Il nome simbolo di indentità

Dare un nome ad un nascituro sembra una cosa scontata sulla quale non c’è niente da dire : si fa e basta.  Vorrei farvi notare come invece questo atto risulti avere tantissime sfaccettature psicologiche, sociali e personali per l’individuo che lo riceve e quindi rappresenta un atto di grande responsabilità.

Già nel mondo antico l’imposizione di un nome aveva contemporaneamente il significato di potere sul denominato e di determinare magicamente la sua personalità.

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Il nome inteso come rappresentazione di sè e simbolo della propria identità psicosociale è un oggetto di studio insolito, forse perchè è così importante da essere scambiato per cosa trascurabile, così immediato e presente da essere percepito senza storia, così personale ed al tempo stesso di chiunque lo pronuncia da essere considerato di nessuno, così voluto da altri da essere ritenuto fortuito, così carico di significati da sembrare senza significato. Sono i paradossi che rispecchiano i contenuti di un discorso tridimensionale che va alle radici socioculturali e storiche, considera gli aspetti logico-linguistici e semantici del nome e si sofferma sui risvolti psicologici della denominazione.

Colui che stabilisce un nome è colui che crea e che forma ciò che ha plasmato. L’atto della denominazione è antico come il mondo e si rinnova continuamente. Ogni volta che denominiamo un altro, rinnoviamo il riconoscimento della sua identità. La modalità e il livello di accettazione del proprio nome diventa così l’espressione del benessere della personalità.

 

Fonte Ed.Kappa “Il nome simbolo d’identità” collana Psiche e quotidianità

L’educazione è una questione di atteggiamenti

La definizione di educazione corrisponde al “Metodico conferimento o apprendimento di principi intellettuali e morali, validi a determinati fini, in accordo con le esigenze dell’individuo e della società”. Semplice, chiaro e lineare. Il problema si pone dalla teoria alla pratica dove gli attori coinvolti spesso si trovano in difficoltà.

Per qualche genitore non è facile da comprendere che i figli non sono fatti per soddisfare le loro esigenze ed aspettative e tantomeno per compensare desideri e frustrazioni. Neppure i genitori più attenti si rendono conto che in modo consapevole o inconsapevole riescono a condizionare le scelte dei figli. In generale è necessario interrogarsi spesso su quale strada si stia tracciando per loro.

Il Prof. Giovanni Bollea diceva che “le mamme non sbagliano mai” , ma ogni tanto fermarsi per capire dove si sta andando e magari raddrizzare il tiro potrebbe essere saggio, perchè il mestiere di genitore non lo insegna nessuno e qualche errore sicuro si commette anche se in buona fede. Già dalla nascita è necessario considerare il bambino come un essere vivente con la sua unicità e degno di essere accettato incondizionatamente. Cosa può fare un genitore per aiutare il bambino ad esprimersi liberamente, su quali strumenti può contare?

Fondamentale è l’osservazione per comprendere le naturali inclinazioni del bambino, poi il dialogo per canalizzare tali inclinazioni e permettergli di parlarne. Necessaria l’empatia per sostenere , spronare, incentivare e motivare. Per fare questo occorre una grande apertura mentale e rappresentare un supporto positivo. Fondamentale permettergli di esprimere dubbi, preoccupazioni, timori senza il timore di essere giudicato. Essere sinceri sostenendo il senso di realtà specie quando si avvicina il momento di fare scelte importanti.

ATTACCHI DI PANICO

Gli attacchi di panico sono ripetuti e brevi episodi di angoscia acuta che si manifestano in modo improvviso e senza un’apparente causa. I sintomi somatici principali sono la tachicardia, una forte sudorazione, senso di svenimento e una morsa al torace; a questi sintomi del corpo si aggiungono quelli psicologici come la paura improvvisa di morire, di perdere il controllo, di sentirsi estranei a se stessi e alla realtà.

Perche’ insorge un attacco di panico?

Qualcosa di importante dentro la persona è stato soffocato, non ascoltato e attraverso l’attacco di panico questo “qualcosa” tenta di uscire, di fare sentire la propria voce. Proprio per questo motivo l’intervento tempestivo dello psicologo risulta fondamentale: egli può aiutare l’individuo ad ascoltare e decifrare il proprio mondo interiore al fine di ritrovare un nuovo l’equilibrio.