Shopping : dal piacere alla dipendenza

Fare acquisti, per noi stessi, la nostra casa o per i nostri cari è un modo per svagarci, dimostrare affetto, festeggiare un successo o consolarci per una delusione. Acquisti equilibrati sono il sinonimo del  soddisfacimento di un bisogno o di un desiderio preciso, ma se l’appagamento non deriva dal possesso dell’oggetto, ma dal gesto del comprare c’è il rischio che diventi una dipendenza.

Lo shopping compulsivo è una vera e propria dipendenza che porta all’acquisto eccessivo ed irrazionale di oggetti dei quali non si ha bisogno o già si posseggono: spesso vengono nascosti, regalati o buttati!

E’ una problematica tipica della società dei consumi favorita anche dalle nuove tecnologie come l’e-commerce che permette di fare acquisti senza uscire da casa spesso con il pigiama addosso! Questa attività provoca serie consegue dal punto di vista economico, relazionale e lavorativo. Non sono rari i casi in cui vengono fatti “scoperti” sul conto bancario, vengono chiesti soldi agli amici e dette menzogne per poter alimentare il comportamento compulsivo.

La dipendenza da shopping riguarda specialmente le donne con picchi tra i 20 ed i 30 anni, periodo che coincide con l’inizio di una certa indipendenza economica. Il rischio è legato ad alcuni tratti di personalità e riguarda sia le persone estroverse e socievoli sia quelle ansiose e depresse. Le scelte ricadono sui prodotti di cura del corpo, vestiti ed accessori raramente riguarda i prodotti tecnologici eccetto che per gli uomini per i quali il trend è in aumento.

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Alcuni stati emozionali suggeriscono un disturbo da acquisto compulsivo primo fra tutti ansia e tensione che nell’atto dell’acquisto sembrano affievolirsi, anzi spesso si può avere soddisfazione ed euforia, ma passato il primo momento si può provare vergogna, con grave rischio per l’autostima, ed il bisogno di compiere l’atto si presenta di nuovo.

Nei casi più gravi si arriva a pianificare ossessivamente quando, dove e cosa comprare. Il tempo dedicato allo shopping distrae dal lavoro, dall’accudimento dei figli, fa rimandare impegni, può portare ad indebitarsi fino ad arrivare a rubare. Quando il desiderio non può essere appagato si può provare grande frustrazione con stress e comportamenti aggressivi.

Tecnicamente non è considerata una sindrome a se stante, ma come sintomo di altre problematiche psicologiche quali depressione, ansia, incapacità a controllare gli impulsi, disturbi dell’alimentazione. Possiamo considerarla come una compensazione di un vuoto affettivo, come bisogno di conferma o appagamento di ambizioni negate.

Come per tutte le dipendenze l’azione fa crescere i livelli di serotonina che provocando uno stato di benessere fa ricadere nella ripetizione dell’azione. Come si affronta il problema? Spesso non viene riconosciuto fino a quando non si viene “scoperti” per i debiti, gli accumuli e le tante bugie dette. Se avete fatto un questionario di autodiagnosi on line vuol dire che avete un dubbio: poiché non sono ufficiali né attendibili sarebbe meglio chiedere un aiuto di tipo psicologico. Se ne occupa anche il SSN presso sportelli delle ASL impegnati in dipendenze proponendo incontri individuali e di gruppo anche per i familiari.

Chiedere aiuto: il primo passo per volersi bene

Dedico questo scritto  a tutte le donne che vivono nel “frullatore” che non riescono a staccare la spina e per le quali chiedere aiuto è un tabù.

Quante volte in una settimana vi capita di essere stanche? Quante scoraggiate o deluse? Se la risposta è più di 3 mi spiace dirlo, ma state sbagliando qualcosa. Se la risposta è tutti i giorni ne state sbagliando più di una. E’ il momento di fermarsi, cambiare prospettiva, rivedere le priorità.

Non mi venite a dire non posso, non ce la faccio o peggio chi mi le fa le cose? Se lavare i piatti è più importante che passare del tempo con i figli o dedicarvi a voi stesse forse dovete rivedere la vostra scala dei valori. FARE è diventato più importante di ESSERE. Segnare i figli  a nuoto, clarinetto, catechismo e poi correre da una parte e l’altra della città come forsennate. Mangiare o sgranocchiando qualcosa in macchina  e vivere sempre in ansia con i minuti contati per via di ritardi e traffico.  Infine non ascoltare le loro vere esigenze  e rispondete che state seguendo le loro passioni? In tanti anni di carriera non mi è mai capitato di conoscere un bambino di 10 anni che preferisse passare il pomeriggio a suonare il fagotto piuttosto che tirare calci ad un pallone.

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Non è cara mamma che ti stai realizzando attraverso i tuoi figli? (questo è un altro discorso che ri-prenderemo in un’altra occasione…).

A volte (spesso) le donne e ancor più le mamme si mettono all’ultimo posto nella soddisfazione dei bisogni anche primari quali mangiare e riposarsi come fosse una colpa essere stanchi o aver bisogno di “sconnettersi”. Quando vi accorgete di essere più nervose o di dormire e mangiare male cercate di fermarvi e prendetevi del tempo per ricaricarvi. Si come il cellulare..anche lui si scarica , ma non si sente in colpa se ha bisogno di nuova energia. Se si ha una nonna o una zia, una cara amica, il figlio più grande o il compagno è giusto condividere o suddividere i compiti , o almeno delegare qualche incombenza NON solo PER FARE ALTRE COSE, ma proprio per riposarsi andare dal parrucchiere o non fare nulla.

Una mamma piena di energia (ricaricata) è più soddisfatta di una stressata e sarà più disponibile proprio verso marito e figli …provare per credere!