Mindful Eating: Riconnettersi con il proprio corpo

Tra le nuove tendenze per la gestione dei disturbi dell’alimentazione, con particolare riferimento all’aumento del peso e all’incapacità a seguire una dieta, segnalo la Mindful Eating…

Si stima che il 50-60% della popolazione manifesti un qualche comportamento alimentare disfunzionale, rientrando nella categoria di quella che comunemente viene definita “fame nervosa” o “fame emotiva” e che a quattro anni e mezzo dalla conclusione di una dieta, mediamente, le persone mantengono una perdita di soli 3 kg, ovvero il 3,2% della riduzione del peso iniziale. La percentuale di persone che hanno mantenuto la perdita di peso, varia da meno del 3%, se consideriamo il mantenimento del 100% della perdita di peso, al 28%, se consideriamo un mantenimento di meno del 10% della perdita del peso iniziale, dopo 4 anni (Priya Sumithran P., Proietto J., 2013).

Chi soffre di fame nervosa soffre di dis-regolazione emotiva: non riconosce le emozioni, le confonde con la fame e, di conseguenza, mangia in maniera smodata, non tollerando le emozioni negative. Un’altra caratteristica di questa popolazione è la presenza di credenze rigide (i cosiddetti pensieri “tutto o nulla”), accompagnata da ruminazione o soppressione del pensiero (“Non devo pensare al cioccolato”). Di conseguenza, si osserva un tipico circolo vizioso, caratterizzato da restrizione cognitiva e comportamentale rispetto al cibo con conseguente sovra-alimentazione e nuova restrizione (quello che altrove abbiamo chiamato “L’effetto paradosso della restrizione alimentare”).

La Mindful Eating insegna ai pazienti:

  • a osservare i pensieri come eventi mentali;
  • la distinzione tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;
  • l’accettazione delle emozioni come parte dell’esperienza umana, con minore reattività ad esse;
  • la consapevolezza degli stati interni, incrementando il monitoraggio meta-cognitivo;
  • nuove modalità funzionali di interazione col cibo.

Fonte: Formazione Continua in Psicologia

Autismo: migliora con il cibo giusto

Fattori genetici ed ambientali sono le cause dell’autismo: una sindrome comportamentale della quale negli anni, grazie alla ricerca, si stanno scoprendo sempre più aspetti tra questi l’importanza dell’alimentazione

Sebbene il DSM V ne dia una definizione abbastanza chiara sono i genitori e poi il pediatra e gli specialisti a fare diagnosi di autismo. Sono proprio la mamma ed il papà ad interagire per primi con il piccolo e a rendersi conto che l’aspetto cognitivo comportamentale presenta dei difetti. Sebbene i sintomi dello spettro autistico siano veramente numerosi ed i soggetti possono essere definiti in base all’alto funzionamento o a basso funzionamento in base alla compromissione di alcuni comportamenti ogni diagnosi si effettua caso per caso proprio per la grande variabilità di questa sindrome.

Senza approfondire nel dettaglio la sintomatologia e  tutte le problematiche sociali, psicologiche, riabilitative e di supporto al bambino e alla famiglia voglio evidenziare un aspetto ormai noto che è quello della dieta dei bambini affetti da autismo. Recentemente il Ministero della salute ha condotto degli studi riguardanti specifici interventi di tipo biomedico e nutrizionale. In particolare l’utilizzo di integratori, la melatonina e di una dieta priva di glutine e caseina.

Le ricerche  in materia nascono dall’osservazione che molti bambini autistici siano al contempo celiaci e che nelle urine dei bambini autistici siano spesso presenti alti livelli di peptidi come casomorfina e glutomorfina. Questo porta ad ipotizzare che tali bambini abbiano un difetto nella digestione di proteine dovuto ad un problema di impermeabilità intestinale. I peptidi anomali che si sviluppano sarebbero responsabili del comportamento di questi soggetti.

Tra i più autorevoli studi al riguardo evidenzio  quello del gruppo di ricerca  guidato dal prof. Fasano a Baldimora che dichiara:

Il 20-22% dei casi presenta segni che possono far sospettare una sensibilità al glutine… Del resto il glutine è una molecola tossica è l’unica proteina alimentare che non si digerisce completamente. Negli ultimi 100-150 anni il grano per la produzione alimentare è stato arricchito di glutine».

I bambini affetti da autismo trovano sicuramente sollievo da una dieta senza glutine anche se in molti casi non risultano positivi ai test sierologici per la celiachia, né presentano appiattimenti della mucosa dell’intestino. Sembra proprio la tossicità del grano ad essere imputata riguardo l’aumento di casi. (studi in corso)

Sebbene ancora molti aspetti del problema  siano controversi i benefici della dieta senza glutine sono nella maggior parte dei casi evidenti. Non resta che attendere  lo sviluppo di ulteriori studi per tutte le indicazioni al riguardo.

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Psichiatria Nutrizionale : quando cibo e psiche vanno di pari passo

Il collegamento tra mente e corpo dimenticato dalla medicina tradizionale per molti anni sta acquisendo sempre maggiore interesse man mano che si inizia a prendere in considerazione  il paziente in una visione globale quasi olistica. Il funzionamento del nostro cervello è condizionato dallo stato di salute o stress del nostro corpo e viceversa…

L’associazione tra alimentazione e salute mentale è un fatto ormai certo visti i contributi delle numerose ricerche che ogni anno vengono resi noti. Alcuni disturbi mentali possono essere “riequilibrati” attraverso l’alimentazione ed i risultati sono talmente incoraggianti da far emergere una nuova disciplina che è quella della Psichiatria Nutrizionale.

Questa nuova disciplina partendo dai presupposti che i singoli nutrienti sono fondamentali per un corretto funzionamento cerebrale, come gli Omega 3, alcune vitamine, il Ferro ecc, sta approfondendo le connessioni tra salute mentale ed alimentazione ed in particolare sullo stile alimentare. Alcuni modelli dietetici “salutari” sono fondamentali per il benessere individuale creando una condizione di prevenzione diminuendo il rischio a contrarre patologie riguardanti l’umore come segnalato da Psaltopoulou, Sergentanis, Panagiotakos & al., 2013.

Numerosi autori sottolineano il rapporto tra qualità della dieta e salute mentale, evidenziando come stili nutritivi sani  prevengano  varie patologie di tipo depressivo e come al contrario diete malsane incidano sulla salute mentale di giovani (O’Neil, Quirk, Housden & al., 2014) e di adulti (Akbaraly, Brunner , Ferrie & al., 2009).

Ulteriori conferme vengano dalla valutazione su alcune  persone affette da disturbi mentali che presentano spesso situazioni di disequilibrio fisico che potrebbero essere mediate dalla nutrizione, come ad esempio infiammazioni croniche (Kivimäki, Shipley, Batty & al., 2014) ed alterazioni del metabolismo (Marazziti, Rutigliano, Baroni & al., 2014).

Proprio la prevenzione dei disturbi mentali è attualmente il fulcro dell’attenzione sull’incidenza della dieta e degli stili di vita. Logan e Jacka nel 2014 sottolineano come un’alimentazione corretta agisca non solo in senso preventivo di vari disturbi mentali diagnosticabili, ma anche sulla “qualità della vita percepita”.

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Capire e sostenere i bambini dopo il lockdown

Bambini Bocca di leone e bambini orchidee sono le definizioni che il prof. Thomas Boyce dell’Università della California ha indicato nel suo libro  “The Orchid and the Dundelios: Why sensitive people Struggle and How All Can Thrive”  al termine di uno studio durato oltre trent’anni.

“La maggior parte dei bambini crescono come i denti di leone : in qualsiasi terreno. I bambini orchidea se non ricevono cure costanti appassiscono” specifica il professore emerito di pediatria e psichiatria di San Francisco.

Durante il periodo della crescita due fratelli cresciuti con lo stesso tipo di attenzioni possono diventare grandi con capacità di vivere e gestire il mondo esterno ed emotivo in modo opposto. La diversa disposizione di base influisce molto sui vissuti e la capacità di adattarsi.

In questo particolare periodo per tutti i bambini l’impatto del lockdown è stato davvero difficile. I piccoli hanno bisogno più degli adulti di abbracciarsi, interagire attraverso il corpo. La vita sociale è fondamentale per il confronto, l’esperienza ed il loro sviluppo.

Bambini figli unici e bambini cresciuti con fratelli e famiglie numerose hanno reagito in modo molto personale a questo periodo. Lo studio più importante in Italia sull’argomento è stato quello effettuato dall’Ospedale Gaslini di Genova che ha evidenziato sintomi quali ansia, insonnia e regressione per 6 minori su 10.

L’indagine guidata dal neurologo Lino Nobili ha evidenziato inoltre che spesso la sintomatologia dei bambini è legata al malessere dei genitori. Si è inoltre evidenziato un aumento di patologie sistemiche di tipo infiammatorio.

 “Bisogna fare in modo che alla fine di un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita, si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che abbiamo condiviso contro il coronavirus”.

Ha sottolineato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, nel corso della conferenza di presentazione dell’indagine che ha portato alla creazione di un ambulatorio che effettuerà sostegno proprio per queste problematiche.

All’indagine hanno preso parte oltre 6800 cittadini di tutte le zone d’Italia risulta quindi molto rappresentativo della situazione di bambini e ragazzi in seguito alla pandemia.

Alcuni dati: circa il 70% dei bambini nella fascia dei 6 anni ha mostrato regressione e problematiche di tipo comportamentale. Nella fascia tra i 6 ed i 18 anni si evidenziano anche sensazione di mancanza d’aria, difficoltà nell’addormentamento ed irritabilità.

Molto importante in questo periodo estivo far condividere esperienze con altri bambini e ragazzi per recuperare almeno una parte di quel disagio. Ci vorrà molta pazienza e disponibilità dei genitori a creare spazi e momenti in cui poter ospitare amici, cuginetti ed eventualmente farsi aiutare da uno psicologo se ci si rende conto di vivere ancora le sensazioni negative generate dal lockdown.

L’ottimismo allunga la vita

Avete una visione colorata della vita? Vedete sempre il bicchiere mezzo pieno? Avete sicuramente un’aspettativa di vita maggiore rispetto a chi vede sempre nero ed il bicchiere mezzo vuoto!

Secondo Marian R. Estapé psichiatra spagnola ed autrice del libro “Come fare perché ti succedano cose belle”: 

“La passione non somma, ma moltiplica. Migliora le connessioni neurali, favorisce la neurogenesi, allunga i telomeri…ovvero siamo nati per essere felici! Ma non è tutto:  il nostro compito è quello di trasmettere la felicità agli altri e condividere le cose belle della vita”.

Secondo gli studi realizzati presso la Clinica Mayo, la speranza di vita, negli individui pessimisti, si riduce di circa il 20%! Anche  una ricerca svolta dal dipartimento di Psichiatria della Boston University School of Medicine (Boston, USA) ha effettuato un’analisi su due gruppi di soggetti per valutare i loro livelli di ottimismo anche in considerazione dei loro livelli di salute e stili di vita. Lo studio ha riguardato circa 10.000 persone tra uomini e donne e conferma che le donne con un’attitudine positiva vivono il 15% in più di chi ha un approccio negativo. Per gli uomini la casistica si abbassa all’ 11%

Ma si può imparare ad essere ottimisti? Lo psicologo israeliano Tal Ben-Shahar tiene un corso “seguitissimo” all’Università di Harvard per imparare ad essere felici. Certo per qualcuno è una disposizione di personalità , ma altri possono imparare.


Affrontando con ottimismo la vita se ne colgono le opportunità moltiplicando la possibilità di ricevere soddisfazioni. L’ottimista  sa cogliere l’attimo presente e sa che la felicità non consiste in ciò che accade, ma in come interpretiamo ciò che accade. I positivi e gli ottimisti sono anche quelli che riscuotono più successo.

Quando capita un’opportunità ad un pessimista questo troverà sempre una scusa per non coglierla, mentre l’ottimista ne vedrà sempre un’opportunità.

Anche degli studi italiani confermano che l’ottimismo rende le persone più fiduciose sulla possibilità di risolvere problemi utilizzando processi logici e razionali ed utilizzando strategie vincenti. Sanno coglierne informazioni corrette e portare a termine gli obiettivi

Possiamo classificare tre tipologie di persone: quelle che fanno succedere le cose, quelle che guardano le cose succedere, e quelle che si domandano cosa è successo…voi a quale categoria appartenete?

Intervistata da Antonietta di Vizia

Ieri ho preso parte ad una diretta FaceBook per Inciucio.it diretto da Giò di Giorgio. Intervistata dalla giornalista RAI Antonietta di Vizia si è parlato del mio libro Dimagrire una scelta Consapevole/Il Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu edito da Campi di carta. Il libro è stato pubblicato nel 2013, ma ogni anno, in questo periodo in cui impazzano le diete fai da te per l’imminente appuntamento con il costume, vengo regolarmente interpellata sull’argomento cibo, diete e psicologia!

E’ possibile rivedere il video accedendo da Fb con questo link: https://www.facebook.com/www.inciucio.it/videos/758553911634272/?t=13

Le emozioni nella mente post pandemia

Sono passate solo due settimana dall’inizio della “libertà vigilata” dopo oltre due mesi di quarantena, autocertificazioni, bollettini, telegiornali, conferenze stampa, le immagini di colonne di camion che trasportavano feretri… come ci sentiamo? Speravamo di sentirci liberi e rilassati, ma ancora non è così. Forse solo i giovani (beata gioventù) sta cercando nei rituali sociali del fine settimana di ritrovare una normalità. Gli altri affrontano in modo timoroso la vita di tutti i giorni e si evita ciò che evitabile. La casa rimane sempre il luogo più sicuro. Viene difficile pensare alle vacanze (per molti c’è anche una reale difficoltà economica) per gli altri il senso di insicurezza e la difficoltà a programmare anche nel breve periodo.

La nostra mente a poco a poco cancellerà alcune immagini e ricordi, ma quello che non farà sarà cancellare sensazioni ed emozioni vissute in questo periodo di cui non abbiamo precedenti nella storia. In molti hanno sofferto di insonnia, attacchi di panico o tachicardia. Alcuni sono diventati bulimici, altri apatici o anoressici. Abbiamo sofferto e tanto anche se in apparenza a molti non sembra. Certe sensazioni rimarranno vivide e se accadranno fatti che ci riporteranno alla mente certi vissuti proveremo quelle emozioni come il primo giorno che le abbiamo vissute senza sconti. Ci vorrà del tempo e oltre alla emergenza ora arginata, ai problemi economici e sociali in corso abbiamo a che fare con un disagio psichico che sta in agguato. Non abbiate timore a chiedere aiuto. Questa è una cosa che forse abbiamo imparato: da soli è più difficile, la condivisione aiuta ed alleggerisce. Non bloccate le sensazioni, non relegatele negli angoli bui della memoria perché si faranno strada appena abbasserete la guardia. Dategli sfogo, affrontateli come avversari a viso aperto non trasformateli in mostri della notte.

Siamo diventati più consapevoli della precarietà della nostra esistenza a dispetto di una tecnologia molto avanzata siamo umani con enormi debolezze e che possiamo essere sconfitti da qualcosa che è invisibile e silenzioso. Questa sensazione non ci abbandonerà in tempi breve e saremo più cauti nel fare le nostre scelte di vita. Forse non è un male, forse avevamo bisogno di rallentare. Forse impareremo a rispettare di più noi stessi gli altri, il mondo che ci circonda.

Oggi il superfluo riprende la posizione che gli appartiene e non lo rincorreremo più in quel modo frenetico che ci sembrava necessario. La società si è fermata e con il silenzio abbiamo imparato ad ascoltarci. Andare piano in fondo non è così male. Non è così male neanche avere più tempo libero.

Puoi leggere questo articolo anche sulla rubrica Mind&Food:

https://www.romaoggi.eu/index.php/2020/06/01/le-emozioni-nella-mente-post-pandemia/

Come si fa ad essere felici?

Come si può far in modo che  nella nostra vita accadano cose belle? La vita già in condizioni normali ci pone di fronte a momenti duri, oggi lo è ancora di più e per ognuno di noi. Perché il bello di questa pandemia è che è democratica non guarda in faccia a nessuno: né a borse firmate, né a contanti nel portafoglio, né al colore della pelle, né alla provenienza. Quando il gioco si fa duro (e questo lo è davvero dal punto di vista sociale, sanitario, economico e chiaramente psicologico!) è importante sopravvivere!

Dobbiamo trovare un appiglio a cui aggrapparci. Ognuno di noi lo ha. A volte lo abbiamo dato per scontato e lo abbiamo sottovalutato, a volte lo abbiamo avuto vicino, ma non avevamo occhi per vedere. Ora il superfluo è fuori e rimane solo l’essenziale che è anche l’unico di cui abbiamo bisogno ed in genere sono i nostri affetti.

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E poi abbiamo noi stessi non dimentichiamolo mai! La predisposizione e l’atteggiamento che assumiamo davanti alle situazioni che ci si parano davanti determina il modo in cui reagiamo. Non sempre sarà facile, ma più ci impegneremo più condizioneremo il nostro cervello a vederci forti, coraggiosi e capaci. E quando stiamo bene emotivamente il nostro cervello si adopera a rinforzare il nostro sistema immunitario e quindi anche il corpo diventa meno aggredibile dall’esterno!

Approfittiamo di questo periodo quindi per cominciare un nuovo cammino che ci porterà a rapportarci diversamente con noi stessi imparando a reinventarci e trovare la migliore versione di noi stessi!

L’IMPORTANZA DEI VALORI

Oggi si dice spesso : “non ci sono più i valori di una volta, nessuno ha più valori…e così via” questo è un fatto sotto gli occhi di tutti. Di generazione in generazione alcuni VALORI sono stati dimenticati o persi in favore degli obiettivi (casa, soldi, lavoro), ma gli obiettivi senza i valori non rendono felici, ma solo stanchi e frustrati, perché si tende sempre ad alzare la posta volendo di più o cercando un nuovo obiettivo. Solo i valori danno senso a quello che facciamo! Tempo fa vi parlai delle “Parole gentili” che dovremmo reintegrare nel nostro vocabolario ed oggi vi dico di iniziare a pensare seriamente ai valori personali che muovono le vostre azioni.

Solo identificando i propri valori sarà possibile un vero benessere psicologico poiché permette di capire le motivazioni profonde delle vostre azioni, le guida e dà senso alle vostre scelte. Sapere cosa è più o meno importante ovvero stabilire una scala di valori  guida il vostro cammino liberandolo dai giudizi esterni e vi permette di affrontare paure o difficoltà.

Ma cosa sono i valori? Rappresentano i desideri più sinceri e profondi, quelli che vi permettono di aumentare la pienezza e il significato della vostra vita. Rappresentano ciò che volete fare, in cosa impegnarvi. Permettono di fare le giuste scelte per voi e di non arrendervi di fronte alle difficoltà, perché ogni azione ha un senso ed acquista dignità. Se non credete a ciò che fate o peggio non lo approvate non potete essere felici, non potete stare bene.

Secondo la “Acceptance and Commitment Therapy” (ACT) i valori rappresentano le qualità delle azioni e dei comportamenti che mettiamo in essere nelle diverse aree della nostra vita.

I valori sono personali e soggettivi (anche se spesso condivisi dalla comunità in cui siamo inseriti o dalla famiglia di origine) quindi NON SONO GIUDICABILI poiché sentiti giusti e corretti. Ne deriva che se siete in contatto con i vostri valori potete vivere in maggiore armonia.

Fondamentale per comprendere i valori è distinguerli dagli obiettivi. Questo un esempio: essere una mamma presente e amorevole indica un valore , mentre “trascorrere più tempo insieme ai miei figli il pomeriggio” rappresenta un obiettivo .

In termini temporali possiamo definire i valori come  ASTRATTI e SEMPRE PRESENTI mentre gli obiettivi sono proiettati verso il futuro e sono concreti.

Importante è che i valori siano liberamente scelti e non imposti da famiglia, società, religione o comunità di appartenenza. Dovrebbero rappresentare una rielaborazione di ciò che ci viene insegnato da piccoli e acquistano un aspetto molto personale. Non si deve neanche essere schiavi dei propri valori. La rigidità fa spesso perdere il senso delle cose. I valori ci indicano il cammino, ma ogni tanto dobbiamo controllare come e dove stiamo andando e fare le scelte necessarie.

#Identificare i propri valori non è sempre facile, ma la ACT fornisce alcuni strumenti molto utili per aiutarvi in questo lavoro rispondendo sinceramente a queste domande:

Cosa vuoi veramente?

Cosa vuoi che la vita significhi per te?

Che tipo di persona vorresti essere (nelle diverse aree di vita: lavoro, famiglia, amici ecc.)?

Che tipo di relazioni desideri costruire nella tua vita?

Come vorresti agire nel mondo e con le persone?

Come desideri realizzare la tua vita?

E’ la tua festa dei 50 anni (o 80…), cosa ti piacerebbe che i tuoi amici più cari dicessero di te in tale occasione?

Cosa vorresti dicessero di te al tuo funerale?

Se avessi solo 24 ore di vita e non lo potessi dire a nessuno cosa faresti? Chi vorresti incontrare o visitare?

Cosa vorresti fosse scritto sull’epitaffio della tua lapide? Spesso infatti, il confronto con la morte stimola delle riflessioni profonde sul valore e sul senso ultimo della vita, e del senso che si desidera dare ad essa.

Gli ambiti in cui identificare i nostri valori:

FAMIGLIA: che tipo di sorella/fratello, figlio/figlia, padre/madre vorresti essere? Che qualità vorresti che la tua famiglia possedesse?

RELAZIONI INTIME: che tipo di partner desideri essere? Che qualità vorresti che avesse la tua relazione?

AMICIZIA: che tipo di amico/amica desideri essere? Quali particolari e qualità vorresti realizzare nelle tue relazioni di amicizia e conoscenza? Cosa significa per te  essere “un buon amico”, quali atteggiamenti e comportamenti fanno parte di questa definizione, per te?

CARRIERA E PROFESSIONE: che tipo di lavoro vorresti svolgere, se ti trovassi in un mondo ideale? Descrivi questo lavoro, e indica che tipo di rapporti vorresti avere con capo e colleghi.

CRESCITA PERSONALE E STUDIO: che percorso di crescita desideri fare? Che qualità personali, conoscenze, abilità e competenze vuoi sviluppare?

HOBBY: quali attività ricreative di piacerebbe svolgere? Attività fisica, oppure hobby e passatempi.

SPIRITUALITA’: non si parla solamente di religione ma di spiritualità in senso ampio, intesa come evoluzione interiore e personale, emotiva e cognitiva. Indica quali attività ti piacerebbe svolgere e quanto conta per te questo aspetto (dallo yoga alla psicoterapia a percorsi di autoconsapevolezza, preghiera o meditazione ecc.).

SALUTE E BENESSERE FISICO: che rapporto vuoi avere con la tua salute psicofisica? Che cura vuoi prenderti di te? In questo ambito rientrano l’attività fisica, uso di sostanze o tabacco, alcol, alimentazione, igiene di vita ecc.

#FONTE WEB

Imparare a piacersi di più … e quindi anche agli altri!

Una persona sicura è disinvolta, non teme le critiche, impara dagli errori, ma prima di tutto si vuole bene.

La chiave per piacersi di più nasce tutto da queste due semplici paroline: volersi bene! Se ci si vuole bene si ama il proprio corpo e se ne prende cura. Attività fisica e corretta alimentazione sono i capisaldi. Dedicare un po’ di tempo al giorno ad un minimo di attività fisica adatta all’età ed al proprio fisico aumenta le endorfine, oltre che bruciare calorie, con ottimi risultati sull’umore. Mangiare in modo sano permette al corpo e quindi al cervello di lavorare bene. Mangiare sano non significa privarsi di tutto, ma concedersi degli extra una volta a settimana come premio, se lo facciamo tutti i giorni non sono più extra, ma la norma! Molte delle nostre insicurezze nascono da un corpo che non ci piace, ma l’unico modo che abbiamo per migliorarlo è amarlo!

Imparare ad indossare gli abiti con taglio e colore che valorizzano e non solo quelli di moda. Riconoscere eventuali difetti ed evidenziare i pregi con capi adatti al nostro corpo e alla nostra personalità nonché al nostro lavoro!

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Evitare gli eccessi, nel mangiare, nel fare, nel parlare, nel divertirsi, il troppo storpia in ogni caso e se ci vogliamo bene sappiamo anche che non serve stressarci per divertirsi  per forza, il corpo a volte ha bisogno di un ALT ben deciso e la mente ha bisogno di riflettere nel silenzio.

Essere amico di tutti mantenendo la propria personalità. Circondarsi di persone positive con le quali condividere e di persone più brave e capaci per imparare ogni giorno qualcosa di più.

Imparare a ridere, per la precisione prendere con ironia gli incidenti di percorso, una sbadataggine, una parola non gradita. Diventa più semplice affrontare ogni cosa e il mondo appare più leggero.

Essere sinceri paga. Non significa raccontare tutto a tutti, ma raccontare le cose come stanno senza nascondere eventuali errori o mancanze questo evita di stare sempre in ansia e di commettere errori su errori. Si rispetta una persona sincera ed etica e non viene mai messa in dubbio al contrario di chi ha la fama di essere inattendibile.