“Lo spazio leggero” libera dall’ansia

Siamo tutti un po’ ansiosi. E’ lo stile di vita iper affaccendato che ci fa vivere la vita come se fossimo sempre sull’orlo di un precipizio. In un certo l’ansia la viviamo come “normale”, ma lo è fino ad un certo punto. La chiave per vincere l’ansia risiede nella creatività, ma non è facile comprenderlo. Non è facile chiederci cosa ci piacerebbe fare, non è facile trovare il tempo per certe cose, perché sembra una perdita di tempo. Finiamo per procrastinare all’infinito cose che in realtà ci farebbero stare bene e a furia di rimandare rimaniamo indietro di mille cose e ciò ci provoca senso di inadeguatezza e fa aumentare l’ansia.

Vi propongo un romanzo in cui molti di voi potrebbero ritrovarsi e magari trovare qualche spunto per vivere al meglio. Vi faccio un regalo: qualche riga così vi fate un’idea.

-Il suo armadio, per esempio.-

-In che senso, scusi?-

-Il suo armadio. Com’è?-

-Non lo apro mai.-

Il dottor F. solleva la penna indicando un punto immaginario sulla parete bianca. Il sopracciglio sinistro balla nel volto arcuato in un’espressione senza tono.

-Non lo apre mai?-

È per questo che Petra va in analisi. Per rimanere sprofondata nella poltrona di pelle nera, nella lentezza di una spirale di domande senza fondo.

Osserva la linea immaginaria e disegna con la mente strane creature che fuggono via dagli interstizi delle finestre piene di spifferi.

Sta così bene lì, a raccontare storie. Talvolta le inventa. Anche. Talvolta. Ma solo per scoprire se il dottor F. nasconda o meno i denti dietro quella bocca a pesce. Ha provato anche con le barzellette. È brava a raccontarle, dicono. Ma lo psichiatra non cede di un muscolo, imbalsamato come le statue di cera a piazza SS. Apostoli…

« Lo spazio leggero », edito da Affiori di Giulio Perrone, è il nuovo romanzo di Maria Rosaria De Simone. Qualche indiscrezione per incuriosirvi. Petra, il personaggio femminile, è una interior designer, che ha fatto del suo lavoro una filosofia di vita. Realizza spazi abitativi essenziali, in cui il rigore e la perfezione esteriore divengono il proposito per la ricerca del benessere e dell’ordine interiore. Questa concezione avanguardista, però, non sembra funzionare nella sua vita.

Petra infatti soffre di crisi d’ansia e il suo analista, il dottor F., per scuoterla dalla propensione all’autocommiserazione, le propone una terapia insolita e alquanto provocatoria: deve fare ordine nell’armadio che non apre da anni.

La cura conduce la protagonista in un sottile gioco psicologico che attraversa con disinvoltura fantasmi del passato e del presente, amori sconvolgenti e rancori sedimentati, luoghi e persone, gesti e parole, sogni, con la consapevolezza, infine, che l’esistenza sia un groviglio di storie imperfette che forse rimarranno irrisolte per sempre.

L’autrice romana Maria Rosaria De Simone attraverso Petra e gli altri personaggi indaga nella solitudine dell’uomo contemporaneo, alla ricerca del sottile filo nascosto, teso verso la realtà metafisica e racconta quanto sia importante utilizzare il pensiero laterale per  risolvere con creatività le sfide della vita.

Alla ricerca della felicità: esplorando i suoi misteri ed i suoi segreti

La felicità è stata oggetto di ricerca, dibattito e desiderio umano fin dall’alba della civiltà. È una delle esperienze più universalmente ambite e allo stesso tempo più sfuggenti. Ma cos’è esattamente la felicità? Come possiamo definirla? E, ancora più importante, come possiamo raggiungerla?

La felicità può essere vista come uno stato di benessere soggettivo, caratterizzato da emozioni positive come la gioia, la soddisfazione e il senso di realizzazione. È più di un semplice momento di piacere; è una condizione sostenibile di contentezza e serenità nella vita quotidiana.

Ma trovare la felicità non è sempre facile. La nostra ricerca di felicità è spesso ostacolata da fattori interni ed esterni. Alcuni di questi possono essere affrontati e superati con sforzo e determinazione, mentre altri possono richiedere un cambiamento più profondo nella nostra prospettiva e nel nostro stile di vita.

Uno dei principali ostacoli alla felicità è la nostra stessa mente. Spesso ci troviamo intrappolati in schemi di pensiero negativi, auto-critica e auto-dubbio che ci impediscono di apprezzare pienamente la gioia che la vita ha da offrire. Superare queste tendenze richiede pratica e consapevolezza. Imparare a riconoscere i nostri pensieri distruttivi e sostituirli con pensieri positivi e compassionevoli è un passo cruciale verso la felicità duratura.

Inoltre, la nostra società moderna spesso ci spinge verso un modello di successo basato sull’accumulo di ricchezza, potere e status. Tuttavia, molte ricerche dimostrano che queste cose hanno una correlazione limitata con la felicità. Piuttosto, è la qualità delle nostre relazioni, il senso di scopo e significato nella vita, e la nostra capacità di vivere nel momento presente che sono i veri precursori della felicità.

La pratica della gratitudine è un modo potente per coltivare la felicità. Prendersi il tempo ogni giorno per riflettere su ciò per cui si è grati può cambiare radicalmente la nostra prospettiva e aumentare il nostro benessere emotivo. Dedicare del tempo alle attività che ci appassionano e ci riempiono di gioia, così come coltivare relazioni autentiche e significative con gli altri, può portare a una felicità più profonda e duratura.

È importante ricordare che la felicità non è un obiettivo finale da raggiungere, ma piuttosto un viaggio continuo. È normale sperimentare alti e bassi lungo il percorso, e non c’è una formula universale per la felicità che funzioni per tutti. Ognuno di noi deve trovare il proprio percorso verso la felicità, facendo esperimenti, imparando dagli errori e adattandosi lungo il cammino.

Concludendo la felicità è un obiettivo degno di perseguire, ma non dovremmo mai perderci nella ricerca di essa. È nell’accettare e apprezzare la nostra esperienza attuale, nella pratica della gratitudine e nell’investire nelle nostre relazioni che possiamo sperare di trovare la felicità autentica e duratura che tanto desideriamo.

Disturbi alimentari: è epidemia sociale

Durante la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla sono stati diffusi dati allarmanti circa l’incremento dei disturbi alimentari in Italia, soprattutto tra i giovani, definendolo come un’epidemia sociale in costante crescita.

Dal 2019 al 2023, c’è stato un incremento di un milione di casi, che include anche bambini di 9-12 anni, rendendo questi disturbi la prima causa di morte tra gli adolescenti, subito dopo gli incidenti stradali.

Il problema si è acuito negli ultimi anni, con un’enfasi sulla fascia d’età tra i 12 e i 14 anni. La pandemia di COVID-19 ha contribuito a un aumento significativo di casi, dato che molti disturbi alimentari hanno origini post-traumatiche.

I disturbi alimentari sono complessi e multifattoriali, possono derivare da eventi traumatici, da vulnerabilità genetiche, pressioni culturali estreme sulla dieta e sull’immagine corporea, e da problemi nel contesto relazionale.

La diagnosi precoce e un trattamento multidisciplinare sono essenziali per una cura efficace. La cura dovrebbe includere terapia psicologica e il supporto della famiglia.

Nonostante la crescente domanda di aiuto, molti servizi sanitari italiani non soddisfano i requisiti necessari per affrontare il problema. Solo la metà delle strutture si dichiara attrezzata per curare minori fino a 14 anni, e c’è una disomogenea distribuzione dei centri specializzati sul territorio nazionale.

Fonte FCP Formazione Continua in Psicologia

L’importanza delle emozioni nella vita quotidiana

In questi giorni sto prestando la mia professionalità all’interno di alcune scuole con attività di mentoring. Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco una breve descrizione:

Il mentoring è un processo di supporto e guida in cui una persona più esperta e più anziana (il mentore) offre la propria esperienza, conoscenza e consigli a una persona meno esperta o più giovane (allievo) per aiutarla a sviluppare le proprie competenze, raggiungere obiettivi personali o professionali, e crescere sia a livello professionale che personale. Il mentore fornisce orientamento, consigli, feedback e sostegno, aiutandolo a sviluppare capacità, acquisire nuove conoscenze e affrontare sfide.

Durante questi incontri mi sono resa conto di quanto sia difficile per i giovani descrivere le loro emozioni. Già il fatto di elencarle li mette in difficoltà. A fatica ne tiriamo fuori da 4 a 6! Pensare che c’è un libro “Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith in cui se ne elencano oltre 150! Da qui l’idea di prendere in considerazione l’argomento, naturalmente è dedicato ai giovani e non!

Si ha sempre un po’ paura delle emozioni, perché non se ne comprendono a pieno i significati e l’utilità. Ci sono emozioni a cui tendiamo a dare una visione negativa e quindi evitiamo di soffermarci, ma in realtà molte volte hanno lo scopo di proteggerci (rabbia, disgusto, ansia tanto per elencarne alcune).

Nella frenetica corsa della vita moderna, spesso le emozioni vengono trascurate o addirittura represse. Comprendere e accettare le emozioni è fondamentale per condurre una vita soddisfacente e appagante. Le emozioni sono parte integrante dell’esperienza umana, e ignorarle può portare a conseguenze negative sia per la salute mentale che per il benessere complessivo.

  • Le emozioni:
    sono segnali importanti che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano riguardo a ciò che stiamo vivendo. Sono un sistema di segnalazione che ci aiuta a comprendere le situazioni e ad adattarci ad esse. Ad esempio, la paura ci avvisa di un pericolo imminente, mentre la gioia ci indica che stiamo vivendo un momento piacevole. Ignorare queste emozioni può portare a decisioni sbagliate o comportamenti dannosi.
  • giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali. Esprimere le nostre emozioni in modo sano e costruttivo ci consente di stabilire connessioni più profonde con gli altri e di sviluppare relazioni più solide e appaganti. D’altra parte, reprimere le emozioni o comunicarle in modo inadeguato può causare fraintendimenti, conflitti e distanza emotiva.
  • influenzano direttamente la nostra salute mentale e fisica. La ricerca ha dimostrato che lo stress cronico causato dalla repressione delle emozioni può portare a una serie di problemi di salute, tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno e persino disturbi cardiaci. Accettare e gestire le proprie emozioni in modo sano può contribuire notevolmente al benessere generale.

Riconoscere le Emozioni: un Viaggio nell’Intelligenza Emotiva

Le emozioni sono una parte essenziale dell’esperienza umana. Ci guidano, influenzano le nostre decisioni e ci permettono di connetterci con gli altri in modi profondi. Abbiamo compreso che riconoscerle può essere un compito complesso. Spesso ci troviamo a fronteggiare un groviglio di sentimenti senza riuscire a districarli. Ecco perché comprendere e riconoscere le nostre emozioni è fondamentale per la nostra salute mentale e relazionale.

Chiariamo innanzitutto che cosa è l’ intelligenza Emotiva

Il termina intelligenza emotiva, è stato coniato dallo psicologo Daniel Goleman, si riferisce alla capacità di comprendere, gestire ed esprimere le proprie emozioni, nonché di interpretare e rispondere alle emozioni degli altri. È una competenza chiave che contribuisce al successo personale e interpersonale.

Qualche esempio pratico per venire a contatto con le proprie emozioni:

  • Mettiti in Ascolto: Prenditi del tempo per riflettere sulle tue esperienze emotive. Sintonizzati con ciò che stai provando senza giudizio. Chiediti: “Che emozione sto sperimentando in questo momento?”
  • Riconosci i Segnali Fisici: Le emozioni spesso si manifestano attraverso sensazioni fisiche. Ad esempio, l’ansia può manifestarsi con il battito accelerato del cuore o una sensazione di oppressione al petto. Diventa consapevole di queste sensazioni e impara a collegarle alle tue emozioni.
  • Osserva i Pensieri e i Comportamenti: Le emozioni influenzano i nostri pensieri e comportamenti. Se ti senti irritato, potresti notare pensieri negativi o una maggiore propensione a reagire in modo brusco. Osserva queste reazioni e chiediti quale emozione potrebbe esserne la causa.
  • Esplora le Radici delle Emozioni: Le emozioni non sorgono dal nulla; sono spesso il risultato di pensieri, esperienze passate o situazioni attuali. Rifletti su ciò che potrebbe aver scatenato un’emozione specifica e approfondisci per capire meglio le tue reazioni emotive.
  • Usa il Linguaggio Emotivo: Impara a esprimere le tue emozioni attraverso il linguaggio. Piuttosto che dire semplicemente di essere “arrabbiato”, potresti descrivere la tua emozione come “frustrazione” o “delusione”. Questo ti aiuta a chiarire e comprendere meglio ciò che stai provando.

Riconoscere le proprie emozioni porta numerosi vantaggi:

Migliore Autocomprensione: Essere consapevoli delle proprie emozioni aiuta a comprendere meglio se stessi, i propri bisogni e desideri.

Migliori Relazioni: Quando siamo in grado di riconoscere ed esprimere le nostre emozioni in modo sano, siamo più capaci di comunicare efficacemente con gli altri e di costruire relazioni più profonde e significative.

Gestione dello Stress: L’essere consapevoli delle proprie emozioni consente di gestire meglio lo stress e le situazioni difficili, riducendo l’impatto negativo sul benessere mentale.

Concludendo:

Riconoscere le emozioni è un processo che richiede pratica e consapevolezza. Investire tempo ed energia nello sviluppo di questa competenza è fondamentale per la nostra crescita personale e il nostro benessere emotivo. Con il tempo, diventeremo più abili nel comprendere e gestire le nostre emozioni, migliorando così la nostra qualità di vita complessiva.

Fammi sapere nei commenti se i miei consigli ti sono stati utili e nelle prossime settimane analizzeremo le principali emozioni.

Dimagrire: i falsi miti più comuni

Ci sono molti falsi miti diffusi riguardo al dimagrimento. Sono responsabili di errori che portano lontano dal traguardo, ovvero la perdita di peso, e spesso fanno perdere le speranze e la fiducia. Andiamo a scoprire i più comuni in modo che se stai leggendo tu possa esserne più consapevole e magari ti aiuterà a cambiare prospettiva.

  1. Dimagrire velocemente è sempre sano: In realtà, perdere peso troppo rapidamente può essere dannoso per il corpo e può portare a perdite di tessuto muscolare e disidratazione.
  2. I carboidrati fanno ingrassare: Non è vero che i carboidrati fanno ingrassare automaticamente. Dipende dal tipo di carboidrati e dalla quantità consumata. Carboidrati complessi come quelli presenti nei cereali integrali possono essere parte di una dieta sana.
  3. Saltare i pasti aiuta a dimagrire: Saltare i pasti può portare a uno scompensamento metabolico e a un rallentamento del metabolismo, rendendo più difficile perdere peso a lungo termine.
  4. Solo gli esercizi cardio aiutano a dimagrire: Gli esercizi cardiovascolari sono importanti per bruciare calorie, ma l’allenamento con i pesi è altrettanto importante. L’aumento della massa muscolare aumenta il metabolismo a riposo, aiutando a bruciare più calorie anche quando non si fa attività fisica.
  5. Perdere peso significa mangiare meno: Dimagrire non si riduce solo a mangiare meno cibo, ma piuttosto a fare scelte alimentari più sane e bilanciate e a mantenere un deficit calorico sostenibile nel tempo.
  6. I cibi “light” sono sempre la scelta migliore per dimagrire: Alcuni cibi “light” possono contenere ancora una quantità significativa di zuccheri o grassi aggiunti. È importante leggere attentamente le etichette e fare scelte informate.
  7. Gli integratori per dimagrire sono sicuri ed efficaci: Molti integratori per dimagrire non sono regolamentati e possono contenere ingredienti dannosi o inefficaci. È importante consultare un professionista sanitario prima di assumere qualsiasi integratore.
  8. Dormire poco aiuta a dimagrire: La mancanza di sonno può influenzare negativamente il metabolismo e aumentare il desiderio di cibi ad alto contenuto calorico. Un sonno di qualità è importante per la salute generale e per il controllo del peso.
  9. Perdere peso è solo una questione di volontà: Anche se la volontà è importante, ci sono molte variabili coinvolte nel processo di dimagrimento, tra cui genetica, ambiente, salute mentale e livelli ormonali.
  10. Hai qualche tua personale convinzione che pensi abbia qualcosa di sbagliato? contattami e vediamo se posso darti un consiglio!

I segreti del mangiare consapevole

Il consumo consapevole (ovvero, prestare attenzione al nostro cibo, di proposito, momento per momento, senza giudizio) è un approccio al cibo che si concentra sulla consapevolezza sensuale degli individui del cibo e sulla loro esperienza del cibo. Ha poco a che fare con calorie, carboidrati, grassi o proteine. Lo scopo dell’alimentazione consapevole non è dimagrire, anche se è molto probabile che chi adotta questo stile alimentare dimagrisca.

L’intenzione è aiutare le persone ad assaporare il momento e il cibo e incoraggiare la loro piena presenza per l’esperienza culinaria.

Le diete tendono a concentrarsi sulle regole del mangiare (ad esempio, cosa mangiare, quanto mangiare e cosa non mangiare), con la misurazione prevista di risultati specifici. Questi risultati sono molto probabilmente la perdita di peso o, nel caso del diabete ecc. Tutte le diete hanno il potenziale di successo o fallimento in base ai risultati del peso. Le persone possono sapere che i loro risultati dipenderanno dal loro consumo e consumo di calorie e capire che questo ha a che fare con il loro comportamento, ma è raro che le persone sostengano il cambiamento del comportamento senza vedere risultati sui loro risultati. Il loro cambiamento di comportamento sarà soggetto allo stress quotidiano e alle pressioni esterne e quindi difficile da sostenere.

La consapevolezza è un comportamento orientato al processo, piuttosto che al risultato. Si basa sull’esperienza individuale del momento. L’individuo si concentra sull’apprezzamento dell’esperienza del cibo e non si preoccupa di limitarne l’assunzione. Chi mangia sceglie cosa e quanto consumare. Non è un caso che, all’interno di un approccio consapevole, le scelte della persona siano spesso quella di mangiare di meno, assaporare il mangiare di più e selezionare cibi coerenti con i benefici per la salute desiderabili.

Mangiare consapevolmente

Mangiare consapevolmente significa portare piena consapevolezza a ogni piatto o boccone di cibo. Inizia con il primo pensiero sul cibo e dura fino a quando l’ultimo boccone viene ingoiato e si sperimentano le conseguenze dell’episodio. Alcuni dei seguenti suggerimenti saranno utili per insegnare i metodi per mangiare consapevolmente:

  • Prima di raggiungere automaticamente qualcosa, fermati e prenditi un momento per notare cosa stai provando e cosa potresti voler riempirti. Sei stressato, annoiato, arrabbiato o triste? Sei solo? Oppure hai davvero fame fisica? Sii consapevole della tua reattività e fai invece una scelta.
  • Se il tuo desiderio non riguarda la fame, fai qualcosa di più appropriato per il desiderio.
  • Mangia intenzionalmente e mangia solo. Metti da parte altre distrazioni e presta attenzione al cibo.
  • Oltre a come sperimenti un alimento, considera cosa ci è voluto per portartelo. Chi è stato coinvolto nel processo di coltivazione e produzione? Considera il sole e il terreno che ci sono voluti per far crescere gli ingredienti e chiediti da dove vengono. Apprezza tutto ciò che è servito per portarlo nel tuo piatto.
  • Assapora ogni boccone come hai fatto con l’uvetta nell’esercizio precedente.
  • Dopo ogni boccone, controlla il tuo corpo per vedere come ti senti. Ne hai avuto abbastanza? Hai bisogno di più? È ora di smettere? Quindi passa a ciò che hai scelto.

Mangiare consapevolmente è una pratica che richiede un impegno a cambiare comportamento simile a quello necessario per qualsiasi dieta o piano alimentare; al centro di una dieta c’è la necessità di prestare attenzione.

È importante ribadire che il principale vantaggio dell’alimentazione consapevole non è la perdita di peso. Tuttavia, è molto probabile che le persone che adottano un’alimentazione consapevole come pratica regolare perdano il peso in eccesso e lo mantengano alla larga.

Il consumo consapevole supporta il senso di chi sono i praticanti assicurando loro che stanno bene in modo non giudicante e auto-accettante. Li incoraggia ad apprezzare il cibo piuttosto che limitarlo e morire di fame, avendo una mente da principiante e apprezzando pazientemente ogni momento con piena consapevolezza. Li incoraggia a fidarsi delle proprie decisioni piuttosto che essere limitati da regole su cosa e quando mangiare. La consapevolezza incoraggia i praticanti a vivere pienamente in ogni momento e ad apprezzare la loro vita così com’è.

Tratto da aggiornamento FCP (Formazione continua in psicologia)

Articolo liberamente tradotto e adattato. Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5556586/

The journal: autostima 2

I pensieri sono solo pensieri, sono le azioni che contano. Quindi per quanto possiamo avere buoni pensieri, per dirla con Gandhi,  sono “perle false” se non convertiti in azioni. Perchè dico questo?  Perché oggi riprendiamo un argomento molto ampio e delicato: l’autostima. Pensare a se stessi in questo senso non è facile ed è altrettanto difficile avere una visiona obiettiva di se stessi. Ti chiedo di provarci. Senza fretta e con onestà. La parola onestà l’ho rimarcata più volte nella compilazione del tuo diario perché è l’unica chiave che ti permette di vedere le cose per quelle che sono e permette di descriverle.

Se non riesci a vederti per ciò che sei veramente avrai sempre una visione alterata di te. Se hai lati positivi rischi di non valorizzarli come se hai dei lati negativi tenderai ad ignorarli e non potrai mai migliorare o crescere. Per avere una buona autostima si deve rispettare se stessi allineando pensieri ed azioni.

Ti pongo subito una domanda: ti prendi cura di te? Trascuri la tua salute con un’alimentazione sbagliata, con attività sedentarie? Non programmi dei controlli come le analisi o una ecografia? Vai dal parrucchiere, ci tieni a vestire?  

Descrivi come ti comporti verso la cura di te stesso. Se noti che ci sono carenze al riguardo cerca di descrivere il perché e cosa puoi fare per migliorarti.

Immagina di poter fare per te almeno un gesto gentile al giorno, quale sceglieresti? Perché? Saresti capace di cominciare da subito?

C’è qualche aspetto di te di cui sei orgoglioso? Ci sono state situazioni, anche negli anni passati, in cui un tuo comportamento ti ha reso orgoglioso? Raccontalo al Journal!

Chiedi ai tuoi amici più cari di descriverti attraverso 3/5 aggettivi. Le loro risposte ti hanno sorpreso? Spiega perché.

Ok abbiamo visto che qualcosa di buono lo hai fatto, ma adesso pensa se c’è qualcosa di cui adesso senti di avere bisogno. Hai un’esigenza? Un desiderio? Cercalo dentro di te.

Dentro di te senti dei sensi di colpa per qualcosa che hai fatto o non fatto? Hai modo di rimediare? Se no almeno perdonati. Ciò che hai fatto o non fatto nel passato sta nel qui ed ora del passato e probabilmente ti sembrava la giusta scelta in quel momento. Oggi hai più esperienza e conosci il risultato delle tue azioni per cui è facile fare una scelta diversa, ma con i dati di allora forse no. Non farti del male per questo.

Quali sono i valori che segui nella tua vita’ Elencane almeno 5 e fai una lista da quello più importante a quello meno importante. I tuoi pensieri e le tue azioni al riguardo sono allineate? Ovvero agisci sempre come ritieni giusto? Puoi fare di meglio per salvaguardare i tuoi valori?

La dieta comincia sempre di lunedì

A volte l’equilibrio tra come siamo e come vorremo essere è difficile da ottenere: quanti tra noi, ciclicamente, cercano la formula magica che ci doni all’istante una forma fisica migliore attraverso la quale sentirsi più belli, più sani, più forti?

Non sentirsi bene con noi stessi ci può trascinare in un vortice dal quale è difficile uscire, nel quale ci sentiamo inadeguati poiché pensiamo che ciò che ci manca (che può essere un lavoro migliore, o la stima dei colleghi o il non avere abbastanza “successo” nella vita sociale) dipenda dal nostro corpo, che non è come vorremmo.

Succede poi che il fatto di non riuscire ad ottenere quel cambiamento ci fa sprofondare in una tristezza che si auto alimenta (non mi piaccio, sono cupo, vorrei cambiare ma non riesco, nessuno mi vuole bene veramente perché io stessa non mi piaccio).

Mi sono imbattuta in Dimagrire, una scelta consapevole di Emanuela Scanu, edito da Campi di Carta, che non è uno dei soliti testi che reclamizzano diete miracolose. Ha un approccio al tema dei chili in eccesso, e soprattutto del non piacersi, che non parte da ciò che siamo abituati a mangiare, ma che ci porta, capitolo dopo capitolo, ad una conoscenza più profonda di noi, delle nostre debolezze e dei nostri punti di forza.

L’obiettivo è migliorare l’autostima per poter iniziare il cammino verso un cambiamento che ci renda più sereni. 

Credo che tanti di noi abbiano sperimentato che se facciamo una dieta per perdere chili l’effetto tende a non essere duraturo.

Se leggerete questo libro, scritto da una psicologa e non da una dietologa, scoprirete che essere consapevoli di ciò che mangiamo, di come mangiamo e del perché mangiamo cambia totalmente il rapporto con il cibo, scoprirete che occorre “gustare” ciò che si mangia, che il cibo non può essere “consolatorio” ma che costituisce un approccio sano alla vita.

Un sentito grazie a Marina Asperti per questa bellissima recensione del mio libro!

Vi invito a seguirla qui:

Sei il tuo peggior nemico

Sì hai capito bene, non sono gli eventi esterni o gli “altri” a remarti contro, ma la tua mente! (almeno nella maggior parte dei casi)

Andiamo per ordine. Quante volte ti sei detto non ce la faccio? Quante volte hai rinunciato ancor prima di cominciare? Vediamo insieme quali pensieri ti rendono il peggior nemico di te stesso!

Dubbi, paure, incertezze di ogni sorta sono sempre lì in agguato a dirti non sei capace, non ce la farai, ma chi ti credi di essere. Queste frasi non ti permettono di raggiungere i tuoi obiettivi nel lavoro, come nella vita personale. Che si tratti di avere una promozione o di seguire una dieta metti in atto una serie di azioni che vanno contro i tuoi interessi. Ti remi contro. Perché una persona che vorrebbe raggiungere un obiettivo poi è incapace ad agire? Perché il “beneficio secondario”, spesso semplicemente non togliersi dalla zona di confort,  risulta alla mente più rassicurante?

In un libro ho letto una storia che vorrei condividere poiché spiega alcuni di questi meccanismi. Un gruppo di amici stava facendo un picnik. Giornata stupenda, tutti si stavano divertendo. A metà del pranzo uno degli amici inizia a grattarsi insistentemente tanto da portare gli altri commensali a chiedere cosa stesse accadendo. Era seduto vicino ad un formicaio e le formiche attirate dal cibo gli stavano camminando addosso. Questa situazione si protrae per oltre mezz’ora tanto da portare uno di loro a chiedergli: “ma perché non ti sposti invece di grattarti ed imprecare?” un altro del gruppo rispose per lui: “perché non lo hanno morso abbastanza!”

Credo che anche tu non sei stato “morso” abbastanza. L’idea di alzarti per evitare che le formiche ti mordano risulta più faticosa di stare a grattarsi. Non sei in grado di sopportare un piccolo sforzo per andare verso una situazione migliore. Da chi dipende? Dalle formiche verso cui stai imprecando? Dagli amici che ti sollecitano ad alzarti? O a te stesso? Ecco credo che nella tua vita tu abbia vissuto varie volte questa situazione. Allora che cosa sta remando contro il tuo benessere? La tua promozione o la perdita di peso?

Uno dei pensieri più pericolosi è la paura di fare errori. Evitando di affrontare cambiamenti e di fare scelte si arriva a procrastinare e ciò porta ad un accumulo di compiti difficilissimi poi da evadere aumentando la sensazione di incapacità. Ti stai auto sabotando. In fondo in fondo dentro di te credi di non essere abbastanza, di non meritarlo. Certo ci sono le influenze familiari e culturali che possono spingerci a credere questo, ma poi nell’età adulta dovremmo tutti andare oltre. Probabilmente da piccolo ti sei sentito dire che non eri capace, che non eri buono o addirittura che eri brutto. Questo può avere avuto un peso sulle tue scelte personali? Sicuramente sì. Ho avuto una paziente che aveva subito una decina di interventi di chirurgia estetica alcuni anche molto invasivi e non era mai soddisfatta. Dai colloqui risultò che il padre da piccola le diceva che era brutta. Questo aveva creato un senso di insoddisfazione e la ricerca di conferme esterne che l’hanno portata a difficoltà finanziarie, a rischiare la vita, ad una grande depressione.

Molte volte abbiamo avuto chi ha sempre preso decisioni per noi e quindi quando ci si trova a dover prenderle da soli ci si sente impreparati ed incapaci. Probabilmente ti hanno insegnato che bisogna fare le cose perfettamente o è meglio non farle. Va da sé che essendo la perfezione inarrivabile si eviti proprio di provarci. Se chi ha inventato la lampadina, il motore a scoppio, i satelliti avesse avuto la paura di sbagliare saremmo ancora all’età della pietra. L’errore è umano, è dagli errori che si apprendono cose nuove e che si vedono le stesse cose da vari punti di vista. Molti di voi avranno sentito la frase/barzelletta “non ho sbagliato ho scoperto un nuovo modo in cui non deve essere fatto” Una posizione positiva di fronte ad un errore che fa vivere la situazione come sfida e non come fallimento.

Poi c’è il caos. Sei anche tu uno di quelli che non sa gestire il proprio tempo? Che non sa come organizzarsi o mette “troppa carne al fuoco”? Una gestione inefficace del tempo porta ad errori, a dimenticanze ed ad una sensazione di inadeguatezza terribile

Riassumendo se ti stai remando contro probabilmente stai seguendo questi processi mentali:

  • Hai paura di sbagliare
  • Pensi di non meritarlo
  • Tendi al perfezionismo
  • Procrastini continuamente
  • Non gestisci bene il tuo tempo, il tuo spazio, le tue risorse economiche o quelle emotive

ti invito a rifletterci!

The Journal: l’autostima

Eccoci arrivati ad un punto cruciale per il tuo journal: si parla di autostima.

Come per gli appuntamenti precedenti la cosa più importante è essere onesti. L’argomento è delicato e va affrontato in modo serio. Ciò che va appuntato sul journal deve essere ben ponderato. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno prima di rispondere. Sul tema autostima ho scritto tantissimo su questo blog e nel caso abbia bisogno di qualche delucidazione puoi fare riferimento a questi link:

Seguono una serie di domande fondamentali per imparare a conoscerti e prendere confidenza con il tuo dialogo interiore. Pronto per cominciare?

Anche se pensi di avere una bassa autostima credo fermamente che tu possa riconoscere in te alcuni aspetti positivi. Riesci ad elencarne almeno tre? Questi aspetti ti sono utili in campo personale, relazionale, o lavorativo? Descrivi almeno un esempio per ognuno.

C’è un complimento che apprezzi particolarmente? Descrivi quale è e perché è importante per te. Probabilmente è legato ad un episodio della tua vita. Raccontalo al journal.

Questo complimento tu lo fai ad altri? Lo hai fatto recentemente? A chi? Raccontalo.

Sebbene tante cose possono non essere state proprio come avresti voluto sono certa che negli ultimi anni hai imparato qualcosa di più su di te. Descrivi gli aspetti in cui ti vedi migliorato negli ultimi 5 anni. Questi aspetti nella sfera affettiva o lavorativa hanno prodotto aspetti significativi?

In questo momento quale individui come tua esigenza primaria? Hai strategie per raggiungerla?

Come parli a te stesso? Ricorda che una comunicazione positiva verso te stesso è una forma di amore. Annota di giorno in giorno le parole che utilizzi per descriverti e verifica i miglioramenti.

Ci vorrà del tempo per rispondere con onestà a tutte queste domande. Sono solo una piccola parte che prende in considerazione l’argomento. Prossimamente ti proporrò la seconda parte. Intanto buona compilazione!