Donne (e uomini) nel frullatore: a rischio patologia (e non solo all’aumento di peso!)

Lo ripeto da anni alle mie signore multitasking che riescono a trasformare una giornata in 48 ore! Sì all’efficienza, ok alla programmazione, ma quante volte vi rendete conto che questi ritmi hanno preso il sopravvento sulla vostra vita?

In genere le donne vengono da me in preda all’ansia solo quando si rendono conto di aver preso parecchi kg e non riescono a stare a dieta. Già al primo colloquio comprendono che il cibo non c’entra affatto o per lo meno è colpevole solo indirettamente. Si mangia spesso per colmare l’ansia di una vita vissuta a 100 all’ora tra  incastri, traffico, e appuntamenti ai quali si finisce per arrivare “puntualmente” in ritardo. Fin quando il peso è il campanello d’allarme è poca cosa (a patto che si tratti di 3/5 kg al massimo, che già sono un problema!), ma spesso è proprio il nostro corpo a fermarci: per un problema intestinale, cardiaco o un tumore!

Sì lo stress è positivo, ci aiuta a superare situazioni difficili e pesanti, ma non possiamo tirare la corda!

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Questa riflessione non è la prima volta che la propongo, ma recenti fatti rendono urgente ripresentarla. Una cara amica racconta di come è “morta la prima volta” : colpita da infarto a 45 anni  si rammarica del fatto di aver sottovalutato alcuni segnali perché “non aveva tempo” ( e ha rischiato di non averne più) ed caro amico ritornato da un recente viaggio in un ashram  in India ha condiviso la sua realtà : ex manager di successo, una vita tra jet lag, riunioni e pasti sregolati oggi sta combattendo una grave malattia.

 “Non bisogna arrivare a questo punto…bisognerebbe fermarsi prima. Un periodo  detossinante dalla vita di tutti i giorni è necessario. Dillo ai tuoi pazienti, ma anche ai tuoi amici…non serve dopo che ci si è ammalati (anche se ci sono benefici!) sarebbe molto più di aiuto prima di ammalarsi!”

Ed io sono qui a dirvelo (per prima a me stessa) , non sarà l’ashram, magari le terme, ma sicuramente è necessario prendersi cura di se stessi, riuscire a non fare nulla per un giorno o almeno per qualche ora. Sì proprio nulla e non per forza a fare cose anche se sono piacevoli. Recuperare il rapporto con il proprio corpo, ristabilire la comunicazione con la propria mente (che spesso va oltre le possibilità del corpo) si può fare solo nel silenzio e serve a preservare la salute fisica e mentale.

Non dobbiamo arrivare al malessere o alla patologia è necessario fermarsi prima. Bisogna avere “coraggio” a staccare la spina. Coraggio, perché a volte non ci piace sentire cosa il corpo ha da dirci, ma è il nostro miglior alleato e lui sa bene cosa è buono per noi, ma per farlo bisogna fermarci ad ascoltare.

Ottobre Rosa

Ideata da  Evelyn H. Lauder  25 anni fa viene riproposta in tutto il mondo, anche quest’anno nel mese di ottobre, la campagna internazionale contro il tumore al seno. Il nastro rosa, segno distintivo di questa campagna, sarà presente in tantissime iniziative pubbliche e private per permettere alle donne di accedere più facilmente a visite di controllo per favorire la prevenzione e sensibilizzare le stesse al problema. Con  l’illuminazione in rosa del Duomo di Milano in Italia si è dato inizio a questa iniziativa seguita da molti dei monumenti più noti e rappresentativi al mondo, con lo scopo di accendere i riflettori su un tema di così grande impatto.  Ogni anno in Italia sono circa 50mila le nuove diagnosi di tumore al seno, nemico numero uno delle donne. Oggi però grazie alla diagnosi precoce, la percentuale di sopravvivenza a cinque anni delle donne colpite dal tumore al seno ha raggiunto l’85,5% (dati AIOM e AIRTUM, I numeri del cancro in Italia 2016). Per fare, quindi, prevenzione, informazione e sensibilizzazione sono necessarie iniziative ad hoc.

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La Komen Italia ha fatto partire il primo ottobre da Brescia La “Carovana della Prevenzione”,  il nuovo progetto ideato congiuntamente dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli  per offrire gratuitamente prestazioni cliniche e diagnostiche di prevenzione, soprattutto alle categorie più svantaggiate, su tutto il territorio nazionale e prevede lo svolgimento di 28 “Giornate Itineranti”.

A Roma le iniziative sono tantissime vi segnalo quelle della ASL Roma 2 che offre alle donne nella fascia d’età 45-49 la possibilità di sottoporsi gratuitamente alla mammografia in collaborazione con l’Associazione Donne Operate al Seno Onlus – Comitato di Roma (ANDOS) per fornire informazioni sulla prevenzione oncologica e indicazioni appropriate.

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L’attività si svolgerà presso l’Ospedale Sandro PERTINI – Via Monti Tiburtini, 385 Percorso Senologico – Palazzina B piano terra nelle giornate di Sabato 7 – Sabato 14 – Sabato  21 – Venerdì 27 OTTOBRE,  Sabato 4 – Sabato 11 – Sabato 18 – Sabato 25  NOVEMBRE e presso il C.T.O. Via San Nemesio, 28 – Piano terra nelle giornate di Sabato 7  – Sabato 14 – Sabato  21 – Sabato 28 OTTOBRE,  Sabato 4 – Sabato 11 – Sabato 18 – Sabato 25  NOVEMBRE. Per prenotare si può telefonare al numero verde 800.405051

Alzheimer : una diagnosi che fa paura

Qualche giorno fa, esattamente il 21 settembre, si ricordava il Wold Alzheimer Day. Ho pubblicato alcuni post sui social ed amici, conoscenti, pazienti e coetanei hanno intavolato discussioni e condivisioni di esperienze. Alcuni mi hanno scritto in privato la loro dolorosa esperienza e, nel rispetto della privacy, vorrei condividere alcune di queste poichè credo possa essere di aiuto ai tanti figli che stanno diventando genitori dei loro padri e delle loro madri con tanto dolore e senso di impotenza.

Quando si tratta di un problema fisico, anche se crea problemi e difficoltà, si affronta a spada tratta, ma quando ci si trova di fronte al disagio mentale questo fa paura. Questa paura fa sì che la diagnosi venga fatta spesso molto tardi, quando ormai ci si trova di fronte ad una situazione senza ritorno.

Se un genitore di tanto in tanto dice qualcosa di “strano” o fa qualcosa “fuori dalla norma” rispetto al suo normale stile di vita si tende a minimizzare e a giustificare. Poi arriva il momento in cui quelle giustificazioni non stanno più in piedi e bisogna guardare in faccia la realtà e fare i giusti passi. Ma quali sono le cose da fare se un genitore che un attimo prima era andato a prendere il caffè con un amico l’attimo dopo ha reazioni aggressive con la moglie o i nipoti senza apparente motivo ? o meglio il motivo c’è (per lui), ma gli altri trovano solo il comportamento inopportuno.

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Ilaria mi racconta: “Mio padre era andato a prendere i nipoti a scuola come tutti i lunedì e mia figlia Sara di 15 anni riferisce un episodio davvero incredibile. Durante la strada il nonno urlava contro una “macchinetta” di un suo compagno di scuola dicendo che era illegale che facesse tutto quel rumore. Giunti al semaforo è uscito dalla macchina e ha bussato al finestrino del ragazzo urlando e dicendo che lo avrebbe denunciato. Al verde il ragazzo è ripartito non rispondendo alle accuse e il nonno ha continuato ad imprecare anche contro i passanti che si erano fermati. I bambini in macchina si erano spaventati e si erano messi a piangere. In seguito sono arrivati a casa e come nulla fosse hanno mangiato ed il nonno li ha aiutati a fare i compiti.” Il padre è stato sempre molto attento al volante e molto rispettoso delle regole, ma Ilaria giustifica questo comportamento verso i figli dicendo che forse era stanco o nervoso, ma inizia a fare caso ai cambi di umore e a tante fissazioni che aveva sempre avuto, ma che ora stavano eccedendo in frequenza e puntigliosità.

Poi durante una riunione di famiglia in cui si stava decidendo come organizzare il 50 anniversario di matrimonio il “nonno” dice che faranno solo un pranzo, ma niente cerimonia perchè lui non crede più in Dio. Rimangono tutti stupefatti. Per tutta la vita ha fatto parte della parrocchia, ha partecipato alla messa e ha imposto tutti i sacramenti ai figli . “Con tutti i satelliti che ci sono e la tecnologia il paradiso non lo ha ancora visto nessuno quindi non esiste e quindi non esiste neanche Dio”. I figli inizialmente pensano ad uno scherzo, poi provano a farlo ragionare …niente è convinto di quello che dice e inizia a maltrattare i figli che vogliono farlo passare da “scemo”.

Ilaria a questo punto deve guardare in faccia alla realtà e richiede una consulenza neuropsichiatrica per il padre e con uno stratagemma lo accompagna con tanto dolore e senso di colpa.

“Dottoressa , ma come fa un uomo che sa coordinare la cravatta con i calzini ad arrivare a questo punto?” Una domanda dolorosa come il suo vissuto che rimanda ad un senso di impotenza immenso, ma di fronte al quale bisogna attivarsi e non stare a guardare, perchè ogni momento è prezioso per contenere questa tremenda malattia. Meglio un controllo inutile in più che uno indispensabile in meno.