Molte persone non fanno caso alle parole che utilizzano. Troppo spesso l’uso di un linguaggio “poco educato” avviene già in famiglia. Non è solo colpa dei ragazzi o di un linguaggio “giovanile”. Osservo genitori parlare tra loro usando termini volgari e svalorizzanti e lo stesso fanno con i figli. Non dico di una “parolaccia” uscita in un momento di rabbia o goliardia, ma di parole utilizzate nel linguaggio quotidiano. Per alcune persone parole come grazie, prego, scusa non sono nel dizionario. Peccato. La qualità della nostra vita e le nostre relazioni dipendono moltissimo dal linguaggio che utilizziamo. Ho trattato tante volte questo argomento, ma oggi vorrei utilizzare una storiella trovata sul web. Leggetela e fatemi sapere cosa avete provato leggendola. Attendo i vostri commenti anche sui social!
#”Oggi ho portato due mele in classe.Entrambe belle, lucide, rosse. A occhio nudo, identiche. Ma solo io sapevo la verità: una delle due era caduta più volte prima della lezione. L’avevo raccolta con cura, senza romperla all’esterno. Sembrava perfetta… ma solo all’apparenza.
Ho chiesto ai bambini di osservarle. “Sembrano uguali”, “Devono essere buonissime”, “Mi viene voglia di mangiarle”, dicevano.
Poi ho fatto qualcosa di insolito. Ho preso la mela che avevo fatto cadere e ho cominciato a parlarle male. Le ho detto che era brutta, che non mi piaceva, che aveva un colore spento e un picciolo ridicolo. E ho chiesto ai bambini di fare lo stesso. All’inizio erano confusi. Uno ha sussurrato: “Ma… è solo una mela.”
Ma poi hanno seguito l’esempio: “Fai schifo”, “Nessuno ti vuole”, “Sembri marcia”, “Non servi a nulla”. Poi abbiamo preso l’altra mela. Quella rimasta “amica”. E le abbiamo detto parole belle: “Sei profumata”, “Hai un colore bellissimo”, “Scommetto che sei dolcissima.” Infine, ho tagliato le due mele davanti a loro.
Quella trattata con gentilezza era fresca, chiara, croccante. Quella che avevamo insultato… era molle, scura, piena di lividi dentro. Nella classe calò il silenzio. Nessuno parlava. Nessuno sorrideva. Avevano capito. Le parole che avevamo detto “per finta” a una mela, sono le stesse che ogni giorno qualcuno riceve davvero.
Parole che non si vedono, ma che lasciano segni. Non sulla pelle. Dentro. Ho raccontato ai bambini che anche io, solo pochi giorni fa, ho ricevuto parole che mi hanno ferita. Sorridevo. Sembravo serena. Ma dentro mi sentivo proprio come quella mela: ammaccata in silenzio. Le parole possono colpire più di uno schiaffo. E a volte fanno più male.
Per questo dobbiamo insegnare — ai bambini e a noi stessi — che ogni parola ha un peso. Che si può ferire anche con una frase detta per gioco. E che la gentilezza non è debolezza: è forza. È scelta. È amore.
E sapete cosa mi ha colpito più di tutto?Mentre gli altri insultavano la mela, una bambina si è rifiutata. Ha detto: “Io non voglio dire cose cattive. Anche se è solo una mela.” Quel gesto, così piccolo… vale più di mille lezioni. Le parole possono costruire o distruggere. Sollevare o spezzare. Restare dentro per anni.
La lingua non ha ossa, ma può spezzare un cuore. Usiamola con cura. Per amare, non per ferire. Per includere, non per escludere. Per guarire, non per lasciare cicatrici. Perché dietro ogni sorriso potrebbe nascondersi una mela ammaccata. E le nostre parole… possono fare la differenza.”
#dal web crediti all’autore che purtroppo non conosco!
Overthinking è il termine che indica l’attitudine a pensare troppo. Sembra che le donne ne siano affette più degli uomini, ma questi ultimi non ne sono certo immuni! Pensare troppo a ciò che si è fatto o si deve fare, ripensare fino all’eccesso ogni punto di un progetto o solo di un’idea è a dir poco stressante. Pensare troppo crea disagio e ha conseguenze negative nel quotidiano.
Esaminare minuziosamente ogni aspetto di una situazione cercando di prendere in considerazione tutti i pro e i contro (spesso con pessimismo) finendo poi al punto di partenza con la sensazione di disagio di essersi persi. Bloccati incredibilmente proprio da quel desiderio di capire, fare al meglio e tenere tutto sotto controllo. Un loop dal quale spesso è difficile uscire!
Questo spreco di energia fa sentire svuotati ed incapaci di raggiungere decisioni con grosse conseguenze sull’autostima, ma anche ricadute a livello fisico come tensioni muscolari ed emicrania. Il non riuscire a prendere una decisione porta anche a grossi livelli di ansia che risulta anch’essa paralizzante in un circuito infinito che porta allo sfinimento.
Uno dei segreti è cercare di dividere un progetto in più parti e non pesare di dover far tutto contemporaneamente. Fare un passo alla volta permette un migliore risultato, correggere eventuali errori e porta più facilmente al risultato. Non guardate il picco della montagna, ma partendo dalle pendici proseguire con grado fermandosi quando serve. A volte mettere per iscritto i vari passaggi e segnando quelli già compiuti aiuta a mettere ordine anche nella testa.
Esistono comunque varie tecniche per contrastare l’overthinking che hanno lo scopo di distogliere la mente dai pensieri ossessivi. Uno molto efficace è il Training autogeno che si base sulla respirazione profonda, ma ha i suoi tempi tecnici per apprenderlo.
#)In un libro appena uscito Smetti di pensare troppo, Edizioni Lswr, Nick Trenton, psicologo americano e celebre “mental coach” negli USA, propone tecniche che possono aiutarci a ridurre l’ansia e a uscire dall’overthinking. Ecco quella del 5-4-3-2-1 che innesca una distrazione, perché il cervello viene impegnato attraverso i cinque sensi e non si perde più seguendo i pensieri. Proprio le diverse sensazioni aiutano a immergersi totalmente nel presente.
5)Guardarsi attorno e individuare cinque cose che possiamo vedere: un quadro, una lampada, le nostre stesse mani, un libro, una matita… Osservarne i colori e le forme.
4)Trovare nella stanza quattro cose che possiamo toccare: un indumento morbido, un bicchiere freddo, la sedia rigida sotto di noi, la superficie liscia della scrivania…
3)Trovare tre cose che possiamo ascoltare: il nostro respiro, il rumore del traffico in sottofondo, il canto di un uccello…
2)Trovare due cose che si possono odorare.Il profumo del sapone sulla nostra pelle, la carta del libro appena acquistato…
1)Trovare qualcosa da assaggiare: un caffè o un cioccolatino o una mentina…
Probabilmente non vi siete mai soffermati su un fatto molto particolare che avviene tra persone: in buona parte, la nostra comunicazione è non verbale. Non è mia intenzione fare un trattato di comunicazione non verbale, ma sicuramente il mio intento è quello di farvi fermare a riflettere. Già la maggior parte delle persone non ascolta cosa ha da dire l’altro, perché o lo interrompe o sta già pensando ad una risposta e quindi presta poca attenzione a quello che l’altro dice. In più spesso non è che ci manchino le parole, ma non riescono a catturare ciò che abbiamo in comune con chi abbiamo di fronte a noi. Spesso non condividiamo genere, etnia, livello di istruzione, classe economica o opportunità, e quindi non abbiamo le stesse parole per descrivere le rispettive vite.
Le parole entrano nell’interazione non verbale, ma non sono al centro. Le parole, inoltre, possono comunicare supposizioni, giudizi e opinioni, lo sappiamo tutti, e gli equivoci sono all’ordine del giorno. È meglio non alzare barriere, a volte è meglio cercare un contatto attraverso gesti sfumati.
Possiamo provare a relazionarci con le persone ascoltando senza parlare, osservando la postura, l’espressione del volto e il tono di voce.
Si tratta di un fenomeno ben noto, documentato in letteratura da psicologi come Albert Mehrabian, che nel suo libro “Nonverbal Communication” ha scritto dell’importanza del tono di voce e dell’espressione facciale, fondamentali nell’interazione sociale. Secondo Mehrabian, «il 55% della comunicazione è linguaggio del corpo, il 38% è il tono di voce e il 7% sono le parole effettivamente pronunciate».
Be’, forse, e non tutte le volte, dipende dall’interlocutore e dalla situazione, ma è difficile non essere d’accordo con il concetto di fondo, ossia che tra le persone passa tantissimo non detto.
Riflessioni liberamente tratte da: Scott Haas / l’Arte giapponese per vivere felice Newton Compton editori
L’immagine corporea è la rappresentazione mentale che una persona ha del proprio corpo, comprendendo percezioni, emozioni e atteggiamenti nei suoi confronti. È influenzata da esperienze personali, fattori culturali, aspettative sociali e confronti con gli altri.
Foto personale da foto dalla mostra Frida Kahlo: trough the lens of Nickolas Muray in corso a Roma presso il Museo storico della Fanteria fino al 20 luglio 2025
L’immagine corporea non è solo una valutazione estetica, ma un concetto multidimensionale che include. La Percezione corporea: come vediamo il nostro corpo (accuratamente o distorto). La Soddisfazione corporea: quanto siamo contenti del nostro aspetto. Pensieri e credenze: idee e giudizi sulla nostra fisicità. Comportamenti: azioni influenzate dalla percezione del corpo (es. dieta, esercizio fisico, evitamento sociale).
L’immagine corporea ha un forte impatto sulla salute mentale e sul benessere psicologico. Una percezione negativa può portare a: Bassa autostima: la persona si sente inadeguata e insicura. Ansia e depressione: preoccupazioni costanti sull’aspetto possono aggravare disturbi psicologici. Disturbi alimentari: come anoressia, bulimia o binge eating. Evitamento sociale: paura del giudizio altrui porta all’isolamento.
Una immagine corporea positiva, invece, favorisce una maggiore autostima e accettazione di sé. Migliora il benessere emotivo e relazionale. Permette una relazione più sana con il cibo e l’esercizio fisico.
L’immagine corporea è influenzata e rinforzata dalla società, dai media e dalle relazioni interpersonali. Alcuni aspetti chiave: Influenza dei media: gli ideali irrealistici di bellezza diffusi da pubblicità, social media e film creano pressioni sociali. Ruolo della famiglia e degli amici: commenti e aspettative influenzano la percezione del proprio corpo. Confronto sociale: paragonarsi agli altri può alimentare insoddisfazione e senso di inadeguatezza. Discriminazione e body shaming: persone che non rientrano nei canoni estetici dominanti possono subire esclusione o critiche.
Promuovere una cultura dell’accettazione e della diversità corporea aiuta a ridurre l’impatto negativo di questi fattori, migliorando la qualità della vita individuale e collettiva.
Come possiamo promuovere un’Immagine corporea positiva? Sicuramente incoraggiando ad osservare il proprio corpo con consapevolezza ed accettazione. Dando il giusto valore ai media ed ai social con un po’ analisi in più i messaggi irrealistici. Mettendo il focus sulla propria salute e non sull’estetica. Facendo qualche esercizio sull’autostima se si ritiene di averne bisogno, utilizzando un diario ed infine facendo l’esercizio dello specchio in cui dovete riconoscere tre caratteristiche positive del vostro corpo!
Breve Abstract del mio intervento a “Bellezza autentica riscoprire il corpo con fiducia ed orgoglio” a cura di Young Fidapa BPW Italy Sezione Roma nel giorno della Festa della Donna presso Real Sporting Village.
Intervistata da Sarah Nappini
Intervistata da Sarah Nappini
SN Viviamo in un contesto sociale nel quale possiamo affermare come il prototipo di bellezza sia sempre più standardizzato e omologato. Dietro tutto questo quali ritieni siano le maggiori paure e fragilità che ne fanno da specchio e quali sono le soluzioni per poter valorizzare se stesse a fronte di tale standardizzazione?
ES Una domanda complessa ci si potrebbe scrivere un trattato! Penso che mi toccherà dividerla in tre parti
Allora analizziamo il Concetto di standard di bellezza poiché non c’è un unico prototipo e non esiste una definizione univoca di bellezza. Ogni cultura ha i suoi canoni e gli standard cambiano continuamente. Nelle varie epoche storiche abbiamo assistito a numerose variazioni come ci hanno tramandato le varie opere d’arte. Dalle raffigurazioni degli antichi Egizi, fino ai vasi decorati di Pompei la donna e il concetto di bellezza hanno subito varie declinazioni. Se consideriamo un epoca più vicina a noi come quella degli anni “50 ovvero quella delle nostre nonne e delle nostre mamme il concetto di bellezza femminile è evidentemente molto diversa da quella di oggi. I canoni di bellezza non cambiano solo nella storia, ma anche attraverso i gruppi di appartenenza Vi faccio un esempio pratico dalla mia esperienza. Vi faccio un esempio pratico dal mio vissuto. Quando andavo a prendere mia figlia a scuola osservavo le ragazzine all’uscita tutte uguali quasi fatte con uno stampo: jeans, magliettina, unghie rifatte, capelli piastrati. Ci sta è importante per un adolescente essere parte di un gruppo e quindi aderire alla sua “divisa”. I ragazzi si trovano in quel momento dello sviluppo in cui iniziano a fare esperienza a capire chi sono e cosa vogliono, ma nel passaggio sono rassicurati dal gruppo in cui si identificano. Sempre in tema scuola ricordo che, qualche anno prima, mia figlia avrà fatto le elementari o le medie, e andavo a prenderla c’era il gruppo delle Mamme IN: borsa Gucci o Burberry, occhiali da sole, capelli con colpi di sole.
Perché questo accostamento? Ragazze in fase di sviluppo e mamme? perché hanno in comune una cosa importante il bisogno di appartenenza.
Abbiamo visto come per i giovani, specie alle soglie dell’adolescenza, essere accettati dal gruppo è importante. Non si sa chi si è, la personalità ed i gusti sono in divenire, così come il corpo anche la mente sta crescendo e cerca confronti e punti di riferimento. Essere parte del gruppo è importante. Piano piano ognuno con le proprie esperienze troverà il suo spazio nel mondo e comprenderà quali sono i suoi canoni di riferimento.
la locandina dell’evento
Due gruppi due standard di bellezza molto diversi. Allora le mamme tutte uguali? Anche loro sono in cerca di identità in realtà. Professioniste o “figlie” di cercano di mantenere il loro status anche con una certa “divisa” che le distingue dalle altre madri “sfigate” questo penso voi lo vediate anche al lavoro. Propongono un modello di bellezza? Anche le mamme hanno bisogno di appartenere a qualcosa?
Ciò mi porta all’altro pezzo della domanda quali fragilità?
Mentre per i giovani esistono delle fragilità naturali cosa accade alle mamme? Anche le mamme che sono donne devono, per essere al passo con i tempi, essere rispettate ed ammirate e sempre in tiro, malgrado lavoro, casa e famiglia e ciò avviene con grande fatica non solo fisica, ma anche psicologica. Perché ci si senta parte del gruppo si cerca di non uscire dai canoni prestabiliti e ci si adatta ed in qualche modo negano a se stesse la propria individualità perché altrimenti si è fuori.
Per terminare di rispondere alla domanda ovvero quali sono le soluzioni direisicuramente NON imitare gli altri! La propria avvenenza non si sviluppa attraverso una divisa, ma attraverso la propria individualità. E’ molto importante imparare a conoscersi e comprendere come esprimere la propria unicità. Non è questione solo di abito, ma di come si vive se stessi, gli altri ed il mondo. Tutto si riduce alla fiducia in se stessi. Se non la avete non sarete notate.
Vi faccio due esempi di donne assolutamente non belle, ma talmente sicure di sé e con personalità particolari che oggi sono considerate icone: Frida Kahlo e Iris Apfel. Due storie molto diverse. Una pittrice che ha fatto della sua vita un vero capolavoro anche se non sempre felice. Anche per l’epoca le ciglia folte ed i baffetti non erano certo nei canoni di bellezza, eppure quella piccola e fortissima donna si è imposta nel mercato dell’arte dell’epoca esponendo la sua sofferenza in contrasto con il suo abbigliamento colorato ed originale, Una donna testarda che ha amato molto a cominciare da se stessa.
Considerato il merchandising che ne è venuto fuori come non possiamo considerarla una bellezza?
Ognuno di noi ha un oggetto: una borsa, una trousse, degli orecchini, una candela che la rappresentano. Perché le compriamo? Perché acquistando un oggetto che raffigura Frida ognuno di noi ha l’impressione di acquistare la sua forza, il suo coraggio e l’originalità!
Con l’amica Antonietta Di Vizia Giornalista RAI
Parlando di originalità come non parlare di Iris Apfel scomparsa lo scorso anno a 102 anni? Un vero vulcano. Una vita avventurosa, ha viaggiato per vari paesi con entusiasmo e creatività tornando arricchita interiormente da ogni paese. Su di lei ho appena terminato una biografia dove sono inserite anche delle sue foto. Vi assicuro che non è mai stata una bellezza. Denti distanti, un brutto naso eppure ha fatto campagne pubblicitarie, è stata testimonial ultranovantenne di case di moda ed accessori. Stravagante? Eccentrica? Probabilmente, ma una vera icona! Cosa unisce i due esempi? La continua ricerca di se stessi, la fiducia, la conoscenza, il sapere ed è questo che di conseguenza diventa la scelta dell’abito. In questi casi l’abito corrisponde alla personalità e lì incontriamo la bellezza. Se non racconta nulla di chi siamo la bellezza non serve. La bellezza è negli occhi di chi guarda, ma soprattutto nella nostra testa.(le ultime frasi sono tratte dalla biografia di Iris!)
SN Cosa significa per te imparare ad andare oltre le apparenze?
ES Essere se stessi, essere persone autentiche. E’ un percorso difficile e che non si insegna. Si può apprendere dalla osservazione della nostra famiglia e dal suo esempio, ma non sempre è fattibile.
Per aiutarvi nel vostro vi propongo un gioco:
Prendete un foglio e state tranquilli in un posto piacevole e poi provate a scrivere i nomi di almeno 5 persone reali o immaginarie (possono essere anche protagonisti di un film o di una serie tv) o persone che non conoscete personalmente e cercate di comprendere cosa vi piace di ogni personaggio.
Alcune caratteristiche risuoneranno in voi e quindi molte di quelle caratteristiche le possedete già, ma ce ne saranno altre che invece vi piacciono e vorreste avere. Ok impegnatevi in quelle. In quelle parti belle in cui vorreste risplendere. Andare oltre le apparenze non sta nel fare (tutti siamo capaci ad andare dal parrucchiere, dall’estetista o comprare begli abiti, cambia solo la disponibilità economica) il difficile sta nell’ESSERE che rappresenta invece la nostra reale bellezza è su quella che bisogna lavorare.
Con tutte le protagoniste al termine dell’evento per le foto di rito
In questi giorni ho ripreso in mano un vecchio libro di Paolo Crepet del 2005 dal titolo “I figli non crescono più” edito da Einaudi.
Quasi una profezia: a venti anni dalla pubblicazione la visione dell’autore sulle nuove generazioni è confermata. Come possiamo rimediare? Per aiutare i giovani ci vogliono coraggio e determinazione e naturalmente il buon esempio.
Sottolineo dei passaggi che sono davvero importanti perché nel mio lavoro quotidiano li riscontro in continuazione ed in continuazione cerco di fare arrivare a genitori e figli certi messaggi, ma non è sempre facile farne comprendere l’importanza. Vediamo insieme alcuni ed attendo i vostri commenti sul sito o sui social.
Incomunicabilità: Ciao come va? Tutto ok? Fine. Ognuno a casa propria, ognuno in camera propria, come alieni. Linguaggio trito. Se uno volesse rispondere “No non va bene per niente” metterebbe in crisi l’altro che non sa cosa rispondere. Incredibile a pensarci bene: con gli strumenti di comunicazione di massa di oggi nessuno può urlare sto male. Milioni di persone si sfiorano ogni giorno senza guardarsi in faccia. C’è una enorme incapacità a comunicare emotivamente tra generazioni. Se non si comunica non c’è crescita complessa, ma solo superficiale.
Figli intralcio all’affermazione personale: I genitori oggi tendono a rendere precocemente indipendenti i figli che spesso sono vissuti come intralcio al lavoro o alle loro passioni. Spesso le attenzioni verso i figli allontanano l’altro genitore per gelosia procurando una sorta di ferita narcisistica. La delega genitoriale attraverso nonni, scuola o baby sitter è sempre più precoce e spesso si finisce per anticiparne la crescita. Il tutto però avviene in una carenza affettiva e così da adolescenti cercheranno di colmare quel vuoto emotivo che il bambino tenderà a riempire nell’adolescenza e nella prima giovinezza con una ricerca spasmodica d’affetto, quasi una bulimia emotiva.
Figli per chi? Spesso i figli sono mostrati agli amici come piccoli mostri di meraviglie al pari di una Ferrari o di un trofeo prestigioso dimenticandosi che sono piccole perle che hanno bisogno dei loro tempi per crescere.
Autorevole o autoritario: Il grande dilemma del genitore che qualche decennio fa combatteva contro l’autoritarismo dei propri genitori ed ora si trova a non comprendere che l’autoritarismo va sostituito con l’autorevolezza e non con noncuranza o libertà. I peggio sono i genitori che vogliono fare gli amici dei figli. Le regole sono fondamentali per qualsiasi progetto educativo. La differenza tra un amico ed un genitore è che se il primo dice no è un’opinione se lo dice un genitore è una regola. Molti adulti preferiscono la figura (ibrida e ipocrita) del genitore amico per evitare di assumersi la responsabilità delle regole. Perché ci sia autorevolezza le regole devono valere per tutti e sono i genitori per primi a rispettarle e farle rispettare non solo quando fa comodo.
Coerenza: per essere autorevoli bisogna essere coerenti. Non si insegna ad un figlio a non fumare se si fuma spesso davanti a loro. Un’educazione senza regole non ha alcuna possibilità di funzionare. Un genitore è come un faro nella tempesta: è utile se tutti sanno dov’è senza incertezze e senza interpretazioni. Un adulto deve fare una cosa molto semplice ed elementare: dare l’esempio. Se un genitore vuole educare un figlio al rispetto del prossimo deve per primo rispettarlo.
Educare: processo per fasi in cui chi educa deve essere a sua volta stato educato poiché “Un padre che non abbia avuto un padre è un uomo instabile, un maestro che non abbia avuto un maestro è pericoloso”. Educare è un esempio silenzioso di mille piccoli e apparentemente insignificanti gesti della quotidianità. Compone un lessico familiare che ognuno riconosce come distintivo della propria identità. Educare significa “trovare tempo” e condividere momenti di qualità. Non si acquista la felicità dei figli con la carta di credito o portandoli nei centri commerciali.
Educare con l‘esempio: per educare attraverso l’esempio è necessario essere coerenti. E’ necessario essere autentici vivendo tenendo conto della propria interiorità. Spesso i genitori occultano le loro vere emozioni per “proteggere i figli”, ma spesso l’adulto non risulta credibile o rassicurante poiché i giovani percepiscono l’incoerenza tra ciò che viene detto e ciò che stanno vivendo e si sentono traditi. Se ti senti tradito, ti senti preso in giro e non rispettato e a loro volta non rispetteranno o mentiranno. Esprimere le emozioni con i figli è educativo e si insegna che non c’è nulla di male ad esprimere le emozioni anche quelle negative. Non è scritto da nessuna parte che bisogna sempre essere felici. Nella vita vera non è così.
Insegnare le cose difficili: Lo diceva Gianni Rodari in una sua poesia e trovo che sia assolutamente importante. Aiutare un bambino a fare cose che non sa fare non significa sostituirsi, non significa fare al posto loro o peggio deriderli se non sono capaci. Insegnare le cose difficili significa principalmente avere il coraggio di credere in loro e nelle loro potenzialità. Significa anche metterli nelle condizioni di sbagliare e riprovarci. Certo significa tempo e pazienza, ma è l’unico modo per crescere un figlio capace e sicuro di sé.
Il giorno 8 marzo, Festa della Donna, all’interno della manifestazione “Bellissimissima” sarò tra gli ospiti del talk dedicato ad “Autostima ed Immagine Corporea”. L’evento è gratuito con tante altre sorprese!
Vi aspetto numerosi nella fantastica location del Real Sporting Village dove sarà possibile per tutta la giornata usufruire di numerose attività gratuite.
Leggi il programma , scegli l’attività e prenota!!
Gli organizzatori richiedono la prenotazione obbligatoria ai numeri 06.66411585 oppure 329 0534104
Ringrazio FIDAPA ed in particolare Gaia Caramazza e Grazia Marino per avermi voluto tra i relatori!
Negli ultimi anni, l’uso dello smartphone prima di dormire è diventato un’abitudine comune per molte persone. Tuttavia, numerosi studi scientifici hanno evidenziato come questa pratica possa avere effetti negativi sulla qualità del sonno e sulla salute generale.
L’Influenza della Luce Blu Uno dei principali problemi legati all’uso dello smartphone prima di coricarsi è l’emissione di luce blu dallo schermo. Questa luce interferisce con la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia, rendendo più difficile addormentarsi e riducendo la qualità del riposo infatti il cervello sovraeccitato da immagini e suoni ha la percezione di essere sveglio
Alterazione del Ritmo Circadiano L’esposizione alla luce artificiale dello smartphone può ingannare il nostro cervello facendogli credere che sia ancora giorno. Questo porta a un’alterazione del ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico che regola il nostro ciclo sonno-veglia, provocando insonnia e difficoltà a svegliarsi riposati.
Riduzione della Qualità del Sonno Anche se si riesce ad addormentarsi, l’uso dello smartphone poco prima di dormire può compromettere la fase di sonno profondo, essenziale per il recupero fisico e mentale. Il risultato è un riposo frammentato e meno rigenerante.
Aumento dello Stress e dell’Ansia Navigare sui social media, leggere email di lavoro o guardare video stimolanti prima di dormire può aumentare i livelli di stress e ansia, rendendo più difficile il rilassamento necessario per addormentarsi serenamente.
Dipendenza Tecnologica e Sonno Interrotto Molti utenti tendono a controllare il telefono anche durante la notte, interrompendo il sonno a causa di notifiche e messaggi. Questa abitudine può portare a una dipendenza tecnologica che peggiora ulteriormente la qualità del riposo.
Come Ridurre gli Effetti Negativi?
Spegnere o mettere in modalità aereo lo smartphone almeno 30-60 minuti prima di dormire.
Utilizzare filtri per la luce blu o la modalità “notturna” sugli schermi.
Sostituire l’uso del telefono con attività rilassanti come la lettura di un libro o la meditazione.
Evitare di portare il telefono a letto e tenerlo lontano dalla portata durante la notte.
Adottare queste semplici strategie può migliorare significativamente la qualità del sonno, contribuendo a un migliore benessere fisico e mentale.
C’è comunque una buona abitudine, che è quella di leggere un bel libro prima di dormire, che facilita enormemente il sonno.
Recenti studi dell’Università del Sussex evidenziano come leggere per almeno 6 minuti prima di dormire facilita enormemente prendere sonno e crea le situazioni per un riposo ristoratore. Ma i benefici non sono solo questi. In un’epoca dominata dagli schermi e dalle notifiche digitali, riscoprire il piacere di un buon libro prima di coricarsi può trasformarsi in un’abitudine salutare e rigenerante. Ecco alcuni dei principali vantaggi della lettura serale:
Riduzione dello stress Immergersi in una storia coinvolgente aiuta a distogliere la mente dalle preoccupazioni quotidiane, riducendo i livelli di stress e ansia. Studi dimostrano che leggere per almeno 6 minuti prima di dormire può abbassare la frequenza cardiaca e rilassare i muscoli, favorendo una sensazione di calma.
Miglioramento della qualità del sonno La lettura favorisce il rilassamento mentale, facilitando l’addormentamento e migliorando la qualità del sonno. Tuttavia, è consigliabile leggere libri stampati anziché su dispositivi elettronici, poiché la luce blu degli schermi può interferire con la produzione di melatonina, l’ormone del sonno.
Stimolazione cognitiva Leggere regolarmente mantiene la mente attiva e aiuta a prevenire il declino cognitivo. L’esposizione a nuovi vocaboli e idee migliora il linguaggio, la memoria e la capacità di concentrazione, contribuendo al benessere cerebrale a lungo termine.
Sviluppo della creatività e dell’empatia Immergersi nelle storie consente di esplorare mondi e prospettive diverse, stimolando la creatività e favorendo l’empatia nei confronti degli altri. I libri di narrativa, in particolare, aiutano a comprendere meglio le emozioni umane e a mettersi nei panni di personaggi con esperienze diverse dalle nostre.
Creazione di una routine rilassante Inserire la lettura nella routine serale segnala al corpo che è il momento di rilassarsi e prepararsi al riposo. Questa pratica aiuta a stabilire un ritmo sonno-veglia regolare, rendendo più semplice addormentarsi ogni sera.
Indubbiamente la semplice abitudine di leggere prima di dormire è efficaceper il benessere mentale e fisico. Che si tratti di romanzi, saggi o racconti brevi, dedicare del tempo alla lettura serale può trasformare le ultime ore della giornata in un momento di calma e arricchimento personale. Per ottenere il massimo beneficio, è consigliabile scegliere un libro che sia piacevole e rilassante, evitando contenuti troppo stimolanti o angoscianti.
Io metto anche qualche goccia di lavanda tra le pagine del libro e sul cuscino…
Giudicare l’articolo basandoci solo sul titolo, leggere un paio di righe ed avere un’idea, guardare distrattamente e pretendere di sapere tutto di quella persona…credo che in molti si riconoscano in questi comportamenti. In un’epoca in cui l’immagine spesso prevale sulla sostanza, imparare a guardare oltre le apparenze è un atto di consapevolezza e crescita personale. Attraverso l’empatia, la curiosità e la volontà di approfondire, possiamo scoprire un mondo più ricco di significati e connessioni autentiche.
Il giudizio basato sulle apparenze è un meccanismo naturale del cervello umano. Per semplificare il mondo complesso in cui viviamo, la nostra mente crea schemi e categorie che ci aiutano a interpretare rapidamente le informazioni. Tuttavia, questa scorciatoia mentale può portarci a commettere errori di valutazione e a creare pregiudizi ingiustificati.
Superare il giudizio superficiale non è sempre facile, ma è un percorso che porta a una vita più consapevole e soddisfacente. Vogliamo vedere insieme come è possibile?
L’Importanza dell’Empatia e della Curiosità
Per superare il giudizio superficiale, è essenziale coltivare l’empatia e la curiosità. Chiedersi cosa ci sia dietro un determinato comportamento o aspetto esteriore ci permette di comprendere meglio le persone e le loro storie. Ogni individuo ha un vissuto unico, fatto di esperienze, emozioni e difficoltà che non sono immediatamente visibili.
Strategie per …Guardare Oltre
Ascoltare Attivamente significa prestare attenzione alle parole, al tono di voce e al linguaggio del corpo degli altri senza interrompere o formulare giudizi prematuri.
Porre Domande Aperte serve per conoscere meglio le esperienze e i pensieri altrui.
Praticare l’Autoconsapevolezza per riconoscere i propri pregiudizi e cercare di metterli in discussione.
Vivere Esperienze Diverse ovvero entrare in contatto con culture, ambienti e persone differenti dalla propria realtà abituale aiuta a sviluppare una visione più ampia e inclusiva del mondo.
Infine la cosa più importante:
Non Fermarsi alle Prime Impressioni Dare il tempo di conoscere meglio le persone prima di trarre conclusioni affrettate.
Benefici di un Approccio Profondo
Andare oltre le apparenze non solo arricchisce la nostra comprensione del mondo, ma migliora anche le nostre relazioni interpersonali. Creare connessioni autentiche basate sulla comprensione reciproca favorisce un clima di fiducia e rispetto. Inoltre, aiuta a sviluppare una mente più aperta e flessibile, capace di adattarsi meglio alle sfide della vita.
Tra tutte le emozioni l’ansia è decisamente quella più odiosa. Perché? Fa vivere nel dubbio, in timori di ogni sorta, mette a repentaglio anche le certezze acquisite.
Riduce la tua mente ad un ingranaggio arrugginito ed inaffidabile e non basta: ti porta a rimuginare e rimuginare facendoti perdere sonno e rendendo, anche le cose più felici della giornata se non un incubo, un qualcosa di insignificante.
Se pensi che sia solo un problema di testa sei sulla cattiva strada poiché il corpo prima o poi risente di questa situazione stressante. Purtroppo l’ansia mette in azione una serie di ormoni che alla lunga creano veri e propri danni in numerosi organi.
Niente sembra dare pace. In qualche momento sembra che la fuga sia la situazione più facile, ma purtroppo non lo è. Non basta cambiare luogo l’ansia è dentro e si annida in modo pericoloso facendoti perdere entusiasmo e speranza. Tanta energia viene utilizzata per una fuga che non porta da nessuna parte e fa apparire la vita sempre più vuota e scolorita.
Per evitare l’ansia inizi ad evitare situazioni, luoghi e persone finendo per trovarti da solo ed ancora più insicuro ed insoddisfatto. Tutte le cose che amavi fare sono accantonate e sembra assurda l’idea di aver avuto in passato momenti felici e spensierati. Non ti riconosci più, ma non sai come cambiare, anzi il cambiamento appare impossibile.
Evitare (leggi scappare) purtroppo è evidente che non sia la situazione ideale. Più eviti e più l’ansia cresce con la relativa insicurezza e senso di inadeguatezza. E’ una falsa cura verso se stessi. Un po’ come per lo struzzo mettere la testa sotto la sabbia. Il problema rimane, ma fai solo finta che non ci sia. Più eviti e più l’ansia ti tormenta e prende possesso di te.
Quindi se arriva l’ansia non è possibile fare nulla e si rimane coinvolti con tutto il nostro essere? La bella notizia è che non deve essere per forza così. In fondo al buio tunnel è possibile vedere la luce, perché c’è.
Bisogna comprendere che l’ansia non deve farla da padrona ed è necessario riappropriarsi della propria vita un passo alla volta sottraendole forza ed entusiasmo. Come? Sostituendo pensieri positivi a pensieri negativi e mettendoti piccoli obiettivi che ti porteranno nella giusta direzione. Scoprirai di avere molte più risorse e capacità di quelle che pensavi e che il rovescio di una medaglia è la norma non un fatto eccezionale. Volontà e fiducia possono coesistere con pigrizia e sfiducia, ma a queste ultime non devi dare spazio. Raggiungere la meta di vivere fuori dalla gabbia dell’ansia è possibile, ma inizia subito prima che prenda il sopravvento. Nel caso chiedi aiuto, non procrastinare e credi nella tua voglia di cambiare.