La personalità

L’organismo umano non è sostanzialmente cambiato negli ultimi mille anni ed il cervello non è molto diverso da quello dei nostri antenati, ma il controllo che esercitiamo sul sul nostro corpo ed il modo di utilizzare il cervello sono sicuramente più ampi. Quando parliamo di personalità ci riferiamo ad una sorta di contenitore ed organizzatore di affetti, emozioni, bisogni, desideri, scopi. E’ ad essa che facciamo riferimento per comprendere la persona nella sua totalità ed unicità. La sua organizzazione ci permette di capire cosa la persona pensa e sente,  come agisce, cosa vuole diventare.

La capacità di valutare e comprendere ciò che è unico o comune nei diversi individui non è prerogativa degli psicologi, ma è un’esigenza per chiunque. Se non potessimo contare su una qualche conoscenza di come la nostra e l’altrui mente funziona sarebbe impossibile mantenere una qualsiasi relazione con l’altro e comprenderne  umori e condotte. Disponiamo al riguardo anche un lessico condiviso come altruismo, apertura mentale, coscienzioso ecc che ci permettono  di relazionarci con gli altri valutando impressioni, previsioni, decisioni.

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Tra le proprietà della specie umana c’è quella di apprendere dall’esperienza propria ed altrui e sappiamo che le condizioni di vita e le opportunitò hanno un ruolo decisivo nel liberare le potenzialità dell’individuo e nel promuovere lo sviluppo della personalità. La personalità è dunque un sistema emergente dalla confluenza di eredità ed esperienza ed indica ciò che è unico di ciascun individuo e ciò che è condiviso da tutti gli individui e che ne rende possibili le relazioni.

Quando definiamo una persona di “forte personalità” ne sottolineiamo la sua singolarità, quando indichiamo una persona come estroversa, altruista, coscienziosa automaticamente  facciamo riferimento a caratteristiche comuni a molti  e contenute in quell’individuo in una certa misura.

 

Fonte : Motivare e riuscire G.V.Caprara ed. Il Mulino

Cosa vuoi fare da grande?

Una domanda sicuramente non banale che offre ai bambini la possibilità di esprimersi. Una domanda utile per intavolare un dialogo scherzoso che potrebbe rivelare sogni ed aspirazioni come solo fantasie!I desideri ed i sogni espressi dal bambino non andrebbero mai sottovalutati e sono fondamentali per comprenderlo e conoscerlo meglio. In ogni caso il bambino non va mai “forzato” a dare una risposta e non devono essere svalutate eventuali sue risposte. Quando le rivelazioni sono spontanee si può tentare un approfondimento facendo altre domande, anche se l’argomento non aderisce alla realtà.

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Rispettare il mondo fantastico del bambino è importante poichè nella fantasia è possibile ogni cosa. Compito fondamentale dei genitori è quello di aiutare il bambino a capire come poter concretizzare le sue passione collegandole alle esigenze del mondo reale. Quindi accompagnare senza giudicare cercando di rassicurare e capire.Il corretto supporto genitoriale permette al bambino di esprimere liberamente i suoi desideri, lo renderà curioso e  fiducioso delle sue capacità.

Autostima dove sei?

Lo dice la parola stessa: l’autostima è la valutazione che una persona dà di sé stessa. Questa non è un fattore statico, ma  dinamico. Evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita. Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a sé stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono.  Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma- al contrario di chi non si rispetta abbastanza- sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di sé stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con sé stessa e con gli altri. La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, dal carattere e dalle capacità che si vorrebbero fossero parte della propria persona. Il sé percepito è dato invece dall’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Si tratta in sostanza di come ci vediamo, di come crediamo di essere…

autostima

 

Avere autostima significa piacersi, un modo di essere che si conquista stando nel presente e accogliendo tutti gli stati di cui l’interiorità si colora istante per istante.  L’ autostima non corrisponde a uno sforzo della mente, ma ha a che vedere con un diverso atteggiamento mentale, che si basa sull’accettazione consapevole di ciò che sei adesso, in questo preciso istante.  Stare quindi nel presente, senza rimpianti per gli sforzi che non hai fatto nel passato, senza frustrazione per ciò che non hai ancora realizzato.  Cambia dunque modo di vedere: l’ autostima è uno stato di benessere permanente che viene da dentro. Ogni volta che ti appresti a fare qualcosa, soprattutto se è la prima volta, non concentrarti unicamente sul risultato che vuoi ottenere, ma su ciò che fai, cercando di essere presente a ogni passaggio, come fosse l’unico.  Ricorda che l’autostima è un’energia molto diversa dall’ostinazione e dalla cocciutaggine : compare naturalmente quanto più la coscienza si svincola dalle influenze dell’ambiente, delle credenze, dei doveri. Migliorare l’autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente: ti devi sforzare di pensare che lo fai per te stessa e che un giorno non proverai più sensazioni di inadeguatezza e potrai  prendere decisioni in modo autonomo.  La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell’autostima consiste nel lavorare sulle tue percezioni; devi imparare a conoscerti meglio, analizzando il tuo mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi.

 

Tratto dal libro “Dimagrire una scelta consapevole” Capitolo 4  autore E.SCANU editore  Campi Di Carta 2013

Un animale per amico (in età evolutiva)

Chi vive con un animale domestico conosce perfettamente i benefici emotivi e relazionali della convivenza e gli incredibili effetti della Pet Therapy  non sono un’opinione. Per chi ha però dei dubbi sul tenere un animale quando in casa ci sono bambini piccoli  ecco qualche valida motivazione : proverò a descriverne alcune. Naturalmente parlo di un animale sano, generalmente un cane o un gatto,  che vive in casa a cui sono state fatte tutte le vaccinazioni del caso e che abbia a disposizione i propri spazi per mangiare ed espletare le proprie funzioni naturali. La vicinanza ad un animale fortifica le difese naturali e permette di sviluppare un forte senso di responsabilità anche in bambini di pochi anni. Tra loro nasce una certa complicità, e anche se qualche volta il bambino fa qualche piccolo dispetto, l’animale, in genere, si dimostra molto tollerante, perchè avverte che nel piccolo non c’è alcuna intenzione di fargli del male.

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Per un bambino avere un animale per amico permette di esprimere l’immenso bisogno che ha di dare e ricevere amore. Vivere con un cucciolo aiuta il bambino ad adattarsi a ritmi ed esigenze diverse dalle proprie. Per esempio, inizia a comprendere che esistono modi diversi per manifestare e ricevere affetto, come ascoltare le fusa del gatto o accarezzare il pelo del cane.

Abitare con un animale consente al piccolo di affrontare in modo naturale i grandi temi della vita: la nascita, l’accoppiamento, la sofferenza e la morte, spesso rimossi dal mondo degli adulti. A volte con la nascita di un fratellino si possono creare sensazione di esclusione , accudire un cucciolo può essere di aiuto a superare la gelosia per il nuovo nato.

Foto: fonte Web

Cefalea “un ingorgo di pensieri”

Per mal di testa o cefalea si intende il dolore  provato in qualsiasi parte della  testa o del collo. Può essere un   sintomo di diverse patologie.Il tessuto cerebrale   di per sé non è sensibile al dolore, poiché manca di recettori adatti, perciò il dolore è percepito per via della perturbazione delle strutture sensibili che si trovano intorno al cervello. Nove zone della testa e del collo hanno queste strutture:il cranio,  muscoli, nervi, arterie, vene, tessuti sottocutanei, occhi, orecchie, seni paranasali e mucose. La cefalea è un sintomo aspecifico, ciò significa che ha molte possibili cause. Il trattamento di un mal di testa dipende dalla  eziologia, ovvero dalla causa di fondo.

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Da un punto di vista psicologico, coloro che soffrono spesso di cefalea sono persone che si muovono nel mondo basandosi principalmente su un approccio mentale; sentire la testa pesante indica infatti un sovraccarico di pensieri e preoccupazioni. Proprio con il pensiero, infatti, il cefalalgico tenta di controllare e dominare la sua natura passionale ed emotiva. Emozioni e sentimenti andrebbero indagati a fondo per poter essere elaborati ed espressi in modo tale da diminuire il carico che grava sulla testa.

Il valore della “bellezza”

Vi propongo oggi una riflessione sulla bellezza come emblema della speranza!

Quando parlo d’immagine raramente mi riferisco alla bellezza esteriore, quanto ad un’armonia che possiamo trovare dentro e fuori alle persone e alle cose.  Un ‘armonia che stiamo perdendo come esseri umani, nelle relazioni con il prossimo e verso l’ambiente. Si vedono cose “brutte” andando in giro: sporcizia, maleducazione, eccessi nel vestire.  In nome della fretta, della modernità e delle mode si sta perdendo il senso della bellezza. Non si dice più grazie, non si dà il buongiorno a chi s’incontra per strada ( e spesso anche in famiglia!), non si gode del raggio di sole da una finestra, nè di un tramonto di fronte al mare. Romantico? Scontato? Ma se perdiamo il senso delle cose rimangono solo apparenza e di conseguenza cose vuote. Promuovere la bellezza in tutti i suoi aspetti dovrebbe essere l’impegno di ognuno.

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La bellezza può essere un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. Si può parlare di bellezza attraverso il rispetto dell’ambiente, alla pulizia, all’arte, dal fiore alla finestra al ricamo sulla camicetta… Chi ha conosciuto la bellezza, e compreso la sua importanza per il pieno sviluppo della persona umana, non può rassegnarsi e restare in silenzio, facendo finta di niente, in attesa che il nostro patrimonio personale e ambientale  venga miseramente dilapidato. Ecco quindi che le parole del giornalista  Peppino Impastato risultano oggi più che mai attuali:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

La malattia oncologica e la famiglia

Non di rado si riscontrano problematiche, a livello psicologico e organico, da parte dei familiari di pazienti oncologici. L’assistenza di  un paziente oncologico, in qualsiasi fase della malattia si stia trovando, è un compito molto gravoso fisicamente e psicologicamente. Secondo studi recenti condotti dalla Fondazione Ant Italia Onlus, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna i familiari vengono messi a dura prova dalla malattia. Il problema è serio: se un familiare si ammala accudendo il proprio caro sicuramente la situazione non potrà altro che peggiorare.

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La ricerca ha coinvolto 107 familiari, 77 femmine e 30 maschi, che si occupano quotidianamente dell’assistenza oncologica ai propri cari. I volontari sono stati valutati, tramite questionari e schede socio-anagrafiche, all’inizio di questo impegno importante e dopo tre settimane. I risultati sono stati esaurienti: il rimuginio, ossia ovvero il pensiero continuo della grossa responsabilità nei confronti del paziente e della malattia, aumenta il rischio d’insorgenza di disturbi fisici e depressivi, dato l’elevato livello di stress che li caratterizza. Si crea in queste persone un vero e proprio disagio psicofisico che mette a dura prova la loro salute; ecco perché è importante un sostegno per queste famiglie.