DIETE ed AUTO SABOTAGGI

Oggi vorrei proporre una riflessione sugli atteggiamenti di auto sabotaggio che spesso vengono messi in atto, più o meno consapevolmente, da chi decide di mettersi a dieta. Come per ogni cosa ricordate che è il CERVELLO a muovere i nostri comportamenti per cui se impariamo ad usarlo a nostro vantaggio può essere un valido aiuto. Come? Sostituendo pensieri errati e false credenze con pensieri positivi e auto motivanti!

Perché? Perché sono i pensieri negativi a farci cadere nella trappola a circuito chiuso di abbuffate, spuntini e sensi di colpa.  La frustrazione ed i sentimenti negativi che l’accompagnano provocano veri e propri disturbi fisici sicuramente non utili per il nostro benessere e che minano la nostra volontà a continuare nella dieta.

Sì già la parola dieta è il problema. Sostituiamola  con piano/progetto per stare bene e piacerci e acquisterà una dimensione completamente diversa e positiva. Un impegno verso se stessi, un progetto con un inizio ed una fine ed un viaggio in mezzo dove scoprire tante cose su noi stessi e migliorarci.

Segue un elenco dei più comuni pensieri negativi e qualche consiglio per cambiare la loro natura aiutandoci nell’obiettivo:

COMINCIO DOMANI frasi frequente che non fa che procrastinare l’impegno. Se la dieta è una ragione valida va cominciata oggi. Perché? Perché se aspetti domani o lunedì, nel frattempo continuerai a mangiare e ti troverai gonfia e con ulteriore peso da smaltire con l’aumento dell’impegno da affrontare.

SII POSITIVA Non ti abbattere se non cali subito di peso. Se stai facendo tutto bene prima o poi il corpo si sbloccherà Non ci sono ragioni per cui non tu non debba perdere peso. Ognuno ha i suoi tempi. Rispetta il tuo!

TIENI ALTA LA MOTIVAZIONE Credi in te stessa. Certo che ce la puoi fare. Metti in bella vista quel paio di jeans che ti stavano da dio e non dimenticare quanta voglia hai di indossarli di nuovo!

NO NON SEI COME TUA MADRE Puoi essere migliore, più forte. Se di lei alcune cose (o il fisico) non ti piacevano deve essere uno stimolo a migliorarsi non ad abbattersi. Se la tendenza di famiglia è ingrassare a maggior ragione bisogna incrementare uno stile di vita sano!

LA META E’ IMPORTANTE Sei sicura di esseri messa l’obiettivo giusto? Sembrare una modella ventenne a 50 anni forse non è proprio fattibile. Cerca un modello positivo che più si avvicina a te come fisico e spirito!

QUANDO SARO’ MAGRA SARO’ FELICE. Il pensiero più triste e pericoloso di tutti! Non delegare all’ago della bilancia la tua felicità. Sii felice ogni giorno o almeno provaci al di là del peso e della taglia. Se sarai felice riuscirai a dimagrire, se aspetti non lo sarai MAI! Ho visto passare gli anni infelici di  persone che “non hanno vissuto” in attesa del mito magra uguale felice!

QUANDO VUOI UNA COCCOLA solo le parole di un’amica o del compagno possono rassicurarti non un panino o un pacchetto di patatine cerca di comprenderlo … il vasetto di  Nutella NON è un surrogato d’amore!

NON FARTI PRENDERE DALLA FRETTA Il corpo ha bisogno dei suoi tempi ed anche la testa. Non servono digiuni pericolosi, ma una continuità degli sforzi proporzionati alle nostre capacità . Solo così saranno duraturi ed eviterai l’effetto yo-yo.

VIA I SENSI DI COLPA Hai ceduto? Ok non è successo nulla. Riprendi in mano la situazione e comincia da dove hai lasciato. Un dolce a metà pomeriggio deve farti venire delle domande e non dimenticare la dieta. O peggio ricominciarla domani perché…TANTO ORMAI!

I Kg in più non sono “il problema”

Sì è una provocazione… non ho detto che non è UN problema,ma che non è Il problema… per capire perché continuate a leggere!

Molti di voi avranno appurato che nel 90% dei casi la dieta è un fallimento. In alcune rare occasioni i benefici della perdita di peso sono molto brevi con un aumento della ripresa del peso molto rapida e con successiva difficoltà ad una nuova perdita. Perché accade questo? Perché di fatto la dieta non è la risposta all’aumento di peso o per lo meno lo è solo parzialmente, di fatto quando ci troviamo con molti o pochi kg in più ciò è determinato dagli  effetti del  mangiare oltre i reali fabbisogni. Il conseguente aumento del peso è da attribuirsi alle motivazioni psicologiche che stanno alla base del comportamento alimentare, quindi l’aumento di peso non è il problema che va affrontato, ma il sintomo. Quindi se noi ogni volta che rispondiamo all’aumento del peso esclusivamente con una dieta è come se somministrassimo Tachipirina al presentarsi di ogni tipologia di febbre. In realtà sappiamo bene che con la Tachipirina la febbre passa, ma è molto diverso se abbiamo preso qualche linea di febbre per una freddata, se abbiamo una cistite o una polmonite quindi sì dobbiamo fare scendere la febbre, ma dobbiamo rimuovere la causa che l’ha provocata.

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La stessa cosa accade con l’aumento di peso:  certo la dieta è indicata, ma sarà sempre una frustrazione e non darà mai i risultati che vogliamo ottenere se non eliminiamo la causa o le cause del perché si mangia di più dando vita all’aumento di peso. Quindi vi invito a vedere il problema sotto una luce diversa. L’aumento di peso è il SINTOMO non la MALATTIA quindi come sintomo va trattato. Non si possono dare risposte “casarecce”, risposte alla buona, fare tentativi, ricorrere a diete fai da te (o peggio!). Non esistono rimedi infallibili e risultati rapidi garantiti chiunque vi proponga questo vi propone scorciatoie che non vanno a rimuovere la causa del vostro comportamento alimentare quindi vi invito a vedere il vostro problema su questa prospettiva prima di inficiare ulteriormente la vostra autostima con altre diete che daranno sempre lo stesso risultato.

Parola d’ordine ottimismo!

Ottimismo bella parola! Secondo Wikipedia l’ottimismo è un atteggiamento che si manifesta nel modo di sentire, pensare e di vivere contraddistinto dalla positività o quantomeno dal suo prevalere sulla negatività. Gli ottimisti tendono dunque a guardare “il lato positivo delle cose” e ad assumere la buona fede nelle persone.

Nel vivere comune parliamo di persona positiva raffigurabile con il tipico quesito del bicchiere mezzo pieno in contrapposizione al pessimista che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. Esistono tante scuole di pensiero che invitano alla positività, ad una visione ottimistica della vita, ma ci sono giornate in cui tutto sembra andare storto , ci sono individui  ai quali accadono un’infinità di momenti negativi come si fa a dire a quelle persone prendila con filosofia , sii positivo?

Eppure anche i contrattempi possono diventare una sfida grazie al pensiero laterale positivo. Sarebbe un peccato non cercare di applicarlo nella vita di tutti i giorni poiché può anche aumentare la nostra salute fisica e mentale quindi perché non provarci? Tante ricerche confermano  la relazione positiva tra la qualità della vita e l’ottimismo. Riuscire a vedere il lato positivo delle cose rende l’aspetto negativo meno importante e ci aiuta a trovare soluzioni cambiando punto di vista.  Non solo la vita famigliare e personale migliora, ma anche le questioni di cuore e la carriera. Molti studi condotti su donne operate di cancro al seno confermano che il vissuto di malattia e la guarigione sono strettamente correlati ad un atteggiamento positivo. Anche l’anzianità e la disabilità che inesorabilmente aumenta con l’età sono migliorati da un atteggiamento positivo.  Riuscire a dare meno peso agli eventi stressanti permette maggiori performance ed un più alto raggiungimento degli obiettivi.  Per  evitare il pessimismo è necessario coltivare l’abitudine al pensiero positivo. Non basta farlo ogni tanto in modo isolato, ma ogni giorno cercando di vedere ogni cosa con occhi nuovi tralasciando vecchi pensieri ed impostazioni mentali

Verosimilmente per alcuni risulta un tratto di personalità innato, ma molti psicologi ritengono che la positività si possa imparare anche valorizzando se stessi. Io sono una di quelle e credo che valga la pena di provare (almeno per non rovinarsi la vita da soli!)

Essere AUTONOMI in psicologia

In senso strettamente psicologico è la capacità di sentire, pensare e prendere decisioni da soli. Le persone autonome dal punto di vista emotivo sono in grado di gestire le proprie emozioni e si sentono sicure delle loro scelte e obiettivi. Essere autonomi significa essere in grado di governare se stessi e di determinare il proprio destino.

Tutti abbiamo la capacità di raggiungere un certo grado di autonomia ma, nonostante si tratti di un diritto naturale dell’ essere umano, pochi la raggiungono realmente.Una persona realmente autonoma è quella che dimostra di “possedere o recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità”. (Berne)

Consapevolezza significa sapere cosa sta accadendo ora. Chi è autonomo è libero di poter sentire, vedere, toccare… in un poche parole a valutare la realtà in modo indipendente, in modo genuino e personale anche se diverso da ciò che gli era stato insegnato in modo diretto o indiretto. La persona consapevole non ha pregiudizi che deformano la percezione del presente e può godere del qui ed ora.

Conosce le sue emozioni e le sue fantasie e non se ne vergogna, cerca di comprendere l’altro per un reale scambio ed una comunicazione sincera. Si confronta in modo attivo e cerca di risolvere i problemi in modo propositivo.

Le persone consapevoli sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. La spontaneità consiste nella libertà di scelta fra un’infinità  di comportamenti e sentimenti che possiamo realizzare con la nostra personalità . Una persona autonoma è spontanea e flessibile, non follemente impulsiva ; vede tutte le scelte che può fare e adotta il comportamento che le sembra più opportuno, in rapporto alla situazione e propri scopi personali. Essere spontanei è un modo arricchente di vivere perchè aumenta il repertorio dei nostri comportamenti e quindi di risolvere i problemi in modo originale e liberi da scelte precostituite.

Dobbiamo però fare  di più che limitarci a prendere decisioni. Ha  poco senso prendere decisioni e poi non metterle in atto. Siamo autentici e completi quando il nostro comportamento esterno armonizza con le nostre intime convinzioni.

Arriviamo quindi al terzo aspetto quello che riguarda l’intimità : che è l’espressione dei sentimenti di calore, di tenerezza, di comunione con gli altri che sono proprie dello stato naturale delle nostre emozioni.

La persona autonoma, quando crede sia il caso, affronta il rischio dell’amicizia e dell’intimità. Questo non è facile per chi abbia imposto dei freni ai propri sentimenti affettuosi e non è quindi abituato ad esprimerli. Quando tenta per la prima volta di modificare i suoi vecchi programmi, in genere si sente goffo o anche falso. Ma malgrado tutto se è una persona autonoma, fa ugualmente l’esperimento.

Piacere e compiacere: la dimensione sociale

Nella formazione di una intenzione e nel perseguimento di uno scopo non contano solo le nostre preferenze, ma anche le percezioni di come le nostre scelte verrebbero accolte dalle persone che per noi sono importanti. Prima di tradurre un desiderio in azione passiamo in rassegna tutte le persone che approverebbero la nostra decisione o che ne rimarrebbero deluse. Quasi come avere di fronte una folla pronta a mostrarsi pro e contro il nostro operato.

Questo no accade solo nelle cose importanti della vita, come la scelta del partner o la messa al mondo di un figlio, ma anche per l’acquisto di un’automobile, adesione ad un club o altro. A volte le nostre scelte sono vincenti altre devono fare i conti con le reazioni favorevoli e sfavorevoli da parte di amici e parenti.

Gli autori Ajzen e Fishbein indicano come norma soggettiva le pressioni che prendono forma di reazioni di approvazione o disapprovazione da persone che consideriamo importanti.

Queste pressioni sociali sono interiorizzate in base alla nostra cultura, al luogo ed al tempo in cui viviamo e nella comunità in cui siamo inseriti. Queste regole soggettive non fanno riferimento ad alcun codice scritto , ma guidano, orientano, dissuadono. Spesso la pressione a conformarsi a quelle che si ritiene siano le aspettative altrui diventa più impellente del rispetto di quelle stesse norme. Si tratta di pressioni che possono esercitare un’influenza notevole rispetto alla mete che vengono perseguite, all’impegno che viene profuso e alle giustificazioni che vengono fornite. Quanto maggiore è l’importanza che attribuiamo all’approvazione altrui tanto minore diventa la nostra libertà di agire. Spesso la pressione sociale diventa un forte elemento di dissuasione. In alcuni casi persone capaci non riescono ad arrivare al raggiungimento di una autonomia ed indipendenza per paura di dispiacere (in genere un familiare), mentre persone con un potenziale più modesto, ma supportate nelle loro scelte, possono raggiungere traguardi importanti.

Le norme soggettive possono risultare per alcuni potenzianti per pura compiacenza, mentre altri si ritraggono dal successo per evitare gelosie ed invidie. Quanto più riusciamo a liberarci di certi condizionamenti e siamo in grado di gestire eventuali insuccessi od incidenti di percorso, quanto più saremo liberi di fare le nostre scelte, di sbagliare ed anche di gioire dei nostri successi.

La forza di volontà:  quando il desiderare si trasforma in riuscire

Le persone sono generatori di bisogni, di valori, di scopi. Ciò che le persone fanno raramente riflette semplici concatenazioni causa-effetto. In genere la maggior parte delle azioni è l’esito di un giudizio ed è sorretta da una determinazione rispetto agli scopi da privilegiare, le risorse da impiegare e alle modalità da seguire. La tendenza ad agire che si traduce in azione è la risultante di uno o più sistemi motivazionali che hanno finito con il convergere e col prevalere su altri nel prendere il controllo sull’azione.

All’inizio la persona avverte, interpreta ed organizza molteplici sensazioni , sollecitazioni, richieste che costantemente e spesso indistintamente vengono generate dal proprio organismo e fornite dall’ambiente in cui si vive.. Quindi riconoscere i bisogni, assegna un ordine di precedenza ai vari motivi, si dà delle ragioni, si prefigge degli scopi e si rappresenta svariate possibilità di azione.

Solo in parte tuttavia la decisione presa e l’intenzione che la presidia sono sufficienti a preservare la determinazione necessaria lungo tutto il corso dell’azione sino al conseguimento delle mete fissate. Le intenzioni dischiudono la via della soddisfazione ad aspirazioni e preferenze , ma non ne assicurano la realizzazione.

Quali sono quindi i processi che assicurano che un’intenzione si traduca in una realizzazione? Ecco che entra in gioco la volontà. Il successo non sempre è delle persone  più capaci, più ispirate o più entusiaste, frequentemente lo è delle persone volenterose, tenaci e coscienziose.

Il concetto di volontà più risultare sospetto perchè evoca esortazioni ed  ammonizioni, ma ci dobbiamo riferire ad essa come a tutti quei processi che permettono di avviare e dirigere l’azione mantenendo sotto controllo quei fattori interni che possono interferire  con l’esecuzione di un piano.

La forza di volontà si misura dalla capacità di controllare i propri pensieri, le proprie emozioni e le proprie azioni in funzione del raggiungimento degli scopi. Imputiamo alla mancanza  di volontà il persistere di abitudini dannose e all’incapacità di sottrarsi a dipendenze come le droghe, l’eccesso di cibo, le cattive compagnie. Facciamo appello alla volontà per migliorare il rendimento scolastico, nel lavoro, per preservare una relazione affettiva e prendiamo a modello chi pur in presenza di ostacoli ed imprevisti riesce ad onorare i prpri propositi.

Da G.V. Caprara “ Motivare è riuscire” ed. Il Mulino

Maschere ed identità

In un mondo dove l’immagine è tutto appare sempre più evidente la necessità di riappropriarsi di se stessi, di far cadere la maschera è apparire esattamente come siamo con le nostre difficoltà, desideri e sogni.  Diventa così attuale l’analisi dell’esistenza individuale di Erich Fromm che fa una differenziazione tra Avere e Essere descrivendole:

    “Avere e essere rappresentano due visioni integrali della vita che , in quanto tali investono la totalità del mondo esistente e determinano una valutazione diametralmente opposta dell’ordine spirituale e della realtà sensibile”.

Il nostro modo di esistere dunque può essere destinato verso una modalità dell’avere in cui la concezione del mondo statica, il possesso e l’apparire diventano modalità costitutive dell’uomo, o verso una modalità orientata all’essere, dimensione dell’esistere dinamica, in continua trasformazione e che non si risolve mai nelle manifestazioni esteriori. Quindi in questa dimensione la distinzione tra modalità dell’avere e dell’essere è particolarmente difficile in quanto viviamo in una società e in un’epoca orientata all’avere.

“Essere significa vita che si esprime come incessante attività e perenne motivo di trasformazione, energia che, incessantemente e muove l’individuo verso la realizzazione piena di sé e delle proprie possibilità spirituali. Avere significa stasi, paralisi delle disposizioni interiori dinamiche, attaccamento al proprio ego ed incapacità di realizzare un principio di produttività sociale”.

Apparire è mettersi in mostra, l’immagine è qualcosa che si spende per contattare l’altro (reale o virtuale). La nostra società fa riferimento a modelli ed immagini – idolo, lo sa bene il mondo del marketing e della pubblicità che sfrutta questi modelli creando necessità “non necessarie”.  Ecco quindi spiegata la corsa all’acquisto di beni materiali che ci permettono di essere “come” di acquisire uno status che ci faccia sentire adeguati ed accettati e forse meno soli. La solitudine in fondo come dice Fromm è la grande paura di ogni essere vivente ed in ogni epoca si cerca di trovare una soluzione a questo annoso problema.

Per essere accettati e far parte di un tutto spesso si recita un copione, si indossano maschere che obbligano a vivere in schemi da cui è difficile uscire. Una maschera però non dura a lungo e se sotto non c’è un’identità vera prima o poi si rivela. In psicologia le dispercezioni sono causa di dipendenze, di comportamenti ossessivi, di disturbi alimentari. Esprimono una sorta di lotta tra l’essere e l’apparire, poichè la necessità di essere adeguati ed essere accettati è sempre molto forte.

Intervista RADIO RADIO 104.5 Tema: “Estate tempo di diete : problemi e difficoltà”

RadioRadio: Incontriamo oggi la Dott.ssa  Emanuela Scanu,  Psicologa e Coach Alimentare. Laureata nel 1993 alla Sapienza di Roma con una tesi sull’Immagine Corporea. Specializzata in Psicodiagnostica, Formazione in Psico-oncologia si occupa da oltre 20 anni di problemi di alimentazione. Ha Pubblicato tre libri :

  • L’esercito sottile/dizionario pratico sull’anoressia / 1998Cedis Editore Roma
  • Dimagrire una scelta consapevole/ Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu/ 2013 Campi di Carta Editore Roma
  • OLTRE L’IMMAGINE/ Psicologia, Alimentazione, Stile/ un anno dei miei consigli sul WEB sempre con CAMPI DI CARTA

Numerose pubblicazioni e collaborazioni con riviste cartacee ed online su temi sociali. Dal 2014 fino a dicembre 2015 Titolare della Rubrica HEALTH&STYLE sul portale Gente Vip  Attualmente articoli su alimentazione e psicologia per LadyBlitz rivista online.

Intensa attività in ambito istituzionale e privato con conferenze e seminari finalizzate alla prevenzione dei disturbi dell’alimentazione. Collaborazioni con enti statali, privati ed associazioni quali AIAB, ADI Lazio, ASL RMF, Komen Italia ecc. Due volte relatore al Festival dell’Oriente e per l’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Volontario Komen italia per la prevenzione del tumore al seno. Fino a dic. 2016  Presidente dell’Associazione Culturale E.S.P.A.F (Educazione, Salute, Prevenzione, Alimentazione, Formazione). Attualmente Docente di Educazione Alimentare nei Corsi per Modelle/i presso la BACKGROUND ACADEMY di VT.

R.R.- Siamo vicini all’estate specie le donne iniziano a preoccuparsi per la prova costume, Con lei  parliamo delle difficoltà a seguire una dieta

E.S.- Con l’arrivo della bella stagione inizia anche la necessità di scoprirsi e vengono alla luce tutti quei punti critici che durante l’inverno erano stati nascosti e si corre ai ripari cercando soluzioni veloci. Purtroppo le persone, più frequentemente le donne, ma gli uomini non sono immuni, si avvalgono della dieta dell’amica, del fai da te che risulta terribilmente deleterio. Innanzitutto è fondamentale la valutazione di una reale necessità di seguire una dieta e la prescrizione deve essere effettuata dal medico nutrizionista  non dall’amica, dalla collega o dal vicino di casa. La gente vorrebbe dimagrire in fretta, senza pensieri, ma non è cosi che funziona, anzi questo metodo di pensiero rappresenta uno dei massimi ostacoli nel perseguire una dieta o variare le proprie errate abitudini non solo alimentari. La cosa fondamentale però e comprendere il PERCHE’ si mangia di più e male.

R.R.-Nei suoi articoli e nel suo libro parla di metodo integrato…

E.S.- Spesso le persone si rivolgono alle diete  di “moda” che promettono risultati fenomenali ed è cosi che spesso ci si ritrova ad aver subito numerosi insuccessi che ledono linea e autostima.

Dal punto di vista strettamente fisico è necessario ricordare che il grasso stipato nell’organismo ha una sua funzione di stoccaggio per i momenti di necessità è quindi più facile assumerlo che perderlo. E’ una predisposizione sana dell’organismo per questo non è indicato seguire una dieta ipocalorica se non c’è reale necessità. Quindi quando si deve perdere peso il corpo è molto restio e la lotta è davvero ardua. Solo un programma integrato e di ampio respiro permette il raggiungimento di risultati di peso soddisfacenti, duraturi e stabili senza che si verifichino problemi per la salute sia fisica che psichica.

Fondamentale è imparare a mangiare bene rispettando le reali necessità dell’organismo e non può essere esclusa l’attività fisica che fa bene al corpo, ma fondamentalmente alla mente in questo la figura del coach è determinante per sostenere l’autostima e la motivazione, correggere le abitudini errate che saranno sostituite da altri più funzionali.

R.R.- Quindi parliamo anche di cambiamenti di abitudini di vita

E.S.- Quando una persona si sottopone a dieta ipocalorica sia che debba perdere 5 kg sia che ne debba perdere 40 è ossessionata dal cibo. Tutta la giornata gira attorno alle regole dettate dalla dieta e non si fa altro che fissarsi sull’orario dei pasti passare davanti al frigorifero o alla dispensa diventa un gioco al massacro. Il problema fondamentale che le persone vorrebbero avere risultati importanti, ma non sono disposte a fare cambiamenti nella loro vita. Si preferisce stare nella zona di confort perchè più rassicurante, ma così non si va da nessuna parte. I cambiamenti devono avvenire giorno per giorno e se si cade non importa, si cerca di capire cosa è accaduto e si riprova magari cambiando strategia.

Nel mio metodo di lavoro cerco di spostare l’attenzione dalla dieta ad un concetto di alimentazione equilibrata poichè ha una valenza positiva rispetto alla dieta normalmente intesta e già di per sè frustante.  Evitando che il cibo diventi una “fissazione” lavoro principalmente sul raggiungimento di una maggiore fiducia ed autostima attraverso un rapporto costante che tenga presente delle caratteristiche della persona. Vengono proposte attività che possano essere gratificanti al fine di contrastare quei momenti in cui si ricorre erroneamente  al cibo e principalmente insegno ad amarsi.

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R.R.-Cosa c’entra imparare ad amarsi con una dieta?

E.S.- Direi che è un aspetto fondamentale e troppo spesso non considerato. Ciò che porta le persone ad introdurre molti più alimenti/calorie di quello che sarebbe necessario e quindi ad aumentare di peso è la ricerca di una gratificazione attraverso il cibo. Sono persone che si aspettano molto dagli altri amore, attenzione, riconoscimenti e non ricevendone o non ricevendone come vorrebbero compensano queste mancanze con il cibo. Attraverso il supporto psicologico si aiuta a comprendere quali sono le situazioni alle quali si cerca risoluzione attraverso il cibo e si modificano alcuni comportamenti oltre che comprenderli. La partecipazione del soggetto interessato è fondamentale per creare una nuova consapevolezza di sé.

R.R.-Quali sono gli aspetti fondamentali per raggiungere l’obiettivo?

E.S.-  La COSTANZA  è la chiave di volta di ogni successo umano. Sono pochissimi quelli che riescono al primo tentativo!! La dieta o il controllo del peso o la  conquista di abitudini alimentari più sane ed equilibrate è il risultato di uno sforzo prolungato di autoadattamento e uno dei metodi per riuscire nell’impresa è quello di porsi obiettivi fattibili, ma continui, che portino, attraverso una sfida continuata,  ad un processo di cambiamento dolce e quindi verso il successo.

Fondamentale al percorso di modifica e miglioramento è la motivazione. Appurato che il cambiamento costa energie psichiche e fatica fisica ,occorre mettere sull’altro piatto della bilancia qualcosa che sia di tanto più positivo che faccia scegliere di lottare per l’obiettivo nonostante gli impedimenti.

Benessere fisico, bellezza interiore, sicurezza con sé e con gli altri, autostima, facilità a trovare partner. Qualsiasi siano le motivazioni alla base di una scelta di perdita di peso, l’importante è che abbiano una valenza positiva e che risultino essere davvero importanti per il soggetto. Avere pazienza non basta se non ricordiamo che è la costanza che ci permette di trasformare alcune cose buone in corrette abitudini ed il cambiamento deve avvenire nella testa prima che nel piatto! Il successo si costruisce giorno per giorno e bisogna allenarsi in continuazione per trasformare quegli sforzi iniziali in una normale routine quotidiana ed il supporto esterno di motivazione  è fondamentale fino a quando il soggetto non è in grado di camminare da solo.

 

 

 

Cosa vuoi fare da grande?

Una domanda sicuramente non banale che offre ai bambini la possibilità di esprimersi. Una domanda utile per intavolare un dialogo scherzoso che potrebbe rivelare sogni ed aspirazioni come solo fantasie!I desideri ed i sogni espressi dal bambino non andrebbero mai sottovalutati e sono fondamentali per comprenderlo e conoscerlo meglio. In ogni caso il bambino non va mai “forzato” a dare una risposta e non devono essere svalutate eventuali sue risposte. Quando le rivelazioni sono spontanee si può tentare un approfondimento facendo altre domande, anche se l’argomento non aderisce alla realtà.

Rispettare il mondo fantastico del bambino è importante poichè nella fantasia è possibile ogni cosa. Compito fondamentale dei genitori è quello di aiutare il bambino a capire come poter concretizzare le sue passione collegandole alle esigenze del mondo reale. Quindi accompagnare senza giudicare cercando di rassicurare e capire.Il corretto supporto genitoriale permette al bambino di esprimere liberamente i suoi desideri, lo renderà curioso e  fiducioso delle sue capacità.