Il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda: valori superati?

Ogni giorno incontro molte persone diverse tra loro per età, sesso, religione e cultura di appartenenza o ceto sociale e ogni giorno constato, mio malgrado, che cose un tempo scontate sono considerate obsolete. Mi riferisco a quelle pratiche naturali che riguardano educazione e rispetto che forse un tempo proposti in modo molto rigido oggi hanno creato una sorta di rigetto tanto da trovarci spesso in dimensioni opposte. Eppure i “buoni principi” hanno un’origine antica che sta alla base del vivere comune e che guidano i modi di comportarsi e relazionarsi con gli altri. Quando eravamo piccoli se non salutavamo gli adulti o un anziano venivamo sgridati. Oggi i giovani, con gli occhi attaccati ai loro cellulari, non alzano neanche lo sguardo mentre attraversano la strada figuriamoci se entra un insegnante in classe. A pranzo non si parla: genitori e figli a guardare inebetiti la tv o il proprio smartphone. Alcuni ci provano a sottolineare certi comportamenti, ma siccome l’educazione non si apprende perché si dice, ma perché si fa rimangono parole al vento. Credo che queste siano situazioni molto comuni, ma vediamo nel dettaglio cosa evidenziava i buoni principi ieri e come siamo arrivati ad oggi.

Ieri: I Buoni Principi nella Tradizione

Nel passato, i buoni principi erano fortemente radicati in valori tradizionali e religiosi. La famiglia, la comunità, e le istituzioni religiose erano i principali veicoli per trasmettere concetti come:

  • Onestà e integrità: Essere fedeli alla parola data e agire con correttezza erano requisiti imprescindibili per il rispetto sociale.
  • Rispetto per l’autorità: Autorità religiosa, genitori e figure di potere erano visti come depositari del sapere e della guida morale.
  • Solidarietà e spirito di sacrificio: L’individuo era spesso chiamato a sacrificare i propri bisogni personali per il bene della collettività.

Questi principi erano spesso trasmessi attraverso proverbi, racconti popolari e rituali comunitari, e rappresentavano un codice di comportamento condiviso e non negoziabile.

Oggi: I Buoni Principi nella Modernità

Nel contesto contemporaneo, i buoni principi si trovano ad affrontare nuove sfide. Con la globalizzazione, la digitalizzazione e l’evoluzione sociale, alcuni valori tradizionali hanno perso centralità, mentre altri sono stati reinterpretati o sostituiti. Tra i principi più rilevanti oggi troviamo:

  • Inclusività e rispetto delle diversità: Oggi, l’etica sottolinea l’importanza di riconoscere e valorizzare le differenze culturali, di genere e di opinione.
  • Sostenibilità ambientale: La cura per il pianeta e il rispetto per le risorse naturali sono diventati principi fondamentali per le nuove generazioni.
  • Autenticità e libertà personale: Si celebra la libertà di esprimere sé stessi, di vivere secondo la propria identità, rompendo con le convenzioni imposte.

La modernità, però, ha introdotto una maggiore complessità. La rapidità dei cambiamenti e l’esposizione a informazioni spesso contraddittorie rendono più difficile per le persone aderire a un insieme univoco di principi.

Somiglianze e Contrasti

Nonostante le differenze, alcuni valori rimangono universali. L’onestà e il rispetto, per esempio, continuano a essere riconosciuti come fondamenti di ogni società. Tuttavia, il contesto storico e culturale influenza profondamente il modo in cui tali valori sono interpretati e applicati.

Concludendo: I buoni principi, sia ieri che oggi, rappresentano la bussola morale di ogni comunità. La loro evoluzione dimostra che essi non sono statici, ma si adattano alle esigenze dei tempi. Questo adattamento, però, non dovrebbe mai compromettere l’essenza del vivere etico: il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda. E’ un argomento complesso che non può essere esaurito in poche righe, ma che mi auguro faccia riflettere. E’ indispensabile spendere un po’ di tempo ed attenzione verso alcuni valori infondo la qualità della società in cui siamo inseriti dipende un pochino anche da ognuno di noi.

Il cammino dell’anima

Spesso mi chiedete consigli su libri che a mio parere vale la pena leggere per cui già da tempo il venerdì ho creato una sorta di “rubrica” dal titolo “benessere e libri” in cui cerco di rispondere alle vostre richieste.

La lettura che vorrei indicarvi oggi è stato un incontro casuale. Questo libro mi è venuto letteralmente incontro. Dal primo sguardo al “carrello” è stato un attimo. Non sapevo neanche chi fosse l’autore, cosa di cui mi sono sincerata in un secondo tempo.

Ad ogni modo l’autore è Patrice Richard, psicoterapeuta e umanista, che ci invita in un percorso verso la parte più intima di noi stessi. Il libro è  “L’evoluzione di un’anima: un cammino che parte dalla mente, dai pensieri e si dirige al cuore”.

Consiglio: Immergetevi nel silenzio, leggete le riflessioni poco alla volta. E’ un piccolo libro e potrebbe essere letto tutto di un fiato, ma ogni parola va assaporata, pensata e riletta per cui potreste metterci molto più del previsto.

E’ un libro che va vissuto intensamente. Bisogna lasciare tutto ciò che è fuori di noi e che non è essenziale per andare verso il nostro cuore e verso la nostra essenza. Lo scopo è imparare ad eliminare il “pilota automatico” che finora ha guidato la nostra vita, per condurla verso la meta prescelta e così entriamo in contatto con l’ESSERE, il divino che abita in noi.

Il libro del 1996 è edito da Macro edizioni una casa editrice che si pregia di scegliere per i suoi libri carta ecologica prodotta in assenza di cloro e per il 50% riciclata. La prima parte definita sonno ontologico sono domande esistenziali alle quali ognuno di noi dà le proprie risposte, segue un capitolo con delle meditazioni più o meno brevi, ma molto intense proseguendo verso il risveglio dell’essere e terminando con il risveglio del divino che è in noi.

Vi lascio qualche brano. Leggeteli con cura.

Anche adulte molte persone cercano di essere riconosciute dai loro genitori.

Questa è una forte persistenza infantile.

Non bisogna cercare di essere riconosciuti dai propri genitori

o da qualsiasi altro sostituto, quando il riconoscimento non è possibile.

Non è che loro non lo vogliano; semplicemente non lo possono.

Questo tocca la questione dell’idealizzazione dei genitori.

La persona viveva in una attesa illusoria di riconoscimento;

ora la sua realtà d’oggi le rivela altre cose.

O più esattamente, l’immagine che la persona si era fatta

– che corrispondeva al livello di coscienza del momento – diventa illusoria, poiché il suo livello di coscienza sta cambiando.

Aggrapparsi alla vecchia immagine non fa che creare della sofferenza e delle situazioni di costante malinteso.

I genitori amano i loro figli, ma questo non implica che li comprendano.

I figli amano i loro genitori, ma questo non implica che siano compresi da loro.

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Non bisogna farsi ingannare dall’apparenza.

Così come il fiore di plastica pare altrettanto reale di un fiore vero.

Tuttavia vi è una differenza sicura: uno vive, l’altro no.

Uno ha l’anima, l’altro non è che materia.

La differenza non si situa nell’apparenza, bensì nell’essenza.

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La guida serve a ridare fiducia

quando si è nella prova;

a rassicurare

quando il dubbio e la paura assalgono.

Quando si è incontrata la propria guida inter allora si sa di poter avere totalmente fiducia,

qualunque sia la prova.

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Il ruolo della guida è di essere uno specchio.

La guida non ha alcuna dottrina da insegnare o da inculcare.

Per conoscersi la persona ha bisogno d’uno specchio.

La guida è lo specchio.

Si deve avere l’umiltà di accettare questo, superare il proprio orgoglio, la propria fierezza e comprendere che si ha bisogno di qualcuno se si vuole avanzare sul cammino della conoscenza di sé.

Ma senza specchio, è impossibile conoscersi.

Ciò che è importante è di scegliere uno specchio che sia il più neutro possibile affinché l’immagine rimandata

sia la più corretta possibile, senza deformazioni.

Una volta che ci si conosce, non si ha più bisogno di specchio.

Perché si è divenuti uno specchio.

Siamo tutti sempre più poveri

Per la rubrica “Crescita e sviluppo personale” sono a proporvi una riflessione importante. La mia la condivido in fondo all’articolo, ma aspetto i vostri commenti!

Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse cosa significa essere povero, gli fece trascorrere un breve periodo con una famiglia di contadini. Il bambino passò tre giorni e tre notti nei campi e nella dimora dei contadini.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese: “Che mi dici della tua esperienza?” – “Bene”, rispose il bambino.
“Hai appreso qualcosa?” insistette il padre.
1. Che abbiamo un cane che teniamo in appartamento e loro ne hanno quattro liberi per il cortile che giocano con tanti altri animali.

  1. Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino.
    Loro hanno un fiume, con acqua che scende dai monti, pesci e bellissimi scorci.
  2. Che abbiamo la luce elettrica nel no-stro giardino, ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarlo.
  3. Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
  4. Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
  5. Che noi ascoltiamo la musica su Spotify, loro ascoltano una sinfonia continua di usignoli, grilli e rane. Tutto questo a volte è accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
  6. Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro ha il sapore del fuoco lento.
  7. Che noi, per proteggerci, viviamo circondati da recinti con allarme; loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
  8. Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali e alle loro famiglie.” Il padre rimase molto impressionato dai sentimenti del figlio.
    Alla fine, il figlio concluse: “Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri! Ogni giorno diventiamo sempre più poveri perché ci allontaniamo sempre più dalla natura”.

Concludendo: abbiamo sempre più cose, ma siamo sempre più poveri ed infelici. Ci manca il contatto con la terra, non prestiamo più attenzione ai colori della natura, al profumo dei fiori, al suono del vento e dei ruscelli. Siamo sempre più isolati, sfuduciati e soli. Non sappiamo più sognare, aspettare o sacrificarci. Vogliamo tutto e subito. Ciò che che riceviamo è già vecchio e siamo pronti a pretendere una nuova cosa in una ricerca infinita di felicità nelle cose sbagliate che non portano all’obiettivo, ma anzi ci allontanano.

Cibo, Nostalgia ed Emozioni

Il cibo ha un potere incredibile: è in grado di riportarci indietro nel tempo, di evocare emozioni profonde e di risvegliare in noi una nostalgia che ci accompagna per tutta la vita. Spesso, basta un assaggio di un piatto particolare per riportarci a un momento specifico della nostra infanzia, a un ricordo felice o a un evento speciale. Ma cosa rende il cibo così strettamente legato alla nostra memoria e alle nostre emozioni? Analizziamo questo concetto affrontando un punto alla volta:

Il Cibo Come “Macchina del Tempo” Emotiva

Quando assaporiamo un cibo legato al passato, il nostro cervello attiva automaticamente un meccanismo di associazione che ci riporta a momenti specifici, come le domeniche in famiglia, i pranzi con i nonni, o le feste tradizionali. Questo accade perché il cibo non stimola solo il senso del gusto, ma coinvolge tutti i sensi: l’odore, il tatto, la vista e perfino il suono. L’odore di una torta appena sfornata può riportarci al tepore della cucina della nonna, mentre la croccantezza di una patatina potrebbe risvegliare i ricordi di momenti passati con gli amici.

Nostalgia e Tradizioni

Ogni famiglia ha le sue tradizioni in fatto di preparazione di piatti ed è facile comprendere come  queste giocano un ruolo fondamentale nella formazione della nostra identità. In molte culture, i piatti tradizionali vengono tramandati di generazione in generazione, e con essi anche i ricordi, le storie e le emozioni che li accompagnano. Preparare una ricetta di famiglia non significa solo replicare un sapore, ma riattivare anche delle emozioni determinate dal legame affettivo con chi ci ha trasmesso quella tradizione.

Un esempio è la preparazione della pasta fatta in casa o la preparazione dei piatti in vista di una festività come il Natale. Questo rituale riunisce spesso tutta la famiglia in cucina, e non si tratta solo di preparare un piatto ma di un vero e proprio momento di unione e di scambio. Anno dopo anno, queste tradizioni diventano radici emotive che ci ancorano al passato e ci danno un senso di appartenenza anche se ad ogni generazione si perdono alcune cose e se ne acquisiscono altre.

Il Cibo Come Conforto Emotivo

La nostalgia per il cibo non riguarda solo il passato, ma anche il presente. Nei momenti di difficoltà, molti di noi cercano conforto in cibi che ricordano momenti felici. Questo fenomeno, conosciuto come comfort food, è legato all’idea che il cibo possa avere un effetto calmante e rassicurante. Una tazza di cioccolata calda in una giornata fredda o una porzione di lasagne durante un periodo stressante sono esempi di come il cibo possa fungere da rifugio emotivo, dando sicurezza e riportando a sensazioni di calore e protezione. Questo aspetto lo abbiamo vissuto in modo molto significativo durante la pandemia durante la quale occuparsi della preparazione di pizza, dolci o pasta era rilassante e teneva viva l’idea di normalità.

Le Emozioni Intrecciate nei Sapori

Non sempre i ricordi legati al cibo sono positivi infatti può succedere che alcuni possono evocare emozioni negative, legate a situazioni difficili o a momenti di perdita. Tuttavia, anche in questi casi, il cibo diventa uno strumento per veicolare le nostre emozioni e per riconnetterci con noi stessi.

Succede anche che l’interesse verso i cibi cambi nel tempo, infatti i gusti mutano nel corso della nostra vita. Crescendo, sviluppiamo gusti diversi e ci apriamo a nuove esperienze culinarie, pur rimanendo legati a determinati piatti. Questo avviene perché il nostro rapporto con il cibo è in continua evoluzione, modellato dalle esperienze che viviamo, ma anche dalle persone che incontriamo.

Cibo e Nostalgia: Uno Strumento di Connessione Interpersonale

Il cibo non ci lega solo al passato, ma anche agli altri. Condividere un pasto con qualcuno significa aprire una parte della nostra storia e delle nostre emozioni, creando un momento di connessione profonda. Spesso, quando invitiamo amici a cena, scegliamo di cucinare piatti che per noi hanno un valore speciale, quasi a voler condividere anche un po’ di noi stessi.

Nei contesti migratori, questo legame diventa ancora più forte: molti immigrati riproducono i sapori della propria terra per sentirsi vicini a casa e, al contempo, per far conoscere la propria cultura agli altri. In questo senso, il cibo è una lingua universale, che permette di comunicare oltre le barriere linguistiche.

Il Potere Delicato del Cibo

Affrontiamo ora l’ultimo punto di questo argomento che ci fa riflettere sul fatto che il cibo è molto più che nutrimento; con questa visione ci rendiamo conto che è una fonte inesauribile di emozioni e di memorie. Ogni piatto, ogni sapore e ogni profumo porta con sé una storia che fa parte di noi. La prossima volta che vi sedete a tavola e vi ritrovate a sorridere al sapore di un piatto amato, ricordate che in quel boccone c’è molto di più: c’è un viaggio nei ricordi, una connessione con il passato e un dialogo intimo con le vostre emozioni.

Quindi, gustate con lentezza e assaporate ogni emozione, perché il cibo è uno dei modi più semplici e potenti per rivivere il passato e celebrare chi siamo.

Conosci la cucina terapeutica?

Oggi voglio porre l’attenzione ad un approccio particolare che vede il cibo non solo come nutrimento, ma come strumento di benessere e terapia per migliorare la salute fisica, mentale ed emotiva:  sto parlando della cucina terapeutica!

Questo concetto si fonda sull’idea che scegliere, preparare e consumare determinati alimenti in maniera consapevole possa influire positivamente su varie condizioni di salute, aiutando le persone a sentirsi meglio sia nel corpo che nella mente.

Conosciamo la cucina terapeutica punto per punto:

1. Cibo come medicina: la base della cucina terapeutica

L’antica tradizione di considerare il cibo come una medicina è alla base della cucina terapeutica. Da secoli, in varie culture, l’alimentazione è stata usata come mezzo per prevenire e curare malattie. L’Ayurveda e la medicina cinese, ad esempio, si basano su principi secondo cui i cibi hanno proprietà specifiche che influenzano l’equilibrio del corpo e della mente. Anche nella dieta mediterranea – oggi riconosciuta come una delle più sane al mondo – sono presenti alimenti che aiutano a combattere le infiammazioni, proteggono il cuore e sostengono il sistema immunitario.

2. Le basi della cucina terapeutica: ingredienti funzionali

La cucina terapeutica si focalizza sull’uso di ingredienti funzionali – alimenti che possiedono composti benefici per la salute – come antiossidanti, fibre, vitamine e minerali. Ecco alcuni esempi di cibi usati in cucina terapeutica:

  • Curcuma: nota per le sue proprietà anti-infiammatorie e antiossidanti, è spesso utilizzata per migliorare le condizioni artritiche e la salute del cervello.
  • Zenzero: ottimo per il sistema digestivo, contribuisce ad alleviare nausea, gonfiore e indigestione, ed è un anti-infiammatorio naturale.
  • Frutti di bosco: ricchi di antiossidanti, proteggono le cellule dai danni ossidativi e favoriscono la salute cardiaca e cerebrale.
  • Legumi: contengono fibre e proteine vegetali che regolano i livelli di zucchero nel sangue e riducono il rischio di malattie cardiovascolari.

3. Cucina terapeutica per la salute mentale

La connessione tra cibo e salute mentale è un campo di ricerca in rapida crescita. Oggi sappiamo che l’alimentazione ha un ruolo chiave nel sostenere la salute mentale. Alcuni nutrienti possono infatti influenzare l’umore, la memoria e la capacità di concentrazione. Ad esempio:

  • Acidi grassi Omega-3: presenti nel pesce azzurro, semi di lino e noci, contribuiscono alla salute del cervello e possono ridurre i sintomi di depressione e ansia.
  • Vitamina D: è associata al miglioramento dell’umore e alla prevenzione della depressione stagionale.
  • Probiotici: questi batteri benefici, presenti in yogurt e altri alimenti fermentati, migliorano la salute intestinale, influenzando positivamente anche la produzione di neurotrasmettitori come la serotonina.

4. Il potere della cucina consapevole

Preparare cibi terapeutici può diventare un atto di consapevolezza e di connessione. La preparazione e il consumo consapevole dei cibi non solo ci aiutano a scegliere ingredienti più sani, ma ci portano anche a essere più presenti nel momento. Questa connessione tra mente e corpo è alla base di molte pratiche olistiche. Si è osservato che chi pratica la cucina consapevole, prestando attenzione ai colori, alle consistenze e ai profumi degli ingredienti, riesce a ridurre lo stress e a migliorare la propria qualità della vita.

5. Cucina terapeutica per disturbi specifici

Alcuni programmi di cucina terapeutica vengono personalizzati per aiutare chi soffre di malattie croniche, come diabete, sindrome metabolica e disturbi gastrointestinali. In questi casi, la cucina terapeutica diventa un mezzo per ridurre l’uso di farmaci o migliorare l’efficacia delle terapie tradizionali. Ad esempio:

  • Diabete di tipo 2: alimenti a basso indice glicemico, come i cereali integrali, le verdure a foglia verde e le proteine magre, possono aiutare a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue.
  • Malattie autoimmuni: si consiglia di limitare alimenti pro-infiammatori, come zuccheri raffinati e grassi saturi, e di favorire cibi ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS): una dieta ricca di fibre solubili e probiotici, e povera di grassi e alimenti processati, può alleviare i sintomi.

6. Esempio di una giornata di cucina terapeutica

Ecco un esempio di menù di cucina terapeutica pensato per migliorare la salute del corpo e della mente:

  • Colazione: Porridge d’avena con frutti di bosco, semi di chia e un pizzico di cannella.
  • Pranzo: Insalata di quinoa con spinaci, ceci, carote grattugiate, avocado e dressing allo zenzero e limone.
  • Spuntino: Yogurt greco con un cucchiaio di semi di lino e miele.
  • Cena: Salmone al forno con contorno di broccoli e patate dolci arrostite al rosmarino.

7. Il ruolo del professionista della cucina terapeutica

La cucina terapeutica può essere gestita da esperti come nutrizionisti o cuochi specializzati che collaborano con medici per sviluppare piani alimentari personalizzati, in base alle esigenze individuali. Il ruolo del professionista è essenziale per educare le persone a identificare e usare ingredienti funzionali in base alla propria condizione di salute.

Concludendo:

La cucina terapeutica rappresenta un approccio preventivo e curativo, capace di migliorare la qualità della vita attraverso un’alimentazione consapevole e mirata. Integrando i principi di una dieta equilibrata con pratiche di preparazione attente e ingredienti scelti, possiamo non solo nutrire il corpo ma anche supportare la salute mentale e la gestione di disturbi cronici. La cucina diventa così un atto terapeutico, un vero e proprio percorso di benessere da vivere quotidianamente.

Non sai cosa mettere? non è solo una questione di taglia

Ho iniziato a mangiare prima per noia, poi per ansia. L’ansia dovuta a questa continua sensazione di inadeguatezza ed insicurezza. Nel giro di un paio di anni non mi riconoscono più. Ho preso 15 kg e non sono più me stessa quella che andava in ufficio in tailleur ora è diventata quella che indossa vestiti di due taglie di più e camicioni che camuffano un po’.

Non mi sento a mio agio tra la gente. Tutto è stretto e scomodo. Non posso comprare più scarpe e borse e allora mangio. Mi fermo a prendere un pezzo di pizza, poi un altro e quando sono a casa mi dico che farò attenzione, ma finisco in cucina a rovistare nel frigorifero…

Ti ritrovi in queste parole? non sei la sola. Nel mio libro “Taglia XXXL autostima S” edito da Campi di Carta i racconti di chi davanti all’armadio non sa cosa mettere e non è solo una questione di peso!

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Secondo appuntamento con “Aperitivo in salute”

Lunedì 21 ottobre p.v. è previsto il secondo appuntamento con Aperitivo in Salute in zona Giustiniana a Roma presso la parafarmacia FarmaCassia.

Si parlerà di supermercati e scelte consapevoli! La partecipazione è gratuita con prenotazione al numero indicato in locandina per avere modo di accogliervi al meglio. Vi aspetto!

Paura : funzioni adattive e limitanti

Non dobbiamo pensare che la paura sia sempre un’emozione negativa in realtà è fondamentale per la nostra sopravvivenza, ma può capitare che alcune paure siano talmente limitanti da impedirci di vivere in modo sereno.

Nelle righe che seguiranno cercherò di dare qualche spiegazione a questa controversa emozione ed alla fine un’elenco di paure limitanti. Fammi sapere nei commenti qual è quella che ti condiziona di più.

La paura è un’emozione fondamentale in psicologia, ed è considerata una delle emozioni primarie o universali, insieme a gioia, tristezza, rabbia, sorpresa e disgusto. La paura è una risposta naturale e automatica a una percezione di minaccia o pericolo, e svolge un ruolo cruciale per la nostra sopravvivenza. Quando percepiamo una minaccia, il nostro corpo e la nostra mente reagiscono in modo da prepararci a combattere o fuggire da quella situazione, un meccanismo noto come fight or flight (“lotta o fuga”).

Aspetti principali della paura in psicologia:

  1. Funzione adattiva: La paura è utile perché ci aiuta a evitare situazioni pericolose e potenzialmente letali. Grazie alla paura, gli esseri umani e altri animali si tengono lontani da minacce fisiche come predatori o pericoli ambientali.
  2. Fisiologia della paura: Quando si prova paura, il sistema nervoso autonomo si attiva, in particolare il sistema simpatico. Questo porta a cambiamenti fisiologici come:
    • Aumento del battito cardiaco.
    • Accelerazione della respirazione.
    • Dilatazione delle pupille.
    • Aumento della tensione muscolare.
    • Rilascio di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo, che preparano il corpo ad agire rapidamente.
  3. Paura e cervello: La paura è principalmente associata all’amigdala, una piccola struttura nel cervello che elabora emozioni e segnali di pericolo. Quando l’amigdala rileva una minaccia, invia segnali ad altre aree del cervello per attivare risposte corporee rapide. Altre aree coinvolte includono l’ipotalamo, che regola le risposte fisiologiche, e la corteccia prefrontale, che aiuta a valutare razionalmente il pericolo.
  4. Paura appresa e innata: Alcune paure sono innate, come la paura dei suoni forti o delle cadute, che sono presenti fin dalla nascita. Tuttavia, molte paure sono apprese attraverso l’esperienza o l’osservazione, come la paura di serpenti o di situazioni sociali. Questo tipo di apprendimento può avvenire anche tramite il condizionamento classico, come dimostrato dall’esperimento di Pavlov e successivamente da studi sul condizionamento della paura (es. l’esperimento del “Piccolo Albert” di Watson e Rayner).
  5. Disturbi legati alla paura: La paura, se eccessiva o sproporzionata, può portare a disturbi psicologici, come:
    • Disturbo d’ansia: quando la paura diventa cronica e generalizzata, non legata a un pericolo immediato, può portare a sintomi di ansia.
    • Fobie: paure intense e irrazionali verso oggetti o situazioni specifiche (es. aracnofobia – paura dei ragni).
    • Disturbo post-traumatico da stress (PTSD): può verificarsi in seguito a eventi traumatici, in cui il soggetto rivive continuamente l’esperienza della paura e del pericolo.
  6. Modelli teorici della paura: Esistono diversi modelli teorici per spiegare la paura:
    • Teoria cognitivo-comportamentale: suggerisce che la paura è il risultato di schemi di pensiero distorti o appresi. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) cerca di correggere questi schemi per ridurre la paura.
    • Teoria evolutiva: suggerisce che la paura si è evoluta come un meccanismo di sopravvivenza per proteggerci da pericoli ambientali e predatori.

Gestione e trattamento della paura:

In psicologia, la paura può essere affrontata tramite diverse tecniche e approcci, come la terapia dell’esposizione, che consiste nel confrontarsi gradualmente con l’oggetto della paura, e la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a modificare i pensieri disfunzionali legati alla paura. Inoltre, tecniche di rilassamento come la respirazione profonda o la meditazione possono aiutare a gestire le risposte fisiologiche alla paura.

In sintesi, la paura è una componente normale della vita, essenziale per la sopravvivenza, ma può diventare problematica quando è eccessiva o non giustificata, richiedendo così interventi psicologici specifici.

Esistono delle paure molto comuni, ma anche molto limitanti come:

La Paura del cambiamento che ci spinge a perdere molte opportunità.

La Paura della solitudine che ci fa rimanere legati a persone tossiche impedendoci di avere relazioni positive a cominciare da sè stessi.

La Paura di fallire è l’eterno dilemma che blocca nell’evitare i rischi

La Paura del rifiuto ci impedisce di aprirci agli altri.

La Paura dell’incertezza ci spinge a non uscire dalla nostra “comfort-zone”.

La Paura di essere giudicati ci frena dall’essere noi stessi e rischiamo di vivere solo in funzione del giudizio altrui

La Paura di perdere la propria libertà: ci impedisce di impegnarci seriamente in una relazione.

Qual è la tua paura più grande?

Abstract incontro del 30 settembre presso Farmacassia “Aperitivo in salute: Perché fallisce una dieta in 5 punti”

Seguono i cinque punti affrontati con una tazza di tisana durante il primo aperitivo in salute presso Farmacassia nella serata di ieri. Vi aspetto numerosi anche al prossimo appuntamento che avrà luogo il 21 ottobre p.v.

Abitudini italiane

Molte delle abitudini familiari che conosciamo e mettiamo in pratica hanno avuto origine nel dopoguerra. Molti dei piatti della tradizione italiana nascono dalle capacità delle mamme che con poco riuscivano a sfamare famiglie numerose. Così continuiamo a fare preparazioni che avevano senso quando si mangiava una volta al giorno, ma che diventano “pesanti” oggi che quotidianamente apriamo il frigorifero almeno 20 volte!! Ma continuiamo a prepararli perché si è sempre fatto così.

Credenze

In ogni famiglia ci sono abitudini che vengono spesso da credenze errate, Credenze nate nel passato e che oggi sono state sfatate da recenti scoperte mediche, ma cambiare è difficile e ci si ancora ad abitudini anche se sono controproducenti.

Immagini distorte tra realtà e social

I social sono ingannevoli lo sappiamo tutti eppure siamo stregati da immagini di corpi perfetti molto difficili da proporre nella realtà. Ecco che l’ideale del corpo perfetto si scontra con una realtà imperfetta un gioco in cui si è perdenti in partenza.

Pensare che sia il cibo il problema

Quando si fa una dieta tutta la giornata gira attorno al cibo, si pensa alla spesa, alla preparazione, quanto tempo manca all’ora dei pasti. Si sente più fame del solito, la voglia di sgarrare aumenta.

Evitamento della rinuncia per sentirsi liberi attraverso il cibo

Conosciamo tutti il potere rassicurante del cibo ed il suo effetto coccola quando siamo stanchi o arrabbiati, ma esiste anche un altro effetto: per molti il mangiare è un atto liberatorio. Molte persone sono costrette a dire sempre sì o si sentono in dovere di farlo. Sale l’ansia che viene abbattuta con il cibo. Mangiare è socialmente accettabile molto più che dire no e ci si ritrova a mangiare fuori misura anche solo per sentirsi liberi di decidere.

Prenota in anteprima la tua copia del mio ultimo libro ad un prezzo speciale!

Il grande giorno è arrivato! Ho la possibilità di offrire, fino al 5 ottobre p.v.,la copia del mio ultimo libro attualmente in stampa ad un prezzo davvero speciale: Euro 12,00 invece che Euro 16,00.

Le novità non finiscono qui infatti potete ricevere, se siete di fuori Roma, il libro gratuitamente presso l’indirizzo che indicherete con dedica personalizzata sia che sia per voi sia che vogliate farne dono ad una persona speciale.

Per i lettori di Anguillara e zona Lago di Bracciano e Roma nord potrete ritirare la vostra copia personalizzata presso i miei studi di Anguillara, Roma Giustiniana e Roma Aurelia Boccea sarà un’occasione per conoscerci, darti dei consigli e magari fare una foto insieme!

Inviate una mail di richiesta a: emanuelascanupsy@gmail.com

il prezzo speciale ha una durata limitata!!(farà fede la data della mail!!)