Il Parent Coaching

Secondo Bruno Bettelheim “non bisogna cercare di essere genitori perfetti o, tantomeno, aspettarsi che i figli siano perfetti. Il segreto sta nell’essere un genitore “quasi” perfetto, cercare di comprendere le ragioni dei propri figli, mettersi nei loro panni, costruire con loro un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva e affettiva. Solo questo scambio consente di riconoscere, affrontare e risolvere i problemi che via via si presentano nella vita quotidiana della famiglia”.

In queste tematiche ci viene di aiuto il Parent Coaching. Molto diffuso negli Stati Uniti si sta recentemente impiantando anche in Italia. E’ una delle applicazioni del Coaching che si è sviluppato nel mondo delle aziende (Business Coaching, Team Coaching, Corporate Coaching, …)

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Il Parent Coaching si rivolge alle coppie genitoriali o alle famiglie che stanno vivendo eventi che modificano vecchi assetti o pongono compiti educativi impegnativi. Dalla nascita di un figlio, al passaggio dall’infanzia all’adolescenza , morti o malattie ogni nuovo evento comporta per la famiglia una riorganizzazione con cambiamenti profondi.

Indirizzato  ai genitori, il Coaching permette che l’insieme della famiglia si autogoverni al meglio sviluppando consapevolezza di sé e delle proprie risorse aumentando scelte e possibilità di azione.

In pratica si tratta di un processo intenzionale e pianificato che si propone, attraverso il sostegno e confronto strutturato, di aiutare i genitori ad imparare, migliorare e riconoscere le proprie competenze genitoriali (life skills education).

Per i genitori, avere la possibilità di discutere e riflettere sulle modalità e sulle problematiche psicologiche legate alla crescita dei figli senza sentirsi giudicati può aiutarli a ritrovare la fiducia nelle loro competenze e nella capacità di problem solving.

Il Parent Coaching permette ai genitori di creare strumenti e modalità utili all’auto sviluppo e alla costruzione di una sana e potenziante relazione genitore – figlio. In questo contesto, lo psicologo è un esperto nella comunicazione e nella gestione delle relazioni interpersonali, che siede accanto al genitore per supportarlo a trovare una modalità funzionale nel rapporto con i figli.

Madre e figlio: un rapporto speciale

Pochi legami possono essere così intensi come quello che si instaura tra madre e figlio.  Prima dal cordone, poi al seno e ancora dopo con lo svezzamento: una madre nutre letteralmente il proprio figlio fino al raggiungimento dell’autosufficienza di quest’ultimo e non solo.

madri e figlie

Quando il bambino è cresciuto, la madre continua a nutrirlo con il suo amore e con le sue cure. La madre, per il suo bambino, è un pilastro quotidiano, un rifugio, un complice: è la prima figura di attaccamento capace di offrire libertà affinché il bambino possa intraprendere il suo cammino personale.

I bambini vivono una condizione di assoluta, anche se transitoria, dipendenza dalla loro madre, devono fare affidamento sull’adulto per qualsiasi necessità. Con la crescita e la maturità questo rapporto cambia, ma rimane per lo più indissolubile nel corso del tempo.

#Insieme si può vincere

Questo lo slogan che ha animato la mattina di sabato 6 maggio scorso  presso il Comune di Bracciano in occasione della cerimonia di conferimento di encomio alla Squadra di Velia da parte dell’amministrazione comunale.

La  motivazione di ENCOMIO :

per il fattivo contributo rivolto a promuovere la cultura della prevenzione oncologica sul territorio Sabatino e della Tuscia, per il concreto sostegno alle tante donne che affrontano la malattia tumorale e per l’apporto costante teso a rendere la patologia sempre più curabile, Fulgido esempio di nobili virtù civiche di umana solidarietà e generoso spirito di abnegazione”

consegnata dal vice sindaco di Bracciano alla Caposquadra Velia.

Presenti molti rappresentati delle associazioni locali come la C.R.I. (Gruppo Sabazio) e Donne in movimento, Fisar (Federazione Italiana Sommelier Albergatori E Ristoratori) ed Epulea e tante donne che hanno affrontato e stanno affrontando il cancro al seno.

Momenti di commozione con la lettura di apertura dedicata alla rinascita e alla speranza effettuata dall’attrice Paola Lorenzoni a cui ha fatto seguito un interessante relazione del dott. Stefano Magno che oltre ad introdurre la storia dell’oncologia ha sottolineato l’importanza delle medicine integrate in aggiunta ai farmaci tradizionali. A quest’ultimi il compito di debellare la malattia alle medicine integrate quello di migliorare e rinforzare la parte sana dell’individuo.

“Il tumore è sempre più frequente e siamo ben lontani dalla possibilità della sconfitta, ma è sempre più curabile e non sempre tumore è sinonimo di morte…Il tumore sta diventando una malattia cronica e serve un grande gioco di squadra..” ha incalzato il dott. Magno chiudendo il suo intervento con un proverbio africano: “Se devi andare veloce corri da solo, se devi andare lontano cerca dei compagni di viaggio”

In chiusura la lettura del Testamento di Velia che ha colpito nel cuore tutti i presenti che hanno applaudito per molti minuti grazie all’interpretazione molto sentita di Paola Lorenzoni.

Foto di rito ed un gustoso buffet hanno allietato il termine dell’incontro con il sottofondo musicale di Nicola Buffa alla chitarra e Max Straccini al sax.

L’universo delle emozioni al Festival della Psicologia

Dopo il successo ottenuto in precedenza anche quest’anno l’ordine degli Psicologi del Lazio propone una rassegna pensata per i cittadini che sarà articolata nel mese di maggio in 5 giornate e precisamente dal 25 al 29 maggio p.v.

Il tema proposto è: “l’universo delle emozioni”.

Attraverso le potenzialità del Festival della Psicologia sarà possibile conoscere i professionisti della  zona di appartenenza, le loro specializzazioni ed aree di intervento, nonchè  partecipare alle numerose attività in calendario.

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A partire dai prossimi giorni e per tutto il mese di maggio, i cittadini che accederanno al sito FestivalPsicologia.it potranno visitare il mio profilo professionale e quello di centinaia di miei colleghi, e poter usufruire di numerose agevolazioni.Tra le varie possibilità quella di scaricare un vaucher per una mia prima consulenza gratuita e la possibilità di effettuare un percorso a costi agevolati. E’ possibile richiedere un appuntamento sia per la sede di Roma in zona Aurelia (metro A Cornelia) o in quella di Anguillara Sabazia (zona Stazione)

Il sito web FestivalPsicologia.it è già online

Mindfulness

Non è una tecnica di rilassamento. Non è un modo per entrare in qualche forma di trance, né per svuotare la mente e raggiungere il “vuoto”. Non è una modalità per garantirsi un facile benessere psicofisico (che non esiste…). Non è una sorta di “spa emozionale”. Non è una forma di “buonismo” che ci spinge ad accettare tutto, ad accogliere acriticamente quello che ci accade, ad essere passivi nel nome dell’ “accettazione”.

E’ una parola inglese che vuol dire consapevolezza ma in un senso particolare. Non è facile descriverlo a parole perché si riferisce prima di tutto a un’esperienza diretta. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. “Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare:a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. Si può descriverla anche come di un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza del momento, al qui e ora.

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E’ un atto che parte dall’attenzione e dal modo in cui la usiamo ed è talmente semplice che questa stessa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Noi facciamo molta fatica ad essere semplici. Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza al qui e ora ci apre a esperienze inaspettate, alla ricchezza del momento presente, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che ci chiede e ci insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma a farne motivo di crescita e persino di creatività. Questo è l’aspetto cui si riferisce la parola “accettazione/accoglienza”

Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (mindfulness) ci offre una possibilità a prima vista strana, contro intuitiva, forse assurda: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire. In questo senso è un lavoro “contro natura”, un andare “controcorrente”, perchè la tendenza automatica, istintiva che abbiamo è fare esattamente l’opposto. Ma se lo sperimentiamo, allora possiamo scoprire che in questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità sorprendente di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. E, paradossalmente, facendo questo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizioni creative.

Fonte: AIM Associazione Italiana per la Mindfulness

Non solo leggi, ma educazione per risolvere il doloroso tema della violenza sulle Donne

Giovedì 27 aprile scorso si è svolto il Convegno “La violenza di genere in Italia”. L’evento fa parte di un ampio progetto itinerante, “Lo Sport contro la violenza sulle Donne…per vincere insieme”, che coinvolge molte realtà, location ed illustri relatori in questa occasione ospitati presso la Casa Internazionale delle Donne nel cuore di Roma: un luogo simbolo per l’emancipazione femminile.

In apertura le parole di ringraziamento ed i saluti dell’organizzatore Carmelo Mandalari, a cui è seguito un intervento della giornalista Manuela Rella che, dopo aver condiviso i tristi dati statistici riguardo la violenza psichica, fisica ed economica, ha sapientemente moderato l’incontro.

L’azione determinante viene svolta dall’educazione all’interno della famiglia ed in sinergia con la scuola: su questo dato sono d’accordo tutti, tra cui la Senatrice Fabiola Anitori, la quale ha sottolineato anche un dato molto importante ovvero che la violenza di genere crea più invalidità permanenti e morti nel mondo rispetto ai tumori, agli incidenti e alla malaria. Considerazioni allarmanti anche da parte dell’On. Fabrizia Giuliani che fa luce sul fatto che la violenza non viene riconosciuta subito e che spesso viene presa per un evento occasionale o addirittura prova d’amore e quindi si rende necessario anche agire sulla consapevolezza di certe dinamiche con le donne. L‘ Avv. Luana Campa ha sollevato un altro terribile problema ovvero la violenza effettuata nelle mura domestiche sotto gli occhi dei figli ed il grande numero di orfani che questa realtà ha prodotto con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Mi sono trovata d’accordo con il Prof. Francesco Bruno che ha “punzecchiato” la platea sul fatto che gli uomini sono partoriti da Donne e che quindi la responsabilità educativa è in gran parte loro. Purtroppo non di rado, durante la mia attività clinica, assisto a diversi metodi educativi applicati dalla stessa madre nei confronti di figli di sesso diverso. Da una bambina si pretende che a 8 anni tenga pulita la camera e rifaccia il letto, mentre dal maschio 14enne no, perchè maschio appunto.

Questo crea un diverso modo di vedere la donna da parte degli uomini, ma anche da parte delle donne. L’azione della madre ha un effetto negativo non solo sul ragazzo che gode di una sorta di superiorità di genere, ma anche nei confronti della ragazza che si sente svalutata come se fosse una cosa normale e scontata.

Tanta strada è stata fatta dall’abolizione della legge sul delitto d’onore, che è solo del 1981, ma ancora tanta ne deve essere fatta in ambito legislativo. Putroppo la legge può poco se alla base non c’è un’educazione equilibrata in cui i diritti per entrambi i sessi diventi una cosa normale.

Durante il convegno tutti gli intervenuti hanno confermato il loro impegno per promuovere azioni positive e durature per risolvere o almeno arginare questa terribile realtà ognuno con le proprie competenze e professionalità: il Senatore Domenico Scilipoti, il Prefetto Francesco Tagliente, il Ministro dello Sport Luca Lotti, l’ Avv. Monica Nassisi, la Dr.ssa Cappelluti Roberta, il Dr. Dario Coppi Vice Presidente AICEM e la Dr.ssa Elena Maglio Presidente della Squadra Calcio Femminile Elena Magnester.

Numerosi gli Ospiti presenti tra cui la Consigliera Regionale Cristiana AVENALI, la Dr.ssa Cristina Chiuso Delegata CONI Lazio, la Dr.ssa Patrizia COTTINI – FIGC – Lega Nazionale Dilettanti Dipartimento Calcio Femminile, la Rappresentativa dell’ Ente di Promozione sportiva AICS, la Dr.ssa Teresa Manes Presidente Ass.ne Italiana Prevenzione Bullismo, il Dr. Francesco Riccardi, la Dr.ssa Merola Daniela, la Dr.ssa Emanuela Scanu Psicologa, la Dr.ssa Federica Elia, la Dr.ssa Linda Rombolà, il Dr. Massimo Mattioli, il Dr.Alessandro G. Mandraffino, la Rappresentativa dei Centri Volontari Difesa Territoriale, dei Blueberetsinternational Corps e i Corpi Sanitari Internazionali.

Malattie di origine psicosomatica: la PSORIASI “Corazza delle emozioni”

La psoriasi è un’infiammazione cronica e recidivante della pelle, non contagiosa e non infettiva. Il meccanismo alla base della psoriasi è immunologico.  La lesione di psoriasi classica presenta un’area di eritema (rossore) a margini netti, sovrapposta da squame di colore bianco madreperla provocate da anormale ispessimento dello strato corneo. Le sedi più colpite da psoriasi sono: gomiti, ginocchia, mani, coccige, cuoio capelluto, piedi.

La psoriasi è una patologia a causa multifattoriale, alla quale concorrono:

fattori genetici: la psoriasi è a predisposizione genetica familiare. I parenti di primo grado di soggetti con psoriasi hanno un rischio 10 volte superiore di sviluppare la malattia

fattori ambientali: psicogeni ed emotivi (lutti, incidenti), fisici (ferite, traumi, lesioni), farmaci (fans, betabloccanti, litio), infettivi (episodi febbrili, faringite streptococcica nei bambini).
La psoriasi è una patologia della pelle molto complessa da trattare. Le diverse terapie si propongono di ridurre l’infiltrato infiammatorio e l’iperproliferazione dei cheratinociti.

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In un’ottica psicosomatica la psoriasi rappresenta la difficoltà di comunicare le proprie emozioni; nelle zone colpite del corpo, infatti, la cute si presenta ispessita e ricoperta da squame che non consentono alla pelle di effettuare scambi con l’esterno. Sul piano simbolico questa manifestazione ha un preciso significato: la persona ha delle parti di sé molto fragili e su queste mette una sorta di “corazza” per difendersi dagli scambi emotivi con il mondo esterno poichè percepiti come troppo pericolosi. Ciclicamente la corazza si riduce e lascia spazio ad un eritema che brucia e prude e che, sul piano psicologico, rappresenta la forza dell’emozione che tenta di farsi strada fra le difese che la persona ha messo tra sé e il mondo. In alcuni casi, dopo un’attenta consultazione medica, risulta efficace nonché consigliata una terapia psicologica.