Le relazioni tra Mente, Corpo e Trauma

Negli ultimi decenni, le neuroscienze e la psicologia somatica hanno rivoluzionato il nostro modo di comprendere la mente e il corpo. Non più entità separate, mente e corpo sono oggi riconosciuti come profondamente interconnessi: ogni esperienza psicologica lascia tracce fisiche, e ogni esperienza corporea influisce sul nostro mondo interiore.

Il trauma è un perfetto esempio di questa interdipendenza.

Nella vita siamo sottoposti a numerosi momenti di crisi e a volte anche a traumi di diversa entità. In alcuni casi abbiamo le capacità di attutire il colpo in altre il trauma ci…traumatizza per anni e può coinvolgere molti aspetti della nostra vita. Il trauma possiamo considerarlo non solo come una ferita della mente, ma un’esperienza profonda che entra nel corpo e disconnette la persona da sé stessa e dagli altri.

Il trauma non è definito solo dall’evento traumatico, ma dalla risposta soggettiva dell’organismo a quell’evento. Un’esperienza può essere traumatica se è vissuta come travolgente, senza possibilità di reazione o integrazione. Non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che non è potuto accadere – come l’impossibilità di fuggire, difendersi o ricevere conforto.

Le conseguenze del trauma si manifestano su più livelli:

  • Neurobiologico: alterazioni nel sistema nervoso autonomo, iperattivazione o immobilizzazione cronica.
  • Psicologico: ansia, depressione, dissociazione, attaccamento disorganizzato.
  • Somatico: tensioni croniche, dolori muscolari, disturbi psicosomatici.

 Il trauma rimane impresso nel sistema nervoso, condizionando numerosi aspetti corporei, ma anche le relazioni.

Molti traumi originano nell’ambito delle relazioni, soprattutto nell’infanzia: trascuratezza, abuso, invalidazione emotiva o mancanza di sintonizzazione da parte dei caregiver. Questo viene spesso definito trauma relazionale precoce o trauma dello sviluppo.

A differenza di un trauma acuto (come un incidente o una catastrofe naturale), i traumi relazionali agiscono lentamente, ma in profondità, influenzando la formazione dell’identità, la regolazione emotiva e la capacità di fidarsi degli altri.

Dobbiamo considerare il trauma come un fenomeno integrato: neurologico, corporeo, emotivo, relazionale.

Infatti  il trauma viene “trattenuto” nel corpo e nel sistema nervoso per questo il cammino di “guarigione” è spesso lungo e contorto.

Il trauma dalla mente passa al corpo che manifesta “fisicamente” il problema e quindi diviene necessario agire anche sul piano somatico: le parole a volte non bastano.

Chi ha subito un trauma spesso sperimenta il corpo come un “luogo di pericolo”, e allo stesso tempo può percepire le relazioni come minacciose. Questo doppio livello crea una disconnessione:

  • Il corpo reagisce con sintomi, blocchi o iperattivazione.
  • La mente cerca di controllare, evitare o razionalizzare.
  • Le relazioni attivano vecchie ferite e meccanismi di sopravvivenza.

E’ importante anche ristabilire delle connessioni sicure e promuovere l’integrazione a livello somatico ed emotivo. Per venirne “fiori” è indispensabile creare un ambiente accogliente e non giudicante. Insegnare il non giudizio anche nei confronti di se stessi ed imparare ad accogliere errori o mancanze con indulgenza spesso è un passaggio significativo.

Fortunatamente, se le relazioni possono essere la fonte del trauma, possono anche diventare il luogo della guarigione. Questo avviene attraverso:

  • Relazioni terapeutiche sicure, che offrono sintonizzazione, presenza empatica e regolazione co-affettiva.
  • Relazioni intime consapevoli, in cui si impara gradualmente a fidarsi, comunicare i propri bisogni e ricevere supporto.
  • Pratiche corporee (come yoga, danza-terapia, somatic experiencing) che aiutano a rinegoziare il trauma nel corpo.

Uno degli obiettivi principali nel percorso di guarigione è la regolazione del sistema nervoso. Questo permette di:

  • Sentirsi più presenti nel corpo.
  • Interrompere le risposte automatiche (lotta, fuga o congelamento).
  • Sviluppare nuove modalità di relazione.

Come afferma il prof Bessel van der Kolk che ho avuto modo di conoscere ad un evento a Roma nel 2021 :

“Il corpo accusa il colpo, ma è anche la chiave per la liberazione.”

Vorrei soffermarmi sulle pratiche corporee nella guarigione da trauma poiché sono un grande fattore di aiuto. Quando una persona vive un evento traumatico, il sistema nervoso può restare “bloccato” in uno stato di allerta (ipervigilanza) o di congelamento (dissociazione), anche molto tempo dopo la fine del pericolo.

Principi chiave delle pratiche corporee nel trauma:

  1. Sicurezza – Niente può accadere senza una sensazione di sicurezza.
  2. Lentezza – Il processo è graduale; forzare può essere retraumatizzante.
  3. Consapevolezza del corpo – Tornare a sentire il corpo senza giudizio.
  4. Autonomia – Dare alla persona il controllo sul proprio processo.

Ecco una panoramica delle principali pratiche corporee usate per guarire da esperienze traumatiche:

Somatic Experiencing (SE)

  • Ideato da: Peter Levine
  • Obiettivo: Aiutare il sistema nervoso a completare le risposte di difesa rimaste “in sospeso” (lotta/fuga/congelamento).
  • Tecniche: Portare l’attenzione alle sensazioni fisiche, pendolamento tra sicurezza e attivazione, scarico dell’energia traumatica.

Trauma-Sensitive Yoga (TSY)

  • Sviluppato con: il Trauma Center del Dr. Bessel van der Kolk
  • Caratteristiche: Non direttivo, invita all’ascolto del corpo, senza costringere. Restituisce agency alla persona.
  • Benefici: Aiuta a ritrovare confini corporei, presenza e connessione con sé.

Mindfulness e Meditazione Corporea

  • Pratiche: Body scan, respiro consapevole, grounding.
  • Scopo: Radicarsi nel momento presente, osservare sensazioni senza giudizio, ricostruire un senso di sicurezza.

Tecniche di Grounding

  • Esempi:
    • Sentire i piedi a terra
    • Premere le mani su una superficie
    • Nomina di oggetti nell’ambiente (tecnica 5-4-3-2-1)
  • Funzione: Riportare la mente e il corpo nel “qui e ora”, spezzando dissociazione o flashback.

Dance Movement Therapy (DMT)

  • Uso del movimento per esprimere e rilasciare emozioni represse.
  • Adatta a chi ha difficoltà a verbalizzare il trauma.

Respiro Consapevole e Breathwork

Tecniche come il respiro diaframmatico, il box breathing o il rebirthing possono aiutare a:

  • Ridurre l’ansia
  • Regolare il sistema nervoso autonomo
  • Sciogliere memorie corporee trattenute

Bodywork e Terapie Manuali

  • Esempi: Rolfing, craniosacrale biodinamico, massaggi terapeutici.
  • Nota: Vanno eseguiti solo da operatori formati in trauma-informed care, poiché il tocco può riattivare memorie traumatiche.

Arti marziali dolci (es. Aikido, Tai Chi, Qi Gong)

  • Benefici: Rafforzano senso di centratura, fluidità, confini e presenza corporea in modo non aggressivo.

Natale: il benessere psicologico del donare/ Parte 5

Il Natale è da sempre un periodo di riflessione, di connessione con gli altri e, per molti, di generosità. Il senso di donare, che caratterizza profondamente questa festività, ha effetti positivi sul benessere psicologico, sia per chi riceve che per chi dà. Durante le festività natalizie, infatti, il dono non è solo un atto di scambio materiale, ma anche un gesto che coinvolge emozioni, valori e relazioni interpersonali.

Il benessere psicologico del donare

Donare ha effetti profondi sul nostro stato emotivo e mentale. Studi scientifici hanno dimostrato che il semplice atto di donare può generare una serie di benefici psicologici, tra cui:

Senso di soddisfazione: Quando facciamo qualcosa per gli altri, come un regalo o un gesto di gentilezza, proviamo un senso di gratificazione. Questo fenomeno è legato alla liberazione di endorfine, che sono neurotrasmettitori associati alla felicità e al benessere. Il piacere derivante dal donare può anche contribuire a ridurre lo stress e l’ansia, favorendo una sensazione di tranquillità.

Aumento dell’autostima: Donare ci fa sentire utili e apprezzati, migliorando la percezione che abbiamo di noi stessi. Siamo consapevoli che le nostre azioni possono avere un impatto positivo sulla vita degli altri, e questo può aumentare la nostra autostima e il nostro senso di valore.

Legame sociale: Il Natale è un momento in cui si rafforzano i legami affettivi e sociali. Donare non significa solo scambiare oggetti, ma anche creare e consolidare relazioni. L’atto di donare esprime amore, attenzione e cura per gli altri, che sono alla base di qualsiasi legame profondo. Questi legami rafforzano il nostro senso di appartenenza, riducendo sentimenti di solitudine e migliorando la nostra salute psicologica.

Riduzione dell’egocentrismo: Il dono è un modo per uscire da sé stessi e concentrarsi sugli altri. Questo gesto altruistico aiuta a sviluppare empatia, migliorando la nostra capacità di comprendere e condividere le emozioni degli altri. Un atto di generosità ci spinge a pensare al benessere altrui, e questo processo può farci sentire più connessi con gli altri e con il mondo che ci circonda.

Rafforzamento del senso di comunità: In un periodo in cui il consumismo può sembrare predominante, il dono può essere un modo per ritrovare il vero significato del Natale. Offrire qualcosa di significativo – che sia un oggetto, il proprio tempo o un gesto di supporto – può rafforzare il legame con la comunità e alimentare un senso di solidarietà.

L’importanza di donare a sé stessi

Anche se il Natale è tradizionalmente un momento di generosità verso gli altri, non bisogna dimenticare che è altrettanto importante prendersi cura di sé stessi. Il benessere psicologico passa anche attraverso la capacità di riconoscere i propri bisogni e di dedicare del tempo al proprio riposo e al proprio benessere. Questo equilibrio tra dare e ricevere è essenziale per mantenere un buon stato di salute mentale e per poter essere generosi con gli altri senza sentirsi sopraffatti.

Il Natale, con il suo richiamo alla generosità e al dono, rappresenta un’opportunità per esplorare e valorizzare il nostro benessere psicologico. L’atto di donare, che si tratti di un regalo fisico o di un gesto di affetto, può avere effetti profondi sulla nostra salute mentale, migliorando la nostra felicità, autostima e connessione con gli altri. In questo periodo dell’anno, è quindi fondamentale ricordare che la vera essenza del Natale non risiede solo nei regali materiali, ma anche nell’opportunità di creare e coltivare legami che nutrano il nostro spirito.

Il Natale e lo stress: le sfide psicologiche delle festività/Parte 4

Perché un articolo dedicato allo stress nel periodo natalizio? Sembra una contraddizione ai più, ma ogni giorno che si avvicina il Natale diventa un argomento notevolmente stressante per molte alte. Infatti le festività comportano numerosi impegni, come acquisti, preparazioni, organizzazione di pranzi e cene a volte vissuti come un ennesimo sacrificio e non un momento sereno. Ecco quindi che giornate di gioia e celebrazione, possono tramutarsi in notevoli sfide psicologiche.

Vediamo insieme alcuni dei principali fattori psicologici che possono rendere le festività difficili

Solitudine e Isolamento Sociale

Per chi vive lontano dalla famiglia o non ha una rete sociale di supporto, le festività possono amplificare il senso di solitudine. Le aspettative sociali di essere felici e circondati dai propri cari possono far sentire chi è solo ancora più isolato.

Stress da aspettative e perfezionismo

Il perfezionismo non va mai bene ed è di per sé già fonte di stress che durante le festività dovrebbe essere evitato per godere in leggerezza queste giornate. Purtroppo Le sono spesso associate a enormi aspettative in termini di regali, cibo, decorazioni e comportamenti sociali. Le persone possono sentirsi sopraffatte dalla necessità di soddisfare questi ideali di perfezione. Il desiderio di “fare tutto giusto” può portare a un elevato livello di stress e ansia.

Difficoltà familiari

Le riunioni familiari, soprattutto se sono presenti conflitti non risolti o dinamiche familiari complesse, possono essere fonte di disagio. Le festività possono esacerbare tensioni familiari, portando a discussioni, incomprensioni o sentimenti di rifiuto.

Gestione del lutto e della perdita

Chi ha recentemente perso una persona cara o sta vivendo un periodo di lutto può trovarsi ad affrontare una sensazione di vuoto ancora più profonda durante le festività. Il ricordo delle persone scomparse e l’assenza fisica possono amplificare il dolore.

Depressione stagionale (SAD)

Avevo una paziente, qualche anno fa che veniva a “svernare” da me da ottobre a marzo. Con il diminuire delle ore di luce diventava sempre più triste e depressa. Anche senza arrivare a queste situazioni in molti, anche senza rendersene conto, vivono una sorta di depressione stagionale. Si tratta di un disturbo che colpisce alcune persone durante i mesi più freddi e bui. Le festività, purtroppo, non sempre riescono a distrarre da questo malessere e possono, anzi, intensificare i sintomi di tristezza e apatia, soprattutto quando il clima rende difficile l’accesso alla luce solare o i giorni piovosi in cui è difficile uscire.

Ansia finanziaria

L’acquisto di regali, la preparazione di pranzi o cene festive e le altre spese associate alle festività possono generare ansia legata alla gestione del denaro. La pressione per spendere per dimostrare affetto o partecipazione alle tradizioni può essere psicologicamente pesante. Attenzione: quasi mai il valore economico regge il contronto con qualcosa fatto con il cuore! 

Cambiamenti nei ritmi quotidiani

Le festività possono interrompere le routine quotidiane, con cambiamenti negli orari di lavoro, nel sonno, nell’alimentazione e nelle attività. Questi cambiamenti possono incidere negativamente sul benessere psicologico, portando a stanchezza, stress o difficoltà nel riadattarsi alla normalità dopo le vacanze.

Sovraccarico sensoriale e stimolazione emotiva

L’intensità emotiva delle festività, unita alla sovrabbondanza di stimoli (suoni, luci, decorazioni), può causare stress e affaticamento mentale. Le persone sensibili possono sentirsi sopraffatte da tutta questa stimolazione.

Disregolazione alimentare e immagine corporea

Cosa mi metto a Natale? E’ il tormentone che precede quello di Cosa mi metto a Capodanno che se si ha qualche kg in più si insinua procurando ansia ed insoddisfazione. Durante le festività, c’è spesso un aumento dell’attenzione al cibo e al consumo di piatti festivi, che può portare a difficoltà nell’alimentazione e nella gestione dell’immagine corporea. Le persone con disturbi alimentari o insoddisfazione corporea possono trovare le festività particolarmente difficili. Sosteniamo chi vicino a noi si sente in questa situazione di disagio evitando giudizi.

Riflessioni sul tempo che passa

Le festività possono portare le persone a riflettere sull’anno trascorso, sulle proprie realizzazioni o fallimenti e sul futuro. Per alcuni, questo può creare una sensazione di inadeguatezza o di disconnessione da ciò che si era sperato di ottenere.

Qualche piccolo consiglio per  affrontare le sfide psicologiche delle festività:

  1. Gestire le aspettative: Accettare che non tutto debba essere perfetto. È importante abbassare le aspettative per ridurre lo stress.
  2. Cercare supporto sociale: Condividere i propri sentimenti con amici, familiari o terapeuti. Non esitare a chiedere aiuto.
  3. Autocura e mindfulness: Prendersi delle pause, praticare tecniche di rilassamento, come la meditazione, e prendersi cura del proprio corpo e mente.
  4. Pianificare con anticipo: Organizzare con cura le attività festive per evitare di sentirsi sopraffatti dal carico di impegni e spese.
  5. Stabilire limiti sani: Non sentirsi obbligati a partecipare a tutte le feste o eventi, e saper dire “no” se necessario.

Affrontare le sfide psicologiche delle festività richiede consapevolezza e, a volte, il coraggio di fare scelte che tutelino il proprio benessere.

Fammi sapere come è andata!

Cibo, Nostalgia ed Emozioni

Il cibo ha un potere incredibile: è in grado di riportarci indietro nel tempo, di evocare emozioni profonde e di risvegliare in noi una nostalgia che ci accompagna per tutta la vita. Spesso, basta un assaggio di un piatto particolare per riportarci a un momento specifico della nostra infanzia, a un ricordo felice o a un evento speciale. Ma cosa rende il cibo così strettamente legato alla nostra memoria e alle nostre emozioni? Analizziamo questo concetto affrontando un punto alla volta:

Il Cibo Come “Macchina del Tempo” Emotiva

Quando assaporiamo un cibo legato al passato, il nostro cervello attiva automaticamente un meccanismo di associazione che ci riporta a momenti specifici, come le domeniche in famiglia, i pranzi con i nonni, o le feste tradizionali. Questo accade perché il cibo non stimola solo il senso del gusto, ma coinvolge tutti i sensi: l’odore, il tatto, la vista e perfino il suono. L’odore di una torta appena sfornata può riportarci al tepore della cucina della nonna, mentre la croccantezza di una patatina potrebbe risvegliare i ricordi di momenti passati con gli amici.

Nostalgia e Tradizioni

Ogni famiglia ha le sue tradizioni in fatto di preparazione di piatti ed è facile comprendere come  queste giocano un ruolo fondamentale nella formazione della nostra identità. In molte culture, i piatti tradizionali vengono tramandati di generazione in generazione, e con essi anche i ricordi, le storie e le emozioni che li accompagnano. Preparare una ricetta di famiglia non significa solo replicare un sapore, ma riattivare anche delle emozioni determinate dal legame affettivo con chi ci ha trasmesso quella tradizione.

Un esempio è la preparazione della pasta fatta in casa o la preparazione dei piatti in vista di una festività come il Natale. Questo rituale riunisce spesso tutta la famiglia in cucina, e non si tratta solo di preparare un piatto ma di un vero e proprio momento di unione e di scambio. Anno dopo anno, queste tradizioni diventano radici emotive che ci ancorano al passato e ci danno un senso di appartenenza anche se ad ogni generazione si perdono alcune cose e se ne acquisiscono altre.

Il Cibo Come Conforto Emotivo

La nostalgia per il cibo non riguarda solo il passato, ma anche il presente. Nei momenti di difficoltà, molti di noi cercano conforto in cibi che ricordano momenti felici. Questo fenomeno, conosciuto come comfort food, è legato all’idea che il cibo possa avere un effetto calmante e rassicurante. Una tazza di cioccolata calda in una giornata fredda o una porzione di lasagne durante un periodo stressante sono esempi di come il cibo possa fungere da rifugio emotivo, dando sicurezza e riportando a sensazioni di calore e protezione. Questo aspetto lo abbiamo vissuto in modo molto significativo durante la pandemia durante la quale occuparsi della preparazione di pizza, dolci o pasta era rilassante e teneva viva l’idea di normalità.

Le Emozioni Intrecciate nei Sapori

Non sempre i ricordi legati al cibo sono positivi infatti può succedere che alcuni possono evocare emozioni negative, legate a situazioni difficili o a momenti di perdita. Tuttavia, anche in questi casi, il cibo diventa uno strumento per veicolare le nostre emozioni e per riconnetterci con noi stessi.

Succede anche che l’interesse verso i cibi cambi nel tempo, infatti i gusti mutano nel corso della nostra vita. Crescendo, sviluppiamo gusti diversi e ci apriamo a nuove esperienze culinarie, pur rimanendo legati a determinati piatti. Questo avviene perché il nostro rapporto con il cibo è in continua evoluzione, modellato dalle esperienze che viviamo, ma anche dalle persone che incontriamo.

Cibo e Nostalgia: Uno Strumento di Connessione Interpersonale

Il cibo non ci lega solo al passato, ma anche agli altri. Condividere un pasto con qualcuno significa aprire una parte della nostra storia e delle nostre emozioni, creando un momento di connessione profonda. Spesso, quando invitiamo amici a cena, scegliamo di cucinare piatti che per noi hanno un valore speciale, quasi a voler condividere anche un po’ di noi stessi.

Nei contesti migratori, questo legame diventa ancora più forte: molti immigrati riproducono i sapori della propria terra per sentirsi vicini a casa e, al contempo, per far conoscere la propria cultura agli altri. In questo senso, il cibo è una lingua universale, che permette di comunicare oltre le barriere linguistiche.

Il Potere Delicato del Cibo

Affrontiamo ora l’ultimo punto di questo argomento che ci fa riflettere sul fatto che il cibo è molto più che nutrimento; con questa visione ci rendiamo conto che è una fonte inesauribile di emozioni e di memorie. Ogni piatto, ogni sapore e ogni profumo porta con sé una storia che fa parte di noi. La prossima volta che vi sedete a tavola e vi ritrovate a sorridere al sapore di un piatto amato, ricordate che in quel boccone c’è molto di più: c’è un viaggio nei ricordi, una connessione con il passato e un dialogo intimo con le vostre emozioni.

Quindi, gustate con lentezza e assaporate ogni emozione, perché il cibo è uno dei modi più semplici e potenti per rivivere il passato e celebrare chi siamo.

Essere magri non (sempre) basta

La ricerca sulla correlazione tra magrezza e salute ha messo in luce un concetto importante: essere magri non garantisce automaticamente una buona salute. Questo va contro l’opinione diffusa secondo cui il peso corporeo sia l’unico indicatore di benessere fisico. Vediamo alcune evidenze e considerazioni chiave su questo tema.

L’Indice di Massa Corporea (IMC) è spesso usato per valutare la condizione di peso delle persone, classificandole come sottopeso, normopeso, sovrappeso o obese. Tuttavia, l’IMC ha limiti significativi. Non tiene conto della composizione corporea (rapporto tra massa grassa e massa muscolare), né della distribuzione del grasso corporeo, che sono elementi cruciali per valutare i rischi per la salute. Pertanto, una persona può avere un IMC “normale” o essere magra, ma avere una percentuale di grasso viscerale (attorno agli organi interni) pericolosamente alta, e quindi essere a rischio di malattie cardiovascolari o metaboliche.

Numerosi studi hanno dimostrato che anche le persone magre possono soffrire di condizioni tipicamente associate al sovrappeso o all’obesità, come il diabete di tipo 2, la pressione alta e il colesterolo alto. Questo fenomeno è conosciuto come “obeso metabolicamente sano” o “magro metabolicamente obeso” (TOFI, “Thin Outside, Fat Inside”). Ciò significa che una persona può sembrare magra, ma avere comunque depositi di grasso nascosti e squilibri metabolici che la espongono a rischi per la salute.

Essere magri non equivale necessariamente a seguire uno stile di vita sano. La dieta e l’attività fisica sono fattori chiave per il benessere, indipendentemente dal peso corporeo. Alcune persone possono essere magre a causa di una dieta povera, carente di nutrienti essenziali, o a causa di stress cronico, malattie o disordini alimentari, tutti fattori che possono compromettere la salute.

La massa muscolare gioca un ruolo cruciale nel mantenere una buona salute generale. Le persone magre con poca massa muscolare possono avere un rischio maggiore di sarcopenia (perdita di muscolatura) e osteoporosi (perdita di densità ossea) con l’invecchiamento. Mantenere un equilibrio tra massa muscolare e grasso corporeo è molto più rilevante per la salute a lungo termine rispetto al semplice raggiungimento di una determinata magrezza.

Anche la distribuzione del grasso è un fattore importante. Grassi accumulati nella zona addominale (grasso viscerale) sono più pericolosi per la salute cardiovascolare rispetto a quelli distribuiti su fianchi e cosce. Una persona può essere magra ma avere un alto livello di grasso viscerale, e quindi essere più a rischio rispetto a una persona con un peso corporeo maggiore ma con una distribuzione più favorevole del grasso.

In alcuni casi, l’enfasi sulla magrezza come segno di salute può portare a problemi psicologici, come disordini alimentari (anoressia, bulimia) e una percezione distorta del corpo. Questi problemi possono avere gravi conseguenze per la salute fisica e mentale.

Anche fattori come lo stress, la qualità del sonno e il benessere mentale hanno un impatto significativo sulla salute generale. Una persona magra, ma che vive in condizioni di stress cronico o con disturbi del sonno, può essere altrettanto o più a rischio di sviluppare problemi di salute rispetto a una persona con un peso corporeo maggiore.

In sintesi, la magrezza non è un indicatore automatico di buona salute. Un peso corporeo sano è solo uno degli elementi di un quadro molto più complesso, che include una buona alimentazione, esercizio fisico regolare, equilibrio psicologico, e fattori metabolici. Per migliorare davvero la salute, è essenziale adottare uno stile di vita equilibrato e non concentrarsi esclusivamente sul peso o sull’aspetto fisico.

Aperitivo in salute a FarmaCassia

Dal prossimo 30 settembre prendono il via una serie di incontri psico-educativi sul tema di salute ed alimentazione. Se pensi di non conoscere le correlazioni tra cibo ed emozioni, il perchè spesso una dieta fallisce o vuoi scoprire le insidie del supermercato quando fai la spesa, come leggere le etichette ed altro ancora ti invito a partecipare agli incontri presso FarmaCassia (Roma Nord/Giustiniana)

Gli incontri avvengono il lunedì gustando una deliziosa tisana, la partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria per questioni organizzative.

Di seguito la locandina con le date. Vi invito fin d’ora a prenotare uno o più incontri al numero indicato!

Via della Giustiniana, 1222 ROMA

Francesco si racconta nel mio ultimo libro a breve in uscita: Taglia XXXL Autostima S -Campi di Carta editore

Mi presento: sono Francesco. Sono un “ragazzo” di 46 anni A gennaio ho deciso di intraprendere un percorso psicologico per cercare di risolvere il mio problema con il cibo.

Sono cresciuto in una famiglia semplice, di sani principi che mi ha educato tenendo presente sempre il valore e il rispetto sia delle cose materiale che sentimentali.

Sono cresciuto apprezzando quello che avevo e devo dire che sono stato molto fortunato in quanto i miei genitori non mi hanno fatto mancare niente, mettendo in primo piano sempre il concetto che per ottenere qualcosa bisogna guadagnarsela.

Da bambino sono stato sempre un po’ sovrappeso, ero sempre l’ultimo ad arrivare e il primo a mangiare, poi crescendo ho sentito il desiderio di essere più bello esteticamente e ci sono riuscito, dimagrendo e acquistando ancora più sicurezza sociale…………………………

…………………………………………………….Ogni situazione si presentava come una tragedia, avvertivo la paura di non saperla risolvere, e ciò mi creava nervosismo che riversavo nel cibo.

Questo in sintesi è stato il motivo principale che mi ha portato ad essere seguito dalla dottoressa Scanu, ho avvertito la necessità di essere aiutato per riprendere il giusto equilibrio sia alimentare ma anche nel gestire i problemi che la vita ci offre.

Inizialmente avevo grossi dubbi nell’essere seguito da uno psicologo, mi sembrava esagerato e non adeguato, poi con il passare del tempo ho imparato ad aprirmi e raccontare i miei problemi e le mie paure.

Non avere delle direttive severe alimentari che mi costringevano a seguire uno schema obbligato, mi ha aiutato molto; la possibilità di scegliere gli alimenti da mangiare seguendo come unica prerogativa il rispetto del mangiare sano e di qualità mi ha permesso di dimagrire ben 27 kg e di riprendermi la persona che ero, ovvero una persona solare e scherzosa, non angosciante e soprattutto mi ha permesso di affrontare i problemi con una tranquillità maggiore.

Non mi chiedo più se posso fare meglio o peggio; nel momento in cui affronto una situazione problematica reagisco sereno e con filosofia pensando che l’importante è non creare disagio in famiglia anzi facendo risultare il tutto una cosa risolvibile………………………………………………………

………………………………………………………………………………Nonostante il nervoso, i problemi, i brutti pensieri, ho continuato a seguire una giusta e sana alimentazione, anzi ho trovato in questa brutta vicenda la possibilità di dimostrare che sono in grado di superare tutto senza crearmi ulteriori danni. Incredibilmente ho mantenuto una tranquillità famigliare pensando che è bello vivere ogni momento della vita in famiglia, perchè non si può mai sapere cosa ci riserva il futuro, quindi è giusto dare il peso giusto ad ogni cosa, ma soprattutto è giusto affrontare ogni situazione con ottimismo e serenità.

Cara dottoressa la ringrazio tanto per avermi aiutato a tornare e riprendere la mia persona, spero che questa mia sintesi possa esserle di aiuto per il suo libro.

Francesco è l’unico nome non modificato su richiesta dell’interessato che con grande entusiasmo ha voluto contribuire al nuovo libro attualmente in stampa che raccoglie le testimonianza di persone obese o in sovrappeso e delle loro difficoltà. Sarà disponibile anche come e-book, ma a breve vi racconterò tutto!

TAGLIA XXXL AUTOSTIMA S Campi di Carta editore

Week end lungo, ponte, ferie: i benefici di un cambiamento d’ambiente

Uno dei principali benefici di un break dal lavoro è la possibilità di cambiare ambiente. Questo cambiamento non è solo un’opportunità per esplorare nuovi luoghi e culture, ma ha anche un impatto significativo sul nostro benessere psicologico. Vediamo in dettaglio come il cambiamento di ambiente può influenzare positivamente la nostra mente e il nostro umore.

Interruzione della routine

Cambiare ambiente permette di interrompere le routine quotidiane che spesso possono diventare monotone e stressanti. Questa interruzione può offrire una pausa mentale, riducendo lo stress e fornendo una nuova prospettiva sulla vita. Lasciare temporaneamente il proprio ambiente lavorativo e domestico consente di “resettare” la mente, facilitando una sensazione di freschezza e rinnovamento al ritorno.

Stimolazione mentale

Visitare nuovi luoghi e sperimentare nuove culture stimola la mente in modi che l’ambiente familiare non può fare. Le nuove esperienze attivano la curiosità e l’apprendimento, promuovendo una maggiore attività cerebrale. Questo può migliorare la nostra creatività, aumentare la nostra capacità di risolvere problemi e arricchire la nostra comprensione del mondo.

Riduzione dello stress

Essere in un nuovo ambiente, lontani dalle pressioni e dalle preoccupazioni quotidiane, può ridurre significativamente i livelli di stress. L’esposizione alla natura, in particolare, è stata associata a una riduzione dell’ansia e del cortisolo, l’ormone dello stress. Spiagge, montagne, foreste e altri ambienti naturali offrono una fuga dalla frenesia della vita cittadina, promuovendo un senso di pace e tranquillità.

Miglioramento dell’umore

Il cambiamento di scenario può anche avere effetti positivi sull’umore. Esplorare nuovi luoghi e vivere nuove avventure può indurre una sensazione di eccitazione e felicità. Inoltre, il sole e l’aria aperta, tipici delle vacanze estive, aumentano la produzione di vitamina D, che è stata collegata a miglioramenti dell’umore e a una riduzione del rischio di depressione.

Rafforzamento delle relazioni

Condividere nuove esperienze con amici e familiari in un ambiente diverso può rafforzare i legami. Le vacanze offrono l’opportunità di trascorrere del tempo di qualità insieme, lontani dalle distrazioni quotidiane. Le attività condivise, come esplorare nuovi luoghi, partecipare a eventi culturali o semplicemente rilassarsi insieme, possono creare ricordi duraturi e migliorare le relazioni interpersonali.

Aumento della flessibilità mentale

Affrontare nuove situazioni e adattarsi a nuovi ambienti può aumentare la nostra flessibilità mentale. Questo adattamento migliora la nostra capacità di affrontare cambiamenti e imprevisti, sviluppando una mentalità più resiliente e aperta. La flessibilità mentale è una competenza preziosa nella gestione dello stress e nel miglioramento del benessere generale.

Conclusione

Il cambiamento di ambiente offerto dalle vacanze estive è un potente strumento per migliorare la salute mentale e il benessere psicologico. Interrompendo la routine, stimolando la mente, riducendo lo stress e migliorando l’umore, le vacanze estive ci permettono di ritornare alla vita quotidiana con energia rinnovata e una prospettiva più positiva. Sfruttare al massimo questa opportunità può fare una grande differenza nel nostro equilibrio emotivo e nella nostra qualità della vita.

Ritorno dalle Vacanze: Come Riprendere una Corretta Alimentazione in 7 giorni

Le vacanze estive sono spesso un momento di relax e indulgenza, in cui abbandoniamo le regole alimentari quotidiane per concederci cibi golosi e pasti fuori orario. Al rientro dalle ferie, tuttavia, è importante ristabilire una routine alimentare sana per ritrovare il benessere e mantenere un equilibrio a lungo termine. Questo articolo fornisce una guida pratica per tornare a una routine alimentare sana dopo il periodo di ferie, senza stress o estremismi.

Ecco alcuni consigli pratici per riprendere un’alimentazione corretta dopo le vacanze.

Lunedì: Detox Leggero e Naturale

Dopo un periodo di abbondanza, il nostro corpo potrebbe trarre beneficio da una leggera “detox”. Questo non significa digiuno, ma piuttosto l’introduzione di alimenti freschi, ricchi di vitamine e antiossidanti. Frutta e verdura di stagione, come cetrioli, zucchine, pesche e frutti di bosco, sono ottime opzioni per aiutare il corpo a depurarsi naturalmente.

Martedì: Reidratazione

Durante le vacanze, soprattutto se trascorse in luoghi caldi, è possibile che il nostro corpo abbia perso molti liquidi. È fondamentale reidratarsi correttamente. Bere almeno 2 litri di acqua al giorno aiuta a ristabilire l’equilibrio idrico, favorisce la digestione e mantiene la pelle idratata e luminosa. Anche tisane e infusi possono essere utili, soprattutto quelli depurativi come il tè verde o il finocchio.

Mercoledì: Porzioni Moderate e Bilanciate

Al rientro dalle ferie, è importante tornare a un regime alimentare con porzioni controllate e bilanciate. Concentrarsi su pasti che includano una buona quantità di proteine magre, carboidrati integrali e grassi sani. Iniziare la giornata con una colazione ricca di nutrienti e non saltare mai i pasti principali è fondamentale per mantenere il metabolismo attivo.

Giovedì: Ridurre Zuccheri e Grassi

Dopo le vacanze, è consigliabile limitare il consumo di zuccheri raffinati e grassi saturi, spesso consumati in eccesso durante i pasti fuori casa. Optare per dolcificanti naturali, come miele o stevia, e scegliere grassi salutari come quelli contenuti nell’olio d’oliva, nell’avocado e nella frutta secca.

Venerdì: Riprendere l’Attività Fisica

Non dimentichiamoci che una corretta alimentazione va di pari passo con un’attività fisica regolare. Riprendere un regime di esercizio fisico, anche leggero, come camminate quotidiane, yoga o nuoto, aiuta a ritrovare il peso forma e a ridurre lo stress accumulato.

Sabato: Mangiare Con Consapevolezza

Una delle chiavi per un’alimentazione equilibrata è mangiare con consapevolezza. Prendersi il tempo per gustare ogni pasto, senza distrazioni come la televisione o il telefono, aiuta a riconnettersi con i segnali di fame e sazietà del proprio corpo, prevenendo eccessi.

Domenica: Stabilire Obiettivi Realistici

Il rientro dalle vacanze non deve essere vissuto con stress o senso di colpa. È importante stabilire obiettivi alimentari realistici e raggiungibili. Piuttosto che puntare a diete drastiche, è preferibile introdurre gradualmente abitudini sane che possano essere mantenute nel tempo.

Conclusione

Un piccolo passo al giorno per raggiungere importanti obiettivi: riprendere una corretta alimentazione dopo le vacanze è essenziale per ristabilire un equilibrio psicofisico e affrontare con energia la ripresa delle attività quotidiane. Con piccoli accorgimenti e un po’ di pazienza, sarà possibile ritrovare il benessere e mantenere uno stile di vita sano e appagante.

Intelligenza emotiva: pensate di poterne fare a meno?

Erroneamente tendiamo ad essere pragmatici, a risolvere ogni cosa cognitivamente, in qualche modo la società ci insegna che usare le emozioni è segno di debolezza. Eppure l’intelligenza emotiva è una grande risorsa e dovrebbe essere sostenuta da quando siamo piccoli. Nelle prossime righe cercherò di illustrarvela al meglio.

L’intelligenza emotiva è un concetto psicologico che si riferisce alla capacità di riconoscere, comprendere, gestire e utilizzare efficacemente le proprie emozioni e quelle degli altri. Questa capacità è considerata cruciale per il successo personale e professionale, poiché influisce sulla nostra capacità di comunicare, risolvere i conflitti, gestire lo stress e prendere decisioni informate.

Il concetto è stato reso popolare da Daniel Goleman negli anni ’90, che ha identificato cinque componenti principali dell’intelligenza emotiva:

  1. Consapevolezza di sé (Self-awareness): La capacità di riconoscere e comprendere le proprie emozioni, nonché il loro effetto sugli altri. Include l’autovalutazione accurata delle proprie forze e debolezze e una sana fiducia in sé stessi.
  2. Autoregolazione (Self-regulation): La capacità di controllare o reindirizzare gli impulsi e le emozioni negative, mantenendo la calma e la compostezza anche in situazioni stressanti. Comprende anche la capacità di pensare prima di agire e di gestire i cambiamenti.
  3. Motivazione (Motivation): La spinta interna a perseguire obiettivi per motivi intrinseci piuttosto che per gratificazione esterna. Le persone emotivamente intelligenti tendono ad essere più orientate agli obiettivi, resilienti e pronte a lavorare duramente per il successo.
  4. Empatia (Empathy): La capacità di comprendere le emozioni degli altri e di rispondere in modo appropriato. Questo aiuta nelle interazioni sociali, poiché permette di costruire relazioni migliori, risolvere conflitti e promuovere un ambiente collaborativo.
  5. Abilità sociali (Social skills): Le competenze necessarie per gestire le relazioni e costruire reti sociali efficaci. Questo include la capacità di comunicare chiaramente, influenzare gli altri, gestire i conflitti e lavorare in team.

Importanza dell’Intelligenza Emotiva

L’intelligenza emotiva è cruciale in vari contesti, tra cui:

  • Ambito lavorativo: Le persone con alta intelligenza emotiva tendono ad essere leader migliori, capaci di motivare i loro team e gestire conflitti in modo efficace. Sono anche più adattabili ai cambiamenti e in grado di gestire lo stress in modo più efficiente.
  • Relazioni personali: Migliora la capacità di comprendere e rispondere ai bisogni e ai sentimenti degli altri, contribuendo a costruire relazioni più forti e significative.
  • Benessere personale: Essere consapevoli delle proprie emozioni e sapere come gestirle può portare a una maggiore soddisfazione personale e a una riduzione dello stress e dell’ansia.

Come Sviluppare l’Intelligenza Emotiva

  1. Praticare la consapevolezza di sé: Tenere un diario delle emozioni, riflettere sulle proprie reazioni emotive e cercare di capire le cause sottostanti.
  2. Lavorare sull’autoregolazione: Imparare tecniche di gestione dello stress come la meditazione, la respirazione profonda e la pratica della mindfulness.
  3. Motivarsi internamente: Stabilire obiettivi personali significativi e lavorare per raggiungerli, mantenendo una mentalità positiva.
  4. Sviluppare l’empatia: Ascoltare attivamente gli altri, cercare di vedere le cose dal loro punto di vista e rispondere con gentilezza e comprensione.
  5. Migliorare le abilità sociali: Lavorare sulla comunicazione efficace, imparare a risolvere i conflitti in modo costruttivo e costruire relazioni positive.

Sviluppare l’intelligenza emotiva è un processo continuo che richiede consapevolezza e pratica costante ed i benefici che ne derivano possono avere un impatto significativo e positivo su tutti gli aspetti della vita.

Provare per credere!