Gestisci al meglio le tue energie

Hai spesso la sensazione di non aver concluso nulla? La sera ti accorgi di non aver fatto neanche la metà di ciò che ti eri proposto? Hai mai fatto caso a quanto tempo ed energie sprechi durante il giorno?

Ti dimostrerò in pochi punti in quanti momenti della giornata sprechi tempo senza che te ne accorgi….

Ti preoccupi troppo per quello che dicono gli altri. Spendi tempo ed energie a compiere azioni o dire cose che possano non metterti in cattiva luce anche andando contro la tua volontà o necessità. Questo non fa bene. Se te ne preoccupi vuol dire che sei il primo che giudica quindi fai attenzione. Del giudizio puoi tenerne conto solo se ti aiuta a migliorare altrimenti non prenderlo in considerazione.

Procrastini: Rimandi in continuazione le cose importanti per dedicarti a quelle urgenti! Impara a gestire le priorità! Se sei stanco inutile continuare a lavorare: farai errori e perderai un sacco di tempo.

Ti lamenti Lamentarsi puòrappresentare uno sfogo, ma dilungarsi troppo in lamentele senza trovare soluzioni non è utile. Dà una visione di te stesso inconcludente mentre attivarsi dà una sferzata all’autostima.

Tempo al telefono e sui social: A meno che non sia parte del tuo lavoro non stare al telefono oltre le due ore al giorno! Vivere le vite degli altri sui social non è vita. Non credere che ti stai rilassando: il tuo cervello sta ricevendo migliaia di input al secondo tra immagini, luci e suoni.

Rimuginare su cose di cui non hai il controllo: Ci sono situazioni di cui dobbiamo semplicemente prendere atto, integrarle e accettarle se non possiamo fare altrimenti. Inutile perdere tempo e riempirsi di angosce su cose che non possiamo modificare Cercare soluzioni o adattarsi al meglio è sicuramente più utile.

Questi sono solo alcuni dei comportamenti che riscontro spesso nelle persone. Ce ne sono di altri, ma questi sicuramente sono i più presenti.

Lascio qualche piccolo consiglio per evitare di sprecare tempo utile cercando di vivere una vita di qualità e non solo vivere!

Sostituisci o alterna lo smartphone con un bel libro, un film o un documentario. Almeno avrai imparato qualche cosa e ti sarai rilassato.

Fai un elenco delle cose che devi assolutamente fare in una giornata e spunta man mano che le fai

Cerca di andare a pranzo e cena fuori solo il fine settimana e gli altri giorni mangia in modo sano.

Non serve fare i forzati del divertimento. Riposa se ne senti il bisogno. La nostra salute è importante non può essere messa sempre all’ultimo posto.

Matrimonio o convivenza? Parliamone

Oggi facevo sull’argomento queste considerazioni con una ragazza in cerca della sua prima casa con l’attuale “ragazzo”. Si conoscono da due anni, stanno bene insieme, lavorano entrambi è arrivata l’ora di andare a vivere insieme, ma non di sposarsi, perché “tanto è uguale”.

Sarà proprio vero? Dalla mia esperienza in termini psicologici, e a livello di normativa, ho fatto le mie ricerche, in realtà non è proprio la stessa cosa!

Vediamo insieme cosa succede se si decide di sposarsi o andare a convivere.

Partiamo dai Significati:

matrimonio: secondo l’autorevole Treccani: Unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie. La parola matrimonio deriva dalla parola latina matrimonium, che, a sua volta, è un derivato della parola mater, che significa madre.(dal web)

convivenza: Vivere insieme, abitare nella stessa casa. Fare vita comune come marito e moglie pur non essendo sposati

Sebbene dal punto di vista affettivo, se ci si ama, il fatto di essere sposati o meno non fa la differenza, dal punto di vista psicologico non è proprio così e neanche dal punto di vista sociale.

IL MATRIMONIO

Il matrimonio è un rito di passaggio nel quale i due fidanzati acquisiscono uno status ufficiale condiviso dalla collettività e diventano famiglia. La cerimonia sancisce il momento e simboli come la fede nunziale ne permettono il riconoscimento dello status a livello sociale. A livello psicologico sposarsi può essere considerato rassicurante come il momento in cui si finisce di cercare e si decide di stare con quella persona per sempre, ma ricordate che non è una data di fine (come nelle favole) ma una data di inizio. Non bisogna pensare solo alla festa, ma a ciò che significa e a ciò che segue. Ci vuole impegno, pazienza e amore affinchè un matrimonio funzioni. Insieme a valori condivisi, all’accettazione dell’altro e all’idea che spesso i sacrifici sono necessari.

LA CONVIVENZA

Nella convivenza il riconoscimento del legame è un fatto personale della coppia, non avviene alcun riconoscimento dall’esterno. Il passaggio da “io e te” a “Noi” non è sancito da un “rito di passaggio” che definisce un momento dall’altro nella vita di due persone.

Diritti e doveri si definiscono autonomamente in base alle proprie caratteristiche personali e non vengono imposte da un contratto. Dal punto di vista sociale è spesso considerato come un rapporto di serie B.

Dal punto di vista strettamente psicologico, perché si dovrebbe scegliere la convivenza? -Per sentirsi più liberi- -Per non pagare gli avvocati in caso di incomprensioni – sono le risposte più frequenti.  Ma io credo che si sia di più. Forse non si è certi del legame? Forse si cerca una via di fuga al bisogno? Forse ci si dà un’altra possibilità se si cambia idea?

Credo sia necessario essere onesti nel rispondere anche ad altre domande come:

-Sono in grado di prendermi un impegno nel lungo termine?- –  Penso di arrendermi alla prima difficoltà o voglio lottare per il mio rapporto?-


Quindi sposarsi o convivere?

Vediamo cosa succede se ci sono figli.

Per il bambino se i genitori convivono o sono sposati per il suo sviluppo non c’è alcuna differenza. Per un bambino conta solo come si trattano la mamma ed il papà, se si amano, se lo amano e se c’è serenità in casa. Anche dal punto di vista dei diritti essere figli naturali o legittimi è lo stesso infatti sussiste l’obbligo al mantenimento e all’istruzione per entrambi i genitori.

La differenza, riguarda la parentela con le famiglie d’origine dei genitori. Un figlio naturale non ha legami di parentela con i fratelli dei genitori e con i loro figli: attenzione “per la legge” il bambino non ha né zii nè cugini. Il vincolo di parentela, a livello giuridico, si ha solo in linea diretta ovvero con i nonni. Questo comporta inevitabilmente anche delle differenze per i diritti di successione: il figlio naturale eredita solo dai genitori e dai nonni, mentre il figlio legittimo eredita da tutti i parenti fino al sesto grado di parentela. Sono in corso delle variazioni giuridiche, ma attualmente questa è la situazione.

Altre cose da considerare: se il bimbo nato al di fuori del matrimonio non viene riconosciuto dal padre, solo la mamma ha dei doveri verso di lui. Se i neogenitori dovessero lasciarsi, se il papà non contribuisce al suo mantenimento bisognerà rivolgersi al Tribunale dei Minorenni. Il  riconoscimento è importante anche per tutelare il diritto del papà nel visitare il suo bambino e partecipare alla sua educazione.

Inoltre se la coppia è sposata automaticamente il bambino acquisisce il cognome del padre e la denuncia di nascita può essere effettuate indifferentemente dalla mamma o dal papà alla direzione sanitaria dell’ospedale di nascita oppure all’ufficio anagrafe del comune di residenza mentre in caso di convivenza devono recarsi entrambi.

Da ricordare che l’articolo 143 del Codice Civile sancisce diritti e doveri della coppia sposata.   Tra gli obblighi troviamo la fedeltà, la reciproca assistenza, la collaborazione e la coabitazione. Entrambi sono tenuti, in base alle proprie capacità personali ed economiche a contribuire ai bisogni della famiglia.

Questo significa che nella convivenza la donna (in alcuni casi l’uomo) non è tutelata.

Ad esempio se nasce un figlio e ci si lascia il padre non è obbligato ad aiutare economicamente la donna che magari ha lasciato il lavoro per accudire proprio il figlio! DI QUESTE STORIE VE NE POSSO RACCONTARE A DECINE, ma non voglio essere di parte per cui continuo a dare informazioni in modo obiettivo. In caso di separazione legale invece il coniuge con più disponibilità economiche è obbligato ad aiutare il partner e non solo ad accudire il figlio.

Cosa succede se uno dei due coniugi viene a mancare? Se si è sposati l’altro coniuge e figli legittimi ereditano direttamente, mentre in caso di convivenza bisogna redigere un testamento. Solo per le coppie sposate poi è possibile beneficiare della reversibilità della pensione.

Anche nei confronti del fisco le cose non sono le stesse. Se si è sposati ed uno dei due coniugi non lavora può essere a carico del partner lavoratore ed avere dei benefici fiscali, come poter detrarre eventuali spese mediche, mentre ciò non è previsto per il convivente.

Recentemente sono avvenute alcune modifiche al Codice Civile riconoscendo alcuni diritti alle coppie di fatto.

Tra i più rappresentativi evidenzio:

La legge 40 del 2004 ha previsto l’accesso al percorso della procreazione medicalmente assistita anche ai conviventi. Inoltre il garante della privacy nel 2005 ha riconosciuto il diritto di un convivente ad avere notizie di salute sul partner e, in caso di ricovero ospedaliero, di richiedere la sua cartella clinica.

Recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno sancito il diritto del convivente a succedere al partner (in caso di decesso) nel contratto di locazione della comune abitazione e, sempre in caso di disgrazia, di chiedere un risarcimento danni, proprio come accade per le coppie sposate.

Ad ulteriore tutela della donna nell’articolo (342 bis) del Codice Civile, si dispone l’allontanamento dalla casa della coppia del convivente che dovesse comportarsi male nei confronti della compagna, mettendo a rischio la sua integrità fisica e/o morale o la sua libertà.

Notte prima degli esami

Domani inizieranno gli esami di maturità. Chi non ricorda le ansie, le paure ed i dubbi, ma anche l’entusiasmo per questa avventura? Anche da adulti è un pensiero che ti riporta a forti emozioni. Ogni anno siamo un pò tutti curiosi di conoscere le tracce della maturità ed in qualche modo pensiamo ai maturandi che siedono a quel banco davanti ad un foglio bianco che farà da spartiacque tra la vita adulta e la giovinezza. Si è ancora abbastanza inconsapevoli dell’importanza di quei momenti e si scoprirà solo molto più tardi.

Stasera vorrei fare i miei migliori auguri, in modo speciale, ai maturandi dei corsi serali che ho avuto modo di conoscere durante questi ultimi mesi dell’anno scolastico appena trascorso nella mia attività di mentoring, perchè per loro è stato molto più difficile partecipare alle lezioni dovendo accudire un bambino piccolo o lavorando di giorno o gestendo difficili situazioni familiari.

Vorrei dare a tutti i giovani qualche piccolo consiglio per arrivare al meglio a questo importante appuntamento.

Cominciamo da questa sera: cena sana ed equilibrata. evitate “schifezze”, alcolici e fumo. Preparate gli abiti che vorreste indossare per evitare inutili corse ed ansie domani mattina. Andate a dormire entro le 23 e spegnete il cellulare. Evitate tassativamente di fare le 4 del mattino cercando notizie sulle tracce del tema o chattando con gli amici. Vi farebbe solo perdere ore di sonno utili e aumenterebbe l’ansia.

A colazione previlegiate una scelta proteica con un toast al formaggio o prosciutto con l’aggiunta di un frutto o una spremuta ed un caffè se siete abituati a berlo. Preparate una merenda semplice quale un pacchetto di biscotti o crakers ed una bottiglietta di acqua. Arrivate per tempo ed andate in bagno. Non potrete andarci prima che siano tarscorse due ore.

Appena avete le tracce leggetele bene e scegliete quella su cui avete più dimestichezza e materiale. Ricordate che è gradito sia un approccio che contenga più materie sia che facciate un esempio personale che sia un pensiero o una esperienza. Non iniziate una traccia per poi lasciarla e cominciarne un’altra! ricordate che dovrete consegnare anche la brutta copia per cui non è bello far vedere che avete cambiato idea, vi fa apparire insicuri, ed inoltre avrete perso tempo prezioso.

Il tempo va usato tutto! non abbiate fretta di consegnare! rileggete e rileggete!

In bocca al lupo cari ragazzi.

All’azione con la filosofia Mottainai

Vi invito a unirvi alla «filosofia» mottainai! È un concetto giapponese che si riferisce alla pena e alla tristezza che proviamo quando perdiamo una risorsa (materiale o meno) di grande valore, come un insegnamento, il tempo, un’esperienza, un sogno, un’emozione, un’idea o anche un pensiero. D’altro canto, ha anche un’accezione positiva, poiché indica il desiderio di godere, di vivere una seconda vita e di non disperdere ciò che è prezioso. Forse si tratta solo di una mia interpretazione, ma mi sembra un insegnamento di fondamentale importanza. Quando vi accorgete che state perdendo qualcosa, potete cercare di trattenerlo o, almeno, trattenere una traccia di ciò che se ne va sotto forma di preziosissima esperienza.

Ora sapete cosa significa il termine «mottainai», ma sarà l’applicazione di questa conoscenza ad aiutarvi. Spesso accumuliamo dati, leggiamo e ci documentiamo, ma non passiamo all’azione, come se avere una nuova opportunità quasi ci spaventasse. Quanto ci sbagliamo!

Avete tutto il diritto a ricominciare, e stavolta non partirete da zero, ma dalla saggezza accumulata con l’ esperienza. La vita è una successione di cadute e di ritorni in pista. Non importa quante volte cadrete, perché vi rialzerete ogni volta…

Tratto dal libro Kintsukuroi di cui vi parlerò il prossimo venerdì: rimanete sintonizzati!

Mottainai ed il pianeta….

“Mottainai” è una parola giapponese che esprime un sentimento di rammarico o pentimento per lo spreco. È usata per trasmettere l’idea che qualcosa sia troppo prezioso per essere sprecato. La filosofia dietro al termine Mottainai enfatizza l’importanza di utilizzare le risorse in modo efficiente e sostenibile, evitando lo spreco e valorizzando ciò che già abbiamo.

Questa filosofia è radicata nella cultura giapponese e ha implicazioni non solo ambientali, ma anche sociali ed economiche. Promuove l’idea di rispetto per le risorse naturali, incoraggia il riutilizzo e il riciclo e sottolinea l’importanza di prendersi cura dell’ambiente per le generazioni future.

Nel mondo contemporaneo, dove il consumo e lo spreco eccessivi sono problemi globali, la filosofia Mottainai offre una prospettiva preziosa su come possiamo vivere in modo più sostenibile e consapevole.

Adolescenti: comprenderli per guidarli

Da qualche mese presto la mia opera all’interno di un grande liceo. Dopo tanti anni sono tornata, con un progetto europeo di mentoring, all’interno della scuola. Il primo giorno sono tornata a casa distrutta. Malgrado i miei mille e mille argomenti attirare l’attenzione dei giovani era stata impresa ardua. Sono tornata il giorno dopo e quello dopo ancora. Anche da quelle classi in cui il mio lavoro sembrava non aver avuto alcun impatto sono venuti a chiedermi aiuto. Oggi mi salutano nei corridoi. Sono il loro consigliere non giudicante, la persona di fiducia, ma alla mano, che mette a proprio agio, ma che si rispetta.

Come nella famosa parabola ho lanciato tanti semini. Alcuni sono finiti nell’asfalto, ma molti altri sono nuove piantine. Mi piace pensarmi così: qualcuno che con fiducia è rimasto disponibile con correttezza ed in paziente attesa e inizio a vedere i primi risultati.

L’adolescenza è un periodo difficile, ci siamo passati tutti, bene o male, ma sembra che poi crescendo dimentichiamo quei momenti di vuoto, di solitudine, di inadeguatezza, di bisogno di libertà, ma anche di regole, di esempi e non solo di parole.

Credo che prima di poter guidare un giovane bisognerebbe far pace con la propria adolescenza e fare di quei ricordi un materiale prezioso. Cercherò di elencare alcuni dei punti difficili per gli adolescenti in modo che possiate comprenderli prima ancora di aiutarli.

In questo mondo sempre più veloce ad opera della tecnologia non dimentichiamo che a livello evolutivo siamo esattamente come 100 anni fa e quindi ricordare e comprendere le sfide psicologiche dell’adolescenza è fondamentale per aiutarli ad attraversare questo periodo delicato.

Non dimentichiamo che gli adolescenti sperimentano significativi cambiamenti fisici e ormonali, che possono influenzare il loro stato d’animo, il corpo e la percezione di sé stessi.

Durante l’adolescenza, si sviluppa e si forma l’identità personale. Gli adolescenti possono lottare per comprendere chi sono e quale sia il loro posto nel mondo, con conseguenti sfide legate all’autostima.

Il gruppo di pari diventa significativo,  e gli adolescenti possono affrontare difficoltà nel navigare le dinamiche sociali, sviluppare amicizie, e gestire le relazioni romantiche.

Non va meglio con la ricerca dell’Indipendenza.  Gli adolescenti iniziano a cercare autonomia e indipendenza, il che può portare a conflitti con i genitori mentre cercano di stabilire la propria identità e gestire responsabilità crescenti.

Il periodo adolescenziale è spesso caratterizzato da emozioni intense e fluttuanti. Gli adolescenti possono sperimentare ansia, depressione e confusione emotiva mentre cercano di capire il loro ruolo nel mondo. Viene riconosciuta una sorta di depressione dell’adolescente abbastanza nella norma e frequente.

Un nuovo problema da affrontare è quello che riguarda il rapporto con i social. Sebbene la maggior parte degli adolescenti sia un fruitore passivo (guardano la vita altrui, non si espongono, non pubblicano, né commentano) instaurano una sempre più crescente dipendenza dalla tecnologia. L’uso e abuso intensivo dei social media può influenzare la percezione del mondo degli adolescenti, contribuendo a problemi come la dipendenza, il cyberbullismo e la pressione sociale online. Io ho notato anche una cosa abbastanza inquietante non sanno riconoscere e denominare le proprie emozioni. Vivono le “emozioni” altrui nei social, ma non le riconoscono per loro stessi. Queste difficoltà non sono comprese all’interno della famiglia che tende a sminuire o svalorizzare alcune percezioni o sono causa di conflitto spesso acceso.

È importante notare che l’esperienza dell’adolescenza può variare notevolmente da persona a persona. Molti adolescenti affrontano queste sfide con successo, mentre altri possono richiedere un sostegno più specifico da parte dei genitori, degli educatori o di professionisti della salute mentale. Ascoltiamoli senza giudicarli se vogliamo essere di aiuto.

Alla ricerca della felicità: esplorando i suoi misteri ed i suoi segreti

La felicità è stata oggetto di ricerca, dibattito e desiderio umano fin dall’alba della civiltà. È una delle esperienze più universalmente ambite e allo stesso tempo più sfuggenti. Ma cos’è esattamente la felicità? Come possiamo definirla? E, ancora più importante, come possiamo raggiungerla?

La felicità può essere vista come uno stato di benessere soggettivo, caratterizzato da emozioni positive come la gioia, la soddisfazione e il senso di realizzazione. È più di un semplice momento di piacere; è una condizione sostenibile di contentezza e serenità nella vita quotidiana.

Ma trovare la felicità non è sempre facile. La nostra ricerca di felicità è spesso ostacolata da fattori interni ed esterni. Alcuni di questi possono essere affrontati e superati con sforzo e determinazione, mentre altri possono richiedere un cambiamento più profondo nella nostra prospettiva e nel nostro stile di vita.

Uno dei principali ostacoli alla felicità è la nostra stessa mente. Spesso ci troviamo intrappolati in schemi di pensiero negativi, auto-critica e auto-dubbio che ci impediscono di apprezzare pienamente la gioia che la vita ha da offrire. Superare queste tendenze richiede pratica e consapevolezza. Imparare a riconoscere i nostri pensieri distruttivi e sostituirli con pensieri positivi e compassionevoli è un passo cruciale verso la felicità duratura.

Inoltre, la nostra società moderna spesso ci spinge verso un modello di successo basato sull’accumulo di ricchezza, potere e status. Tuttavia, molte ricerche dimostrano che queste cose hanno una correlazione limitata con la felicità. Piuttosto, è la qualità delle nostre relazioni, il senso di scopo e significato nella vita, e la nostra capacità di vivere nel momento presente che sono i veri precursori della felicità.

La pratica della gratitudine è un modo potente per coltivare la felicità. Prendersi il tempo ogni giorno per riflettere su ciò per cui si è grati può cambiare radicalmente la nostra prospettiva e aumentare il nostro benessere emotivo. Dedicare del tempo alle attività che ci appassionano e ci riempiono di gioia, così come coltivare relazioni autentiche e significative con gli altri, può portare a una felicità più profonda e duratura.

È importante ricordare che la felicità non è un obiettivo finale da raggiungere, ma piuttosto un viaggio continuo. È normale sperimentare alti e bassi lungo il percorso, e non c’è una formula universale per la felicità che funzioni per tutti. Ognuno di noi deve trovare il proprio percorso verso la felicità, facendo esperimenti, imparando dagli errori e adattandosi lungo il cammino.

Concludendo la felicità è un obiettivo degno di perseguire, ma non dovremmo mai perderci nella ricerca di essa. È nell’accettare e apprezzare la nostra esperienza attuale, nella pratica della gratitudine e nell’investire nelle nostre relazioni che possiamo sperare di trovare la felicità autentica e duratura che tanto desideriamo.

L’importanza delle emozioni nella vita quotidiana

In questi giorni sto prestando la mia professionalità all’interno di alcune scuole con attività di mentoring. Per chi non sapesse di cosa si tratta ecco una breve descrizione:

Il mentoring è un processo di supporto e guida in cui una persona più esperta e più anziana (il mentore) offre la propria esperienza, conoscenza e consigli a una persona meno esperta o più giovane (allievo) per aiutarla a sviluppare le proprie competenze, raggiungere obiettivi personali o professionali, e crescere sia a livello professionale che personale. Il mentore fornisce orientamento, consigli, feedback e sostegno, aiutandolo a sviluppare capacità, acquisire nuove conoscenze e affrontare sfide.

Durante questi incontri mi sono resa conto di quanto sia difficile per i giovani descrivere le loro emozioni. Già il fatto di elencarle li mette in difficoltà. A fatica ne tiriamo fuori da 4 a 6! Pensare che c’è un libro “Atlante delle emozioni umane” di Tiffany Watt Smith in cui se ne elencano oltre 150! Da qui l’idea di prendere in considerazione l’argomento, naturalmente è dedicato ai giovani e non!

Si ha sempre un po’ paura delle emozioni, perché non se ne comprendono a pieno i significati e l’utilità. Ci sono emozioni a cui tendiamo a dare una visione negativa e quindi evitiamo di soffermarci, ma in realtà molte volte hanno lo scopo di proteggerci (rabbia, disgusto, ansia tanto per elencarne alcune).

Nella frenetica corsa della vita moderna, spesso le emozioni vengono trascurate o addirittura represse. Comprendere e accettare le emozioni è fondamentale per condurre una vita soddisfacente e appagante. Le emozioni sono parte integrante dell’esperienza umana, e ignorarle può portare a conseguenze negative sia per la salute mentale che per il benessere complessivo.

  • Le emozioni:
    sono segnali importanti che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano riguardo a ciò che stiamo vivendo. Sono un sistema di segnalazione che ci aiuta a comprendere le situazioni e ad adattarci ad esse. Ad esempio, la paura ci avvisa di un pericolo imminente, mentre la gioia ci indica che stiamo vivendo un momento piacevole. Ignorare queste emozioni può portare a decisioni sbagliate o comportamenti dannosi.
  • giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali. Esprimere le nostre emozioni in modo sano e costruttivo ci consente di stabilire connessioni più profonde con gli altri e di sviluppare relazioni più solide e appaganti. D’altra parte, reprimere le emozioni o comunicarle in modo inadeguato può causare fraintendimenti, conflitti e distanza emotiva.
  • influenzano direttamente la nostra salute mentale e fisica. La ricerca ha dimostrato che lo stress cronico causato dalla repressione delle emozioni può portare a una serie di problemi di salute, tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno e persino disturbi cardiaci. Accettare e gestire le proprie emozioni in modo sano può contribuire notevolmente al benessere generale.

Riconoscere le Emozioni: un Viaggio nell’Intelligenza Emotiva

Le emozioni sono una parte essenziale dell’esperienza umana. Ci guidano, influenzano le nostre decisioni e ci permettono di connetterci con gli altri in modi profondi. Abbiamo compreso che riconoscerle può essere un compito complesso. Spesso ci troviamo a fronteggiare un groviglio di sentimenti senza riuscire a districarli. Ecco perché comprendere e riconoscere le nostre emozioni è fondamentale per la nostra salute mentale e relazionale.

Chiariamo innanzitutto che cosa è l’ intelligenza Emotiva

Il termina intelligenza emotiva, è stato coniato dallo psicologo Daniel Goleman, si riferisce alla capacità di comprendere, gestire ed esprimere le proprie emozioni, nonché di interpretare e rispondere alle emozioni degli altri. È una competenza chiave che contribuisce al successo personale e interpersonale.

Qualche esempio pratico per venire a contatto con le proprie emozioni:

  • Mettiti in Ascolto: Prenditi del tempo per riflettere sulle tue esperienze emotive. Sintonizzati con ciò che stai provando senza giudizio. Chiediti: “Che emozione sto sperimentando in questo momento?”
  • Riconosci i Segnali Fisici: Le emozioni spesso si manifestano attraverso sensazioni fisiche. Ad esempio, l’ansia può manifestarsi con il battito accelerato del cuore o una sensazione di oppressione al petto. Diventa consapevole di queste sensazioni e impara a collegarle alle tue emozioni.
  • Osserva i Pensieri e i Comportamenti: Le emozioni influenzano i nostri pensieri e comportamenti. Se ti senti irritato, potresti notare pensieri negativi o una maggiore propensione a reagire in modo brusco. Osserva queste reazioni e chiediti quale emozione potrebbe esserne la causa.
  • Esplora le Radici delle Emozioni: Le emozioni non sorgono dal nulla; sono spesso il risultato di pensieri, esperienze passate o situazioni attuali. Rifletti su ciò che potrebbe aver scatenato un’emozione specifica e approfondisci per capire meglio le tue reazioni emotive.
  • Usa il Linguaggio Emotivo: Impara a esprimere le tue emozioni attraverso il linguaggio. Piuttosto che dire semplicemente di essere “arrabbiato”, potresti descrivere la tua emozione come “frustrazione” o “delusione”. Questo ti aiuta a chiarire e comprendere meglio ciò che stai provando.

Riconoscere le proprie emozioni porta numerosi vantaggi:

Migliore Autocomprensione: Essere consapevoli delle proprie emozioni aiuta a comprendere meglio se stessi, i propri bisogni e desideri.

Migliori Relazioni: Quando siamo in grado di riconoscere ed esprimere le nostre emozioni in modo sano, siamo più capaci di comunicare efficacemente con gli altri e di costruire relazioni più profonde e significative.

Gestione dello Stress: L’essere consapevoli delle proprie emozioni consente di gestire meglio lo stress e le situazioni difficili, riducendo l’impatto negativo sul benessere mentale.

Concludendo:

Riconoscere le emozioni è un processo che richiede pratica e consapevolezza. Investire tempo ed energia nello sviluppo di questa competenza è fondamentale per la nostra crescita personale e il nostro benessere emotivo. Con il tempo, diventeremo più abili nel comprendere e gestire le nostre emozioni, migliorando così la nostra qualità di vita complessiva.

Fammi sapere nei commenti se i miei consigli ti sono stati utili e nelle prossime settimane analizzeremo le principali emozioni.

The journal: autostima 2

I pensieri sono solo pensieri, sono le azioni che contano. Quindi per quanto possiamo avere buoni pensieri, per dirla con Gandhi,  sono “perle false” se non convertiti in azioni. Perchè dico questo?  Perché oggi riprendiamo un argomento molto ampio e delicato: l’autostima. Pensare a se stessi in questo senso non è facile ed è altrettanto difficile avere una visiona obiettiva di se stessi. Ti chiedo di provarci. Senza fretta e con onestà. La parola onestà l’ho rimarcata più volte nella compilazione del tuo diario perché è l’unica chiave che ti permette di vedere le cose per quelle che sono e permette di descriverle.

Se non riesci a vederti per ciò che sei veramente avrai sempre una visione alterata di te. Se hai lati positivi rischi di non valorizzarli come se hai dei lati negativi tenderai ad ignorarli e non potrai mai migliorare o crescere. Per avere una buona autostima si deve rispettare se stessi allineando pensieri ed azioni.

Ti pongo subito una domanda: ti prendi cura di te? Trascuri la tua salute con un’alimentazione sbagliata, con attività sedentarie? Non programmi dei controlli come le analisi o una ecografia? Vai dal parrucchiere, ci tieni a vestire?  

Descrivi come ti comporti verso la cura di te stesso. Se noti che ci sono carenze al riguardo cerca di descrivere il perché e cosa puoi fare per migliorarti.

Immagina di poter fare per te almeno un gesto gentile al giorno, quale sceglieresti? Perché? Saresti capace di cominciare da subito?

C’è qualche aspetto di te di cui sei orgoglioso? Ci sono state situazioni, anche negli anni passati, in cui un tuo comportamento ti ha reso orgoglioso? Raccontalo al Journal!

Chiedi ai tuoi amici più cari di descriverti attraverso 3/5 aggettivi. Le loro risposte ti hanno sorpreso? Spiega perché.

Ok abbiamo visto che qualcosa di buono lo hai fatto, ma adesso pensa se c’è qualcosa di cui adesso senti di avere bisogno. Hai un’esigenza? Un desiderio? Cercalo dentro di te.

Dentro di te senti dei sensi di colpa per qualcosa che hai fatto o non fatto? Hai modo di rimediare? Se no almeno perdonati. Ciò che hai fatto o non fatto nel passato sta nel qui ed ora del passato e probabilmente ti sembrava la giusta scelta in quel momento. Oggi hai più esperienza e conosci il risultato delle tue azioni per cui è facile fare una scelta diversa, ma con i dati di allora forse no. Non farti del male per questo.

Quali sono i valori che segui nella tua vita’ Elencane almeno 5 e fai una lista da quello più importante a quello meno importante. I tuoi pensieri e le tue azioni al riguardo sono allineate? Ovvero agisci sempre come ritieni giusto? Puoi fare di meglio per salvaguardare i tuoi valori?

The Journal: l’autostima

Eccoci arrivati ad un punto cruciale per il tuo journal: si parla di autostima.

Come per gli appuntamenti precedenti la cosa più importante è essere onesti. L’argomento è delicato e va affrontato in modo serio. Ciò che va appuntato sul journal deve essere ben ponderato. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno prima di rispondere. Sul tema autostima ho scritto tantissimo su questo blog e nel caso abbia bisogno di qualche delucidazione puoi fare riferimento a questi link:

Seguono una serie di domande fondamentali per imparare a conoscerti e prendere confidenza con il tuo dialogo interiore. Pronto per cominciare?

Anche se pensi di avere una bassa autostima credo fermamente che tu possa riconoscere in te alcuni aspetti positivi. Riesci ad elencarne almeno tre? Questi aspetti ti sono utili in campo personale, relazionale, o lavorativo? Descrivi almeno un esempio per ognuno.

C’è un complimento che apprezzi particolarmente? Descrivi quale è e perché è importante per te. Probabilmente è legato ad un episodio della tua vita. Raccontalo al journal.

Questo complimento tu lo fai ad altri? Lo hai fatto recentemente? A chi? Raccontalo.

Sebbene tante cose possono non essere state proprio come avresti voluto sono certa che negli ultimi anni hai imparato qualcosa di più su di te. Descrivi gli aspetti in cui ti vedi migliorato negli ultimi 5 anni. Questi aspetti nella sfera affettiva o lavorativa hanno prodotto aspetti significativi?

In questo momento quale individui come tua esigenza primaria? Hai strategie per raggiungerla?

Come parli a te stesso? Ricorda che una comunicazione positiva verso te stesso è una forma di amore. Annota di giorno in giorno le parole che utilizzi per descriverti e verifica i miglioramenti.

Ci vorrà del tempo per rispondere con onestà a tutte queste domande. Sono solo una piccola parte che prende in considerazione l’argomento. Prossimamente ti proporrò la seconda parte. Intanto buona compilazione!

The Journal: studio e lavoro

Passiamo un terzo della nostra giornata a scuola o al lavoro quindi è molto importante che quelle ore siano vissute al meglio. Ti sei mai chiesto se sei soddisfatto della tua scelta scolastica o del tuo lavoro? Ti alzi contento di iniziare una nuova giornata o solo l’idea ti atterrisce?

Impara a confidare al tuo diario le tue sensazioni. Ascoltale e da loro voce, probabilmente non ti sei mai fermato a riflettere se il tuo stato nello studio o nel lavoro è davvero la cosa giusta per te.

Per la precisione potrebbero essere importanti alcune domande alle quali come al solito non devi rispondere con fretta, ma puoi rivederle nei giorni seguenti per verificare se ciò che hai scritto è sincero o vuoi aggiungere qualche cosa. Lo scopo di questo esercizio è verificare lo stato di soddisfazione e nel caso il bilancio fosse negativo comprendere come cambiare la rotta sfruttando le risorse interiori che ti riconosci.

Le stesse domande e risposte potrebbero variare fra qualche tempo. Per questo è importate affidare alcuni pensieri e sensazioni ad un diario: segnerà la misura della tua evoluzione e dei cambiamenti che hai apportato nella tua vita.

Iniziamo dalla domanda cruciale: il tuo lavoro (studio) ti soddisfa? Qualsiasi risposta hai dato prova a descrivere il perché…onestamente.

Anche se la risposta dovesse essere negativa pensa se hai dei punti di forza/qualità che potresti sfruttare a tuo vantaggio. Credi che queste qualità sia apprezzate dagli altri o non riesci a farle emergere?

 Ci sono dei momenti della tua giornata lavorativa o scolastica in cui sei più a tuo agio? Descrivili.

 Il tuo percorso scolastico o lavorativo ti rappresenta? Trova almeno tre risposte e cerca di spiegarle.

 Hai delle ambizioni? Descrivile.

 Pensi che le scelte fatte di studio o lavoro possano essere di aiuto alla società?

Nella tua esperienza di studio o di lavoro hai imparato sicuramente delle cose. Descrivine almeno 3.

Se non sei soddisfatto delle tue scelte di studio o lavoro cosa ti piacerebbe cambiare? C’è qualcosa che potresti fare per migliorare le tue prestazioni?

La domanda che fanno a tutti colloqui di lavoro: come ti vedi fra 5 anni?