Il ruolo della nostalgia nel Natale /Parte 3

Durante il Natale, molte persone provano un forte senso di nostalgia per i tempi passati, per l’infanzia o per momenti speciali condivisi con i propri cari. La nostalgia natalizia può avere un effetto sia positivo (rafforzamento del senso di identità e di legame con le tradizioni) che negativo (tristezza o rimpianto per ciò che è perduto). Proviamo ad approfondire questo tema così delicato.

La nostalgia gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza del Natale, influenzando profondamente le emozioni e i comportamenti delle persone. Questo sentimento di malinconia per il passato, che spesso si manifesta in modo particolare durante le festività natalizie, ha radici profonde nella tradizione, nei ricordi familiari e nell’atmosfera stessa delle celebrazioni.

Rievocazione dei ricordi d’infanzia

Il Natale è una festa che, per molti, è strettamente legata ai ricordi dell’infanzia. Le luci, i canti natalizi, la preparazione dei dolci e la decorazione dell’albero evocano immagini di tempi passati, in cui le persone si sentivano protette, amate e felici. La nostalgia per quei momenti spinge spesso gli adulti a ricreare ambienti simili, cercando di far rivivere la stessa magia ai propri figli o ai propri cari. La sensazione di un tempo più semplice o di un periodo felice tende a generare una connessione emotiva profonda con il Natale.

Ritrovo della famiglia e delle tradizioni

Le festività natalizie sono anche un momento in cui la famiglia si riunisce, spesso superando distanze fisiche o emotive. In questi momenti, il ritorno alle tradizioni familiari può risvegliare la nostalgia. Piatti tipici, giochi e usanze tramandate da generazione a generazione, così come il semplice atto di stare insieme, evocano un senso di continuità, di legame e di appartenenza. La nostalgia è quindi il ponte che unisce passato e presente, creando un senso di stabilità e sicurezza, soprattutto in tempi incerti.

L’effetto romantico del Natale

Il Natale è anche associato all’idea di “magia”, che porta con sé una forte carica emotiva. La nostalgia alimenta l’aspetto idealizzato del Natale, dove tutto sembra possibile: la pace, la gioia, la bellezza dei momenti condivisi. La ricerca di quella sensazione di “perfezione” che caratterizza l’immaginario natalizio spesso spinge le persone a desiderare che ogni Natale possa essere simile a quello delle proprie memorie. Questo romanticismo, che è una forma di nostalgia, fa sì che il Natale diventi una festa in cui idealizziamo la bellezza e l’unicità di quei momenti passati.

Nostalgia e consumismo

Anche l’industria del Natale sfrutta il potere della nostalgia. La pubblicità natalizia, i film, la musica e i prodotti commerciali sono spesso costruiti attorno all’idea di un Natale ideale, che richiama a memorie emotive e familiari. Oggetti come decorazioni, regali e musica natalizia sono tutti legati a un’immagine condivisa di un Natale perfetto, creando un ciclo che alimenta il desiderio di esperire quella stessa felicità di un tempo. La nostalgia diventa un motore economico, che spinge molte persone a voler ricreare l’atmosfera di un Natale passato, sia nei propri ambienti familiari che nelle loro abitudini di acquisto.

Elaborazione del lutto e del cambiamento

In alcuni casi, la nostalgia del Natale è legata alla perdita o al cambiamento. Per coloro che hanno perso un familiare o una persona cara, il Natale può risvegliare sentimenti di tristezza e solitudine. Tuttavia, questa nostalgia non è solo dolore, ma anche un modo per onorare e ricordare i legami affettivi persi. La nostalgia, in questi casi, diventa un modo per mantenere vivi i ricordi e per confrontarsi con il passare del tempo.

La nostalgia nel Natale è dunque un fenomeno complesso, che tocca vari aspetti della nostra vita emotiva e culturale. Essa contribuisce a rendere il Natale un periodo speciale, un tempo di riflessione sul passato, di rinnovamento delle tradizioni e di ricerca di connessione con gli altri. La nostalgia ci aiuta a rivivere ciò che amiamo del Natale, portando con sé sia gioia che una punta di tristezza, ma sempre in modo da rafforzare il significato di questa festività. Ognuno ha i suoi vissuti e la sua storia che può essere la combinazione di tutti i punti trattati e forse anche di più.

Qual’è la tua nostalgia del Natale?

Il Natale e l’importanza delle relazioni sociali/ Parte 2

Il Natale influenza positivamente il senso di appartenenza e la connessione emotiva con gli altri o per lo più è una idealizzazione? In teoria le festività natalizie sono un’occasione per riunirsi con amici e famiglia, ma per alcune persone possono anche rappresentare un momento di solitudine per chi è solo o ha dinamiche irrisolte con la famiglia. Ecco quindi che il Natale può essere un pretesto per mettere da parte rancori e malumori e favorire la conciliazione, ma anche un momento di ulteriore allontanamento. Le festività rappresentano sempre un forte impatto sulle relazioni sociali creando opportunità o sfide! Analizziamo alcuni aspetti partendo da quelli positivi.

Rafforzamento dei legami familiari e amicali

Durante il Natale, le persone tendono a concentrarsi maggiormente sulle relazioni familiari e amicali. Le riunioni festive, i pranzi e le cene offrono l’opportunità di riunirsi, rinnovare i legami e creare nuovi ricordi. Queste occasioni favoriscono la convivialità, la solidarietà e la condivisione di esperienze. È anche un momento per risolvere conflitti passati, come nel caso di riunioni familiari che cercano di ristabilire l’armonia tra parenti.

Un momento di altruismo e solidarietà

Il Natale è un periodo di riflessione, che spinge molte persone a essere più generose e solidali. Le persone sono più inclini a fare doni, ad aiutare chi è in difficoltà e a partecipare a iniziative di beneficenza. Questo senso di comunità e di connessione può migliorare i legami sociali e far sentire le persone più vicine tra loro, creando un’atmosfera di coesione sociale.

Stress e pressioni sociali

Il Natale può anche generare stress nelle relazioni sociali. Le aspettative di un “Natale perfetto” possono causare frustrazione, e la pressione di comprare regali o di gestire le riunioni familiari può creare conflitti o incomprensioni. In alcuni casi, il desiderio di soddisfare tutte le aspettative può portare a sentimenti di insoddisfazione o di solitudine, soprattutto per chi ha difficoltà a gestire il periodo delle festività.

Relazioni sociali sul posto di lavoro

Anche le dinamiche sociali sul posto di lavoro sono influenzate dal Natale. Le tradizionali feste aziendali, i regali e i messaggi di auguri sono occasioni per rafforzare i legami tra colleghi, ma possono anche generare ansia, soprattutto se ci sono difficoltà nel rapportarsi con determinati colleghi o superiori. Questi eventi possono risultare opportunità per migliorare le relazioni professionali, ma anche momenti in cui emergono gerarchie o incomprensioni.

Solitudine e difficoltà emotive

Infine, il Natale può essere un momento difficile per alcune persone, in particolare per chi vive situazioni di solitudine o ha vissuto recenti perdite. Sebbene la società tenda a enfatizzare la socializzazione e il “calore” del Natale, per chi è isolato o ha difficoltà emotive, le festività possono accentuare il senso di isolamento e malinconia. In questi casi, il Natale può far emergere problematiche legate alla solitudine o alla tristezza.

In generale, il Natale è un momento che stimola un ampio spettro di emozioni nelle relazioni sociali: dalla connessione e gioia alla pressione e solitudine. Come tale, rappresenta una possibilità di crescita nelle interazioni umane, ma anche una sfida per mantenere l’equilibrio emotivo.

Tu come ti porrai?

Il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda: valori superati?

Ogni giorno incontro molte persone diverse tra loro per età, sesso, religione e cultura di appartenenza o ceto sociale e ogni giorno constato, mio malgrado, che cose un tempo scontate sono considerate obsolete. Mi riferisco a quelle pratiche naturali che riguardano educazione e rispetto che forse un tempo proposti in modo molto rigido oggi hanno creato una sorta di rigetto tanto da trovarci spesso in dimensioni opposte. Eppure i “buoni principi” hanno un’origine antica che sta alla base del vivere comune e che guidano i modi di comportarsi e relazionarsi con gli altri. Quando eravamo piccoli se non salutavamo gli adulti o un anziano venivamo sgridati. Oggi i giovani, con gli occhi attaccati ai loro cellulari, non alzano neanche lo sguardo mentre attraversano la strada figuriamoci se entra un insegnante in classe. A pranzo non si parla: genitori e figli a guardare inebetiti la tv o il proprio smartphone. Alcuni ci provano a sottolineare certi comportamenti, ma siccome l’educazione non si apprende perché si dice, ma perché si fa rimangono parole al vento. Credo che queste siano situazioni molto comuni, ma vediamo nel dettaglio cosa evidenziava i buoni principi ieri e come siamo arrivati ad oggi.

Ieri: I Buoni Principi nella Tradizione

Nel passato, i buoni principi erano fortemente radicati in valori tradizionali e religiosi. La famiglia, la comunità, e le istituzioni religiose erano i principali veicoli per trasmettere concetti come:

  • Onestà e integrità: Essere fedeli alla parola data e agire con correttezza erano requisiti imprescindibili per il rispetto sociale.
  • Rispetto per l’autorità: Autorità religiosa, genitori e figure di potere erano visti come depositari del sapere e della guida morale.
  • Solidarietà e spirito di sacrificio: L’individuo era spesso chiamato a sacrificare i propri bisogni personali per il bene della collettività.

Questi principi erano spesso trasmessi attraverso proverbi, racconti popolari e rituali comunitari, e rappresentavano un codice di comportamento condiviso e non negoziabile.

Oggi: I Buoni Principi nella Modernità

Nel contesto contemporaneo, i buoni principi si trovano ad affrontare nuove sfide. Con la globalizzazione, la digitalizzazione e l’evoluzione sociale, alcuni valori tradizionali hanno perso centralità, mentre altri sono stati reinterpretati o sostituiti. Tra i principi più rilevanti oggi troviamo:

  • Inclusività e rispetto delle diversità: Oggi, l’etica sottolinea l’importanza di riconoscere e valorizzare le differenze culturali, di genere e di opinione.
  • Sostenibilità ambientale: La cura per il pianeta e il rispetto per le risorse naturali sono diventati principi fondamentali per le nuove generazioni.
  • Autenticità e libertà personale: Si celebra la libertà di esprimere sé stessi, di vivere secondo la propria identità, rompendo con le convenzioni imposte.

La modernità, però, ha introdotto una maggiore complessità. La rapidità dei cambiamenti e l’esposizione a informazioni spesso contraddittorie rendono più difficile per le persone aderire a un insieme univoco di principi.

Somiglianze e Contrasti

Nonostante le differenze, alcuni valori rimangono universali. L’onestà e il rispetto, per esempio, continuano a essere riconosciuti come fondamenti di ogni società. Tuttavia, il contesto storico e culturale influenza profondamente il modo in cui tali valori sono interpretati e applicati.

Concludendo: I buoni principi, sia ieri che oggi, rappresentano la bussola morale di ogni comunità. La loro evoluzione dimostra che essi non sono statici, ma si adattano alle esigenze dei tempi. Questo adattamento, però, non dovrebbe mai compromettere l’essenza del vivere etico: il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda. E’ un argomento complesso che non può essere esaurito in poche righe, ma che mi auguro faccia riflettere. E’ indispensabile spendere un po’ di tempo ed attenzione verso alcuni valori infondo la qualità della società in cui siamo inseriti dipende un pochino anche da ognuno di noi.

Il cammino dell’anima

Spesso mi chiedete consigli su libri che a mio parere vale la pena leggere per cui già da tempo il venerdì ho creato una sorta di “rubrica” dal titolo “benessere e libri” in cui cerco di rispondere alle vostre richieste.

La lettura che vorrei indicarvi oggi è stato un incontro casuale. Questo libro mi è venuto letteralmente incontro. Dal primo sguardo al “carrello” è stato un attimo. Non sapevo neanche chi fosse l’autore, cosa di cui mi sono sincerata in un secondo tempo.

Ad ogni modo l’autore è Patrice Richard, psicoterapeuta e umanista, che ci invita in un percorso verso la parte più intima di noi stessi. Il libro è  “L’evoluzione di un’anima: un cammino che parte dalla mente, dai pensieri e si dirige al cuore”.

Consiglio: Immergetevi nel silenzio, leggete le riflessioni poco alla volta. E’ un piccolo libro e potrebbe essere letto tutto di un fiato, ma ogni parola va assaporata, pensata e riletta per cui potreste metterci molto più del previsto.

E’ un libro che va vissuto intensamente. Bisogna lasciare tutto ciò che è fuori di noi e che non è essenziale per andare verso il nostro cuore e verso la nostra essenza. Lo scopo è imparare ad eliminare il “pilota automatico” che finora ha guidato la nostra vita, per condurla verso la meta prescelta e così entriamo in contatto con l’ESSERE, il divino che abita in noi.

Il libro del 1996 è edito da Macro edizioni una casa editrice che si pregia di scegliere per i suoi libri carta ecologica prodotta in assenza di cloro e per il 50% riciclata. La prima parte definita sonno ontologico sono domande esistenziali alle quali ognuno di noi dà le proprie risposte, segue un capitolo con delle meditazioni più o meno brevi, ma molto intense proseguendo verso il risveglio dell’essere e terminando con il risveglio del divino che è in noi.

Vi lascio qualche brano. Leggeteli con cura.

Anche adulte molte persone cercano di essere riconosciute dai loro genitori.

Questa è una forte persistenza infantile.

Non bisogna cercare di essere riconosciuti dai propri genitori

o da qualsiasi altro sostituto, quando il riconoscimento non è possibile.

Non è che loro non lo vogliano; semplicemente non lo possono.

Questo tocca la questione dell’idealizzazione dei genitori.

La persona viveva in una attesa illusoria di riconoscimento;

ora la sua realtà d’oggi le rivela altre cose.

O più esattamente, l’immagine che la persona si era fatta

– che corrispondeva al livello di coscienza del momento – diventa illusoria, poiché il suo livello di coscienza sta cambiando.

Aggrapparsi alla vecchia immagine non fa che creare della sofferenza e delle situazioni di costante malinteso.

I genitori amano i loro figli, ma questo non implica che li comprendano.

I figli amano i loro genitori, ma questo non implica che siano compresi da loro.

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Non bisogna farsi ingannare dall’apparenza.

Così come il fiore di plastica pare altrettanto reale di un fiore vero.

Tuttavia vi è una differenza sicura: uno vive, l’altro no.

Uno ha l’anima, l’altro non è che materia.

La differenza non si situa nell’apparenza, bensì nell’essenza.

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La guida serve a ridare fiducia

quando si è nella prova;

a rassicurare

quando il dubbio e la paura assalgono.

Quando si è incontrata la propria guida inter allora si sa di poter avere totalmente fiducia,

qualunque sia la prova.

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Il ruolo della guida è di essere uno specchio.

La guida non ha alcuna dottrina da insegnare o da inculcare.

Per conoscersi la persona ha bisogno d’uno specchio.

La guida è lo specchio.

Si deve avere l’umiltà di accettare questo, superare il proprio orgoglio, la propria fierezza e comprendere che si ha bisogno di qualcuno se si vuole avanzare sul cammino della conoscenza di sé.

Ma senza specchio, è impossibile conoscersi.

Ciò che è importante è di scegliere uno specchio che sia il più neutro possibile affinché l’immagine rimandata

sia la più corretta possibile, senza deformazioni.

Una volta che ci si conosce, non si ha più bisogno di specchio.

Perché si è divenuti uno specchio.

Cibo, Nostalgia ed Emozioni

Il cibo ha un potere incredibile: è in grado di riportarci indietro nel tempo, di evocare emozioni profonde e di risvegliare in noi una nostalgia che ci accompagna per tutta la vita. Spesso, basta un assaggio di un piatto particolare per riportarci a un momento specifico della nostra infanzia, a un ricordo felice o a un evento speciale. Ma cosa rende il cibo così strettamente legato alla nostra memoria e alle nostre emozioni? Analizziamo questo concetto affrontando un punto alla volta:

Il Cibo Come “Macchina del Tempo” Emotiva

Quando assaporiamo un cibo legato al passato, il nostro cervello attiva automaticamente un meccanismo di associazione che ci riporta a momenti specifici, come le domeniche in famiglia, i pranzi con i nonni, o le feste tradizionali. Questo accade perché il cibo non stimola solo il senso del gusto, ma coinvolge tutti i sensi: l’odore, il tatto, la vista e perfino il suono. L’odore di una torta appena sfornata può riportarci al tepore della cucina della nonna, mentre la croccantezza di una patatina potrebbe risvegliare i ricordi di momenti passati con gli amici.

Nostalgia e Tradizioni

Ogni famiglia ha le sue tradizioni in fatto di preparazione di piatti ed è facile comprendere come  queste giocano un ruolo fondamentale nella formazione della nostra identità. In molte culture, i piatti tradizionali vengono tramandati di generazione in generazione, e con essi anche i ricordi, le storie e le emozioni che li accompagnano. Preparare una ricetta di famiglia non significa solo replicare un sapore, ma riattivare anche delle emozioni determinate dal legame affettivo con chi ci ha trasmesso quella tradizione.

Un esempio è la preparazione della pasta fatta in casa o la preparazione dei piatti in vista di una festività come il Natale. Questo rituale riunisce spesso tutta la famiglia in cucina, e non si tratta solo di preparare un piatto ma di un vero e proprio momento di unione e di scambio. Anno dopo anno, queste tradizioni diventano radici emotive che ci ancorano al passato e ci danno un senso di appartenenza anche se ad ogni generazione si perdono alcune cose e se ne acquisiscono altre.

Il Cibo Come Conforto Emotivo

La nostalgia per il cibo non riguarda solo il passato, ma anche il presente. Nei momenti di difficoltà, molti di noi cercano conforto in cibi che ricordano momenti felici. Questo fenomeno, conosciuto come comfort food, è legato all’idea che il cibo possa avere un effetto calmante e rassicurante. Una tazza di cioccolata calda in una giornata fredda o una porzione di lasagne durante un periodo stressante sono esempi di come il cibo possa fungere da rifugio emotivo, dando sicurezza e riportando a sensazioni di calore e protezione. Questo aspetto lo abbiamo vissuto in modo molto significativo durante la pandemia durante la quale occuparsi della preparazione di pizza, dolci o pasta era rilassante e teneva viva l’idea di normalità.

Le Emozioni Intrecciate nei Sapori

Non sempre i ricordi legati al cibo sono positivi infatti può succedere che alcuni possono evocare emozioni negative, legate a situazioni difficili o a momenti di perdita. Tuttavia, anche in questi casi, il cibo diventa uno strumento per veicolare le nostre emozioni e per riconnetterci con noi stessi.

Succede anche che l’interesse verso i cibi cambi nel tempo, infatti i gusti mutano nel corso della nostra vita. Crescendo, sviluppiamo gusti diversi e ci apriamo a nuove esperienze culinarie, pur rimanendo legati a determinati piatti. Questo avviene perché il nostro rapporto con il cibo è in continua evoluzione, modellato dalle esperienze che viviamo, ma anche dalle persone che incontriamo.

Cibo e Nostalgia: Uno Strumento di Connessione Interpersonale

Il cibo non ci lega solo al passato, ma anche agli altri. Condividere un pasto con qualcuno significa aprire una parte della nostra storia e delle nostre emozioni, creando un momento di connessione profonda. Spesso, quando invitiamo amici a cena, scegliamo di cucinare piatti che per noi hanno un valore speciale, quasi a voler condividere anche un po’ di noi stessi.

Nei contesti migratori, questo legame diventa ancora più forte: molti immigrati riproducono i sapori della propria terra per sentirsi vicini a casa e, al contempo, per far conoscere la propria cultura agli altri. In questo senso, il cibo è una lingua universale, che permette di comunicare oltre le barriere linguistiche.

Il Potere Delicato del Cibo

Affrontiamo ora l’ultimo punto di questo argomento che ci fa riflettere sul fatto che il cibo è molto più che nutrimento; con questa visione ci rendiamo conto che è una fonte inesauribile di emozioni e di memorie. Ogni piatto, ogni sapore e ogni profumo porta con sé una storia che fa parte di noi. La prossima volta che vi sedete a tavola e vi ritrovate a sorridere al sapore di un piatto amato, ricordate che in quel boccone c’è molto di più: c’è un viaggio nei ricordi, una connessione con il passato e un dialogo intimo con le vostre emozioni.

Quindi, gustate con lentezza e assaporate ogni emozione, perché il cibo è uno dei modi più semplici e potenti per rivivere il passato e celebrare chi siamo.

Conosci la cucina terapeutica?

Oggi voglio porre l’attenzione ad un approccio particolare che vede il cibo non solo come nutrimento, ma come strumento di benessere e terapia per migliorare la salute fisica, mentale ed emotiva:  sto parlando della cucina terapeutica!

Questo concetto si fonda sull’idea che scegliere, preparare e consumare determinati alimenti in maniera consapevole possa influire positivamente su varie condizioni di salute, aiutando le persone a sentirsi meglio sia nel corpo che nella mente.

Conosciamo la cucina terapeutica punto per punto:

1. Cibo come medicina: la base della cucina terapeutica

L’antica tradizione di considerare il cibo come una medicina è alla base della cucina terapeutica. Da secoli, in varie culture, l’alimentazione è stata usata come mezzo per prevenire e curare malattie. L’Ayurveda e la medicina cinese, ad esempio, si basano su principi secondo cui i cibi hanno proprietà specifiche che influenzano l’equilibrio del corpo e della mente. Anche nella dieta mediterranea – oggi riconosciuta come una delle più sane al mondo – sono presenti alimenti che aiutano a combattere le infiammazioni, proteggono il cuore e sostengono il sistema immunitario.

2. Le basi della cucina terapeutica: ingredienti funzionali

La cucina terapeutica si focalizza sull’uso di ingredienti funzionali – alimenti che possiedono composti benefici per la salute – come antiossidanti, fibre, vitamine e minerali. Ecco alcuni esempi di cibi usati in cucina terapeutica:

  • Curcuma: nota per le sue proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, è spesso utilizzata per migliorare le condizioni artritiche e la salute del cervello.
  • Zenzero: ottimo per il sistema digestivo, contribuisce ad alleviare nausea, gonfiore e indigestione, ed è un anti-infiammatorio naturale.
  • Frutti di bosco: ricchi di antiossidanti, proteggono le cellule dai danni ossidativi e favoriscono la salute cardiaca e cerebrale.
  • Legumi: contengono fibre e proteine vegetali che regolano i livelli di zucchero nel sangue e riducono il rischio di malattie cardiovascolari.

3. Cucina terapeutica per la salute mentale

La connessione tra cibo e salute mentale è un campo di ricerca in rapida crescita. Oggi sappiamo che l’alimentazione ha un ruolo chiave nel sostenere la salute mentale. Alcuni nutrienti possono infatti influenzare l’umore, la memoria e la capacità di concentrazione. Ad esempio:

  • Acidi grassi Omega-3: presenti nel pesce azzurro, semi di lino e noci, contribuiscono alla salute del cervello e possono ridurre i sintomi di depressione e ansia.
  • Vitamina D: è associata al miglioramento dell’umore e alla prevenzione della depressione stagionale.
  • Probiotici: questi batteri benefici, presenti in yogurt e altri alimenti fermentati, migliorano la salute intestinale, influenzando positivamente anche la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina.

4. Il potere della cucina consapevole

Preparare cibi terapeutici può diventare un atto di consapevolezza e di connessione. La preparazione e il consumo consapevole dei cibi non solo ci aiutano a scegliere ingredienti più sani, ma ci portano anche a essere più presenti nel momento. Questa connessione tra mente e corpo è alla base di molte pratiche olistiche. Si è osservato che chi pratica la cucina consapevole, prestando attenzione ai colori, alle consistenze e ai profumi degli ingredienti, riesce a ridurre lo stress e a migliorare la propria qualità della vita.

5. Cucina terapeutica per disturbi specifici

Alcuni programmi di cucina terapeutica vengono personalizzati per aiutare chi soffre di malattie croniche, come diabete, sindrome metabolica e disturbi gastrointestinali. In questi casi, la cucina terapeutica diventa un mezzo per ridurre l’uso di farmaci o migliorare l’efficacia delle terapie tradizionali. Ad esempio:

  • Diabete di tipo 2: alimenti a basso indice glicemico, come i cereali integrali, le verdure a foglia verde e le proteine magre, possono aiutare a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.
  • Malattie autoimmuni: si consiglia di limitare alimenti pro-infiammatori, come zuccheri raffinati e grassi saturi, e di favorire cibi ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS): una dieta ricca di fibre solubili e probiotici, e povera di grassi e alimenti processati, può alleviare i sintomi.

6. Esempio di una giornata di cucina terapeutica

Ecco un esempio di menù di cucina terapeutica pensato per migliorare la salute del corpo e della mente:

  • Colazione: Porridge d’avena con frutti di bosco, semi di chia e un pizzico di cannella.
  • Pranzo: Insalata di quinoa con spinaci, ceci, carote grattugiate, avocado e dressing allo zenzero e limone.
  • Spuntino: Yogurt greco con un cucchiaio di semi di lino e miele.
  • Cena: Salmone al forno con contorno di broccoli e patate dolci arrostite al rosmarino.

7. Il ruolo del professionista della cucina terapeutica

La cucina terapeutica può essere gestita da esperti come nutrizionisti o cuochi specializzati che collaborano con medici per sviluppare piani alimentari personalizzati, in base alle esigenze individuali. Il ruolo del professionista è essenziale per educare le persone a identificare e usare ingredienti funzionali in base alla propria condizione di salute.

Concludendo:

La cucina terapeutica rappresenta un approccio preventivo e curativo, capace di migliorare la qualità della vita attraverso un’alimentazione consapevole e mirata. Integrando i principi di una dieta equilibrata con pratiche di preparazione attente e ingredienti scelti, possiamo non solo nutrire il corpo ma anche supportare la salute mentale e la gestione di disturbi cronici. La cucina diventa così un atto terapeutico, un vero e proprio percorso di benessere da vivere quotidianamente.

Non sai cosa mettere? non è solo una questione di taglia

Ho iniziato a mangiare prima per noia, poi per ansia. L’ansia dovuta a questa continua sensazione di inadeguatezza ed insicurezza. Nel giro di un paio di anni non mi riconoscono più. Ho preso 15 kg e non sono più me stessa quella che andava in ufficio in tailleur ora è diventata quella che indossa vestiti di due taglie di più e camicioni che camuffano un po’.

Non mi sento a mio agio tra la gente. Tutto è stretto e scomodo. Non posso comprare più scarpe e borse e allora mangio. Mi fermo a prendere un pezzo di pizza, poi un altro e quando sono a casa mi dico che farò attenzione, ma finisco in cucina a rovistare nel frigorifero…

Ti ritrovi in queste parole? non sei la sola. Nel mio libro “Taglia XXXL autostima S” edito da Campi di Carta i racconti di chi davanti all’armadio non sa cosa mettere e non è solo una questione di peso!

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Il grande giorno è arrivato!
in stampa il mio quinto libro!!

TAGLIA XXXL AUTOSTIMA S
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Puoi richiedere la tua copia autografata nei commenti e ti dirò come!

Rendi più bella la tua vita con le giuste letture

Tra i libri che ho letto quest’estate c’è Lifefulness  (La pienezza della vita attraverso il Buddismo) di Giuseppe Cloza della Giunti editore. Naturalmente ve lo sto proponendo, non certo perché sono Buddista o mi aspetto che qualcuno di voi lo divenga, ma perché ci sono dei concetti molto vicini alla mia pratica psicologica che condivido e ritengo davvero fondamentali.

Per farvi un’idea vi lascio alcuni passi.

L’annoso problema:

“Perché spesso i nostri tentativi di allontanarci dai meccanismi che ci intrappolano non funzionano?

Perché bisogna tenere in considerazione l’inconscio. E in genere invece non lo facciamo. La nostra vita è un po’ come un iceberg e la parte emersa è quella cosciente, dove opera la razionalità, la volontà. Ma, sommersi a vari livelli di profondità, vengono prima il subconscio e poi l’inconscio. Sono loro a guidarci, in realtà, in qualunque aspetto dell’esistenza; anche nei più piccoli gesti quotidiani.

La maggior parte della nostra vita è guidata da dinamiche invisibili, di cui non ci rendiamo conto. Ad esempio, il nostro sistema nervoso compie un’infinità di operazioni a nostra insaputa; basti pensare al fatto che non dobbiamo comandare al cuore di battere, o ai riflessi di funzionare per farci allontanare una mano dal fuoco….”

Ci avevate mai riflettuto? Ed ancora

A livello profondo operano automatismi consolidati, sui quali la mente razionale e i pensieri consci hanno pochissimo effetto.

Come quando facciamo i buoni propositi, ad esempio per dimagrire: se tu dici che vuoi, ma il tuo inconscio non vuole, vince lui. Questo perché a livello più profondo ci sono dei messaggi che nel tempo si sono radicati, creando una sorta di programma-zione.

Il subconscio, cioè quella parte dell’iceberg che sta poco sotto il pelo dell’acqua e a volte affiora un po’, impara e poi esegue. Ed è bravissimo. Basta pensare a quando si guida la macchina.

All’inizio sembra impossibile gestire tutto con-temporaneamente: usare i due piedi su tre pedali, il volante, i vari comandi, guardare la strada, i cartelli, lo specchietto retrovisore… Ma dopo un po’ di addestramento, il subconscio, che è velocissimo a imparare, “scarica” nella sua memoria il programma da eseguire con le istruzioni per la guida. Da lì in avanti comanda lui”.

 Ecco cosa c’è scritto sulle emozioni, ve ne parlo spesso quindi coglierete le similitudini:

“Senza un equilibrio emozionale le cose non funzionano. Il potere delle emozioni sul corpo è enorme. Anche se uno cerca di prendersene cura (con un’alimentazione sana, l’attività sportiva…), se ha uno squilibrio emozionale perché ad esempio litiga sempre, oppure odia il suo lavoro, o ha una relazione opprimente… perderà comunque energia. Il suo flusso vitale si farà più debole e sarà molto più facile ammalarsi, o difficile guarire da una malattia.

Viceversa, per uno che riesce a essere spiritualmente equilibrato, che riesce a liberare la propria energia dall’oppressione delle opinioni negative, sarà molto più facile rimanere sano. Anche se, paradossalmente, non è meticoloso nella dieta o fa una vita sedentaria.

Gli stati d’animo influenzano anche la cosiddetta coerenza cerebrale, cioè la maggiore o minore sintonia con cui lavorano gli emisferi destro e sinistro del cervello. Il destro è quello della creatività, dell’immaginazione, delle novità, dell’apprendimento, dell’empatia; percepisce un quadro globale, visualizza immagini e trova collegamenti. Il sinistro è analitico, razionale, usa il linguaggio e crea modelli da applicare nell’affrontare le situazioni. Una persona sotto stress – magari da iperattività per raggiungere gli obiettivi di lavoro – avrà una dominanza e un sovraccarico nell’emisfero sinistro. Ma senza la sintonia con il destro, andiamo poco lontani”.

Ho trovato questo libro veramente accogliente, corretto dal punto di vista scientifico e un grande aiuto per spunti di riflessione su temi ai quali magari non si era mai dedicato del tempo. Ecco io qualche momento di qualità con questo libro fossi in voi lo passerei!

Week end lungo, ponte, ferie: i benefici di un cambiamento d’ambiente

Uno dei principali benefici di un break dal lavoro è la possibilità di cambiare ambiente. Questo cambiamento non è solo un’opportunità per esplorare nuovi luoghi e culture, ma ha anche un impatto significativo sul nostro benessere psicologico. Vediamo in dettaglio come il cambiamento di ambiente può influenzare positivamente la nostra mente e il nostro umore.

Interruzione della routine

Cambiare ambiente permette di interrompere le routine quotidiane che spesso possono diventare monotone e stressanti. Questa interruzione può offrire una pausa mentale, riducendo lo stress e fornendo una nuova prospettiva sulla vita. Lasciare temporaneamente il proprio ambiente lavorativo e domestico consente di “resettare” la mente, facilitando una sensazione di freschezza e rinnovamento al ritorno.

Stimolazione mentale

Visitare nuovi luoghi e sperimentare nuove culture stimola la mente in modi che l’ambiente familiare non può fare. Le nuove esperienze attivano la curiosità e l’apprendimento, promuovendo una maggiore attività cerebrale. Questo può migliorare la nostra creatività, aumentare la nostra capacità di risolvere problemi e arricchire la nostra comprensione del mondo.

Riduzione dello stress

Essere in un nuovo ambiente, lontani dalle pressioni e dalle preoccupazioni quotidiane, può ridurre significativamente i livelli di stress. L’esposizione alla natura, in particolare, è stata associata a una riduzione dell’ansia e del cortisolo, l’ormone dello stress. Spiagge, montagne, foreste e altri ambienti naturali offrono una fuga dalla frenesia della vita cittadina, promuovendo un senso di pace e tranquillità.

Miglioramento dell’umore

Il cambiamento di scenario può anche avere effetti positivi sull’umore. Esplorare nuovi luoghi e vivere nuove avventure può indurre una sensazione di eccitazione e felicità. Inoltre, il sole e l’aria aperta, tipici delle vacanze estive, aumentano la produzione di vitamina D, che è stata collegata a miglioramenti dell’umore e a una riduzione del rischio di depressione.

Rafforzamento delle relazioni

Condividere nuove esperienze con amici e familiari in un ambiente diverso può rafforzare i legami. Le vacanze offrono l’opportunità di trascorrere del tempo di qualità insieme, lontani dalle distrazioni quotidiane. Le attività condivise, come esplorare nuovi luoghi, partecipare a eventi culturali o semplicemente rilassarsi insieme, possono creare ricordi duraturi e migliorare le relazioni interpersonali.

Aumento della flessibilità mentale

Affrontare nuove situazioni e adattarsi a nuovi ambienti può aumentare la nostra flessibilità mentale. Questo adattamento migliora la nostra capacità di affrontare cambiamenti e imprevisti, sviluppando una mentalità più resiliente e aperta. La flessibilità mentale è una competenza preziosa nella gestione dello stress e nel miglioramento del benessere generale.

Conclusione

Il cambiamento di ambiente offerto dalle vacanze estive è un potente strumento per migliorare la salute mentale e il benessere psicologico. Interrompendo la routine, stimolando la mente, riducendo lo stress e migliorando l’umore, le vacanze estive ci permettono di ritornare alla vita quotidiana con energia rinnovata e una prospettiva più positiva. Sfruttare al massimo questa opportunità può fare una grande differenza nel nostro equilibrio emotivo e nella nostra qualità della vita.