I segreti del Non Detto

Probabilmente non vi siete mai soffermati su un fatto molto particolare che avviene tra persone: in buona parte, la nostra comunicazione è non verbale. Non è mia intenzione fare un trattato di comunicazione non verbale, ma sicuramente il mio intento è quello di farvi fermare a riflettere. Già la maggior parte delle persone non ascolta cosa ha da dire l’altro, perché o lo interrompe o sta già pensando ad una risposta e quindi presta poca attenzione a quello che l’altro dice. In più spesso non è che ci manchino le parole, ma non riescono a catturare ciò che abbiamo in comune con chi abbiamo di fronte a noi. Spesso non condividiamo genere, etnia, livello di istruzione, classe economica o opportunità, e quindi non abbiamo le stesse parole per descrivere le rispettive vite.

Le parole entrano nell’interazione non verbale, ma non sono al centro. Le parole, inoltre, possono comunicare supposizioni, giudizi e opinioni, lo sappiamo tutti, e gli equivoci sono all’ordine del giorno. È meglio non alzare barriere, a volte è meglio cercare un contatto attraverso gesti sfumati.

Possiamo provare a relazionarci con le persone ascoltando senza parlare, osservando la postura, l’espressione del volto e il tono di voce.

Si tratta di un fenomeno ben noto, documentato in letteratura da psicologi come Albert Mehrabian, che nel suo libro “Nonverbal Communication” ha scritto dell’importanza del tono di voce e dell’espressione facciale, fondamentali nell’interazione sociale. Secondo Mehrabian, «il 55% della comunicazione è linguaggio del corpo, il 38% è il tono di voce e il 7% sono le parole effettivamente pronunciate».

Be’, forse, e non tutte le volte, dipende dall’interlocutore e dalla situazione, ma è difficile non essere d’accordo con il concetto di fondo, ossia che tra le persone passa tantissimo non detto.

Riflessioni liberamente tratte da:  Scott Haas / l’Arte giapponese per vivere felice Newton Compton editori


Oltre l’Immagine… Corporea

L’immagine corporea è la rappresentazione mentale che una persona ha del proprio corpo, comprendendo percezioni, emozioni e atteggiamenti nei suoi confronti. È influenzata da esperienze personali, fattori culturali, aspettative sociali e confronti con gli altri.

Foto personale da foto dalla mostra Frida Kahlo: trough the lens of Nickolas Muray in corso a Roma presso il Museo storico della Fanteria fino al 20 luglio 2025

L’immagine corporea non è solo una valutazione estetica, ma un concetto multidimensionale che include. La Percezione corporea: come vediamo il nostro corpo (accuratamente o distorto). La Soddisfazione corporea: quanto siamo contenti del nostro aspetto. Pensieri e credenze: idee e giudizi sulla nostra fisicità. Comportamenti: azioni influenzate dalla percezione del corpo (es. dieta, esercizio fisico, evitamento sociale).

L’immagine corporea ha un forte impatto sulla salute mentale e sul benessere psicologico. Una percezione negativa può portare a: Bassa autostima: la persona si sente inadeguata e insicura. Ansia e depressione: preoccupazioni costanti sull’aspetto possono aggravare disturbi psicologici. Disturbi alimentari: come anoressia, bulimia o binge eating. Evitamento sociale: paura del giudizio altrui porta all’isolamento.

Una immagine corporea positiva, invece, favorisce una maggiore autostima e accettazione di sé. Migliora il  benessere emotivo e relazionale. Permette una relazione più sana con il cibo e l’esercizio fisico.

L’immagine corporea è influenzata e rinforzata dalla società, dai media e dalle relazioni interpersonali. Alcuni aspetti chiave: Influenza dei media: gli ideali irrealistici di bellezza diffusi da pubblicità, social media e film creano pressioni sociali. Ruolo della famiglia e degli amici: commenti e aspettative influenzano la percezione del proprio corpo. Confronto sociale: paragonarsi agli altri può alimentare insoddisfazione e senso di inadeguatezza. Discriminazione e body shaming: persone che non rientrano nei canoni estetici dominanti possono subire esclusione o critiche.

Promuovere una cultura dell’accettazione e della diversità corporea aiuta a ridurre l’impatto negativo di questi fattori, migliorando la qualità della vita individuale e collettiva.

Come possiamo promuovere un’Immagine corporea positiva? Sicuramente incoraggiando ad osservare il proprio corpo con consapevolezza ed accettazione.  Dando il giusto valore ai media ed ai social con un po’ analisi in più i messaggi irrealistici. Mettendo il focus sulla propria salute e non sull’estetica. Facendo qualche esercizio sull’autostima se si ritiene di averne bisogno, utilizzando un diario ed infine facendo l’esercizio dello specchio in cui dovete riconoscere tre caratteristiche positive del vostro corpo!

La bellezza dell’ESSERE

Breve Abstract del mio intervento a “Bellezza autentica riscoprire il corpo con fiducia ed orgoglio” a cura di Young Fidapa BPW Italy Sezione Roma nel giorno della Festa della Donna presso Real Sporting Village.

Intervistata da Sarah Nappini

Intervistata da Sarah Nappini

SN Viviamo in un contesto sociale nel quale possiamo affermare come il prototipo di bellezza sia sempre più standardizzato e omologato. Dietro tutto questo quali ritieni siano le maggiori paure e fragilità che ne fanno da specchio e quali sono le soluzioni per poter valorizzare se stesse a fronte di tale standardizzazione?

ES Una domanda complessa ci si potrebbe scrivere un trattato! Penso che mi toccherà dividerla in tre parti

Allora analizziamo il Concetto di standard di bellezza poiché non c’è un unico prototipo e non esiste una definizione univoca di bellezza. Ogni cultura ha i suoi canoni e gli standard cambiano continuamente. Nelle varie epoche storiche abbiamo assistito a numerose variazioni come ci hanno tramandato le varie opere d’arte. Dalle raffigurazioni degli antichi Egizi, fino ai vasi decorati di Pompei la donna e il concetto di bellezza hanno subito varie declinazioni. Se consideriamo un epoca più vicina a noi come quella degli anni “50 ovvero quella delle nostre nonne e delle nostre mamme il concetto di bellezza femminile è evidentemente molto diversa da quella di oggi. I canoni di bellezza non cambiano solo nella storia, ma anche attraverso i gruppi di appartenenza Vi faccio un esempio pratico dalla mia esperienza. Vi faccio un esempio pratico dal mio vissuto. Quando andavo a prendere mia figlia a scuola osservavo le ragazzine all’uscita tutte uguali quasi fatte con uno stampo: jeans, magliettina, unghie rifatte, capelli piastrati. Ci sta è importante per un adolescente essere parte di un gruppo e quindi aderire alla sua “divisa”. I ragazzi si trovano in quel momento dello sviluppo in cui iniziano a fare esperienza a capire chi sono e cosa vogliono, ma nel passaggio sono rassicurati dal gruppo in cui si identificano. Sempre in tema scuola ricordo che, qualche anno prima, mia figlia avrà fatto le elementari o le medie, e andavo a prenderla c’era il gruppo delle Mamme IN: borsa Gucci o Burberry, occhiali da sole, capelli con colpi di sole.  

Perché questo accostamento? Ragazze in fase di sviluppo e mamme? perché hanno in comune una cosa importante il bisogno di appartenenza.

Abbiamo visto come per i giovani, specie alle soglie dell’adolescenza, essere accettati dal gruppo è importante. Non si sa chi si è, la personalità ed i gusti sono in divenire, così come il corpo anche la mente sta crescendo e cerca confronti e punti di riferimento. Essere parte del gruppo è importante. Piano piano ognuno con le proprie esperienze troverà il suo spazio nel mondo e comprenderà quali sono i suoi canoni di riferimento.

la locandina dell’evento

Due gruppi due standard di bellezza molto diversi. Allora le mamme tutte uguali? Anche loro sono in cerca di identità in realtà. Professioniste o “figlie” di cercano di mantenere il loro status anche con una certa “divisa” che le distingue dalle altre madri “sfigate” questo penso voi lo vediate anche al lavoro.  Propongono un modello di bellezza? Anche le mamme hanno bisogno di appartenere a qualcosa?

Ciò mi porta all’altro pezzo della domanda quali fragilità?

Mentre per i giovani esistono delle fragilità naturali cosa accade alle mamme? Anche le mamme che sono donne devono, per essere al passo con i tempi, essere rispettate ed ammirate e sempre in tiro, malgrado lavoro, casa e famiglia e ciò avviene con grande fatica non solo fisica, ma anche psicologica. Perché ci si senta parte del gruppo si cerca di non uscire dai canoni prestabiliti e ci si adatta ed in qualche modo negano a se stesse la propria individualità perché altrimenti si è fuori.

Per terminare di rispondere alla domanda ovvero quali sono le soluzioni direisicuramente NON imitare gli altri! La propria avvenenza non si sviluppa attraverso una divisa, ma attraverso la propria individualità. E’ molto importante imparare a conoscersi e comprendere come esprimere la propria unicità. Non è questione solo di abito, ma di come si vive se stessi, gli altri ed il mondo. Tutto si riduce alla fiducia in se stessi. Se non la avete non sarete notate.

Vi faccio due esempi di donne assolutamente non belle, ma talmente sicure di sé e con personalità particolari che oggi sono considerate icone: Frida Kahlo e Iris Apfel. Due storie molto diverse. Una pittrice che ha fatto della sua vita un vero capolavoro anche se non sempre felice. Anche per l’epoca le ciglia folte ed i baffetti non erano certo nei canoni di bellezza, eppure quella piccola e fortissima donna si è imposta nel mercato dell’arte dell’epoca esponendo la sua sofferenza in contrasto con il suo abbigliamento colorato  ed originale, Una donna testarda che ha amato molto a cominciare da se stessa.

Considerato il merchandising che ne è venuto fuori come non possiamo considerarla una bellezza?

Ognuno di noi ha un oggetto: una borsa, una trousse, degli orecchini, una candela che la rappresentano. Perché le compriamo? Perché acquistando un oggetto che raffigura Frida ognuno di noi ha l’impressione di acquistare la sua forza, il suo coraggio e l’originalità!

Con l’amica Antonietta Di Vizia Giornalista RAI

Parlando di originalità come non parlare di Iris Apfel scomparsa lo scorso anno a 102 anni? Un vero vulcano. Una vita avventurosa, ha viaggiato per vari paesi con entusiasmo e creatività tornando arricchita interiormente da ogni paese. Su di lei ho appena terminato una biografia dove sono inserite anche delle sue foto. Vi assicuro che non è mai stata una bellezza. Denti distanti, un brutto naso eppure ha fatto campagne pubblicitarie, è stata testimonial ultranovantenne di case di moda ed accessori. Stravagante? Eccentrica? Probabilmente, ma una vera icona! Cosa unisce i due esempi? La continua ricerca di se stessi, la fiducia, la conoscenza, il sapere ed è questo che di conseguenza diventa la scelta dell’abito. In questi casi l’abito corrisponde alla personalità e lì incontriamo la bellezza. Se non racconta nulla di chi siamo la bellezza non serve. La bellezza è negli occhi di chi guarda, ma soprattutto nella nostra testa.(le ultime frasi sono tratte dalla biografia di Iris!)

SN Cosa significa per te imparare ad andare oltre le apparenze?

ES Essere se stessi, essere persone autentiche. E’ un percorso difficile e che non si insegna. Si può apprendere dalla osservazione della nostra famiglia e dal suo esempio, ma non sempre è fattibile.

Per aiutarvi nel vostro vi propongo un gioco:

Prendete un foglio e state tranquilli in un posto piacevole e poi provate a scrivere i nomi di almeno 5 persone reali o immaginarie (possono essere anche protagonisti di un film o di una serie tv) o persone che non conoscete personalmente e cercate di comprendere cosa vi piace di ogni personaggio.

Alcune caratteristiche risuoneranno in voi e quindi molte di quelle caratteristiche le possedete già, ma ce ne saranno altre che invece vi piacciono e vorreste avere. Ok impegnatevi in quelle. In quelle parti belle in cui vorreste risplendere. Andare oltre le apparenze non sta nel fare (tutti siamo capaci ad andare dal parrucchiere, dall’estetista o comprare begli abiti, cambia solo la disponibilità economica) il difficile sta nell’ESSERE che rappresenta invece la nostra reale bellezza è su quella che bisogna lavorare.

Con tutte le protagoniste al termine dell’evento per le foto di rito

Genitori e nuove generazioni: tutto già scritto?

In questi giorni ho ripreso in mano un vecchio libro di Paolo Crepet del 2005 dal titolo “I figli non crescono più” edito da Einaudi.

Quasi una profezia: a venti anni dalla pubblicazione la visione dell’autore sulle nuove generazioni è confermata. Come possiamo rimediare? Per aiutare i giovani ci vogliono coraggio e determinazione e naturalmente il buon esempio.

Sottolineo dei passaggi che sono davvero importanti perché nel mio lavoro quotidiano li riscontro in continuazione ed in continuazione cerco di fare arrivare a genitori e figli certi messaggi, ma non è sempre facile farne comprendere l’importanza.  Vediamo insieme alcuni ed attendo i vostri commenti sul sito o sui social.

Incomunicabilità: Ciao come va? Tutto ok? Fine. Ognuno a casa propria, ognuno in camera propria, come alieni. Linguaggio trito. Se uno volesse rispondere “No non va bene per niente” metterebbe in crisi l’altro che non sa cosa rispondere. Incredibile a pensarci bene: con gli strumenti di comunicazione di massa di oggi nessuno può urlare sto male. Milioni di persone si sfiorano ogni giorno senza guardarsi in faccia. C’è una enorme incapacità a comunicare emotivamente tra generazioni. Se non si comunica non c’è crescita complessa, ma solo superficiale.

Figli intralcio all’affermazione personale: I genitori oggi tendono a rendere precocemente indipendenti i figli che spesso sono vissuti come intralcio al lavoro o alle loro passioni. Spesso le attenzioni verso i figli allontanano l’altro genitore per gelosia procurando una sorta di ferita narcisistica. La delega genitoriale attraverso nonni, scuola o baby sitter è sempre più precoce e spesso si finisce per anticiparne la crescita. Il tutto però avviene in una carenza affettiva e così da adolescenti cercheranno di colmare quel vuoto emotivo che il bambino tenderà a riempire nell’adolescenza e nella prima giovinezza con una ricerca spasmodica d’affetto, quasi una bulimia emotiva.

Figli per chi? Spesso i figli sono mostrati agli amici come piccoli mostri di meraviglie al pari di una Ferrari o di un trofeo prestigioso dimenticandosi che sono piccole perle che hanno bisogno dei loro tempi per crescere.

Autorevole o autoritario: Il grande dilemma del genitore che qualche decennio fa combatteva contro l’autoritarismo dei propri genitori ed ora si trova a non comprendere che l’autoritarismo va sostituito con l’autorevolezza e non con noncuranza o libertà. I peggio sono i genitori che vogliono fare gli amici dei figli. Le regole sono fondamentali per qualsiasi progetto educativo. La differenza tra un amico ed un genitore è che se il primo dice no è un’opinione se lo dice un genitore è una regola. Molti adulti preferiscono la figura (ibrida e ipocrita) del genitore amico per evitare di assumersi la responsabilità delle regole. Perché ci sia autorevolezza le regole devono valere per tutti e sono i genitori per primi a rispettarle e farle rispettare non solo quando fa comodo.

Coerenza: per essere autorevoli bisogna essere coerenti. Non si insegna ad un figlio a non fumare se si fuma spesso davanti a loro. Un’educazione senza regole non ha alcuna possibilità di funzionare. Un genitore è come un faro nella tempesta: è utile se tutti sanno dov’è senza incertezze e senza interpretazioni. Un adulto deve fare una cosa molto semplice ed elementare: dare l’esempio. Se un genitore vuole educare un figlio al rispetto del prossimo deve per primo rispettarlo.

Educare: processo per fasi in cui chi educa deve essere a sua volta stato educato poiché “Un padre che non abbia avuto un padre è un uomo instabile, un maestro che non abbia avuto un maestro è pericoloso”. Educare è un esempio silenzioso di mille piccoli e apparentemente insignificanti gesti della quotidianità. Compone un lessico familiare che ognuno riconosce come distintivo della propria identità. Educare significa “trovare tempo” e condividere momenti di qualità. Non si acquista la felicità dei figli con la carta di credito o portandoli nei centri commerciali.

Educare con l‘esempio: per educare attraverso l’esempio è necessario essere coerenti. E’ necessario essere autentici vivendo tenendo conto della propria interiorità. Spesso i genitori occultano le loro vere emozioni per “proteggere i figli”, ma spesso l’adulto non risulta credibile o rassicurante poiché i giovani percepiscono l’incoerenza tra ciò che viene detto e ciò che stanno vivendo e si sentono traditi. Se ti senti tradito, ti senti preso in giro e non rispettato e a loro volta non rispetteranno o mentiranno. Esprimere le emozioni con i figli è educativo e si insegna che non c’è nulla di male ad esprimere le emozioni anche quelle negative. Non è scritto da nessuna parte che bisogna sempre essere felici. Nella vita vera non è così.

Insegnare le cose difficili: Lo diceva Gianni Rodari in una sua poesia e trovo che sia assolutamente importante. Aiutare un bambino a fare cose che non sa fare non significa sostituirsi, non significa fare al posto loro o peggio deriderli se non sono capaci. Insegnare le cose difficili significa principalmente avere il coraggio di credere in loro e nelle loro potenzialità. Significa anche metterli nelle condizioni di sbagliare e riprovarci. Certo significa tempo e pazienza, ma è l’unico modo per crescere un figlio capace e sicuro di sé.

Imparare ad andare oltre le Apparenze

Giudicare l’articolo basandoci solo sul titolo, leggere un paio di righe ed avere un’idea, guardare distrattamente e pretendere di sapere tutto di quella persona…credo che in molti si riconoscano in questi comportamenti. In un’epoca in cui l’immagine spesso prevale sulla sostanza, imparare a guardare oltre le apparenze è un atto di consapevolezza e crescita personale. Attraverso l’empatia, la curiosità e la volontà di approfondire, possiamo scoprire un mondo più ricco di significati e connessioni autentiche.

Il giudizio basato sulle apparenze è un meccanismo naturale del cervello umano. Per semplificare il mondo complesso in cui viviamo, la nostra mente crea schemi e categorie che ci aiutano a interpretare rapidamente le informazioni. Tuttavia, questa scorciatoia mentale può portarci a commettere errori di valutazione e a creare pregiudizi ingiustificati.

Superare il giudizio superficiale non è sempre facile, ma è un percorso che porta a una vita più consapevole e soddisfacente. Vogliamo vedere insieme come è possibile?

L’Importanza dell’Empatia e della Curiosità

Per superare il giudizio superficiale, è essenziale coltivare l’empatia e la curiosità. Chiedersi cosa ci sia dietro un determinato comportamento o aspetto esteriore ci permette di comprendere meglio le persone e le loro storie. Ogni individuo ha un vissuto unico, fatto di esperienze, emozioni e difficoltà che non sono immediatamente visibili.

Strategie per …Guardare Oltre

Ascoltare Attivamente significa prestare attenzione alle parole, al tono di voce e al linguaggio del corpo degli altri senza interrompere o formulare giudizi prematuri.

Porre Domande Aperte serve per conoscere meglio le esperienze e i pensieri altrui.

Praticare l’Autoconsapevolezza per riconoscere i propri pregiudizi e cercare di metterli in discussione.

Vivere Esperienze Diverse ovvero entrare in contatto con culture, ambienti e persone differenti dalla propria realtà abituale aiuta a sviluppare una visione più ampia e inclusiva del mondo.

Infine la cosa più importante:

Non Fermarsi alle Prime Impressioni Dare il tempo di conoscere meglio le persone prima di trarre conclusioni affrettate.

Benefici di un Approccio Profondo

Andare oltre le apparenze non solo arricchisce la nostra comprensione del mondo, ma migliora anche le nostre relazioni interpersonali. Creare connessioni autentiche basate sulla comprensione reciproca favorisce un clima di fiducia e rispetto. Inoltre, aiuta a sviluppare una mente più aperta e flessibile, capace di adattarsi meglio alle sfide della vita.

L’ansia è una fregatura

Tra tutte le emozioni l’ansia è decisamente quella più odiosa. Perché? Fa vivere nel dubbio, in timori di ogni sorta, mette a repentaglio anche le certezze acquisite.

Riduce la tua mente ad un ingranaggio arrugginito ed inaffidabile e non basta: ti porta a rimuginare e rimuginare facendoti perdere sonno e rendendo, anche le cose più felici della giornata se non un incubo, un qualcosa di insignificante.

Se pensi che sia solo un problema di testa sei sulla cattiva strada poiché il corpo prima o poi risente di questa situazione stressante. Purtroppo l’ansia mette in azione una serie di ormoni che alla lunga creano veri e propri danni in numerosi organi.

Niente sembra dare pace. In qualche momento sembra che la fuga sia la situazione più facile, ma purtroppo non lo è. Non basta cambiare luogo l’ansia è dentro e si annida in modo pericoloso facendoti perdere entusiasmo e speranza. Tanta energia viene utilizzata per una fuga che non porta da nessuna parte e fa apparire la vita sempre più vuota e scolorita.

Per evitare l’ansia inizi ad evitare situazioni, luoghi e persone finendo per trovarti da solo ed ancora più insicuro ed insoddisfatto. Tutte le cose che amavi fare sono accantonate e sembra assurda l’idea di aver avuto in passato momenti felici e spensierati. Non ti riconosci più, ma non sai come cambiare, anzi il cambiamento appare impossibile.

Evitare (leggi scappare) purtroppo è evidente che non sia la situazione ideale. Più eviti e più l’ansia cresce con la relativa insicurezza e senso di inadeguatezza. E’ una falsa cura verso se stessi. Un po’ come per lo struzzo mettere la testa sotto la sabbia. Il problema rimane, ma fai solo finta che non ci sia. Più eviti e più l’ansia ti tormenta e prende possesso di te.

Quindi se arriva l’ansia non è possibile fare nulla e si rimane coinvolti con tutto il nostro essere? La bella notizia è che non deve essere per forza così. In fondo al buio tunnel è possibile vedere la luce, perché c’è.

Bisogna comprendere che l’ansia non deve farla da padrona ed è necessario riappropriarsi della propria vita un passo alla volta sottraendole forza ed entusiasmo. Come? Sostituendo pensieri positivi a pensieri negativi e mettendoti piccoli obiettivi che ti porteranno nella giusta direzione. Scoprirai di avere molte più risorse e capacità di quelle che pensavi e che il rovescio di una medaglia è la norma non un fatto eccezionale. Volontà e fiducia possono coesistere con pigrizia e sfiducia, ma a queste ultime non devi dare spazio. Raggiungere la meta di vivere fuori dalla gabbia dell’ansia è possibile, ma inizia subito prima che prenda il sopravvento. Nel caso chiedi aiuto, non procrastinare e credi nella tua voglia di cambiare.

Le incertezze di oggi: come la psicologia aiuta a gestire il dubbio

Basta accendere la TV o scrollare il nostro smartphone perché tutte le nostre certezze siano minate dal dubbio. Guerre, cronaca nera, politica: tutto sembra sopraffarci. A volte abbiamo una percezione davvero triste se non spaventosa del mondo che ci circonda ed ogni decisione non sembra più quella giusta. Cose su cui fino a ieri ci potevi mettere la mano sul fuoco oggi non esistono più o sono state sopraffatte da altre cose sconosciute spesso evanescenti se non pericolose.

Viviamo in un’epoca caratterizzata da rapide trasformazioni e incertezze costanti. Tra crisi economiche, cambiamenti climatici, instabilità geopolitiche e progressi tecnologici sempre più veloci, è naturale sentirsi sopraffatti dall’incertezza. La psicologia ci offre strumenti utili per affrontare questi stati d’animo e per imparare a gestire il dubbio in modo costruttivo.

Perché l’incertezza ci spaventa?

L’essere umano ha una naturale tendenza a cercare sicurezza e prevedibilità. L’incertezza, invece, attiva aree del cervello associate allo stress e all’ansia, rendendoci più inclini alla preoccupazione. Quando non sappiamo cosa accadrà, il nostro cervello tende a immaginare scenari negativi, un fenomeno noto come “pregiudizio della negatività”.

Strategie psicologiche per affrontare l’incertezza

  1. Accettare l’incertezza come parte della vita
    Resistere all’incertezza genera ulteriore ansia. Accettare che alcune cose sfuggono al nostro controllo aiuta a ridurre lo stress.
  2. Allenare la flessibilità mentale
    La capacità di adattarsi ai cambiamenti e di riformulare i problemi in modo costruttivo è essenziale per affrontare le sfide inaspettate.
  3. Praticare la mindfulness
    Tecniche come la meditazione aiutano a rimanere ancorati al presente, riducendo il rimuginio su eventi futuri incerti.
  4. Sviluppare un atteggiamento proattivo
    Concentrarsi su ciò che è sotto il nostro controllo, come le nostre reazioni e scelte quotidiane, permette di sentirsi più padroni della propria vita.
  5. Creare reti di supporto
    Condividere dubbi e timori con amici, familiari o professionisti della salute mentale aiuta a relativizzare i problemi e a trovare nuove prospettive.

La resilienza è la capacità di affrontare le avversità e di adattarsi ai cambiamenti. Svilupparla permette di non lasciarsi sopraffare dalle incertezze e di trovare opportunità anche nelle difficolt

L’incertezza è inevitabile, ma la psicologia ci insegna a gestirla con strumenti pratici e un atteggiamento mentale positivo. Imparare ad accettare il dubbio, coltivare la flessibilità e costruire un solido supporto emotivo può fare la differenza nel nostro benessere quotidiano. In un mondo in costante mutamento, la nostra miglior difesa è la capacità di adattarci e crescere.

I miei auguri di fine anno

Cari amici,

il Natale è appena trascorso, e siamo pronti ad affrontare la seconda ondata di festività tra i mille impegni. Vi chiedo di fermarvi un attimo. Già immagino qualcuno sbuffare e dire: “fermarsi? respirare è già un’impresa…”

Già è proprio così. Anche divertirsi è vissuto con ansia e di corsa. Inutile dire che non è questa la strada giusta, perché in fondo lo sapete già e quindi a maggior ragione vi dico:

“Prendetevi un breve istante subito ed adesso, ma solo per voi stessi”.

Nella speranza che stiate ancora leggendo queste brevi righe vi chiedo adesso di immaginare l’anno, che fra qualche ora sta per iniziare, non come un altro anno qualsiasi ovvero quello che arriva e scorre via come un battito di ciglia, ma come il vostro anno.

Il 2025 se vorrete potrà essere un anno di rinascita ed un percorso verso la scoperta di voi stessi.

Un anno in cui potrete alleggerire i pensieri liberandovi da pesi inutili, scartare situazioni e persone tossiche eliminandole dalla vostra vita, imparare a divertirvi rispettando i propri tempi, dedicare tempo a voi stessi imparando ad amarvi prendendovi cura del vostro corpo e del vostro spirito.

Auguro ad ognuno di voi che il 2025 sia un viaggio alla scoperta di voi stessi. Un viaggio che abbia come obiettivo il benessere, la salute e la bellezza in tutte le sue forme.

Con tutto il cuore

Seguite i miei consigli tutto l’anno qui: https://emanuelascanupsicologa.com/

Il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda: valori superati?

Ogni giorno incontro molte persone diverse tra loro per età, sesso, religione e cultura di appartenenza o ceto sociale e ogni giorno constato, mio malgrado, che cose un tempo scontate sono considerate obsolete. Mi riferisco a quelle pratiche naturali che riguardano educazione e rispetto che forse un tempo proposti in modo molto rigido oggi hanno creato una sorta di rigetto tanto da trovarci spesso in dimensioni opposte. Eppure i “buoni principi” hanno un’origine antica che sta alla base del vivere comune e che guidano i modi di comportarsi e relazionarsi con gli altri. Quando eravamo piccoli se non salutavamo gli adulti o un anziano venivamo sgridati. Oggi i giovani, con gli occhi attaccati ai loro cellulari, non alzano neanche lo sguardo mentre attraversano la strada figuriamoci se entra un insegnante in classe. A pranzo non si parla: genitori e figli a guardare inebetiti la tv o il proprio smartphone. Alcuni ci provano a sottolineare certi comportamenti, ma siccome l’educazione non si apprende perché si dice, ma perché si fa rimangono parole al vento. Credo che queste siano situazioni molto comuni, ma vediamo nel dettaglio cosa evidenziava i buoni principi ieri e come siamo arrivati ad oggi.

Ieri: I Buoni Principi nella Tradizione

Nel passato, i buoni principi erano fortemente radicati in valori tradizionali e religiosi. La famiglia, la comunità, e le istituzioni religiose erano i principali veicoli per trasmettere concetti come:

  • Onestà e integrità: Essere fedeli alla parola data e agire con correttezza erano requisiti imprescindibili per il rispetto sociale.
  • Rispetto per l’autorità: Autorità religiosa, genitori e figure di potere erano visti come depositari del sapere e della guida morale.
  • Solidarietà e spirito di sacrificio: L’individuo era spesso chiamato a sacrificare i propri bisogni personali per il bene della collettività.

Questi principi erano spesso trasmessi attraverso proverbi, racconti popolari e rituali comunitari, e rappresentavano un codice di comportamento condiviso e non negoziabile.

Oggi: I Buoni Principi nella Modernità

Nel contesto contemporaneo, i buoni principi si trovano ad affrontare nuove sfide. Con la globalizzazione, la digitalizzazione e l’evoluzione sociale, alcuni valori tradizionali hanno perso centralità, mentre altri sono stati reinterpretati o sostituiti. Tra i principi più rilevanti oggi troviamo:

  • Inclusività e rispetto delle diversità: Oggi, l’etica sottolinea l’importanza di riconoscere e valorizzare le differenze culturali, di genere e di opinione.
  • Sostenibilità ambientale: La cura per il pianeta e il rispetto per le risorse naturali sono diventati principi fondamentali per le nuove generazioni.
  • Autenticità e libertà personale: Si celebra la libertà di esprimere sé stessi, di vivere secondo la propria identità, rompendo con le convenzioni imposte.

La modernità, però, ha introdotto una maggiore complessità. La rapidità dei cambiamenti e l’esposizione a informazioni spesso contraddittorie rendono più difficile per le persone aderire a un insieme univoco di principi.

Somiglianze e Contrasti

Nonostante le differenze, alcuni valori rimangono universali. L’onestà e il rispetto, per esempio, continuano a essere riconosciuti come fondamenti di ogni società. Tuttavia, il contesto storico e culturale influenza profondamente il modo in cui tali valori sono interpretati e applicati.

Concludendo: I buoni principi, sia ieri che oggi, rappresentano la bussola morale di ogni comunità. La loro evoluzione dimostra che essi non sono statici, ma si adattano alle esigenze dei tempi. Questo adattamento, però, non dovrebbe mai compromettere l’essenza del vivere etico: il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda. E’ un argomento complesso che non può essere esaurito in poche righe, ma che mi auguro faccia riflettere. E’ indispensabile spendere un po’ di tempo ed attenzione verso alcuni valori infondo la qualità della società in cui siamo inseriti dipende un pochino anche da ognuno di noi.

Siamo tutti sempre più poveri

Per la rubrica “Crescita e sviluppo personale” sono a proporvi una riflessione importante. La mia la condivido in fondo all’articolo, ma aspetto i vostri commenti!

Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse cosa significa essere povero, gli fece trascorrere un breve periodo con una famiglia di contadini. Il bambino passò tre giorni e tre notti nei campi e nella dimora dei contadini.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese: “Che mi dici della tua esperienza?” – “Bene”, rispose il bambino.
“Hai appreso qualcosa?” insistette il padre.
1. Che abbiamo un cane che teniamo in appartamento e loro ne hanno quattro liberi per il cortile che giocano con tanti altri animali.

  1. Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino.
    Loro hanno un fiume, con acqua che scende dai monti, pesci e bellissimi scorci.
  2. Che abbiamo la luce elettrica nel no-stro giardino, ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarlo.
  3. Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
  4. Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
  5. Che noi ascoltiamo la musica su Spotify, loro ascoltano una sinfonia continua di usignoli, grilli e rane. Tutto questo a volte è accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
  6. Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro ha il sapore del fuoco lento.
  7. Che noi, per proteggerci, viviamo circondati da recinti con allarme; loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
  8. Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali e alle loro famiglie.” Il padre rimase molto impressionato dai sentimenti del figlio.
    Alla fine, il figlio concluse: “Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri! Ogni giorno diventiamo sempre più poveri perché ci allontaniamo sempre più dalla natura”.

Concludendo: abbiamo sempre più cose, ma siamo sempre più poveri ed infelici. Ci manca il contatto con la terra, non prestiamo più attenzione ai colori della natura, al profumo dei fiori, al suono del vento e dei ruscelli. Siamo sempre più isolati, sfuduciati e soli. Non sappiamo più sognare, aspettare o sacrificarci. Vogliamo tutto e subito. Ciò che che riceviamo è già vecchio e siamo pronti a pretendere una nuova cosa in una ricerca infinita di felicità nelle cose sbagliate che non portano all’obiettivo, ma anzi ci allontanano.