Elogio del camminare

Non parlo certo di un’attività fisica pesante fatta di lunghe e faticose sessioni in palestra che ci lasciano spossati e sudati, ma di un’attività fisica leggera e di tipo aerobico, che può essere praticata a qualsiasi età, in qualsiasi momento ed in modo assolutamente gratuito : la camminata!

Recentemente sono apparsi articoli sull’argomento su riviste prestigiose (e non di settore!!!) in cui viene messo in evidenza come il camminare sia una pratica sempre piu’ diffusa e con effetti benefici provati sul corpo e sulla psiche.

Già Rousseau indicava la passeggiata come “strumento rigenerante” e Boudelaire decantava gli effetti sulla creatività del vagabondare per le vie della città di alcuni artisti …. io non disdegnerei neanche il “trekking urbano”  che ci connota in un contesto naturale o sociale per mezzo del quale possiamo confrontarci. Sì confrontarci, prima di tutto con noi stessi : con la nostra volontà d’impegnarci, la nostra resistenza fisica e psicologica di prendere un impegno e portarlo avanti con costanza …

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All’inizio non è facile specie per chi non è mai stato un “patito del fitness”, ma con il passare dei giorni vi assicuro che alla noia ed alla stanchezza si sostituiranno entusiasmo e curiosità.

Non ci credete? Provate a fare a piedi il percorso vicino a casa che di solito percorrete in auto. Bastano 15 minuti in una direzione ed altri 15 per il ritorno … vi accorgerete che di quel percorso così familiare in realtà conoscete bene poco e vi invito a ripetere lo stesso percorso altre 10 volte nei giorni a venire … Vi renderete conto di notare cose che non avete mai notato (viste di sfuggita, ma mai osservate!) sentirete odori a cui non avete mai fatto caso e potrete provare sensazioni nuove. Oltre agli ovvi benefici sulla salute per quel che riguarda respirazione, circolazione e calorie bruciate (poche ,ma meglio di nulla!!) imparerete un modo nuovo di guardare il mondo che vi circonda.

Se questo approccio è troppo filosofico vi lascio alle parole di Jane Fonda che in un suo famoso manuale negli anni 80 descriveva il faticoso percorso da una vita di eccessi tra fumo, farmaci, alcool e cibo ad un sistema di vita piu’ salutistico  fino a raggiungere l’obiettivo di una sana camminata giornaliera … “ho corso nelle luci cangianti dell’estate nella campagna del New England, ho fatto jogging nel Central Park di New York dove il freddo mi congelava le lacrime, mi sono trascinata con gli occhi pieni di sonno nelle albe della California prima che si svegliassero i ragazzi … mi piace incontrare le facce di altri camminatori , specie di quelli ultrasessantenni. Mi piace che sia una cosa che si può fare ovunque, ma soprattutto mi piace quando l’ho fatto!!”

Non credo ci sia altro da aggiungere non resta che farsi coraggio e provare … buona passeggiata!

 

Pensare positivo

Se ti chiedessi : con quale tipo di persona preferisci passare il tuo tempo? Sicuramente non risponderesti “con una persona scontrosa, apatica, pessimista che vede solo il lato nero delle cose, che si lascia abbattere dai problemi per essere compatita, che si limita a criticare le idee degli altri senza averne mai di proprie”.

Credo che risponderesti “con una solare, allegra, ottimista, brillante, propositiva, capace di affrontare i problemi con un atteggiamento positivo e costruttivo”. La risposta è  abbastanza scontata.

A nessuno piace stare in compagnia di persone negative, semplicemente perché queste ultime trasmettono delle emozioni depotenzianti che  “succhiano” energia e contagiano “negativamente” lo stato d’animo di chi sta loro attorno.

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Per lo stesso motivo, è bello circondarsi di persone che hanno un atteggiamento mentale positivo: la loro gioia, il loro entusiasmo, la voglia di fare e di affrontare la vita con serenità creano un’atmosfera dalla quale vorremmo farci contagiare.

Purtroppo non sempre questo ci riesce. Nella vita ci sono situazioni in cui non riusciamo a dare il massimo, situazioni che affrontiamo con l’approccio sbagliato e che ci buttano giù. In effetti è impossibile essere sempre positivi al 100%: questo vorrebbe dire non avere la percezione dei problemi, della realtà. Continuare a ripetere che tutto andrà bene e poi non fare niente per cambiare le cose non vuol dire essere positivi, ma essere incoscienti!

La persona positiva è quella che si rende conto della situazione difficile, decide di non subirla passivamente e si mette in moto per modificarla. È la persona che ha consapevolizzato di avere risorse straordinarie e ha deciso di utilizzarle per affrontare la situazione.

Perché la coppia entra in crisi ?

Il termine “coppia” viene inteso come l’unione di due soggetti che per loro libera scelta hanno deciso di formare una unità, regolata da precise condizioni dette e sotto-intese. Ogni coppia è diversa dalle altre, e porta con sé un ideale di amore differente, così come i modi di viverlo e manifestarlo. In generale i partner dovrebbero essere sufficientemente maturi da creare  un legame solido, anche se nel tempo subirà cambiamenti con il il mutare delle esigenze e dei bisogni reciproci.

La vita insieme, la condivisione degli spazi, i cambiamenti della struttura della famiglia con nascite e perdite porta inevitabilmente ad insoddisfazioni e conflitti, che se non gestiti correttamente, possono portare a vere e proprie rotture.

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Ogni fase della vita di coppia può essere contraddistinta da un particolare problema legato alla sfera delle emozioni e della sessualità. Nello specifico, i problemi sessuali sono conseguenti a cause fisiche oppure psicologiche: una diminuzione del desiderio potrebbe derivare da una ridotta produzione femminile di estrogeni nelle donne piuttosto che di testosterone negli uomini. Anche il biologico processo dell’invecchiamento, situazioni di stress e affaticamento fisico o l’ utilizzo di alcuni antidepressivi possono esserne la causa.

E’ possibile incorrere in periodi “no” della coppia, ma se questi sono continuativi nel tempo e si accompagnano all’avversione e all’evitamento del partner, sarà necessario intervenire con una precisa terapia, che vada ad indagare profondamente la sfera delle emozioni, principalmente quelle legate o derivanti da scarsa autostima e fiducia nell’altro, eventuali quadri depressivi, ansiosi, paura della sessualità, sensi di colpa ed eventuali traumi subiti, sia fisici che psicologici.

15 Marzo: Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla contro i disturbi del comportamento alimentare

Il 15 Marzo si terrà la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare.
La giornata è promossa dall’Associazione “Mi Nutro di Vita”, in collaborazione con le altre Associazioni dedicate ai Disturbi Alimentari.
L’evento nasce con lo scopo di sensibilizzare, attraverso le testimonianze di persone che hanno vissuto la malattia in prima persona, l’opinione pubblica sul problema dei disturbi del comportamento alimentare.

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L’iniziativa parte da un padre che a Marzo del 2011 ha visto morire la propria figlia “Giulia” di bulimia all’età di 17 anni. Il Signor Tavilla attualmente Presidente dell’Associazione “Mi Nutro di Vita” ha dato vita alla  Giornata Nazionale del “Fiocchetto Lilla”, simbolo della delicata fragilità di questa condizione e racconta:

“Non può, non deve capitare ad altri. La morte di mia figlia deve servire a tutte le persone e le famiglie che vivono un dramma di questo genere. Il dramma di vedere chi ami che piano piano si spegne, non ride più, non mangia o vomita. Non accetta di farsi curare e a te resta la sensazione di non aver fatto abbastanza”

Ho dedicato 20 anni alla prevenzione ed al supporto dei disturbi dell’alimentazione, quest’anno il  mio contributo sono delle consulenze dignostiche e preventive in convenzione con il centro estetico La Suite a Roma zona Eur (via Antonino Pio,78)

Traning Autogeno

Il training autogeno venne elaborato nel 1932 dal neurologo berlinese J.H. Schultz, il metodo consiste in un percorso di esercizi di distensione che non richiedono sforzi: il terapeuta guida con la sua voce il soggetto verso uno stato di profondo rilassamento stimolando l’ascolto del corpo. Gli esercizi, grazie ad una ripetizione quotidiana a casa, vengono interiorizzati dalla persona che diventa in grado di raggiungere il rilassamento autonomamente senza il terapeuta con l’aiuto del proprio pensiero e della propria concentrazione.

training autogeno

Questa tecnica si rivolge a tutti coloro che desiderano migliorare la qualità della propria vita raggiungendo uno stato ottimale di benessere psico-fisico o può essere utilizzato come tecnica complementare per risolvere diversi tipi di problematiche (stress di diversa natura, ansia, disturbi psicosomatici a carico dell’apparato digestivo (colite), respiratorio (asma), cardio-vascolare (ipertensione, disturbi dell’irrorazione coronarica, vampate di calore o mani e piedi freddi), genito-urinario (cistiti e vaginiti a base psicosomatica), disturbi funzionali del sonno (insonnia idiopatica), cefalea, eczemi cutanei e dermatiti, etc.

Essere Donna …diventare Madre

E’ luogo comune affermare che nella maternità si compia il destino biologico della Donna, ma se accettiamo che essere Donna non è soltanto un destino e prendendo spunto dalle parole di Simone de Beauvoir “Donna non si nasce si diventa”, allora il processo che trasforma una persona di sesso femminile in Donna tocca il punto massimo proprio nella maternità.

nascere dietro i colori

Malgrado lo sviluppo della scienza, i contributi della psicanalisi, della medicina psicosomatica, dell’antropologia, il parto è ancora oggi un evento oscuro e difficile da padroneggiare. Ognuna delle diverse discipline ha cercato di dare un’interpretazione particolare sia la gravidanza sia al parto, ma sono tutte visioni parziali che non riescono ad inglobare un evento così complesso. Anche se può apparire naturale esso è invece sovraccarico di cultura. La nascita di per sè non è traumatica, ma lo diventa perchè le nuove tecnologie, i nuovi farmaci hanno dato una connotazione medicalizzata all’evento. Il contenuto di ogni gestante è carico di emozioni, attese, memorie, pulsioni, conflitti… Si sta per diventare madre, per occupare il posto della propria madre, nello stesso tempo si regredisce fin quasi alla nascita, si ritorna in qualche modo bambina. La pienezza e lo svuotamento, la felicità e l’infelicità, il corpo più vissuto ed estraneo in un saliscendi continuo. Spesso risulta difficile per la Donna tramutare in parole i tanti contrastanti sentimenti.

Riflessioni dal libro “Nascere dietro i colori” Ed. Mediterranee

Il gioco simbolico

Rappresenta un momento importante nello sviluppo del bambino che lo psicologo Jean Piaget identifica nella fase del Pensiero Preoperatorio tra i 2 ed i 7 anni. In questo periodo i bambini cominciano ad usare il pensiero simbolico poichè acquisiscono la capacità rappresentativa. Strumento fondamentale , il gioco simbolico,  proietta il bambino nel mondo degli adulti che imita “facendo finta che”.

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Realtà e finzione si mescolano e il bambino si mette alla prova in una dimensione protetta che riesce a dominare e gestire, sentendosi già grande. Il bambino ama sognare e lo fa senza confini, spinto dalle sue emozioni. Non bisogna avere fretta di dirgli che la realtà è ben altra cosa e svalorizzare la fantasia. Durante l’età adulta infatti creatività ed immaginazione possono dare una marcia in più sul lavoro e nelle relazioni con gli altri e si troveranno svantaggiati quegli adulti ai quali da bambini non veniva data la possibilità di fantasticare e creare. Se un genitore sprona alla creatività e alla fantasia crescerà sicuramente un adulto fiducioso nei confronti di sè stesso