Genitori e nuove generazioni: tutto già scritto?

In questi giorni ho ripreso in mano un vecchio libro di Paolo Crepet del 2005 dal titolo “I figli non crescono più” edito da Einaudi.

Quasi una profezia: a venti anni dalla pubblicazione la visione dell’autore sulle nuove generazioni è confermata. Come possiamo rimediare? Per aiutare i giovani ci vogliono coraggio e determinazione e naturalmente il buon esempio.

Sottolineo dei passaggi che sono davvero importanti perché nel mio lavoro quotidiano li riscontro in continuazione ed in continuazione cerco di fare arrivare a genitori e figli certi messaggi, ma non è sempre facile farne comprendere l’importanza.  Vediamo insieme alcuni ed attendo i vostri commenti sul sito o sui social.

Incomunicabilità: Ciao come va? Tutto ok? Fine. Ognuno a casa propria, ognuno in camera propria, come alieni. Linguaggio trito. Se uno volesse rispondere “No non va bene per niente” metterebbe in crisi l’altro che non sa cosa rispondere. Incredibile a pensarci bene: con gli strumenti di comunicazione di massa di oggi nessuno può urlare sto male. Milioni di persone si sfiorano ogni giorno senza guardarsi in faccia. C’è una enorme incapacità a comunicare emotivamente tra generazioni. Se non si comunica non c’è crescita complessa, ma solo superficiale.

Figli intralcio all’affermazione personale: I genitori oggi tendono a rendere precocemente indipendenti i figli che spesso sono vissuti come intralcio al lavoro o alle loro passioni. Spesso le attenzioni verso i figli allontanano l’altro genitore per gelosia procurando una sorta di ferita narcisistica. La delega genitoriale attraverso nonni, scuola o baby sitter è sempre più precoce e spesso si finisce per anticiparne la crescita. Il tutto però avviene in una carenza affettiva e così da adolescenti cercheranno di colmare quel vuoto emotivo che il bambino tenderà a riempire nell’adolescenza e nella prima giovinezza con una ricerca spasmodica d’affetto, quasi una bulimia emotiva.

Figli per chi? Spesso i figli sono mostrati agli amici come piccoli mostri di meraviglie al pari di una Ferrari o di un trofeo prestigioso dimenticandosi che sono piccole perle che hanno bisogno dei loro tempi per crescere.

Autorevole o autoritario: Il grande dilemma del genitore che qualche decennio fa combatteva contro l’autoritarismo dei propri genitori ed ora si trova a non comprendere che l’autoritarismo va sostituito con l’autorevolezza e non con noncuranza o libertà. I peggio sono i genitori che vogliono fare gli amici dei figli. Le regole sono fondamentali per qualsiasi progetto educativo. La differenza tra un amico ed un genitore è che se il primo dice no è un’opinione se lo dice un genitore è una regola. Molti adulti preferiscono la figura (ibrida e ipocrita) del genitore amico per evitare di assumersi la responsabilità delle regole. Perché ci sia autorevolezza le regole devono valere per tutti e sono i genitori per primi a rispettarle e farle rispettare non solo quando fa comodo.

Coerenza: per essere autorevoli bisogna essere coerenti. Non si insegna ad un figlio a non fumare se si fuma spesso davanti a loro. Un’educazione senza regole non ha alcuna possibilità di funzionare. Un genitore è come un faro nella tempesta: è utile se tutti sanno dov’è senza incertezze e senza interpretazioni. Un adulto deve fare una cosa molto semplice ed elementare: dare l’esempio. Se un genitore vuole educare un figlio al rispetto del prossimo deve per primo rispettarlo.

Educare: processo per fasi in cui chi educa deve essere a sua volta stato educato poiché “Un padre che non abbia avuto un padre è un uomo instabile, un maestro che non abbia avuto un maestro è pericoloso”. Educare è un esempio silenzioso di mille piccoli e apparentemente insignificanti gesti della quotidianità. Compone un lessico familiare che ognuno riconosce come distintivo della propria identità. Educare significa “trovare tempo” e condividere momenti di qualità. Non si acquista la felicità dei figli con la carta di credito o portandoli nei centri commerciali.

Educare con l‘esempio: per educare attraverso l’esempio è necessario essere coerenti. E’ necessario essere autentici vivendo tenendo conto della propria interiorità. Spesso i genitori occultano le loro vere emozioni per “proteggere i figli”, ma spesso l’adulto non risulta credibile o rassicurante poiché i giovani percepiscono l’incoerenza tra ciò che viene detto e ciò che stanno vivendo e si sentono traditi. Se ti senti tradito, ti senti preso in giro e non rispettato e a loro volta non rispetteranno o mentiranno. Esprimere le emozioni con i figli è educativo e si insegna che non c’è nulla di male ad esprimere le emozioni anche quelle negative. Non è scritto da nessuna parte che bisogna sempre essere felici. Nella vita vera non è così.

Insegnare le cose difficili: Lo diceva Gianni Rodari in una sua poesia e trovo che sia assolutamente importante. Aiutare un bambino a fare cose che non sa fare non significa sostituirsi, non significa fare al posto loro o peggio deriderli se non sono capaci. Insegnare le cose difficili significa principalmente avere il coraggio di credere in loro e nelle loro potenzialità. Significa anche metterli nelle condizioni di sbagliare e riprovarci. Certo significa tempo e pazienza, ma è l’unico modo per crescere un figlio capace e sicuro di sé.

Il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda: valori superati?

Ogni giorno incontro molte persone diverse tra loro per età, sesso, religione e cultura di appartenenza o ceto sociale e ogni giorno constato, mio malgrado, che cose un tempo scontate sono considerate obsolete. Mi riferisco a quelle pratiche naturali che riguardano educazione e rispetto che forse un tempo proposti in modo molto rigido oggi hanno creato una sorta di rigetto tanto da trovarci spesso in dimensioni opposte. Eppure i “buoni principi” hanno un’origine antica che sta alla base del vivere comune e che guidano i modi di comportarsi e relazionarsi con gli altri. Quando eravamo piccoli se non salutavamo gli adulti o un anziano venivamo sgridati. Oggi i giovani, con gli occhi attaccati ai loro cellulari, non alzano neanche lo sguardo mentre attraversano la strada figuriamoci se entra un insegnante in classe. A pranzo non si parla: genitori e figli a guardare inebetiti la tv o il proprio smartphone. Alcuni ci provano a sottolineare certi comportamenti, ma siccome l’educazione non si apprende perché si dice, ma perché si fa rimangono parole al vento. Credo che queste siano situazioni molto comuni, ma vediamo nel dettaglio cosa evidenziava i buoni principi ieri e come siamo arrivati ad oggi.

Ieri: I Buoni Principi nella Tradizione

Nel passato, i buoni principi erano fortemente radicati in valori tradizionali e religiosi. La famiglia, la comunità, e le istituzioni religiose erano i principali veicoli per trasmettere concetti come:

  • Onestà e integrità: Essere fedeli alla parola data e agire con correttezza erano requisiti imprescindibili per il rispetto sociale.
  • Rispetto per l’autorità: Autorità religiosa, genitori e figure di potere erano visti come depositari del sapere e della guida morale.
  • Solidarietà e spirito di sacrificio: L’individuo era spesso chiamato a sacrificare i propri bisogni personali per il bene della collettività.

Questi principi erano spesso trasmessi attraverso proverbi, racconti popolari e rituali comunitari, e rappresentavano un codice di comportamento condiviso e non negoziabile.

Oggi: I Buoni Principi nella Modernità

Nel contesto contemporaneo, i buoni principi si trovano ad affrontare nuove sfide. Con la globalizzazione, la digitalizzazione e l’evoluzione sociale, alcuni valori tradizionali hanno perso centralità, mentre altri sono stati reinterpretati o sostituiti. Tra i principi più rilevanti oggi troviamo:

  • Inclusività e rispetto delle diversità: Oggi, l’etica sottolinea l’importanza di riconoscere e valorizzare le differenze culturali, di genere e di opinione.
  • Sostenibilità ambientale: La cura per il pianeta e il rispetto per le risorse naturali sono diventati principi fondamentali per le nuove generazioni.
  • Autenticità e libertà personale: Si celebra la libertà di esprimere sé stessi, di vivere secondo la propria identità, rompendo con le convenzioni imposte.

La modernità, però, ha introdotto una maggiore complessità. La rapidità dei cambiamenti e l’esposizione a informazioni spesso contraddittorie rendono più difficile per le persone aderire a un insieme univoco di principi.

Somiglianze e Contrasti

Nonostante le differenze, alcuni valori rimangono universali. L’onestà e il rispetto, per esempio, continuano a essere riconosciuti come fondamenti di ogni società. Tuttavia, il contesto storico e culturale influenza profondamente il modo in cui tali valori sono interpretati e applicati.

Concludendo: I buoni principi, sia ieri che oggi, rappresentano la bussola morale di ogni comunità. La loro evoluzione dimostra che essi non sono statici, ma si adattano alle esigenze dei tempi. Questo adattamento, però, non dovrebbe mai compromettere l’essenza del vivere etico: il rispetto per sé stessi, per gli altri e per il mondo che ci circonda. E’ un argomento complesso che non può essere esaurito in poche righe, ma che mi auguro faccia riflettere. E’ indispensabile spendere un po’ di tempo ed attenzione verso alcuni valori infondo la qualità della società in cui siamo inseriti dipende un pochino anche da ognuno di noi.

Storia con morale di gennaio

Mia madre aveva un sacco di problemi. Non dormiva, si sentiva esausta, era irritabile, scontrosa, acida e sempre malata, finché un giorno, all’improvviso, cambiò.

La situazione intorno a lei era uguale, ma lei era diversa.

Un giorno, mio padre le disse:

– tesoro, sono tre mesi che cerco lavoro e non ho trovato niente, vado a prendermi un po’ di birre con gli amici.

Mia madre gli rispose:

– va bene.

Mio fratello le disse:

– mamma, vado male in tutte le materie dell’università…

Mia madre gli rispose:

– ok, ti riprenderai, e se non lo fai, allora ripeterai il semestre, ma tu pagherai le tasse.

Mia sorella le disse:

– mamma, ho urtato la macchina.

Mia madre le rispose:

– va bene, portala in officina, cerca come pagare e mentre la riparano, ti muoverai in autobus o in metropolitana.

Sua nuora le disse:

– suocera, verrò a stare qualche mese con voi.

Mia madre le rispose:

– va bene, siediti sul divano e cerca delle coperte nell’armadio.

Ci siamo riuniti tutti a casa di mia madre, preoccupati di vedere queste reazioni. Sospettavamo che fosse andata dal dottore e che le avesse prescritto delle pillole di ” me ne frega un cazzo” da 1000 mg… Probabilmente rischiava di andare in overdose.

Abbiamo deciso di aiutare mia madre per allontanarla da ogni possibile dipendenza da qualche farmaco anti-Ira.

Ma la sorpresa fu quando ci riunimmo tutti intorno e mia madre ci spiegò:

” mi ci è voluto molto tempo per capire che ognuno è responsabile della sua vita, mi ci sono voluti anni per scoprire che la mia angoscia, la mia mortificazione, la mia depressione, il mio coraggio, la mia insonnia e il mio stress, non risolvevano i suoi problemi.

Io non sono responsabile delle azioni altrui, ma sono responsabile delle reazioni che ho espresso.

Sono quindi giunta alla conclusione che il mio dovere per me stessa è mantenere la calma e lasciare che ognuno risolva ciò che gli spetta.

Ho seguito corsi di yoga, di meditazione, di miracoli, di sviluppo umano, di igiene mentale, di vibrazione e di programmazione neurolinguistica, e in tutti loro, ho trovato un comune denominatore: alla fine tutti conducono allo stesso punto.

E io posso solo avere un’interferenza su me stessa, voi avete tutte le risorse necessarie per risolvere le vostre vite. Io posso darvi il mio consiglio solo se me lo chiedete e voi potete seguirlo o no.

Quindi, da oggi in poi, io smetto di essere: il ricettacolo delle sue responsabilità, il sacco delle sue colpe, la lavandaia dei suoi rimpianti, l’avvocato dei suoi errori, il muro dei suoi lamenti, la depositaria dei suoi doveri, chi Risolve i vostri problemi o il vostro cerchio di ricambio per soddisfare le vostre responsabilità.

D’ora in poi vi dichiaro tutti adulti indipendenti e autosufficienti.

Da quel giorno la famiglia ha iniziato a funzionare meglio, perché tutti in casa sanno esattamente cosa spetta a loro fare.

Autore:

Una donna felice!!!

dal web DonnedOnNeDONNE