Intelligenza emotiva: pensate di poterne fare a meno?

Erroneamente tendiamo ad essere pragmatici, a risolvere ogni cosa cognitivamente, in qualche modo la società ci insegna che usare le emozioni è segno di debolezza. Eppure l’intelligenza emotiva è una grande risorsa e dovrebbe essere sostenuta da quando siamo piccoli. Nelle prossime righe cercherò di illustrarvela al meglio.

L’intelligenza emotiva è un concetto psicologico che si riferisce alla capacità di riconoscere, comprendere, gestire e utilizzare efficacemente le proprie emozioni e quelle degli altri. Questa capacità è considerata cruciale per il successo personale e professionale, poiché influisce sulla nostra capacità di comunicare, risolvere i conflitti, gestire lo stress e prendere decisioni informate.

Il concetto è stato reso popolare da Daniel Goleman negli anni ’90, che ha identificato cinque componenti principali dell’intelligenza emotiva:

  1. Consapevolezza di sé (Self-awareness): La capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni, nonché il loro effetto sugli altri. Include l’autovalutazione accurata delle proprie forze e debolezze e una sana fiducia in sé stessi.
  2. Autoregolazione (Self-regulation): La capacità di controllare o reindirizzare gli impulsi e le emozioni negative, mantenendo la calma e la compostezza anche in situazioni stressanti. Comprende anche la capacità di pensare prima di agire e di gestire i cambiamenti.
  3. Motivazione (Motivation): La spinta interna a perseguire obiettivi per motivi intrinseci piuttosto che per gratificazione esterna. Le persone emotivamente intelligenti tendono ad essere più orientate agli obiettivi, resilienti e pronte a lavorare duramente per il successo.
  4. Empatia (Empathy): La capacità di comprendere le emozioni degli altri e di rispondere in modo appropriato. Questo aiuta nelle interazioni sociali, poiché permette di costruire relazioni migliori, risolvere conflitti e promuovere un ambiente collaborativo.
  5. Abilità sociali (Social skills): Le competenze necessarie per gestire le relazioni e costruire reti sociali efficaci. Questo include la capacità di comunicare chiaramente, influenzare gli altri, gestire i conflitti e lavorare in team.

Importanza dell’Intelligenza Emotiva

L’intelligenza emotiva è cruciale in vari contesti, tra cui:

  • Ambito lavorativo: Le persone con alta intelligenza emotiva tendono ad essere leader migliori, capaci di motivare i loro team e gestire conflitti in modo efficace. Sono anche più adattabili ai cambiamenti e in grado di gestire lo stress in modo più efficiente.
  • Relazioni personali: Migliora la capacità di comprendere e rispondere ai bisogni e ai sentimenti degli altri, contribuendo a costruire relazioni più forti e significative.
  • Benessere personale: Essere consapevoli delle proprie emozioni e sapere come gestirle può portare a una maggiore soddisfazione personale e a una riduzione dello stress e dell’ansia.

Come Sviluppare l’Intelligenza Emotiva

  1. Praticare la consapevolezza di sé: Tenere un diario delle emozioni, riflettere sulle proprie reazioni emotive e cercare di capire le cause sottostanti.
  2. Lavorare sull’autoregolazione: Imparare tecniche di gestione dello stress come la meditazione, la respirazione profonda e la pratica della mindfulness.
  3. Motivarsi internamente: Stabilire obiettivi personali significativi e lavorare per raggiungerli, mantenendo una mentalità positiva.
  4. Sviluppare l’empatia: Ascoltare attivamente gli altri, cercare di vedere le cose dal loro punto di vista e rispondere con gentilezza e comprensione.
  5. Migliorare le abilità sociali: Lavorare sulla comunicazione efficace, imparare a risolvere i conflitti in modo costruttivo e costruire relazioni positive.

Sviluppare l’intelligenza emotiva è un processo continuo che richiede consapevolezza e pratica costante ed i benefici che ne derivano possono avere un impatto significativo e positivo su tutti gli aspetti della vita.

Provare per credere!

Gestisci al meglio le tue energie

Hai spesso la sensazione di non aver concluso nulla? La sera ti accorgi di non aver fatto neanche la metà di ciò che ti eri proposto? Hai mai fatto caso a quanto tempo ed energie sprechi durante il giorno?

Ti dimostrerò in pochi punti in quanti momenti della giornata sprechi tempo senza che te ne accorgi….

Ti preoccupi troppo per quello che dicono gli altri. Spendi tempo ed energie a compiere azioni o dire cose che possano non metterti in cattiva luce anche andando contro la tua volontà o necessità. Questo non fa bene. Se te ne preoccupi vuol dire che sei il primo che giudica quindi fai attenzione. Del giudizio puoi tenerne conto solo se ti aiuta a migliorare altrimenti non prenderlo in considerazione.

Procrastini: Rimandi in continuazione le cose importanti per dedicarti a quelle urgenti! Impara a gestire le priorità! Se sei stanco inutile continuare a lavorare: farai errori e perderai un sacco di tempo.

Ti lamenti Lamentarsi puòrappresentare uno sfogo, ma dilungarsi troppo in lamentele senza trovare soluzioni non è utile. Dà una visione di te stesso inconcludente mentre attivarsi dà una sferzata all’autostima.

Tempo al telefono e sui social: A meno che non sia parte del tuo lavoro non stare al telefono oltre le due ore al giorno! Vivere le vite degli altri sui social non è vita. Non credere che ti stai rilassando: il tuo cervello sta ricevendo migliaia di input al secondo tra immagini, luci e suoni.

Rimuginare su cose di cui non hai il controllo: Ci sono situazioni di cui dobbiamo semplicemente prendere atto, integrarle e accettarle se non possiamo fare altrimenti. Inutile perdere tempo e riempirsi di angosce su cose che non possiamo modificare Cercare soluzioni o adattarsi al meglio è sicuramente più utile.

Questi sono solo alcuni dei comportamenti che riscontro spesso nelle persone. Ce ne sono di altri, ma questi sicuramente sono i più presenti.

Lascio qualche piccolo consiglio per evitare di sprecare tempo utile cercando di vivere una vita di qualità e non solo vivere!

Sostituisci o alterna lo smartphone con un bel libro, un film o un documentario. Almeno avrai imparato qualche cosa e ti sarai rilassato.

Fai un elenco delle cose che devi assolutamente fare in una giornata e spunta man mano che le fai

Cerca di andare a pranzo e cena fuori solo il fine settimana e gli altri giorni mangia in modo sano.

Non serve fare i forzati del divertimento. Riposa se ne senti il bisogno. La nostra salute è importante non può essere messa sempre all’ultimo posto.

Ferie: ne beneficia la nostra psiche e non solo!

Le ferie estive non sono solo un lusso, ma una necessità per il nostro benessere psicologico. Sfruttando al meglio questo periodo di pausa, possiamo migliorare la nostra salute mentale, rafforzare le nostre relazioni e ritornare alla routine quotidiana con rinnovata energia e motivazione. Quindi, la prossima volta che pianifichi le tue vacanze estive, ricorda di dedicare del tempo a te stesso e al tuo benessere psicologico.

Le ferie estive rappresentano un momento atteso da molti, un periodo dedicato al riposo, al divertimento e alla rigenerazione. Tuttavia, oltre a essere un’opportunità per staccare la spina dalle routine quotidiane e dagli impegni lavorativi, le vacanze estive hanno anche un impatto significativo sulla nostra salute mentale e sul nostro benessere psicologico. Nelle prossime righe vedremo i vari modi in cui le ferie estive possono influenzare la nostra psiche offrendo alcuni suggerimenti per massimizzare i benefici di questo periodo.

L’importanza del riposo

Il riposo è essenziale per la nostra salute mentale e fisica. Durante l’anno, molti di noi accumulano stress e tensione a causa del lavoro, degli impegni familiari e delle altre responsabilità quotidiane. Le vacanze estive offrono l’opportunità di interrompere questi cicli stressanti, permettendo al corpo e alla mente di recuperare e rigenerarsi. Studi hanno dimostrato che il riposo adeguato può migliorare l’umore, aumentare la produttività e ridurre il rischio di malattie mentali come la depressione e l’ansia.

Cambiamento di ambiente

Uno dei principali benefici delle vacanze estive è la possibilità di cambiare ambiente. Visitare nuovi luoghi, esplorare nuove culture e sperimentare nuove attività può stimolare la mente, offrendo nuove prospettive e rompendo la monotonia della vita quotidiana. Questo cambiamento può aiutare a ridurre i livelli di stress e a migliorare il benessere emotivo, contribuendo a una sensazione generale di felicità e soddisfazione.

Tempo di qualità con la famiglia e gli amici

Le ferie estive sono anche un’opportunità per trascorrere del tempo di qualità con la famiglia e gli amici. Questi momenti di connessione sociale sono fondamentali per il nostro benessere psicologico. Le relazioni interpersonali positive possono offrire supporto emotivo, ridurre i sentimenti di isolamento e aumentare il senso di appartenenza e di sicurezza. Le attività condivise durante le vacanze, come i pasti, le escursioni e i giochi, possono rafforzare i legami e creare ricordi duraturi.

Riscoprire se stessi

Le vacanze estive offrono anche un’opportunità per riscoprire se stessi. Lontani dalle pressioni e dalle aspettative quotidiane, possiamo dedicare del tempo a riflettere sui nostri obiettivi, passioni e desideri. Questo tempo di introspezione può essere estremamente benefico per la nostra crescita personale e per la nostra autostima. Inoltre, dedicarsi a hobby e attività che ci appassionano può aumentare il nostro senso di realizzazione e felicità.

Suggerimenti

Pianificare in anticipo: Una buona pianificazione può ridurre lo stress legato all’organizzazione del viaggio e permetterci di goderci al massimo le vacanze.

Disconnettersi dal lavoro: È importante cercare di staccare completamente dal lavoro durante le vacanze, evitando di controllare costantemente email e messaggi.

Matrimonio o convivenza? Parliamone

Oggi facevo sull’argomento queste considerazioni con una ragazza in cerca della sua prima casa con l’attuale “ragazzo”. Si conoscono da due anni, stanno bene insieme, lavorano entrambi è arrivata l’ora di andare a vivere insieme, ma non di sposarsi, perché “tanto è uguale”.

Sarà proprio vero? Dalla mia esperienza in termini psicologici, e a livello di normativa, ho fatto le mie ricerche, in realtà non è proprio la stessa cosa!

Vediamo insieme cosa succede se si decide di sposarsi o andare a convivere.

Partiamo dai Significati:

matrimonio: secondo l’autorevole Treccani: Unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie. La parola matrimonio deriva dalla parola latina matrimonium, che, a sua volta, è un derivato della parola mater, che significa madre.(dal web)

convivenza: Vivere insieme, abitare nella stessa casa. Fare vita comune come marito e moglie pur non essendo sposati

Sebbene dal punto di vista affettivo, se ci si ama, il fatto di essere sposati o meno non fa la differenza, dal punto di vista psicologico non è proprio così e neanche dal punto di vista sociale.

IL MATRIMONIO

Il matrimonio è un rito di passaggio nel quale i due fidanzati acquisiscono uno status ufficiale condiviso dalla collettività e diventano famiglia. La cerimonia sancisce il momento e simboli come la fede nunziale ne permettono il riconoscimento dello status a livello sociale. A livello psicologico sposarsi può essere considerato rassicurante come il momento in cui si finisce di cercare e si decide di stare con quella persona per sempre, ma ricordate che non è una data di fine (come nelle favole) ma una data di inizio. Non bisogna pensare solo alla festa, ma a ciò che significa e a ciò che segue. Ci vuole impegno, pazienza e amore affinchè un matrimonio funzioni. Insieme a valori condivisi, all’accettazione dell’altro e all’idea che spesso i sacrifici sono necessari.

LA CONVIVENZA

Nella convivenza il riconoscimento del legame è un fatto personale della coppia, non avviene alcun riconoscimento dall’esterno. Il passaggio da “io e te” a “Noi” non è sancito da un “rito di passaggio” che definisce un momento dall’altro nella vita di due persone.

Diritti e doveri si definiscono autonomamente in base alle proprie caratteristiche personali e non vengono imposte da un contratto. Dal punto di vista sociale è spesso considerato come un rapporto di serie B.

Dal punto di vista strettamente psicologico, perché si dovrebbe scegliere la convivenza? -Per sentirsi più liberi- -Per non pagare gli avvocati in caso di incomprensioni – sono le risposte più frequenti.  Ma io credo che si sia di più. Forse non si è certi del legame? Forse si cerca una via di fuga al bisogno? Forse ci si dà un’altra possibilità se si cambia idea?

Credo sia necessario essere onesti nel rispondere anche ad altre domande come:

-Sono in grado di prendermi un impegno nel lungo termine?- –  Penso di arrendermi alla prima difficoltà o voglio lottare per il mio rapporto?-


Quindi sposarsi o convivere?

Vediamo cosa succede se ci sono figli.

Per il bambino se i genitori convivono o sono sposati per il suo sviluppo non c’è alcuna differenza. Per un bambino conta solo come si trattano la mamma ed il papà, se si amano, se lo amano e se c’è serenità in casa. Anche dal punto di vista dei diritti essere figli naturali o legittimi è lo stesso infatti sussiste l’obbligo al mantenimento e all’istruzione per entrambi i genitori.

La differenza, riguarda la parentela con le famiglie d’origine dei genitori. Un figlio naturale non ha legami di parentela con i fratelli dei genitori e con i loro figli: attenzione “per la legge” il bambino non ha né zii nè cugini. Il vincolo di parentela, a livello giuridico, si ha solo in linea diretta ovvero con i nonni. Questo comporta inevitabilmente anche delle differenze per i diritti di successione: il figlio naturale eredita solo dai genitori e dai nonni, mentre il figlio legittimo eredita da tutti i parenti fino al sesto grado di parentela. Sono in corso delle variazioni giuridiche, ma attualmente questa è la situazione.

Altre cose da considerare: se il bimbo nato al di fuori del matrimonio non viene riconosciuto dal padre, solo la mamma ha dei doveri verso di lui. Se i neogenitori dovessero lasciarsi, se il papà non contribuisce al suo mantenimento bisognerà rivolgersi al Tribunale dei Minorenni. Il  riconoscimento è importante anche per tutelare il diritto del papà nel visitare il suo bambino e partecipare alla sua educazione.

Inoltre se la coppia è sposata automaticamente il bambino acquisisce il cognome del padre e la denuncia di nascita può essere effettuate indifferentemente dalla mamma o dal papà alla direzione sanitaria dell’ospedale di nascita oppure all’ufficio anagrafe del comune di residenza mentre in caso di convivenza devono recarsi entrambi.

Da ricordare che l’articolo 143 del Codice Civile sancisce diritti e doveri della coppia sposata.   Tra gli obblighi troviamo la fedeltà, la reciproca assistenza, la collaborazione e la coabitazione. Entrambi sono tenuti, in base alle proprie capacità personali ed economiche a contribuire ai bisogni della famiglia.

Questo significa che nella convivenza la donna (in alcuni casi l’uomo) non è tutelata.

Ad esempio se nasce un figlio e ci si lascia il padre non è obbligato ad aiutare economicamente la donna che magari ha lasciato il lavoro per accudire proprio il figlio! DI QUESTE STORIE VE NE POSSO RACCONTARE A DECINE, ma non voglio essere di parte per cui continuo a dare informazioni in modo obiettivo. In caso di separazione legale invece il coniuge con più disponibilità economiche è obbligato ad aiutare il partner e non solo ad accudire il figlio.

Cosa succede se uno dei due coniugi viene a mancare? Se si è sposati l’altro coniuge e figli legittimi ereditano direttamente, mentre in caso di convivenza bisogna redigere un testamento. Solo per le coppie sposate poi è possibile beneficiare della reversibilità della pensione.

Anche nei confronti del fisco le cose non sono le stesse. Se si è sposati ed uno dei due coniugi non lavora può essere a carico del partner lavoratore ed avere dei benefici fiscali, come poter detrarre eventuali spese mediche, mentre ciò non è previsto per il convivente.

Recentemente sono avvenute alcune modifiche al Codice Civile riconoscendo alcuni diritti alle coppie di fatto.

Tra i più rappresentativi evidenzio:

La legge 40 del 2004 ha previsto l’accesso al percorso della procreazione medicalmente assistita anche ai conviventi. Inoltre il garante della privacy nel 2005 ha riconosciuto il diritto di un convivente ad avere notizie di salute sul partner e, in caso di ricovero ospedaliero, di richiedere la sua cartella clinica.

Recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno sancito il diritto del convivente a succedere al partner (in caso di decesso) nel contratto di locazione della comune abitazione e, sempre in caso di disgrazia, di chiedere un risarcimento danni, proprio come accade per le coppie sposate.

Ad ulteriore tutela della donna nell’articolo (342 bis) del Codice Civile, si dispone l’allontanamento dalla casa della coppia del convivente che dovesse comportarsi male nei confronti della compagna, mettendo a rischio la sua integrità fisica e/o morale o la sua libertà.

Equilibrio: cosa ho imparato nella mia vita

Bisognerebbe vivere mille vite per imparare per noi stessi cosa è giusto e cosa non lo è.  Per essere più precisi in psicologia diciamo cosa è funzionale e cosa non lo è. Infatti ciò che per un individuo va bene, non è detto che lo sia per un altro. Eppure ci sono alcuni aspetti della nostra vita abbastanza universali da cui tutti possono trarre beneficio. Vorrei condividere con voi ciò che viene dalla mia esperienza personale.

La parola chiave è raggiungere un equilibrio interiore che permetta di godere delle cose belle, ma anche essere pronti di fronte alle avversità senza abbattersi. Ovvero migliorare la qualità della nostra vita vivendo con maggiore armonia nelle relazioni, nel lavoro, con noi stessi.

Vi propongo una serie di “passi” che ritengo necessari allo scopo:

il primo può sembrare scontato, ma purtroppo non lo è. Prendersi cura di sé partendo da una sana alimentazione, il corretto esercizio fisico e le giuste ore di sonno e riposo. Non è un optional: è la condizione indispensabile da cui tutto parte. Non dico di fare sessioni assurde in palestra, e neanche di stare perennemente a dieta: ricordate la parola equilibrio! Ognuno di noi ha un diverso fabbisogno energetico in base all’età, al sesso e alla tipologia di lavoro svolto. Mangiare “schifezze” non è mai sano anche se si ha un peso forma! Alimenti o bibite extra lo dice la parola stessa dovrebbero essere extra e non avere un utilizzo quotidiano. Se non siete degli “sportivi” o non lo siete mai stati inutile iscriversi in palestra per poi avere ogni giorno la scusa per non andare. Risparmiate soldi ed iniziate a camminare. Non dite che è una attività noiosa. Perché camminando si fa caso a cose che in macchina non si avrebbe la possibilità di notare. Si può camminare facendo delle commissioni a piedi, ma anche raggiungendo un parco cittadino. Non datevi obiettivi assurdi che dimenticherete in due giorni: partite con 15 minuti ad andare e poi tornate indietro (che farà quasi mezz’ora!) ed ogni giorno aumentate di uno o due minuti. Solo così arriverete ad un buon standard di allenamento cucito addosso per voi con benefici fisici e soddisfazione.

Per fare questo dovete però imparare ad amarvi. Qui entra in campo l’autostima. Lo dice la parola stessa: è ciò che noi pensiamo di noi stessi e non dipende dal giudizio altrui come erroneamente a volte si pensa! Bisogna imparare ad accettarvi con pregi e difetti, ma questo non vuol dire “accontentarvi” e non migliorare.

Il terzo passo è quello di avere uno scopo. Ve lo siete mai chiesti? Quale è il vostro scopo? Le vostre passioni? Avete obiettivi da raggiungere? Questo come i precedenti non è un aspetto trascurabile, poiché dà senso ad ogni nostra scelta. La direzione della nostra vita dipende dalla passione e dall’entusiasmo che mettiamo nelle cose ed è qualcosa di così importante che è visibile dall’esterno che viene riconosciuta e ridiventa fonte di energia!

Imparate ad essere curiosi. Per qualcuno è una dotazione di base, ma si può sempre apprendere. Avere la mente aperta sul mondo permette di gustarne a pieno la sua essenza, è stimolante ed è fonte inesauribile di conoscenza e quindi di crescita personale. NB. Non si finisce mai d’imparare! Con questa capacità il mondo sarà sempre nuovo e non sarete apatici in attesa che accada qualcosa nella vostra vita, perché sarete voi a  farla accadere.

Per far questo dovete necessariamente imparare a gestire al meglio il vostro tempo. Smettetela di perdere tempo prezioso non facendo nulla eccetto che lamentarvi di non avere tempo! Stare sul vostro smartphone non è rilassarvi. La vostra mente viene bombardata da migliaia di suoni ed immagini al secondo e quando lo spegnete siete più stanchi di prima. Annaffiate dei fiori, giocate con il vostro animaletto domestico, sistemate quella cosa che da tempo dovete fare e rimandate continuamente: questo è il momento giusto e ne ricaverete soddisfazione. In breve stabilisci delle priorità ed utilizza un’agenda che ti permetterà di tenere traccia delle cose che fai e di quelle da fare. Il riposo va effettuato nei giusti momenti e nel modo corretto.

Una cosa che molti non fanno, e fa la differenza nella vita, è essere grati. Oggi tutti avete la sensazione che tutto vi sia dovuto (specialmente i giovani che sono stati mal educati in tal senso!) La gratitudine rende ogni cosa più allettante e soddisfacente. Permette di apprezzare anche quelle piccole cose che passerebbero inosservate. Ringraziate un amico per un bel gesto, vostro figlio, vostra mamma ecc anche per quelle azioni svolte nel quotidiano che diamo per scontate: non lo sono!

Questo ha a che fare con la gentilezza. Essere gentili significa essere attenti verso gli altri. E’ un fatto di educazione? Anche, ma nasce dal rispetto per gli altri. (La base dell’educazione sta nel rispetto e a volte appare in disuso!) essere gentili è contagioso. Provate ad esserlo e vi sorprenderà ciò che accadrà attorno a voi.

Nella vita il cambiamento è sempre alle porte e a nessuno piace cambiare le proprie abitudini. A tutti piace stare nella propria zona di confort, ma il cambiamento è spesso necessario, spesso è un’opportunità. Imparate ad abbracciare il cambiamento quando arriva. Non respingetelo, non andate in opposizione. Provate a guardare il cambiamento da un’altra angolazione. Probabilmente vi sorprenderà.

Imparare a vivere nel presente aiuta moltissimo. Dal passato dobbiamo imparare e non rimuginare ed il futuro arriverà non è necessario creare ansie per ciò che ancora non è avvenuto e magari neanche accadrà. Vivere nel presente migliora la qualità della nostra vita facendoci vedere le cose con maggiore felicità.

Riassumendo in poche righe ciò che ho condiviso fino ad ora si vive bene quando amiamo noi stessi e ci rispettiamo, ovvero riconosciamo il nostro valore, quando siamo gentili con gli altri, quando siamo grati per ciò che riceviamo, ma anche quando mettiamo impegno per raggiungere un obiettivo e lo facciamo con passione, quando abbracciamo il cambiamento e siamo curiosi della vita. Se comprendi questo sei sulla giusta strada per vivere in armonia con te stesso e gli altri. Ma nulla è scontato ti devi impegnare. L’equilibrio si ottiene con il bilanciamento delle forze quindi con il movimento non con l’immobilità!

Notte prima degli esami

Domani inizieranno gli esami di maturità. Chi non ricorda le ansie, le paure ed i dubbi, ma anche l’entusiasmo per questa avventura? Anche da adulti è un pensiero che ti riporta a forti emozioni. Ogni anno siamo un pò tutti curiosi di conoscere le tracce della maturità ed in qualche modo pensiamo ai maturandi che siedono a quel banco davanti ad un foglio bianco che farà da spartiacque tra la vita adulta e la giovinezza. Si è ancora abbastanza inconsapevoli dell’importanza di quei momenti e si scoprirà solo molto più tardi.

Stasera vorrei fare i miei migliori auguri, in modo speciale, ai maturandi dei corsi serali che ho avuto modo di conoscere durante questi ultimi mesi dell’anno scolastico appena trascorso nella mia attività di mentoring, perchè per loro è stato molto più difficile partecipare alle lezioni dovendo accudire un bambino piccolo o lavorando di giorno o gestendo difficili situazioni familiari.

Vorrei dare a tutti i giovani qualche piccolo consiglio per arrivare al meglio a questo importante appuntamento.

Cominciamo da questa sera: cena sana ed equilibrata. evitate “schifezze”, alcolici e fumo. Preparate gli abiti che vorreste indossare per evitare inutili corse ed ansie domani mattina. Andate a dormire entro le 23 e spegnete il cellulare. Evitate tassativamente di fare le 4 del mattino cercando notizie sulle tracce del tema o chattando con gli amici. Vi farebbe solo perdere ore di sonno utili e aumenterebbe l’ansia.

A colazione previlegiate una scelta proteica con un toast al formaggio o prosciutto con l’aggiunta di un frutto o una spremuta ed un caffè se siete abituati a berlo. Preparate una merenda semplice quale un pacchetto di biscotti o crakers ed una bottiglietta di acqua. Arrivate per tempo ed andate in bagno. Non potrete andarci prima che siano tarscorse due ore.

Appena avete le tracce leggetele bene e scegliete quella su cui avete più dimestichezza e materiale. Ricordate che è gradito sia un approccio che contenga più materie sia che facciate un esempio personale che sia un pensiero o una esperienza. Non iniziate una traccia per poi lasciarla e cominciarne un’altra! ricordate che dovrete consegnare anche la brutta copia per cui non è bello far vedere che avete cambiato idea, vi fa apparire insicuri, ed inoltre avrete perso tempo prezioso.

Il tempo va usato tutto! non abbiate fretta di consegnare! rileggete e rileggete!

In bocca al lupo cari ragazzi.

Kintsukuroi: l’arte giapponese di curare le ferite dell’anima

Kintsukuroi più conosciuta come Kintugi è un’antica arte giapponese che serve per riparare con l’oro le fratture di un oggetto. Lo psicologo spagnolo Tomas Navarro, fondatore del centro per il benessere emotivo, nel suo avvincente libro racconta di come questa arte possa essere utilizzata per curare le ferite dell’anima. Una lettura impegnata, ma coinvolgente in cui si troverà un qualche esempio che può colpire la nostra anima. Tra le pagine possiamo conoscere il dolore attraverso le sue manifestazioni, ma anche i modi per integrarlo nel nostro quotidiano. Si può scoprire l’origine della sofferenza ed i motivi per cui si soffre: avversità, frustrazione, delusione sono solo alcuni di questi. Con il dott. Navarro possiamo addentrarci anche sulle difficoltà e limiti di un cambiamento, ma anche comprendere i danni del pregiudizio e delle proiezioni. Possiamo ricorrere a tante strategie alcun più o meno valide per fuggire al dolore e alla sofferenza, ma possiamo imparare ad utilizzare in modo positivo e riconoscere la nostra forza emozionale.

 Alla fine della prima parte più descrittiva/teorica del libro l’autore ricorda che:

Vivere comporta la possibilità di soffrire, ma il nostro corpo lo ha previsto ed è preparato a sanare le ferite fisiche ed emozionali.

Dobbiamo imparare ad essere più forti della vita e capaci di riparare ciò che è rotto.

Non bisogna rimanere ancorati al dolore….

Nella seconda parte si fa il lavoro vero e proprio ed il primo capitolo inizia proprio con queste parole: Dovete recuperare il controllo della vostra vita, delle emozioni e di voi stessi, è la base per riacquistare sicurezza nelle vostre possibilità…

Un inizio molto propositivo in cui passo dopo passo dalla teoria si arriva  alla pratica per sperimentare alcuni passaggi fondamentali per “ricomporre la propria vita”

La vita non si sistemerà mai da sola. Non aspettare che succeda qualcosa. Non basta volerlo bisogna passare all’azione ricorda l’autore esortando di evitare di “toccare il fondo” dal quale poi è più difficile tornare a galla. Tra gli insegnamenti un modo diverso di pensare ed affrontare il dolore, i modi per imparare dal passato e naturalmente la cosa più importante di tutte: imparare a volersi bene!

C’è anche una terza parte, ma non voglio spoilerare altro!

Kintsukuroi di Tomas Navarro Giunti editore

Alla ricerca della felicità: esplorando i suoi misteri ed i suoi segreti

La felicità è stata oggetto di ricerca, dibattito e desiderio umano fin dall’alba della civiltà. È una delle esperienze più universalmente ambite e allo stesso tempo più sfuggenti. Ma cos’è esattamente la felicità? Come possiamo definirla? E, ancora più importante, come possiamo raggiungerla?

La felicità può essere vista come uno stato di benessere soggettivo, caratterizzato da emozioni positive come la gioia, la soddisfazione e il senso di realizzazione. È più di un semplice momento di piacere; è una condizione sostenibile di contentezza e serenità nella vita quotidiana.

Ma trovare la felicità non è sempre facile. La nostra ricerca di felicità è spesso ostacolata da fattori interni ed esterni. Alcuni di questi possono essere affrontati e superati con sforzo e determinazione, mentre altri possono richiedere un cambiamento più profondo nella nostra prospettiva e nel nostro stile di vita.

Uno dei principali ostacoli alla felicità è la nostra stessa mente. Spesso ci troviamo intrappolati in schemi di pensiero negativi, auto-critica e auto-dubbio che ci impediscono di apprezzare pienamente la gioia che la vita ha da offrire. Superare queste tendenze richiede pratica e consapevolezza. Imparare a riconoscere i nostri pensieri distruttivi e sostituirli con pensieri positivi e compassionevoli è un passo cruciale verso la felicità duratura.

Inoltre, la nostra società moderna spesso ci spinge verso un modello di successo basato sull’accumulo di ricchezza, potere e status. Tuttavia, molte ricerche dimostrano che queste cose hanno una correlazione limitata con la felicità. Piuttosto, è la qualità delle nostre relazioni, il senso di scopo e significato nella vita, e la nostra capacità di vivere nel momento presente che sono i veri precursori della felicità.

La pratica della gratitudine è un modo potente per coltivare la felicità. Prendersi il tempo ogni giorno per riflettere su ciò per cui si è grati può cambiare radicalmente la nostra prospettiva e aumentare il nostro benessere emotivo. Dedicare del tempo alle attività che ci appassionano e ci riempiono di gioia, così come coltivare relazioni autentiche e significative con gli altri, può portare a una felicità più profonda e duratura.

È importante ricordare che la felicità non è un obiettivo finale da raggiungere, ma piuttosto un viaggio continuo. È normale sperimentare alti e bassi lungo il percorso, e non c’è una formula universale per la felicità che funzioni per tutti. Ognuno di noi deve trovare il proprio percorso verso la felicità, facendo esperimenti, imparando dagli errori e adattandosi lungo il cammino.

Concludendo la felicità è un obiettivo degno di perseguire, ma non dovremmo mai perderci nella ricerca di essa. È nell’accettare e apprezzare la nostra esperienza attuale, nella pratica della gratitudine e nell’investire nelle nostre relazioni che possiamo sperare di trovare la felicità autentica e duratura che tanto desideriamo.

L’importanza delle emozioni nella vita quotidiana

In questi giorni sto prestando la mia professionalità all’interno di alcune scuole con attività di mentoring. Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco una breve descrizione:

Il mentoring è un processo di supporto e guida in cui una persona più esperta e più anziana (il mentore) offre la propria esperienza, conoscenza e consigli a una persona meno esperta o più giovane (allievo) per aiutarla a sviluppare le proprie competenze, raggiungere obiettivi personali o professionali, e crescere sia a livello professionale che personale. Il mentore fornisce orientamento, consigli, feedback e sostegno, aiutandolo a sviluppare capacità, acquisire nuove conoscenze e affrontare sfide.

Durante questi incontri mi sono resa conto di quanto sia difficile per i giovani descrivere le loro emozioni. Già il fatto di elencarle li mette in difficoltà. A fatica ne tiriamo fuori da 4 a 6! Pensare che c’è un libro “Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith in cui se ne elencano oltre 150! Da qui l’idea di prendere in considerazione l’argomento, naturalmente è dedicato ai giovani e non!

Si ha sempre un po’ paura delle emozioni, perché non se ne comprendono a pieno i significati e l’utilità. Ci sono emozioni a cui tendiamo a dare una visione negativa e quindi evitiamo di soffermarci, ma in realtà molte volte hanno lo scopo di proteggerci (rabbia, disgusto, ansia tanto per elencarne alcune).

Nella frenetica corsa della vita moderna, spesso le emozioni vengono trascurate o addirittura represse. Comprendere e accettare le emozioni è fondamentale per condurre una vita soddisfacente e appagante. Le emozioni sono parte integrante dell’esperienza umana, e ignorarle può portare a conseguenze negative sia per la salute mentale che per il benessere complessivo.

  • Le emozioni:
    sono segnali importanti che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano riguardo a ciò che stiamo vivendo. Sono un sistema di segnalazione che ci aiuta a comprendere le situazioni e ad adattarci ad esse. Ad esempio, la paura ci avvisa di un pericolo imminente, mentre la gioia ci indica che stiamo vivendo un momento piacevole. Ignorare queste emozioni può portare a decisioni sbagliate o comportamenti dannosi.
  • giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali. Esprimere le nostre emozioni in modo sano e costruttivo ci consente di stabilire connessioni più profonde con gli altri e di sviluppare relazioni più solide e appaganti. D’altra parte, reprimere le emozioni o comunicarle in modo inadeguato può causare fraintendimenti, conflitti e distanza emotiva.
  • influenzano direttamente la nostra salute mentale e fisica. La ricerca ha dimostrato che lo stress cronico causato dalla repressione delle emozioni può portare a una serie di problemi di salute, tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno e persino disturbi cardiaci. Accettare e gestire le proprie emozioni in modo sano può contribuire notevolmente al benessere generale.

Riconoscere le Emozioni: un Viaggio nell’Intelligenza Emotiva

Le emozioni sono una parte essenziale dell’esperienza umana. Ci guidano, influenzano le nostre decisioni e ci permettono di connetterci con gli altri in modi profondi. Abbiamo compreso che riconoscerle può essere un compito complesso. Spesso ci troviamo a fronteggiare un groviglio di sentimenti senza riuscire a districarli. Ecco perché comprendere e riconoscere le nostre emozioni è fondamentale per la nostra salute mentale e relazionale.

Chiariamo innanzitutto che cosa è l’ intelligenza Emotiva

Il termina intelligenza emotiva, è stato coniato dallo psicologo Daniel Goleman, si riferisce alla capacità di comprendere, gestire ed esprimere le proprie emozioni, nonché di interpretare e rispondere alle emozioni degli altri. È una competenza chiave che contribuisce al successo personale e interpersonale.

Qualche esempio pratico per venire a contatto con le proprie emozioni:

  • Mettiti in Ascolto: Prenditi del tempo per riflettere sulle tue esperienze emotive. Sintonizzati con ciò che stai provando senza giudizio. Chiediti: “Che emozione sto sperimentando in questo momento?”
  • Riconosci i Segnali Fisici: Le emozioni spesso si manifestano attraverso sensazioni fisiche. Ad esempio, l’ansia può manifestarsi con il battito accelerato del cuore o una sensazione di oppressione al petto. Diventa consapevole di queste sensazioni e impara a collegarle alle tue emozioni.
  • Osserva i Pensieri e i Comportamenti: Le emozioni influenzano i nostri pensieri e comportamenti. Se ti senti irritato, potresti notare pensieri negativi o una maggiore propensione a reagire in modo brusco. Osserva queste reazioni e chiediti quale emozione potrebbe esserne la causa.
  • Esplora le Radici delle Emozioni: Le emozioni non sorgono dal nulla; sono spesso il risultato di pensieri, esperienze passate o situazioni attuali. Rifletti su ciò che potrebbe aver scatenato un’emozione specifica e approfondisci per capire meglio le tue reazioni emotive.
  • Usa il Linguaggio Emotivo: Impara a esprimere le tue emozioni attraverso il linguaggio. Piuttosto che dire semplicemente di essere “arrabbiato”, potresti descrivere la tua emozione come “frustrazione” o “delusione”. Questo ti aiuta a chiarire e comprendere meglio ciò che stai provando.

Riconoscere le proprie emozioni porta numerosi vantaggi:

Migliore Autocomprensione: Essere consapevoli delle proprie emozioni aiuta a comprendere meglio se stessi, i propri bisogni e desideri.

Migliori Relazioni: Quando siamo in grado di riconoscere ed esprimere le nostre emozioni in modo sano, siamo più capaci di comunicare efficacemente con gli altri e di costruire relazioni più profonde e significative.

Gestione dello Stress: L’essere consapevoli delle proprie emozioni consente di gestire meglio lo stress e le situazioni difficili, riducendo l’impatto negativo sul benessere mentale.

Concludendo:

Riconoscere le emozioni è un processo che richiede pratica e consapevolezza. Investire tempo ed energia nello sviluppo di questa competenza è fondamentale per la nostra crescita personale e il nostro benessere emotivo. Con il tempo, diventeremo più abili nel comprendere e gestire le nostre emozioni, migliorando così la nostra qualità di vita complessiva.

Fammi sapere nei commenti se i miei consigli ti sono stati utili e nelle prossime settimane analizzeremo le principali emozioni.

La dieta comincia sempre di lunedì

A volte l’equilibrio tra come siamo e come vorremo essere è difficile da ottenere: quanti tra noi, ciclicamente, cercano la formula magica che ci doni all’istante una forma fisica migliore attraverso la quale sentirsi più belli, più sani, più forti?

Non sentirsi bene con noi stessi ci può trascinare in un vortice dal quale è difficile uscire, nel quale ci sentiamo inadeguati poiché pensiamo che ciò che ci manca (che può essere un lavoro migliore, o la stima dei colleghi o il non avere abbastanza “successo” nella vita sociale) dipenda dal nostro corpo, che non è come vorremmo.

Succede poi che il fatto di non riuscire ad ottenere quel cambiamento ci fa sprofondare in una tristezza che si auto alimenta (non mi piaccio, sono cupo, vorrei cambiare ma non riesco, nessuno mi vuole bene veramente perché io stessa non mi piaccio).

Mi sono imbattuta in Dimagrire, una scelta consapevole di Emanuela Scanu, edito da Campi di Carta, che non è uno dei soliti testi che reclamizzano diete miracolose. Ha un approccio al tema dei chili in eccesso, e soprattutto del non piacersi, che non parte da ciò che siamo abituati a mangiare, ma che ci porta, capitolo dopo capitolo, ad una conoscenza più profonda di noi, delle nostre debolezze e dei nostri punti di forza.

L’obiettivo è migliorare l’autostima per poter iniziare il cammino verso un cambiamento che ci renda più sereni. 

Credo che tanti di noi abbiano sperimentato che se facciamo una dieta per perdere chili l’effetto tende a non essere duraturo.

Se leggerete questo libro, scritto da una psicologa e non da una dietologa, scoprirete che essere consapevoli di ciò che mangiamo, di come mangiamo e del perché mangiamo cambia totalmente il rapporto con il cibo, scoprirete che occorre “gustare” ciò che si mangia, che il cibo non può essere “consolatorio” ma che costituisce un approccio sano alla vita.

Un sentito grazie a Marina Asperti per questa bellissima recensione del mio libro!

Vi invito a seguirla qui: