Storia breve con morale /dicembre

Un giovane domanda al più saggio di tutti gli uomini il segreto della felicità. Il saggio suggerì al giovane di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
“Solo ti chiedo un favore” concluse il saggio, consegnandogli un cucchiaino su cui versi due gocce d’olio. “Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio”. Dopo due ore il giovane tornò e il saggio gli chiese: ”Hai visto gli arazzi della mia sala da pranzo? Hai visto i magnifici giardini? Hai notato le belle pergamene?”. Il giovane, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio. “Torna in dietro e guarda le meraviglie del mio mondo” disse il saggio.

Il giovane prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare, ma questa volta osservò tutte le opere d’arte. Notò i giardini, le montagne, i fiori. Tornò dal saggio e riferì particolareggiatamente tutto quello che aveva visto. “Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato?” domandò il saggio. Guardando il cucchiaino il ragazzo si accorse di averle versate. “E bene, questo è l’unico consiglio che ho da darti” concluse il saggio, “Il segreto della felicità consiste
nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino”

Per guardare tutte le meraviglie del mondo senza ma dimenticarti le due gocce d’olio devi imparare a vivere nel “qui e ora”.

Creare un’immagine corporea positiva in pochi passi

Avere un’immagine corporea positiva è importate per tutti. Per le persone che soffrono di problemi dell’alimentazione diventa un vero problema ed è fonte di insoddisfazione nonché della creazione di azioni focalizzate al controllo del peso e delle varie parti del corpo in modo così importante da diminuire il rendimento scolastico o professionale, creare ritiro sociale ed evitamento di attività di gruppo come ad esempio fare uno sport insieme ad altre persone.

Chiariamo innanzitutto cos’è l’immagine corporea. È una “rappresentazione percettiva” ovvero come il corpo ci appare: l’idea che abbiamo nella nostra mente. L’immagine è legata anche a ricordi, vissuti e sensazioni.

Si forma nella primissima infanzia sia in base alle esperienze percettive personali, ma anche attraverso il confronto con quello degli altri e ciò che gli altri ci restituiscono. Una percezione relativamente stabile si ottiene nella tarda adolescenza.

Non è da confondere con lo schema corporeo che riguarda il movimento del corpo attraverso le azioni. Riguarda uno spazio fisico.

In alcune patologie è presente dispercezione ovvero un modo non corretto di percepire il proprio corpo o parte di esso. Un sintomo importante che è la causa di ricadute o persistenza ad esempio in disturbi dell’alimentazione, ma presente anche in problematiche note come DSA o iperattività ecc.

Lavorare in positivo sull’immagine corporea non è un cammino semplice ed implica un lavoro nel quotidiano e non un intervento occasionale o a tempo perso.

Vediamo su cosa possiamo agire per sentirci e vederci meglio:

Circondiamoci di persone positive:

Questo è un consiglio sempre valido. Le persone positive sono piene di energia e possono esserci di supporto in qualche momento buio. Avere vicino qualcuno che ci apprezzi e sia sincero è importante per l’autostima e per un confronto nel nostro impegno a migliorarci.

Ascoltiamo il nostro corpo:

Diamo sempre tutto per scontato, ma se ci fermiamo un attimo, magari al buio e sdraiati potremmo percepire non solo il battito del cuore con il suo ritmo, ma anche il movimento del torace e la frequenza ed intensità del respiro. Abbiamo fame, sete, siamo stanchi, ci fa male qualcosa? Ascoltiamoci. Poi diamo al corpo quello di cui ha bisogno nel momento che lo chiede.

Ascoltiamo le nostre emozioni

Come per il corpo spesso non ci fermiamo a capire i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Andiamo avanti senza chiederci mai: sono felice? Sto facendo quello che desidero? Ho fatto le cose come dovevano essere fatte? Sono contento di me?

L’attività fisica è una risorsa

Confrontarci con i nostri limiti fisici, ma anche le nostre capacità è un ottimo modo per percepirsi e migliorarsi. Creare una relazione con noi stessi in cui “sentiamo” il corpo fisico, ma anche tutte le sensazioni correlate. Un’attività fisica regolare è sempre consigliata ce ne sarà sicuramente una adatta a te.

Siamo come siamo

Impariamo ad osservarci sul serio cercando di essere realistici su chi siamo e non su quello che vorremmo essere. Cerchiamo di volerci bene. Vivere nella realtà ci si mette in condizione di raggiungere certi obiettivi a differenza di vivere una fantasia che ci ferma al “vorrei, ma non posso”

Non siamo mai gli stessi

La forma del nostro corpo cambia continuamente durante la nostra vita ed il peso di conseguenza. Spesso ci si sfinisce nell’obiettivo di un corpo o del peso perfetto perdendoci di vista. L’obiettivo diventa più importante della persona per cui lo stiamo facendo. Ebbene non dimentichiamo che lo stiamo facendo per NOI con amore, senza stress e forzature.

DCA: una malattia non una fissazione

Le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione non sono FISSATE, ma “malate” ed hanno diritto ad essere curate e rispettate. Le persone lontane da questa realtà difficilmente si rendono conto dell’immenso disagio vissuto da chi ne soffre. Non sono rare frasi del tipo è fissata, è una moda o cose simili che svalutano il dolore.

Una ragazza in seduta mi ha raccontato di un episodio in cui si era recata al ristorante con parenti ed amici  ed al momento del dolce si è alzata dal tavolo per chiudersi in bagno a piangere perché avrebbe voluto mangiarlo, ma la vocina dentro le impediva di farlo, i sensi di colpa la assalivano. La madre le ha proposto di prenderne uno piccolo a metà, ma il compromesso non è stato neanche considerato. Spesso anche con le migliori intenzioni è difficile comprendere ed accogliere una persona con questi vissuti.

In altri c’è una inadeguatezza di base: famiglie problematiche che in apparenza sembrano perfette o madri giudicanti che a loro volta hanno sofferto di anoressia o bulimia in passato. Qualche tempo fa una madre ha accompagnato a studio la figlia di 12 anni esordendo: “Gli è presa una fissa per la pancia la vede grossa: glielo dica lei che non è così!”

le dispercezioni sono un ostacolo al miglioramento e spesso causa di ricadute

Se già in famiglia non c’è rispetto e considerazione per questa malattia nelle istituzioni non va diversamente. I percorsi sono quasi tutti a pagamento altrimenti ci sono liste infinite prima di essere presi in carico. Questi disturbi sono in aumento e ci vorrebbe più considerazione da parte di tutti, di ognuno di noi nella quotidianità e non solo da parte degli addetti al settore. Per arginare questa ondata di disagio che la pandemia ha moltiplicato a dismisura in ogni fascia d’età, con maggiore rischio per i più giovani, è importante non voltarsi dall’altra parte. Non svalutare e perdere tempo. Come per ogni malattia prevenire è meglio che curare e sintomi presi in tempo evitano situazioni gravi o gravissime. Già ai primi segni di dispercezioni bisogna intervenire senza che queste si solidifichino.

La vita deve essere vissuta senza il disagio di contare le calorie, senza sensi di colpa per aver mangiato un biscotto e senza aver paura di essere giudicati. Dispercezioni che impediscono di vedere e vivere la realtà se non in modalità distorta. Piedi troppo grossi, caviglie brutte, pancia gonfia, naso grande. E’ la percezione di un corpo a pezzi e non vissuto nella totalità. Pezzi che non appartengono al proprio corpo. Significa ore a guardarsi davanti allo specchio, a misurarsi e pesarsi e non per frivolezza. La dispercezione è spesso causa del mantenimento e delle ricadute della malattia e bisogna dargli il valore di un sintomo e non retrocederlo a fissa!

Per dimagrire ci vuole amore

Ci sono persone che pur chiedendo aiuto, non seguono il programma. Ci sono persone che settimana per settimana mantengono inalterate le loro abitudini e si meravigliano del fatto che non cambia nulla.

Nel mio quotidiano questo lo osservo principalmente nella perdita di peso. Si vuole dimagrire, ma si vuole farlo mangiando. Questo non è possibile. Forse ai golosi sembrerà ingiusto, ma è un fatto di fisica e chimica: noi mangiamo (o dovremmo mangiare) per sopperire ad una nostra necessità energetica. Punto e basta. Così fanno tutte le specie viventi. In natura non esistono animali in sovrappeso, a parte alcuni animali domestici che prendono le cattive abitudini degli umani e non fanno neanche abbastanza movimento, ma questa è un’altra questione.

La fregatura, per noi umani, è che l’atto del mangiare è sempre accompagnato ad emozioni. SEMPRE. Quando viene imposta una restrizione dietetica siamo frustrati. SEMPRE. In realtà non è il cibo il problema, ma tutte le emozioni che attraverso il cibo vengono vissute. Se si hanno 3 o 30 kg da perdere la questione è la stessa. Il pensiero del cibo una costante. L’idea che non ci si sente liberi di fare come ci pare è martellante.

Spesso il mangiare è l’unico atto di libertà di alcune persone. E’ il caso di molti pazienti che mangiano di notte perché tutti dormono e non sono controllati. Persone che tutto il giorno si sentono dire COSA o DEVONO fare. Persone che si sentono in dovere/obbligo a rispettare regole o vivere situazioni dalle quali non riescono a prendere le distanze, perché è la cosa giusta. Dicono a se stesse che non possono uscirne che sono obbligate. Molte volte ci si mettono da sole perché per assurdo è più sicuro.

Ho avuto pazienti che venivano a studio solo per avere l’alibi, davanti al coniuge o ad un familiare, per dire che avevano provato tutto, ma in realtà non volevano cambiare. Non volevano perdere la loro presunta libertà e rimanevano in situazioni invivibili poiché le uniche conosciute. Troppo disagio cambiare. Se non si è all’altezza? Se è difficile? Faticoso? Doloroso? Meglio rimanere nel pantano e piangersi addosso più che prendere in mano la propria vita e rischiare.

Così si va in ansia e si mangia. Sempre di più. Più una situazione diventa stretta e più di mangia. Più si mangia e più si ha l’illusione di fare finalmente qualcosa per se stessi. Ma è una illusione appunto. Anzi una presa in giro. Terribile e perpetuata all’infinito. Non basta essere diventati obesi, diabetici, ipertesi e che all’amico del cuore hanno tagliato un piede per il diabete. E’ quasi come se la cosa non vi riguardasse. Fosse un problema altrui. Questa è la grande fregatura. Mangiare con il proprio corpo e viverlo come se fosse di un altro. Un modo veloce per alleggerire il problema. Ma poi ci si guarda allo specchio e siete sempre lì con i vostri kg di troppo, a non piacervi, a non apprezzarvi. Il pensiero che arriva in vostro aiuto è il seguente. Non valgo niente, tanto vale mangiare almeno sono soddisfatto. Soddisfatto di che? Quando smetterai di dirti bugie ed avrai il coraggio di vedere la realtà? Sei una persona debole? Forse. Hai fatto scelte sbagliate nella vita? Probabile. Ma nel momento in cui ti guardi osservati davvero. Esisti ed hai il dovere di volerti bene, prenderti cura di te. Meriti di volerti bene anche se hai 50 kg in più. Se accetti le tue debolezze, mancanze, se capisci che nessuno è perfetto. Puoi migliorare. Se ti vuoi bene puoi perdere peso. SOLO se ti vuoi davvero bene una rinuncia non sarà frustrazione.

Pensa a cosa si fa per un figlio. Urla nel cuore della notte. Alzarsi è faticoso, specie se la mattina dopo devi lavorare, ma lo fai e culli, calmi o allatti quel bambino finchè non sta bene e si riaddormenta.

E’ un atto d’amore che va oltre la fatica e la frustrazione. Andrai al lavoro con gli occhi cerchiati o che puzzerai di latte. E’ il prezzo di quell’amore. La contropartita è che stai crescendo una persona sicura e serena a cui è stato dato amore e cura. Devi fare lo stesso con te anche se è faticoso, difficile e comporta fare scelte. Non è necessario fare tutto in una volta. Crea degli step fattibili per te.

La mia resilienza in un corpo morbido

Ho conosciuto Marianna Lo Preiato qualche anno fa. E’ una donna speciale. La sua storia “da morbida” è stata raccontata in un libro che vi segnalo, perchè molto vero, sincero. 140 pagine dedicate a tutte le donne in sovrappeso che non sanno amarsi ed aiutarle a volersi bene anche se imperfette.

Marianna Lo Preiato

La mia resilienza in un corpo morbido è stato curato da Marzia di Sessa e contiene la prefazione di Maria Teresa Ruta. Pubblicato dalla Giraldi editore nel 2019 è acquistabile anche on line.

il libro
Descrizione

Sono molti i dolori che possono lasciare impronte indelebili sulle persone, a maggior ragione se questi dolori vengono sperimentati in giovanissima età. Ognuno di noi, a modo suo, ha vissuto sulla propria pelle almeno una volta nella vita un dolore tanto forte da far mancare il fiato. I più fortunati possono raccontare di aver ricominciato a respirare non solo grazie a una propria propulsione interna ma anche grazie all’aiuto di una persona che gli è stata a fianco e che l’ha accettato nella sua totalità, difetti compresi. In queste circostanze chi sta vicino può essere una madre, un padre, una moglie, un marito o gli amici… Ma cosa accade quando sei costretto a vivere oltre alle quotidiane avversità della vita anche il rifiuto di una madre, di un marito o degli amici? Si potrà mai arrivare ad accettare se stessi nonostante il mondo intero – in primis tua madre – ti abbia rifiutato? Si può accettare il proprio corpo morbido, non conforme agli standard di bellezza che la società richiede e continuare disperatamente a voler essere felice nonostante tutto e tutti? Marzia Di Sessa racconta romanzando la storia vera di Marianna Lo Preiato, oggi donna di grande successo, moglie felice e madre realizzata, che ha fatto del suo corpo morbido, da sempre discriminato, un orgoglio, fondando l’associazione Curvy Pride, di cui ancora oggi Marianna è presidente. Grazie a questa associazione Marianna, che ha subito il rifiuto costante e perpetuato nel tempo da parte della madre, degli amici e a tratti persino del marito, accoglie tutte quelle persone che non si sentono accettate per il proprio corpo. In questo libro, Marzia Di Sessa, in un continuo confronto fra presente e passato, racconta in prima persona una storia fatta di resilienza, di traumi vissuti, affrontati e infine superati. È la storia vera di come questa straordinaria donna sia riuscita non solo a sopravvivere a ciò che ha dovuto affrontare ma sia addirittura arrivata a riconquistare la propria dignità di donna e di persona e di come sia diventata collante tra culture completamente differenti come Napoli e Bologna. Marianna, senza mai voler salire in cattedra e senza mai additare nessuno, mette a nudo la propria anima semplicemente analizzando i dolori in profondità fino a riuscire a mettere una certa distanza tra lei e il suo passato, che però mai ha rinnegato, come mai rinnegherà il suo amore per la pizza e come dice sempre lei “E magnatella ‘na pizz!”.

Breve storia con morale /settembre

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

fonte web

Dimagrire una scelta consapevole/METODO INTEGRATO della Dott.ssa SCANU

Dimagrire: una scelta consapevole

Prefazione

Autore Emanuela Scanu Editore Campi di Carta 2013

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.

Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso che propongo è una strada in salita, costellata da mille difficoltà, ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre.

Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.

E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi  del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita : mangiate nello stesso modo in cui vivete.

Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credete di aver diritto.

Mi occupo di disturbi dell’alimentazione da circa venti  anni e sono una psicologa, ma recentemente mi piace propormi come “coach alimentare” , perché ancora oggi si fa fatica a capire o ad accettare che si può aver bisogno di un aiuto esterno . Nell’immaginario collettivo lo psicologo è ancora quello che “cura i matti” ed è quindi visto in maniera negativa.

E’ per questo che il Metodo Integrato viene proposto sotto forma di Corso. Un corso grazie al quale apprendere come mangiare in modo corretto, sia dal punto di vista strettamente nutrizionale che da quello psicologico ed emozionale, in modo tale da ottenere un supporto indiretto, certamente non tradizionale, ma comunque valido.

Medici nutrizionisti o dietologi prescrivono diete, danno alcuni consigli e propongono un controllo ad un mese …  e voi siete lì con tante belle pagine, ma “soli”  ad affrontare le insidie, i dubbi e le difficoltà.

Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo  io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento.

A differenza di altri operatori, personalmente preferisco utilizzare il contatto ed il controllo del cibo, quello che generalmente si definisce in modo errato e frustrante “dieta” , come strumento e non come fine: riuscire ad imporsi un corretto approccio alimentare significa anche inserirlo in un contesto più ampio di stile di vita, di organizzazione e riordino di pensieri e sensazioni. Mi piace pensare ad  alimentazione equilibrata/controllata,   legandola al concetto assolutamente rivoluzionario di una scelta in positivo che interagisce con tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano e promuove profondi cambiamenti. In realtà mi interessa solo marginalmente cosa mangiate.

Nella concezione classica invece si pensa a “fare una dieta” imponendosi enormi sacrifici per una settimana, un mese o tre, per poi tornare a fare le stesse cose che si facevano prima e trovarsi un bel giorno ad aver recuperato i chili perduti con tanto di interessi.

Un’alimentazione sana va inserita in uno stile di vita corretto altrimenti è una forzatura e prima o poi l’impegno si esaurisce, s’interrompe con grosse ripercussioni sul fisico, che fa sempre più fatica a smaltire i kg accumulati, e per la psiche, che ogni volta si ritrova l’autostima nel baratro.

Durante il mio percorso professionale ho raccolto centinaia d’informazioni e grazie al confronto con le persone che si sono affidate a me ho potuto intraprendere la strada per sviluppare il mio Metodo.

Il Metodo è sempre in aggiornamento , perché continuano a crearsi situazioni nuove che impongono variazioni e diversi punti di vista: nuove scoperte scientifiche che sostituiscono le precedenti, la diffusione delle intolleranze alimentari, il crescendo di uno stile di vita sempre più dinamico e competitivo che innalza a dismisura i livelli di stress ed insoddisfazione, le incertezze economiche e lavorative, l’aumento di persone che scelgono il biologico o fanno la scelta di vita vegetariana o vegana.

Il Metodo – Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da  chiunque in qualsiasi momento bensì è qualcosa da adattare ed è in continua evoluzione. Non è un modello statico, ma dinamico.

Alcuni consigli utili per una persona possono risultare inadatti per un’altra, questo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo gli stessi strumenti di comprensione, i tempi di apprendimento sono diversi anche se a volte alcune problematiche si presentano in modo simile. Le storie ed i vissuti delle persone rappresentano un’infinita varietà,  quindi non è possibile proporre un unico modello valido per tutti, ma sicuramente una cosa vi accomuna: la mancanza di amore verso voi stessi.

Questo sarà un argomento  focale del programma: imparare a  prendervi cura di voi stessi e trovare il modo di valorizzarvi, anche attraverso semplici consigli di look e stile .

In questa sede inoltre saranno indicati i principi base della scienza dell’alimentazione, proposti in sostituzione di concezioni errate molto diffuse e radicate. A volte si è assolutamente certi di aver fatto scelte light, oppure di aver mangiato in modo corretto ed in giuste porzioni ed invece non è così. La tradizione culinaria  italiana è spesso ricca di errori, nutrizionalmente parlando, perché nata principalmente nell’immediato dopoguerra, quando le brave mamme italiane riuscivano a sfamare tante bocche avendo a disposizione spesso ben poco. Ma quel tipo di alimentazione oggi non può essere riproposta alla lettera, va rivisitata.

Analizzeremo le situazioni psicologiche più comuni che portano ad un aumento di peso, tra queste ognuno potrà riconoscere almeno parte della propria esperienza ed avere la possibilità di fare dei cambiamenti. Se siete curiosi di mettervi alla prova e volete intraprendere un cammino responsabile nella vostra vita continuate a leggere: io vi accompagnerò.

“Tutto o nulla” il pensiero che non ti fa perdere peso

“Se sgarro anche solo con una caramella, tutta la dieta è andata”, “Se accetto l’invito di stasera ogni sacrificio sarà stato inutile”, “se è amica con quella può pure scordarsi di me”, “se non mi sta bene quel vestito allora non compro nulla”,

Vi siete rivisti in una o più delle affermazioni proposte? Allora utilizzate il pensiero dicotomico!

Il pensiero dicotomico, è anche detto del “tutto o nulla”, è di fatto una distorsione cognitiva, in base alla quale si tende a pensare agli antipodi (anche detto pensiero polarizzato!): ovvero tutto bianco o nero ( i due opposti appunto!)

Usare questi schemi così estremi non è certo un vantaggio, perché non permette di cogliere i numerosi aspetti che stanno nel mezzo (le sfumature dei grigi per intenderci!!) Infatti con questa modalità di pensiero ogni evento della nostra esistenza sarà una enorme fortuna o una immane tragedia. Non possiamo vedere se una cosa in apparenza negativa in realtà ci porterà dei benefici che non avevamo previsto (e vi assicuro che molte volte è così, ma non abbiamo gli occhi per vederli!)

Praticamente nella nostra testa appare questo tranello:  “questo oppure quest’altro”. Sembra inconcepibile che possano esistere due realtà opposte contemporaneamente. Essere a dieta e sgarrare ad esempio. Niente di più facile! Il mangiare in eccesso, con il suo conseguente aumento di peso, serve a compensare dei bisogni. Nel momento in cui ci mettiamo a dieta anche per tutte le più serie motivazioni del mondo è molto facile sgarrare perché siamo frustrati. Ma non dalla mancanza del cibo come crediamo, ma dalla mancanza della compensazione del bisogno e quindi cadiamo nella trappola.

“Ho mangiato delle patatine a questo punto la dieta è rovinata tanto vale che le mangio tutte”. Se fate questo ragionamento state attuando il pensiero dicotomico e questo non è affatto un vantaggio per la linea.

Vi state chiedendo perché? Perché se usciti da questa dicotomia del tutto o nulla potendo scegliere quando e cosa mangiare, perché sarete liberi di farlo solo e quando ne avrete davvero bisogno e non solo perché siete stanchi, delusi, arrabbiati o altro.

Bisogna accettare il fatto che non siamo perfetti e che ogni strada vogliamo intraprendere non sarà lineare, ma piena di curve, buche e deviazioni e dobbiamo imparare a fronteggiare ogni genere di imprevisto.

Quando si è a dieta è normale avere fame o credere di averne. Allora che facciamo mangiamo e chi se ne frega della dieta?

No certo perché poi arrivano i sensi di colpa che ci costringono a mangiare ancora per compensare l’ansia oppure a saltare i pasti che poi ci portano a mangiare più del previsto al pasto seguente. Visto? Con questa modalità di pensiero non c’è via di uscita; non si dimagrisce.

Quando decidiamo di metterci a dieta mettiamo in conto che arriverà il momento in cui la tentazione si farà sentire e se cediamo non accade nulla. Significa solo che per raggiungere il traguardo avremo bisogno di un po’ più di tempo. Temo quelle persone che per una settimana fanno tutto perfettamente. Perché cadranno e quando accadrà abbandoneranno l’impresa. Preferisco le persone che ammettono, anche con se stesse, che sono cadute e allora si cerca di capirne il perché e si creano le situazioni affinchè non accada di nuovo o più raramente e questo non significa rinunciare alla dieta, ma capire i significati delle nostre scelte e bisogni che il cibo tiene nascosti e pian pianino raggiungere l’obiettivo della perdita di peso.  

Nel percorso dal bianco al nero e viceversa imparerete tante cose di voi  anche tante capacità che non credete di avere, ma solo se metterete abbastanza amore per voi stessi di ammettere di non essere perfetti e volervi bene comunque. Si anche questa è una dicotomia che dovete imparare a far convivere!!

Menopausa: meno disagi con lo Yoga Ormonale

Sto facendo ricerche per il mio prossimo libro in un capitolo del quale si affronterà il tema della menopausa e relativi disagi ed ho fatto una scoperta che condivido con voi. Forse per qualcuno lo yoga è materia nuova mentre per altri è una disciplina praticata regolarmente. Io mi ci sono accostata timidamente qualche anno fa quando per questioni fisiche non mi era più possibile praticare il fitness ad alto impatto che ho praticato per una vita. Mi sembrava una pratica molto lontana da me invece è stata una vera illuminazione tanto che la mattina, “quasi” tutte le mattine lo ammetto, mi ci dedico 15/20 minuti e devo dire che la giornata parte con il ritmo giusto. La connessione mente corpo permessa dalla corretta respirazione e giusti movimenti permette di essere più sciolti e con la mente sgombra.

Personalmente ho fatto un collage di pratiche poiché approfitto del momento anche per fare alcuni esercizi che il fisioterapista mi ha indicato anni fa per la postura ed anche quelli che la ginecologa mi ha consigliato per mantenere tonico il pavimento pelvico che si sa come per tutti i muscoli perde consistenza.

Tornando al tema del titolo ho scoperto in prima persona che nel periodo della pre e menopausa, quando gli ormoni fanno un po’ come vogliono e creano sbalzi d’umore, perdita di memoria ed insonnia lo yoga è un ottimo alleato. Esiste poi una pratica specifica chiamata Hormone Yoga Therapy, ideata da Dinah Rodriguez una psicologa ed insegnante di yoga, che agisce sulla produzione di ormoni andando a stimolare le ghiandole apposite. Basato sulla fisiologia femminile la dottoressa Rodriguez ha creato una sequenza di asana specifici (Asana sono posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga.) che stimolano le ovaie, l’ipofisi, la tiroide e le ghiandole surrenali come un massaggio interno.

La pratica deve essere continua e regolare unendo l’effetto delle posture/posizioni (asana) con le tecniche di respirazione (pranayama) secondo i principi energetici tibetani. La pratica della HYT (hormone yoga therapy) prevede esercizi semplici che è possibile fare tranquillamente a casa, esistono anche APP e video tutorial, ma se iniziate con un istruttore certificato vi potrà far comprendere al meglio gli esercizi e correggere eventuali errori. In Italia questa pratica è stata introdotta da Carla Nataloni andate a cercare sul Web i video dei suoi seminari se volete saperne qualcosa di più.

I risultati sull’umore sono davvero incredibili e di conseguenza anche il rapporto con il cibo che spesso è causa di aumento di peso. La sequenza malessere, mangiare, mangiare troppo e kg in più subisce un drastico rallentamento! La sensazione di rilassamento (io la chiamo pace sul mondo) non sarà scalfita dagli eventi negativi del quotidiano e riuscirete a vedere alcune cose in modo più chiaro ed immediato. Leggi  “risposta al problema efficace e soddisfacente”!

Nella nostra cultura alla parola menopausa si associa spesso quella di calo di vitalità, ma non deve essere per forza così. E’ un momento di cambiamenti fisiologici  non una malattia. Possiamo solo sceglierla in modo di viverla in modo positivo o negativo dipende da noi. Ma se decidiamo di prenderci cura di noi in un periodo in cui sembra una perdita di tempo e riusciamo a darci un valore nuovo allora sì che diventa un’opportunità.  Un’occasione per conoscere i meccanismi del nostro corpo che lo yoga facilita. Attivando il metabolismo avremo meno cefalee, nervosismo, ritenzione idrica ed insonnia. La libido (questa sconosciuta in menopausa!) si riattiva facendo ritrovare il desiderio sessuale. Molti degli effetti spiacevoli dovuti alla diminuzione degli estrogeni quali pelle secca, rischio di osteoporosi e problemi articolari con lo yoga ormonale migliorano sensibilmente. Viene anche consigliato di associare una alimentazione particolare per aumentarne i benefici che prevede una decisa riduzione di proteine animali a favore di quelle vegetali e tanta frutta e verdura cruda. Non ci sono particolari controindicazioni, ma non è consigliato nei casi di tumore al seno o nell’endometriosi per cui nel dubbio chiedete sempre un consiglio al vostro ginecologo di fiducia.

Storia breve con morale/ agosto

Si narra che in un regno antico vivesse un uomo conosciuto ovunque per la sua saggezza. All’inizio egli dava consigli solo ai suoi familiari e agli amici più cari. La sua fama, tuttavia, crebbe a tal punto che lo stesso sovrano iniziò a chiamarlo spesso al suo cospetto per chiedergli consiglio.

Ogni giorno giungevano molte persone per ricevere i suoi preziosi consigli. Tuttavia, il saggio notò che varie persone si recavano ogni settimana e gli raccontavano sempre gli stessi problemi, quindi ricevevano sempre lo stesso consiglio, ma non lo mettevano in pratica. Era un circolo vizioso.

Un giorno il saggio riunì tutte quelle persone che chiedevano spesso consiglio. Allora raccontò loro una barzelletta molto divertente, tanto che quasi tutti scoppiarono a ridere. Dopo aver aspettato un po’, raccontò di nuovo la stessa barzelletta. Continuò a raccontarla per tre ore.

Alla fine erano tutti sfiniti. Dunque il saggio disse loro: “Perché non potete ridere tante volte della stessa barzelletta, ma potete piangere migliaia di volte per lo stesso problema?”.