Equilibrio: cosa ho imparato nella mia vita

Bisognerebbe vivere mille vite per imparare per noi stessi cosa è giusto e cosa non lo è.  Per essere più precisi in psicologia diciamo cosa è funzionale e cosa non lo è. Infatti ciò che per un individuo va bene, non è detto che lo sia per un altro. Eppure ci sono alcuni aspetti della nostra vita abbastanza universali da cui tutti possono trarre beneficio. Vorrei condividere con voi ciò che viene dalla mia esperienza personale.

La parola chiave è raggiungere un equilibrio interiore che permetta di godere delle cose belle, ma anche essere pronti di fronte alle avversità senza abbattersi. Ovvero migliorare la qualità della nostra vita vivendo con maggiore armonia nelle relazioni, nel lavoro, con noi stessi.

Vi propongo una serie di “passi” che ritengo necessari allo scopo:

il primo può sembrare scontato, ma purtroppo non lo è. Prendersi cura di sé partendo da una sana alimentazione, il corretto esercizio fisico e le giuste ore di sonno e riposo. Non è un optional: è la condizione indispensabile da cui tutto parte. Non dico di fare sessioni assurde in palestra, e neanche di stare perennemente a dieta: ricordate la parola equilibrio! Ognuno di noi ha un diverso fabbisogno energetico in base all’età, al sesso e alla tipologia di lavoro svolto. Mangiare “schifezze” non è mai sano anche se si ha un peso forma! Alimenti o bibite extra lo dice la parola stessa dovrebbero essere extra e non avere un utilizzo quotidiano. Se non siete degli “sportivi” o non lo siete mai stati inutile iscriversi in palestra per poi avere ogni giorno la scusa per non andare. Risparmiate soldi ed iniziate a camminare. Non dite che è una attività noiosa. Perché camminando si fa caso a cose che in macchina non si avrebbe la possibilità di notare. Si può camminare facendo delle commissioni a piedi, ma anche raggiungendo un parco cittadino. Non datevi obiettivi assurdi che dimenticherete in due giorni: partite con 15 minuti ad andare e poi tornate indietro (che farà quasi mezz’ora!) ed ogni giorno aumentate di uno o due minuti. Solo così arriverete ad un buon standard di allenamento cucito addosso per voi con benefici fisici e soddisfazione.

Per fare questo dovete però imparare ad amarvi. Qui entra in campo l’autostima. Lo dice la parola stessa: è ciò che noi pensiamo di noi stessi e non dipende dal giudizio altrui come erroneamente a volte si pensa! Bisogna imparare ad accettarvi con pregi e difetti, ma questo non vuol dire “accontentarvi” e non migliorare.

Il terzo passo è quello di avere uno scopo. Ve lo siete mai chiesti? Quale è il vostro scopo? Le vostre passioni? Avete obiettivi da raggiungere? Questo come i precedenti non è un aspetto trascurabile, poiché dà senso ad ogni nostra scelta. La direzione della nostra vita dipende dalla passione e dall’entusiasmo che mettiamo nelle cose ed è qualcosa di così importante che è visibile dall’esterno che viene riconosciuta e ridiventa fonte di energia!

Imparate ad essere curiosi. Per qualcuno è una dotazione di base, ma si può sempre apprendere. Avere la mente aperta sul mondo permette di gustarne a pieno la sua essenza, è stimolante ed è fonte inesauribile di conoscenza e quindi di crescita personale. NB. Non si finisce mai d’imparare! Con questa capacità il mondo sarà sempre nuovo e non sarete apatici in attesa che accada qualcosa nella vostra vita, perché sarete voi a  farla accadere.

Per far questo dovete necessariamente imparare a gestire al meglio il vostro tempo. Smettetela di perdere tempo prezioso non facendo nulla eccetto che lamentarvi di non avere tempo! Stare sul vostro smartphone non è rilassarvi. La vostra mente viene bombardata da migliaia di suoni ed immagini al secondo e quando lo spegnete siete più stanchi di prima. Annaffiate dei fiori, giocate con il vostro animaletto domestico, sistemate quella cosa che da tempo dovete fare e rimandate continuamente: questo è il momento giusto e ne ricaverete soddisfazione. In breve stabilisci delle priorità ed utilizza un’agenda che ti permetterà di tenere traccia delle cose che fai e di quelle da fare. Il riposo va effettuato nei giusti momenti e nel modo corretto.

Una cosa che molti non fanno, e fa la differenza nella vita, è essere grati. Oggi tutti avete la sensazione che tutto vi sia dovuto (specialmente i giovani che sono stati mal educati in tal senso!) La gratitudine rende ogni cosa più allettante e soddisfacente. Permette di apprezzare anche quelle piccole cose che passerebbero inosservate. Ringraziate un amico per un bel gesto, vostro figlio, vostra mamma ecc anche per quelle azioni svolte nel quotidiano che diamo per scontate: non lo sono!

Questo ha a che fare con la gentilezza. Essere gentili significa essere attenti verso gli altri. E’ un fatto di educazione? Anche, ma nasce dal rispetto per gli altri. (La base dell’educazione sta nel rispetto e a volte appare in disuso!) essere gentili è contagioso. Provate ad esserlo e vi sorprenderà ciò che accadrà attorno a voi.

Nella vita il cambiamento è sempre alle porte e a nessuno piace cambiare le proprie abitudini. A tutti piace stare nella propria zona di confort, ma il cambiamento è spesso necessario, spesso è un’opportunità. Imparate ad abbracciare il cambiamento quando arriva. Non respingetelo, non andate in opposizione. Provate a guardare il cambiamento da un’altra angolazione. Probabilmente vi sorprenderà.

Imparare a vivere nel presente aiuta moltissimo. Dal passato dobbiamo imparare e non rimuginare ed il futuro arriverà non è necessario creare ansie per ciò che ancora non è avvenuto e magari neanche accadrà. Vivere nel presente migliora la qualità della nostra vita facendoci vedere le cose con maggiore felicità.

Riassumendo in poche righe ciò che ho condiviso fino ad ora si vive bene quando amiamo noi stessi e ci rispettiamo, ovvero riconosciamo il nostro valore, quando siamo gentili con gli altri, quando siamo grati per ciò che riceviamo, ma anche quando mettiamo impegno per raggiungere un obiettivo e lo facciamo con passione, quando abbracciamo il cambiamento e siamo curiosi della vita. Se comprendi questo sei sulla giusta strada per vivere in armonia con te stesso e gli altri. Ma nulla è scontato ti devi impegnare. L’equilibrio si ottiene con il bilanciamento delle forze quindi con il movimento non con l’immobilità!

Binge eating: esci dalla gabbia

Quando soffri di abbuffate il cibo è il tuo pensiero fisso. Non ti godi più nulla talmente sei ossessionata dalle calorie, dagli sgarri e dalle conseguenti restrizioni.

Non potrai mai risolvere il problema se ti concentri solo sul cibo. Ci hai già provato ed hai visto che non funziona. Il problema deve essere affrontato dall’interno e non al di fuori di te.

Abbuffate e restrizioni rappresentano una specie di gabbia dalla quale dvi uscire. Per farlo il cammino deve essere intrapreso un passo alla volta con fiducia e scoprendo se stessi fino ad avere il coraggio per passare all’azione.

Rispondi onestamente alle domande che seguiranno per entrare in contatto con te stesso. Ti consiglio di comprare un quaderno dove annotare il tuo impegno e verificare i progressi. Inizia subito! Se hai letto fino a qui immagino tu sia abbastanza intenzionato ad intraprendere la strada alla scoperta di te stesso e ti auguro con tutto il cuore di raggiungere il “lieto fine”.

Cominciamo?

  • Guarda in faccia l’abbuffata

Da cosa è scaturita?

Hai vissuto un’emozione intensa?

Ti sei sentito svalutato/giudicato?

Hai trasgredito ad una regola che ti eri imposto?

Descrivi il motivo scatenante l’abbuffata e le emozioni vissute con onestà

  • Quali cibi hai scelto?

Cerchi cibi in particolare?

La scelta è casuale?

Vai al supermercato con l’intento di acquistare “schifezze” per la tua abbuffata?

Descrivi cosa e come mangi

  • Come hai vissuto l’abbuffata?

Quali emozioni seguono o accompagnano l’abbuffata?

Provi senso di colpa? Vergogna? Fallimento?

Cerca di vivere l’episodio come un’esperienza per conoscerti un po’ di più e chiediti: cosa posso fare la prossima volta affinchè non accada?

Per invogliarti al cambiamento e guidarti “fuori dalla gabbia” ti invito a farti ancora qualche domanda.

  • Come sarebbe la tua vita senza la mia ossessione per il cibo?

Quanto incidono le abbuffate/restrizioni nel tuo quotidiano?

Nelle uscite con gli amici?

Nel rapporto di coppia?

Nel fare la spesa?

Le restrizioni che seguono le abbuffate sono limitanti. Assegna un punteggio da 1 a 10 per ogni aspetto della vita che hai elencato.

  • Quali sono le regole che ti sei imposto?

Quali sono i cibi di cui ti privi?

Hai giorni od orari in particolare per le abbuffate?

Come le regole che ti sei imposto vincolano le tue scelte.

Quale significato hanno queste regole autoimposte?

Ricorda che la dieta perfetta non esiste. Esiste solo un’alimentazione equilibrata specifica per ogniuno di noi in base al lavoro, al sesso ed all’età. La parola chiave è equilibrio.

Immagina una linea retta che vede al centro l’equilibrio ed ai due estremi le abbuffate e le restrizioni. Chiediti in quale punto della retta ti trovi adesso e cosa puoi fare per raggiungere il centro ovvero il punto di equilibrio.

Il percorso potrebbe essere accidentato, ma incamminarsi verso l’equilibrio ha in sé già un input positivo rispetto ad un atteggiamento passivo in cui ci si sente letteralmente prigionieri del cibo. Scegli di scegliere.

 Scegli te.

Nutrire l’anima: come il cibo influisce sulle emozioni

Il legame tra cibo ed emozioni è profondo e complesso. Mentre molte persone considerano il cibo principalmente come una fonte di energia fisica, la sua influenza si estende ben oltre il corpo, arrivando a toccare anche la sfera emotiva e mentale.

Nutrire il corpo, nutrire l’anima

Quando parliamo di cibo, spesso pensiamo solo al suo valore nutrizionale. Tuttavia, il cibo ha un impatto molto più ampio sul nostro benessere complessivo. Oltre a fornire sostentamento fisico, il cibo può anche influenzare il nostro umore, i nostri livelli di energia e persino il nostro stato emotivo.

Gli alimenti e le emozioni

Ci sono alcuni alimenti che sono noti per il loro effetto sulle emozioni. Ad esempio, il cioccolato è spesso associato alla felicità e al piacere, grazie alla sua capacità di innalzare i livelli di serotonina nel cervello, il neurotrasmettitore legato al buonumore. Allo stesso modo, cibi ricchi di zuccheri e carboidrati semplici possono dare una sensazione immediata di comfort e soddisfazione, anche se temporanea.

Il legame tra cibo e stress

Il cibo può anche influenzare la nostra risposta allo stress. Molte persone ricorrono al cibo per trovare conforto durante periodi di stress o ansia, creando così una connessione tra cibo e stato emotivo. Tuttavia, questo tipo di alimentazione emotiva può portare a un circolo vizioso, in cui l’eccesso di cibo spesso porta a sensi di colpa e rimorso, peggiorando ulteriormente lo stato emotivo.

L’importanza di un’alimentazione equilibrata

Per mantenere un equilibrio emotivo sano, è importante adottare un’alimentazione equilibrata che fornisca al corpo i nutrienti di cui ha bisogno senza compromettere il benessere emotivo. Questo significa fare scelte alimentari consapevoli, privilegiando cibi integrali, frutta, verdura e proteine magre, mentre si limitano gli alimenti processati e ricchi di zuccheri aggiunti.

Il rituale del pasto

Inoltre, il modo in cui consumiamo il cibo può avere un impatto sulle nostre emozioni. Condividere un pasto con amici o familiari può essere un’esperienza gratificante e nutriente dal punto di vista emotivo, creando un senso di connessione e appartenenza. Anche prendersi del tempo per preparare un pasto con cura e consapevolezza può essere un atto di auto-cura e gratitudine.

Quindi il cibo ha un impatto significativo sulle nostre emozioni e sul nostro benessere emotivo. Scegliere alimenti nutrienti e adottare pratiche alimentari consapevoli può aiutare a promuovere un equilibrio emotivo sano e nutrire non solo il corpo, ma anche l’anima.

Non soffocate il dolore

La società giudica una persona sofferente come debole, incapace di rialzarsi. Spesso chi sputa queste sentenze sta anch’egli soffrendo ma, semplicemente, non vuole farlo vedere. Giudicare il dolore altrui ci fa sentire forti, superiori. Ma non lo siamo.

Non nascondete la sofferenza, non vergognatevene. Non siete deboli, al contrario, siete più forti di quelli che vi danno dei falliti. Smettete di ignorare ciò che reclama la vostra attenzione: so che è più facile distrarsi, guardare dall’altra parte, ma bisogna smettere di soffocare il dolore e affrontarlo alla radice.

Altrimenti ci sentiremo sempre incompleti, smaniosi di acquisire nuovi beni e successi che ci aiutino ad attenuare il dolore. Ma finché non cambieremo mentalità, non smetteremo mai di soffrire. La nostra natura non ci impone di essere completi, ma di prendere decisioni, entrare in connessione con la nostra forza emozionale e godere del presente.

DA NON DIMENTICARE…

* Non fuggite dalle avversità.

* Non isolatevi.

* Non rassegnatevi all’impotenza.

* L’avversità presuppone un cambiamento.

* Pensate di avere di fronte una sfida.

Concentrate l’attenzione sul lungo periodo.

Indirizzate l’energia sul breve periodo.

Cambiate ciò che si può, accettate il resto.

Analizzate il vostro dialogo interiore.

Trasmettete serenità a chi vi circonda.

Prendete personalmente le vostre decisioni.

Coltivate l’ottimismo.

Considerate l’avversità come un’opportunità per cambiare la stra vita.

Trovate una valvola di sfogo per le vostre emozioni.

Non correte rischi inutili.

Tratto dal libro Kintsukuroi di Tomas Navarro. Ve ne ho parlato su questo blog!

Kintsukuroi: l’arte giapponese di curare le ferite dell’anima

Kintsukuroi più conosciuta come Kintugi è un’antica arte giapponese che serve per riparare con l’oro le fratture di un oggetto. Lo psicologo spagnolo Tomas Navarro, fondatore del centro per il benessere emotivo, nel suo avvincente libro racconta di come questa arte possa essere utilizzata per curare le ferite dell’anima. Una lettura impegnata, ma coinvolgente in cui si troverà un qualche esempio che può colpire la nostra anima. Tra le pagine possiamo conoscere il dolore attraverso le sue manifestazioni, ma anche i modi per integrarlo nel nostro quotidiano. Si può scoprire l’origine della sofferenza ed i motivi per cui si soffre: avversità, frustrazione, delusione sono solo alcuni di questi. Con il dott. Navarro possiamo addentrarci anche sulle difficoltà e limiti di un cambiamento, ma anche comprendere i danni del pregiudizio e delle proiezioni. Possiamo ricorrere a tante strategie alcun più o meno valide per fuggire al dolore e alla sofferenza, ma possiamo imparare ad utilizzare in modo positivo e riconoscere la nostra forza emozionale.

 Alla fine della prima parte più descrittiva/teorica del libro l’autore ricorda che:

Vivere comporta la possibilità di soffrire, ma il nostro corpo lo ha previsto ed è preparato a sanare le ferite fisiche ed emozionali.

Dobbiamo imparare ad essere più forti della vita e capaci di riparare ciò che è rotto.

Non bisogna rimanere ancorati al dolore….

Nella seconda parte si fa il lavoro vero e proprio ed il primo capitolo inizia proprio con queste parole: Dovete recuperare il controllo della vostra vita, delle emozioni e di voi stessi, è la base per riacquistare sicurezza nelle vostre possibilità…

Un inizio molto propositivo in cui passo dopo passo dalla teoria si arriva  alla pratica per sperimentare alcuni passaggi fondamentali per “ricomporre la propria vita”

La vita non si sistemerà mai da sola. Non aspettare che succeda qualcosa. Non basta volerlo bisogna passare all’azione ricorda l’autore esortando di evitare di “toccare il fondo” dal quale poi è più difficile tornare a galla. Tra gli insegnamenti un modo diverso di pensare ed affrontare il dolore, i modi per imparare dal passato e naturalmente la cosa più importante di tutte: imparare a volersi bene!

C’è anche una terza parte, ma non voglio spoilerare altro!

Kintsukuroi di Tomas Navarro Giunti editore

All’azione con la filosofia Mottainai

Vi invito a unirvi alla «filosofia» mottainai! È un concetto giapponese che si riferisce alla pena e alla tristezza che proviamo quando perdiamo una risorsa (materiale o meno) di grande valore, come un insegnamento, il tempo, un’esperienza, un sogno, un’emozione, un’idea o anche un pensiero. D’altro canto, ha anche un’accezione positiva, poiché indica il desiderio di godere, di vivere una seconda vita e di non disperdere ciò che è prezioso. Forse si tratta solo di una mia interpretazione, ma mi sembra un insegnamento di fondamentale importanza. Quando vi accorgete che state perdendo qualcosa, potete cercare di trattenerlo o, almeno, trattenere una traccia di ciò che se ne va sotto forma di preziosissima esperienza.

Ora sapete cosa significa il termine «mottainai», ma sarà l’applicazione di questa conoscenza ad aiutarvi. Spesso accumuliamo dati, leggiamo e ci documentiamo, ma non passiamo all’azione, come se avere una nuova opportunità quasi ci spaventasse. Quanto ci sbagliamo!

Avete tutto il diritto a ricominciare, e stavolta non partirete da zero, ma dalla saggezza accumulata con l’ esperienza. La vita è una successione di cadute e di ritorni in pista. Non importa quante volte cadrete, perché vi rialzerete ogni volta…

Tratto dal libro Kintsukuroi di cui vi parlerò il prossimo venerdì: rimanete sintonizzati!

Mottainai ed il pianeta….

“Mottainai” è una parola giapponese che esprime un sentimento di rammarico o pentimento per lo spreco. È usata per trasmettere l’idea che qualcosa sia troppo prezioso per essere sprecato. La filosofia dietro al termine Mottainai enfatizza l’importanza di utilizzare le risorse in modo efficiente e sostenibile, evitando lo spreco e valorizzando ciò che già abbiamo.

Questa filosofia è radicata nella cultura giapponese e ha implicazioni non solo ambientali, ma anche sociali ed economiche. Promuove l’idea di rispetto per le risorse naturali, incoraggia il riutilizzo e il riciclo e sottolinea l’importanza di prendersi cura dell’ambiente per le generazioni future.

Nel mondo contemporaneo, dove il consumo e lo spreco eccessivi sono problemi globali, la filosofia Mottainai offre una prospettiva preziosa su come possiamo vivere in modo più sostenibile e consapevole.

Il Benessere in Primavera: come rivitalizzare Mente e Corpo con il cambio di stagione

La primavera porta con sé una sensazione di rinascita e rinnovamento. Con l’allungarsi delle giornate e l’abbassarsi delle temperature, molte persone trovano nuova energia e vitalità. Tuttavia, il passaggio dalla stagione fredda all’arrivo della primavera può essere un momento delicato per il benessere mentale e fisico. In cinque punti chiave esploreremo come approcciare la primavera con il giusto atteggiamento per massimizzare il benessere.

1. Connettiti con la natura: La primavera è il momento ideale per trascorrere del tempo all’aperto e riconnettersi con la natura. Fare passeggiate nei parchi, fare giardinaggio o semplicemente sedersi all’ombra di un albero possono avere effetti benefici sulla salute mentale. La luce solare e l’aria fresca possono aiutare a ridurre lo stress e migliorare l’umore.

2. Alimentazione fresca e leggera: Con l’arrivo della primavera, è il momento ideale per fare una pulizia nella dieta e introdurre cibi freschi e leggeri. Frutta e verdura di stagione, ricche di antiossidanti e vitamine, possono aiutare a rivitalizzare il corpo dopo i mesi invernali. Ridurre il consumo di cibi processati e zuccherati può favorire anche la perdita di peso e migliorare l’energia.

3. Attività fisica all’aria aperta: La primavera offre condizioni ottimali per praticare attività fisica all’aperto. Fare jogging, andare in bicicletta o partecipare a lezioni di yoga all’aperto possono essere modi eccellenti per migliorare la forma fisica e godersi il bel tempo. L’esercizio fisico non solo migliora la salute fisica, ma può anche ridurre lo stress e migliorare l’umore.

4. Pratica della mindfulness: La primavera può essere un momento frenetico, con molte persone impegnate nel lavoro e nelle attività all’aperto. Tuttavia, è importante trovare anche momenti di calma e riflessione. La pratica della mindfulness, come la meditazione o la respirazione consapevole, può aiutare a ridurre lo stress e favorire una maggiore consapevolezza del momento presente.

5. Dormire bene: Con l’allungarsi delle giornate, può essere facile trascurare il sonno a favore di attività all’aperto e socializzazione. Tuttavia, il sonno è fondamentale per il benessere generale. Fare in modo di mantenere una routine regolare del sonno e creare un ambiente rilassante nella camera da letto può favorire un sonno riposante e rigenerante.

La primavera è un momento meraviglioso per rinvigorire mente e corpo. Approfittare delle belle giornate per connettersi con la natura, seguire una dieta sana, praticare attività fisica all’aperto, coltivare la mindfulness e garantire un sonno di qualità possono contribuire a massimizzare il benessere in questa stagione di rinascita. Con il giusto approccio, la primavera può diventare una stagione di crescita e trasformazione personale.

La dieta mediterranea e gli effetti sul sonno

Recentemente sono stata incuriosita da un articolo scientifico che prende in esame degli studi che mettono in correlazione cibo e qualità del sonno e sembra che il nostro modo di mangiare scorretto ed in eccesso lo possa influenzare. Lo condivido con voi.

La prevalenza dei disturbi del sonno, caratterizzati da problemi relativi alla qualità, ai tempi e alla durata del sonno, sta aumentando a livello globale. Tra i fattori di rischio modificabili, è stato suggerito che la qualità della dieta influenzi le caratteristiche del sonno. La dieta mediterranea è considerata un modello alimentare fondamentale in termini di qualità ed effetti sulla salute umana. Tuttavia, le abitudini alimentari caratterizzate da questo patrimonio culturale dovrebbero essere considerate anche nel contesto dei comportamenti generali dello stile di vita, comprese le abitudini del sonno. Questo studio mirava a rivedere sistematicamente la letteratura relativa all’adesione alla dieta mediterranea e alle caratteristiche del sonno negli studi osservazionali. La revisione sistematica comprende 23 studi nei quali viene descritta la relazione tra l’adesione alla dieta mediterranea e le diverse caratteristiche del sonno, tra cui la qualità del sonno, la durata del sonno, la sonnolenza diurna e i sintomi dell’insonnia. La maggior parte degli studi inclusi nella revisione sono stati condotti nel bacino del Mediterraneo e hanno riportato un’associazione significativa tra una maggiore aderenza alla dieta mediterranea e una minore probabilità di avere scarsa qualità del sonno, durata del sonno inadeguata, eccessiva sonnolenza diurna o sintomi di insonnia. È interessante notare che anche studi condotti al di fuori del bacino del Mediterraneo hanno mostrato una relazione tra l’adozione di una dieta di tipo mediterraneo e la qualità del sonno, suggerendo che potrebbero esistere meccanismi biologici a sostegno di tale associazione. In conclusione, le prove attuali suggeriscono una relazione tra l’adesione alla dieta mediterranea e la qualità complessiva del sonno e i diversi parametri del sonno. La plausibile associazione bidirezionale dovrebbe essere ulteriormente studiata per capire se la promozione di una dieta sana possa essere utilizzata come strumento per migliorare la qualità del sonno.

FONTE

Justyna GodosRaffaele FerriGiuseppe LanzaFilippo CaraciAngel Olider Rojas VistorteVanessa Yelamos TorresGiuseppe GrossoSabrina Castellano 

Mediterranean Diet and Sleep Features: A Systematic Review of Current Evidence” Nutrients. 2024;16(2):282.doi : 10.3390/nu16020282.

“Lo spazio leggero” libera dall’ansia

Siamo tutti un po’ ansiosi. E’ lo stile di vita iper affaccendato che ci fa vivere la vita come se fossimo sempre sull’orlo di un precipizio. In un certo l’ansia la viviamo come “normale”, ma lo è fino ad un certo punto. La chiave per vincere l’ansia risiede nella creatività, ma non è facile comprenderlo. Non è facile chiederci cosa ci piacerebbe fare, non è facile trovare il tempo per certe cose, perché sembra una perdita di tempo. Finiamo per procrastinare all’infinito cose che in realtà ci farebbero stare bene e a furia di rimandare rimaniamo indietro di mille cose e ciò ci provoca senso di inadeguatezza e fa aumentare l’ansia.

Vi propongo un romanzo in cui molti di voi potrebbero ritrovarsi e magari trovare qualche spunto per vivere al meglio. Vi faccio un regalo: qualche riga così vi fate un’idea.

-Il suo armadio, per esempio.-

-In che senso, scusi?-

-Il suo armadio. Com’è?-

-Non lo apro mai.-

Il dottor F. solleva la penna indicando un punto immaginario sulla parete bianca. Il sopracciglio sinistro balla nel volto arcuato in un’espressione senza tono.

-Non lo apre mai?-

È per questo che Petra va in analisi. Per rimanere sprofondata nella poltrona di pelle nera, nella lentezza di una spirale di domande senza fondo.

Osserva la linea immaginaria e disegna con la mente strane creature che fuggono via dagli interstizi delle finestre piene di spifferi.

Sta così bene lì, a raccontare storie. Talvolta le inventa. Anche. Talvolta. Ma solo per scoprire se il dottor F. nasconda o meno i denti dietro quella bocca a pesce. Ha provato anche con le barzellette. È brava a raccontarle, dicono. Ma lo psichiatra non cede di un muscolo, imbalsamato come le statue di cera a piazza SS. Apostoli…

« Lo spazio leggero », edito da Affiori di Giulio Perrone, è il nuovo romanzo di Maria Rosaria De Simone. Qualche indiscrezione per incuriosirvi. Petra, il personaggio femminile, è una interior designer, che ha fatto del suo lavoro una filosofia di vita. Realizza spazi abitativi essenziali, in cui il rigore e la perfezione esteriore divengono il proposito per la ricerca del benessere e dell’ordine interiore. Questa concezione avanguardista, però, non sembra funzionare nella sua vita.

Petra infatti soffre di crisi d’ansia e il suo analista, il dottor F., per scuoterla dalla propensione all’autocommiserazione, le propone una terapia insolita e alquanto provocatoria: deve fare ordine nell’armadio che non apre da anni.

La cura conduce la protagonista in un sottile gioco psicologico che attraversa con disinvoltura fantasmi del passato e del presente, amori sconvolgenti e rancori sedimentati, luoghi e persone, gesti e parole, sogni, con la consapevolezza, infine, che l’esistenza sia un groviglio di storie imperfette che forse rimarranno irrisolte per sempre.

L’autrice romana Maria Rosaria De Simone attraverso Petra e gli altri personaggi indaga nella solitudine dell’uomo contemporaneo, alla ricerca del sottile filo nascosto, teso verso la realtà metafisica e racconta quanto sia importante utilizzare il pensiero laterale per  risolvere con creatività le sfide della vita.

Alla ricerca della felicità: esplorando i suoi misteri ed i suoi segreti

La felicità è stata oggetto di ricerca, dibattito e desiderio umano fin dall’alba della civiltà. È una delle esperienze più universalmente ambite e allo stesso tempo più sfuggenti. Ma cos’è esattamente la felicità? Come possiamo definirla? E, ancora più importante, come possiamo raggiungerla?

La felicità può essere vista come uno stato di benessere soggettivo, caratterizzato da emozioni positive come la gioia, la soddisfazione e il senso di realizzazione. È più di un semplice momento di piacere; è una condizione sostenibile di contentezza e serenità nella vita quotidiana.

Ma trovare la felicità non è sempre facile. La nostra ricerca di felicità è spesso ostacolata da fattori interni ed esterni. Alcuni di questi possono essere affrontati e superati con sforzo e determinazione, mentre altri possono richiedere un cambiamento più profondo nella nostra prospettiva e nel nostro stile di vita.

Uno dei principali ostacoli alla felicità è la nostra stessa mente. Spesso ci troviamo intrappolati in schemi di pensiero negativi, auto-critica e auto-dubbio che ci impediscono di apprezzare pienamente la gioia che la vita ha da offrire. Superare queste tendenze richiede pratica e consapevolezza. Imparare a riconoscere i nostri pensieri distruttivi e sostituirli con pensieri positivi e compassionevoli è un passo cruciale verso la felicità duratura.

Inoltre, la nostra società moderna spesso ci spinge verso un modello di successo basato sull’accumulo di ricchezza, potere e status. Tuttavia, molte ricerche dimostrano che queste cose hanno una correlazione limitata con la felicità. Piuttosto, è la qualità delle nostre relazioni, il senso di scopo e significato nella vita, e la nostra capacità di vivere nel momento presente che sono i veri precursori della felicità.

La pratica della gratitudine è un modo potente per coltivare la felicità. Prendersi il tempo ogni giorno per riflettere su ciò per cui si è grati può cambiare radicalmente la nostra prospettiva e aumentare il nostro benessere emotivo. Dedicare del tempo alle attività che ci appassionano e ci riempiono di gioia, così come coltivare relazioni autentiche e significative con gli altri, può portare a una felicità più profonda e duratura.

È importante ricordare che la felicità non è un obiettivo finale da raggiungere, ma piuttosto un viaggio continuo. È normale sperimentare alti e bassi lungo il percorso, e non c’è una formula universale per la felicità che funzioni per tutti. Ognuno di noi deve trovare il proprio percorso verso la felicità, facendo esperimenti, imparando dagli errori e adattandosi lungo il cammino.

Concludendo la felicità è un obiettivo degno di perseguire, ma non dovremmo mai perderci nella ricerca di essa. È nell’accettare e apprezzare la nostra esperienza attuale, nella pratica della gratitudine e nell’investire nelle nostre relazioni che possiamo sperare di trovare la felicità autentica e duratura che tanto desideriamo.