Conosci te stesso con un piccolo libro/quaderno

Consiglio del giorno: leggi e “compila” il questionario di Proust !

Con le domande giuste scoprirai tante cose di te e potrai rileggere le risposte nel tempo e vedere come sei cambiato! Un piccolo libro/quaderno che aspetta solo te per essere riempito. Da un gioco di società di fine “800 ad un piccolo tesoro per guardarsi dentro e conoscersi! Pur rimanendo noi stessi cambiamo ogni giorno grazie alle esperienze, agli incontri, scontri, confronti con noi stessi e gli altri. Tieni traccia di chi sei e della tua evoluzione con questo piccolo tesoro…

IL QUESTIONARIO DI PROUST CON PREFAZIONE DI ELEONORA MARANGONI EDITO DA COMPAGNIA EDITORIALE ALIBERTI

Un libro firmato da Marcel Proust. Che è anche un piccolo, elegante quaderno.
Dentro ci sono pagine scritte e pagine bianche da riempire. Ci sono le domande di quello che è noto come Il questionario di Proust, e le risposte stilate dall’autore stesso.
Il questionario che porta il nome del grande scrittore francese è, in realtà, un gioco di società simil-letterario di origine inglese. Presso le famiglie britanniche del xIx secolo era diffusa l’abitudine, nelle riunioni serali, di rispondere a quiz sui ricordi e i gusti personali. Così fece, con Marcel ancora adolescente (aveva quindici anni), l’amica e coetanea Antoinette Faure: gli propose di rispondere, per iscritto, a una serie di domande presenti su un volumetto intitolato An Album to Record Thoughts, Feelings & c. Anni dopo l’album fu ri-trovato, e le risposte di Proust pubblicate nel 1924.
Ci fu una seconda occasione, nella vita del giovane Proust, di rispondere al questionario. Se le domande sono simili, le risposte di Marcel ventiduenne sono piuttosto diverse dalla volta precedente.
Una terza versione delle risposte prou-stiane (datata 25 giugno 1887, dunque la prima in ordine cronologico) è stata fortunosamente scoperta dal libraio
Laurent Coulet nel 2018. Anche qui le immagini e i concetti formulati da Proust (quindicenne) si rivelano arguti, ineffabili, spesso fulminanti, sempre
pieni di spirito.

Primo approccio: il mondo emotivo degli uomini e delle donne

Spesso uomini e donne sono prevenuti uno verso le altre ed hanno aspettative che non esistono nella realtà. Si tratta per lo più di stereotipi eppure sono in grado di imporci comportamenti che non risultano vincenti specialmente ad un primo appuntamento.

“Non voglio un timido! Ho già abbastanza problemi ad avere fiducia in me stessa, non voglio certo trovarmi a dover sorreggere anche un uomo. Voglio qualcuno con un carattere saldo e sicuro di sé.» Opinioni di questo tipo non sono rare, ma bisogna ricordare che gli uomini che danno di se stessi una prima impressione eccitante spesso puntano tutto sull’arte di abbagliare, trascurando qualità più profonde e costanti.

Gli uomini sensibili provano le stesse paure e hanno lo stesso senso di vulnerabilità delle donne, per questo motivo spesso si aprono lentamente. Prima di esporsi allo sguardo altrui devono avvertire che si è stabilito un certo grado di fiducia e confidenza. Le donne di solito sono perfettamente consapevoli della propria sensibilità e delle proprie insicurezze e conoscono il tipo di situazione ideale in cui sentirsi più sicure e libere. Eppure molte donne pensano che le emozioni in gioco per gli uomini siano diverse. Probabilmente non pensano che gli uomini possano sentirsi vulnerabili, per lo meno non quanto le donne. Alcune trovano spiacevole anche solo considerare questa possibilità! Molte donne credono che per gli uomini sia facile e naturale essere estroversi e intraprendenti, e questo semplicemente non è vero. Alcuni uomini hanno bisogno di un’atmosfera in cui sentirsi accettati e aiutati per dare spazio agli aspetti nascosti della loro personalità.

Per ogni donna che da ragazza ha passato ore accanto al telefono aspettando che qualcuno la chiamasse, c’è un uomo che da ragazzo non è riuscito a vincere il tremito delle mani per comporre il numero. Secondo le nostre aspettative culturali tocca all’uomo fare la prima mossa, quella che intimidisce di più perché, rendendo esplicito il desiderio di chi la compie, espone al rifiuto.

Gli uomini che sono riusciti più facilmente ad avere la meglio su questa paura adolescenziale sono quelli che conoscevano meno i propri sentimenti – e quelli degli altri. Quindi gli uomini che sulle prime sembrano più forti, interessanti e attraenti possono anche rivelarsi meno profondi, sensibili e affettuosi di quelli che all’inizio sembrano meno affascinanti. Ci avevi pensato?

Liberamente tratto da Donne Intelligenti/ Scelte Stupide Di COWAN&KINDER

Principi per una corretta alimentazione in pratica

Tante volte siamo entrati nel discorso della corretta alimentazione, ma non sempre è chiaro a cosa ci riferisce. Per evitare i “circa quasi” ecco qualche indicazione che potete copiare su un quaderno e renderlo vostro con uno spazio per le vostre riflessioni.

Dott.ssa Emanuela Scanu

Psicologa e Coach alimentare http://www.emanuelascanupsicologa.com

Principi alimentari di base:

Alimentazione

Con questo termine, intendiamo l’assunzione per via orale degli alimenti e l’insieme dei processi digestivi che si effettuano nella bocca, nello stomaco, nell’intestino allo scopo di trasformare gli alimenti in principi nutritivi. L’alimentazione costituisce per l’individuo una necessità vitale: gli alimenti, infatti, apportano sia il combustibile per la produzione di energia, sia i principi nutritivi in essi contenuti, indispensabili per la crescita, il mantenimento e il rinnovo dei tessuti dell’organismo, per mantenere quindi un equilibrio biologico armonico  che si identifica con uno stato di buona salute.

Per principi nutritivi intendiamo:

1. I CARBOIDRATI O GLUCIDI come apportatori di energia.

2. I GRASSI O LIPIDI come apportatori di energia e materiale di riserva

3. PROTEINE O PROTIDI costituenti della membrana cellulare e dei nostri muscoli

4. VITAMINE come protettori e regolatori

5. SALI MINERALI come costruttori e bio-regolatori.

6. L’ACQUA

Le combinazioni alimentari:

Nell’alimentazione è importante fare attenzione non solo alla quantità dei cibi e alla loro varietà, ma anche al modo in cui li si combina tra loro. Mangiare molti cibi diversi nel corso di uno stesso pasto può infatti provocare problemi digestivi quali acidità di stomaco, gonfiore, senso di pesantezza o eccessiva sonnolenza, e allungare i tempi della digestione.

Se la digestione dura molto a lungo possono aversi conseguenze spiacevoli: il cibo prendea fermentare e imputridirsi, i nutrienti vengono assimilati solo in parte, si producono tossinee l’organismo si affatica (la digestione è infatti la funzione che richiede più energia al tuocorpo).

Mangiando in modo semplice ed evitando di combinare tra loro cibi incompatibili, cibi, cioè, che il nostro organismo digerisca in modo molto diverso.

Le combinazioni di cibi da evitare in uno stesso pasto sono poche e facili da ricordare.

  • Carboidrati e proteine: se puoi, mangia gli uni a pranzo e le altre a cena, o viceversa.
  • Proteine e proteine: evita di mangiare in uno stesso pasto carne e formaggi, oppure uova e legumi.
  • Carboidrati e carboidrati: questa combinazione, seppure non consigliabile, è

           però più tollerabile delle precedenti.

Alcune regole da mettere in pratica da subito per preservare la salute:

1. Bere un bicchiere d’acqua a digiuno (meglio con una spruzzata di limone per

attivare le funzioni digestive o una grattata di radice di zenzero per darvi una

marcia in più!) durante la giornata un litro e mezzo di acqua naturale fuori

pasto per stimolare la diuresi con lo scopo di eliminare le tossine. Ha anche la

funzione di diluire i succhi gastrici per cui blocca il senso di fame.

2. Mangiare 1 yogurt magro, anche alla frutta, al giorno lontano dai pasti per

assicurare un minimo di protezione all’intestino e, nelle donne dopo i 40 anni,

una corretta introduzione di calcio.

3. Mangiare 3 frutti al giorno preferibilmente fuori pasto, come spuntino, o primadel pasto MAI al termine!

4. Due porzioni al giorno di verdura non più di 150/200 gr per pasto alternando

verdura cruda e cotta,e per chi ha problemi di tempo esistono le verdure in

busta già pulite e lavate pronte per la cottura. Eviterei i cibi surgelati o quelli

in scatola che contengono troppi conservanti.

5. Variare i cibi prediligendo la stagionalità e quelli a km o

6. Attenzione ai condimenti si ad olio di oliva extravergine a crudo e spezie, no

a salse e salsine industriali. Attenersi a metodi di cottura semplici: vapore e

piastra. Ogni tanto concedetevi una frittura fatta rispettando tutti i canoni!

7. Non mischiare le proteine ed effettuare le corrette combinazioni: no a uova e

legumi o a carne e legumi ad esempio

8. Non saltare il pranzo né gli spuntini: il rischio è di arrivare a cena affamati

finendo per mangiare molto più del necessario rispetto alle richieste

dell’organismo a fine giornata.

9. Svolgere almeno 30 minuti al giorno di attività fisica moderata che significa

cyclette, tapis roulant o una camminata all’aria aperta a ritmo sostenuto.

L’attività fisica oltre a disperdere calorie serve a tenere alte le endorfine , le

anfetamine naturali, che dandoci una sensazione di benessere diminuiscono

la voglia di mangiare.

10. Mangiare piano masticando bene è un principio fondamentale per evitare i

gonfiori addominali Fondamentale anche per il senso di sazietà: se mangiamo

velocemente rischiamo di mangiare molto di più del necessario.

I miei appunti (scrivi qui le tue nuove abitudini):

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Definire il problema

Quando ci troviamo di fronte ad un problema, che sia di grandi o piccole dimensioni, in base al suo impatto nella nostra vita, siamo colti da smania di andare oltre il problema.

Cerchiamo soluzioni veloci, poco importa se magari non sono efficaci:  la cosa importante è sbarazzarci di ciò che ci fa male, limita o danneggia nel più breve tempo possibile per poi passare alla nostra vera vita, quella che riteniamo sia fuori dal problema per intenderci.

Credo che chiunque stia leggendo queste affermazioni si senta in accordo, perché la soluzione diviene il nostro obiettivo ovvero sbarazzarci del problema. In questo vortice in genere, anche le persone diciamo più illuminate compiono un errore: ovvero non danno una valutazione accurata del problema ovvero non lo definiscono.

Questo passaggio in genere è sorvolato e dato per scontato, ma purtroppo non lo è. Definire il problema da tutte le prospettive è fondamentale. Spesso infatti i nostri preconcetti limitano la visione del problema e di conseguenza la soluzione più idonea.

Definire il problema ci obbliga a concentraci attraverso un procedimento, che ha il compito di evitare che le nostre idee e le nostre interpretazioni possano portarci fuori strada.

Noi umani abbiamo la tendenza a vedere la realtà che conferma le nostre idee e ciò che crediamo di sapere. E’ una sorta di autoinganno che porta ad una soluzione del problema su supposizioni piuttosto che sulla realtà. Rivedere e rivedere le caratteristiche del problema è il miglior modo per arrivare ad una soluzione efficace. Anche qui però c’è un ostacolo: alcune persone tendono a “girare attorno” senza mai decidere per una soluzione. Si creano continuamente gli alibi per non prendere una decisione, ma questo è un altro autoinganno.

In breve non fermatevi alla prima soluzione, definite il problema senza “paraocchi” e valutate il risultato di ogni possibile intervento.

Prima di passare all’azione contate fino a 10!

Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo.

“Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo” dice un vecchio adagio che racchiude una saggezza antica che i tempi moderni con la loro frenesia cercano di oscurare.

Quando siamo di fronte ad un problema tendiamo a volerlo risolvere tutto in una volta e chiaramente nel più breve tempo possibile. Un problema non è un cerotto e ha i suoi tempi. Molte volte, specie per un problema complesso, la cosa più saggia è iniziare da un aspetto, sbloccare e poi passare ad un altro aspetto. Spesso risolvere un problema significa effettuare un cambiamento, ma a noi umani piace troppo stare nella zona di confort per cui spesso, se per risolvere un problema è richiesto un cambiamento, tendiamo a tergiversare. Affrontare il problema in più parti significa anche abituarsi a piccoli cambiamenti e non ad uno solo magari drastico.

Tutti i “grandi” si comportano così: un pezzo alla volta!

Anche alla NASA per poter portare avanti progetti ambiziosi e costosi devono necessariamente passare per varie fasi e noi con i nostri problemi quotidiani, perché non dovremmo utilizzare le stesse strategie?

Cercate soluzioni semplici, non complicatevi la vita. A volte le soluzioni sono dietro l’angolo basta avere il coraggio di guardare e poi c’è un altro adagio (che saggezza nelle dicerie popolari!)  che nel bisogno si aguzza l’ingegno. Se vi date i giusti tempi e spezzettate il problema sarà senz’altro di più rapida soluzione.

Passando per gradi a volte non è necessario fare tutti i passaggi perché spesso slegati allentati i primi nodi il problema di risolve da sé. Certo non sempre si prende il giusto capo della matassa e a volte tocca fare più tentativi. Pensate come un giocatore di scacchi che mentre compie un’azione sta già valutando la mossa conseguente alla precedente.

Spesso vogliamo forzare i tempi per “risolvere il problema” , ma altrettanto spesso non è funzionale. Ogni cosa a suo tempo!

Smettiamola con questa prova costume!!

Facciamo sì che l’estate possa rappresentare un momento di gioia e spensieratezza invece che ansia e preoccupazione.

La famigerata prova costume ormai è arrivata con tutti i sensi di sconforto ed inadeguatezza di chi non corrisponde ai canoni prestabiliti dai social che vuole vedere tutti magri e tonici, ma anche belli e ricchi, ma questo è un altro problema!

Chi non rientra in questi standard tossici vive malamente questa stagione ed è un vero peccato, perché è quella in cui si rallenta e sembra si riesca a vivere con più intensità complici giornate più lunghe e serate fresche. Allora perché non godersela?

Ovunque si guardi (nella realtà virtuale e non in quella reale fateci attenzione!) siamo invasi da corpi magri e tonici fossero tutti modelli! Ciò genera non solo invidia, che comunque è un sentimento negativo, ma anche sensazione di inadeguatezza. Ci sono casi che sfociano nella depressione con manovre di evitamento atte a non mostrarsi in pubblico negandosi di andare in spiaggia, prendere un aperitivo o andare ad una festa.

Sembra necessario sottolineare che per vivere bene l’estate non è necessario essere magri e che le diete dell’ultimo momento sono deleterie per il corpo e per l’autostima.

 Imparate a volervi bene sempre imparando ad accettare il vostro corpo, ma imparando anche che l’attività fisica è utile per mantenere un corpo tonico, ma anche per rilassarsi e disperdere energie negative e che è giusto introdurre alimenti sani che ci fanno bene e non schifezze commerciali che ci riempiono di tossine che oltre a farci sentire gonfi ci rallentano e non ci fanno “ragionare” bene!

Guarire dal trauma in pratica: Esercizi Corporei

Nell’articolo precedente ho evidenziato i fattori che dopo un trauma vanno ad inficiare sui nostri rapporti esterni, ma anche sul nostro corpo. Proprio dal corpo bisogna partire per poter guarire. Vi elenco una serie di esercizi e se siete interessati con il prossimo articolo anche uno schema settimanale da seguire se avrete imparato gli esercizi base. Vi auguro buona lettura, ma anche buon allenamento! La strada per guarire dal trauma è cominciata!

Grounding base: “Sentire i piedi a terra”

Durata: 1-3 minuti
Obiettivo: Tornare nel presente, creare un senso di radicamento.

Come fare:

  • Stai in piedi (o seduto con i piedi a terra).
  • Porta l’attenzione alla pianta dei piedi.
  • Nota la pressione del corpo sul pavimento.
  • Puoi muovere leggermente le dita dei piedi o spostare il peso da un piede all’altro.
  • Inspira e pensa: “Sono qui.”
    Espira e pensa: “Sono al sicuro.”

Contatto contenitivo: “Mani sul corpo”

Durata: 2-5 minuti
Obiettivo: Autoconsolazione, regolare il sistema nervoso.

Come fare:

  • Siediti o sdraiati in una posizione comoda.
  • Appoggia una mano sul petto e una sull’addome.
  • Inspira profondamente e senti il calore delle mani.
  • Puoi anche dire a te stesso: “Sto con me. Va bene così.”
  • Questo gesto può dare un senso di contenimento e conforto.

Esercizio 5-4-3-2-1 (orientamento sensoriale)

Durata: 3-5 minuti
Obiettivo: Riconnettersi al momento presente, utile contro ansia o flashback.

Come fare:

  • Osserva l’ambiente e nomina:
    • 5 cose che vedi
    • 4 cose che puoi toccare
    • 3 cose che puoi sentire con l’udito
    • 2 cose che puoi odorare
    • 1 cosa che puoi gustare
  • Respira lentamente mentre lo fai. Il cervello si riorienta al presente.

 “Pendolamento” (Somatic Experiencing)

Durata: 5-7 minuti
Obiettivo: Allenare il sistema nervoso a tollerare piccole attivazioni.

Come fare:

  • Porta l’attenzione a una sensazione piacevole o neutra (es. il contatto con la sedia).
  • Poi nota leggermente una sensazione spiacevole (es. tensione al collo).
  • Dopo qualche secondo, torna alla sensazione piacevole.
  • Ripeti lentamente il passaggio tra le due sensazioni.
  • Questo insegna al corpo che può tollerare l’attivazione e tornare alla calma.

Oscillazione del corpo (regolazione vagale)

Durata: 2-3 minuti
Obiettivo: Rilasciare tensione fisica e calmare il sistema nervoso.

Come fare:

  • Stai in piedi, piedi alla larghezza del bacino.
  • Inizia a dondolare dolcemente da un lato all’altro, come una canna nel vento.
  • Le braccia possono penzolare libere.
  • Respira lentamente.
  • Lascia che il corpo trovi un ritmo naturale.

Respiro “4-6”

Durata: 2-5 minuti
Obiettivo: Attivare il sistema parasimpatico (rilassamento).

Come fare:

  • Inspira contando fino a 4.
  • Espira contando fino a 6.
  • Ripeti per qualche minuto.
  • Se ti senti a disagio, riduci i tempi (es. 3-4) ma mantieni l’espirazione più lunga.

Ed adesso gli ultimi suggerimenti:Inizia con un solo esercizio al giorno. Se qualcosa ti attiva troppo, fermati e torna a un esercizio più semplice (come il grounding). Lavorare con il corpo richiede “gentilezza, pazienza e ascolto”.

Cerca di volerti bene e rispetta i tuoi tempi!

Le relazioni tra Mente, Corpo e Trauma

Negli ultimi decenni, le neuroscienze e la psicologia somatica hanno rivoluzionato il nostro modo di comprendere la mente e il corpo. Non più entità separate, mente e corpo sono oggi riconosciuti come profondamente interconnessi: ogni esperienza psicologica lascia tracce fisiche, e ogni esperienza corporea influisce sul nostro mondo interiore.

Il trauma è un perfetto esempio di questa interdipendenza.

Nella vita siamo sottoposti a numerosi momenti di crisi e a volte anche a traumi di diversa entità. In alcuni casi abbiamo le capacità di attutire il colpo in altre il trauma ci…traumatizza per anni e può coinvolgere molti aspetti della nostra vita. Il trauma possiamo considerarlo non solo come una ferita della mente, ma un’esperienza profonda che entra nel corpo e disconnette la persona da sé stessa e dagli altri.

Il trauma non è definito solo dall’evento traumatico, ma dalla risposta soggettiva dell’organismo a quell’evento. Un’esperienza può essere traumatica se è vissuta come travolgente, senza possibilità di reazione o integrazione. Non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che non è potuto accadere – come l’impossibilità di fuggire, difendersi o ricevere conforto.

Le conseguenze del trauma si manifestano su più livelli:

  • Neurobiologico: alterazioni nel sistema nervoso autonomo, iperattivazione o immobilizzazione cronica.
  • Psicologico: ansia, depressione, dissociazione, attaccamento disorganizzato.
  • Somatico: tensioni croniche, dolori muscolari, disturbi psicosomatici.

 Il trauma rimane impresso nel sistema nervoso, condizionando numerosi aspetti corporei, ma anche le relazioni.

Molti traumi originano nell’ambito delle relazioni, soprattutto nell’infanzia: trascuratezza, abuso, invalidazione emotiva o mancanza di sintonizzazione da parte dei caregiver. Questo viene spesso definito trauma relazionale precoce o trauma dello sviluppo.

A differenza di un trauma acuto (come un incidente o una catastrofe naturale), i traumi relazionali agiscono lentamente, ma in profondità, influenzando la formazione dell’identità, la regolazione emotiva e la capacità di fidarsi degli altri.

Dobbiamo considerare il trauma come un fenomeno integrato: neurologico, corporeo, emotivo, relazionale.

Infatti  il trauma viene “trattenuto” nel corpo e nel sistema nervoso per questo il cammino di “guarigione” è spesso lungo e contorto.

Il trauma dalla mente passa al corpo che manifesta “fisicamente” il problema e quindi diviene necessario agire anche sul piano somatico: le parole a volte non bastano.

Chi ha subito un trauma spesso sperimenta il corpo come un “luogo di pericolo”, e allo stesso tempo può percepire le relazioni come minacciose. Questo doppio livello crea una disconnessione:

  • Il corpo reagisce con sintomi, blocchi o iperattivazione.
  • La mente cerca di controllare, evitare o razionalizzare.
  • Le relazioni attivano vecchie ferite e meccanismi di sopravvivenza.

E’ importante anche ristabilire delle connessioni sicure e promuovere l’integrazione a livello somatico ed emotivo. Per venirne “fiori” è indispensabile creare un ambiente accogliente e non giudicante. Insegnare il non giudizio anche nei confronti di se stessi ed imparare ad accogliere errori o mancanze con indulgenza spesso è un passaggio significativo.

Fortunatamente, se le relazioni possono essere la fonte del trauma, possono anche diventare il luogo della guarigione. Questo avviene attraverso:

  • Relazioni terapeutiche sicure, che offrono sintonizzazione, presenza empatica e regolazione co-affettiva.
  • Relazioni intime consapevoli, in cui si impara gradualmente a fidarsi, comunicare i propri bisogni e ricevere supporto.
  • Pratiche corporee (come yoga, danza-terapia, somatic experiencing) che aiutano a rinegoziare il trauma nel corpo.

Uno degli obiettivi principali nel percorso di guarigione è la regolazione del sistema nervoso. Questo permette di:

  • Sentirsi più presenti nel corpo.
  • Interrompere le risposte automatiche (lotta, fuga o congelamento).
  • Sviluppare nuove modalità di relazione.

Come afferma il prof Bessel van der Kolk che ho avuto modo di conoscere ad un evento a Roma nel 2021 :

“Il corpo accusa il colpo, ma è anche la chiave per la liberazione.”

Vorrei soffermarmi sulle pratiche corporee nella guarigione da trauma poiché sono un grande fattore di aiuto. Quando una persona vive un evento traumatico, il sistema nervoso può restare “bloccato” in uno stato di allerta (ipervigilanza) o di congelamento (dissociazione), anche molto tempo dopo la fine del pericolo.

Principi chiave delle pratiche corporee nel trauma:

  1. Sicurezza – Niente può accadere senza una sensazione di sicurezza.
  2. Lentezza – Il processo è graduale; forzare può essere retraumatizzante.
  3. Consapevolezza del corpo – Tornare a sentire il corpo senza giudizio.
  4. Autonomia – Dare alla persona il controllo sul proprio processo.

Ecco una panoramica delle principali pratiche corporee usate per guarire da esperienze traumatiche:

Somatic Experiencing (SE)

  • Ideato da: Peter Levine
  • Obiettivo: Aiutare il sistema nervoso a completare le risposte di difesa rimaste “in sospeso” (lotta/fuga/congelamento).
  • Tecniche: Portare l’attenzione alle sensazioni fisiche, pendolamento tra sicurezza e attivazione, scarico dell’energia traumatica.

Trauma-Sensitive Yoga (TSY)

  • Sviluppato con: il Trauma Center del Dr. Bessel van der Kolk
  • Caratteristiche: Non direttivo, invita all’ascolto del corpo, senza costringere. Restituisce agency alla persona.
  • Benefici: Aiuta a ritrovare confini corporei, presenza e connessione con sé.

Mindfulness e Meditazione Corporea

  • Pratiche: Body scan, respiro consapevole, grounding.
  • Scopo: Radicarsi nel momento presente, osservare sensazioni senza giudizio, ricostruire un senso di sicurezza.

Tecniche di Grounding

  • Esempi:
    • Sentire i piedi a terra
    • Premere le mani su una superficie
    • Nomina di oggetti nell’ambiente (tecnica 5-4-3-2-1)
  • Funzione: Riportare la mente e il corpo nel “qui e ora”, spezzando dissociazione o flashback.

Dance Movement Therapy (DMT)

  • Uso del movimento per esprimere e rilasciare emozioni represse.
  • Adatta a chi ha difficoltà a verbalizzare il trauma.

Respiro Consapevole e Breathwork

Tecniche come il respiro diaframmatico, il box breathing o il rebirthing possono aiutare a:

  • Ridurre l’ansia
  • Regolare il sistema nervoso autonomo
  • Sciogliere memorie corporee trattenute

Bodywork e Terapie Manuali

  • Esempi: Rolfing, craniosacrale biodinamico, massaggi terapeutici.
  • Nota: Vanno eseguiti solo da operatori formati in trauma-informed care, poiché il tocco può riattivare memorie traumatiche.

Arti marziali dolci (es. Aikido, Tai Chi, Qi Gong)

  • Benefici: Rafforzano senso di centratura, fluidità, confini e presenza corporea in modo non aggressivo.

Le parole fanno la differenza

Molte persone non fanno caso alle parole che utilizzano. Troppo spesso l’uso di un linguaggio “poco educato” avviene già in famiglia. Non è solo colpa dei ragazzi o di un linguaggio “giovanile”. Osservo genitori parlare tra loro usando termini volgari e svalorizzanti e lo stesso fanno con i figli. Non dico di una “parolaccia” uscita in un momento di rabbia o goliardia, ma di parole utilizzate nel linguaggio quotidiano. Per alcune persone parole come grazie, prego, scusa non sono nel dizionario. Peccato. La qualità della nostra vita e le nostre relazioni dipendono moltissimo dal linguaggio che utilizziamo. Ho trattato tante volte questo argomento, ma oggi vorrei utilizzare una storiella trovata sul web. Leggetela e fatemi sapere cosa avete provato leggendola. Attendo i vostri commenti anche sui social!

#”Oggi ho portato due mele in classe.Entrambe belle, lucide, rosse. A occhio nudo, identiche. Ma solo io sapevo la verità: una delle due era caduta più volte prima della lezione. L’avevo raccolta con cura, senza romperla all’esterno. Sembrava perfetta… ma solo all’apparenza.

Ho chiesto ai bambini di osservarle. “Sembrano uguali”, “Devono essere buonissime”, “Mi viene voglia di mangiarle”, dicevano.

Poi ho fatto qualcosa di insolito. Ho preso la mela che avevo fatto cadere e ho cominciato a parlarle male. Le ho detto che era brutta, che non mi piaceva, che aveva un colore spento e un picciolo ridicolo. E ho chiesto ai bambini di fare lo stesso. All’inizio erano confusi. Uno ha sussurrato: “Ma… è solo una mela.”

Ma poi hanno seguito l’esempio: “Fai schifo”, “Nessuno ti vuole”, “Sembri marcia”, “Non servi a nulla”. Poi abbiamo preso l’altra mela. Quella rimasta “amica”. E le abbiamo detto parole belle: “Sei profumata”, “Hai un colore bellissimo”, “Scommetto che sei dolcissima.” Infine, ho tagliato le due mele davanti a loro.

Quella trattata con gentilezza era fresca, chiara, croccante. Quella che avevamo insultato… era molle, scura, piena di lividi dentro. Nella classe calò il silenzio. Nessuno parlava. Nessuno sorrideva. Avevano capito. Le parole che avevamo detto “per finta” a una mela, sono le stesse che ogni giorno qualcuno riceve davvero.

Parole che non si vedono, ma che lasciano segni. Non sulla pelle. Dentro. Ho raccontato ai bambini che anche io, solo pochi giorni fa, ho ricevuto parole che mi hanno ferita. Sorridevo. Sembravo serena. Ma dentro mi sentivo proprio come quella mela: ammaccata in silenzio. Le parole possono colpire più di uno schiaffo. E a volte fanno più male.

Per questo dobbiamo insegnare — ai bambini e a noi stessi — che ogni parola ha un peso. Che si può ferire anche con una frase detta per gioco. E che la gentilezza non è debolezza: è forza. È scelta. È amore.

E sapete cosa mi ha colpito più di tutto?Mentre gli altri insultavano la mela, una bambina si è rifiutata. Ha detto: “Io non voglio dire cose cattive. Anche se è solo una mela.” Quel gesto, così piccolo… vale più di mille lezioni. Le parole possono costruire o distruggere. Sollevare o spezzare. Restare dentro per anni.

La lingua non ha ossa, ma può spezzare un cuore. Usiamola con cura. Per amare, non per ferire. Per includere, non per escludere. Per guarire, non per lasciare cicatrici. Perché dietro ogni sorriso potrebbe nascondersi una mela ammaccata. E le nostre parole… possono fare la differenza.”

#dal web crediti all’autore che purtroppo non conosco!

Race for the Cure 2025 in 150mila per la prevenzione e la speranza

Corro da 26 anni e da altrettanti sostengo le attività della Komen Italia dai tempi in cui mariti, padri e sorelle di pazienti vittime di cancro al seno con le loro mani operose e disponibilità hanno dato coraggio e speranza con quelle prime azioni che portavano la prevenzione fuori dall’ospedale creando la realtà della Race for the Cure.

Quest’anno eravamo in 150mila sostenuti anche dalle istituzioni che si dimostrano sempre più presenti dal Comune al Consiglio dei Ministri. La seconda domenica di maggio come da tradizione è la Festa della Mamma ed è una giornata molto significativa per la partenza della Race For The Cure. Questa edizione 2025 per il suo grande valore è stata inserita anche nel calendario giubilare ufficiale ed in tutta l’area adiacente al Circo Massimo era possibile partecipare con una gara competitiva, una non competitiva oppure fare una “passeggiata” di 2 km. Il mio percorso è sempre quello dei 5 km e corro (cammino ad essere sincera!) dedicandola ad una cara zia morta all’età di 33 anni, ma anche alle amiche che grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce ce l’hanno fatta!

Le grandi protagoniste della Race for the Cure sono le Donne in Rosa (donne che hanno avuto o stanno affrontato il cancro al seno!), che con la loro testimonianza portano a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione. Sono ancora circa 56.000 le donne che ogni anno ricevono una diagnosi di cancro al seno. La prevenzione è sicuramente la maggiore arma di cui disponiamo per far scendere questo numero ancora troppo alto ed ogni azione utile al riguardo è sempre importante.