Il perfezionismo è pericoloso per la tua autostima: rivedi alcune azioni nella pratica

La società ci impone standard elevati di perfezionismo che richiede uno sforzo notevole senza garanzia di successo. Una trappola pericolosa per l’autostima: vediamo perché!

Ogni giorno incontro persone, più spesso do sesso femminile, che non si sentono mai all’altezza delle situazioni che devono affrontare. Hanno sempre la sensazione di essere sbagliate, che non sono capaci e si sentono giudicate per questo. Soddisfare le aspettative esterne e ricevere la conseguente approvazione è diventato di vitale importanza.

Io credo che il peggior giudice risieda dentro di noi!

La famiglia e la cultura di origine spingono verso azioni diciamo più tradizionali mentre la vita odierna non concede il tempo per molte di queste. Spesso la donna viene sopraffatta dai sensi di colpa perché non riesce ad essere la donna elegante, magra ed indipendente, perché porta il peso sociale che “per essere una brava donna” deve mettersi in secondo piano e dedicarsi alla famiglia e alla casa senza grilli nella testa!

Per gli uomini non va meglio perché a livello lavorativo giovani con meno esperienza, ma più pezzi di carta fanno carriera più velocemente di loro ed in famiglia la figura dell’uomo che si prende cura e che porta lo stipendio a casa non tiene più dal momento che anche la moglie lavora.

Queste sono alcune situazioni in cui il carico che proviene dalla società può risultare davvero pesante e devi chiederti se lo fai per te stesso o per gli altri ed in base alle risposte trovare soluzioni diverse per non rimanere intrappolati nell’insoddisfazione.

L’insoddisfazione è nemica dell’autostima!

Cosa pensi sia la perfezione? Pensi di dover essere perfetto? Per chi? Quando eri piccolo chi ti indicava ideali di perfezione? A scuola pretendevano molto da te? Ora sei tu che pretendi che un figlio, un dipendente, un compagno sia perfetto? Se tu o chi ti è vicino non risultate essere perfetti cosa comporta dal punto di vista pratico?

Rispondi con onestà alle domande e inizia a dare al perfezionismo la giusta considerazione!

Ikigai: ragione di vita

Il nostro passaggio su questa terra sarà breve, se consideriamo i tempi cosmici, è quindi nostro dovere vivere una vita che abbia la pena di essere vissuta. Molte volte vi ho parlato di crescita personale e vi ho dato piccole dritte per iniziare un percorso di miglioramento di se stessi.

Per la crescita personale è necessaria una predisposizione mentale che accompagni una maggiore consapevolezza di se stessi, dei propri limiti, ma anche del proprio valore, il coraggio di mettersi in gioco, la volontà di uscire dalla propria zona di confort.

Oggi vorrei farvi conoscere i principi del IKIGAI: un termine giapponese che tradotto significa scopo, ragione di vita; in parole semplici ciò che ci spinge ad alzarci la mattina! Nella filosofia giapponese è un termine che indirizza molte attività personali e professionali.

Nella nostra vita sempre frenetica andiamo sempre avanti senza fermarci a riflettere e capire se siamo sulla strada giusta. Molte volte non abbiamo neanche un obiettivo, ma andiamo avanti spingendo su obiettivi di altri e non ne siamo consapevoli ovvero non viviamo la nostra vita. Per usare le parole di Jung:

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”

è importante conoscere se stessi e le nostre reali aspirazioni solo così avremo la sensazione di avere il timone in mano e non essere semplice zavorra.

Per avere obiettivi dobbiamo conoscere i nostri sogni e vi do un consiglio: non volate basso! Se vi limitate anche in sogno difficilmente vedrete i vostri obiettivi realizzarsi. Michelangelo diceva che “quando non si realizzano gli obiettivi non è perché si sono avute aspirazioni troppo alte, ma troppo basse!” facciamo tesoro di questo e liberiamo la fantasia.

Per rendere concreta la ragione d’essere l’IKIGAI prende in considerazione  quattro aree fondamentali

ciò che ami/ ti piace

ciò di cui il mondo ha bisogno/

ciò in cui sei bravo

ciò per cui puoi essere pagato.

Il tuo IKIGAI è proprio all’incrocio delle quattro aree; conoscerlo significa avere una vita più serena e consapevole. Riuscire a trovare il proprio IKIGAI vuol dire possedere il segreto della felicità ovvero avere fiducia in se stessi, essere capaci e curiosi, avere capacità progettuali, energia e positività per se stessi e per gli altri. La cosa più importante è però avere la sensazione di vivere a pieno la propria vita con gioia come attingere da una continua fonte di soddisfazione ed appagamento.

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio un delizioso libro di cui lascio la presentazione:

“Dal Giappone un metodo per giungere alla conoscenza di sé, alla scoperta di ciò che dà senso e realizzazione alla propria quotidianità. Lo scopo? Trovare il proprio ikigai, la propria ragione di vita, e sentire finalmente di condurre un’esistenza piena, soddisfacente e degna di essere vissuta. Ikigai è una parola magica, così magica che non ne esiste una traduzione semplice nelle lingue occidentali. Possiamo definirlo “la ragione di esistere”, “il motore della vita”, o ancora meglio “ciò per cui vale la pena di alzarsi la mattina”. Ognuno di noi possiede il proprio, anche se non tutti ne sono consapevoli: è la premessa fondamentale per vivere una vita sana, soddisfacente e, semplicemente, felice. Esempio ne sono gli abitanti dell’isola giapponese di Okinawa, dove il tasso di ultracentenari è tre volte superiore a quello delle quattro isole più grandi del paese: la loro consapevolezza riguardo al proprio ikigai, unita a uno stile di vita sano e rilassato, li rende una tra le popolazioni più longeve e felici del pianeta. Ispirandosi a loro e suggerendo esercizi pratici che guidano al riconoscimento dei valori e degli obiettivi veramente importanti per ciascuno nella vita, l’autrice ci insegna a riconoscere cosa ci trasmette energia, curiosità, positività, realizzazione personale, fiducia in noi stessi, progettualità. In altre parole, cosa ci serve per essere felici…”

IKIGAI Giunti editore

Autore Bettina Lemke

Storia con morale di febbraio: essere se stessi

Una breve favola per farci riflettere sui valori e le capacità personali!

C’era una volta un bellissimo giardino, con alberi e fiori di ogni tipo, meli, aranci e rose. Tutti felici e soddisfatti.  C’era solo felicità in quel giardino, tranne che per un albero che era molto triste.  Il povero albero aveva un problema: non sapeva chi fosse!

“Ti manca la concentrazione” gli disse il melo “se davvero ti impegni, puoi fare mele deliziose. Guarda com’è facile”. “Non ascoltarlo” intervenne il cespuglio di rose “e guarda quanto siamo belle noi!”. L’albero disperato provò a seguire ogni consiglio. Cercò di produrre mele e far sbocciare rose ma, non riuscendo, a ogni tentativo si sentiva sempre più frustrato.

Un giorno un gufo arrivò nel giardino. Era il più saggio di tutti gli uccelli e vedendo la disperazione dell’albero esclamò: “Non ti preoccupare. Il tuo problema non è così serio. È lo stesso di tanti esseri umani! Ti darò io la soluzione: non passare la tua vita ad essere ciò che gli altri vogliono che tu sia. Sii te stesso. Conosci te stesso e per far ciò ascolta la tua voce interiore”. Poi il gufo scomparve.

“La mia voce interiore? Essere me stesso? Conoscere me stesso?” l’albero disperato pensava tra sé e sé alle parole del gufo quando all’improvviso comprese. Si tappò le orecchie e aprì il suo cuore e sentì la sua voce interiore che gli stava dicendo “Non darai mai mele perché non sei un melo, e non fiorirai ogni primavera perché non sei un cespuglio di rose. Tu sei una Sequoia, e il tuo destino è crescere alto e maestoso. Sei qui per offrire riparo agli uccelli, ombra ai viaggiatori, bellezza al paesaggio! Tu hai questa missione! Seguila!”.

A queste parole l’albero si sentì forte e sicuro di sé e cessò ogni tentativo di diventare qualcun altro ed esattamente quello che gli altri si aspettavano da lui. In breve tempo riempì il suo spazio e divenne ammirato e rispettato da tutti. 

Il potere della Meditazione in un minuto

Da millenni, la pratica della Meditazione aiuta le persone a ritrovare il proprio centro e la serenità interiore, ma che cosa è?  “La Meditazione è definita come uno stato di consapevolezza, di chiarezza, di attenzione, di osservazione” ….in poche parole è molto più che essere concentrati in qualche posizione particolare come pensa la maggioranza delle persone!

A cosa serve?  Aiuta a calmare la mente, a ritrovare uno stato di presenza, a conoscere te stesso e ritrovare uno stato di centratura/equilibrio interiore.

Da recenti indagini statunitensi eseguite dai ricercatori della Harvard Medical School di Yale e del Massachusetts Institute of Technology gli effetti di una pratica di meditazione costante sono: aumentata attivazione cerebrale, maggiore sviluppo delle aree deputate all’attenzione ed ai processi sensoriali  e minore deterioramento delle zone cerebrali che tendono a ridursi con l’età.

Sono molteplici le pratiche meditative, io personalmente amo la mindfulness, e ve ne ho parlato più volte, ma oggi voglio confermarvi che sebbene sia sempre consigliata una pratica di almeno 10-15 minuti al giorno anche prendere una breve pausa di un minuto può avere i suoi vantaggi. La scusa è sempre il tempo e si arriva a sera stanchi e con la percezione che molto sia sfuggito della giornata. Imparate a fermarvi quando gli eventi accelerano, prendete fiato e concentratevi. Non è tempo perso come si può immaginare, ma tempo utile per riprendere le redini della giornata e poter gestire meglio gli effetti delle azioni evitando il caos che si trasforma in una sensazione di inadeguatezza e frustrazione.

Quando hai tempo impara a meditare con la tecnica a te più consona. Non esiste solo una meditazione seduta in qualche posizione scomoda, ma diverse! Camminando , seduti in ufficio o in macchina puoi praticare la tua meditazione!

Se vuoi dedicare a te solo 60 secondi metti un timer al tuo cellulare così per almeno un minuto non sarai costretto a tenerlo in mano e potrai rilassarti con gli occhi chiusi. Oppure puoi tenere con te la registrazione audio di una meditazione che ti aiuti se ancora non sei particolarmente pratico.

Sopravvivere al Blue Monday

Era il 2005 quando attraverso Sky Travel, un canale televisivo britannico, viene diffuso un comunicato stampa che annuncia il Blue Monday ovvero il giorno più triste dell’anno! La sua “ricorrenza” è determinata nel terzo lunedì del mese di gennaio. Il colore blue in inglese viene indicato per rappresentare tristezza/malinconia per questo è stato coniato il termine Blue Monday. Sembra che una complicata equazione creata da Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff, abbia rilevato alcune “congiunture” che possono determinare una giornata particolarmente triste. La prima è che è appunto lunedì, segue che gli addobbi natalizi sono ormai riposti in soffitta e questo conferma la definitiva fine dei giorni dedicati ad abbuffate e spensieratezza. Infine c’è la considerazione che sono lontane le prossime festività oltre che il tempo è grigio e freddo.

Le depressioni stagionali sono fatti certi, non sono certa riguardo al un giorno particolarmente triste, ma nel caso lunedì 16 gennaio foste pervasi da una profonda tristezza ecco qualche consiglio:

  • Non fatevi “contagiare” dai commenti sui social ed ascoltate bene le vostre sensazioni
  • Se vi sentite “un po’ giù” l’attività fisica è sempre consigliata, se non siete proprio degli atleti può essere l’occasione per fare almeno una bella passeggiata, vi aiuterà a distrarvi e a migliorare l’ossigenazione del sangue;
  • Potrebbe essere il momento buono per sistemare quelle cose che non avete mai tempo di fare (cassetti, armadi, scrivania!). Il movimento vi permette di rilassare la testa e terminato il lavoro ne sarete anche soddisfatti;
  • Cucinare qualcosa di buono. Vi ricordate come fare pizza e torte vi ha aiutato a sopravvivere al lockdown? Ecco se questo vi ha insegnato qualcosa usatelo!
  • Dedicatevi a voi stessi. Ascoltate della musica, Fate un bel bagno caldo, un massaggio con una crema profumata, ma anche dedicarsi ad un hobby o leggere un libro.

Curiosità:

  • L’espressione inglese “I’m feeling blue indica una situazione in cui si è tristi senza una ragione specifica; noi diremmo “giù di corda” ;
  • Nel film  “Inside Out” della Pixar è blu il personaggio che rappresenta la tristezza;
  • E’ determinato “blues” il genere musicale avuto origine nelle comunità afroamericane che esprime sentimenti tristi riguardo la loro condizione di schiavitù,
  • Il blu venne creato intorno al 2.200 a.C dagli egizi. Il blu era il colore che doveva scortare i morti nell’aldilà, infatti anche le bende in cui erano avvolte le mummie erano colorate di blu.

Immagine corporea e cibo: una questione di testa

L’immagine che abbiamo di noi può essere considerata come una parte dell’autostima totale legata ad i messaggi che ruotano attorno al nostro aspetto fisico. Alcuni messaggi provengono dall’esterno in forma di commenti altri dall’interno e si riferiscono a ciò che noi percepiamo.

Si stima che circa il 46% della popolazione percepisce un certo grado di insoddisfazione per il proprio aspetto, ma quando diventa un vero problema?

I problemi si evidenziano nei rapporti con gli altri perché ne vengono condizionati. Le persone che vivono il proprio corpo o una parte di esso in modo negativo hanno emozioni e comportamenti che diventano essi stessi motivo di stress.

Nelle situazioni sociali spesso la persona tende a credere che gli altri la stiano valutando: es. pensano io sia grassa, magra, ho il seno piccolo, le gambe grosse…. Questi sono solo alcuni dei pensieri che andranno ad influire sul comportamento fino ad arrivare all’evitamento di tutte quelle situazioni in cui la preoccupazione del giudizio è maggiore della soddisfazione del condividere tempo con amici, colleghi o famigliari.

L’autostima è fortemente influenzata dal giudizio. Avere la percezione che il proprio corpo non sia adeguato porta a nascondere quelle parti e a non accettarle. Si finisce per non amare la persona che “abita” quel corpo imperfetto.

Nelle relazioni amorose non va sicuramente meglio. Infatti il contatto fisico con una persona che si percepisce brutta è reso difficoltoso dal fatto che quella persona eviterà il contatto stesso oppure cercherà di nascondere le parti inadeguate concentrandosi solo sul celare ed evitare e non vivendo il momento con serenità.

Tutto ciò va irrimediabilmente ad inficiare il tono dell’umore fino ad arrivare a forme di depressione che portano al circolo vizioso “sono depresso perché sono brutto, sono brutto e quindi sono depresso”!

Purtroppo un’immagine corporea negativa ed il relativo tono dell’umore possono influire anche sull’alimentazione e lo stile di vita. Un’eccessiva preoccupazione riguardo al peso corporeo porta le persone a fare diete sempre più drastiche che portano irrimediabilmente allo sgarro con conseguente affermazione liberatoria:  “mangio tanto ormai…” a cui segue il senso di colpa per aver mangiato che porta un aumento dell’ansia che riporta a mangiare : ed eccoci ad un altro circolo vizioso! Ci sono persone perennemente a dieta frustate a tal punto di finire in abbuffate con le quali si prende peso e si perde autostima! Alcune persone cercano di rimediare alle abbuffate procurandosi vomito, usando lassativi e diuretici ed anche facendo attività fisica in modo altrettanto smisurato.

Quando si crea questo rapporto malato con il cibo anche la percezione del corpo degenera fino ad arrivare a quadri psicopatologici seri. Quando c’è un problema sull’immagine corporea è quella che va modificata lavorando essenzialmente sull’autostima e la comunicazione verso se stessi e gli altri. Raramente serve una dieta. Solo quando la persona ha trovato un suo equilibrio apprendere una buona educazione alimentare permette di ritrovare il peso perduto senza stress. In un quadro sereno la “rinuncia” così insopportabile nella dieta diventa una “scelta” durante un ‘alimentazione consapevole.

Adesso rispondi in modo sincero alle seguenti domande:

  • Come valuti il tuo corpo?
  • Hai un rapporto positivo con esso?
  • C’è una o più parti che non ti piacciono?
  • Ti confronti spesso con coetanei riguardo taglia o qualche parte del corpo in particolare?
  • Eviti situazioni in cui hai la percezione di essere giudicata per il tuo peso o una parte del corpo?
  • Ti lamenti spesso delle parti di te che non ti piacciono?
  • Eviti di andare al mare o in piscina o a ballare perché non ti senti adeguata?
  • Hai mai detto quando sarò magra farò questo o quello?
  • Investi molto economicamente parlando in trattamenti, prodotti per l’aspetto fisico?

Se le risposte sono in massima parte affermative meglio affidarsi ad un professionista psicologo che ti possa aiutare a vedere il tuo corpo sotto una luce diversa lavorando sul mondo interiore.  Quando autostima e fiducia in se stessi prevalgono lavorare sull’immagine corporea è molto più semplice e se ci sono anche dei kg in più sarà sicuramente più facile eliminarli.

Mangiare in modo consapevole con le “mini meditazioni”

Diamo talmente scontato l’atto del mangiare che spesso non siamo neanche troppo consapevoli del dove siamo. Magari sappiamo dove siamo fisicamente, ma spesso la testa è altrove. Essere presenti al momento presente durante i pasti è importante per il corpo fisico come per la mente ed è un fatto importante di cui imparare ad essere più presenti.

La Mindful Eating propone quattro fondamenta del mangiare consapevole su cui vale la pena soffermarsi: la mindfulness della mente, del corpo, delle emozioni e dei pensieri.

Inizia con il farti le domande giuste e sarebbe utile trascrivere le risposte in un piccolo diario in modo da valutare i propri cambiamenti nel tempo. Riguardo la Mindfulness della mente pensa al tuo livello di consapevolezza nel momento presente e prendi nota del gusto, la consistenza, il profumo ed anche al suono che produce il cibo mentre mangi!

Quanto sei consapevole del tuo pasto? Che sia un pranzo o uno spuntino è importante rimanere ancorati al momento presente e capire come si mastica, se la testa è altrove e se si sta facendo qualcos’altro: frequentemente accade di mangiare davanti al pc, in macchina o davanti alla tv, argomento trattato la scorsa volta!

Sei attento ad ogni boccone? Ne assapori il gusto? O lo stai ingoiando e basta senza neanche masticarlo il tempo necessario affinchè diventi il classico “bolo” da far pervenire allo stomaco? Oppure tieni il cibo in bocca troppo tempo e lo mastichi in modo svogliato?

Con la Mindfulness del corpo l’attenzione passa alla testa al corpo.  Ascoltati. Mettiti in un atteggiamento di ascolto per scorgere i segnali che il tuo corpo ti manda. Non dare nessun segno per scontato. Fai attenzione ai segnali di sazietà e pienezza o li ignori? Se hai fame ascolta se ti senti debole, se lo stomaco brontola,  o se ti senti pieno e senti lo stomaco teso, la pancia gonfia. Cerca di comprendere i segnali che il tuo corpo ti invia per farti capire che ha fame o se è pieno. Chiediti se hai fame davvero, una fame del corpo, e se sei soddisfatto di quello che hai mangiato. Come si sente il tuo corpo adesso e prima di mangiare? Era veramente quello che volevi mangiare?

Molte volte non sei soddisfatto di quello che hai mangiato oppure sembra non bastarti anche se ti senti pieno; che cosa sta accadendo? Chieditelo con la Mindful delle emozioni.

Impara a riconoscere le emozioni che attraversano il tuo corpo prima, durante e dopo mangiato. Cosa ti porta ad iniziare a mangiare? Cosa a finirlo o interromperlo? Ansia, tenzioni, stress, fretta, bisogno di attenzione, di riconoscimento, la noia possono essere solo alcuni degli stimoli per iniziare o smettere di mangiare influenzando la scelta dei cibi e la quantità e spesso questo non va di pari passo con la fame del corpo!

Impara a chiederti: Sono annoiato? Eccitato, Felice? Imparare a riconoscere e gestire le emozioni nel modo corretto è importante quanto le scelte che si fanno a tavola.  

Infine affronta la Mindfulness dei pensieri. Anche in questo caso la prima fase è l’osservazione. Quanto sei abituato ad essere consapevole dei tuoi pensieri e quanto ne sei invece succube? Vieni invaso da pensieri riguardo al cibo del genere dovrei o non dovrei?  Pensi questo è un cibo cattivo per te? Oppure ti poni regole che poi infrangi? Cerca di comprendere fino a che punto i pensieri condizionano le tue scelte alimentari e se ti poni verso te stesso in maniera giudicante.

Se sei riuscito a soffermarti su ogni punto e lo farai nei pasti e nei giorni a venire potrai piano piano modificare il tuo atteggiamento verso il cibo affinchè possa prendere il valore corretto nella tua vita. Cosa significa?  Che sia giusto per gli aspetti nutrizionali e non un surrogato di altre mancanze. Abbi cura nel prepararti il cibo e dedicagli il tempo necessario, che per un pasto non deve mai essere inferiore  ai 20 minuti, siediti e gusta quel cibo. Fermati il boccone prima affinche tu possa essere soddisfatto senza necessariamente aver raggiunto il culmine!

Ancora sul sano egoismo

Oggi riflettevo sul sano egoismo: un argomento su cui mi imbatto spesso e del cui significato, risvolti pratici ed importanza disquisisco ogni giorno. Avete presente quando sull’aereo ti dicono che in caso di necessità bisogna indossare la propria mascherina dell’ossigeno prima di metterla ad un altro? Perché se poi stai male non sei di aiuto a nessuno

Ebbene proprio ieri spiegavo questa cosa ad una neo mamma “sull’orlo di una crisi di nervi” con questo esempio: Quando il tuo bambino piange, perchè ha fame e devi fare pipì cosa fai per prima cosa? L’ovvia risposta della mamma (e credo di molti di voi che state leggendo) sarebbe andare subito dal bambino.

La risposta è sbagliata.

Se vai dal bambino con del disagio il bambino lo avvertirà e quindi insieme al cibo gli darai anche quel disagio. Se sei stata in bagno e sei tranquilla potrai stare con tuo figlio dedicandogli in tempo di cui necessita per mangiare ed anche per sentire il tuo calore ed abbraccio. Molto diverso sarebbe se sei sulle spine, perchè ( ti scappa la pipì per intenderci) il bambino non sa perchè sei a disagio lo avverte e basta. Non conta l’importanza del disagio per il bambino è sempre una situazione spiacevole.

Quindi per tornare al sano egoismo cercate di ricordare questi esempi. Se siete stanchi o a disagio non siete di aiuto a nessuno quindi prendete i tempi necessari per stare bene ed avere l’energia e le capacità per dedicarvi davvero ad un altro!

Vi dedico anche questa fantastica poesia, un pò lunga e molto vera di un autore che vi sorprenderà “Charlie Chaplin” e vi invito a riflettere, ma anche mettere in pratica almeno alcune di queste frasi!

Quando ho cominciato ad amarmi

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori. Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di desiderare una vita diversa e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi. Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato. Da allora ho imparato ad essere sereno. Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, non ho più rinunciato al mio tempo libero e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità, ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi. Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo si chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi facendo ho commesso meno errori. Oggi so che questa si chiama umiltà. Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato o di preoccuparmi del futuro. Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta. Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l’intelletto è diventato il mio migliore alleato. Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che questa si chiama vita.

Segui le cinque “I”

Una piccola vocale, un po’ buffa con quel puntino in alto eppure molte parole davvero importanti cominciano proprio per “I”!

Ve ne voglio segnalare cinque:

IMPEGNO, IMPORTANZA, INTELLIGENZA, INTUITO, ISPIRAZIONE

Sembrano in apparenza parole che fra loro non hanno alcun legame eppure, sia che segui la sequenza (sono solo in ordine alfabetico per essere ordinate) sia che le analizzi singolarmente, tutte insieme rappresentano una grande risorsa e se impari a padroneggiarle sarai davvero una persona migliore.

Io voglio iniziare dall’ultima.

ISPIRAZIONE

Spesso chiedo ai miei pazienti di segnare su un foglio o un quadernino i nomi di cinque persone che sono state d’ispirazione nella loro vita. Non necessariamente devono essere persone reali, ma possono essere eroi o eroine di un libro, il/la protagonista di una serie televisiva o anche di un cartone animato. Ti invito a farlo. Vengono fuori cose interessanti. Per ogni personaggio dietro ci sono sogni, desideri o obiettivi da raggiungere. Dopo aver fatto l’elenco chiediti cosa ti piace di ogni personaggio e se quella qualità la hai o la devi potenziare e lavora per migliorarti. Ti piacerebbe essere d’ispirazione per qualcuno? Potrebbe essere tuo figlio, il tuo compagno di banco o di scrivania, persino il tuo vicino. Cerca di dare il meglio di te stesso e “ruba” idee dal personaggio che ti ha ispirato. Sii sempre vigile ed attivo e fai sì che le idee possano fluire. Facendo una passeggiata, vedendo una mostra o sfogliando un giornale possono venire idee insolite: lascia che si manifestino, fai scorrere la fantasia, sii aperto al cambiamento. Anche fare una strada diversa fa scoprire cose nuove e aprire la mente. Tutto il mondo può essere fonte d’ispirazione, ma bisogna osservare con gli occhi e con il cuore potenziando con la poesia, la pittura, ma anche cucinando o facendo giardinaggio. Impara a fare cose in modo diverso ed osserva i risultati.

C’è qualcosa che ti ispira in questo momento? Annotalo!

INTUITO

Possiamo anche chiamarlo sesto senso , ovvero la somma dei classici cinque per intenderci, che ci dà di una situazione una sensazione che non va mai sottovalutata! Possiamo anche chiamarla vocina interiore, perché può essere davvero importante come guida nelle nostre scelte. Qui la parte razionale va “silenziata” e va dato ascolto a quelle sensazioni a pelle che a volte sembrano non avere una ragion d’essere ed invece se le ignoriamo la ragion d’essere l’avevano eccome! Ad esempio ci sono situazioni in cui senti che quella cosa non è buona per te o può rappresentare una “fregatura” anche se sulla carta sembra non esserla, traduci a livello razionale, ma poi qualcosa nel profondo ti fa sentire che non va. Ascoltala, ascoltati. Impara a dire di no a quelle cose che senti non sono nelle tue corde. Siamo abituati, anzi ci insegnano da piccoli a fare scelte razionali, ma impariamo anche a farci aiutare dall’Intuito!

Naturalmente anche l’intuito va aiutato ed ecco un elenco di alcune cose che possiamo fare per “risvegliarlo”.

Impara ad annotare le sensazioni e cerca di capire quali segnali andavano o non andavano ignorati. Scegli d’impulso (senza pensarci!) cose come: un cibo da un menù, un ristorante, l’acquisto o indossare un abito e vedrai che quelle scelte dicono molto di te. Dai possibilità al corpo di indicarti la strada. Un modo per farlo è anche praticare meditazione o yoga che fermando il tempo nel qui ed ora e dando importanza all’ascolto del corpo e delle sensazioni sono un allenamento all’ascolto interiore e quindi potenziano l’intuito.

Quando hai dato ascolto al tuo intuito l’ultima volta?

INTELLIGENZA

Con questo temine voglio indicare l’intelligenza del cuore, un bene molto prezioso che spesso trascuriamo. Cosa intendo per intelligenza del cuore? Ad esempio saper leggere “tra le righe” dei comportamenti che osserviamo, ma significa anche essere comprensivi, empatici e disposti all’ascolto. Una persona che si sente compresa è motivata a dare il meglio si sé. Se si vive una situazione positiva riusciamo sia a trovare soluzioni sia ad affrontare meglio eventuali problemi. Per potenziare l’intelligenza del cuore dobbiamo per prima cosa evitare alcuni comportamenti come:

  • giudicare (se stessi e gli altri)
  • esercitare violenza su se stessi e tanto meno sugli altri (le forme di violenza possono essere davvero tante e sottili! fate attenzione!)
  • ignorare, lasciare nell’indifferenza qualcuno.

Cosa puoi fare per esprimere al meglio la tua intelligenza del cuore?

IMPORTANZA

Tutto è importante e tutto potrebbe non esserlo. Come facciamo a capire cosa è importante e cosa non lo è? Impariamo a fare una scala per facilitarci il compito: non molto importante, importante, indispensabile, essenziale. Non per tutti questo elenco sarà uguale, ma se metti il lavoro prima della cura di te stesso o dei tuoi figli forse dovresti rivedere le tue priorità. Spesso nel nome del lavoro si mette in secondo piano ciò che conta davvero! Naturalmente non mi riferisco a quando c’è necessità o che i beni materiali non siano importanti, ma se hai poco tempo a disposizione fai almeno che sia tempo di qualità da spendere con i tuoi cari. Per un figlio o un genitore anziano è più importante il tempo che gli dedicate invece che un regalo costoso! Ricordalo! Fai che il lavoro non sia la scusa per sottrarti ai tuoi doveri.

Fai un elenco delle cose per te poco importanti sino a quelle essenziali.

IMPEGNO

Una parola davvero importante. Sempre più dimenticata. Nella vita di tutti i giorni nessuno vuole impegnarsi. Spesso rimane in sospeso anche un invito per un caffè, perché sembra faticoso prendere un impegno. Un impegno implica prendersi le responsabilità delle proprie azioni e sempre meno persone vogliono farlo. Eppure è bello essere ricordati come persone attente, puntuali, che quando fanno una cosa non è necessario controllarla: insomma una certezza. Chi sa rispettare gli impegni è una certezza per gli altri e anche per se stesso. Oggi la maggior parte delle persone, e tristemente sempre più giovani, cercano le strade più semplici, quelle che implicano meno impegno e responsabilità, ma la qualità non sarà la stessa della persona e delle azioni correlate. Portare a temine un impegno preso è anche fonte di soddisfazione, gratificazione con conseguente aumento dell’autostima. Se si cerca la via più breve, dal voto scolastico a un incontro di lavoro, il risultato sarà sempre deludente e ci darà l’impressione di non valere poi molto. O peggio ci sono persone che sono invidiose dei risultati altrui senza rendersi conto che impegno significa spesso sacrificio.

Fai un elenco delle cose che farebbero bene alla tua autostima, che richiedono un impegno. Fai il buon proposito di sceglierne almeno tre e prenditi l’impegno di portarle a termine.

Dieta del gelato: aspetti psico-nutrizionali

Come ogni estate ecco spuntare dal web le diete più fantasiose per perdere peso. Quest’anno l’alimento “focus” è il gelato. Con la moltitudine di estimatori non è difficile capire perché ha preso piede, ma questa volta ha anche un valido “padrino”. Il Prof. Pietro Migliaccio famoso nutrizionista ed attuale Presidente della Società Italiana di Alimentazione, con la sua esperienza propone una dieta divertente ed utile, basta seguire le indicazioni!

Innanzitutto non è che con questa dieta si mangi solo gelato! Si tratta comunque di una dieta equilibrata, anche se ipocalorica , e propone la sostituzione di un pasto e di uno spuntino con un gelato.

Vediamo come funziona dal punto di vista psicologico e nutrizionale!

Nelle comuni diete si raccomanda sempre la sostituzione di un pasto ogni tanto con un gelato poiché permette di affrontare al meglio il concetto di costrizione. Porta a pensieri positivi sapere che potremo concederci una coccola deliziosa tra una rinuncia e l’altra e fa sentire più attivi e motivati.

Lo zucchero ci rende felici e attivi e se lo zucchero è semplice è anche di facile utilizzo da parte del corpo e non viene messo in deposito!

Il gelato è comunque un alimento sano fatto con latte, uova, zucchero, frutta, cioccolato, caffè… I gelati alla frutta sono meno calorici, molto idratanti, ricchi di minerali e vitamine, quelli alle creme pur essendo un po’ più calorici sono più ricchi di proteine e grassi. L’aggiunta del cono o delle cialde lo rende un alimento completo e vario.

Come inserire il gelato nella dieta?

Naturalmente non va aggiunto a fine pasto, ma al posto del pasto!

Un piccolo cono alla frutta può sostituire degnamente lo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio sia che siate in città che sotto l’ombrellone. (CIRCA 100/150 Kcl)

Un cono più grande (circa 200 gr) con creme e frutta può sostituire uno dei due pasti principali e apporterà 350/400 kcl

Se volete un pasto ancora più gustoso utilizzate gelato alla frutta accompagnato da una bella macedonia di frutta fresca di stagione.

Uno dei due pasti principali deve comunque sempre essere equilibrato con presenza di proteine nobili e verdure.

Si possono perdere anche 3 kg poiché la maggiore idratazione porta a perdere i liquidi in eccesso con una fantastica sensazione di gambe leggere e sgonfie, ma non va protratta per oltre una settimana!