Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne

Condivido per la massima diffusione con la carissima Anna Silvia Angelini e A.I.D.E Nettuno-APS centro d’ascolto antiviolenza “Uscita Di Sicurezza”

Campagna Antiviolenza“Una Rosa per Tutte”

Il 25 novembre, è la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne (International Day for the Elimination of Violence against Women), una giornata tutta dedicata al maltrattamento fisico e psicologico che molte donne nel mondo subiscono.

Dalle minacce e attacchi verbali alle aggressioni fisiche, dallo stalking allo stupro, la violenza sulle donne ha migliaia di forme e sfaccettature, in un abisso di buio in cui nessuna donna dovrebbe mai finire. Ricordiamoci, chi è violento con le parole è già un assassino, le parole sono le prime armi sempre a disposizione per ferire e negare la vita di un altro. Non dobbiamo abbassare la guardia, dobbiamo lottare per la prevenzione, quella vera, fatta tra i banchi di scuola, tra i ragazzi e le ragazze, bisogna creare delle reti tra associazioni, perché l’unione fa la forza, solo il lavoro di squadra e la condivisione di sinergie, può creare le basi per un cambiamento culturale.

Il mio pensiero va alle vittime, a loro che volevano vivere, ai figli, rimasti orfani, a Melania che mi è rimasta nel cuore. Il 25 novembre é tutti i giorni, le Donne vanno celebrate da vive non da MORTE.

Una rosa per ognuna di voi🌹

Anna Silvia AngeliniPresidente AIDE Nettuno APS associazione indipendente donne europee

La violenza non è amore

Ogni fine anno in tutto il mondo vengono stilati elenchi che riportano le classifiche  di violenza, femminicidi e stalking.  Numeri sempre in aumento sebbene dal 2000 l’Onu ne abbia sottolineato la gravità instaurando una giornata dedicata alla violenza sulle donne fissata il 25 novembre. Un problema culturale? In parte si, ma non solo. Vorrei oggi intraprendere con voi una riflessione sulla coppia e sugli sbilanciamenti che subisce in base al diverso modo di considerare l’amore ed il possesso.

Nessuna coppia è bilanciata:  questo è un fatto. L’altro è che la seduzione, insita nella coppia,  conduce a una psicologia del possesso. Se il possesso può definire la reciproca appartenenza allo steso modo  può divenire l’anticamera della violenza e di ogni forma di sopruso. Perché accade? Perché l’idea di «possesso» può essere intesa in modo erroneo da parte di un partner e la nascita dell’idea di avere dei diritti particolari verso l’altro (che in realtà non ha!)

Quando si crea questo tipo di asimmetria si attua uno sbilanciamento e si mettono in atto dei processi di confronto psicologico che fanno aumentare superiorità e dominio da parte di uno dei partner. Inoltre gli uomini attribuiscono assai di più un significato sessuale ad atteggiamenti e a gesti non verbali (sguardi, sorrisi, trucco, abbigliamento ecc.) della donna per la quale spesso sono privi di  valore, ma  anche questo contribuisce a creare problemi e discussioni con la tendenza a divenire sempre più frequenti ed accesi.

La violenza può essere presente in tutto l’arco di vita della coppia, ma spesso ha il suo avvio già nel corso della seduzione, quando ancora siamo agli inizi della formazione del legame fra i partner.
La violenza assume diverse configurazioni. Può essere psicologica, facendo ricorso a minacce, umiliazioni, critiche, isolamento, insulti, intimidazioni, comportamenti insistenti e ossessionanti di controllo e di sorveglianza (stalking). Può diventare una violenza fisica, quando vi è l’uso della forza con varie forme di coercizione, di abuso e di robotizzazione della partner fino a giungere allo stupro. Può infine assumere il profilo di violenza economica, generando una situazione di forte dipendenza finanziaria.

per post psy
La maggior parte delle donne che subiscono violenza sviluppano il disturbo post-traumatico da stress e vanno incontro a pesanti difficoltà psicologiche (dalla vergogna il panico, all’angoscia) e fisiologiche (dall’asma all’HIV). Spesso diventano donne multiproblematiche con diversi pi di disturbo (dall’autolesionismo all’isolamento sociale, alla depressione, all’ideazione suicidaria ecc.).
La violenza va fermata con determinazione il più presto possibile, qualunque sia la sua origine. Se non vi sono altri mezzi, occorre fare ricorso alla denuncia alle autorità pubbliche. In secondo luogo, è indispensabile che la donna in corso di violenza o dopo di essa, abbia l’opportunità di parlare e di condividere le emozioni negative connesse con questa tragica e penosa esperienza. Esistono tante associazioni con figure come assistenti sociali e psicologhe che possono rappresentare un valido aiuto per il superamento di una situazione di questo tipo.