La Play Therapy: le potenzialità del gioco con i bambini problematici

Il gioco è naturale per i bambini ed è un ottimo strumento per comunicare con loro ed aiutarli anche nelle situazioni problematiche. La Play Therapy diventa quindi uno strumento indispensabile per aiutare i bambini a risolvere problemi, gestire i conflitti e raggiungere obiettivi per il suo alto valore terapeutico ed educativo.

Naturalmente non tutte le interazioni di gioco tra adulti e bambini possono essere considerate Play Therapy anche se gli effetti sono in genere positivi. Gli approcci sono  numerosi e provengono da diversi orientamenti psicologici, ma in tutti si preferisce utilizzare il gioco invece che la parola poichè per i bambini è più naturale. Specie per bambini molto piccoli mantenere l’attenzione, stare fermi e seguire un discorso o spiegare i propri vissuti può risultare davvero complesso e faticoso.  Si sfrutta quindi il gioco poichè è il linguaggio naturale dell’infanzia.

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Si parla di  Play Therapy quando il gioco è utilizzato come processo terapeutico, nel senso che attraverso di esso si individuano prima difficoltà e obiettivi e poi si intraprende un processo attraverso il quale il bambino sarà aiutato a superare le proprie difficoltà.
Rispetto ad un’ampia varietà di problematiche, la Play Therapy rappresenta una scelta ideale in quanto coinvolge e diverte consentendo di superare resistenze e difese. Può essere applicato facilmente in diversi contesti ed è efficace di fronte ad una grande varietà di problemi sia per l’acquisizione di specifici comportamenti ed abilità.

Nella pratica possiamo intervenire con una Play Therapy non direttiva in cui, dopo una attenta selezione dei giocattoli,  si lascia il bambino libero di esprimersi ed il terapeuta segue e si unice alle attività del bambino anche nei processi di finzione ed immaginazione. Si parla di Play Therapy direttiva quando il terapeuta propone le attività di gioco in base al piano terapeutico che ha formulato con regole ed obiettivi. Nella Play Therapy Familiare viene coinvolta  l’intera famiglia nelle attività ludiche.

 

Il comportamento aggressivo nei bambini

Fin dalla più tenera età il bambino è in grado di manifestare il suo disappunto come reazione alla mancanza ed alla frustrazione attraverso agitazione e grida. Le prime condotte direttamente aggressive intervengono tra il secondo ed il terzo anno con atteggiamento oppositivo e collerico. Graffia, tira i capelli, morde altri bambini. Dopo i quattro anni il bambino esprime la sua aggressività verbalmente e non più con le azioni.Se nella maggior parte dei casi  le condotte aggressive scompaiono, alcuni bambini continuano a dimostrarsi violenti, picchiano i loro compagni, rompono oggetti. Il fattore  educativo ricopre un ruolo preponderante.

bambini che litigano

Gli autori ipotizzano diversi fattori che possono influire sul mantenimento di questi atteggiamenti tra quelli predominanti abbiamo : le caratteristiche del bambino stesso (livello di attività, capacità di concentrazione, controllo degli impulsi, emotività, socievolezza, capacità di risposta agli stimoli, propensione ad assumere le abitudini, eventuali peculiarità nelle caratteristiche fisiche, abilità di sviluppo) insieme a quello che definisce la storia di apprendimento del bambino. Per apprendimento del bambino intende tutto quello che ha appreso nella sua vita dentro e fuori casa, in famiglia, a scuola, con gli amici, alla televisione, ecc. , comprendendo tutte quelle cose che i genitori non avrebbero certo desiderato che imparasse.

OBESITA’ : ENERGIA INTRAPPOLATA NEL CORPO

Siamo sempre più spesso legati ad una individualità “socialmente accettabile” che dimentichiamo chi siamo veramente. Spesso il nostro essere viene schiacciato sotto una facciata di perbenismo. Molte persone per tutta la vita fanno quello che “va fatto”, ma non quello che “vorrebbero fare” davvero.

L’eccesso di cibo e la grande facilità di procurarlo fanno il resto. Ne consegue un aumento di peso spesso esagerato che va a modificare talmente tanto le fattezze dell’individuo che quasi diventa irriconoscibile. Sicuramente non lo è per la sua “vera essenza” schiacciata, annullata sotto un “peso” enorme.

obesità

In un’ottica psicosomatica il grasso in eccesso di soggetti in forte sovrappeso rappresenta il tentativo inconscio di difendersi dai traumi della vita. L’adipe, per la persona che ritiene di non essere apprezzata, che si sente svalutata ed insicura, diventa una sorta di barriera contro le sofferenze.

Spesso si associa anche ad un vestire “dimesso” per passare inosservati. Non solo  la persona mette una barriera tra sé e l’altro, ma assumendo una forma meno attraente scoraggia i temuti, benchè desiderati, rapporti sentimentali. L’obesità è una patologia collettiva del nostro tempo, il talento personale “ristagna” compresso nell’individuo ed andiamo troppo di fretta per fermarci, comprendere ed analizzare cosa sta accadendo. Non è quindi solo una questione di calorie ingerite, ma del perchè si sono ingerite e questo richiede un aiuto.

Stati d’animo e successo

E’ sotto gli occhi di tutti che lo stato d’animo condizioni i nostri risultati. Lo abbiamo imparato dai tempi della scuola quando a fronte d’impegno e studio può esserci capitato di non avere una performance brillante durante un’interrogazione o un esame. L’ansia ha avuto la meglio creando il così detto “vuoto” o semplicemente facendoci balbettare e dare l’impressione d’insicurezza e quindi di poca conoscenza dell’argomento.

stati d'animo

Gli stati d’animo influenzano i nostri comportamenti. Sicuramente imparare a gestire i propri stati d’animo è fondamentale per raggiungere il successoE’ attraverso di loro che riusciamo ad accedere a stati più o meno produttivi. Se siamo agitati affronteremo in maniera diversa una stessa situazione rispetto a quando siamo calmi e “centrati” . Il nostro comportamento influenzerà quindi le nostre azioni e di conseguenza i nostri risultati.

Per cambiare i nostri risultati dobbiamo quindi agire sui nostri comportamenti e questo implica modificare i nostri stati d’animo. Il primo passo? Prenderne consapevolezza!

 

 

Utilizzo del diario alimentare in psicologia

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un aumento dei disturbi dell’alimentazione. Le distorsioni alimentari coinvolgono un grande numero di persone di età e sesso diverso. Lo stile di vita frenetico genera ansia ed il  mangiare spesso fuori casa crea abitudini alimentari sbagliate. Nell’insieme uno stile di vita non ottimale.

Per controllare le proprie abitudini alimentari spesso propongo il diario. Uno strumento che si rivela molto efficace quando si usa in modo costante e preciso. Utile in modo particolare a chi ha messo su qualche kg di troppo, ma a chiunque si renda conto di abitudini errate e voglia imparare a modificarle e comprenderne i significati. Infatti con il diario non si tengono a bada solo le calorie, ma si riesce a creare un tracciato dei cambiamenti a livello psicologico e comportamentale.

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Nell’auto compilazione del diario, il paziente dovrebbe imparare a trascrivere la quantità ed il tipo di cibo assunto quotidianamente , ma anche e sopratutto, gli eventi che influenzano la scelta alimentare come eventuali arrabbiature in famiglia o sul luogo di lavoro. Le emozioni, positive o negative, influenzano la quantità e qualità di ciò che mangiamo a loro volta determinate da eventi personali , ma anche dal nostro modo di percepire la nostra immagine corporea, il nostro peso, il nostro corpo.

Uil diario può assolvere a due compiti fondamentali :

per lo psicologo alimentare è lo strumento essenziale per quantificare l’assunzione calorica – nutrizionale della dieta abituale, per la stima della qualità dei nutrienti assunti e per la disamina dei fattori inibenti o favorenti l’adesione al regime dietetico e a uno stile di vita attivo;

per il paziente è la base per la riflessione sulle proprie abitudini alimentari; il primo passo nel processo di autocontrollo; il confronto con le proprie sensazioni interne, non necessariamente regolate dal cibo; l’analisi personale delle proprie emozioni e/o compulsioni e delle situazioni ad alto rischio.

L’automonitoraggio è già sufficiente a modificare il comportamento alimentare: il paziente che sta compilando un diario alimentare tende a ridurre il numero di episodi di perdita di controllo ed a regolarizzare il proprio pattern alimentare; l’esperienza clinica mostra che alcuni pazienti perdono peso quando iniziano a compilare il diario.

Elogio del camminare

Non parlo certo di un’attività fisica pesante fatta di lunghe e faticose sessioni in palestra che ci lasciano spossati e sudati, ma di un’attività fisica leggera e di tipo aerobico, che può essere praticata a qualsiasi età, in qualsiasi momento ed in modo assolutamente gratuito : la camminata!

Recentemente sono apparsi articoli sull’argomento su riviste prestigiose (e non di settore!!!) in cui viene messo in evidenza come il camminare sia una pratica sempre piu’ diffusa e con effetti benefici provati sul corpo e sulla psiche.

Già Rousseau indicava la passeggiata come “strumento rigenerante” e Boudelaire decantava gli effetti sulla creatività del vagabondare per le vie della città di alcuni artisti …. io non disdegnerei neanche il “trekking urbano”  che ci connota in un contesto naturale o sociale per mezzo del quale possiamo confrontarci. Sì confrontarci, prima di tutto con noi stessi : con la nostra volontà d’impegnarci, la nostra resistenza fisica e psicologica di prendere un impegno e portarlo avanti con costanza …

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All’inizio non è facile specie per chi non è mai stato un “patito del fitness”, ma con il passare dei giorni vi assicuro che alla noia ed alla stanchezza si sostituiranno entusiasmo e curiosità.

Non ci credete? Provate a fare a piedi il percorso vicino a casa che di solito percorrete in auto. Bastano 15 minuti in una direzione ed altri 15 per il ritorno … vi accorgerete che di quel percorso così familiare in realtà conoscete bene poco e vi invito a ripetere lo stesso percorso altre 10 volte nei giorni a venire … Vi renderete conto di notare cose che non avete mai notato (viste di sfuggita, ma mai osservate!) sentirete odori a cui non avete mai fatto caso e potrete provare sensazioni nuove. Oltre agli ovvi benefici sulla salute per quel che riguarda respirazione, circolazione e calorie bruciate (poche ,ma meglio di nulla!!) imparerete un modo nuovo di guardare il mondo che vi circonda.

Se questo approccio è troppo filosofico vi lascio alle parole di Jane Fonda che in un suo famoso manuale negli anni 80 descriveva il faticoso percorso da una vita di eccessi tra fumo, farmaci, alcool e cibo ad un sistema di vita piu’ salutistico  fino a raggiungere l’obiettivo di una sana camminata giornaliera … “ho corso nelle luci cangianti dell’estate nella campagna del New England, ho fatto jogging nel Central Park di New York dove il freddo mi congelava le lacrime, mi sono trascinata con gli occhi pieni di sonno nelle albe della California prima che si svegliassero i ragazzi … mi piace incontrare le facce di altri camminatori , specie di quelli ultrasessantenni. Mi piace che sia una cosa che si può fare ovunque, ma soprattutto mi piace quando l’ho fatto!!”

Non credo ci sia altro da aggiungere non resta che farsi coraggio e provare … buona passeggiata!

 

Pensare positivo

Se ti chiedessi : con quale tipo di persona preferisci passare il tuo tempo? Sicuramente non risponderesti “con una persona scontrosa, apatica, pessimista che vede solo il lato nero delle cose, che si lascia abbattere dai problemi per essere compatita, che si limita a criticare le idee degli altri senza averne mai di proprie”.

Credo che risponderesti “con una solare, allegra, ottimista, brillante, propositiva, capace di affrontare i problemi con un atteggiamento positivo e costruttivo”. La risposta è  abbastanza scontata.

A nessuno piace stare in compagnia di persone negative, semplicemente perché queste ultime trasmettono delle emozioni depotenzianti che  “succhiano” energia e contagiano “negativamente” lo stato d’animo di chi sta loro attorno.

pensiero positivo

Per lo stesso motivo, è bello circondarsi di persone che hanno un atteggiamento mentale positivo: la loro gioia, il loro entusiasmo, la voglia di fare e di affrontare la vita con serenità creano un’atmosfera dalla quale vorremmo farci contagiare.

Purtroppo non sempre questo ci riesce. Nella vita ci sono situazioni in cui non riusciamo a dare il massimo, situazioni che affrontiamo con l’approccio sbagliato e che ci buttano giù. In effetti è impossibile essere sempre positivi al 100%: questo vorrebbe dire non avere la percezione dei problemi, della realtà. Continuare a ripetere che tutto andrà bene e poi non fare niente per cambiare le cose non vuol dire essere positivi, ma essere incoscienti!

La persona positiva è quella che si rende conto della situazione difficile, decide di non subirla passivamente e si mette in moto per modificarla. È la persona che ha consapevolizzato di avere risorse straordinarie e ha deciso di utilizzarle per affrontare la situazione.