I cambiamenti fanno paura, ma anche rimanere impantanati in una vita che non ci appartiene non è il massimo! La mia proposta per il mese di luglio è aiutarvi ad effettuare i primi piccoli cambiamenti necessari ad una svolta più importante. Ogni giorno sui social vi darò occasioni di riflessione per poter vivere la vostra vita con consapevolezza migliorando ciò che è possibile ed imparando ad accettare ciò che non è possibile modificare. A volte abbandonare la zona di confort può sembrare destabilizzante, ma se fatto per un fine che ne valga la pena diventa accettabile.
Il vostro compito è acquistare un quaderno che sarà vostro alleato e testimone del cambiamento da oggi in poi. Pronti a partire? Unico requisito essere onesti con se stessi.
Vi aspetto da domani per iniziare a compilare il vostro quaderno di crescita personale!
Perché sazietà e pienezza non sono la stessa cosa. Sottostanno a processi fisiologici diversi: uno riguarda un aspetto chimico e l’altro un aspetto meccanico!
Quando siamo sazi vuol dire che abbiamo appagato la fame ed i relativi bisogni del corpo in termini di nutrienti ed energia ed in genere si raggiunge con cibi considerati sani dal nostro corpo. Può accadere invece di sentirci pieni, e non sazi, dopo aver mangiato alimenti che letteralmente si gonfiano nel nostro stomaco, ma da cui traiamo pochi elementi nutritivi adeguati. Accade perché ad un certo punto la distensione delle pareti dello stomaco aumenta per la presenza di cibo e la sensazione di pienezza varia tremendamente secondo il genere di alimento consumato. Ci sono occasioni in cui si supera il livello abituale di pienezza, come a Natale o eventi particolari dove ci si sente “autorizzati” a mangiare di più del necessario.
Per alcune persone la sensazione di pienezza deve essere raggiunta ad ogni pasto. Gran parte della nostra percezione del gusto e della pienezza ha origine dai ricordi e dalle esperienze passate. In alcune famiglie non c’era cibo sufficiente e alcuni hanno appreso che abbondare nelle porzioni “di più è meglio” altri che non potevano accedere ad alcuni cibi perché severamente vietati in casa si rivolgono a quei cibi fino allo sfinimento.
Utilizzando la consapevolezza, e per questo un grande aiuto proviene dalla Mindful Eating, ci si può rendere conto che continuare a mangiare (che sia in un pasto a tavola o in piedi davanti alla credenza) spesso ha a che fare con altri problemi che non sono soltanto il desiderio di sentirti pieno. C’è la pressione sociale del gruppo, volere integrarsi nella festa, oppure cedere (più volte) all’incoraggiamento di prenderne ancora. Oppure puoi diventare consapevole di usare il cibo per ammazzare la noia o altre emozioni, se non addirittura per esprimere il tuo Sé ribelle.
Notare questi pensieri abituali e queste abitudini può aiutarti a sintonizzarti e regolare la quantità corretta di cibo. E non esiste affatto un’unica risposta giusta. Un piccolo spuntino ha senso se mangerai un pasto completo entro una o due ore; un pasto più pesante può avere senso se sai che dovrà sostenerti fino a cena. Sintonizzandoti con la pienezza di stomaco, potrai avvertire meglio l’arrivo della pienezza dopo ogni boccone, quindi puoi terminare i pasti sentendoti bene e non fastidiosamente pieno. Con il tempo apprenderai anche come certi alimenti hanno effetto sulle sensazioni di pienezza nel bene o nel male. Questa informazione ti permetterà di prendere decisioni più sagge su cosa mangiare, quanto e quando fermarti.
Il giudizio è insito nella natura umana, ha una sua funzionalità che dalla notte dei tempi ad oggi ci ha permesso di adattarci. Giudichiamo costantemente anche quando questo porta a delle conseguenze con noi stessi e con le persone con cui ci relazioniamo. Astenersi dal giudizio è una pratica incoraggiata da tutte le discipline di derivazione orientale ed il non giudizio è uno dei sette pilastri della mindfulness.
Sembra che nella vita di noi occidentali il giudizio faccia da padrone nei nostri rapporti interpersonali anche quando “palesemente” ci fa star male.
Esistono persone pagate per decidere il valore di un immobile, un gioiello, il costo di una ristrutturazione. Professionisti che seguendo dei parametri stabiliti da un certo settore “monetizzano” oggetti o lavori e fin qui nulla da eccepire. Non ci sentiamo svalutati come persone se un perito valuta la nostra macchina o la nostra casa meno di quello che pensavamo anche se possono essere piene di ricordi ed emozioni poiché si riferiscono a prezzi di “mercato”.
Nel nostro quotidiano riceviamo comunque “valutazioni” non richieste e spesso inopportune specialmente se riguardano il nostro corpo. Essere troppo magro, troppo grasso, avere i brufoli, piedi o denti grossi spesso è fonte di commenti che sono vissuti sempre come critica.
Sei dimagrita, sei ingrassata, non mangi nulla? hai mangiato troppo…. Frasi dette spesso in modo spontaneo, ma che rivelano invidia e giudizio.
Chi ha problemi ad accettare il proprio corpo o parti di esso è molto suscettibile ai commenti che riceve. Vi faccio un esempio pratico: se una persona si percepisce grassa, indipendentemente se lo è o meno nella realtà, ed incontra nella sua giornata nove persone che le dicano quanto stia bene non le prenderà in considerazione, ma se arrivata alla sera ne arriva una che dice: ti sei ingrassata? Questo farà crollare tutto il suo mondo, poichè sarà la conferma ai suoi pensieri.
La gente spesso parla a vanvera, molte volte è cattiva. Ne fanno le spese le persone con scarsa autostima che faticano a prendersi in carico, a volersi bene ed accettarsi per quello che sono (alte, basse, magre, grasse, capaci o non capaci a fare qualcosa!!).
Per questo dovremmo fare attenzione al nostro atteggiamento giudicante che si inserisce come un pilota automatico sia che stiamo osservando persone in costume mentre siamo al mare sia se stiamo sorseggiando un aperitivo durante lo struscio! L’atteggiamento giudicante s’insinua anche in famiglia tra i coniugi o tra genitori e figli. Un figlio che si sente sempre valutato, è contemporaneamente svalutato, e potrà decidere di dare il massimo per avere la vostra approvazione o fare il minimo indispensabile, perché tanto non servirà a cambiare il giudizio dei grandi. Sarà difficile per lui confrontarsi in modo maturo nel mondo adulto, perché crederà di non essere mai abbastanza e il non impegno, e quindi il non risultato, lo confermerà!
Bisognerebbe impegnarsi a comprendere le conseguenze delle nostre parole o comportamenti e rieducarli sulla base dell’affetto e del rispetto verso un’altra persona. Certo ognuno ha il diritto di pensarla come vuole o avere le proprie opinioni, ma se non sono direttamente richieste magari a volte è meglio “trattenersi”.
Sembra quindi chiaro che un atteggiamento giudicante ha un effetto negativo sulle nostre relazioni. Dalle critiche all’arrabbiatura al non salutarsi più il passo è spesso breve! Imparate a focalizzarvi sui fatti senza giudicarli e senza giudicare chi la pensa diversamente da te.
Le emozioni possono fuorviarci se rimaniamo in un atteggiamento giudicante spesso siamo assaliti da una sensazione sgradevole, o farci sentire tristi o incompresi.
Rimanere fermi in posizione giudicante significa anche non imparare nulla di nuovo. L’incapacità di vedere con occhi diversi impedisce di trovare nuove soluzioni e quindi portare al cambiamento.
Imparare il non giudizio è comunque possibile se applicato quotidianamente. Iniziamo ad osservarci riconoscendo i pensieri giudicanti e come si presentano, se riusciamo a descrivere i fatti reali (quelli percepibili dai nostri 5 sensi per essere precisi!), se riconosciamo le emozioni che ne derivano. Pronti a lavorare?
Quando si inizia ad ingrassare ci si preoccupa della lampo che non sale, dei pantaloni che non si chiudono e dei rotolini che si intravedono dalla maglietta, ma il motivo di preoccupazione dovrebbe andare in ben altra direzione. Ci sono situazioni e relazioni che “ci stanno strette” ancor prima degli abiti. Non è facile scappare in certi frangenti e la soluzione più semplice è quella di rifugiarsi nel cibo. Una soluzione apparentemente innocua che ci porta in una direzione ancora più difficile da gestire.
Alcune persone sono tossiche, ci tolgono energia, sono giudicanti. Spesso non si sa come rapportarcisi, a volte si è troppo arrendevoli. Quante volte dopo certe situazioni ci siamo detti: avrei potuto rispondere così, perché mi sono fatto mettere i piedi in testa, ancora una volta mi ha fregato? Situazioni in cui non si è riusciti a tenere testa a persone che in fondo non sono neanche buone per noi. E questo genera ansia perché non ci è piaciuto essere stati trattati “male” o “svalutati” e conflitto con noi stessi perché in fondo “è colpa nostra” se è successo.
Molte persone non sanno gestire questa ansia che sale e trovano conforto nel cibo. Ci sono ragioni lontane per cui il cibo diventa la panacea di tutti i mali. Dal primo momento di cibo/amore che riceviamo alla nascita, alla caramella che ci davano da bambini per dimenticare “la bua”, delusioni d’amore condivise con l’amica del cuore ed un gelato e via discorrendo.
E’ che il cibo è socialmente accettabile rispetto ad una droga, ma la funzione è la stessa così come le aree cerebrali predisposte ad accogliere le sensazioni di piacere che ne derivano.
Spesso ci si accorge che qualcosa non va dopo aver preso 18/20 kg ed è difficile far tornare indietro l’ago della bilancia così come cambiare alcuni comportamenti (leggi schemi mentali). Una paziente venne da me perché non riusciva a perdere peso. In effetti non riusciva a seguire nessuna dieta per l’ansia che la sovrastava. Nei suoi racconti sono emerse alcune “pecche” come quella di aver accettato di andare a vivere vicino alla suocera (molto giudicante) per amore del compagno, essersi proposta a risolvere situazioni della famiglia per essere accettata a considerata per poi finire per essere esausta, sfruttata ed anche umiliata!
Abbiamo dovuto lavorare sull’amore verso se stessa, sul giudizio, sul bisogno di essere accettata e sulla capacità di fare scelte buone per se stessa prima di poter portare a termine con successo una dieta. Spesso mi guardava e mi diceva: “ma possibile che me ne sono accorta dopo 4 anni e 20 kg?”
La verità è che ognuno ha i suoi tempi per capire ciò che non va ed avere il coraggio di affrontare una situazione vecchia con nuovi strumenti. Non per tutti è facile chiedere aiuto e a volte neanche le amiche ed i compagni sono sinceri quando ci dicono che stiamo bene salvo poi uscirsene un bel giorno dicendo: “ti sei ingrassata/o” e da lì crolla un muro. Perché solo allora ci si accorge che prima di stare stretti i vestiti ci stanno strette situazioni o persone. Ma forse quello che manca veramente è la cura e l’amore per noi stessi, quello che spesso chiamo “sano egoismo” e che tante persone faticano a comprendere se non quando è davvero tardi ed i danni avvenuti.
C’è una differenza sostanziale tra le metamorfosi del differenziamento cellulare e le metamorfosi anomale delle cellule neoplastiche. Queste sono dette fuorilegge perché non seguono più il destino normale delle cellule in cui avviene una mutazione. Le cellule neoplastiche si differenziano sempre di più mutando di continuo i loro antigeni di membrana e traendo in inganno il sistema immunitario che tenderebbe ad identificarle ed eliminarle.
Metamorfosi chirurgiche
Non si rinuncia mai volentieri ad una parte di sé, anche se malata. Ricordiamo di quando da bambini volevamo conservare i dentini, o un operato di calcoli li vuole vedere in un bicchierino… A seguito di un intervento chirurgico per eliminare le cellule patologiche possiamo trovarci di fronte a trasformazioni in cui il chirurgo oltre ad aver prodotto una mutilazione ha inventato nuove condizioni anatomo-funzionali come può accadere in una laringectomia o una colonstomia ad esempio. Oppure l’amputazione di un arto o l’eliminazione di un seno o di una parte di questo.
Metamorfosi psichiche
Le trasformazioni dovute alla malattia creano una modificazione della body image ed il riapprendimento di funzioni del corpo. Questo cambia notevolmente la propria condizione sperimentale sui rapporti tra corpo e mente. Il vissuto di una trasformazione chirurgica è sempre dolorosa. In un modello psicoanalitico è riconducibile alle tematiche della castrazione e del lutto. Dopo l’intervento il paziente cerca, rispecchiandosi nello sguardo dei curanti e dei familiari, o in uno specchio vero e proprio, la consueta immagine di sé, un’immagine che teme mutata. Quello che scopre è un nuovo organo o la mancanza o amputazione di questo e lo vive come un corpo estraneo o una assenza. Il paziente ne resta spaesato, come se la mente non si sente più di casa del corpo.
Riflessioni da “Metamorfosi e cancro”
di Nesci e Poliseno miei docenti e “mentori” durante i corsi di psico-oncologia presso Università Cattolica del Sacro Cuore Roma ormai 20 anni fa.
Solidarietà e prevenzione le parole simbolo di questa manifestazione che in concreto ha visto 50,000 persone che hanno creduto e sostenuto questo progetto che si rinnova da ben 23 anni grazie all’entusiasmo del Prof. Riccardo Masetti, le fantastiche donne in rosa, i volontari, le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rossana Banfi con la perfetta organizzazione di Komen Italia.
Grazie anche a vecchi e nuovi amici tra i partner ed istituzioni che si sono resi disponibili per la buona riuscita di questo fine settimana intenso iniziato giovedì scorso. 1500 prestazioni effettuate a scopo preventivo e numerosi momenti ludici per adulti e bambini, senza dimenticare il ricco elenco di conferenze ed incontri tematici.
La Race for the Cure è finalmente tornata e oggi ha battuto il record più importante, quello del ritorno alla normalità.
Per gli amici di altre zone d’Italia questi i prossimi appuntamenti: Bari 13 – 15 maggio Napoli 20 – 22 maggio Bologna 16 – 18 settembre Brescia 23 – 25 settembre Matera 30 settembre – 2 ottobre e in Abruzzo grazie al Comitato di Pescara 7 – 9 ottobre
Inaugurato ieri al Circo Massimo il villaggio della Komen Italia per la prevenzione con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative. (ve ne ho parlato qui: https://emanuelascanupsicologa.com/2022/05/03/il-villaggio-della-prevenzione-by-komen-italia/) Il villaggio sarà attivo fino all’8 maggio con il tradizionale appuntamento con la Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo per la lotta ai tumori del seno che attraverserà, oltre Roma, 6 città italiane: Bari, Napoli, Bologna, Brescia, Matera, e Pescara. con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative.
l’inaugurazione di ieri al circo massimo
Quest’anno la “Race for the Cure” avra’ una sigla musicale “La nostra amica sempre”, canzone “donata” da un artista attiva sul fronte delle donne: Giovanna Gattuso, singer-songwriter, performer, Vocal coach e pluri premiata ai Los Angeles Music Award come autrice ed interprete.
Giovanna Gattuso con il Prof. Masetti Presidente della Komen Italia
Giovanna arriva a Roma da Los Angeles quattro anni fa e motivata dalle tematiche femminili entra a far parte dell’associazione Fidapa BPW sezione Roma. Nel breve forma un coro non professionale nella sua sezione ed e’ proprio grazie all’incontro con questa realta’ che decide di scrivere canzoni a sostegno e supporto delle donne.
Giovanna Gattuso con la madrina della manifestazione Rossana Banfi
Ed e’ proprio durante la manifestazione del 2021 che Giovanna incontra il Professor Riccardo Masetti, direttore del Centro integrato di senologia all’Universita’ Cattolica – Policlinico Genelli di Roma e presidente della Komen Italia per la lotta ai tumori al seno che organizza la Race for the Cure, che decide di donare alla manifestazione la canzone.
“E quando incontri qualcuno che ti prende per mano ti porta per mano in un mondo migliore …” dice la canzone. Un inno all’amicizia, la condivisione ed il supporto reciproco. Ed e’ infatti nel ritornello: “sei tu, sei tu….”, il significato profondo dell’essere uniti/e in manifestazioni fondamentali per la ricerca come la Race for the cure.
E poi l’invito dell’organizzazione a Giovanna Gattuso di formare un coro per le donne in rosa del Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in oncologia.
Spesso viene fatta una distinzione tra malattie somatiche e malattie psicosomatiche. I supposti determinanti delle prime sarebbero agenti fisici o biologici, mentre per le seconde entrerebbero in gioco cause di tipo emozionale. In realtà dagli studi sullo stress appare chiaro che “stressor” di varia natura (fisica, biologico, psicosociale) possano direttamente o attraverso una mediazione emozionale, influenzare il terreno biologico sul quale si inserisce la malattia. Alcune malattie possono ancora oggi essere considerate come prodotte da un’unica causa, ma nella maggior parte la causa è multifattoriale. Anche nel caso in cui un agente patogeno appare strettamente connesso ad una particolare malattia, è possibile individuare una serie di concause dotate di potere patogeno a livello biologico.
Ogni malattia dove sia individuabile un agente patogeno principale, infatti può essere vista come la risultante di due fattori: l’aggressività dell’agente patogeno da un lato e le condizioni dei sistemi biologici di difesa (il terreno) dall’altro.
Lo sviluppo e il decorso della malattia somatica dipendono dal reciproco equilibrio di questi due fattori. Un sistema di difese particolarmente efficiente può compensare una esposizione a un agente patogeno particolarmente aggressivo, mentre un agente generalmente innocuo può scatenare una malattia in condizioni di deficit delle difese biologiche.
E’ stato calcolato che in un soggetto normale avvengono usualmente delle mutazioni cellulari di tipo tumorale; in condizioni fisiologiche tuttavia, queste cellule vengono eliminate dall’organismo dalle difese immunitarie (teoria della immunosorveglianza). In condizioni di depressione del sistema immunitario per ragioni di varia natura, tra cui condizioni di stress patologico, il ritmo della mitosi cellulare supera la capacità di controllo e si può avere lo sviluppo di un tumore. Per determinare la suscettibilità alla malattia vengono considerati i tre sistemi biologici: il sistema endocrino, il sistema nervoso vegetativo ed il sistema immunitario-
Liberamente tratto da Stress, emozioni, malattia (introduzione alla medicina psicosomatica)di Paolo Pancheri edizioni scientifiche e tecniche Mondadori
Edito da Mondadori è un libro “vecchiotto”, ma ancora molto attuale. Spiega in modo semplice e diretto tutto ciò che concerne una delle malattie più temute del secolo. Tra gli argomenti trattati: la lotta contro i tumori al seno ed i melanomi, i pericoli del fumo, l’importanza della prevenzione, le terapie alternative.
“…per capire come mai il tumore sia così diffuso si ricordi che le probabilità del suo insorgere crescono con l’avanzare dell’età. E poiché l’uomo d’oggi vive più a lungo il numero delle persone colpite risulta più elevato. La correlazione tra età e tumori è tale che se vivessimo oltre i 100 anni il tasso di mortalità per tumore salirebbe al 50% e se per ipotesi vivessimo ancora più a lungo probabilmente moriremmo tutti di tumore…”
Queste tra le considerazioni iniziali del Prof. Veronesi che affronta poi gli importanti aspetti della prevenzione ed anticipa il tema delle terapie “alternative” oggi definite complementari a riprova della grandezza del personaggio così aperto alle innovazioni e con una visione d’insieme del problema e della persona. Tratta anche del pericolo di affidarsi a “santoni” e “stregoni”, poiché si è molto vulnerabili se il problema riguarda noi, nostra madre o nostro figlio. Accettare una mastectomia, o l’amputazione di un arto è davvero difficile e se viene proposta un’alternativa meno drastica siamo tentati di provare, ma alcune persone approfittano di questo dolore e vulnerabilità a scopo di lucro.
“ E’ vero che la medicina ufficiale ha talvolta ostacolato idee nuove e brillanti, ma i contrasti che sorgono all’interno del mondo scientifico non giustificano, specie nella cura del cancro, la diffusione di metodi antiscientifici, o per lo meno ascientifici…” sostiene il professore.
L’ultimo capitolo del libro s’intitola “Dieci piccoli comandamenti” e rappresenta un decalogo di prevenzione formulato coinvolgendo un gruppo di ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo ancora attuale a riprova che le buone pratiche non passano mai di moda.
Alla luce della recente pandemia definire ancora il tumore il male del secolo sembra davvero riduttivo. Lo diventa ancora di più se consideriamo il fatto che abbiamo testimonianze inequivocabili della cultura assira, babilonese o egizia in cui si cercavano mezzi per curarlo. Prove che Atossa, la figlia del Re di Persia vissuta 500 anni prima di Cristo era affetta da tumore al seno, ed ancora prima un dinosauro affetto da tumore alle ossa come documenta il suo scheletro al Museo di storia naturale di Londra.*
E’ anche tristemente vero che malgrado le conoscenze scientifiche e la prevenzione il tasso di mortalità è ancora davvero alto. Alcune cellule impazziscono, dimenticano quale era il loro ruolo, ritornano ad una situazione embrionaria ed iniziano a proliferare e disseminarsi e per noi è l‘inizio del baratro. Una diagnosi di tumore fa paura. Tumore uguale sofferenza e morte difficile non avere questi pensieri anche se non abbiamo avuto esperienza diretta nella nostra famiglia. La morte è un argomento tabù anche se come diceva mia madre: è l’unica cosa giusta perché arriva per tutti. Ovvero è qualcosa che riguarda tutti da vicino, ma di cui non vogliamo neanche sentire parlare. Non siamo capaci di affrontarlo senza paure e senza difese.
Non sta a me elencare le cause principali che causano o con – causano l’insorgenza di un tumore, ma sicuramente sistemi di vita ed alimentazione sregolata non aiutano. Anche lo stress della vita moderna ci rema contro come evidenziano i più recenti studi tra i rapporti tra corpo e mente, il somatico e lo psichico, i vissuti/comportamenti e relazioni biologiche/malattia.
La prevenzione rimane sempre il nostro miglior alleato, ma se ci capita da essere investiti da una cosa così spaventosa come reagiamo? A cosa possiamo attaccarci per non rimanere sconfitti? Ci sono terapie che ci possono sostenere oltre che curare? Come si può aiutare la famiglia? Come si può rendere il meno traumatico possibile un evento o una perdita per i bambini?
Liberarsi dal dolore fisico e psicologico è possibile? Il dolore acuto o cronico che sia è inumano, la sopportazione oltre i limiti di sopportazione è degradante, perché prima la persona della dignità. I nuovi strumenti a disposizione nella terapia del dolore ci danno speranze per il futuro.***
Questo è l’argomento del mese di maggio. Un argomento difficile, ma di cui è giusto parlare, perché a volte si ha anche paura a fare domande. Cercherò di rispondere anche ai vostri quesiti, se ce ne saranno, con uno sguardo di speranza che non guasta mai!
*da Un male curabile (Umberto Veronesi)
**da Stress , emozioni e malattia (Paolo Pancheri)