Le vacanze estive sono spesso un momento di relax e indulgenza, in cui abbandoniamo le regole alimentari quotidiane per concederci cibi golosi e pasti fuori orario. Al rientro dalle ferie, tuttavia, è importante ristabilire una routine alimentare sana per ritrovare il benessere e mantenere un equilibrio a lungo termine. Questo articolo fornisce una guida pratica per tornare a una routine alimentare sana dopo il periodo di ferie, senza stress o estremismi.
Ecco alcuni consigli pratici per riprendere un’alimentazione corretta dopo le vacanze.
Lunedì: Detox Leggero e Naturale
Dopo un periodo di abbondanza, il nostro corpo potrebbe trarre beneficio da una leggera “detox”. Questo non significa digiuno, ma piuttosto l’introduzione di alimenti freschi, ricchi di vitamine e antiossidanti. Frutta e verdura di stagione, come cetrioli, zucchine, pesche e frutti di bosco, sono ottime opzioni per aiutare il corpo a depurarsi naturalmente.
Martedì: Reidratazione
Durante le vacanze, soprattutto se trascorse in luoghi caldi, è possibile che il nostro corpo abbia perso molti liquidi. È fondamentale reidratarsi correttamente. Bere almeno 2 litri di acqua al giorno aiuta a ristabilire l’equilibrio idrico, favorisce la digestione e mantiene la pelle idratata e luminosa. Anche tisane e infusi possono essere utili, soprattutto quelli depurativi come il tè verde o il finocchio.
Mercoledì: Porzioni Moderate e Bilanciate
Al rientro dalle ferie, è importante tornare a un regime alimentare con porzioni controllate e bilanciate. Concentrarsi su pasti che includano una buona quantità di proteine magre, carboidrati integrali e grassi sani. Iniziare la giornata con una colazione ricca di nutrienti e non saltare mai i pasti principali è fondamentale per mantenere il metabolismo attivo.
Giovedì: Ridurre Zuccheri e Grassi
Dopo le vacanze, è consigliabile limitare il consumo di zuccheri raffinati e grassi saturi, spesso consumati in eccesso durante i pasti fuori casa. Optare per dolcificanti naturali, come miele o stevia, e scegliere grassi salutari come quelli contenuti nell’olio d’oliva, nell’avocado e nella frutta secca.
Venerdì: Riprendere l’Attività Fisica
Non dimentichiamoci che una corretta alimentazione va di pari passo con un’attività fisica regolare. Riprendere un regime di esercizio fisico, anche leggero, come camminate quotidiane, yoga o nuoto, aiuta a ritrovare il peso forma e a ridurre lo stress accumulato.
Sabato: Mangiare Con Consapevolezza
Una delle chiavi per un’alimentazione equilibrata è mangiare con consapevolezza. Prendersi il tempo per gustare ogni pasto, senza distrazioni come la televisione o il telefono, aiuta a riconnettersi con i segnali di fame e sazietà del proprio corpo, prevenendo eccessi.
Domenica: Stabilire Obiettivi Realistici
Il rientro dalle vacanze non deve essere vissuto con stress o senso di colpa. È importante stabilire obiettivi alimentari realistici e raggiungibili. Piuttosto che puntare a diete drastiche, è preferibile introdurre gradualmente abitudini sane che possano essere mantenute nel tempo.
Conclusione
Un piccolo passo al giorno per raggiungere importanti obiettivi: riprendere una corretta alimentazione dopo le vacanze è essenziale per ristabilire un equilibrio psicofisico e affrontare con energia la ripresa delle attività quotidiane. Con piccoli accorgimenti e un po’ di pazienza, sarà possibile ritrovare il benessere e mantenere uno stile di vita sano e appagante.
Erroneamente tendiamo ad essere pragmatici, a risolvere ogni cosa cognitivamente, in qualche modo la società ci insegna che usare le emozioni è segno di debolezza. Eppure l’intelligenza emotiva è una grande risorsa e dovrebbe essere sostenuta da quando siamo piccoli. Nelle prossime righe cercherò di illustrarvela al meglio.
L’intelligenza emotiva è un concetto psicologico che si riferisce alla capacità di riconoscere, comprendere, gestire e utilizzare efficacemente le proprie emozioni e quelle degli altri. Questa capacità è considerata cruciale per il successo personale e professionale, poiché influisce sulla nostra capacità di comunicare, risolvere i conflitti, gestire lo stress e prendere decisioni informate.
Il concetto è stato reso popolare da Daniel Goleman negli anni ’90, che ha identificato cinque componenti principali dell’intelligenza emotiva:
Consapevolezza di sé (Self-awareness): La capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni, nonché il loro effetto sugli altri. Include l’autovalutazione accurata delle proprie forze e debolezze e una sana fiducia in sé stessi.
Autoregolazione (Self-regulation): La capacità di controllare o reindirizzare gli impulsi e le emozioni negative, mantenendo la calma e la compostezza anche in situazioni stressanti. Comprende anche la capacità di pensare prima di agire e di gestire i cambiamenti.
Motivazione (Motivation): La spinta interna a perseguire obiettivi per motivi intrinseci piuttosto che per gratificazione esterna. Le persone emotivamente intelligenti tendono ad essere più orientate agli obiettivi, resilienti e pronte a lavorare duramente per il successo.
Empatia (Empathy): La capacità di comprendere le emozioni degli altri e di rispondere in modo appropriato. Questo aiuta nelle interazioni sociali, poiché permette di costruire relazioni migliori, risolvere conflitti e promuovere un ambiente collaborativo.
Abilità sociali (Social skills): Le competenze necessarie per gestire le relazioni e costruire reti sociali efficaci. Questo include la capacità di comunicare chiaramente, influenzare gli altri, gestire i conflitti e lavorare in team.
Importanza dell’Intelligenza Emotiva
L’intelligenza emotiva è cruciale in vari contesti, tra cui:
Ambito lavorativo: Le persone con alta intelligenza emotiva tendono ad essere leader migliori, capaci di motivare i loro team e gestire conflitti in modo efficace. Sono anche più adattabili ai cambiamenti e in grado di gestire lo stress in modo più efficiente.
Relazioni personali: Migliora la capacità di comprendere e rispondere ai bisogni e ai sentimenti degli altri, contribuendo a costruire relazioni più forti e significative.
Benessere personale: Essere consapevoli delle proprie emozioni e sapere come gestirle può portare a una maggiore soddisfazione personale e a una riduzione dello stress e dell’ansia.
Come Sviluppare l’Intelligenza Emotiva
Praticare la consapevolezza di sé: Tenere un diario delle emozioni, riflettere sulle proprie reazioni emotive e cercare di capire le cause sottostanti.
Lavorare sull’autoregolazione: Imparare tecniche di gestione dello stress come la meditazione, la respirazione profonda e la pratica della mindfulness.
Motivarsi internamente: Stabilire obiettivi personali significativi e lavorare per raggiungerli, mantenendo una mentalità positiva.
Sviluppare l’empatia: Ascoltare attivamente gli altri, cercare di vedere le cose dal loro punto di vista e rispondere con gentilezza e comprensione.
Migliorare le abilità sociali: Lavorare sulla comunicazione efficace, imparare a risolvere i conflitti in modo costruttivo e costruire relazioni positive.
Sviluppare l’intelligenza emotiva è un processo continuo che richiede consapevolezza e pratica costante ed i benefici che ne derivano possono avere un impatto significativo e positivo su tutti gli aspetti della vita.
Fra qualche ora ci sarà la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Parigi, questo ha scatenato in me alcune considerazioni riguardo le donne e lo sport. Io sono sempre stata una sportiva ed ho avuto in pista le mie soddisfazioni (ormai troppi anni fa!) e le Olimpiadi hanno rappresentato sempre un momento di grande emozione, ma in effetti ha stimolato anche grandi interrogativi personali e sociali al riguardo. Poi mi arriva una mail dall’Ordine degli Psicologi del Lazio che riassume e puntualizza molti punti interessanti che io dedico di condividere con voi.
Vi chiedo di leggere tutto e condividere le vostre considerazioni!
*E’ il 16 aprile del 1967: una foto in bianco e nero immortala il momento in cui un giudice di gara della maratona di Boston strattona l’atleta con il pettorale n. 261 per impedirgli di tagliare il traguardo. Di quale violazione era responsabile quell’atleta? Aveva un rossetto rosso e lunghi capelli mossi. Era una donna. Kathrine Switzer è la prima donna a partecipare a una maratona e, visto che si supponeva che il corpo femminile fosse inappropriato per quella competizione, la sua trasgressione è uno scandalo e anche il primo passo per l’abbattimento di un tabù. Di storie come queste se ne potrebbero raccontare tante: ipocriti giudizi di inadeguatezza per escludere le donne dalle competizioni sportive o, quantomeno, per tenerle ai margini del campo. Giova sempre dire che i tempi sono cambiati. Sì, lo sono. Ma non abbastanza, visto che sul tema dell’accesso allo sport grava ancora un importante disparità di genere. Qualche dato su cui sono state fatte ricerche documentate: i genitori ritengono che fare sport sia più importante per i figli maschi chE’ il 16 aprile del 1967: una foto in bianco e nero immortala il momento in cui un giudice di gara della maratona di Boston strattona l’atleta con il pettorale n. 261 per impedirgli di tagliare il traguardo. Di quale violazione era responsabile quell’atleta? Aveva un rossetto rosso e lunghi capelli mossi. Era una donna. Kathrine Switzer è la prima donna a partecipare a una maratona e, visto che si supponeva che il corpo femminile fosse inappropriato per quella competizione, la sua trasgressione è uno scandalo e anche il primo passo per l’abbattimento di un tabù. Di storie come queste se ne potrebbero raccontare tante: ipocriti giudizi di inadeguatezza per escludere le donne dalle comE’ il 16 aprile del 1967: una foto in bianco e nero immortala il momento in cui un giudice di gara della maratona di Boston strattona l’atleta con il pettorale n. 261 per impedirgli di tagliare il traguardo. Di quale violazione era responsabile quell’atleta? Aveva un rossetto rosso e lunghi capelli mossi. Era una donna. Kathrine Switzer è la prima donna a partecipare a una maratona e, visto che si supponeva che il corpo femminile fosse inappropriato per quella competizione, la sua trasgressione è uno scandalo e anche il primo passo per l’abbattimento di un tabù. Di storie come queste se ne potrebbero raccontare tante: ipocriti giudizi di inadeguatezza per escludere le donne dalle competizioni sportive o, quantomeno, per tenerle ai margini del campo. Giova sempre dire che i tempi sono cambiati. Sì, lo sono. Ma non abbastanza, visto che sul tema dell’accesso allo sport grava ancora un importante disparità di genere. Qualche dato su cui sono state fatte ricerche documentate: i genitori ritengono che fare sport sia più importante per i figli maschi che per le figlie femmine; le ragazze nella pubertà hanno molta più probabilità di abbandonare l’attività sportiva dei ragazzi (il fenomeno che si chiama drop out); le donne dopo i quarant’anni ammettono che fare sport sarebbe importante per la propria saluta fisica e mentale ma l’organizzazione del quotidiano (calibrare il tempo delle priorità: lavoro, casa, famiglia) rende l’opzione di investire nello sport una pallida chimera.
Per non parlare, sempre stando alle statistiche, dello sport “societario”. Le donne rappresentano solo il 18% degli allenatori qualificati, percentuale che scende al 9% nel caso degli allenatori senior. Nel 2016, meno del 30% dei soggetti negli organi direttivi olimpici, il 16,6% nei Comitati Olimpici Nazionali e il 18% nelle Federazioni Sportive internazionali erano donne. Questo orienta anche le scelte di marketing: molto più redditizio “spingere” atleti maschi, che godendo di più visibilità mediatica fanno aumentare gli introiti, suffragando un meccanismo molto ben oleato.
La psicologia ci consente però di guardare tra le pieghe dei meccanismi, di allargare lo sguardo in cerca di orizzonti più ampi. E se prevalentemente si associa la Psicologia dello Sport con l’area della performance sportiva (chi può mettere in discussione che per uno sportivo l’equilibrio emotivo e la motivazione psicologica valgano tanto quanto una buona preparazione fisica?), questa branca della psicologia si occupa anche di dare nuove chiavi di lettura e d’intervento rispetto a quella che Jung chiamerebbe la coscienza collettiva, ovvero quel complesso di giudizi a-priori, griglie di pensiero e interpretazione del reale, modelli di comportamento acquisiti e validi “per lo più”, a cui difetta l’acutezza di sguardo, il luogo della rottura, del ripensamento, del cambiamento.
Il gruppo di lavoro Psicologia dello Sport e dell’esercizio fisico dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, coordinato da Luana Morgilli insieme ai colleghi Maria Maddalena Ferrari e Sergio Costa, insieme a Paola Biondi (referente delle Pari Opportunità dell’Ordine), ha realizzato nel 2023 una campagna di sensibilizzazione sulle tematiche che riguardano le differenze di trattamento tra atleti ed atlete e le difficoltà connesse all’essere donna nell’ambito sportivo. Nella doppia intervista realizzata dal gruppo, in cui gli atleti della Nazionale di Pallanuoto Domitilla Picozzi e Marco Del Lungo si confrontano sulla loro esperienza sportiva, alcuni aspetti banali evidenziano come lo sport sia sostanzialmente tarato sul maschile: dagli allenamenti nelle ore serali, che allarmano le atlete e le obbligano in alcuni casi a fare gruppo per potersi spostare in sicurezza, alle differenze di trattamento economico.
C’è quindi molto che il contributo della psicologia può dare per sensibilizzare gli ambienti sportivi in primis ma anche la società estesa, per ridurre stereotipi e storture che rendono l’esperienza sportiva per le donne più problematica.petizioni sportive o, quantomeno, per tenerle ai margini del campo. Giova sempre dire che i tempi sono cambiati. Sì, lo sono. Ma non abbastanza, visto che sul tema dell’accesso allo sport grava ancora un importante disparità di genere. Qualche dato su cui sono state fatte ricerche documentate: i genitori ritengono che fare sport sia più importante per i figli maschi che per le figlie femmine; le ragazze nella pubertà hanno molta più probabilità di abbandonare l’attività sportiva dei ragazzi (il fenomeno che si chiama drop out); le donne dopo i quarant’anni ammettono che fare sport sarebbe importante per la propria saluta fisica e mentale ma l’organizzazione del quotidiano (calibrare il tempo delle priorità: lavoro, casa, famiglia) rende l’opzione di investire nello sport una pallida chimera.
Per non parlare, sempre stando alle statistiche, dello sport “societario”. Le donne rappresentano solo il 18% degli allenatori qualificati, percentuale che scende al 9% nel caso degli allenatori senior. Nel 2016, meno del 30% dei soggetti negli organi direttivi olimpici, il 16,6% nei Comitati Olimpici Nazionali e il 18% nelle Federazioni Sportive internazionali erano donne. Questo orienta anche le scelte di marketing: molto più redditizio “spingere” atleti maschi, che godendo di più visibilità mediatica fanno aumentare gli introiti, suffragando un meccanismo molto ben oleato.
La psicologia ci consente però di guardare tra le pieghe dei meccanismi, di allargare lo sguardo in cerca di orizzonti più ampi. E se prevalentemente si associa la Psicologia dello Sport con l’area della performance sportiva (chi può mettere in discussione che per uno sportivo l’equilibrio emotivo e la motivazione psicologica valgano tanto quanto una buona preparazione fisica?), questa branca della psicologia si occupa anche di dare nuove chiavi di lettura e d’intervento rispetto a quella che Jung chiamerebbe la coscienza collettiva, ovvero quel complesso di giudizi a-priori, griglie di pensiero e interpretazione del reale, modelli di comportamento acquisiti e validi “per lo più”, a cui difetta l’acutezza di sguardo, il luogo della rottura, del ripensamento, del cambiamento.
Il gruppo di lavoro Psicologia dello Sport e dell’esercizio fisico dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, coordinato da Luana Morgilli insieme ai colleghi Maria Maddalena Ferrari e Sergio Costa, insieme a Paola Biondi (referente delle Pari Opportunità dell’Ordine), ha realizzato nel 2023 una campagna di sensibilizzazione sulle tematiche che riguardano le differenze di trattamento tra atleti ed atlete e le difficoltà connesse all’essere donna nell’ambito sportivo. Nella doppia intervista realizzata dal gruppo, in cui gli atleti della Nazionale di Pallanuoto Domitilla Picozzi e Marco Del Lungo si confrontano sulla loro esperienza sportiva, alcuni aspetti banali evidenziano come lo sport sia sostanzialmente tarato sul maschile: dagli allenamenti nelle ore serali, che allarmano le atlete e le obbligano in alcuni casi a fare gruppo per potersi spostare in sicurezza, alle differenze di trattamento economico.
C’è quindi molto che il contributo della psicologia può dare per sensibilizzare gli ambienti sportivi in primis ma anche la società estesa, per ridurre stereotipi e storture che rendono l’esperienza sportiva per le donne più problematica.e per le figlie femmine; le ragazze nella pubertà hanno molta più probabilità di abbandonare l’attività sportiva dei ragazzi (il fenomeno che si chiama drop out); le donne dopo i quarant’anni ammettono che fare sport sarebbe importante per la propria saluta fisica e mentale ma l’organizzazione del quotidiano (calibrare il tempo delle priorità: lavoro, casa, famiglia) rende l’opzione di investire nello sport una pallida chimera.
Per non parlare, sempre stando alle statistiche, dello sport “societario”. Le donne rappresentano solo il 18% degli allenatori qualificati, percentuale che scende al 9% nel caso degli allenatori senior. Nel 2016, meno del 30% dei soggetti negli organi direttivi olimpici, il 16,6% nei Comitati Olimpici Nazionali e il 18% nelle Federazioni Sportive internazionali erano donne. Questo orienta anche le scelte di marketing: molto più redditizio “spingere” atleti maschi, che godendo di più visibilità mediatica fanno aumentare gli introiti, suffragando un meccanismo molto ben oleato.
La psicologia ci consente però di guardare tra le pieghe dei meccanismi, di allargare lo sguardo in cerca di orizzonti più ampi. E se prevalentemente si associa la Psicologia dello Sport con l’area della performance sportiva (chi può mettere in discussione che per uno sportivo l’equilibrio emotivo e la motivazione psicologica valgano tanto quanto una buona preparazione fisica?), questa branca della psicologia si occupa anche di dare nuove chiavi di lettura e d’intervento rispetto a quella che Jung chiamerebbe la coscienza collettiva, ovvero quel complesso di giudizi a-priori, griglie di pensiero e interpretazione del reale, modelli di comportamento acquisiti e validi “per lo più”, a cui difetta l’acutezza di sguardo, il luogo della rottura, del ripensamento, del cambiamento.
Il gruppo di lavoro Psicologia dello Sport e dell’esercizio fisico dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, coordinato da Luana Morgilli insieme ai colleghi Maria Maddalena Ferrari e Sergio Costa, insieme a Paola Biondi (referente delle Pari Opportunità dell’Ordine), ha realizzato nel 2023 una campagna di sensibilizzazione sulle tematiche che riguardano le differenze di trattamento tra atleti ed atlete e le difficoltà connesse all’essere donna nell’ambito sportivo. Nella doppia intervista realizzata dal gruppo, in cui gli atleti della Nazionale di Pallanuoto Domitilla Picozzi e Marco Del Lungo si confrontano sulla loro esperienza sportiva, alcuni aspetti banali evidenziano come lo sport sia sostanzialmente tarato sul maschile: dagli allenamenti nelle ore serali, che allarmano le atlete e le obbligano in alcuni casi a fare gruppo per potersi spostare in sicurezza, alle differenze di trattamento economico.
C’è quindi molto che il contributo della psicologia può dare per sensibilizzare gli ambienti sportivi in primis ma anche la società estesa, per ridurre stereotipi e storture che rendono l’esperienza sportiva per le donne più problematica.
Chi deve perdere peso è sempre alla ricerca della pillola della felicità. Attende con ansia ogni piccola possibilità di accedere al sogno di mangiare senza misura senza prendere peso. Ultimamente sui social, grazie alla condivisione del “segreto” da parte di numerose star tutti stanno cercando di accedere ad Ozempic o similari.
Tutto è cominciato con Elon Musk e la sua trasformazione condivisa sui social e a ruota Rebel Wiilson, Whoopi Goldberg, Kelly Clarkson, Khloè Kardashian ed altri. La cosa incredibile è che si sono convertite all’uso del farmaco anche quelle celebrities che fino ad un certo momento hanno combattuto per l’integrazione e l’accettazione di chi ha qualche kg in più con il movimento della Body positivity! (alla faccia della coerenza!)
Risultati tangibili? Sì ma ci sono molti ma: conosciamoli meglio da vicino.
Il farmaco in questione in realtà è nato per ridurre le problematiche del Diabete di tipo 2, anche se alcuni medici hanno iniziato ad utilizzarlo sfruttando gli effetti collaterali del suddetto farmaco, in pazienti francamente obesi.
Il meccanismo che viene sfruttato è il seguente: aumento della produzione di insulina che riduce il livello di zucchero nel sangue e quindi tengono sotto controllo la glicemia. Inoltre rallentano lo svuotamento gastrico ciò permette l’invio al cervello di segnali di sazietà contribuendo a ridurre l’apporto di cibo.
Il farmaco nato per Diabete di tipo 2 ed utilizzato contro l’obesità è quindi un “off label”. La società produttrice ne ha richiesto l’autorizzazione all’uso negli Stati Uniti e all’Unione Europea come rimedio per l’obesità ottenendolo rispettivamente nel 2021 e 2022 cambiando nome e dosaggio. Attualmente viene venduto sotto prescrizione con nomi diversi. Se non in caso di Diabete 2 il farmaco non è mutuabile. Il costo si aggira a 200 euro per un trattamento di un mese (4 pezzi)
Ps. Non è una pillola, ma una puntura che si fa una volta a settimana sulla pancia!
La prescrizione è permessa solo in caso di obesità, ovvero con Indice di massa corporea superiore a 30, per quelle persone il cui rischio cardiovascolare è elevato, ma nel momento in cui si sospende il farmaco si riprende l’aumento di peso ed i rischi di problematiche metaboliche sono elevate.
I rischi sulla salute conseguenti ad una veloce perdita di peso sono numerosi, ma non meno importanti sono quelli legati agli aspetti psicologici. Il corpo cambia, il viso cambia. Si perde massa magra. Per contrastare questi effetti si iniziano altri trattamenti. Insomma cambiamenti continui che non fanno bene. Non ascoltare le esigenze ed i ritmi del corpo fa vivere come se corpo e testa non fossero un tutt’uno.
Come dico e scrivo sempre le scorciatoie per perdere peso non esistono se non con costi fisici e psicologici elevati e alla fine si riprendono comunque i kg persi con conseguenze sull’autostima e l’immagine di Se disastrosi! Pensateci bene!
Fonte: Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS
Hai spesso la sensazione di non aver concluso nulla? La sera ti accorgi di non aver fatto neanche la metà di ciò che ti eri proposto? Hai mai fatto caso a quanto tempo ed energie sprechi durante il giorno?
Ti dimostrerò in pochi punti in quanti momenti della giornata sprechi tempo senza che te ne accorgi….
Ti preoccupi troppo per quello che dicono gli altri. Spendi tempo ed energie a compiere azioni o dire cose che possano non metterti in cattiva luce anche andando contro la tua volontà o necessità. Questo non fa bene. Se te ne preoccupi vuol dire che sei il primo che giudica quindi fai attenzione. Del giudizio puoi tenerne conto solo se ti aiuta a migliorare altrimenti non prenderlo in considerazione.
Procrastini: Rimandi in continuazione le cose importanti per dedicarti a quelle urgenti! Impara a gestire le priorità! Se sei stanco inutile continuare a lavorare: farai errori e perderai un sacco di tempo.
Ti lamenti Lamentarsi puòrappresentare uno sfogo, ma dilungarsi troppo in lamentele senza trovare soluzioni non è utile. Dà una visione di te stesso inconcludente mentre attivarsi dà una sferzata all’autostima.
Tempo al telefono e sui social: A meno che non sia parte del tuo lavoro non stare al telefono oltre le due ore al giorno! Vivere le vite degli altri sui social non è vita. Non credere che ti stai rilassando: il tuo cervello sta ricevendo migliaia di input al secondo tra immagini, luci e suoni.
Rimuginare su cose di cui non hai il controllo: Ci sono situazioni di cui dobbiamo semplicemente prendere atto, integrarle e accettarle se non possiamo fare altrimenti. Inutile perdere tempo e riempirsi di angosce su cose che non possiamo modificare Cercare soluzioni o adattarsi al meglio è sicuramente più utile.
Questi sono solo alcuni dei comportamenti che riscontro spesso nelle persone. Ce ne sono di altri, ma questi sicuramente sono i più presenti.
Lascio qualche piccolo consiglio per evitare di sprecare tempo utile cercando di vivere una vita di qualità e non solo vivere!
Sostituisci o alterna lo smartphone con un bel libro, un film o un documentario. Almeno avrai imparato qualche cosa e ti sarai rilassato.
Fai un elenco delle cose che devi assolutamente fare in una giornata e spunta man mano che le fai
Cerca di andare a pranzo e cena fuori solo il fine settimana e gli altri giorni mangia in modo sano.
Non serve fare i forzati del divertimento. Riposa se ne senti il bisogno. La nostra salute è importante non può essere messa sempre all’ultimo posto.
Le ferie estive non sono solo un lusso, ma una necessità per il nostro benessere psicologico. Sfruttando al meglio questo periodo di pausa, possiamo migliorare la nostra salute mentale, rafforzare le nostre relazioni e ritornare alla routine quotidiana con rinnovata energia e motivazione. Quindi, la prossima volta che pianifichi le tue vacanze estive, ricorda di dedicare del tempo a te stesso e al tuo benessere psicologico.
Le ferie estive rappresentano un momento atteso da molti, un periodo dedicato al riposo, al divertimento e alla rigenerazione. Tuttavia, oltre a essere un’opportunità per staccare la spina dalle routine quotidiane e dagli impegni lavorativi, le vacanze estive hanno anche un impatto significativo sulla nostra salute mentale e sul nostro benessere psicologico. Nelle prossime righe vedremo i vari modi in cui le ferie estive possono influenzare la nostra psiche offrendo alcuni suggerimenti per massimizzare i benefici di questo periodo.
L’importanza del riposo
Il riposo è essenziale per la nostra salute mentale e fisica. Durante l’anno, molti di noi accumulano stress e tensione a causa del lavoro, degli impegni familiari e delle altre responsabilità quotidiane. Le vacanze estive offrono l’opportunità di interrompere questi cicli stressanti, permettendo al corpo e alla mente di recuperare e rigenerarsi. Studi hanno dimostrato che il riposo adeguato può migliorare l’umore, aumentare la produttività e ridurre il rischio di malattie mentali come la depressione e l’ansia.
Cambiamento di ambiente
Uno dei principali benefici delle vacanze estive è la possibilità di cambiare ambiente. Visitare nuovi luoghi, esplorare nuove culture e sperimentare nuove attività può stimolare la mente, offrendo nuove prospettive e rompendo la monotonia della vita quotidiana. Questo cambiamento può aiutare a ridurre i livelli di stress e a migliorare il benessere emotivo, contribuendo a una sensazione generale di felicità e soddisfazione.
Tempo di qualità con la famiglia e gli amici
Le ferie estive sono anche un’opportunità per trascorrere del tempo di qualità con la famiglia e gli amici. Questi momenti di connessione sociale sono fondamentali per il nostro benessere psicologico. Le relazioni interpersonali positive possono offrire supporto emotivo, ridurre i sentimenti di isolamento e aumentare il senso di appartenenza e di sicurezza. Le attività condivise durante le vacanze, come i pasti, le escursioni e i giochi, possono rafforzare i legami e creare ricordi duraturi.
Riscoprire se stessi
Le vacanze estive offrono anche un’opportunità per riscoprire se stessi. Lontani dalle pressioni e dalle aspettative quotidiane, possiamo dedicare del tempo a riflettere sui nostri obiettivi, passioni e desideri. Questo tempo di introspezione può essere estremamente benefico per la nostra crescita personale e per la nostra autostima. Inoltre, dedicarsi a hobby e attività che ci appassionano può aumentare il nostro senso di realizzazione e felicità.
Suggerimenti
Pianificare in anticipo: Una buona pianificazione può ridurre lo stress legato all’organizzazione del viaggio e permetterci di goderci al massimo le vacanze.
Disconnettersi dal lavoro: È importante cercare di staccare completamente dal lavoro durante le vacanze, evitando di controllare costantemente email e messaggi.
Oggi facevo sull’argomento queste considerazioni con una ragazza in cerca della sua prima casa con l’attuale “ragazzo”. Si conoscono da due anni, stanno bene insieme, lavorano entrambi è arrivata l’ora di andare a vivere insieme, ma non di sposarsi, perché “tanto è uguale”.
Sarà proprio vero? Dalla mia esperienza in termini psicologici, e a livello di normativa, ho fatto le mie ricerche, in realtà non è proprio la stessa cosa!
Vediamo insieme cosa succede se si decide di sposarsi o andare a convivere.
Partiamo dai Significati:
matrimonio: secondo l’autorevole Treccani: Unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie. La parola matrimonio deriva dalla parola latina matrimonium, che, a sua volta, è un derivato della parola mater, che significa madre.(dal web)
convivenza: Vivere insieme, abitare nella stessa casa. Fare vita comune come marito e moglie pur non essendo sposati
Sebbene dal punto di vista affettivo, se ci si ama, il fatto di essere sposati o meno non fa la differenza, dal punto di vista psicologico non è proprio così e neanche dal punto di vista sociale.
IL MATRIMONIO
Il matrimonio è un rito di passaggio nel quale i due fidanzati acquisiscono uno status ufficiale condiviso dalla collettività e diventano famiglia. La cerimonia sancisce il momento e simboli come la fede nunziale ne permettono il riconoscimento dello status a livello sociale. A livello psicologico sposarsi può essere considerato rassicurante come il momento in cui si finisce di cercare e si decide di stare con quella persona per sempre, ma ricordate che non è una data di fine (come nelle favole) ma una data di inizio. Non bisogna pensare solo alla festa, ma a ciò che significa e a ciò che segue. Ci vuole impegno, pazienza e amore affinchè un matrimonio funzioni. Insieme a valori condivisi, all’accettazione dell’altro e all’idea che spesso i sacrifici sono necessari.
LA CONVIVENZA
Nella convivenza il riconoscimento del legame è un fatto personale della coppia, non avviene alcun riconoscimento dall’esterno. Il passaggio da “io e te” a “Noi” non è sancito da un “rito di passaggio” che definisce un momento dall’altro nella vita di due persone.
Diritti e doveri si definiscono autonomamente in base alle proprie caratteristiche personali e non vengono imposte da un contratto. Dal punto di vista sociale è spesso considerato come un rapporto di serie B.
Dal punto di vista strettamente psicologico, perché si dovrebbe scegliere la convivenza? -Per sentirsi più liberi- -Per non pagare gli avvocati in caso di incomprensioni – sono le risposte più frequenti. Ma io credo che si sia di più. Forse non si è certi del legame? Forse si cerca una via di fuga al bisogno? Forse ci si dà un’altra possibilità se si cambia idea?
Credo sia necessario essere onesti nel rispondere anche ad altre domande come:
-Sono in grado di prendermi un impegno nel lungo termine?- – Penso di arrendermi alla prima difficoltà o voglio lottare per il mio rapporto?-
Quindi sposarsi o convivere?
Vediamo cosa succede se ci sono figli.
Per il bambino se i genitori convivono o sono sposati per il suo sviluppo non c’è alcuna differenza. Per un bambino conta solo come si trattano la mamma ed il papà, se si amano, se lo amano e se c’è serenità in casa. Anche dal punto di vista dei diritti essere figli naturali o legittimi è lo stesso infatti sussiste l’obbligo al mantenimento e all’istruzione per entrambi i genitori.
La differenza, riguarda la parentela con le famiglie d’origine dei genitori. Un figlio naturale non ha legami di parentela con i fratelli dei genitori e con i loro figli: attenzione “per la legge” il bambino non ha né zii nè cugini. Il vincolo di parentela, a livello giuridico, si ha solo in linea diretta ovvero con i nonni. Questo comporta inevitabilmente anche delle differenze per i diritti di successione: il figlio naturale eredita solo dai genitori e dai nonni, mentre il figlio legittimo eredita da tutti i parenti fino al sesto grado di parentela. Sono in corso delle variazioni giuridiche, ma attualmente questa è la situazione.
Altre cose da considerare: se il bimbo nato al di fuori del matrimonio non viene riconosciuto dal padre, solo la mamma ha dei doveri verso di lui. Se i neogenitori dovessero lasciarsi, se il papà non contribuisce al suo mantenimento bisognerà rivolgersi al Tribunale dei Minorenni. Il riconoscimento è importante anche per tutelare il diritto del papà nel visitare il suo bambino e partecipare alla sua educazione.
Inoltre se la coppia è sposata automaticamente il bambino acquisisce il cognome del padre e la denuncia di nascita può essere effettuate indifferentemente dalla mamma o dal papà alla direzione sanitaria dell’ospedale di nascita oppure all’ufficio anagrafe del comune di residenza mentre in caso di convivenza devono recarsi entrambi.
Da ricordare che l’articolo 143 del Codice Civile sancisce diritti e doveri della coppia sposata. Tra gli obblighi troviamo la fedeltà, la reciproca assistenza, la collaborazione e la coabitazione. Entrambi sono tenuti, in base alle proprie capacità personali ed economiche a contribuire ai bisogni della famiglia.
Questo significa che nella convivenza la donna (in alcuni casi l’uomo) non è tutelata.
Ad esempio se nasce un figlio e ci si lascia il padre non è obbligato ad aiutare economicamente la donna che magari ha lasciato il lavoro per accudire proprio il figlio! DI QUESTE STORIE VE NE POSSO RACCONTARE A DECINE, ma non voglio essere di parte per cui continuo a dare informazioni in modo obiettivo. In caso di separazione legale invece il coniuge con più disponibilità economiche è obbligato ad aiutare il partner e non solo ad accudire il figlio.
Cosa succede se uno dei due coniugi viene a mancare? Se si è sposati l’altro coniuge e figli legittimi ereditano direttamente, mentre in caso di convivenza bisogna redigere un testamento. Solo per le coppie sposate poi è possibile beneficiare della reversibilità della pensione.
Anche nei confronti del fisco le cose non sono le stesse. Se si è sposati ed uno dei due coniugi non lavora può essere a carico del partner lavoratore ed avere dei benefici fiscali, come poter detrarre eventuali spese mediche, mentre ciò non è previsto per il convivente.
Recentemente sono avvenute alcune modifiche al Codice Civile riconoscendo alcuni diritti alle coppie di fatto.
Tra i più rappresentativi evidenzio:
La legge 40 del 2004 ha previsto l’accesso al percorso della procreazione medicalmente assistita anche ai conviventi. Inoltre il garante della privacy nel 2005 ha riconosciuto il diritto di un convivente ad avere notizie di salute sul partner e, in caso di ricovero ospedaliero, di richiedere la sua cartella clinica.
Recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno sancito il diritto del convivente a succedere al partner (in caso di decesso) nel contratto di locazione della comune abitazione e, sempre in caso di disgrazia, di chiedere un risarcimento danni, proprio come accade per le coppie sposate.
Ad ulteriore tutela della donna nell’articolo (342 bis) del Codice Civile, si dispone l’allontanamento dalla casa della coppia del convivente che dovesse comportarsi male nei confronti della compagna, mettendo a rischio la sua integrità fisica e/o morale o la sua libertà.
L’alimentazione e la psicologia in estate sono strettamente interconnesse, poiché i cambiamenti stagionali possono influenzare sia le abitudini alimentari che lo stato emotivo e mentale.
Ecco alcuni punti chiave su come l’estate può influenzare queste aree:
Alimentazione in Estate
Aumento del Consumo di Frutta e Verdura:
La disponibilità di frutta e verdura fresca aumenta in estate. Questo non solo aiuta a mantenere una dieta equilibrata, ma fornisce anche vitamine e minerali essenziali che supportano il benessere generale.
Idratazione:
Le alte temperature richiedono un maggiore consumo di liquidi. Oltre all’acqua, bevande come succhi naturali, frullati e infusi di erbe possono aiutare a mantenere un buon livello di idratazione.
Diminuzione dell’Appetito:
Il caldo può ridurre l’appetito. In queste condizioni, i pasti leggeri e frequenti possono essere più adatti rispetto ai pasti pesanti e abbondanti.
Cibi Rinfrescanti:
L’assunzione di cibi freschi e rinfrescanti, come insalate, yogurt e gelati, può essere più comune durante l’estate, contribuendo a una sensazione di sollievo dal caldo.
Psicologia in Estate
Miglioramento dell’Umore:
La maggiore esposizione alla luce solare può aumentare i livelli di serotonina, migliorando l’umore e riducendo i sintomi di depressione stagionale.
Maggiore Attività Fisica:
Le giornate più lunghe e il clima mite incentivano le attività all’aperto, come camminate, nuoto e sport. L’esercizio fisico ha benefici comprovati sulla salute mentale, inclusa la riduzione dello stress e dell’ansia.
Ritmi Circadiani:
L’aumento delle ore di luce può influenzare i ritmi circadiani, portando a cambiamenti nei modelli di sonno. È importante mantenere una routine regolare per evitare problemi di insonnia o stanchezza.
Socializzazione:
Le vacanze estive e le attività sociali possono migliorare le relazioni interpersonali e fornire supporto emotivo. Partecipare a eventi sociali può ridurre il senso di isolamento e migliorare il benessere psicologico.
Suggerimenti Pratici
Pianificazione dei Pasti: Organizzare i pasti in modo da includere una varietà di alimenti freschi e nutrienti.
Bere Abbastanza: Assicurarsi di bere acqua regolarmente e consumare alimenti ad alto contenuto di acqua.
Attività Fisica: Sfruttare il bel tempo per fare esercizio fisico all’aperto, come passeggiate al parco o nuotate.
Gestione dello Stress: Praticare tecniche di rilassamento come lo yoga o la meditazione per mantenere un buon equilibrio mentale.
Routine del Sonno: Mantenere orari di sonno regolari per favorire un buon riposo notturno.
In sintesi, l’estate offre molte opportunità per migliorare sia l’alimentazione che il benessere psicologico. Sfruttare al meglio questa stagione può portare a benefici duraturi per la salute fisica e mentale.
Bisognerebbe vivere mille vite per imparare per noi stessi cosa è giusto e cosa non lo è. Per essere più precisi in psicologia diciamo cosa è funzionale e cosa non lo è. Infatti ciò che per un individuo va bene, non è detto che lo sia per un altro. Eppure ci sono alcuni aspetti della nostra vita abbastanza universali da cui tutti possono trarre beneficio. Vorrei condividere con voi ciò che viene dalla mia esperienza personale.
La parola chiave è raggiungere un equilibrio interiore che permetta di godere delle cose belle, ma anche essere pronti di fronte alle avversità senza abbattersi. Ovvero migliorare la qualità della nostra vita vivendo con maggiore armonia nelle relazioni, nel lavoro, con noi stessi.
Vi propongo una serie di “passi” che ritengo necessari allo scopo:
il primo può sembrare scontato, ma purtroppo non lo è. Prendersi cura di sé partendo da una sana alimentazione, il corretto esercizio fisico e le giuste ore di sonno e riposo. Non è un optional: è la condizione indispensabile da cui tutto parte. Non dico di fare sessioni assurde in palestra, e neanche di stare perennemente a dieta: ricordate la parola equilibrio! Ognuno di noi ha un diverso fabbisogno energetico in base all’età, al sesso e alla tipologia di lavoro svolto. Mangiare “schifezze” non è mai sano anche se si ha un peso forma! Alimenti o bibite extra lo dice la parola stessa dovrebbero essere extra e non avere un utilizzo quotidiano. Se non siete degli “sportivi” o non lo siete mai stati inutile iscriversi in palestra per poi avere ogni giorno la scusa per non andare. Risparmiate soldi ed iniziate a camminare. Non dite che è una attività noiosa. Perché camminando si fa caso a cose che in macchina non si avrebbe la possibilità di notare. Si può camminare facendo delle commissioni a piedi, ma anche raggiungendo un parco cittadino. Non datevi obiettivi assurdi che dimenticherete in due giorni: partite con 15 minuti ad andare e poi tornate indietro (che farà quasi mezz’ora!) ed ogni giorno aumentate di uno o due minuti. Solo così arriverete ad un buon standard di allenamento cucito addosso per voi con benefici fisici e soddisfazione.
Per fare questo dovete però imparare ad amarvi. Qui entra in campo l’autostima. Lo dice la parola stessa: è ciò che noi pensiamo di noi stessi e non dipende dal giudizio altrui come erroneamente a volte si pensa! Bisogna imparare ad accettarvi con pregi e difetti, ma questo non vuol dire “accontentarvi” e non migliorare.
Il terzo passo è quello di avere uno scopo. Ve lo siete mai chiesti? Quale è il vostro scopo? Le vostre passioni? Avete obiettivi da raggiungere? Questo come i precedenti non è un aspetto trascurabile, poiché dà senso ad ogni nostra scelta. La direzione della nostra vita dipende dalla passione e dall’entusiasmo che mettiamo nelle cose ed è qualcosa di così importante che è visibile dall’esterno che viene riconosciuta e ridiventa fonte di energia!
Imparate ad essere curiosi. Per qualcuno è una dotazione di base, ma si può sempre apprendere. Avere la mente aperta sul mondo permette di gustarne a pieno la sua essenza, è stimolante ed è fonte inesauribile di conoscenza e quindi di crescita personale. NB. Non si finisce mai d’imparare! Con questa capacità il mondo sarà sempre nuovo e non sarete apatici in attesa che accada qualcosa nella vostra vita, perché sarete voi a farla accadere.
Per far questo dovete necessariamente imparare a gestire al meglio il vostro tempo. Smettetela di perdere tempo prezioso non facendo nulla eccetto che lamentarvi di non avere tempo! Stare sul vostro smartphone non è rilassarvi. La vostra mente viene bombardata da migliaia di suoni ed immagini al secondo e quando lo spegnete siete più stanchi di prima. Annaffiate dei fiori, giocate con il vostro animaletto domestico, sistemate quella cosa che da tempo dovete fare e rimandate continuamente: questo è il momento giusto e ne ricaverete soddisfazione. In breve stabilisci delle priorità ed utilizza un’agenda che ti permetterà di tenere traccia delle cose che fai e di quelle da fare. Il riposo va effettuato nei giusti momenti e nel modo corretto.
Una cosa che molti non fanno, e fa la differenza nella vita, è essere grati. Oggi tutti avete la sensazione che tutto vi sia dovuto (specialmente i giovani che sono stati mal educati in tal senso!) La gratitudine rende ogni cosa più allettante e soddisfacente. Permette di apprezzare anche quelle piccole cose che passerebbero inosservate. Ringraziate un amico per un bel gesto, vostro figlio, vostra mamma ecc anche per quelle azioni svolte nel quotidiano che diamo per scontate: non lo sono!
Questo ha a che fare con la gentilezza. Essere gentili significa essere attenti verso gli altri. E’ un fatto di educazione? Anche, ma nasce dal rispetto per gli altri. (La base dell’educazione sta nel rispetto e a volte appare in disuso!) essere gentili è contagioso. Provate ad esserlo e vi sorprenderà ciò che accadrà attorno a voi.
Nella vita il cambiamento è sempre alle porte e a nessuno piace cambiare le proprie abitudini. A tutti piace stare nella propria zona di confort, ma il cambiamento è spesso necessario, spesso è un’opportunità. Imparate ad abbracciare il cambiamento quando arriva. Non respingetelo, non andate in opposizione. Provate a guardare il cambiamento da un’altra angolazione. Probabilmente vi sorprenderà.
Imparare a vivere nel presente aiuta moltissimo. Dal passato dobbiamo imparare e non rimuginare ed il futuro arriverà non è necessario creare ansie per ciò che ancora non è avvenuto e magari neanche accadrà. Vivere nel presente migliora la qualità della nostra vita facendoci vedere le cose con maggiore felicità.
Riassumendo in poche righe ciò che ho condiviso fino ad ora si vive bene quando amiamo noi stessi e ci rispettiamo, ovvero riconosciamo il nostro valore, quando siamo gentili con gli altri, quando siamo grati per ciò che riceviamo, ma anche quando mettiamo impegno per raggiungere un obiettivo e lo facciamo con passione, quando abbracciamo il cambiamento e siamo curiosi della vita. Se comprendi questo sei sulla giusta strada per vivere in armonia con te stesso e gli altri. Ma nulla è scontato ti devi impegnare. L’equilibrio si ottiene con il bilanciamento delle forze quindi con il movimento non con l’immobilità!
Domani inizieranno gli esami di maturità. Chi non ricorda le ansie, le paure ed i dubbi, ma anche l’entusiasmo per questa avventura? Anche da adulti è un pensiero che ti riporta a forti emozioni. Ogni anno siamo un pò tutti curiosi di conoscere le tracce della maturità ed in qualche modo pensiamo ai maturandi che siedono a quel banco davanti ad un foglio bianco che farà da spartiacque tra la vita adulta e la giovinezza. Si è ancora abbastanza inconsapevoli dell’importanza di quei momenti e si scoprirà solo molto più tardi.
Stasera vorrei fare i miei migliori auguri, in modo speciale, ai maturandi dei corsi serali che ho avuto modo di conoscere durante questi ultimi mesi dell’anno scolastico appena trascorso nella mia attività di mentoring, perchè per loro è stato molto più difficile partecipare alle lezioni dovendo accudire un bambino piccolo o lavorando di giorno o gestendo difficili situazioni familiari.
Vorrei dare a tutti i giovani qualche piccolo consiglio per arrivare al meglio a questo importante appuntamento.
Cominciamo da questa sera: cena sana ed equilibrata. evitate “schifezze”, alcolici e fumo. Preparate gli abiti che vorreste indossare per evitare inutili corse ed ansie domani mattina. Andate a dormire entro le 23 e spegnete il cellulare. Evitate tassativamente di fare le 4 del mattino cercando notizie sulle tracce del tema o chattando con gli amici. Vi farebbe solo perdere ore di sonno utili e aumenterebbe l’ansia.
A colazione previlegiate una scelta proteica con un toast al formaggio o prosciutto con l’aggiunta di un frutto o una spremuta ed un caffè se siete abituati a berlo. Preparate una merenda semplice quale un pacchetto di biscotti o crakers ed una bottiglietta di acqua. Arrivate per tempo ed andate in bagno. Non potrete andarci prima che siano tarscorse due ore.
Appena avete le tracce leggetele bene e scegliete quella su cui avete più dimestichezza e materiale. Ricordate che è gradito sia un approccio che contenga più materie sia che facciate un esempio personale che sia un pensiero o una esperienza. Non iniziate una traccia per poi lasciarla e cominciarne un’altra! ricordate che dovrete consegnare anche la brutta copia per cui non è bello far vedere che avete cambiato idea, vi fa apparire insicuri, ed inoltre avrete perso tempo prezioso.
Il tempo va usato tutto! non abbiate fretta di consegnare! rileggete e rileggete!