Mangi davvero in modo consapevole?

La risposta è no o quasi mai! Siamo succubi di una serie di input che mortificano, sviliscono,  annullano (spesso) il senso di fame, quella fisiologica (ovvero quando sono svariate ore che non ci nutriamo ed i livelli energetici diminuiscono e lo stomaco fa grr grr per intenderci!) ed il desiderio di cibo. Tale desiderio che molti confondono con la “fame” può essere generata da vari motivi come ad esempio:

La vista o l’odore del cibo:

Certi odori o la vista di alcuni cibi possono farci venire l’acquolina in bocca anche se abbiamo appena finito di mangiare. Funzioniamo esattamente come il cagnolino di Pavlov nella famosa ricerca e produciamo salivazione e abbiamo già la sensazione di averlo in bocca, perché conosciamo il gusto di quei cibi e sappiamo quanto siano gustosi. Questo è ciò che sfrutta la pubblicità in certi orari in cui possiamo essere più vulnerabili a mangiare caramelle, cioccolatini, patatine o bere una bevanda o un buon vino solo perché stimolati dalla vista e relative sensazioni.(non dal bisogno reale!)

Emozioni e ricordi:

Perché quei biscotti ripieni al cioccolato, l’odore del pane fresco o della torta appena sfornata hanno un così potente attrattivo? Molte delle cose elencate hanno uno spazio speciale nei nostri ricordi e sono riconducibili alla prima infanzia, alle merende, al ritorno da scuola e quelle esperienze hanno un valore davvero speciale.

Non dobbiamo necessariamente evitarle, ma gustare al momento giusto in cui corpo e mente possano beneficiarne contemporaneamente.

Pressione sociale:

Una cosa di cui siamo quasi completamente inconsapevole e anche questo può avere ragioni antiche. Spesso mangiamo per “cortesia” anche se non ne abbiamo voglia o una cosa non ci piace abbastanza. Possono essere i dolci della suocera o perché siamo a cena con gli amici e tutti prendono il dolce e per non essere fuori dal gruppo lo rendi anche tu.

Educazione ricevuta:

Non lasciare la roba nel piatto è una delle tipiche frasi che continuano a condizionarci da quando siamo bambini così come tante altre che nella vita mi sono state condivise

Vi lascio da fare un esercizio? C’è una frase che continua a condizionare la vostra scelta del cibo?

Nota bene: non sono i vestiti a starti stretti, ma persone e situazioni!

Quando si inizia ad ingrassare ci si preoccupa della lampo che non sale, dei pantaloni che non si chiudono e dei rotolini che si intravedono dalla maglietta, ma il motivo di preoccupazione dovrebbe andare in ben altra direzione. Ci sono situazioni e relazioni che “ci stanno strette” ancor prima degli abiti. Non è facile scappare in certi frangenti e la soluzione più semplice è quella di rifugiarsi nel cibo. Una soluzione apparentemente innocua che ci porta in una direzione ancora più difficile da gestire.

Alcune persone sono tossiche, ci tolgono energia, sono giudicanti. Spesso non si sa come rapportarcisi, a volte si è troppo arrendevoli. Quante volte dopo certe situazioni ci siamo detti: avrei potuto rispondere così, perché mi sono fatto mettere i piedi in testa, ancora una volta mi ha fregato? Situazioni in cui non si è riusciti a tenere testa a persone che in fondo non sono neanche buone per noi. E questo genera ansia perché non ci è piaciuto essere stati trattati “male” o “svalutati” e conflitto con noi stessi perché in fondo “è colpa nostra” se è successo.

Molte persone non sanno gestire questa ansia che sale e trovano conforto nel cibo. Ci sono ragioni lontane per cui il cibo diventa la panacea di tutti i mali. Dal primo momento di cibo/amore che riceviamo alla nascita, alla caramella che ci davano da bambini per dimenticare “la bua”, delusioni d’amore condivise con l’amica del cuore ed un gelato e via discorrendo.

E’ che il cibo è socialmente accettabile rispetto ad una droga, ma la funzione è la stessa così come le aree cerebrali predisposte ad accogliere le sensazioni di piacere che ne derivano.

Spesso ci si accorge che qualcosa non va dopo aver preso 18/20 kg ed è difficile far tornare indietro l’ago della bilancia così come cambiare alcuni comportamenti (leggi schemi mentali). Una paziente venne da me perché non riusciva a perdere peso. In effetti non riusciva a seguire nessuna dieta per l’ansia che la sovrastava. Nei suoi racconti sono emerse alcune “pecche” come quella di aver accettato di andare a vivere vicino alla suocera (molto giudicante) per amore del compagno, essersi proposta a risolvere situazioni della famiglia per essere accettata a considerata per poi finire per essere esausta, sfruttata ed anche umiliata!

Abbiamo dovuto lavorare sull’amore verso se stessa, sul giudizio, sul bisogno di essere accettata e sulla capacità di fare scelte buone per se stessa prima di poter portare a termine con successo una dieta. Spesso mi guardava e mi diceva: “ma possibile che me ne sono accorta dopo 4 anni e 20 kg?”

La verità è che ognuno ha i suoi tempi per capire ciò che non va ed avere il coraggio di affrontare una situazione vecchia con nuovi strumenti. Non per tutti è facile chiedere aiuto e a volte neanche le amiche ed i compagni sono sinceri quando ci dicono che stiamo bene salvo poi uscirsene un bel giorno dicendo: “ti sei ingrassata/o” e da lì crolla un muro. Perché solo allora ci si accorge che prima di stare stretti i vestiti ci stanno strette situazioni o persone. Ma forse quello che manca veramente è la cura e l’amore per noi stessi, quello che spesso chiamo “sano egoismo” e che tante persone faticano a comprendere se non quando è davvero tardi ed i danni avvenuti.

Fare pace con il cibo (argomento di giugno)

Con l’arrivo dei primi caldi si presenta la necessità di scoprirsi e questo comporta non pochi timori. Quei rotolini o la pancetta che il maglione copriva, le gambe nascoste dal pantalone che d’inverno evitavamo di affrontare ora si presentano nella nostra vita sfacciatamente e non possiamo più ignorarli. Allora che succede? Che si ricorre a diete drastiche per una “remise en form” dell’ultima ora. Ma attenti a cosa state facendo poiché le scorciatoie non funzionano con la perdita di peso e ciò che perderete, se non prenderete la strada giusta, sarà solo l’autostima. Ecco quindi l’argomento del mese di giugno: Fare pace con il cibo.

Imparare a mangiare bene, capire come e perché si mangia, perché ci si rifugia nel cibo, perché è difficile seguire una dieta e come affrontare i fallimenti saranno alcuni degli argomenti che porterà la bella stagione. Seguitemi sui social e sul blog e come sempre prenderò in considerazione gli argomenti proposti e cercherò di rispondere a tutte le vostre domande.

La metamorfosi in psico oncologia

Metamorfosi oncologiche

C’è una differenza sostanziale tra le metamorfosi del differenziamento cellulare e le metamorfosi anomale delle cellule neoplastiche. Queste sono dette fuorilegge perché non seguono più il destino normale delle cellule in cui avviene una mutazione. Le cellule neoplastiche si differenziano sempre di più mutando di continuo i loro antigeni di membrana e traendo in inganno il sistema immunitario che tenderebbe ad identificarle ed eliminarle.

Metamorfosi chirurgiche

Non si rinuncia mai volentieri ad una parte di sé, anche se malata. Ricordiamo di quando da bambini volevamo conservare i dentini, o un operato di calcoli li vuole vedere in un bicchierino… A seguito di un intervento chirurgico per eliminare le cellule patologiche possiamo trovarci di fronte a trasformazioni in cui il chirurgo oltre ad aver prodotto una mutilazione ha inventato nuove condizioni anatomo-funzionali come può accadere in una laringectomia o una colonstomia ad esempio. Oppure l’amputazione di un arto o l’eliminazione di un seno o di una parte di questo.

Metamorfosi psichiche

Le trasformazioni dovute alla malattia creano una modificazione della body image ed il riapprendimento di funzioni del corpo. Questo cambia notevolmente la propria condizione sperimentale sui rapporti tra corpo e mente. Il vissuto di una trasformazione chirurgica è sempre dolorosa. In un modello psicoanalitico è riconducibile alle tematiche della castrazione e del lutto. Dopo l’intervento il paziente cerca, rispecchiandosi nello sguardo dei curanti e dei familiari, o in uno specchio vero e proprio, la consueta immagine di sé, un’immagine che teme mutata. Quello che scopre è un  nuovo organo o la mancanza o amputazione di questo e lo vive come un corpo estraneo o una assenza. Il paziente ne resta spaesato, come se la mente non si sente più di casa del corpo.

Riflessioni da “Metamorfosi e cancro”

di Nesci e Poliseno miei docenti e “mentori” durante i corsi di psico-oncologia presso Università Cattolica del Sacro Cuore Roma ormai 20 anni fa.

Diagnosi di tumore: dire o non dire?

Parlando con medici ed operatori sanitari spesso emerge la preoccupazione “se il malato sia in grado di tollerare la verità”

Quale verità è la domanda. Affrontare i pazienti dopo una diagnosi di tumore maligno è sempre difficile. Alcuni medici preferiscono parlare ai parenti, ma tacere i fatti al malato per evitargli una reazione motiva.

Una persona seriamente ammalata, spesso è trattata come se non avesse alcun diritto ad una opinione. Spesso è qualcun altro che decide per lui. La persona malata, ha desideri, paure ed opinioni ed ha diritto ad essere ascoltata.

Se un dottore saprà parlare francamente con i propri malati della diagnosi, senza necessariamente equipararlo ad una minaccia di morte, renderà un gran servizio al malato. Dovrebbe lasciare allo stesso tempo aperta la speranza, l’importante è comunicare che non tutto è perduto, che non lo abbandonerà e che è una battaglia che combatteranno insieme. Quel paziente non temerà l’isolamento, l’inganno, il rifiuto, ma avrà fiducia e sarà rassicurante parimenti per i familiari.

In questi momenti anche i familiari si sentono terribilmente impotenti e dipendono tantissimo dalle rassicurazioni verbali e non verbali del medico e del sapere che ogni cosa sarà fatta: se non prolungare la vita almeno che si potrà contenere la sofferenza.

Riflessioni da
“la morte ed il morire”

Cittadella editrice / autore Elisabeth Kubler_Ross

In 50.000 alla Race for the cure di Roma

Solidarietà e prevenzione le parole simbolo di questa manifestazione che in concreto ha visto 50,000 persone che hanno creduto e sostenuto questo progetto che si rinnova da ben 23 anni grazie all’entusiasmo del Prof. Riccardo Masetti, le fantastiche donne in rosa, i volontari, le madrine Maria Grazia Cucinotta e Rossana Banfi con la perfetta organizzazione di Komen Italia.

Grazie anche a vecchi e nuovi amici tra i partner ed istituzioni che si sono resi disponibili per la buona riuscita di questo fine settimana intenso iniziato giovedì scorso. 1500 prestazioni effettuate a scopo preventivo e numerosi momenti ludici per adulti e bambini, senza dimenticare il ricco elenco di conferenze ed incontri tematici.

La Race for the Cure è finalmente tornata e oggi ha battuto il record più importante, quello del ritorno alla normalità.


Per gli amici di altre zone d’Italia questi i prossimi appuntamenti:
Bari 13 – 15 maggio
Napoli 20 – 22 maggio
Bologna 16 – 18 settembre
Brescia 23 – 25 settembre
Matera 30 settembre – 2 ottobre
e in Abruzzo grazie al Comitato di Pescara 7 – 9 ottobre

Una “sigla” per le donne in rosa alla Race for the cure

Inaugurato ieri al Circo Massimo il villaggio della Komen Italia per la prevenzione con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative.   (ve ne ho parlato qui: https://emanuelascanupsicologa.com/2022/05/03/il-villaggio-della-prevenzione-by-komen-italia/) Il villaggio sarà attivo fino all’8 maggio con il tradizionale appuntamento con la Race for the Cure, la più grande manifestazione al mondo per la lotta ai tumori del seno che attraverserà, oltre Roma,  6 città italiane: Bari, Napoli, Bologna, Brescia, Matera, e Pescara. con aree mediche e tematiche nelle quali saranno offerti gratuitamente esami diagnostici di screening per le principali patologie femminili e dove si potrà partecipare a diverse iniziative.  

l’inaugurazione di ieri al circo massimo

Quest’anno la “Race for the Cure” avra’ una sigla musicale “La nostra amica sempre”, canzone “donata” da un artista attiva sul fronte delle donne: Giovanna Gattuso, singer-songwriter, performer, Vocal coach e pluri premiata ai Los Angeles Music Award come autrice ed interprete.

Giovanna Gattuso con il Prof. Masetti Presidente della Komen Italia

Giovanna arriva a Roma da Los Angeles quattro anni fa e motivata dalle tematiche femminili entra a far parte dell’associazione Fidapa BPW sezione Roma.  Nel breve forma un coro non professionale nella sua sezione ed e’ proprio grazie all’incontro con questa realta’ che decide di  scrivere canzoni a sostegno e supporto delle donne.   

Giovanna Gattuso con la madrina della manifestazione Rossana Banfi

Ed e’ proprio durante la manifestazione del 2021 che Giovanna incontra il Professor Riccardo Masetti, direttore del Centro integrato di senologia  all’Universita’ Cattolica – Policlinico Genelli di Roma e presidente della Komen Italia per la lotta ai tumori al seno che organizza la Race for the Cure, che decide di donare alla manifestazione la canzone.  

“E quando incontri qualcuno che ti prende per mano ti porta per mano in un mondo migliore …” dice la canzone.  Un inno all’amicizia, la condivisione ed il supporto reciproco. Ed e’ infatti nel ritornello: “sei tu, sei tu….”, il significato profondo dell’essere uniti/e in manifestazioni fondamentali per la ricerca come la Race for the cure.  

E poi l’invito dell’organizzazione a Giovanna Gattuso di formare un coro per le donne in rosa del Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in oncologia.

Un male curabile di Umberto Veronesi

Edito da Mondadori è un libro “vecchiotto”, ma ancora molto attuale. Spiega in modo semplice e diretto tutto ciò che concerne una delle malattie più temute del secolo. Tra gli argomenti trattati: la lotta contro i tumori al seno ed i melanomi, i pericoli del fumo, l’importanza della prevenzione, le terapie alternative.

“…per capire come mai il tumore sia così diffuso si ricordi che le probabilità del suo insorgere crescono con l’avanzare dell’età. E poiché l’uomo d’oggi vive più a lungo il numero delle persone colpite risulta più elevato. La correlazione tra età e tumori è tale che se vivessimo oltre i 100 anni il tasso di mortalità per tumore salirebbe al 50% e se per ipotesi vivessimo ancora più a lungo probabilmente moriremmo tutti di tumore…”

Queste tra le considerazioni iniziali del Prof. Veronesi che affronta poi gli importanti aspetti della prevenzione ed anticipa il tema delle terapie “alternative” oggi definite complementari a riprova della grandezza del personaggio così aperto alle innovazioni e con una visione d’insieme del problema e della persona. Tratta anche del pericolo di affidarsi a “santoni” e “stregoni”, poiché si è molto vulnerabili se il problema riguarda noi, nostra madre o nostro figlio. Accettare una mastectomia, o l’amputazione di un arto è davvero difficile e se viene proposta un’alternativa meno drastica siamo tentati di provare, ma alcune persone approfittano di questo dolore e vulnerabilità a scopo di lucro.

 “ E’ vero che la medicina ufficiale ha talvolta ostacolato  idee nuove e brillanti, ma i contrasti che sorgono all’interno del mondo scientifico non giustificano, specie nella cura del cancro, la diffusione di metodi antiscientifici, o per lo meno ascientifici…” sostiene il professore.

 L’ultimo capitolo del libro s’intitola “Dieci piccoli comandamenti” e rappresenta un decalogo di prevenzione formulato coinvolgendo  un gruppo di ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo ancora attuale a riprova che le buone pratiche non passano mai di moda.

Edizioni Mondadori a cura di Guido Quaranta 1995

Il villaggio della prevenzione by Komen italia

VILLAGGIO APERTO DA GIOVEDÌ 5 MAGGIO CON TANTE INIZIATIVE GRATUITE DI SALUTE, SPORT E BENESSERE

CONSULTI E PRESTAZIONI SPECIALISTICHE APERTI A TUTTI* per la prevenzione dei tumori ginecologici, della pelle, del cavo orale, del retto-ano e patologie della tiroide. Inoltre, consulenze su nutrizione, menopausa, salute delle ossa e come invecchiare in salute. Promossi dalla Komen Italia, in collaborazione con Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS, con la partecipazione di altri presidi ospedalieri e grazie al contributo di Fondazione Johnson&Johnson, Fasda, UniSalute, Amgen e Echolight.

SPORTELLO INFORMATIVO E DIMOSTRATIVO per l’accesso agli screening per la diagnosi precoce dei tumori del seno, del collo dell’utero e del colon, a cura della Regione Lazio SERVIZI DI FARMACIA Elettrocardiogramma, misurazione della pressione, prenotazione vaccini anti Covid-19, tampone antigenico rapido, a cura di Federfarma Roma

SPORTELLO SALUTE DONNA* a cura dell’Ordine della Professione Ostetrica di Roma e Provincia SCREENING VISIVO a cura di Fondazione Salmoiraghi&Viganò *per le prenotazioni, consultare il sito www.komen.it

Inoltre:

il programma dettagliato ed i numeri per prenotare consulenze ed attività sul sito ufficiale http://www.komen.it

• Area Kids, con giochi ed iniziative ludiche e didattiche, a cura di Roma03

• III edizione “Kids for the Cure”: iniziativa dedicata alle scuole dell’infanzia e primarie, in collaborazione con l’Assessorato alla Scuola di Roma Capitale

• Area sportiva, in collaborazione con: FIPAV: offre a bambini e ragazzi la possibilità di cimentarsi con la pallavolo, nel Villaggio Volley S3 con Andrea Lucchetta FIDAL: propone una mini gara di corsa nelle mattinate di giovedì e venerdì FIP: offre a bambini e ragazzi la possibilità di cimentarsi con la pallacanestro su un vero campo di giorco FIG: propone attività di avvicinamento al Golf con particolare attenzione alle donne attraverso il progetto «Golf è Donna» FIC: invita alla scoperta del canottaggio, dedicato in particolare alle Donne in Rosa FIGC: presente alla Race for the Cure 2022 con uno stand dove sarà esposto il trofeo vinto ai Campionati Europei UEFA EURO 2020 insieme alla Mascotte FIGC ASC ENTE DI PROMOZIONE SPORTIVA: offre attività fisica per il benessere delle persone di tutte le età

• Pompieropoli: attività pratiche e dimostrative per bimbi a cura del Corpo Nazionale Vigili del fuoco

Argomento del mese di maggio: Il tumore non è il male del secolo

Alla luce della recente pandemia definire ancora il tumore il male del secolo sembra davvero riduttivo. Lo diventa ancora di più se consideriamo il fatto che abbiamo testimonianze inequivocabili della cultura assira, babilonese o egizia in cui si cercavano mezzi per curarlo. Prove che  Atossa, la figlia del Re di Persia vissuta 500 anni prima di Cristo era affetta da tumore al seno, ed ancora prima un dinosauro affetto da tumore alle ossa come documenta il suo scheletro al Museo di storia naturale di Londra.*

E’ anche tristemente vero che malgrado le conoscenze scientifiche e la prevenzione il tasso di mortalità è ancora davvero alto. Alcune cellule impazziscono, dimenticano quale era il loro ruolo, ritornano ad una situazione embrionaria ed iniziano a proliferare e disseminarsi e per noi è l‘inizio del baratro. Una diagnosi di tumore fa paura. Tumore uguale sofferenza e morte difficile non avere questi pensieri anche se non abbiamo avuto esperienza diretta nella nostra famiglia. La morte è un argomento tabù anche se come diceva mia madre: è l’unica cosa giusta perché arriva per tutti. Ovvero è qualcosa che riguarda tutti da vicino, ma di cui non vogliamo neanche sentire parlare. Non siamo capaci di affrontarlo senza paure e senza difese.

Non sta a me elencare le cause principali che causano o con – causano l’insorgenza di un tumore, ma sicuramente sistemi di vita ed alimentazione sregolata non aiutano. Anche lo stress della vita moderna ci rema contro come evidenziano i più recenti studi tra i rapporti tra corpo e mente, il somatico e lo psichico, i vissuti/comportamenti e relazioni biologiche/malattia.

La prevenzione rimane sempre il nostro miglior alleato, ma se ci capita da essere investiti da una cosa così spaventosa come reagiamo? A cosa possiamo attaccarci per non rimanere sconfitti? Ci sono terapie che ci possono sostenere oltre che curare? Come si può aiutare la famiglia? Come si può rendere il meno traumatico possibile un evento o una perdita per i bambini?

Liberarsi dal dolore fisico e psicologico è possibile? Il dolore acuto o cronico che sia è inumano, la sopportazione oltre i limiti di sopportazione è degradante, perché prima la persona della dignità. I nuovi strumenti a disposizione nella terapia del dolore ci danno speranze per il futuro.***

Questo è l’argomento del mese di maggio. Un argomento difficile, ma di cui è giusto parlare, perché a volte si ha anche paura a fare domande. Cercherò di rispondere anche ai vostri quesiti, se ce ne saranno, con uno sguardo di speranza che non guasta mai!

*da Un male curabile (Umberto Veronesi)

**da Stress , emozioni e malattia (Paolo Pancheri)

***da Liberi dal dolore (Cesare Bonezzi)