La vita e le perdite di tempo

Spesso sono cose innocue. A volte si tratta addirittura di azioni lodevoli, eppure ci allontanano dalla nostra vita. In parole povere di fanno perdere tempo ovvero ci distraggono dai nostri propositi.

La vita nel nostro mondo moderno e frenetico è una continua perdita di tempo. Una vita di “dilazioni” di cose davvero nostre.

Prendo spunto dalle parole di Fabio Rosini nel suo libro l’arte di ricominciare (edizioni San Paolo) perché rispecchiano alla perfezione ciò che ogni giorno ascolto durante gli incontri con giovani e non a studio.

Gioventù spesa al cellulare invece che a studiare, notti passate a chattare invece che dormire, giornate passate come zombi perché pieni di sonno. Relazioni rovinate da profili falsi…

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Non sono certo contro la tecnologia io ne faccio uso anzi largo uso. Ma bisogna chiarire alcune cose:

Quanto tempo perso anche a rodersi la vita per rabbia ed invidia controllando la vita altrui. Menti bombardate da suoni, immagini, parole che il cervello non riesce a catalogare. E’ come avere un desktop sempre pieno di file sparsi che rallentano il lavoro. Anche le autoanalisi sterili sono tempo perso se non producono cambiamenti nella tua vita. Prima di guardarsi allo specchio bisogna prima pulirlo per riconoscersi.

Riconoscere i nostri valori, i nostri obiettivi dandogli priorità. Dormire quando si deve dormire, mangiare mando si deve mangiare, riposarsi e divertirsi quando è arrivata l’ora. Studiare, mantenere gli impegni, organizzarsi in modo sensato e programmare aiutano a non perdere tempo e ad avere risultati sul lavoro e sulle relazioni. Il modo caotico di vivere sempre bloccato da mille cose veramente secondarie e che non fa arrivare all’obiettivo è deleterio.

Imparate a concentrarvi su una cosa alla volta. Usate il cellulare per l’uso per il quale è stato inventato senza abusarne. Spegnetelo se state in famiglia: il vostro mondo è lì accanto a voi. Spegnetelo quando andate a dormire, perché suoni e le luci intermittenti frammentano il sonno e sarete nervosi l’indomani senza un reale motivo!

Shopping : dal piacere alla dipendenza

Fare acquisti, per noi stessi, la nostra casa o per i nostri cari è un modo per svagarci, dimostrare affetto, festeggiare un successo o consolarci per una delusione. Acquisti equilibrati sono il sinonimo del  soddisfacimento di un bisogno o di un desiderio preciso, ma se l’appagamento non deriva dal possesso dell’oggetto, ma dal gesto del comprare c’è il rischio che diventi una dipendenza.

Lo shopping compulsivo è una vera e propria dipendenza che porta all’acquisto eccessivo ed irrazionale di oggetti dei quali non si ha bisogno o già si posseggono: spesso vengono nascosti, regalati o buttati!

E’ una problematica tipica della società dei consumi favorita anche dalle nuove tecnologie come l’e-commerce che permette di fare acquisti senza uscire da casa spesso con il pigiama addosso! Questa attività provoca serie consegue dal punto di vista economico, relazionale e lavorativo. Non sono rari i casi in cui vengono fatti “scoperti” sul conto bancario, vengono chiesti soldi agli amici e dette menzogne per poter alimentare il comportamento compulsivo.

La dipendenza da shopping riguarda specialmente le donne con picchi tra i 20 ed i 30 anni, periodo che coincide con l’inizio di una certa indipendenza economica. Il rischio è legato ad alcuni tratti di personalità e riguarda sia le persone estroverse e socievoli sia quelle ansiose e depresse. Le scelte ricadono sui prodotti di cura del corpo, vestiti ed accessori raramente riguarda i prodotti tecnologici eccetto che per gli uomini per i quali il trend è in aumento.

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Alcuni stati emozionali suggeriscono un disturbo da acquisto compulsivo primo fra tutti ansia e tensione che nell’atto dell’acquisto sembrano affievolirsi, anzi spesso si può avere soddisfazione ed euforia, ma passato il primo momento si può provare vergogna, con grave rischio per l’autostima, ed il bisogno di compiere l’atto si presenta di nuovo.

Nei casi più gravi si arriva a pianificare ossessivamente quando, dove e cosa comprare. Il tempo dedicato allo shopping distrae dal lavoro, dall’accudimento dei figli, fa rimandare impegni, può portare ad indebitarsi fino ad arrivare a rubare. Quando il desiderio non può essere appagato si può provare grande frustrazione con stress e comportamenti aggressivi.

Tecnicamente non è considerata una sindrome a se stante, ma come sintomo di altre problematiche psicologiche quali depressione, ansia, incapacità a controllare gli impulsi, disturbi dell’alimentazione. Possiamo considerarla come una compensazione di un vuoto affettivo, come bisogno di conferma o appagamento di ambizioni negate.

Come per tutte le dipendenze l’azione fa crescere i livelli di serotonina che provocando uno stato di benessere fa ricadere nella ripetizione dell’azione. Come si affronta il problema? Spesso non viene riconosciuto fino a quando non si viene “scoperti” per i debiti, gli accumuli e le tante bugie dette. Se avete fatto un questionario di autodiagnosi on line vuol dire che avete un dubbio: poiché non sono ufficiali né attendibili sarebbe meglio chiedere un aiuto di tipo psicologico. Se ne occupa anche il SSN presso sportelli delle ASL impegnati in dipendenze proponendo incontri individuali e di gruppo anche per i familiari.

PSICOLOGIA DEL CONSUMO e nuove dipendenze: attenzione a come si usa lo smartphone può rivelare la vostra intelligenza!

Da recenti ricerche sembra che l’utilizzo dello smartphone può trasformarsi in dipendenza esattamente come una droga e allo stesso modo può deteriorare  i processi di pensiero. L’uso dello strumento in questione è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Vediamo quali effetti produce sulle nostre menti e come viene influenzata la nostra esistenza.

*La Smartphone Dipendenza  secondo un nuovo studio di psicologia, è stata collegata al pensiero pigro e ad un rallentamento delle funzioni cognitive. In questi anni la ricerca che riguarda cellulari e psicologia del consumatore  si è fatta sempre più serrata per definire le nuove interazioni tra cervello e tecnologia. La ricerca psicologica ha trovato che le persone più intelligenti tendono ad utilizzare la funzione di ricerca sul loro smartphone meno spesso.

I pensatori intuitivi, però, che tendono ad essere meno intelligenti, sono più inclini a ricercare le informazioni sullo smartphone. Quindi utilizzare in maniera differente il nostro pensiero significa utilizzare la tecnologia in maniera diversa? Ecco cosa dicono gli studiosi:

Gordon Pennycook, che ha co-condotto lo studio, ha detto:“I pensatori intuitivi, possono cercare informazioni che in realtà sanno o potrebbero facilmente imparare, ma non sono disposti in realtà a fare lo sforzo di pensare.”Al contrario, i pensatori analitici, che sono generalmente più intelligenti, secondo la ricerca, sono meno propensi alla funzione “cerca” del loro cellulare.

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Dr Nathaniel Barr, che ha co-condotto lo studio, ha detto: “Decenni di ricerca hanno rivelato che gli esseri umani sono sempre propensi a evitare sforzi e spendere energie cerebrali per trovare soluzioni, quando la risoluzione dei problemi poi è a portata di dito, questi utilizzano i loro smartphone come se fosse l’estensione della loro mente.”

La ricerca ha chiesto a 660 persone di mettere alla prova la loro smartphone dipendenza.Le loro abilità verbali e di alfabetizzazione sono state valutate, assieme al loro stile di pensiero.I risultati hanno mostrato che le persone con più capacità di pensiero analitico usano la funzione di ricerca sul proprio smartphone molto meno. Lo studio è pubblicato sulla rivista  Computers in Human Behavior  Barr 2015.

Mr Pennycook ha detto:“La nostra ricerca fornisce le prove che ci sia un’associazione importante tra l’uso continuo dello smartphone e l’abbassamento dell’intelligenza. Che gli smartphone in realtà diminuiscano l’intelligenza è ancora una questione aperta che richiede ulteriori ricerche.”

Detto questo, è possibile che una smartphone dipendenza crei nelle persone un indebolimento della capacità di pensiero.

Dr Barr ha continuato:“La nostra smartphone dipendenza e la dipendenza ad altri dispositivi probabilmente continuerà ad aumentare.E’ importante capire come gli smartphone influenzino e interferiscano con la psicologia umana prima che queste tecnologie siano talmente radicate da non poter più ricordare come era la vita senza di loro.

E forse potremmo già trovarci a quel punto.”

  • Fonte web

https://www.psicosocial.it/psicologia-del-consumatore/