Safer Internet Day (Giornata per una rete più sicura in italiano)

Giornata internazionale di sensibilizzazione per i rischi che comporta utilizzare internet istituita nel 2004 dall’ Unione europea che si svolge ogni anno a febbraio.

Nel corso degli anni, il Safer Internet Day (SID) è diventato un punto di riferimento nel calendario di sicurezza online. Negli anni, il Safer Internet Day è cresciuto oltre la sua tradizionale area geografica, europea, ed è ora celebrato in circa 140 paesi in tutto il mondo. Promuove un uso più sicuro e responsabile della tecnologia online e dei telefoni cellulari da parte di bambini e giovani in tutto il mondo.

Dal cyberbullismo al social networking, ogni anno il SID mira ad affrontare le questioni attuali che influenzano soprattutto i giovani utenti online. Internet è uno strumento potente con enormi opportunità di apprendimento, miglioramento delle competenze e acquisizione di nuove abilità e conoscenze. Tuttavia, alle opportunità, spesso, si associano i rischi. L’obiettivo del SID è quello di aumentare la consapevolezza, ma anche di aiutare con azioni concrete per creare non solo un luogo sicuro ma anche un posto migliore dove stare quando si è online. Al fine di raggiungere questo obiettivo, il SID offre la possibilità a giovani studenti, insegnanti, genitori, industria, responsabili politici, decisori e altre parti interessate di co-creare una rete informatica migliore.

In questo particolare periodo in cui le persone  e specialmente i giovani, sono privati o limitati dell’interazione sociale a causa della pandemia l’utilizzo di internet e dei social in generale è cresciuto in modo esponenziale.

In questo giorno nei vari Paesi membri dell’UE si organizzano iniziative che hanno lo scopo di promuovere un uso consapevole della rete .

In Italia, tale funzione è svolta dal progetto Generazioni Connesse coordinato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca che dal 2012[1] unisce in un Consorzio l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Polizia Postale e delle ComunicazioniSave the Children Italia, Telefono Azzurro, l’agenzia stampa DIRE, la Cooperativa E.D.I., l’Università La Sapienza di Roma, l’Università degli Studi di Firenze, il Movimento Difesa del Cittadino. Gli attori coinvolti sono quindi: famiglie e imprese[2], istituzioni dello Stato e Organizzazione non governative[3],

Tra le iniziative del Safer Internet Day rientrano convegni, concorsi a premi e campagne di sensibilizzazione incentrati su temi legati al cyberbullismo, alla pedopornografia e pedofilia on-line, al sexting, alla perdita di privacy ma anche alla dipendenza da videogiochi e a uno stile di vita eccessivamente sedentario o al rischio di isolamenti, soprattutto tra gli utenti più giovani.

Io prenderò parte all’evento “Connessi e sicuri” ed al corso Cisco Networking Academy – “Get Connected” in modo da essere sempre al corrente di tutte le novità in merito e poter rispondere alle richieste dei genitori sempre più in difficoltà con i figli in questo mondo che cambia.

Fonte web

La vita e le perdite di tempo

Spesso sono cose innocue. A volte si tratta addirittura di azioni lodevoli, eppure ci allontanano dalla nostra vita. In parole povere di fanno perdere tempo ovvero ci distraggono dai nostri propositi.

La vita nel nostro mondo moderno e frenetico è una continua perdita di tempo. Una vita di “dilazioni” di cose davvero nostre.

Prendo spunto dalle parole di Fabio Rosini nel suo libro l’arte di ricominciare (edizioni San Paolo) perché rispecchiano alla perfezione ciò che ogni giorno ascolto durante gli incontri con giovani e non a studio.

Gioventù spesa al cellulare invece che a studiare, notti passate a chattare invece che dormire, giornate passate come zombi perché pieni di sonno. Relazioni rovinate da profili falsi…

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Non sono certo contro la tecnologia io ne faccio uso anzi largo uso. Ma bisogna chiarire alcune cose:

Quanto tempo perso anche a rodersi la vita per rabbia ed invidia controllando la vita altrui. Menti bombardate da suoni, immagini, parole che il cervello non riesce a catalogare. E’ come avere un desktop sempre pieno di file sparsi che rallentano il lavoro. Anche le autoanalisi sterili sono tempo perso se non producono cambiamenti nella tua vita. Prima di guardarsi allo specchio bisogna prima pulirlo per riconoscersi.

Riconoscere i nostri valori, i nostri obiettivi dandogli priorità. Dormire quando si deve dormire, mangiare mando si deve mangiare, riposarsi e divertirsi quando è arrivata l’ora. Studiare, mantenere gli impegni, organizzarsi in modo sensato e programmare aiutano a non perdere tempo e ad avere risultati sul lavoro e sulle relazioni. Il modo caotico di vivere sempre bloccato da mille cose veramente secondarie e che non fa arrivare all’obiettivo è deleterio.

Imparate a concentrarvi su una cosa alla volta. Usate il cellulare per l’uso per il quale è stato inventato senza abusarne. Spegnetelo se state in famiglia: il vostro mondo è lì accanto a voi. Spegnetelo quando andate a dormire, perché suoni e le luci intermittenti frammentano il sonno e sarete nervosi l’indomani senza un reale motivo!

Shopping : dal piacere alla dipendenza

Fare acquisti, per noi stessi, la nostra casa o per i nostri cari è un modo per svagarci, dimostrare affetto, festeggiare un successo o consolarci per una delusione. Acquisti equilibrati sono il sinonimo del  soddisfacimento di un bisogno o di un desiderio preciso, ma se l’appagamento non deriva dal possesso dell’oggetto, ma dal gesto del comprare c’è il rischio che diventi una dipendenza.

Lo shopping compulsivo è una vera e propria dipendenza che porta all’acquisto eccessivo ed irrazionale di oggetti dei quali non si ha bisogno o già si posseggono: spesso vengono nascosti, regalati o buttati!

E’ una problematica tipica della società dei consumi favorita anche dalle nuove tecnologie come l’e-commerce che permette di fare acquisti senza uscire da casa spesso con il pigiama addosso! Questa attività provoca serie consegue dal punto di vista economico, relazionale e lavorativo. Non sono rari i casi in cui vengono fatti “scoperti” sul conto bancario, vengono chiesti soldi agli amici e dette menzogne per poter alimentare il comportamento compulsivo.

La dipendenza da shopping riguarda specialmente le donne con picchi tra i 20 ed i 30 anni, periodo che coincide con l’inizio di una certa indipendenza economica. Il rischio è legato ad alcuni tratti di personalità e riguarda sia le persone estroverse e socievoli sia quelle ansiose e depresse. Le scelte ricadono sui prodotti di cura del corpo, vestiti ed accessori raramente riguarda i prodotti tecnologici eccetto che per gli uomini per i quali il trend è in aumento.

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Alcuni stati emozionali suggeriscono un disturbo da acquisto compulsivo primo fra tutti ansia e tensione che nell’atto dell’acquisto sembrano affievolirsi, anzi spesso si può avere soddisfazione ed euforia, ma passato il primo momento si può provare vergogna, con grave rischio per l’autostima, ed il bisogno di compiere l’atto si presenta di nuovo.

Nei casi più gravi si arriva a pianificare ossessivamente quando, dove e cosa comprare. Il tempo dedicato allo shopping distrae dal lavoro, dall’accudimento dei figli, fa rimandare impegni, può portare ad indebitarsi fino ad arrivare a rubare. Quando il desiderio non può essere appagato si può provare grande frustrazione con stress e comportamenti aggressivi.

Tecnicamente non è considerata una sindrome a se stante, ma come sintomo di altre problematiche psicologiche quali depressione, ansia, incapacità a controllare gli impulsi, disturbi dell’alimentazione. Possiamo considerarla come una compensazione di un vuoto affettivo, come bisogno di conferma o appagamento di ambizioni negate.

Come per tutte le dipendenze l’azione fa crescere i livelli di serotonina che provocando uno stato di benessere fa ricadere nella ripetizione dell’azione. Come si affronta il problema? Spesso non viene riconosciuto fino a quando non si viene “scoperti” per i debiti, gli accumuli e le tante bugie dette. Se avete fatto un questionario di autodiagnosi on line vuol dire che avete un dubbio: poiché non sono ufficiali né attendibili sarebbe meglio chiedere un aiuto di tipo psicologico. Se ne occupa anche il SSN presso sportelli delle ASL impegnati in dipendenze proponendo incontri individuali e di gruppo anche per i familiari.