Mangiare consapevolmente definizione e metodo

Mangiare consapevolmente, noto anche come “Mindful Eating” in inglese, è un approccio che coinvolge l’atto di mangiare con consapevolezza e attenzione. L’obiettivo è focalizzarsi sul momento presente durante i pasti, prestare attenzione ai propri pensieri e sensazioni legati all’atto del mangiare, senza giudizio. Questo approccio si basa sui principi della mindfulness, una pratica che promuove la consapevolezza e l’accettazione del momento presente.

Ecco cinque punti fondamentali del mangiare consapevolmente:

  1. Consapevolezza del cibo:

Esplorazione sensoriale: Prestare attenzione ai colori, ai profumi, alle texture e ai sapori del cibo. Riconoscere la varietà di sensazioni che accompagnano il mangiare. Per avere un’esperienza gustativa completa ogni boccone deve passare in punti diversi della bocca in modo che ogni papilla gustativa possa inviare i corretti segnali. Molte volte si ingoia senza masticare abbastanza e questo toglie moltissimo all’esperienza del mangiare.

  • Consapevolezza del corpo:

Riconoscere il segnale della fame e della sazietà: Essere consapevoli dei segnali del corpo che indicano la fame e la sazietà. Imparare a distinguere tra fame fisica e fame emotiva. Ascoltate il vostro corpo: smettete di mangiare quando avvertite la sensazione di sazietà, rispettate i segnali che il corpo vi invia. Spesso ci si ferma quando i pantaloni iniziano a stare stretti. A quel punto abbiamo già superato il senso di pienezza, ma non è detto che siamo sazi, perché? A volte mangiamo molto “riempiendoci la pancia”, ma non sempre ci stiamo nutrendo ovvero ingerendo corretti principi nutritivi. La sensazione di pienezza è un fatto meccanico, la sensazione di sazietà è un fatto chimico, non bisogna considerarli allo stesso modo.

  • Consapevolezza delle emozioni:

Riconoscere le emozioni legate al cibo: Essere consapevoli delle emozioni che influenzano il desiderio di mangiare e il comportamento alimentare. Imparare a gestire le emozioni senza ricorrere al cibo come unico mezzo di conforto. Se avete mangiato da poco e vi ritrovate con il barattoli della Nutella in mano sdraiati sul divano forse è meglio che vi chiediate di cosa avete davvero bisogno.

  • Consapevolezza dell’ambiente:

Mangiare senza distrazioni: Evitare di mangiare davanti alla televisione, al computer o con il telefono in mano. Concentrarsi sul cibo e sull’atto di mangiare. Il cervello se stiamo lavorando non si focalizza sul mangiare. Mangiare spesso è un fatto automatico. Il cervello presta più attenzione ad altre azioni e quindi se state mangiando un panino in macchina molto probabilmente dopo poco avrete voglia di mangiare ancora o avrete la sensazione di non aver mangiato. Il cervello però ricorderà tutte le calorie ingerite!!

  • Consapevolezza delle porzioni:

Riconoscere le dimensioni delle porzioni: Essere consapevoli delle dimensioni adeguate delle porzioni e imparare a evitare il sovraffollamento del piatto. Pesate alcune verdure a crudo e vi renderete conto di quanto spesso mangiamo di più inconsapevolmente. Fate la prova con una manciata di riso, con delle fettine di pane e vi renderete conto che pesano molto più di quello che pensate!

Il mangiare consapevolmente può contribuire a sviluppare una relazione più sana con il cibo, promuovere il controllo del peso e migliorare il benessere emotivo. La pratica richiede tempo e costanza, ma molti individui trovano beneficio nell’approccio consapevole al cibo e all’alimentazione. Ecco altri piccoli consigli:

Masticare lentamente: Prendersi il tempo per masticare il cibo lentamente e apprezzare appieno il processo digestivo. Questo può aiutare a evitare il sovrappeso e migliorare la digestione.

Apprezzamento del cibo: Coltivare un senso di gratitudine per il cibo, riconoscendo il lavoro necessario per portare il cibo sulla tavola e apprezzando il privilegio di avere cibo disponibile.

Praticare la respirazione profonda: Utilizzare la respirazione profonda per ridurre lo stress e la tensione durante i pasti.

La lettura, la sofferenza e la condivisione

In questi giorni mi è ricapitato tra le mani un grazioso libricino di cui voglio oggi condividere alcune righe e fare delle considerazioni con voi. Abbiamo visto in precedenza come la lettura sia importante e “salvifica” per l’anima umana, la cultura, nonché la comprensione del mondo. Questo libricino è edito da “Il Saggiatore”  e s’intitola “Piccolo galateo illustrato per il corretto utilizzo dei libri”. Da diligente e curiosa lettrice non me lo sono fatto scappare perché avevo intuito che dietro quella copertina e quel titolo c’era molto e di più profondo di quanto apparisse al primo sguardo. C’è un capitolo in particolare su cui mi vorrei soffermare perché parla di sofferenza. Sofferenza ed emozioni. L’autore racconta:

“…per strane ragioni gli usi e i costumi della società in cui cresciamo hanno individuato nella sofferenza, nel pianto, nel dolore, dei sinonimi di fragilità e debolezza. Eppure, non è stato sempre così.

All’inizio della letteratura occidentale, nell’Iliade e nell’Odissea, il rapporto con il pianto era decisamente diverso. E lo spiega benissimo Helene Monsacrè nel suo splendido saggio, le Lacrime di Achille, in cui descrive attentamente tutte le occasioni in cui i fieri eroi immaginati da Omero piangono a dirotto: Achille, Ettore, Ulisse. Nessuno è risparmiato dalle lacrime, ma questo non testimonia mancanza di forza: anzi, dà segno dell’estrema vitalità che li anima… sembra che Omero abbia voluto dirci che solo i veri eroi sanno piangere…I tempi cambiano e su molte piattaforme social la categoria “Books that make you sob” (libri che fanno piangere) sta prendendo largo spazio…alcuni libri insegnano a dire il dolore, a dargli una forma, che ci restituiscono l’orgoglio delle ferite che ci portiamo addosso. Sono libri che ci aiutano a confessarlo innanzitutto alle pagine, intime di qualche lacrima, e poi al mondo. Come forma necessaria di catarsi…attraverso le ferite e il dolore, troviamo spesso la giusta occasione per comprendere qualcosa di più di noi, su come muoverci in questo universo dalla più varia umanità e dai più variopinti oggetti…quel dolore ci appartiene. Appartiene alla letteratura quanto all’umanità, perché entrambe condividono le stesse ferite. Il nostro essere umani ci permette di viverlo, la letteratura ci permettere di riconoscerlo…

Leggere rispecchia la nostra esigenza di avere qualcosa in più rispetto alla nostra semplice vita, rispecchia la nostra esigenza di somigliare agli altri, riuscire a essere anche un po’ di loro, per vivere più intensamente il mondo che abitiamo. E per questo non bisogna avere paura. Né di vivere, né di leggere”.

Non avrei saputo dirlo meglio, spero che risuoni dentro di voi.

I nostri genitori ci hanno insegnato l’indipendenza?

Diventando “grandi” diamo per scontato di essere maturi ed indipendenti eppure non sono processi scontati. Da quando nasciamo è una lotta continua verso l’indipendenza: mangiare da soli, vestirsi da soli, camminare da soli, anche dormire nel proprio lettino è una delle prime conquiste verso l’indipedenza. In fondo è un processo sempre in divenire ed è assai complesso. Conquistare l’indipendenza coinvolge vari aspetti della vita di una persona, inclusi quelli psicologici, alcuni dei quali hanno una posizione chiave e possono influenzare il percorso verso l’indipendenza. Vediamoli insieme:

1. Autostima:

L’autostima gioca un ruolo cruciale nella capacità di diventare indipendenti. Un senso di autovalutazione positivo può motivare una persona a cercare nuove sfide e ad affrontare le difficoltà con resilienza.

2. Autonomia emotiva:

Sviluppare la capacità di gestire le proprie emozioni in modo sano è fondamentale. L’indipendenza emotiva implica essere in grado di affrontare lo stress e le sfide senza dipendere eccessivamente dagli altri.

3. Autoefficacia:

La convinzione nella propria capacità di raggiungere obiettivi è un fattore chiave. L’autoefficacia influisce sulla volontà di affrontare nuove sfide e di perseverare nonostante gli ostacoli.

4. Capacità decisionali:

Diventare indipendenti richiede la capacità di prendere decisioni autonome. Ciò implica la riflessione critica, la valutazione delle opzioni e la gestione delle conseguenze delle scelte.

5. Adattabilità:

L’indipendenza spesso richiede la capacità di adattarsi a nuove situazioni e affrontare l’incertezza con flessibilità mentale.

6. Motivazione intrinseca:

La motivazione derivante da valori personali e obiettivi interni è più sostenibile nel lungo termine rispetto a quella esterna. La capacità di definire e perseguire obiettivi personali è un elemento fondamentale dell’indipendenza.

7. Capacità relazionali:

Saper costruire relazioni sane è importante per l’indipendenza psicologica. Ciò implica stabilire confini, comunicare in modo efficace e coltivare legami che supportino anziché ostacolare l’indipendenza.

8. Resilienza:

L’indipendenza psicologica implica la capacità di affrontare le sfide e imparare dalle esperienze difficili. La resilienza aiuta a superare gli ostacoli senza essere scoraggiati.

9. Autoconsapevolezza:

Conoscere se stessi, comprese le proprie forze e debolezze, è essenziale. L’autoconsapevolezza facilita la pianificazione di obiettivi realistici e la crescita personale continua.

10. Pianificazione a lungo termine:

L’indipendenza spesso richiede una visione a lungo termine e la capacità di pianificare strategie per raggiungere gli obiettivi desiderati nel tempo.

11. Autocontrollo:

Essere in grado di gestire impulsività e ritardare la gratificazione immediata contribuisce all’indipendenza psicologica.

L’indipendenza è un percorso individuale e può richiedere tempo e sforzi costanti. SE ci si accorge di non aver raggiunto alcuni dei punti menzionati potrebbe essere utile una consulenza psicologica. L ’aiuto di uno psicologo può essere un supporto prezioso per affrontare le sfide psicologiche legate a questo complesso processo. Se invece sei un genitore e ti stai chiedendo come fare per rendere i figli indipendenti ecco qualche consiglio:

Rendere i figli indipendenti è un processo che richiede tempo, pazienza e una combinazione di approcci educativi. Ecco alcune linee guida che i genitori possono seguire:

Insegnare le competenze pratiche:

Autonomia domestica: Insegnare ai bambini a fare le faccende domestiche, cucinare semplici pasti e gestire il proprio spazio.

Gestione del tempo: Aiutare i bambini a organizzare il loro tempo, a pianificare compiti e a rispettare scadenze.

Sviluppare l’autodisciplina:

Impostare regole chiare: Definire regole e limiti in modo coerente, in modo che i bambini imparino la disciplina e la responsabilità.

Risolvere problemi in modo indipendente: Incentivare i bambini a risolvere i propri problemi piuttosto che risolverli al loro posto.

Promuovere la presa di decisioni:

Coinvolgere i bambini nelle decisioni familiari: Includere i bambini nelle discussioni e nelle decisioni familiari, quando possibile, per sviluppare la loro capacità di prendere decisioni informate.

Accettare le conseguenze: Far capire che ogni decisione comporta delle conseguenze, positive o negative, e aiutarli a imparare da esse.

Incentivare l’iniziativa:

Supportare i loro interessi: Sostenere le passioni e gli interessi dei bambini, incoraggiandoli a esplorare e a sviluppare le proprie competenze.

Promuovere l’autoapprendimento: Insegnare loro come imparare in modo autonomo, incoraggiandoli a cercare risposte, fare ricerche e affrontare nuove sfide.

Fornire un esempio positivo:

Essere modelli di comportamento: Essere un esempio di comportamento indipendente e responsabile, in modo che i bambini possano apprendere attraverso l’osservazione.

Coltivare la fiducia:

Inculcare fiducia in se stessi: Sostenere l’autostima e la fiducia dei bambini, incoraggiandoli a sperimentare nuove cose e a superare le sfide.

Comunicazione aperta:

Ascoltare attentamente: Creare un ambiente in cui i bambini si sentano liberi di esprimere le proprie opinioni e preoccupazioni, favorendo una comunicazione aperta e onesta.

Fornire supporto emotivo: Essere lì per supportare i bambini attraverso alti e bassi, aiutandoli a gestire le emozioni.

Gradualità nel rilascio del controllo:

Concedere autonomia progressivamente: Aumentare gradualmente la quantità di responsabilità e autonomia in base all’età e alla maturità del bambino.

Insegnare competenze finanziarie:

Budget e risparmio: Insegnare l’importanza del risparmio, la gestione di un budget e la responsabilità finanziaria.

Ogni bambino è un individuo unico, quindi è importante adattare questi suggerimenti in base alle esigenze specifiche dei propri figli. Il processo di rendere i figli indipendenti richiede tempo e costanza, ma nel lungo periodo porterà a individui più sicuri e autosufficienti.

Inizio prevendita!

Il grande giorno è arrivato!


Con emozione inizia la prevendita del mio nuovo libro: “Dimagrire una scelta consapevole 2/ Il Nuovo Metodo Integrato”

Vi regalo alcune frasi tratte dal primo capitolo (cap 1 Il Metodo Integrato l’alternativa al pensiero del tutto o nulla)


….Non sono le convenzioni sociali a farci raggiungere gli obiettivi, ma il SI’ che diciamo a noi stessi. Quando quel SI’ arriva non è importante il giorno della settimana, il mese o l’anno. La differenza sta nella scelta che facciamo per noi: volere fa rima con potere! Se invece “dobbiamo” è un’imposizione che non ci porterà da nessuna parte. Lavoriamo sul positivo, facciamoci trascinare dall’entusiasmo per cominciare un’alimentazione corretta per noi, come regalo da fare a noi stessi in un buon momento e non come un sacrificio.
Concludendo è importante che ogni inizio vada affrontato con lo spirito giusto e solo quando ci si sente pronti. Ma fai attenzione anche al procrastinare (lo fai con tutto non solo con la dieta facci caso): allontana sempre più l’obiettivo, rende nervosi, insoddisfatti ed allunga irrimediabilmente la strada da percorrere aumentando il disagio verso il proprio corpo, la predisposizione a patologie e la considerazione di non essere all’altezza del compito prefissato, con svilimento dell’autostima. Quindi il miglior momento è: ADESSO!…


Se queste frasi hanno avuto in te una certa risonanza ti invito a prenotare il libro che ti aiuterà nel cambiamento (e naturalmente nella perdita di peso!)
Ascolta i tuoi ritmi, ma tenendo bene a mente l’obiettivo… inizia!
Questo il link:
https://forms.gle/xJztXZ2zAeBXH2uV9

Sii gentile con te…te lo insegna un meraviglioso libro

Ho tra le mani un libro davvero meraviglioso specifico per psicologi, ma che credo possa essere d’ispirazione ad ognuno di voi.

In breve:

E se fossimo gentili con noi stessi come lo siamo con i nostri migliori amici quando attraversano un momento difficile?
E se usassimo con noi stessi le stesse parole di conforto che usiamo con loro quando si tormentano dai sensi di colpa per aver commesso uno sbaglio?

Queste le premesse ad un volume profondamente trasformativo in cui Kristin Neff, che per prima ha introdotto il concetto di self-compassion come campo di studio, ne presenta l’applicazione in tutte le aree della vita quotidiana: la relazione di coppia, la resilienza emotiva, la genitorialità, le relazioni con gli altri e perfino la perdita di peso, ma soprattutto la relazione con noi stessi di momento in momento. Avvalendosi dei risultati della ricerca empirica, del vissuto personale, di esercizi pratici e di un grande senso dell’umorismo, l’autrice spiega come uscire da emozioni distruttive per poter essere più felici e sani.

Titolo: LA SELF-COMPASSION. Il potere dell’essere gentili con se stessi
Autori: Kristin Neff
Editore: Franco Angeli Editore
Pagine: 228
Pubblicazione 2019

Inizia il countdown per la prevendita del libro “Dimagrire una scelta consapevole 2/il Nuovo metodo Integrato della Dott.ssa Scanu”

Si rinnova per la terza volta la collaborazione con Campi di Carta l’editore che pubblicherà il mio quarto libro con uscita ufficiale i primi di dicembre.

Un’anteprima speciale per i miei lettori : 50 copie in precendita dalle h.12.00 del 29 ottobre 2023 che saranno consegnate a mano o spedite senza costi aggiunti e con una dedica direttamente a casa vostra!

Rimanete sintonizzati sui social: il countdown è cominciato ieri sera! Chi riuscirà ad avere in anteprima il mio libro?

Per incuriosirvi vi metto qualche riga della prefazione:

Sono passati dieci anni dalla pubblicazione di “Dimagrire una scelta consapevole/ Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu” e alla luce della rinnovata esperienza clinica, dei numerosi corsi frequentati e degli ulteriori attestati ricevuti ho sentito l’esigenza di aggiornare in un nuovo libro il NUOVO Metodo Integrato che di fatto sto applicando negli ultimi anni.

Il confronto quotidiano con i miei pazienti rappresenta la maggiore fonte di conoscenza, di aggiustamenti alla tecnica e, a volte inconsapevolmente, di intuizioni che saranno utili per chi arriverà dopo. Alcune parti della prima edizione del libro sono state volontariamente incorporate in questo per creare una sorta di continuità. Ho scelto quegli argomenti che hanno avuto maggiore impatto sui lettori per cui ho deciso di effettuare ben poche modifiche agli stessi per non svilirli.

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Non è un libro sulle diete, ma un libro che vuole parlare di cambiamenti: quelli necessari per acquisire maggiore consapevolezza di sé non solo nell’alimentazione, ma in ogni campo della tua vita.

Probabilmente non ci hai mai fatto caso, ma si mangia nello stesso modo in cui si vive. Raramente ho trovato una persona con grossi disordini alimentari essere una persona precisa ed ordinata al tempo stesso. Un grosso mangiatore è anche uno che accumula, che non riesce a separarsi dalle cose, così come dal cibo.

Non sono la regola e non voglio fare delle classificazioni che possono sembrare inutili e fuori luogo, e approfondiremo l’argomento nel corso del libro, ma vorrei far comprendere che alcuni schemi mentali che mettiamo in atto nell’alimentazione sono gli stessi che usiamo in altre situazioni. Una volta compreso lo schema nell’alimentazione possiamo iniziare a modificarlo e questo produrrà dei cambiamenti anche in altri aspetti della vita. A volte, quando il rapporto con il cibo è molto disturbato, si parte dallo schema utilizzato in altri ambiti per modificare quello utilizzato con il cibo. Come è evidente in questo libro non si parla di “diete”. Con il Metodo Integrato si lavora sull’educazione alimentare, sulla realizzazione personale, principalmente si fa un lavoro di testa.

Con una dieta e basta non cambi nulla della tua vita: è per questo che dopo poco tempo si riprende il peso. Con il mio metodo NO. Il cambiamento è necessario e non è un’opzione, ma è la condizione indispensabile per il lavoro che affronteremo insieme.

Insieme non è solo una bella parola. Nell’applicazione del mio metodo essa è molto vera poiché ogni paziente riceve un trattamento studiato esclusivamente per lui. Per la sua età, per la sua storia, per il suo peso, che tenga conto dei suoi limiti, delle sue difficoltà e delle sue risorse.

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E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credi davvero, fare attenzione a come ti comporti e a quello che fai quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedichi tempo e come lo fai, ma anche a come spendi i soldi ed infine a come mangi. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che sei sta nel tuo piatto, il tuo rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che hai nei confronti della vita: mangi nello stesso modo in cui vivi.

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Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento.

A differenza di altri operatori, preferisco personalmente utilizzare il contatto ed il controllo del cibo, quello che generalmente si definisce in modo errato e frustrante “dieta”, come strumento e non come fine: riuscire ad imporsi un corretto approccio alimentare significa anche inserirlo in un contesto più ampio di stile di vita, di organizzazione e riordino di pensieri e sensazioni. Mi piace pensare ad  un’alimentazione equilibrata/controllata,   legandola al concetto assolutamente rivoluzionario di una scelta in positivo che interagisce con tutti gli aspetti del tuo vivere quotidiano e promuove profondi cambiamenti. In realtà mi interessa solo marginalmente cosa mangi.

Nella concezione classica invece si pensa a “fare una dieta” imponendosi enormi sacrifici per una settimana, un mese o tre, per poi tornare a fare le stesse cose che si facevano prima e trovarsi un bel giorno ad aver recuperato i chili perduti con tanto di interessi.

Un’alimentazione sana va inserita in uno stile di vita corretto altrimenti è una forzatura e prima o poi l’impegno si esaurisce, s’interrompe con grosse ripercussioni sul fisico, che fa sempre più fatica a smaltire i kg accumulati, e per la psiche, che ogni volta si ritrova l’autostima nel baratro.

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Il Metodo Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da chiunque in qualsiasi momento bensì è qualcosa da adattare ed è in continua evoluzione. Non è un modello statico ma dinamico, come conferma l’uscita di questo nuovo volume con tanti nuovi contenuti.

Alcuni consigli utili per una persona possono risultare inadatti per un’altra, questo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo gli stessi strumenti di comprensione. I tempi di apprendimento sono diversi anche se a volte alcune problematiche si presentano in modo simile. Le storie ed i vissuti delle persone rappresentano un’infinita varietà, quindi non è possibile proporre un unico modello valido per tutti, ma sicuramente una cosa ti accomuna agli altri : la mancanza di amore verso se stessi.

Questo sarà un argomento focale del programma: imparare a prenderti cura di te stesso e trovare il modo di valorizzarti, anche attraverso semplici consigli di look e stile. Affinchè i miei consigli possano essere un vero servizio professionale ed integrare l’approccio educativo e psicologico, ho acquisito anche l’attestato di consulente d’immagine. Posso davvero dire che il mio è il “Metodo Integrato”.

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Analizzeremo le situazioni psicologiche più comuni che portano ad un aumento di peso, tra queste ognuno potrà riconoscere almeno parte della propria esperienza ed avere la possibilità di fare dei cambiamenti. Mi rivolgerò  principalmente ad un pubblico femminile, perché rappresenta il maggior numero di persone che seguo, ma non vuole essere esclusivo. Se sei curiosa  di metterti alla prova e vuoi  intraprendere un cammino responsabile nella tua vita continua a leggere: io ti accompagnerò.

Pensiero: gli altri mi giudicano

Il pensiero “gli altri mi giudicano” riflette una preoccupazione comune legata all’opinione altrui. Molte persone si sentono a disagio o ansiose all’idea che gli altri possano giudicarle in vari contesti della vita, come lavoro, relazioni personali o situazioni sociali.

E’ importante notare che questa preoccupazione può avere diverse origini e manifestarsi in modi diversi nelle persone. Potrebbe derivare da esperienze passate, bassa autostima, paura del rifiuto o semplicemente dal desiderio naturale di essere accettati dagli altri.

Affrontare questo pensiero può richiedere tempo e auto-riflessione. Alcune strategie che potrebbero aiutare includono:

Autoconsapevolezza: Rifletti su come ti percepisci e su quali aspetti della tua vita o personalità pensi che gli altri possano giudicare.

Accettazione di sé: Impara ad accettare te stesso con le tue imperfezioni. Nessuno è perfetto, e il giudizio degli altri spesso riflette più su di loro che su di te.

Comunicazione aperta: Se il timore del giudizio si basa su fraintendimenti o mancanza di comunicazione, cercare di affrontare apertamente la situazione può essere utile.

Cambio di prospettiva: Cerca di capire che gli altri sono spesso preoccupati delle loro vite e preoccupazioni. Il giudizio degli altri potrebbe essere meno significativo di quanto immagini.

Confronto sociale sano: Cerca di concentrarti su relazioni positive e sostenitive. Avere amicizie e connessioni che ti sostengono può aiutarti a sentirti più sicuro di te stesso.

Lavorare sulla sicurezza personale: Sviluppare la sicurezza personale può aiutarti a sentirsi più a tuo agio con te stesso, riducendo la dipendenza dall’approvazione degli altri.

Mindfulness: La pratica della mindfulness può aiutarti a concentrarti sul presente anziché preoccuparti eccessivamente del giudizio futuro.

Se la tua preoccupazione per il giudizio degli altri influisce significativamente sulla tua vita e benessere, potrebbe essere utile cercare il supporto di amici fidati, familiari, ma un professionista della salute mentale può offrirti  un sostegno più specifico e mirato ed aiutarti a mettere in atto strategie per vivere al meglio la tua vita.

Altri articolo sul giudizio qui:

https://emanuelascanupsicologa.com/2023/02/13/essere-giudicato-e-giudicarsi-preserva-la-tua-autostima-con-un-piccolo-esercizio/

Riconoscere il senso di fame tra corpo e mente

Il riconoscimento del senso di fame è importante per mantenere un adeguato equilibrio nutrizionale e una buona salute. Ecco alcuni segnali che possono indicare la fame:

Sensazione di vuoto o “rumore” nello stomaco: Spesso, la fame inizia con una sensazione fisica nello stomaco, che può essere descritta come una sorta di vuoto o una sensazione di leggerezza.

Crampi o dolori allo stomaco: La fame può manifestarsi con crampi o dolori leggeri nello stomaco. Questi sintomi possono variare da persona a persona.

Aumento della salivazione: Quando sei affamato, il tuo corpo può iniziare a produrre più saliva in previsione dell’assunzione di cibo.

Malumore o irritabilità: La fame può influire sul tuo stato d’animo, rendendoti facilmente irritabile o nervoso.

Sensazione di debolezza o spossatezza: Quando il corpo non riceve abbastanza energia attraverso il cibo, può rispondere con una sensazione di debolezza o stanchezza.

Distrazione: Se pensi costantemente al cibo o sei facilmente distratto da pensieri legati al cibo, potrebbe essere un segno di fame imminente.

Craving o desiderio di cibo specifico: A volte, la fame può manifestarsi come un forte desiderio per un cibo particolare.

Sensazione di testa leggera o vertigini: La fame può causare una diminuzione dei livelli di zucchero nel sangue, portando a sensazioni di testa leggera o vertigini.

Difficoltà a concentrarsi: La fame può influire sulla tua capacità di concentrarti su compiti o attività, poiché il tuo corpo cerca energia per funzionare adeguatamente.

È importante ascoltare il tuo corpo e rispondere ai segnali di fame mangiando quando necessario. Fondamentale è distinguere tra la fame fisica e la fame emotiva, poiché quest’ultima può portare a scelte alimentari poco sane. Presta attenzione ai segnali del tuo corpo e cerca di mangiare in modo equilibrato per soddisfare le tue necessità nutrizionali.

Ma cosa definisce la “Fame emotiva” ? E’ un termine che può essere interpretato in diversi modi a seconda del contesto. Evitando di analizzare i dettagli dei singoli contesti che potrebbero essere infiniti, mi concentrerò sui segnali di fame emotiva:

Costante bisogno di approvazione: Una persona con fame emotiva potrebbe cercare costantemente l’approvazione dagli altri. Questo può manifestarsi attraverso la ricerca di elogi, complimenti o attenzione continua.

Paura del rifiuto: Chi sperimenta fame emotiva può essere eccessivamente sensibile al rifiuto o alle critiche. Può avere una paura intensa di essere respinto o giudicato negativamente dagli altri.

Dipendenza dalle relazioni: La fame emotiva può portare a una dipendenza eccessiva dalle relazioni. La persona potrebbe cercare costantemente conferme e affetto dagli altri per sentirsi valida ed amata.

Instabilità emotiva: La fame emotiva può contribuire a uno stato emotivo instabile. La persona potrebbe sperimentare frequenti alti e bassi emotivi, spesso legati alla percezione di come gli altri la vedono.

Competizione e confronto costante: Chi vive con fame emotiva potrebbe confrontarsi continuamente con gli altri, cercando di primeggiare per sentirsi migliore e più apprezzato. Attenzione del giudizio, giudicare e giudicarsi ne abbiamo parlato più volte!

Difficoltà nell’autostima: La fame emotiva è spesso correlata a problemi di autostima. La persona potrebbe basare il proprio senso di valore interno su ciò che gli altri pensano di lei.

Come avrete capito c’è un enorme differenza tra fame del corpo e fame delle emozioni e vanno affrontate in modi diversi. La fame emotiva mette in ballo tantissimi aspetti personali e relazionali e quindi affrontarla da soli anche se si ha una buona rete familiare o di amici potrebbe non bastare. Il lavoro sul cibo non dà risultati come invece lavorare sull’autostima, sulla consapevolezza emotiva e sullo sviluppo di relazioni sane. Solo questo lavoro profondo può contribuire a mitigare la fame emotiva e promuovere il benessere emotivo.

Riconosci il disagio psicologico

Il disagio psicologico si riferisce a uno stato di malessere emotivo o psicologico che può manifestarsi attraverso una varietà di sintomi e disturbi. Questo termine è ampio e può includere diversi livelli di sofferenza mentale, dall’ansia e la tristezza occasionali fino a condizioni più gravi come la depressione, l’ansia cronica, i disturbi dell’umore o altre condizioni psicologiche.

Le cause del disagio psicologico possono essere molteplici e complesse e spesso coinvolgono fattori biologici, psicologici e sociali. Eventi traumatici, stress e pressioni quotidiane, predisposizione genetica, squilibri chimici nel cervello e fattori ambientali possono contribuire al manifestarsi del disagio psicologico.

È importante sottolineare che il disagio psicologico è un concetto molto ampio e può variare da persona a persona. Ciò che può essere considerato fonte di disagio per una persona potrebbe non esserlo per un’altra.


Pur manifestandosi con una grande varietà di sintomi  che variano da persona a persona e dipendono dalla natura e dalla gravità del problema il disagio psicologico si manifesta in prevalenza attraverso:

Cambiamenti nell’umore: Tristezza persistente. Ansia e preoccupazione eccessive. Irritabilità. Depressione.

Cambiamenti nel comportamento: Isolamento sociale e ritiro dalle attività sociali. Cambiamenti nell’appetito o nel peso. Difficoltà a concentrarsi o prendere decisioni. Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia). Abuso di sostanze (alcol, droghe, farmaci).

Sintomi fisici: Mal di testa frequenti. Dolori muscolari o tensione. Disturbi gastrointestinali. Affaticamento e mancanza di energia. Pensieri e emozioni:

Pensieri ossessivi o ricorrenti. Sensazioni di paura o panico. Sensazioni di colpa o inadeguatezza. Idee suicidarie o autodistruttive.

Cambiamenti nelle relazioni: Difficoltà nei rapporti interpersonali. Comportamenti aggressivi o impulsivi. Isolamento dalle persone care.

Sintomi cognitivi: Pensieri disorganizzati. Deliri o allucinazioni (in alcuni casi). Difficoltà di memoria e concentrazione.

È importante notare che questi sintomi possono variare in intensità e durata e che la presenza di uno o più di essi potrebbe indicare la necessità di un supporto psicologico o psichiatrico. Se tu o qualcuno che conosci sta sperimentando questi sintomi o altri segnali di disagio psicologico, è fondamentale cercare aiuto da uno specialista della salute mentale. Il trattamento adeguato può contribuire notevolmente al miglioramento della salute mentale e al benessere complessivo.

2 ottobre: Festa dei Nonni

Oggi è la festa dei Nonni vi invito a festeggiarli. Chi ha ancora un nonno da festeggiare non sa quanto è fortunato. I nonni vanno celebrati per la loro esperienza e la loro saggezza. E’ vero non sono tuttologi, ma quante cose hanno da raccontarci, quante soluzioni conoscono a grandi e piccoli problemi! Quando ero piccola ogni volta che c’era bisogno di un consiglio o non si sapeva qualcosa si diceva : “chiedilo a nonno”.

Oggi i nostri giovani chiedono ad internet, ma non è la stessa cosa! Oggi chiedere ad internet non significa apprendere qualcosa di nuovo. Viene fatto in modo meccanico. Si utilizza un’informazione, ma non viene inglobata al proprio sapere perché l’informazione viene trasferita senza emozioni e quindi è molto difficile da trattenere in memoria.

Oggi poi non c’è tempo per sentire le storie dei “vecchi” eppure dovremmo tutti trovare un pò di tempo e dare senso e valore a quel tempo condiviso.

Quando si chiedeva ad un nonno questo trasmetteva tutta la sua esperienza con amore, con pazienza, con calore e tutte quelle cose che abbiamo appreso attraverso quegli insegnamenti fanno ancora parte di noi. Quel rapporto fa sì che gli scambi abbiano un valore maggiore, un valore aggiunto e credo che in questa giornata dovremmo ricordare e riconoscere tutto questo!

Una curiosità : La scelta del 2 ottobre come data per la Festa dei Nonni è particolarmente significativa. È il giorno in cui, nella tradizione cattolica, si celebravano gli Angeli Custodi, simbolo di protezione e guida divina.