Hai davvero deciso di metterti a Dieta? Poniti queste domande prima di cominciare!

Oggi è lunedì. Questo è quel lunedì? Quello in cui decidi di perdere peso? Sei sicura? Per iniziare al meglio devi essere onesta con te stessa e per esserlo devi farti alcune domande. Poiché iniziare una dieta è facile, ma più difficile è portarla a termine è importante capire alcune cose di te stessa prima di intraprendere un percorso che se viene interrotto prematuramente ti lascerà con i kg di troppo e tanta autostima in meno!

Calcola quanti kg hai preso ed in quanto tempo e poi chiediti il perché. La risposta sarà solo una: perché hai mangiato di più e spesso male, ma devi andare più a fondo e comprenderne le ragioni. Non basta dire a te stessa sono golosa, o mi piace mangiare. Non fermarti lì, perché ti stai prendendo in giro. Si può essere golosi è vero, ma il nostro corpo sa darci i limiti quando funziona bene e se non lo fa c’è qualcosa che non va ed in genere la risposta è nelle tue emozioni che condizionano le tue azioni (ne abbiamo parlato tante volte!) Hai avuto da poco una gravidanza e ti sei lasciata andare? Hai fatto davvero troppi sgarri nelle feste? Sei in menopausa? Sei insoddisfatta della tua vita o di una relazione?

Ricorda:

Ogni problema richiede una dieta apposita ed una apposita impostazione mentale!

Lo step seguente deve farti capire perché vuoi dimagrire. Anche qui si fa presto a dare una risposta: non mi entra più nulla, non mi piaccio, faccio fatica a salire le scale, per la salute. Tutte risposte valide, ma sono troppo generiche ditevi in faccia la verità!

Vorresti sentirti più sexy, più sicura…? Ognuno ha la sua risposta ed è importante che si senta davvero il bisogno e si abbia un obiettivo importante da raggiungere anche se per gli altri può sembrare frivolo!

Capire quindi cosa aspettarsi dalla dieta è un altro momento cruciale. Anche in questo caso le aspettative, sulla carta, sembrano scontate, ma non si possono delegare alla dieta tutte le responsabilità. Quanto sei disposta a sacrificarti? Una restrizione calorica non basta serve attenzione, attività fisica e l’introduzione di buone prassi che permetteranno di non riprendere più i kg persi.

Quindi la domanda seguente è d’obbligo: Cosa rappresenta per te il cibo?

Il tuo bisogno di cibo è reale? Cosa mangi quando hai fame? E se sei triste? E se sei felice? E se sei annoiata? Smangiucchi di continuo? Fai abbuffate e poi digiuni? Mangi da sola o in compagnia? Se comprendi i tuoi comportamenti sarà più semplice seguire un regime alimentare corretto.

Per questo è importante rivolgersi ad un professionista per avere la dieta che permetta di rispondere al meglio alle proprie esigenze e non fare una dieta a caso (dell’amica, del giornale…) oppure iniziare a limitare dei cibi in modo incompetente. Queste azioni sono molto comuni e davvero lesive per il corpo e per la mente!

Un percorso con uno psicologo esperto in disturbi dell’alimentazione può rappresentare un ottimo supporto per evitare ricadute, capire perché avviene uno sgarro e come recuperarlo. Sentirsi motivati ed incoraggiati. Specie se non è la prima volta che intraprendete una dieta questa volta fatelo con cognizione, mettete in atto nuove strategie e non pensate di ripetere all’infinito le strade che avete fino ad ora percorso che non vi hanno portato da nessuna parte. Fate sì che questo sia “il lunedì”…quello giusto!

A Natale ti regalo un capitolo del mio libro: Dimagrire una scelta consapevole

Cap.10 Le ultime raccomandazioni : lavorare in più  fasi

Come hai capito affrontare la diminuzione del peso è molto più complesso che diminuire la quantità di cibo introdotto. Finora hai fatto sempre così, cioè quello che credevi giusto. In parte lo è, ma purtroppo solo in parte.

Dopo aver letto tutte queste pagine dovresti avere ben chiaro che cambiare il modo di mangiare è strettamente legato al cambiamento del tuo modo di pensare. Questo inevitabilmente  porta  a cambiare il modo di rapportarti verso gli altri e verso te stessa.

Abbiamo già visto che non è cosa facile, poichè il tentativo da parte tua di rimanere ancorata alle tue convinzioni e modi di agire è molto forte. Come darti torto? Ti rassicura ed è l’unica cosa di cui sei certa. Camminare in una strada nuova che non conosci, fare cose diverse da quelle che hai sempre fatto è disarmante. E poi tu vuoi arrivare alla fine del percorso velocemente, non segui i consigli e vuoi fare di testa tua.

Con questo Metodo non lo puoi fare. Non ci sono tempi prestabiliti, le regole non le puoi variare a tuo piacimento. Il problema non è sostituire 100 gr di zucchine con 100 gr di bieta.

L’educazione alimentare è importante, conoscere gli alimenti e come accoppiarli al meglio è utile, ma la cosa veramente difficile da fare è conoscere se stessi e a fondo, e sapere come fare le scelte giuste.

E’ la cosa da cui stai fuggendo da tanto tempo, che forse in parte sai, ma che è così difficile da ammettere.

Passiamo adesso al lavoro in concreto, per capire come viene applicato il Metodo che ho definito “Integrato”. Integrato perché integra appunto più aspetti per una presa in carico globale della persona.

Il mio ruolo è tecnicamente quello di un personal trainer che ti segue in tutti gli aspetti della vita fino a quando non sarai in grado di camminare da sola.

Il primo incontro è un colloquio conoscitivo che ha lo scopo di capire quale è il tuo atteggiamento nei confronti del cibo. Cerco di conoscere attraverso il racconto della tua storia, che tipo di diete hai fatto, se le hai portate a termine, le difficoltà e le interruzioni, cosa provi quando mangi, quali sono i cibi ed i momenti più a rischio per te. Se ci sono infine  situazioni che vuoi evitare, cibi sgraditi o particolarmente amati. Valuto la tua capacità riguardo la possibilità di iniziare un percorso escludendo o posticipando tutti quei casi in cui si stiano vivendo particolari momenti di disagio: lutti in famiglia, traslochi o gravi malattie, perché le risorse emotive e fisiche sono già impegnate nella risoluzione di altre problematiche e quindi non ne avresti a sufficienza per affrontare il programma in modo corretto.  Indago sulla tua famiglia di origine  per verificare le modalità e le abitudini a cui sei stata esposta. Spesso emergono spontaneamente ricordi del passato, racconti fatti da genitori o zie o nonni sul tuo modo di mangiare già in tenerissima età.

Ricordo una signora che per tutta la vita aveva combattuto con il peso, che candidamente raccontava un episodio riportato dalla zia, nel quale lei piccola stava sul seggiolone ed era cosi avida nel mangiare che la zia e la mamma dovevano imboccarla insieme perché tra un boccone e l’altro altrimenti piangeva.

Questo racconto mi fece rabbrividire: povera Silvia, ecco l’ origine della sua incapacità a resistere al cibo, alle macchinette delle merendine sul posto di lavoro e alle leccornie messe in risalto accanto alle casse del supermercato ecc. Già dalla sua tenera età non le era stato insegnato ad aspettare e a reagire alle frustrazioni, e le azioni della mamma e della zia avevano fatto sì che in lei si rinforzassero dei comportamenti dai quali per tutta la vita non era poi riuscita a liberarsi.

Quindi la tua storia personale è molto importante per impostare un percorso personalizzato che prosegua con la somministrazione del diario alimentare. Per una settimana dovrai compilare il diario scrupolosamente in tutte le sue parti. Spesso le persone escono deluse da questo incontro poiché si aspettano di avere subito la “dieta”.

Io non parlo mai di dieta nel mio programma, perché di fatto qualsiasi dieta equilibrata funziona anche se presa da una rivista. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, dopo qualche giorno la persona perde la motivazione e inizia a seguirla a modo suo o finisce con  l’interromperla. Quindi i miei sono consigli alimentari di base da inserire in un corretto stile di vita e in un cambiamento di atteggiamenti e pensieri.

Chiaramente i consigli non sono generici, ma studiati e costruiti  in considerazione delle preferenze alimentari, degli orari del lavoro, dell’eventuale attività fisica svolta.

Nei casi in cui  si prendano farmaci o se si è allergici o intolleranti a qualche alimento, mi rivolgo al medico di base e alla biologa nutrizionista esperta in intolleranze alimentari che collabora  con me.

Non ho “diete pronte per tutti gli usi”  : non farei altro che rinforzare il tuo comportamento errato che si aspetta il “secondo” cucchiaino appena lo richiedi. Il mio compito è insegnarti ad aspettare, ad imparare a tollerare le frustrazioni : ad insegnarti che c’è un momento per ogni cosa.

Ti invito ad essere sincera, specialmente con te stessa. Il diario non è uno strumento valutativo, ma una sorta di “fotografia” dei comportamenti alimentari che tieni nel corso della giornata e della settimana. Oltre alla compilazione dell’area relativa  all’introduzione del cibo, ampio spazio viene lasciato per approfondire  la situazione emozionale con spazi dedicati ai fuori pasto (gli extra). Se sei andata in bagno, se ti si senti gonfia, se sei serena o depressa o se è accaduto qualcosa che ti ha intristita, delusa o resa felice.

La modalità in cui il diario viene compilato mi dà più informazioni di quello che hai  scritto. Se sei restia ad aprirti e scrivi “per scrivere”, ovvero compili il diario in modo frammentario o lo riporti parzialmente compilato con la scusa che ti sei scordata o che non ti andava, mi fai già capire che  non sei motivata, che  non ti sforzerai più di tanto per raggiungere i tuoi obiettivi. Ti aspetterai da me tutto il lavoro, ma rimarrai delusa, perché non è quello che accadrà, per cui definirò con te una sorta di “contratto” di accordo  per responsabilizzarti. Se invece tornerai con il diario scritto con precisione maniacale comprenderò che il tuo bisogno di approvazione è molto forte e dovremo lavorare molto sull’autostima.

Quindi nell’incontro seguente, con il diario alla mano, si iniziano a fare le considerazioni sugli atteggiamenti e le modalità di compilazione e si fa una valutazione degli errori. In base a ciò ti propongo una serie di soluzioni che devi applicare da subito. Ti viene data una prima scheda che riassume punto per punto gli errori che hai commesso con tutte le soluzioni  e le modalità per sostituirli con azioni corrette.

Al terzo incontro ti presenterò un piano alimentare equilibrato,  secondo le modalità già esposte, e ti darò tutte le indicazioni e spiegazioni riguardo a metodi di cottura, l’organizzazione della spesa e del frigorifero per non arrivare impreparati all’ora di cena e trovarsi a mangiar cose diverse da quelle indicate perché non disponibili. Se necessario farò interventi direttamente nella tua abitazione per aiutarti ad eliminare i cibi pericolosi per te, oppure ti accompagnerò a fare la spesa, in modo da insegnarti a fare le scelte giuste, a leggere le etichette ecc.

Gli incontri seguenti vedranno l’alternarsi di spiegazioni sull’alimentazione, con la consegna di schede appropriate per ricordarti quanto detto e con la somministrazione di brevi test per valutare le nuove conoscenze acquisite (ad esempio in rapporto alla combinazione degli alimenti) con momenti più strettamente psicologici e motivazionali.

Arriverà anche il momento in cui inserire l’attività fisica giusta per te in funzione della tua età, del tuo peso e delle reali possibilità di effettuare degli sforzi. Dopo aver valutato quale sia l’attività fisica più adatta, farai delle prove sotto la mia supervisione, ti consegnerò una scheda settimanale con un vero e proprio programma di allenamento.

Generalmente gli incontri hanno una cadenza settimanale, ma nel primissimo periodo possono essere necessari incontri più ravvicinati, per farti partire con il piede giusto.

Non esiste il momento della “pesa”, ma la valutazione per capire se riesci a seguire il programma nel suo complesso, quali sono le tue difficoltà per trovare la modalità migliore per  arginarle.

Con il Metodo-Integrato non vince chi è più bravo, ma  vince chi, pur sbagliando, si impegna a non sbagliare più,  interiorizza gli insegnamenti e li fa suoi per sempre per camminare in seguito da solo senza inciampare.

Faccio spesso questo esempio per spiegare quanto detto: vai dal fisioterapista quando  hai un problema a qualche arto o giuntura, ti viene detto cosa fare e non fare, ti vengono insegnati i movimenti corretti e a volte esercizi da fare a casa per rimanere allenati.

Nel momento in cui hai recuperato la funzionalità di quell’arto, non hai più bisogno del fisioterapista e utilizzi gli insegnamenti ricevuti in caso di qualche piccola ricaduta.

Con il mio Metodo succede la stessa cosa. Avrai bisogno dei miei insegnamenti e del mio supporto fino a quando non sarai in grado di gestire da sola la tua alimentazione e, cosa più importante, anche le tue scelte. Sarai in grado di camminare da sola non quando sarai magra, ma quando avrai imparato tutte le strategie indispensabili per far sì che il peso conquistato sia tuo per sempre.

Devi avere fiducia e pazienza, perché ognuno ha la sua storia, le sue idee ed esperienze; resistenze grandi e piccole che siano. Spesso  perdi l’ entusiasmo e la spinta per proseguire. Sii fiduciosa e appoggiati, dammi  la possibilità di lavorare con te e per te.

Per aiutarti in questo cammino avrai un supporto anche per quel che riguarda la valorizzazione della tua immagine,  con esercizi sulla camminata e le indicazioni per un abbigliamento e un trucco che ti facciano sentire più bella e sicura. Anche in questo caso, se ne avrai bisogno, rivedrò con te il tuo guardaroba per trovare gli abiti che ti valorizzano ed eliminare quelli che non sono adatti.

Generalmente nella mia esperienza occorrono circa 10 settimane ovvero un minimo di 10 incontri consecutivi per acquisire quell’indipendenza necessaria per camminare da sole (che non significa sempre raggiungere il peso desiderato).

Il concetto di consecutività è fondamentale: se salti un incontro o inizi a partecipare in modalità frammentata non ti posso garantire la riuscita del percorso. E’ fondamentale stabilire un rapporto che permetta le giuste valutazioni ed interventi nei giusti tempi.

Potrai avere l’impressione, dopo 5-6 incontri,che tu possa   farcela da sola :non è mai così! E’ il momento più pericoloso, in cui saltare l’incontro equivale al mancato raggiungimento dell’obiettivo : se non ti seguo da vicino le vecchie e sbagliate abitudini si faranno strada dentro di te. Quando te ne accorgerai avrai davanti queste tristi  conseguenze: mancata perdita di peso e sensazione di frustrazione. Quindi lascia a me la valutazione del giusto momento in cui potrai camminare da sola. Se ti lasciassi sola troppo precocemente, le possibilità di caduta sarebbero molto elevate. La conseguente delusione ti porterebbe ad abbandonare il programma con sensazione di sconfitta, perdita di soldi e tempo.

Naturalmente in 10 settimane non sempre si arriva al peso desiderato, dovendo perdere oltre 10 kg, ma in base ai progressi della persona gli incontri possono essere diradati. Di conseguenza ogni valutazione è strettamente personale.

Il programma di allenamento (alimentare, fisico e psicologico) è molto diverso. Un conto è prendere in carico la neo mamma che ha preso 10 kg tra gravidanza ed allattamento e che si è solo lasciata andare un po’. Altra cosa è la signora depressa che porta quei 10- 15 kg (se non di più) da una vita e non riesce a liberarsene, anche dopo aver applicato consigli assurdi come bere acqua e limone per una settimana e per farsi venire la gastrite, dopo aver fatto tutte le diete delle amiche, quelle dei giornali e spesso preso anfetamine.

Ripeto: ogni persona è unica, come unico è il trattamento a te riservato. E’ un percorso impegnativo, ma ne vale la pena se vuoi poterti finalmente sentire non solo magra, ma libera per sempre.

DCA: una malattia non una fissazione

Le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione non sono FISSATE, ma “malate” ed hanno diritto ad essere curate e rispettate. Le persone lontane da questa realtà difficilmente si rendono conto dell’immenso disagio vissuto da chi ne soffre. Non sono rare frasi del tipo è fissata, è una moda o cose simili che svalutano il dolore.

Una ragazza in seduta mi ha raccontato di un episodio in cui si era recata al ristorante con parenti ed amici  ed al momento del dolce si è alzata dal tavolo per chiudersi in bagno a piangere perché avrebbe voluto mangiarlo, ma la vocina dentro le impediva di farlo, i sensi di colpa la assalivano. La madre le ha proposto di prenderne uno piccolo a metà, ma il compromesso non è stato neanche considerato. Spesso anche con le migliori intenzioni è difficile comprendere ed accogliere una persona con questi vissuti.

In altri c’è una inadeguatezza di base: famiglie problematiche che in apparenza sembrano perfette o madri giudicanti che a loro volta hanno sofferto di anoressia o bulimia in passato. Qualche tempo fa una madre ha accompagnato a studio la figlia di 12 anni esordendo: “Gli è presa una fissa per la pancia la vede grossa: glielo dica lei che non è così!”

le dispercezioni sono un ostacolo al miglioramento e spesso causa di ricadute

Se già in famiglia non c’è rispetto e considerazione per questa malattia nelle istituzioni non va diversamente. I percorsi sono quasi tutti a pagamento altrimenti ci sono liste infinite prima di essere presi in carico. Questi disturbi sono in aumento e ci vorrebbe più considerazione da parte di tutti, di ognuno di noi nella quotidianità e non solo da parte degli addetti al settore. Per arginare questa ondata di disagio che la pandemia ha moltiplicato a dismisura in ogni fascia d’età, con maggiore rischio per i più giovani, è importante non voltarsi dall’altra parte. Non svalutare e perdere tempo. Come per ogni malattia prevenire è meglio che curare e sintomi presi in tempo evitano situazioni gravi o gravissime. Già ai primi segni di dispercezioni bisogna intervenire senza che queste si solidifichino.

La vita deve essere vissuta senza il disagio di contare le calorie, senza sensi di colpa per aver mangiato un biscotto e senza aver paura di essere giudicati. Dispercezioni che impediscono di vedere e vivere la realtà se non in modalità distorta. Piedi troppo grossi, caviglie brutte, pancia gonfia, naso grande. E’ la percezione di un corpo a pezzi e non vissuto nella totalità. Pezzi che non appartengono al proprio corpo. Significa ore a guardarsi davanti allo specchio, a misurarsi e pesarsi e non per frivolezza. La dispercezione è spesso causa del mantenimento e delle ricadute della malattia e bisogna dargli il valore di un sintomo e non retrocederlo a fissa!

Per dimagrire ci vuole amore

Ci sono persone che pur chiedendo aiuto, non seguono il programma. Ci sono persone che settimana per settimana mantengono inalterate le loro abitudini e si meravigliano del fatto che non cambia nulla.

Nel mio quotidiano questo lo osservo principalmente nella perdita di peso. Si vuole dimagrire, ma si vuole farlo mangiando. Questo non è possibile. Forse ai golosi sembrerà ingiusto, ma è un fatto di fisica e chimica: noi mangiamo (o dovremmo mangiare) per sopperire ad una nostra necessità energetica. Punto e basta. Così fanno tutte le specie viventi. In natura non esistono animali in sovrappeso, a parte alcuni animali domestici che prendono le cattive abitudini degli umani e non fanno neanche abbastanza movimento, ma questa è un’altra questione.

La fregatura, per noi umani, è che l’atto del mangiare è sempre accompagnato ad emozioni. SEMPRE. Quando viene imposta una restrizione dietetica siamo frustrati. SEMPRE. In realtà non è il cibo il problema, ma tutte le emozioni che attraverso il cibo vengono vissute. Se si hanno 3 o 30 kg da perdere la questione è la stessa. Il pensiero del cibo una costante. L’idea che non ci si sente liberi di fare come ci pare è martellante.

Spesso il mangiare è l’unico atto di libertà di alcune persone. E’ il caso di molti pazienti che mangiano di notte perché tutti dormono e non sono controllati. Persone che tutto il giorno si sentono dire COSA o DEVONO fare. Persone che si sentono in dovere/obbligo a rispettare regole o vivere situazioni dalle quali non riescono a prendere le distanze, perché è la cosa giusta. Dicono a se stesse che non possono uscirne che sono obbligate. Molte volte ci si mettono da sole perché per assurdo è più sicuro.

Ho avuto pazienti che venivano a studio solo per avere l’alibi, davanti al coniuge o ad un familiare, per dire che avevano provato tutto, ma in realtà non volevano cambiare. Non volevano perdere la loro presunta libertà e rimanevano in situazioni invivibili poiché le uniche conosciute. Troppo disagio cambiare. Se non si è all’altezza? Se è difficile? Faticoso? Doloroso? Meglio rimanere nel pantano e piangersi addosso più che prendere in mano la propria vita e rischiare.

Così si va in ansia e si mangia. Sempre di più. Più una situazione diventa stretta e più di mangia. Più si mangia e più si ha l’illusione di fare finalmente qualcosa per se stessi. Ma è una illusione appunto. Anzi una presa in giro. Terribile e perpetuata all’infinito. Non basta essere diventati obesi, diabetici, ipertesi e che all’amico del cuore hanno tagliato un piede per il diabete. E’ quasi come se la cosa non vi riguardasse. Fosse un problema altrui. Questa è la grande fregatura. Mangiare con il proprio corpo e viverlo come se fosse di un altro. Un modo veloce per alleggerire il problema. Ma poi ci si guarda allo specchio e siete sempre lì con i vostri kg di troppo, a non piacervi, a non apprezzarvi. Il pensiero che arriva in vostro aiuto è il seguente. Non valgo niente, tanto vale mangiare almeno sono soddisfatto. Soddisfatto di che? Quando smetterai di dirti bugie ed avrai il coraggio di vedere la realtà? Sei una persona debole? Forse. Hai fatto scelte sbagliate nella vita? Probabile. Ma nel momento in cui ti guardi osservati davvero. Esisti ed hai il dovere di volerti bene, prenderti cura di te. Meriti di volerti bene anche se hai 50 kg in più. Se accetti le tue debolezze, mancanze, se capisci che nessuno è perfetto. Puoi migliorare. Se ti vuoi bene puoi perdere peso. SOLO se ti vuoi davvero bene una rinuncia non sarà frustrazione.

Pensa a cosa si fa per un figlio. Urla nel cuore della notte. Alzarsi è faticoso, specie se la mattina dopo devi lavorare, ma lo fai e culli, calmi o allatti quel bambino finchè non sta bene e si riaddormenta.

E’ un atto d’amore che va oltre la fatica e la frustrazione. Andrai al lavoro con gli occhi cerchiati o che puzzerai di latte. E’ il prezzo di quell’amore. La contropartita è che stai crescendo una persona sicura e serena a cui è stato dato amore e cura. Devi fare lo stesso con te anche se è faticoso, difficile e comporta fare scelte. Non è necessario fare tutto in una volta. Crea degli step fattibili per te.

Sovrappeso e disordine: partner in crime

Non fate quella faccia e siate davvero sinceri con voi stessi. Sebbene il disordine non sia caratteristica delle persone in sovrappeso nella mia pratica clinica questi due aspetti vanno letteralmente a braccetto.

Quando si mangia in modo confuso e non si fa attenzione a ciò che si mette in bocca anche il cervello si mette in stand by. Le cose da fare si accumulano, quella pila di panni da sistemare rimane lì. Si perde tempo sul lavoro e si dimenticano le cose. Il non avere tempo sembra la colpa di tutto invece è al cervello che va imputata la colpa. Diceva Virginia Woolf:  “Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si è mangiato bene”.

Se mangi male, pensi male. Sì una è la conseguenza dell’altra e viceversa.

Non ho mai conosciuto una persona affetta da obesità o sovrappeso che avesse una vita organizzata ed una casa ordinata. Mai. Ogni singola persona si lamentava della confusione che regnava sovrana in casa e di avere problemi sul lavoro perché era sempre in ritardo con le cose da fare.

Prima di insegnare a mangiare in modo corretto devo insegnare a vivere nell’ordine. Con il caos attorno non si riesce a fare nulla di sensato. Si sposta una cosa e poi non la si ritrova, ci si ricorda di cose che non si trovano e si fa prima a comprarle di nuovo.

Non si sa mai cosa fare per pranzo e cena e alla fine si mangia quello che c’è. Si apre il frigorifero e metà delle cose sono scadute o deteriorate. Non date la colpa al tempo. La giornata è di 24 ore per tutti. Alcuni le usano meglio altri no.

Iniziate a fare un po’ di ordine attorno a voi riservando uno spazio ad ogni cosa, e non sta in piedi la faccenda (leggi scusa) delle case piccole, perché per quelle ci sono soluzioni anche a basso costo! Liberatevi del superfluo che sono certa ci sia in abbondanza. Dal frigorifero, alle dispense passando per l’armadio e altro…. Perché diamine dovete buttare le chiavi alla rinfusa quando rientrate a casa e borsa e cappotto nella prima sedia che trovate o peggio sulla cyclette che avete acquistato su internet con grande entusiasmo che all’arrivo a casa vostra ha cambiato destinazione d’uso trasformandosi in un attaccapanni?

Non lamentatevi poi che i vostri figli facciano lo stesso con gli zaini della scuola ed i giubbotti! Cercate di dare un posto fisso almeno a queste cose perché poi quando uscite ogni volta dovete fare una caccia al tesoro per ricercare le chiavi e la borsa ed il cappotto è stropicciato.

Se si impara che ogni volta che si è presa una cosa la si rimette a posto, non avrete sempre il phon sul lavandino (e relativi capelli sparsi in bagno) e quando vorrete indossare qualcosa non sarà ancora nel cesto dei panni da lavare (forse sono troppo positiva! Sarà ancora per terra accanto al letto dove l’avete lasciata una settimana fa!)

Una mia paziente si lamentava che quando entrava in casa trovava sempre lo stendino dei panni da ritirare e questo le creava confusione e alla fine non riusciva a combinare nulla. Le ho semplicemente proposto di mettere lo stendino in un posto meno visibile e di ritirare i panni appena asciutti così di non vivere nella confusione lo ha fatto per un periodo all’interno del quale anche la sua alimentazione era più ordinata. Poi un cambiamento familiare l’ha fatta ritornare al circolo vizioso di disordine mentale, ambientale ed alimentare. Un’altra si lamentava che la sera non trovava il pigiama perché non si ricordava mai dove lo aveva lasciato la mattina. Io le ho proposto di metterlo sotto il cuscino tutti i giorni e per imparare a farlo mi doveva mandare un messaggio prima di uscire di casa. Vi sembra assurdo? Questi sono solo due esempi di persone affette da obesità circondate dal caos, che pensavano nel caos e mangiavano nel caos. Non sto a raccontarvi di quelle che nel cassetto dell’intimo mettevano anche tovaglioli ed asciugamani “perché di là non c’è posto!” ed invece c’era solo un gran disordine e cose mischiate con altre. Queste persone come pensate che mangiavano? A caso come per tutto il resto della loro esistenza. Potrei scriverci un libro sull’argomento per quanto materiale ho a disposizione.

Passiamo ora a persone che stanno vivendo un periodo di sovrappeso. Come è la vostra alimentazione? E la vostra casa? Io non ho dubbi su cosa troverei venendovi a trovare. Vi sto scrivendo questo non per fare la “maestrina”, ma per farvi notare alcuni atteggiamenti che in modo perverso diventano causa di altri. Se vi accorgete che attorno a voi regna la confusione siete in tempo a riprendere in mano la situazione ed anche l’alimentazione ne beneficerà. Spazio libero ed organizzato intorno a voi corrisponde a pensieri liberi di fluire ed azioni coordinate. Io sono certa che funziona! Provateci e fatemi sapere!

La dieta delle diete by Rossana Lambertucci

Segnalo questo libro edito da Mondadori davvero interessante ed educativo con aspetti validi e pratici da mettere in pratica scritto dalla giornalista Rossana Lambertucci, nota negli ultimi anni per l’interesse dimostrato verso la corretta alimentazione, in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero.

Curarsi con il cibo si può e si deve. Non significa abolire i farmaci! Significa sostenere il nostro organismo con gli alimenti e le giuste combinazioni. Prendendoci cura del nostro corpo, rifornendolo nel modo corretto dei nutrienti fondamentali, ci sentiremo meglio e al tempo stesso perderemo quel peso di troppo, se c’è! E senza rinunciare al piacere di mangiare. A differenza degli altri percorsi dimagranti, “La dieta delle diete” di Rosanna Lambertucci è un gioioso invito a mangiare: basta farlo in modo sano e consapevole, governando la “forza” curativa degli alimenti e imparando ad abbinarli nel modo corretto. Così il risultato sarà doppio: meno peso e più salute!

La giornalista con il suo nuovo libro scritto in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero

La giornalista e divulgatrice di benessere ha fatto sue le intuizioni della bioterapia nutrizionale, una pratica terapeutica che tratta il cibo e le sue associazioni per le loro capacità di prevenzione e cura: gli alimenti possono diventare una sorgente di salute. Questo libro è stato scritto in collaborazione con il dottor Fausto Aufiero, medico e nutrizionista impegnato da sempre nella ricerca di terapie complementari. Oltre a un’introduzione divulgativa e motivazionale, contiene il percorso alimentare di sette giorni ottimali per assicurare un equilibrio metabolico con tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno, con tanto di ricette e relative connessioni scientifiche. Altro elemento importante della “Dieta delle diete” è la spesa. Gli ingredienti che mettiamo nel carrello devono essere di qualità e provenienza certa, questo per assicurarci il giusto apporto di valori nutrizionali ed evitare il più possibile sostanze chimiche, pesticidi e antibiotici. La ricerca della qualità di quello che ogni giorno portiamo sulla nostra tavola richiede un po’ di impegno, ma ci ripaga in salute e benessere. Mangiar bene significa stare meglio dentro e fuori, e generalmente vivere più a lungo. Essere in armonia con il proprio peso non è semplicemente una questione estetica, vuol dire migliorare la qualità della propria vita.

Che tipo di fame hai?

La risposta dovrebbe essere scontata: mangio quando ho fame, ma nella realtà quante volte nella giornata mettiamo in bocca del cibo prima di aver sentito brontolare lo stomaco? Diversi tipi di fame possono portarci a mangiare, riconoscendoli potremo fare attenzione all’introduzione della quantità e della qualità del cibo.

Quando siamo a digiuno da varie ore il nostro corpo ci invia segnali per farci capire che l’energia immediatamente disponibile si è esaurita. Guardiamo l’orologio e sono le 13. Ora del pranzo. Se facciamo i calcoli magari abbiamo fatto colazione molto presto e non abbiamo avuto tempo di fare neanche uno spuntino. Effettivamente è ora di ricaricare il nostro corpo! Questa è la fame naturale o biologica. Se dovessimo darle una definizione è sicuramente il tipo di fame più “sana”.

A volte invece, anche se abbiamo mangiato da poco, basta un odore, un’immagine che possono scatenare la voglia di mangiare di nuovo. Avete fatto caso che a volte passando davanti una pasticceria o pizzeria si viene rapiti da una (spesso) irrefrenabile voglia di entrare e prendere qualcosa? Sono quelli che ho chiamato cibi invitanti perfettamente inutili alla nostra alimentazione, ma che ci attraggono perché coinvolgono il nostro olfatto o vista. Questo tipo di fame lo potremmo chiamare fame sensoriale.

Spesso è l’educazione che abbiamo ricevuto a governare i nostri comportamenti. Alcune persone pur avendo assecondato la fame biologica continuano a mangiare poiché gli hanno insegnato che “non bisogna lasciare nulla nel piatto”. In altri sono i pensieri a prendere il sopravvento del genere o tutto o nulla oppure niente pane e pasta. Oppure divento vegetariano così dimagrisco, le verdure non fanno ingrassare. Questa fame del pensiero è spesso governata da credenze errate e spesso deleterie per l’organismo.

Chi di noi non ha mai vissuto l’effetto consolatorio di alcuni cibi? Trovarsi con un barattolo di cioccolato in mano, perché delusi, stanchi o tristi rientra in quella che possiamo chiamare fame di emozioni. In effetti alcuni cibi come il cioccolato contengono sostanze che rilassano il nostro cervello. L’effetto calmante del cibo è però limitato per cui bisogna riconoscere questo tipo di fame poiché limitandosi a “mangiare le emozioni” l’unico effetto che avremo sarà quello di prendere peso, ma non risolverà i nostri problemi.

Puoi leggere questo articolo anche sulla mia rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu il link dalla home page di questo sito!

Dimagrire è una questione di testa

Abstract dell’intervento nella diretta Fb “Quattro chiacchiere a colazione” del 13 maggio 2021

Se il tuo obiettivo è la perdita di peso e fino ad oggi puoi aver trovato difficoltà nel raggiungere la tua meta, è perché ti sei focalizzato esclusivamente sulle informazioni riguardanti l’alimentazione, senza prendere in considerazione la variabile più importante: la tua mente.

Mi indirizzerò più direttamente ad un pubblico femminile, perché è quello che risulta più rappresentativo nella mia pratica clinica, ma i signori maschi non si sentano esclusi … leggete fino in fondo: i consigli e le riflessioni che propongo sono utili anche a voi!

Ti sei mai chiesta perché non sei riuscita a portare a termine una dieta? O perché hai recuperato così velocemente i kg appena persi? La tua risposta è sincera? Ho paura di no. La stragrande maggioranza delle persone (il 91% per essere precisi) che si mette a dieta, perde peso per un po’;  arrivata ad un certo punto, mette da parte la dieta o inizia a seguirla in modo difforme, con la conseguente ripresa  di  tutto o quasi il peso perso.

Queste le giustificazioni  più comuni : – è colpa dello stress –  è faticoso cucinare cose diverse  – non ce la faccio, non ho abbastanza forza – il mio metabolismo è lento- ecc. Il vero motivo invece è solo uno:  dimagrire è una questione di testa e se prima non cambi il rapporto con il cibo non dimagrirai mai a lungo termine e non manterrai mai il tuo peso ideale.

In qualche modo è meglio dire: devi far pace con il cibo , ma anche con te stessa.

Cambiare il proprio rapporto con il cibo è possibile: certo non è un sistema semplice ed immediato, ma è sicuramente l’unico che ti permetterà di uscire da schemi mentali sbagliati che ti relegano prigioniera. Ogni volta che mangi di più di quello che dovresti ricorda che non è una scelta consapevole. La tua voce interna dice: sono golosa, mi piace, prenderò quel pasticcino prima che lo mangi qualcun altro, meglio finire la torta rimasta in frigo così non ci penso più …

In realtà  ci sono spinte che ti obbligano e  che ti imprigionano. Quando smetterai di concentrarti su ciò che è rimasto sulla credenza o nel frigo, soltanto allora potrai sentirti veramente libera di pensare ad altro.

Vorrei che imparassi a sentire di  cosa veramente hai bisogno e la sensazione di essere libera di mangiare se  hai fame e di non mangiare quando non ti va o sei sazia. E’ faticoso vivere  sempre con la sensazione che se non mangi quella cosa in quel momento chissà cosa ti perdi, e con l’atteggiamento che quello sia l’ultimo dolce sulla terra. Solo le scelte consapevoli ti permetteranno di avere un’ottima qualità di vita, facendo sì che tu mantenga il tuo peso.

Se davvero stavolta vuoi riuscire nell’impresa di dimagrire, è nella testa che devi lavorare, invece di stressarti a contare calorie, pesare il cibo, stare attenta a questo o quello negandoti ogni cosa e sentendoti frustrata ogni momento.

Quindi dimentica i meccanismi mentali che hai conosciuto ed applicato fino ad ora: come hai visto  non funzionano!

Quello che devi fare è iniziare a prendere in considerazione tutti quei processi che ti portano a trasgredire e mangiare di più e male. Credimi:  quello che mangi è una diretta conseguenza di quello che pensi e se cerchi di cambiare quello che mangi senza cambiare prima quello che pensi, è impossibile raggiungere l’obiettivo.

Dal libro “Dimagrire una scelta consapevole”  di Emanuela Scanu

Campi di Carta Editore 2013

Cinque Trucchi post abbuffate

Giornate uggiose, la pandemia che dopo un anno prosegue il suo cammino ed ora anche la pausa pasquale senza gite fuori porta ….risultato? Un notevole aumento di peso per la maggior parte degli italiani.

Non avendo neanche il fine settimana per fare un giro o cambiare aria sembra che il maggiore divertimento sia utilizzare le serate del sabato e le domeniche pomeriggio in maratone di serie televisive accompagnate spesso da cibi poco salutari.

Ogni anno ci diciamo che compreremo solo un uovo di Pasqua, ma poi amici o parenti ce ne mandano sempre uno di troppo. Non che non sia gradito certo, ma è un continuo richiamo a sgarri che si attuano nel quotidiano.

Insomma poco movimento e troppo cibo a disposizione. Esiste qualche consiglio per arginare i danni?

pausa pasquale , zone rosse ed ansia da pandemia fanno ricercare in modo maggiore soddisfazione nel cibo…

Cercherò di condividere dei trucchetti. Alcuni saranno anche scontati, ma vanno messi in pratica assolutamente senza perdere ulteriore tempo per non trovarci tutti ad un mese dall’estate in preda al panico ed ai sensi di colpa. Evitare sgarri e riprendere un minimo di attività fisica sono in cima alla lista, ma iniziamo da qualcosa di semplice per iniziare a sgonfiarci un po’ a patto poi di riprendere la retta via:

  1. Sicuramente bere è importante per eliminare le tossine ingerite e diluire gli zuccheri nel sangue. Due litri di acqua sarebbero l’ideale anche se per molti non è facile. Oltre a ciò che bevete la mattina ricordate di bere un bicchiere di acqua a digiuno (aiuta a far risvegliare l’apparato digerente!) bevete una bottiglietta entro ora di pranzo ed un’altra per l’ora di cena. Aggiunto a quello che avrete bevuto nei tre pasti ci dovrete quasi essere.
  2. Un aiuto viene anche dalle tisane: detox la mattina, a base di finocchio per contrastare i gonfiori addominali dopo i pasti ed una tisana relax la sera per favorire il sonno. Le tisane bevute tiepide/calde hanno anche una funzione “coccola” molto soddisfacente.
  3. Per evitare di cercare dolci dopo i pasti le tisane sono un importante aiuto come lavarsi subito i denti. La sensazione di freschezza vi eviterà di andare a cercare la cioccolata nel barattolo in cucina!
  4. La sera evitate i carboidrati, anzi dalle 17 sarebbe molto meglio. Ridurre le porzioni dei pasti e privilegiate cibi ricchi di fibre.
  5. Evitate di mangiare in macchina e fuori casa non è elegante e potreste avere le mani non sufficientemente pulite e di questi tempi meglio evitare!

Puoi leggere questo articolo anche sulla rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu

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Mindful Eating: Riconnettersi con il proprio corpo

Tra le nuove tendenze per la gestione dei disturbi dell’alimentazione, con particolare riferimento all’aumento del peso e all’incapacità a seguire una dieta, segnalo la Mindful Eating…

Si stima che il 50-60% della popolazione manifesti un qualche comportamento alimentare disfunzionale, rientrando nella categoria di quella che comunemente viene definita “fame nervosa” o “fame emotiva” e che a quattro anni e mezzo dalla conclusione di una dieta, mediamente, le persone mantengono una perdita di soli 3 kg, ovvero il 3,2% della riduzione del peso iniziale. La percentuale di persone che hanno mantenuto la perdita di peso, varia da meno del 3%, se consideriamo il mantenimento del 100% della perdita di peso, al 28%, se consideriamo un mantenimento di meno del 10% della perdita del peso iniziale, dopo 4 anni (Priya Sumithran P., Proietto J., 2013).

Chi soffre di fame nervosa soffre di dis-regolazione emotiva: non riconosce le emozioni, le confonde con la fame e, di conseguenza, mangia in maniera smodata, non tollerando le emozioni negative. Un’altra caratteristica di questa popolazione è la presenza di credenze rigide (i cosiddetti pensieri “tutto o nulla”), accompagnata da ruminazione o soppressione del pensiero (“Non devo pensare al cioccolato”). Di conseguenza, si osserva un tipico circolo vizioso, caratterizzato da restrizione cognitiva e comportamentale rispetto al cibo con conseguente sovra-alimentazione e nuova restrizione (quello che altrove abbiamo chiamato “L’effetto paradosso della restrizione alimentare”).

La Mindful Eating insegna ai pazienti:

  • a osservare i pensieri come eventi mentali;
  • la distinzione tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;
  • l’accettazione delle emozioni come parte dell’esperienza umana, con minore reattività ad esse;
  • la consapevolezza degli stati interni, incrementando il monitoraggio meta-cognitivo;
  • nuove modalità funzionali di interazione col cibo.

Fonte: Formazione Continua in Psicologia