Cefalea “un ingorgo di pensieri”

Per mal di testa o cefalea si intende il dolore  provato in qualsiasi parte della  testa o del collo. Può essere un   sintomo di diverse patologie.Il tessuto cerebrale   di per sé non è sensibile al dolore, poiché manca di recettori adatti, perciò il dolore è percepito per via della perturbazione delle strutture sensibili che si trovano intorno al cervello. Nove zone della testa e del collo hanno queste strutture:il cranio,  muscoli, nervi, arterie, vene, tessuti sottocutanei, occhi, orecchie, seni paranasali e mucose. La cefalea è un sintomo aspecifico, ciò significa che ha molte possibili cause. Il trattamento di un mal di testa dipende dalla  eziologia, ovvero dalla causa di fondo.

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Da un punto di vista psicologico, coloro che soffrono spesso di cefalea sono persone che si muovono nel mondo basandosi principalmente su un approccio mentale; sentire la testa pesante indica infatti un sovraccarico di pensieri e preoccupazioni. Proprio con il pensiero, infatti, il cefalalgico tenta di controllare e dominare la sua natura passionale ed emotiva. Emozioni e sentimenti andrebbero indagati a fondo per poter essere elaborati ed espressi in modo tale da diminuire il carico che grava sulla testa.

Il valore della “bellezza”

Vi propongo oggi una riflessione sulla bellezza come emblema della speranza!

Quando parlo d’immagine raramente mi riferisco alla bellezza esteriore, quanto ad un’armonia che possiamo trovare dentro e fuori alle persone e alle cose.  Un ‘armonia che stiamo perdendo come esseri umani, nelle relazioni con il prossimo e verso l’ambiente. Si vedono cose “brutte” andando in giro: sporcizia, maleducazione, eccessi nel vestire.  In nome della fretta, della modernità e delle mode si sta perdendo il senso della bellezza. Non si dice più grazie, non si dà il buongiorno a chi s’incontra per strada ( e spesso anche in famiglia!), non si gode del raggio di sole da una finestra, nè di un tramonto di fronte al mare. Romantico? Scontato? Ma se perdiamo il senso delle cose rimangono solo apparenza e di conseguenza cose vuote. Promuovere la bellezza in tutti i suoi aspetti dovrebbe essere l’impegno di ognuno.

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La bellezza può essere un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. Si può parlare di bellezza attraverso il rispetto dell’ambiente, alla pulizia, all’arte, dal fiore alla finestra al ricamo sulla camicetta… Chi ha conosciuto la bellezza, e compreso la sua importanza per il pieno sviluppo della persona umana, non può rassegnarsi e restare in silenzio, facendo finta di niente, in attesa che il nostro patrimonio personale e ambientale  venga miseramente dilapidato. Ecco quindi che le parole del giornalista  Peppino Impastato risultano oggi più che mai attuali:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

La malattia oncologica e la famiglia

Non di rado si riscontrano problematiche, a livello psicologico e organico, da parte dei familiari di pazienti oncologici. L’assistenza di  un paziente oncologico, in qualsiasi fase della malattia si stia trovando, è un compito molto gravoso fisicamente e psicologicamente. Secondo studi recenti condotti dalla Fondazione Ant Italia Onlus, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna i familiari vengono messi a dura prova dalla malattia. Il problema è serio: se un familiare si ammala accudendo il proprio caro sicuramente la situazione non potrà altro che peggiorare.

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La ricerca ha coinvolto 107 familiari, 77 femmine e 30 maschi, che si occupano quotidianamente dell’assistenza oncologica ai propri cari. I volontari sono stati valutati, tramite questionari e schede socio-anagrafiche, all’inizio di questo impegno importante e dopo tre settimane. I risultati sono stati esaurienti: il rimuginio, ossia ovvero il pensiero continuo della grossa responsabilità nei confronti del paziente e della malattia, aumenta il rischio d’insorgenza di disturbi fisici e depressivi, dato l’elevato livello di stress che li caratterizza. Si crea in queste persone un vero e proprio disagio psicofisico che mette a dura prova la loro salute; ecco perché è importante un sostegno per queste famiglie.

L’arteterapia per la crescita ed il recupero della sfera emotiva, affettiva e relazionale

L’arteterapia è un percorso di appoggio e/o cura di indirizzo psichico. Questo tipo di tecnica con risvolti terapeutici è nata attorno agli anni quaranta, e discende da esperienze di psicoterapia dinamica e da pratiche dedotte dall’applicazione della Psicoanalisi.

L’arteterapia include l’insieme delle tecniche e delle metodologie che utilizzano le attività artistiche visuali (e con un significato più ampio, anche musica, danza, teatro, marionette, costruzione e narrazione di storie e racconti) come mezzi terapeutici, finalizzati al recupero ed alla crescita della persona nella sfera emotiva, affettiva e relazionale.

E’ dunque un intervento di aiuto e di sostegno a mediazione non-verbale attraverso l’uso dei materiali artistici e si fonda sul presupposto che il processo creativo messo in atto nel “fare arte” produce benessere, salute e migliora la qualità della vita. Attraverso l’espressione artistica è possibile incrementare la consapevolezza di sé, fronteggiare situazioni di difficoltà e stress, esperienze traumatiche, migliorare le abilità cognitive e godere del piacere che la creatività artistica porta con sé.

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L’intervento tende ad attivare diverse modalità di comunicazione che aumentano l’autostima e la possibilità di percepirsi, da parte di chi ne usufruisce, come individuo capace di fare e di esprimere, in un contesto di relazione con il gruppo in cui è inserito.

Viene posta grande attenzione al processo artistico, senza interpretare il prodotto, infatti per poterla praticare, non sono necessarie precedenti esperienze o competenze di tipo artistico.  E’ l’atto di produrre un’impronta creativa a rendere terapeutico il percorso verso l’integrazione fosse anche solo un semplice segno o un insieme caotico di linee e colori, è manifestazione autentica di un sentire profondo e come tale, di valore inestimabile. Esso si mostra infatti per poter essere, nel processo creativo, portato alla luce, trasformato, compreso, portando l’individuo ad una migliore relazione con se stesso con gli altri.

RAPPORTO MENTE-CORPO E BENESSERE PSICO-FISICO

E’ esperienza abbastanza comune per ognuno di noi quella di identificare le emozioni provate in base a sensazioni fisiche; così ci capiterà di sentire il cuore in gola o lo stomaco chiuso quando aspettiamo con ansia e un po’ di timore il verificarsi di un evento tanto atteso, oppure impallidiremo e ci sembrerà di essere paralizzati dalla paura di fronte ad un evento spaventoso oppure ancora arrossiremo e tremeremo di rabbia di fronte ad un grave torto subito. Riflettendo su queste ed altre analoghe esperienze può risultare cosa scontata sostenere che il corpo è lo sfondo di tutti gli eventi psichici e quindi considerare del tutto logico la presenza di uno stretto legame tra mente e corpo o, ancor più considerare del tutto scontata l’unità somato-psichica dell’uomo, unità che implica una profonda ripercussione del benessere fisico sugli stati d’animo e viceversa una profonda influenza delle emozioni sul corpo e sul suo benessere tanto da richiedere che qualsiasi malattia fisica venga indagata non solo da un punto di vista medico e psicologico, ma anche considerando l’aspetto emotivo che l’accompagna.

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Infatti, è ormai da tempo provato che i sistemi nervoso, endocrino e immunitario comunicano tra loro.  Ciò significa ancora una volta che la mente, le emozioni e il corpo non sono entità separate, ma interconnesse. Basti pensare ad esempio che gli stessi messaggeri chimici che operano in modo estremamente esteso sia nel cervello che nel sistema immunitario sono anche quelli più frequenti nelle aree neurali che regolano le emozioni. Le emozioni hanno un potente effetto sul sistema nervoso autonomo , e le cellule immunitarie possono essere il bersaglio dei messaggi nervosi. Per contro sembra che una condizione mentale serena determini un migliore andamento delle forme patologiche e una minore probabilità di ammalarsi.

Libro: “Dimagrire una scelta consapevole”

 

Prefazione breve

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.

Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso che propongo è una strada in salita, costellata da mille difficoltà, ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre. Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.

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E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi  del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita : mangiate nello stesso modo in cui vivete.

Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credete di aver diritto. Medici nutrizionisti o dietologi prescrivono diete, danno alcuni consigli e propongono un controllo ad un mese …  e voi siete lì con tante belle pagine, ma “soli”  ad affrontare le insidie, i dubbi e le difficoltà.  Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte…

 

DIMAGRIRE : UNA SCELTA CONSAPEVOLE / METODO INTEGRATO della Dott.ssa SCANU

Autore: Emanuela SCANU   Editore Campi di Carta 2013

Disponibile in versione cartacea ed E-Book dal sito Campi di Carta, ma anche tramite Amazon, Feltrinelli, Il mio Libro…

 

 

Il nome simbolo di indentità

Dare un nome ad un nascituro sembra una cosa scontata sulla quale non c’è niente da dire : si fa e basta.  Vorrei farvi notare come invece questo atto risulti avere tantissime sfaccettature psicologiche, sociali e personali per l’individuo che lo riceve e quindi rappresenta un atto di grande responsabilità.

Già nel mondo antico l’imposizione di un nome aveva contemporaneamente il significato di potere sul denominato e di determinare magicamente la sua personalità.

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Il nome inteso come rappresentazione di sè e simbolo della propria identità psicosociale è un oggetto di studio insolito, forse perchè è così importante da essere scambiato per cosa trascurabile, così immediato e presente da essere percepito senza storia, così personale ed al tempo stesso di chiunque lo pronuncia da essere considerato di nessuno, così voluto da altri da essere ritenuto fortuito, così carico di significati da sembrare senza significato. Sono i paradossi che rispecchiano i contenuti di un discorso tridimensionale che va alle radici socioculturali e storiche, considera gli aspetti logico-linguistici e semantici del nome e si sofferma sui risvolti psicologici della denominazione.

Colui che stabilisce un nome è colui che crea e che forma ciò che ha plasmato. L’atto della denominazione è antico come il mondo e si rinnova continuamente. Ogni volta che denominiamo un altro, rinnoviamo il riconoscimento della sua identità. La modalità e il livello di accettazione del proprio nome diventa così l’espressione del benessere della personalità.

 

Fonte Ed.Kappa “Il nome simbolo d’identità” collana Psiche e quotidianità