Secondo Maslow realizzare se stessi significa soddisfare i propri bisogni: da quelli primari come nutrirsi o dormire a quelli più elevati come la sicurezza o la protezione. Una volta che abbiamo soddisfatto i bisogni basilari emergono quelli più elevati nella scala sino a raggiungere il “piano” della realizzazione personale. Secondo questo autore tendiamo per tutta la vita ad auto realizzarci migliorando le nostre capacità.
piramide dei bisogni di Maslow*
Comprendere chi si è, accettarsi fanno parte di questo cammino, perché altrimenti si passa una intera vita a soddisfare i bisogni basici senza mai “elevarsi”. Il rischio è di perdere le proprie capacità o talenti e questo porta a malattia dovuta ad insoddisfazione. Il primo passo è credere che la realizzazione sia possibile e conseguentemente è necessario coltivare i propri talenti nella quotidianità.
Bisogna imparare ad osservarsi senza giudizio. Riuscire a fermarsi di fronte ad un errore imparando dall’esperienza. Naturalmente il percorso non è uguale per tutti così come il modo di considerare la realizzazione personale. Per una donna dedicare la vita ai figli ed alla casa può sembrare appagante per un’altra è vissuta come una situazione limitante o insoddisfacente (tanto per fare un esempio).
C’è anche da segnalare che i bisogni cambiano molto nel corso della vita. Quello che ci sembrava “vitale” in età giovanile è meno interessante in età adulta. Quello che limita molto la realizzazione personale è la paura del cambiamento. Per molti intraprendere una strada nuova, anche se può rappresentare un grande vantaggio è ritenuto pericoloso e si tende ad accontentarsi.
libertà di pensiero ed impegno caratterizzano la realizzazione personale
La zona di confort prevale sull’idea del sacrificio e della rinuncia in molti casi! In cerca del piacere immediato si rischia di passare i modalità basica tutta la vita arrivando al punto di guardarsi indietro e non aver mai realizzato i propri desideri o aspirazioni. Dal leggere un libro all’aver perso peso, se non si è riusciti nell’intento perché non ci si è dedicati abbastanza, fa sentire vuoti e sesso inutili.
Qualsiasi sia la vostra età il segreto è conoscere se stessi (essere) e poi muoversi (fare).
Attenzione alle differenze tra sviluppo personale e realizzazione personale: nel primo caso si rischia di adattarsi a ciò che l’ambiente ci richiese cedendo al conformismo, nel secondo è una scelta di libertà in cui si rifiutano i compromessi e la propria realtà viene modificata proprio dai vostri comportamenti, scelte ed azioni.
La cosa importante è che l’aspetto legato alla libertà influirà in tutti i settori della nostra vita, da quella familiare a quella lavorativa ecc.
La persona realizzata attira le altre persone e porta a legami affettivi soddisfacenti. In campo lavorativo trova la strada giusta in cui misurarsi ogni giorno. La persona realizzata si ammala di meno, perché lo stato di benessere influenza il sistema immunitario in modo positivo.
*LA PIRAMIDE DEI BISOGNI DI A. MASLOW
Nel 1954 lo psicologo Abraham Maslow propose un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, disposti a piramide, in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è condizione necessaria per fare emergere quelli di ordine superiore.
I bisogni fondamentali, una volta soddisfatti, tendono a non ripresentarsi, mentre i bisogni sociali e relazionali rinascono con nuovi e più ambiziosi obiettivi da raggiungere. Ne consegue che l’insoddisfazione, sia sul lavoro, sia nella vita pubblica e privata, è un fenomeno molto diffuso che può trovare una sua causa nella mancata realizzazione delle proprie potenzialità. Per Maslow, infatti, l’autorealizzazione richiede una serie di caratteristiche di personalità, competenze sociali e capacità tecniche.
Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza, mentre salendo verso il vertice si incontrano i bisogni più immateriali.
Non tutti hanno la fortuna di fare il lavoro della loro vita, alcuni non riescono a vivere al meglio le proprie giornate. Spesso non si ha avuto il coraggio di seguire le proprie passioni. A volte ci hanno fatto credere che non ne saremmo stati capaci o che non fosse roba per noi. Eppure il segreto della realizzazione personale, ciò che ci permette di superare i nostri limiti e non ci fa sentire il peso di un impegno, è proprio fare ciò che si ama di più. Certo ci vuole coraggio. Accettare il rischio di non riuscire è già di per sé una vittoria rispetto a chi si ferma al primo ostacolo invece di cambiare strategia o non ci prova affatto!
Realizzare se stessi è un cammino impegnativo e può durare una vita intera. Gli ostacoli da superare sono molti. Uno di questi è la pigrizia. Tante persone vorrebbero dimagrire, laurearsi, imparare a cucinare o avere un fisico scultoreo, ma non sono disposti a fare sacrifici. Vi svelo un segreto: non si ottiene nulla lamentandosi sdraiati sul divano con un bicchiere di Nutella in mano!
Quindi fare ciò che piace non vuole dire una vita spesa nella nullafacenza, ma realizzare le proprie aspirazioni o dare possibilità alle nostre capacità.
Per qualcuno è anche difficile capire cosa è più congeniale a se stesso. Non si può programmare tutta la propria vita nei particolari anche perché ciò che pensiamo e crediamo a 15 anni è spesso molto diverso da quello che pensiamo e crediamo a 30, figuriamoci a 50!
Quando pensiamo alla realizzazione di noi stessi la correlazione con la produttività è immediata, perché ci dà la misura del nostro impegno. Se ci siamo impegnati nello studio è molto probabilmente che avremo un bel voto all’esame, se abbiamo fatto bene la dieta vedremo spostare l‘ago della bilancia, se avremo sudato in palestra la possibilità di avere la fantomatica “tartaruga” è più fattibile. A patto che lo stiamo facendo con amore. Ognuna di queste ed altre cose, per darci risultati apprezzabili e non venirne sopraffatti, vanno fatte con il cuore. Se ambiamo ad un certo risultato la fatica viene meno se lo facciamo con entusiasmo.
La determinazione non viene dal sacrificio, ma dalla passione! Il sacrificio è inutile se non fatto con il cuore: perde il suo valore!
Aristotele parlava di BEN VIVERE come capacità di mantenersi, autosostenersi ed essere autonomi. La soddisfazione e realizzazione personali derivano quindi dalle nostre capacità a raggiungere gli obiettivi con la gioia di farlo!
Se hai mai sognato una vita migliore, Come ottenere il meglio da sé e dagli altri è il libro che hai sempre cercato: ti mostrerà finalmente in che modo raggiungere la qualità della vita che desideri e che meriti. Anthony Robbins ha dimostrato a milioni di persone nel mondo, attraverso libri, video e seminari che il controllo del potere della mente ci consente di fare, possedere, guadagnare e creare qualsiasi cosa vogliamo.
Come ottenere il meglio da sé e dagli altri è molto più che un semplice libro di self help: è un rivoluzionario libro di fitness della mente. Ti insegnerà passo a passo a dare il massimo nella vita e a liberare un “potere senza limiti”: quello che ti consentirà di ottenere la libertà emotiva ed economica, migliorando le tue doti di leadership, la tua fiducia in te stesso ma anche la capacità di stabilire rapporti collaborativi con gli altri.
Anthony Robbins* editore Bompiani
*life coach, formatore motivazionale ed esperto di PNL
Oggi è lunedì. Questo è quel lunedì? Quello in cui decidi di perdere peso? Sei sicura? Per iniziare al meglio devi essere onesta con te stessa e per esserlo devi farti alcune domande. Poiché iniziare una dieta è facile, ma più difficile è portarla a termine è importante capire alcune cose di te stessa prima di intraprendere un percorso che se viene interrotto prematuramente ti lascerà con i kg di troppo e tanta autostima in meno!
Calcola quanti kg hai preso ed in quanto tempo e poi chiediti il perché. La risposta sarà solo una: perché hai mangiato di più e spesso male, ma devi andare più a fondo e comprenderne le ragioni. Non basta dire a te stessa sono golosa, o mi piace mangiare. Non fermarti lì, perché ti stai prendendo in giro. Si può essere golosi è vero, ma il nostro corpo sa darci i limiti quando funziona bene e se non lo fa c’è qualcosa che non va ed in genere la risposta è nelle tue emozioni che condizionano le tue azioni (ne abbiamo parlato tante volte!) Hai avuto da poco una gravidanza e ti sei lasciata andare? Hai fatto davvero troppi sgarri nelle feste? Sei in menopausa? Sei insoddisfatta della tua vita o di una relazione?
Ricorda:
Ogni problema richiede una dieta apposita ed una apposita impostazione mentale!
Lo step seguente deve farti capire perché vuoi dimagrire. Anche qui si fa presto a dare una risposta: non mi entra più nulla, non mi piaccio, faccio fatica a salire le scale, per la salute. Tutte risposte valide, ma sono troppo generiche ditevi in faccia la verità!
Vorresti sentirti più sexy, più sicura…? Ognuno ha la sua risposta ed è importante che si senta davvero il bisogno e si abbia un obiettivo importante da raggiungere anche se per gli altri può sembrare frivolo!
Capire quindi cosa aspettarsi dalla dieta è un altro momento cruciale. Anche in questo caso le aspettative, sulla carta, sembrano scontate, ma non si possono delegare alla dieta tutte le responsabilità. Quanto sei disposta a sacrificarti? Una restrizione calorica non basta serve attenzione, attività fisica e l’introduzione di buone prassi che permetteranno di non riprendere più i kg persi.
Quindi la domanda seguente è d’obbligo: Cosa rappresenta per te il cibo?
Il tuo bisogno di cibo è reale? Cosa mangi quando hai fame? E se sei triste? E se sei felice? E se sei annoiata? Smangiucchi di continuo? Fai abbuffate e poi digiuni? Mangi da sola o in compagnia? Se comprendi i tuoi comportamenti sarà più semplice seguire un regime alimentare corretto.
Per questo è importante rivolgersi ad un professionista per avere la dieta che permetta di rispondere al meglio alle proprie esigenze e non fare una dieta a caso (dell’amica, del giornale…) oppure iniziare a limitare dei cibi in modo incompetente. Queste azioni sono molto comuni e davvero lesive per il corpo e per la mente!
Un percorso con uno psicologo esperto in disturbi dell’alimentazione può rappresentare un ottimo supporto per evitare ricadute, capire perché avviene uno sgarro e come recuperarlo. Sentirsi motivati ed incoraggiati. Specie se non è la prima volta che intraprendete una dieta questa volta fatelo con cognizione, mettete in atto nuove strategie e non pensate di ripetere all’infinito le strade che avete fino ad ora percorso che non vi hanno portato da nessuna parte. Fate sì che questo sia “il lunedì”…quello giusto!
L’associazione Body Art Therapy Italia, impegnata da anni nella prevenzione del tumore al seno, ha lanciato un progetto che sarà realizzato con la partecipazione di 12 modelle che hanno avuto diagnosi di carcinoma mammario ed hanno subito interventi di chirurgia demolitiva o conservativa.
Un progetto per aiutare la paziente oncologica a riappropriarsi del proprio corpo, aumentando la sua fiducia nel futuro per accettare il cambiamento e tornare alla gioia di vivere.
Quel particolare stato d’animo in cui si è fermamente ed euforicamente determinati ad agire al fine di raggiungere i propri obiettivi, a discapito delle proprie paure, quali che esse siano, e comunque in generale si approccia ogni situazione con mentalità prolifica.(Fonte Web)
Sembra davvero fantastico, ma quante volte ci sentiamo così? Esiste un modo per vivere sempre al meglio?
La situazione in cui ci troviamo oggi e come agiamo è determinata da come ci sentiamo ovvero dalle emozioni che proviamo. Se abbiamo una visione negativa della vita, se tendiamo a vedere sempre tutto nero agiremo sempre in modo negativo e vivremo giornate sempre più nere. Se cerchiamo di aprirci al mondo guardando in modo positivo oltre l’orizzonte (oltre alle eventuali difficoltà del momento!) il cambiamento potrebbe essere immenso.
Le emozioni hanno la capacità di controllare la nostra vita: quello che viviamo, facciamo e diciamo. La vita non è mai facile, ma lo diventa se impariamo a metterci sulla giusta corsia. Naturalmente per agire in modo positivo bisogna mettersi in uno stato d’animo positivo.
Come può essere possibile un cambio di rotta? Agendo su tre aspetti: quello fisiologico, la comunicazione e la concentrazione.
La nostra mente ed il corpo sono interconnessi. Non dobbiamo pensarli come due unità separate e sconnesse. La nostra mente influenza lo stato del corpo e le sensazioni del nostro corpo influenzano le nostre sensazioni e di conseguenza le nostre azioni. Se ci alziamo dal letto “acciaccati” probabilmente inizieremo a lamentarci e saremo nervosi per tutta la giornata e questo condizionerà inevitabilmente la nostra giornata. Verifichiamo se il materasso è adatto alla nostra schiena, se abbiamo mangiato poco o male la sera prima di andare a dormire, se avevamo pensieri su ciò che era successo durante la giornata o per quello che doveva accadere il giorno dopo e cercate di rimediare. Nell’ordine: comprando un materasso migliore, mangiando le giuste quantità e qualità di alimenti la sera prima e magari prendendo una piccola quantità di melatonina per migliorare la qualità del sonno.
Quello che farà davvero la differenza sarà come affronterete proprio i primi minuti della giornata: se iniziate con un bel respiro ed un po’ di stretching (ci sono tantissimi video gratuiti on line!) già la giornata prenderà un andazzo diverso. Migliori sensazioni muscolari, maggiore ossigenazione ovvero pensieri più leggeri e positivi.
Un altro aspetto da tenere sotto controllo è sicuramente l’attenzione su ciò che facciamo. Quante volte mentre state facendo una cosa la interrompete, ne cominciate un’altra o fate controvoglia qualcosa che rimane a metà ed a fine giornata avete la sensazione di non aver concluso nulla?
Mettersi i giusti obiettivi e calcolare i giusti tempi tra impegno e recupero è fondamentale. Cercate di finire un compito prima di cominciarne un altro, tenete duro fino alla fine e poi prendetevi una ricompensa. Una pausa per il caffè, per una passeggiata. Se l’impegno fisico o mentale è elevato dividete il lavoro a metà e non andate per forza oltre le vostre possibilità. Potreste fare errori che vi farebbero perdere tempo e darvi la sensazione di non saper far nulla. Quindi programmare una serie di azioni con le relative priorità vi aiuterà a mantenervi concentrati ed avere ottime performance nel lavoro e nella vostra vita privata.
Non si può programmare ogni cosa della propria vita, ma avere una programmazione settimanale, giornaliera e delle prossime ore a venire permette di usare il tempo nel migliore dei modi con relativa soddisfazione e sensazioni positive.
Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante è il linguaggio che avete verso voi stessi e gli altri. Forse non ve ne accorgete, ma durante la giornata parlate tantissimo tra voi e voi e spesso non siete gentili! Vi potete buttare giù dicendo: “ma capitano tutte a me, sono sfortunato ecc.” o auto- sostenervi dicendo: “ok cosa ho sbagliato? come posso farlo al meglio?” Non cambia la situazione, ma influirà sul risultato e sulle energie che metterete per uscire da quella situazione.
Scegliete le giuste parole con voi stessi e con gli altri e questo condizionerà moltissimo le vostre emozioni. Ricordate le parole che hanno effetto su di voi e vi sostengono ed imparate ad utilizzarle più spesso.
Imparate a riconoscere le frasi negative e cambiale. Fate in modo che non possano influenzarvi.
Se sarete riusciti a fare questo e lo farete ogni giorno raggiungerete quello cheAnthony Robbinschiama “Peak State”, una sensazione in cui vi sentite pieni di entusiasmo e propositivi. Se imparerete ad ascoltare il vostro corpo, a controllare le vostre parole e sarete organizzati potrete far fronte ad ogni situazione perché sarete in grado di gestire le emozioni a vostro vantaggio e a prendere decisioni che vi porteranno al successo personale e professionale.
Per approfondire: Peak State di Giacomo Bruno /Bruno editore
Un padre disse alla figlia appena laureata con lode:
“questa auto l’ho comprata qualche anno fa, è un po’ vecchia, ma prima che te la dia vai a vedere al rivenditore di auto usate e chiedi quanto ti offrono”
La figlia va dal rivenditore di auto usate e riferisce al padre:
“mi hanno offerto 1000 euro perché sembra parecchio logora” allora il padre dice alla figlia:
“Prova a portarla al banco dei pegni e vedi cosa ti offrono”
La figlia va e riferisce al padre:
“mi hanno offerto solo 100 euro perché è solo una vecchia auto”
Infine il padre manda la figlia in un club automobilistico a mostrare l’auto. La figlia fa come indicato dal padre e al ritorno con sorpresa riferisce:
“Alcune persone del club mi hanno offerto 100000 euro. Perché è una macchina iconica ricercatissima da molti collezionisti!”
Allora il padre disse:
“Il posto giusto ti valorizza nel posto giusto. Se non sei valutata, non prendertela, significa solo che sei nel posto sbagliato. Chi conosce il tuo valore sa apprezzarti.
Cosa abbiamo imparato? Che non si deve stare in posti dove nessuno vede il tuo valore!
Prima di tutto analizziamo cosa non è la Realizzazione Personale: non è un trofeo da esibire dopo una carriera, qualcosa che si ottiene come ricompensa, un qualcosa di dovuto o che capita da un momento all’altro. Messi i dovuti puntini sulle i cerchiamo di capire invece cosa è: un processo lungo che può durare tutta la vita e non sempre si può dire di averla raggiunta. E’ un fatto personale prima ancora che sociale. E’ riuscire a realizzare le proprie aspirazioni, ovvero ciò che veramente si desidera e rappresenta chi veramente si è.
Già qui incontriamo il primo intoppo: molte persone non sanno cosa desiderano o chi sono: mangiano, vanno al lavoro e programmano le vacanze in un’incessante quotidianità che non li rappresenta, ma di cui sono ignari. Per altri il desiderio di realizzazione è molto forte e prima di trovare la giusta strada spesso devono fare deviazioni o hanno incidenti di percorso.
La realizzazione personale si identifica nel tuo grado di libertà: quanto sei libero nei tuoi pensieri, nelle cose che fai, nelle persone che frequenti? Oppure cose, persone e situazioni limitano la tua libertà personale? Compreso ciò che si è e ciò che si desidera per ottenere un certo grado di soddisfazione personale bisogna liberarsi da pesi che non ci appartengono. Spesso risultato di un certo tipo di educazione o esperienze, i nostri pensieri ed i nostri ideali può capitare che non ci rappresentino ed abbiamo il dovere di identificarli ed allontanarci da tutto ciò che non è buono per noi.
Poter essere “felici” in una vita che ci rappresenta significa essere onesti con se stessi e di conseguenza con gli altri. Possiamo pensare di realizzarci su un piano personale, ma anche spirituale ed infine sociale.
Sperando sia chiaro il concetto spero di aiutarvi nel vostro cammino con i prossimi articoli e curiosità durante il mese di gennaio.
Come anticipato in un video sui social, nel 2022 è mia intenzione trattare una tematica che ritengo rilevante ogni mese. Sono consapevole che non sarà possibile esaurire il tema in modo completo, ma cercherò di essere il più esaustiva possibile attraverso articoli, frasi motivazionali, storie con morale, biografie di autori che si sono interessati della tematica ed anche consigliando alcune letture. Naturalmente durante l’anno saranno accolte le richieste di chi sarà interessato ad una tematica in particolare e quindi sono ben accetti i vostri contributi. A tal riguardo vedo questo impegno non unilaterale, ma sarei onorata di reciprocità anche da parte di altri colleghi che vogliano contribuire con il loro apporto, perchè in fondo non si finisce mai d’imparare!
Vorrei cominciare il nuovo anno, ed inaugurare la nostra serie di appuntamenti 2022 affrontando il tema della realizzazione personale, con una bella frase motivazionale di Anton Vanligt :
“Non è egoistico pensare alla realizzazione personale come obiettivo che primeggi su tutti gli altri nella vita. Semplicemente è il risultato ottimale per una perfetta sinergia fra la nostra vita e quella delle persone che amiamo. Un soggetto infelice, triste o non pienamente realizzato sta male da solo e peggio in compagnia. Miriamo dunque con forza alla realizzazione dei nostri sogni, non pensiamo che da chi ci sta intorno dipendano i nostri desideri. Alziamoci, adesso, e cominciamo a correre verso i nostri obiettivi!”
tema del mese: realizzazione personale
Chi è Anton Vanligt ? Un poeta contemporaneo che scrive dell’importanza del passato e dei nostri vissuti nella formazione del nostro carattere, ma non dimentica l’attenzione al presente ed uno sguardo lungimirante verso il futuro.
Ho trovato questa sua poesia sul web che voglio condividere con voi:
SE COMINCIO A VOLTARMI
“Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato gli amori, gli umori, i rumori, gli odori… se mi volto m’incanto.. E’ una sensazione meravigliosa, di tenerezza, di protezione. A volte è angosciante, triste, di smarrimento. Il passato ha una certezza: è stato. E quel che è stato non si modifica. Il passato ha la sua utilità: è servito ad essere me stesso oggi. Il passato però dev’essere qualcosa che segue la mia opposta direzione. Un sentiero alle mie spalle, ben conosciuto dai miei occhi, tanto bene da non aver più bisogno di guardarlo. Se vivi intensamente il tuo presente, se godi di ogni istante concentrandoti su ciò che è qui ed ora, non avrai bisogno di voltarti indietro, invocando un momento ormai finito, ne’ di maledire ciò che fu un tempo. Vivere intensamente qui ed ora significa avere la consapevolezza di aver fatto il possibile per andare incontro al futuro con la coscienza pulita, sapendo che nel bene e nel male, negli alti e bassi di questa vita, nel viverla sei stato te stesso. Il mondo però è fatto di gente, e l’incrocio delle azioni ci porta su sentieri imprevedibili. Non c’è una mappa per non perdersi, non c’è un manuale che ci distingua ciò che è giusto dall’errore…. La mia bussola è il mio sentire. Quando mi sento bene con me stesso, sono sicuro che anche al mondo sto portando energia positiva. Se comincio a voltarmi, ricordando gli eventi del mio passato, m’incanto…. ma perdo un po’ di quello che dovrei invece vivere al massimo adesso: me nel mio presente.”
Cap.10 Le ultime raccomandazioni : lavorare in più fasi
Come hai capito affrontare la diminuzione del peso è molto più complesso che diminuire la quantità di cibo introdotto. Finora hai fatto sempre così, cioè quello che credevi giusto. In parte lo è, ma purtroppo solo in parte.
Dopo aver letto tutte queste pagine dovresti avere ben chiaro che cambiare il modo di mangiare è strettamente legato al cambiamento del tuo modo di pensare. Questo inevitabilmente porta a cambiare il modo di rapportarti verso gli altri e verso te stessa.
Abbiamo già visto che non è cosa facile, poichè il tentativo da parte tua di rimanere ancorata alle tue convinzioni e modi di agire è molto forte. Come darti torto? Ti rassicura ed è l’unica cosa di cui sei certa. Camminare in una strada nuova che non conosci, fare cose diverse da quelle che hai sempre fatto è disarmante. E poi tu vuoi arrivare alla fine del percorso velocemente, non segui i consigli e vuoi fare di testa tua.
Con questo Metodo non lo puoi fare. Non ci sono tempi prestabiliti, le regole non le puoi variare a tuo piacimento. Il problema non è sostituire 100 gr di zucchine con 100 gr di bieta.
L’educazione alimentare è importante, conoscere gli alimenti e come accoppiarli al meglio è utile, ma la cosa veramente difficile da fare è conoscere se stessi e a fondo, e sapere come fare le scelte giuste.
E’ la cosa da cui stai fuggendo da tanto tempo, che forse in parte sai, ma che è così difficile da ammettere.
Passiamo adesso al lavoro in concreto, per capire come viene applicato il Metodo che ho definito “Integrato”. Integrato perché integra appunto più aspetti per una presa in carico globale della persona.
Il mio ruolo è tecnicamente quello di un personal trainer che ti segue in tutti gli aspetti della vita fino a quando non sarai in grado di camminare da sola.
Il primo incontro è un colloquio conoscitivo che ha lo scopo di capire quale è il tuo atteggiamento nei confronti del cibo. Cerco di conoscere attraverso il racconto della tua storia, che tipo di diete hai fatto, se le hai portate a termine, le difficoltà e le interruzioni, cosa provi quando mangi, quali sono i cibi ed i momenti più a rischio per te. Se ci sono infine situazioni che vuoi evitare, cibi sgraditi o particolarmente amati. Valuto la tua capacità riguardo la possibilità di iniziare un percorso escludendo o posticipando tutti quei casi in cui si stiano vivendo particolari momenti di disagio: lutti in famiglia, traslochi o gravi malattie, perché le risorse emotive e fisiche sono già impegnate nella risoluzione di altre problematiche e quindi non ne avresti a sufficienza per affrontare il programma in modo corretto. Indago sulla tua famiglia di origine per verificare le modalità e le abitudini a cui sei stata esposta. Spesso emergono spontaneamente ricordi del passato, racconti fatti da genitori o zie o nonni sul tuo modo di mangiare già in tenerissima età.
Ricordo una signora che per tutta la vita aveva combattuto con il peso, che candidamente raccontava un episodio riportato dalla zia, nel quale lei piccola stava sul seggiolone ed era cosi avida nel mangiare che la zia e la mamma dovevano imboccarla insieme perché tra un boccone e l’altro altrimenti piangeva.
Questo racconto mi fece rabbrividire: povera Silvia, ecco l’ origine della sua incapacità a resistere al cibo, alle macchinette delle merendine sul posto di lavoro e alle leccornie messe in risalto accanto alle casse del supermercato ecc. Già dalla sua tenera età non le era stato insegnato ad aspettare e a reagire alle frustrazioni, e le azioni della mamma e della zia avevano fatto sì che in lei si rinforzassero dei comportamenti dai quali per tutta la vita non era poi riuscita a liberarsi.
Quindi la tua storia personale è molto importante per impostare un percorso personalizzato che prosegua con la somministrazione del diario alimentare. Per una settimana dovrai compilare il diario scrupolosamente in tutte le sue parti. Spesso le persone escono deluse da questo incontro poiché si aspettano di avere subito la “dieta”.
Io non parlo mai di dieta nel mio programma, perché di fatto qualsiasi dieta equilibrata funziona anche se presa da una rivista. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, dopo qualche giorno la persona perde la motivazione e inizia a seguirla a modo suo o finisce con l’interromperla. Quindi i miei sono consigli alimentari di base da inserire in un corretto stile di vita e in un cambiamento di atteggiamenti e pensieri.
Chiaramente i consigli non sono generici, ma studiati e costruiti in considerazione delle preferenze alimentari, degli orari del lavoro, dell’eventuale attività fisica svolta.
Nei casi in cui si prendano farmaci o se si è allergici o intolleranti a qualche alimento, mi rivolgo al medico di base e alla biologa nutrizionista esperta in intolleranze alimentari che collabora con me.
Non ho “diete pronte per tutti gli usi” : non farei altro che rinforzare il tuo comportamento errato che si aspetta il “secondo” cucchiaino appena lo richiedi. Il mio compito è insegnarti ad aspettare, ad imparare a tollerare le frustrazioni : ad insegnarti che c’è un momento per ogni cosa.
Ti invito ad essere sincera, specialmente con te stessa. Il diario non è uno strumento valutativo, ma una sorta di “fotografia” dei comportamenti alimentari che tieni nel corso della giornata e della settimana. Oltre alla compilazione dell’area relativa all’introduzione del cibo, ampio spazio viene lasciato per approfondire la situazione emozionale con spazi dedicati ai fuori pasto (gli extra). Se sei andata in bagno, se ti si senti gonfia, se sei serena o depressa o se è accaduto qualcosa che ti ha intristita, delusa o resa felice.
La modalità in cui il diario viene compilato mi dà più informazioni di quello che hai scritto. Se sei restia ad aprirti e scrivi “per scrivere”, ovvero compili il diario in modo frammentario o lo riporti parzialmente compilato con la scusa che ti sei scordata o che non ti andava, mi fai già capire che non sei motivata, che non ti sforzerai più di tanto per raggiungere i tuoi obiettivi. Ti aspetterai da me tutto il lavoro, ma rimarrai delusa, perché non è quello che accadrà, per cui definirò con te una sorta di “contratto” di accordo per responsabilizzarti. Se invece tornerai con il diario scritto con precisione maniacale comprenderò che il tuo bisogno di approvazione è molto forte e dovremo lavorare molto sull’autostima.
Quindi nell’incontro seguente, con il diario alla mano, si iniziano a fare le considerazioni sugli atteggiamenti e le modalità di compilazione e si fa una valutazione degli errori. In base a ciò ti propongo una serie di soluzioni che devi applicare da subito. Ti viene data una prima scheda che riassume punto per punto gli errori che hai commesso con tutte le soluzioni e le modalità per sostituirli con azioni corrette.
Al terzo incontro ti presenterò un piano alimentare equilibrato, secondo le modalità già esposte, e ti darò tutte le indicazioni e spiegazioni riguardo a metodi di cottura, l’organizzazione della spesa e del frigorifero per non arrivare impreparati all’ora di cena e trovarsi a mangiar cose diverse da quelle indicate perché non disponibili. Se necessario farò interventi direttamente nella tua abitazione per aiutarti ad eliminare i cibi pericolosi per te, oppure ti accompagnerò a fare la spesa, in modo da insegnarti a fare le scelte giuste, a leggere le etichette ecc.
Gli incontri seguenti vedranno l’alternarsi di spiegazioni sull’alimentazione, con la consegna di schede appropriate per ricordarti quanto detto e con la somministrazione di brevi test per valutare le nuove conoscenze acquisite (ad esempio in rapporto alla combinazione degli alimenti) con momenti più strettamente psicologici e motivazionali.
Arriverà anche il momento in cui inserire l’attività fisica giusta per te in funzione della tua età, del tuo peso e delle reali possibilità di effettuare degli sforzi. Dopo aver valutato quale sia l’attività fisica più adatta, farai delle prove sotto la mia supervisione, ti consegnerò una scheda settimanale con un vero e proprio programma di allenamento.
Generalmente gli incontri hanno una cadenza settimanale, ma nel primissimo periodo possono essere necessari incontri più ravvicinati, per farti partire con il piede giusto.
Non esiste il momento della “pesa”, ma la valutazione per capire se riesci a seguire il programma nel suo complesso, quali sono le tue difficoltà per trovare la modalità migliore per arginarle.
Con il Metodo-Integrato non vince chi è più bravo, ma vince chi, pur sbagliando, si impegna a non sbagliare più, interiorizza gli insegnamenti e li fa suoi per sempre per camminare in seguito da solo senza inciampare.
Faccio spesso questo esempio per spiegare quanto detto: vai dal fisioterapista quando hai un problema a qualche arto o giuntura, ti viene detto cosa fare e non fare, ti vengono insegnati i movimenti corretti e a volte esercizi da fare a casa per rimanere allenati.
Nel momento in cui hai recuperato la funzionalità di quell’arto, non hai più bisogno del fisioterapista e utilizzi gli insegnamenti ricevuti in caso di qualche piccola ricaduta.
Con il mio Metodo succede la stessa cosa. Avrai bisogno dei miei insegnamenti e del mio supporto fino a quando non sarai in grado di gestire da sola la tua alimentazione e, cosa più importante, anche le tue scelte. Sarai in grado di camminare da sola non quando sarai magra, ma quando avrai imparato tutte le strategie indispensabili per far sì che il peso conquistato sia tuo per sempre.
Devi avere fiducia e pazienza, perché ognuno ha la sua storia, le sue idee ed esperienze; resistenze grandi e piccole che siano. Spesso perdi l’ entusiasmo e la spinta per proseguire. Sii fiduciosa e appoggiati, dammi la possibilità di lavorare con te e per te.
Per aiutarti in questo cammino avrai un supporto anche per quel che riguarda la valorizzazione della tua immagine, con esercizi sulla camminata e le indicazioni per un abbigliamento e un trucco che ti facciano sentire più bella e sicura. Anche in questo caso, se ne avrai bisogno, rivedrò con te il tuo guardaroba per trovare gli abiti che ti valorizzano ed eliminare quelli che non sono adatti.
Generalmente nella mia esperienza occorrono circa 10 settimane ovvero un minimo di 10 incontri consecutivi per acquisire quell’indipendenza necessaria per camminare da sole (che non significa sempre raggiungere il peso desiderato).
Il concetto di consecutività è fondamentale: se salti un incontro o inizi a partecipare in modalità frammentata non ti posso garantire la riuscita del percorso. E’ fondamentale stabilire un rapporto che permetta le giuste valutazioni ed interventi nei giusti tempi.
Potrai avere l’impressione, dopo 5-6 incontri,che tu possa farcela da sola :non è mai così! E’ il momento più pericoloso, in cui saltare l’incontro equivale al mancato raggiungimento dell’obiettivo : se non ti seguo da vicino le vecchie e sbagliate abitudini si faranno strada dentro di te. Quando te ne accorgerai avrai davanti queste tristi conseguenze: mancata perdita di peso e sensazione di frustrazione. Quindi lascia a me la valutazione del giusto momento in cui potrai camminare da sola. Se ti lasciassi sola troppo precocemente, le possibilità di caduta sarebbero molto elevate. La conseguente delusione ti porterebbe ad abbandonare il programma con sensazione di sconfitta, perdita di soldi e tempo.
Naturalmente in 10 settimane non sempre si arriva al peso desiderato, dovendo perdere oltre 10 kg, ma in base ai progressi della persona gli incontri possono essere diradati. Di conseguenza ogni valutazione è strettamente personale.
Il programma di allenamento (alimentare, fisico e psicologico) è molto diverso. Un conto è prendere in carico la neo mamma che ha preso 10 kg tra gravidanza ed allattamento e che si è solo lasciata andare un po’. Altra cosa è la signora depressa che porta quei 10- 15 kg (se non di più) da una vita e non riesce a liberarsene, anche dopo aver applicato consigli assurdi come bere acqua e limone per una settimana e per farsi venire la gastrite, dopo aver fatto tutte le diete delle amiche, quelle dei giornali e spesso preso anfetamine.
Ripeto: ogni persona è unica, come unico è il trattamento a te riservato. E’ un percorso impegnativo, ma ne vale la pena se vuoi poterti finalmente sentire non solo magra, ma libera per sempre.