai componenti del Tavolo di Lavoro sulla legge 219/2017, promosso dall’Ordine degli Psicologi del Lazio e coordinato dalla dott.ssa Monia Belletti (coordinatrice del Gruppo di Lavoro “Cure Palliative e Terapia del dolore” dell’Ordine).

Al Tavolo di Lavoro, oltre la coordinatrice, partecipano i componenti del GDL “Cure Palliative e Terapia del dolore”, dott.ssa Rosa Bruni, dott.ssa Leonilde Cigognetti, dott. Giampiero Genovese, dott. Jean- Luc Giorda, dott. Marco Tineri; un rappresentante del Consiglio dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il dott. Alfredo Cuffari-MMG; il Presidente dell’Ordine professioni Infermieristiche di Roma, la dott.ssa Ausilia L.M. Pulimeno – infermiera; il Presidente dott. Italo Penco – medico palliativista – della Società Scientifica di Cure Palliative e il Vice Presidente dott. Luciano Orsi – medico palliativista e bioeticista; insieme a rappresentanti del mondo professionale come la dott.ssa Daniela Cattaneo – medico palliativista, docente, Milano; la dott.ssa Chiara Mastroianni – infermiera palliativista, Responsabile della formazione di Antea Associazione, Roma; di quello universitario come i professori Ines Testoni (Università di Psicologia di Padova), Fabio Lucidi e Cristiano Violani (Università Sapienza-Roma), docenti – ricercatori – psicologi; ed esponenti appartenenti ad associazioni come la dott.ssa Gabriella Rossi, psicologa Coordinatore Gruppo Psicologi SLA (GIPSLA) dell’AISLA di Milano; il Presidente della Luca Coscioni, la Sig.ra Mina Welby; e nell’ambito ospedaliero, la Dott.ssa Maria Teresa Iannone, giurista e bioeticista dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma.

Donne (e uomini) nel frullatore: a rischio patologia (e non solo all’aumento di peso!)

Lo ripeto da anni alle mie signore multitasking che riescono a trasformare una giornata in 48 ore! Sì all’efficienza, ok alla programmazione, ma quante volte vi rendete conto che questi ritmi hanno preso il sopravvento sulla vostra vita?

In genere le donne vengono da me in preda all’ansia solo quando si rendono conto di aver preso parecchi kg e non riescono a stare a dieta. Già al primo colloquio comprendono che il cibo non c’entra affatto o per lo meno è colpevole solo indirettamente. Si mangia spesso per colmare l’ansia di una vita vissuta a 100 all’ora tra  incastri, traffico, e appuntamenti ai quali si finisce per arrivare “puntualmente” in ritardo. Fin quando il peso è il campanello d’allarme è poca cosa (a patto che si tratti di 3/5 kg al massimo, che già sono un problema!), ma spesso è proprio il nostro corpo a fermarci: per un problema intestinale, cardiaco o un tumore!

Sì lo stress è positivo, ci aiuta a superare situazioni difficili e pesanti, ma non possiamo tirare la corda!

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Questa riflessione non è la prima volta che la propongo, ma recenti fatti rendono urgente ripresentarla. Una cara amica racconta di come è “morta la prima volta” : colpita da infarto a 45 anni  si rammarica del fatto di aver sottovalutato alcuni segnali perché “non aveva tempo” ( e ha rischiato di non averne più) ed caro amico ritornato da un recente viaggio in un ashram  in India ha condiviso la sua realtà : ex manager di successo, una vita tra jet lag, riunioni e pasti sregolati oggi sta combattendo una grave malattia.

 “Non bisogna arrivare a questo punto…bisognerebbe fermarsi prima. Un periodo  detossinante dalla vita di tutti i giorni è necessario. Dillo ai tuoi pazienti, ma anche ai tuoi amici…non serve dopo che ci si è ammalati (anche se ci sono benefici!) sarebbe molto più di aiuto prima di ammalarsi!”

Ed io sono qui a dirvelo (per prima a me stessa) , non sarà l’ashram, magari le terme, ma sicuramente è necessario prendersi cura di se stessi, riuscire a non fare nulla per un giorno o almeno per qualche ora. Sì proprio nulla e non per forza a fare cose anche se sono piacevoli. Recuperare il rapporto con il proprio corpo, ristabilire la comunicazione con la propria mente (che spesso va oltre le possibilità del corpo) si può fare solo nel silenzio e serve a preservare la salute fisica e mentale.

Non dobbiamo arrivare al malessere o alla patologia è necessario fermarsi prima. Bisogna avere “coraggio” a staccare la spina. Coraggio, perché a volte non ci piace sentire cosa il corpo ha da dirci, ma è il nostro miglior alleato e lui sa bene cosa è buono per noi, ma per farlo bisogna fermarci ad ascoltare.

Contribuire ad evitare lo spreco alimentare:  un atto dovuto

Non starò a trascrivere statistiche sulle enormi differenze di disponibilità alimentari nelle varie parti del mondo. Senza cercare popolazioni lontane basterebbe guardarsi attorno nel vicinato per scoprire persone sicuramente meno fortunate di noi. Persone che non arrivano alla fine del mese. A parte i numeri è una grande vergogna. E’ colpa della politica, dell’economia? Di chi sfrutta il lavoro altrui? Potremmo parlarne all’infinito, alzando solo sterili polemiche che non risolverebbero il problema. Ognuno di noi può almeno,PER DECENZA, evitare gli sprechi quindi quelli che seguiranno sono solo dei semplici consigli e, se volete vederla egoisticamente,  porteranno  benefici al portafogli!

Chiariamo le basi: Cosa s’intende per  spreco alimentare?In genere quell’eccedenza alimentare che non viene recuperata per il consumo umano, per l’alimentazione animale o per la produzione di altri beni (come concimi e fertilizzanti) o energia.

Lo spreco alimentare si genera lungo tutta la filiera agroalimentare, dai campi al consumatore finale e ha impatti negativi dal punto di vista sociale, ambientale, oltre che economico.

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Quanto è grave il problema? Mentre 815 milioni di persone al mondo soffrono la fame un terzo del cibo prodotto ogni anno viene sprecato (scusate avevo scritto niente statistiche!). Solo in Italia in un anno si raggiungono 5,1 milioni di tonnellate  di cibo sprecato equivalenti a 13 miliardi di euro e a 13 milioni di tonnellate di Co2.

Per non sprecare per prima cosa impara a leggere le etichette e segna le date di scadenza, conserva i cibi nel modo corretto. Compra solo quello che serve. A  tale scopo sarebbe intelligente creare una sorta di menù settimanale per evitare eccedenze. Impara a conservare gli avanzi o a riutilizzarli per altre gustose ricette! In particolare : Non sovraccaricare il frigo, non inserire cibi caldi in frigorifero, ma attendere che raggiungano la temperatura ambiente, limitare l’apertura delle porte del frigorifero per mantenere la temperatura costanze, utilizza sempre contenitori con coperchio o pellicola con alimenti.

Esiste anche una normativa rappresentata dal  DDL 2290 che è stato introdotto per la limitazione degli sprechi e a favore delle donazioni di prodotti alimentari, farmaceutici ed altro genere. Questa misura nazionale va a completare il quadro normativo disciplinato dai Regolamenti CE sulla sicurezza alimentare aggiungendo una normativa specifica sulla cessione del cibo a titolo gratuito oltre che ad intervenire sulle politiche di riduzione dello spreco alimentare. Questa legge  legge permette alle “organizzazioni non lucrative di utilità sociale” le attività di distribuzione alimentare a scopi caritativi che fino a poco tempo fa erano ostacolate da un non banale iter burocratico.

Quindi  è’ possibile donare le eccedenze in prossimità della scadenza a qualche associazione di volontariato, potete chiedere in parrocchia o vedere su internet sicuramente esisterà  qualche realtà bisognosa attorno a voi.

 

Giovedì, 7 febbraio 2019 : terzo appuntamento per la Giornata Nazionale Contro il Bullismo.

E’ alle porte la terza edizione della Giornata Nazionale Contro Il Bullismo edizione 2019. Il bullismo per anni è stato un tema sminuito e sottovalutato dalle stesse istituzioni. Oggi con l’avvento della tecnologia si è passati ad un’altra forma altrettanto pericolosa : il cyber bullismo con ripercussioni gravissime visto l’enorme visibilità e condivisione permessi dalla rete. Comportamenti una volta limitati al gruppo classe o gruppo di conoscenti diventano virali nel giro di poche ore creando enormi disagi alla vita del ragazzo/a obiettivo dei bulli diretti ed indiretti.

L’iniziativa va ad  integrarsi con il piano nazionale proposto dal MIUR : ecco quindi che le scuole per prime si attivano per riconoscere, valutare ed arginare il problema con dibattiti e confronti tra giovani e adulti.

Le conseguenze del bullismo sono troppo spesso protagoniste di fatti di cronaca con ripercussioni gravissime dall’isolamento, alla depressione sino al suicidio.

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I dati parlano chiaro a  livello nazionale  15/18 giovani su 100 sono stati vittime di bullismo nell’arco del proprio percorso scolastico.  I primi episodi già alle elementari , ma è alle medie che si registrano il maggior numero di interessati.  Con l’ingresso alla scuola superiore aumentano invece i casi di cyberbullismo. Quali sono le vittime designate? I ragazzi più sensibili, timidi, quelli in sovrappeso. Chi ha difficoltà di linguaggio o è straniero. Il fenomeno è presente nelle grandi città come nei paesi e va conosciuto e se non sconfitto almeno arginato.

In tutta Italia questa settimana sono previste manifestazioni ed iniziative. Su Roma vorrei segnalare giovedì 7 febbraio  presso l’Aula Magna dell’IIS Gaetano  De Sanctis in via Cassia 931 il convegno dal titolo “Bullismo, scuola e sport” promosso da GS Flames Gold, CONI,  15° Municipio, Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping, Panathon International.  Per accrediti inviare una mail  a : presidenza.flamesofgold@outlook.it

Sabato 9 febbraio si parlerà di Cyberbullismo dalle 15:00 alle 18:00 presso la sala della Protomoteca in Campidoglio al fine di sensibilizzare e lottare contro il cyber bullismo. Per ulteriori info https://www.comune.roma.it

Contemporaneamente alla giornata contro il bullismo e cyber bullismo assistiamo al Safer Internet Day, giornata dedicata alla sicurezza sulla rete in generale che permette di apprendere le giuste precauzioni quando si naviga.

Shopping : dal piacere alla dipendenza

Fare acquisti, per noi stessi, la nostra casa o per i nostri cari è un modo per svagarci, dimostrare affetto, festeggiare un successo o consolarci per una delusione. Acquisti equilibrati sono il sinonimo del  soddisfacimento di un bisogno o di un desiderio preciso, ma se l’appagamento non deriva dal possesso dell’oggetto, ma dal gesto del comprare c’è il rischio che diventi una dipendenza.

Lo shopping compulsivo è una vera e propria dipendenza che porta all’acquisto eccessivo ed irrazionale di oggetti dei quali non si ha bisogno o già si posseggono: spesso vengono nascosti, regalati o buttati!

E’ una problematica tipica della società dei consumi favorita anche dalle nuove tecnologie come l’e-commerce che permette di fare acquisti senza uscire da casa spesso con il pigiama addosso! Questa attività provoca serie consegue dal punto di vista economico, relazionale e lavorativo. Non sono rari i casi in cui vengono fatti “scoperti” sul conto bancario, vengono chiesti soldi agli amici e dette menzogne per poter alimentare il comportamento compulsivo.

La dipendenza da shopping riguarda specialmente le donne con picchi tra i 20 ed i 30 anni, periodo che coincide con l’inizio di una certa indipendenza economica. Il rischio è legato ad alcuni tratti di personalità e riguarda sia le persone estroverse e socievoli sia quelle ansiose e depresse. Le scelte ricadono sui prodotti di cura del corpo, vestiti ed accessori raramente riguarda i prodotti tecnologici eccetto che per gli uomini per i quali il trend è in aumento.

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Alcuni stati emozionali suggeriscono un disturbo da acquisto compulsivo primo fra tutti ansia e tensione che nell’atto dell’acquisto sembrano affievolirsi, anzi spesso si può avere soddisfazione ed euforia, ma passato il primo momento si può provare vergogna, con grave rischio per l’autostima, ed il bisogno di compiere l’atto si presenta di nuovo.

Nei casi più gravi si arriva a pianificare ossessivamente quando, dove e cosa comprare. Il tempo dedicato allo shopping distrae dal lavoro, dall’accudimento dei figli, fa rimandare impegni, può portare ad indebitarsi fino ad arrivare a rubare. Quando il desiderio non può essere appagato si può provare grande frustrazione con stress e comportamenti aggressivi.

Tecnicamente non è considerata una sindrome a se stante, ma come sintomo di altre problematiche psicologiche quali depressione, ansia, incapacità a controllare gli impulsi, disturbi dell’alimentazione. Possiamo considerarla come una compensazione di un vuoto affettivo, come bisogno di conferma o appagamento di ambizioni negate.

Come per tutte le dipendenze l’azione fa crescere i livelli di serotonina che provocando uno stato di benessere fa ricadere nella ripetizione dell’azione. Come si affronta il problema? Spesso non viene riconosciuto fino a quando non si viene “scoperti” per i debiti, gli accumuli e le tante bugie dette. Se avete fatto un questionario di autodiagnosi on line vuol dire che avete un dubbio: poiché non sono ufficiali né attendibili sarebbe meglio chiedere un aiuto di tipo psicologico. Se ne occupa anche il SSN presso sportelli delle ASL impegnati in dipendenze proponendo incontri individuali e di gruppo anche per i familiari.

Depressione: perché si cade nel tunnel?

Un termine che spaventa di cui si parla troppo e spesso a sproposito. A sentire in giro sono tutti depressi, ma quando si parla di depressione a cosa ci si riferisce in realtà?

E’ vero che i dati diffusi dall’OMS non sono rassicuranti :  prevedono che  nel giro di pochi anni la depressione sarà, tra le malattie più comuni ed invalidanti, seconda solo alle malattie cardiovascolari come limitazione della vita relazionale/sociale.

La depressione non è una malattia, ma un insieme di sintomi ai quali si giunge da strade diverse tra loro. Le cause sono molto varie:  dal fattore biologico, che rende una persona più predisposta di un’altra a presentare tale sintomatologia, al fattore psicologico che viene influenzato da malattie e perdite, ma anche  da comportamenti appresi nel corso della vita che rende il soggetto più vulnerabile. Anche fattori sociali come la perdita del lavoro o trasferimenti possono incidere.

In generale si cade nel così detto “tunnel” perché si è guidati da schemi  mentali e relazionali che non risultano adattivi.

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Quando alzarsi costa fatica, quando si vorrebbe rimanere a letto tutto il giorno, quando perdura un senso di sconforto e sfiducia negli altri e nel futuro, quando brutti pensieri ed irrequietezza diventano il pane quotidiano è possibile che stiate soffrendo di depressione. Però attenzione! Si parla di depressione solo ed esclusivamente se si ha una alterazione biologica del tono dell’umore che va controllata farmacologicamente. Attenzione quindi alle facili diagnosi e alle relative terapie per  depressione!

La farmacologia, in tutti i casi non compresi dalla causa biologica, può rappresentare solo un sostegno una sorta di pronto soccorso, nel lungo termine, per evitare ricadute o imparare a gestire i sentimenti negativi, è importante affrontare un percorso psicologico per conoscere gli schemi mentali non adattivi.

Cercherò di semplificare con alcuni esempi: se siete persone con poca fiducia in se stesse, che credono di valere poco e temono i giudizi degli altri eviterete tutte quelle occasioni in cui ci si espone finendo per restringere la vita sociale. A poco a poco la vita avrà sempre meno senso, vi sentirete soli ed il passo per un sentimento depressivo è breve. In questo caso sembra chiaro che il lavoro da fare non è sulla depressione, ma sul perché dell’isolamento e della scarsa autostima!

Altre persone hanno la percezione continua di essere abbandonati e che se non fanno ciò che la persona amata richiede finiranno da soli. Se si sentono sole sono perdute , perdono iniziativa e si deprimono. In questo caso la causa da ricercare ovvero la strada che ci ha portato alla depressione sta nel capire il perché questa persona ha sviluppato un disturbo dipendente di personalità prima ancora della depressione!

Potrei continuare con esempi di diverse personalità che portano alla depressione, ma credo sia chiaro che per curare la depressione, o almeno arginarla e rendere la vita della persona più aperta alla vita e alle esperienze accettando il rischio, bisogna studiare il disturbo di personalità che sta alla base. Bisogna avere coraggio e costanza per affrontare il cambiamento,ma è l’unica strada che prevede di evitare le brutte ricadute e che permette di apprezzare e godere la vita al meglio malgrado le sfide che bisogna superare ogni giorno.

La violenza non è amore

Ogni fine anno in tutto il mondo vengono stilati elenchi che riportano le classifiche  di violenza, femminicidi e stalking.  Numeri sempre in aumento sebbene dal 2000 l’Onu ne abbia sottolineato la gravità instaurando una giornata dedicata alla violenza sulle donne fissata il 25 novembre. Un problema culturale? In parte si, ma non solo. Vorrei oggi intraprendere con voi una riflessione sulla coppia e sugli sbilanciamenti che subisce in base al diverso modo di considerare l’amore ed il possesso.

Nessuna coppia è bilanciata:  questo è un fatto. L’altro è che la seduzione, insita nella coppia,  conduce a una psicologia del possesso. Se il possesso può definire la reciproca appartenenza allo steso modo  può divenire l’anticamera della violenza e di ogni forma di sopruso. Perché accade? Perché l’idea di «possesso» può essere intesa in modo erroneo da parte di un partner e la nascita dell’idea di avere dei diritti particolari verso l’altro (che in realtà non ha!)

Quando si crea questo tipo di asimmetria si attua uno sbilanciamento e si mettono in atto dei processi di confronto psicologico che fanno aumentare superiorità e dominio da parte di uno dei partner. Inoltre gli uomini attribuiscono assai di più un significato sessuale ad atteggiamenti e a gesti non verbali (sguardi, sorrisi, trucco, abbigliamento ecc.) della donna per la quale spesso sono privi di  valore, ma  anche questo contribuisce a creare problemi e discussioni con la tendenza a divenire sempre più frequenti ed accesi.

La violenza può essere presente in tutto l’arco di vita della coppia, ma spesso ha il suo avvio già nel corso della seduzione, quando ancora siamo agli inizi della formazione del legame fra i partner.
La violenza assume diverse configurazioni. Può essere psicologica, facendo ricorso a minacce, umiliazioni, critiche, isolamento, insulti, intimidazioni, comportamenti insistenti e ossessionanti di controllo e di sorveglianza (stalking). Può diventare una violenza fisica, quando vi è l’uso della forza con varie forme di coercizione, di abuso e di robotizzazione della partner fino a giungere allo stupro. Può infine assumere il profilo di violenza economica, generando una situazione di forte dipendenza finanziaria.

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La maggior parte delle donne che subiscono violenza sviluppano il disturbo post-traumatico da stress e vanno incontro a pesanti difficoltà psicologiche (dalla vergogna il panico, all’angoscia) e fisiologiche (dall’asma all’HIV). Spesso diventano donne multiproblematiche con diversi pi di disturbo (dall’autolesionismo all’isolamento sociale, alla depressione, all’ideazione suicidaria ecc.).
La violenza va fermata con determinazione il più presto possibile, qualunque sia la sua origine. Se non vi sono altri mezzi, occorre fare ricorso alla denuncia alle autorità pubbliche. In secondo luogo, è indispensabile che la donna in corso di violenza o dopo di essa, abbia l’opportunità di parlare e di condividere le emozioni negative connesse con questa tragica e penosa esperienza. Esistono tante associazioni con figure come assistenti sociali e psicologhe che possono rappresentare un valido aiuto per il superamento di una situazione di questo tipo.