I postumi del trauma: ovvero quel coltello che ti si conficca nella pancia

“Fai la tua vita di sempre tra lavoro e famiglia. A volte sei anche particolarmente positivo. Spesso sei esempio di equilibrio, una persona che sa sempre come comportarsi, che ha sempre la risposta pronta e la soluzione ad ogni problema. Una persona che non si perde d’animo e che si tira su le maniche che non conosce fatica.

Insomma una vita speciale anche se assolutamente normale…  poi il destino ti fa uno “sgarro”.  Tu ti rialzi e non senza fatica ritorni ad essere il “figo” che eri prima. Hai l’illusione che hai superato tutto. Con il tempo i ricordi sono sempre più avvolti nella nebbia e ti dici “in fondo posso ancora raccontarla”, “poteva andare peggio” e vai avanti così.

Ma quel trauma è ancora lì e può sbucare fuori all’improvviso rivelandosi in un momento che non ti saresti mai immaginato. In un istante rivivi tutte le sensazioni di paura, di imminente morte. Come un colpo nello stomaco. Può una sola parola, un’immagine o una situazione rievocare quel trauma e sembra passato un attimo e tutto rivive. Come funziona questo cervello che si fa beffe di noi e ci ricorda che non siamo immortali, ma esseri fragili anche nei ricordi. Ti lascia lì spaesato, spaventato e ti rendi conto che quella cosa ti ha segnato. Poi metti in moto la tua parte razionale e comprendi che tra le due situazioni non c’è alcuna correlazione, crei insomma una sorta di inganno che passa dalla mente, ma le emozioni vivono di vita propria e possono esplodere all’improvviso e te ne devi fare una ragione. Non ti rilassare potrebbero essere riattivate quando meno te lo aspetti”.

Dal diario di una vittima di incidente stradale (dieci anni dopo!)

foto dal web

Ho condiviso perché possa essere di aiuto alle tante persone che hanno subito un trauma e che spesso si sentono vulnerabili di fronte ad emozioni sovrastanti. Un trauma va affrontato ed elaborato, ma non sempre è facile. Anzi quasi mai. Fa sentire deboli e succubi delle situazioni. Sono sentimenti comuni a cui piano piano bisogna abituarsi andando comunque avanti consapevoli di una vulnerabilità che però non deve arrestarci.

Aspetti tecnici

Negli stati post traumatici  i “nervi a fior di pelle”, le sensazione di stordimento, la confusione o l’inerzia possono essere molto frequenti, ma il cervello umano ci protegge e riesce a reagire anche nelle esperienze peggiori e a riorganizzarsi.

A volte questo non accade o solo in parte e si sviluppa il Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD). La sintomatologia è molto variegata e può presentare ricordi ricorrenti a volte anche con grande frequenza. In genere si manifestano nei primi tre mesi dall’accaduto, ma non è raro che si presentino anche dopo anni. Solo il 50% dei casi può regredire spontaneamente per i restanti, in assenza di trattamento, può diventare una situazione cronica. Non significa che la persona abbia pensieri spaventosi tutto il giorno o tutti i giorni, ma può accadere che ricompaiano in prossimità di altri eventi stressanti. La sensazione di ansia o i flashback possono riaffiorare anche in situazioni molto diverse da quelle che hanno causato il trauma.

Riflessioni sul viaggio e viaggiare

Hai mai pensato a che tipo di viaggiatore sei? Potresti scoprire tante cose di te!

Estate. Da piccoli significa vacanza. Significa più tempo con gli amici,  niente scuola. Da grandi significa riprendere ritmi più idonei alla propria personalità significa meno vincoli di orario oppure un periodo fuori dalla routine del quotidiano, spesso significa viaggio.

Che la meta sia un’isola lontana , un paese esotico o il paesello dei nonni poco importa. Quel che importa davvero è uscire dal solito tram tram e affrontare qualcosa di nuovo. Avere un progetto leggero (per la testa) che ci faccia sognare, organizzare e pregustare. Mare, monti o città d’arte la parola d’ordine è cambiare gli schemi,respirare aria nuova fare  cose nuove e provare cibi nuovi.

viaggiare+valigia+come+fare

Non per tutti il viaggio ha però questa trama affascinante per qualcuno significa uscire dalla zona di confort significa affrontare l’ignoto (anche se a pochi passi da casa) significa perdere i propri riferimenti. Non per tutti il viaggio è felicità. Per alcuni vuol dire paura, imprevedibilità  e preferiscono rimanere tra le proprie quattro mura ritenute rassicuranti e continuare a fare la spesa nello stesso posto, incontrare gli amici nello stesso locale.

Per il viaggiatore ogni istante è crescita personale: incontri, informazioni anche gli incidenti di percorso. Il viaggio diventa il mezzo per confrontarsi,  in qualche modo ricrearsi. Prende energia dal viaggio e contemporaneamente ne immette in un flusso continuo. E tutto quello che ne viene rimarrà custodito nella memoria insieme alle foto, agli oggetti comprati o trovati nel cammino. Non dimentica la vita di tutti i giorni, semplicemente la mette in stand-by per dare sfogo a quella parte che non può essere vissuta giornalmente.

Per qualcuno chiudere la porta di casa è causa d’angoscia. Per qualcuno più di altri. In generale anche se nella vita si sono affrontati tanti viaggi una piccola parte di timore c’è poiché per ogni inizio c’è inevitabilmente una fine ed in fondo affrontare l’ignoto ci lascia sempre un po’ guardinghi anche se poi in corso d’opera finiamo per essere affascinati proprio dall’ebrezza dell’inaspettato che ci si presenterà.