Un regalo per te: la storia di Luisa dal mio libro Taglia XXL Autostima S

Luisa

Ancora una volta mi trovo in macchina a trangugiare un pacchetto di patatine avidamente.  Apro con forza e una nuvola di patatine si sparpaglia nella macchina, mangio anche quelle che sono dalla parte del passeggero, per terra, dove vanno i piedi. In realtà non mi piacciono molto. Nella foga di accaparrarmi la mia coccola non ho visto neanche bene il gusto rappresentato, ma fa lo stesso: avevo voglia di patatine e devo fare in fretta per cui non posso andare per il sottile. Non ho molto tempo devo rientrare in casa e non mi va di far vedere a mio marito che ho mangiato schifezze: ufficialmente sono a dieta per l’ennesima volta.

L’ansia per qualche momento sembra sparita e non mi sembra vero, ma sto per scendere dalla macchina e il cuore di nuovo è in subbuglio ed anche la pancia.

Perchè mi sento sempre così inadeguata, così incompleta? Perché mi sembra che tutti siano sempre più bravi di me in famiglia e al lavoro? Le patatine sono appena arrivate nello stomaco, ma il senso di colpa è già lì pronto a farsi strada. Ancora una volta ho fallito, ho ceduto.

E’ una vita che combatto con il cibo altro che odio ed amore! Dall’anoressia alla bulimia che mi rendevano invisibile al  sovrappeso che mi ha reso fin troppo visibile ed esposta a critiche crudeli non solo sul corpo, ma anche sui miei comportamenti incoerenti e sugli umori altalenanti

Non ricordo momenti di normalità se non molto brevi; mi sono sentita sempre in colpa per quei momenti normali come gli altri in cui mangiavo se mi andava e non venivo “mangiata” dal cibo.

Sensi di colpa per sentirmi normale? Già non ha senso neanche per me. Sono stata l’ultima figlia, quella non voluta, quella capitata. Non mi hanno mai fatto sentire adeguata: ero la più gracile, quella strana, quella che piangeva sempre e stava spesso male. Insomma, una vera croce.

Anche i miei fratelli si scocciavano a giocare con me perché mi facevo sempre male, non capivo le regole del gioco e mi prendevano in giro. Spesso non andavo alle gite di famiglia, mi lasciavano da nonna perché ero piccola e non mi sarei divertita e poi in macchina non c’era posto. Nonna per farmi stare allegra mi faceva fare le torte e poi le mangiavo. Una fetta dopo l’altra specialmente se i miei tardavano o non rientravano proprio.

Mi sentivo sola perché nonna poi aveva da pulire, preparare il pranzo o la cena per nonno e io mi mettevo davanti al televisore e non davo fastidio. Mi alzavo solo per prendere un’altra fetta di torta.

Mio padre mi diceva spesso che ero brutta. Ho preso peso alla pubertà, ma nessuno ci ha fatto caso e ho iniziato ad essere ossessionata dalla bilancia, dalle calorie e dal cibo. Non ero carina come alcune mie amiche, in effetti ero sempre goffa e inadeguata. I miei non sprecavano soldi per vestirmi e usavo i vestiti delle mie cugine “tanto mi stava tutto male” diceva mia madre.

A volte mi ribellavo a quel modo di farmi sentire insulsa, ma poi le prendevo pure. Il frigorifero o le patatine erano divenuti i miei migliori amici e non li ho abbandonati anche quando ho iniziato ad avere problemi fisici a stomaco ed intestino ed i valori del sangue sballati.

Tra i professionisti a cui mi sono rivolta negli anni sono certa che alcuni potevano aiutarmi, ma sono scappata. Non ho portato a termine nessun percorso, così come con la scuola che ho lasciato al terzo anno ed al lavoro in cui non ho resistito oltre qualche mese.

Nei gruppi di autoaiuto a cui ho partecipato me ne stavo in silenzio ed ascoltavo gli altri. Loro riuscivano a fare progressi ed io mi sentivo sempre ferma come all’inizio. Loro erano sempre più bravi di me, erano capaci di cambiare la loro vita. Io no.

Uscivo dagli incontri e presa da un’ansia infinita ricominciavo a mangiare, spesso a vomitare, ma ormai riesco sempre meno a farlo. Il mio corpo si oppone.  Quando in casa non ho quello che mi va, esco e vado al supermercato. Mi aggiro tra gli scaffali dei cibi proibiti e mi guardo attorno perché ho paura di essere riconosciuta o che qualcuno possa dire  “ancora mangia quella grassona!”. Mi vergogno di me e ritorna l’ansia che placo mangiando e dopo poco mi odio.

Non ne posso più. A volte mi sento quasi di essere un’altra persona e mi fa rabbia. Quando non ho la bramosia del cibo mi sento una persona normale, ma dura sempre poco, non più di 20 giorni ed il ciclo ricomincia.  Cerco di essere rigida, di controllare le mie azioni, ma non riesco. Mi sento sempre l’ultima arrivata, una fallita, quella che non ha diritto di chiedere nulla e pretendere nulla. Mi sembra di avere dentro una tigre che devo tenere in gabbia. Dopo tutti questi anni mio fratello maggiore è sempre il preferito di mia madre e adesso anche i suoi figli. A volte penso di non aver avuto figli per evitare che vivessero quello che sto vivendo io.

Quando ho conosciuto mio marito mi sembrava la mia anima gemella, ma presto ho capito che voleva controllare quello che facevo e quello che mangiavo e ho iniziato a ribellarmi, a diventare inquieta anche se devo riconoscere che spesso lo faceva a fin di bene per me.

In certi momenti, che sono solo miei, non voglio nessuno vicino. Devo mangiare seguendo un rituale e se i piani vanno a monte mi sembra di impazzire. Tengo sempre meno cose in casa per non avere tentazioni, e finisco per fare cose indegne come mangiare pane, marmellata ed alici.

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