Incertezze emotive e focolai di guerra nel mondo: una prospettiva psicologica

Un argomento di cui non avrei voluto parlare. Eppure giornalmente vedo nei miei pazienti, specie i più giovani, più esposti alle notizie e meno strutturati per analizzarle,un’ansia crescente, una difficoltà ad affrontare e programmare la vita in modo positivo, ciò mi ha portato a fare questo articolo nella speranza di poter dare qualche senso alle emozioni altalenanti che albergano in ognuno di noi in questo momento storico. Negli ultimi anni, l’instabilità geopolitica e l’aumento dei conflitti armati hanno generato un clima globale di incertezza e vulnerabilità emotiva. Guerre come quelle in Ucraina, in Medio Oriente e in altre aree del pianeta non colpiscono soltanto i territori direttamente coinvolti, ma lasciano un’impronta profonda anche nella psiche collettiva, alimentando ansie, paure e sentimenti di impotenza.

In questo contesto, la psicologia diventa uno strumento fondamentale per comprendere le dinamiche emotive che emergono in tempi di crisi e per promuovere strategie di resilienza individuale e sociale.

L’incertezza emotiva come reazione collettiva

L’incertezza emotiva rappresenta una risposta naturale di fronte a situazioni percepite come imprevedibili e minacciose. Le guerre, anche quando lontane, attivano nel pubblico globale una sensazione di instabilità: l’immagine di un mondo sicuro e controllabile viene scossa, generando stress, insicurezza e disorientamento.
Le notizie di bombardamenti, crisi umanitarie e tensioni internazionali diventano fattori di attivazione emotiva continua, amplificata dai social media, che riducono la distanza psicologica tra spettatore e vittima. In questo periodo principalmente i giovani vivono sulla propria pelle questa incertezza facendo fatica a fare progetti per il loro futuro e creando una serie di problematiche che a seguire cercherò di elencare:

Sul piano individuale, l’esposizione prolungata a immagini e notizie di guerra può favorire:

  • Ansia generalizzata e paura del futuro, legate alla percezione di un mondo instabile.
  • Empatia traumatica: un vissuto di sofferenza vicaria dovuto all’identificazione con le vittime.
  • Sensazione di impotenza appresa, quando la persona percepisce di non avere alcun controllo sugli eventi globali.
  • Disconnessione emotiva, come meccanismo difensivo per proteggersi dall’eccessiva stimolazione emotiva.

A livello collettivo, tali effetti possono tradursi in polarizzazione sociale, aumento della diffidenza verso l’altro e rafforzamento di narrative di paura ed anche qui i social al di là di informare spesso creano ulteriori danni con informazioni spesso fuorvianti. Infatti il ruolo dei media e della comunicazione è molto importante.

La continua esposizione a immagini di violenza e distruzione contribuisce a mantenere attivo uno stato di allerta psicologica. La psicologia dei media mostra che, di fronte a una crisi, la mente tende a cercare informazioni nel tentativo di ristabilire un senso di controllo. Tuttavia, l’eccesso di notizie può generare un effetto opposto, accrescendo l’angoscia e la percezione di insicurezza.
È dunque fondamentale promuovere un consumo mediatico consapevole, alternando informazione e momenti di distacco emotivo.

Resilienza e risposta psicologica adattiva

Nonostante il contesto di incertezza, l’essere umano possiede una notevole capacità di adattamento. Le strategie psicologiche di resilienza includono:

  • Coltivare relazioni significative, che fungano da contenitore emotivo e fonte di supporto.
  • Praticare la mindfulness e la regolazione emotiva, per ridurre l’impatto dello stress.
  • Partecipare ad azioni solidali o comunitarie, che restituiscono un senso di agency e connessione.
  • Educazione emotiva, soprattutto nelle scuole, per insegnare ai più giovani a gestire le paure globali in modo costruttivo.

L’epoca dei focolai di guerra diffusi è anche un’epoca di fragilità psicologica collettiva. Tuttavia, la consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di costruire reti di sostegno possono trasformare l’incertezza in una forza di coesione e crescita. La psicologia, in questo senso, non è soltanto una disciplina di analisi, ma un veicolo di speranza e di ricostruzione interiore in un mondo ferito.

Affrontare paure e incertezze legate alle guerre richiede un approccio psicologico concreto e gentile con sé stessi.

A seguire una serie di consigli pratici, validati da studi di psicologia dello stress, resilienza e regolazione emotiva.

1. Riconosci e accetta le tue emozioni

Non negare la paura, l’ansia o la tristezza. Sono reazioni naturali a situazioni di minaccia e instabilità.
👉 Pratica utile: dedica ogni giorno 5 minuti per chiederti “Cosa sto provando in questo momento?” e dare un nome alle emozioni (es. paura, rabbia, impotenza). Dare un nome alle emozioni riduce la loro intensità.

2. Limita l’esposizione alle notizie

L’informazione continua alimenta lo stress e la sensazione di pericolo costante.
👉 Pratica utile: scegli un momento preciso della giornata per aggiornarti (es. 20 minuti al mattino) e evita di controllare le notizie prima di dormire.
👉 Segui fonti affidabili e evita contenuti sensazionalistici o social tossici.

3. Coltiva la sicurezza nel tuo “qui e ora”

Le guerre ci fanno percepire un mondo instabile, ma è importante radicarsi nel presente.
👉 Pratica utile: osserva ciò che ti circonda, il respiro, gli oggetti che ti fanno sentire al sicuro.
👉 Esercizio di grounding: elenca 5 cose che puoi vedere, 4 che puoi toccare, 3 che puoi sentire, 2 che puoi annusare e 1 che puoi gustare.

4. Trasforma l’impotenza in azione

Agire riduce la sensazione di vulnerabilità.
👉 Dona, partecipa a iniziative umanitarie, scrivi, educa o sensibilizza. Anche un piccolo gesto (una lettera di solidarietà, una donazione, una conversazione) restituisce senso di efficacia e connessione.

5. Mantieni relazioni e sostegno sociale

Le emozioni condivise diventano più leggere.
👉 Parla delle tue preoccupazioni con amici, familiari o un terapeuta.
👉 Se vivi l’ansia in solitudine, unisciti a gruppi di sostegno (anche online) o partecipa ad attività di comunità. La connessione riduce la paura.

6. Sviluppa pratiche di calma interiore

La mente tende a rimuginare su ciò che non può controllare. Le tecniche di rilassamento aiutano a interrompere questo ciclo.
👉 Mindfulness o respirazione profonda: inspira per 4 secondi, trattieni per 4, espira per 6. Ripeti 5 volte.
👉 Attività creative o fisiche: disegno, yoga, camminate, musica. Aiutano a liberare l’energia emotiva.

7. Riscopri il senso di speranza

Anche nei momenti più bui, coltivare speranza è un atto di resistenza psicologica.
👉 Ricorda che l’umanità ha sempre attraversato crisi e trovato vie di ricostruzione.
👉 Leggi storie di solidarietà, innovazione e pace: nutrire l’immaginario positivo rafforza la resilienza.

8. Quando chiedere aiuto professionale

Se l’ansia, la tristezza o il senso di paura diventano persistenti e interferiscono con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta.
👉 La terapia può offrire strumenti pratici di gestione dello stress e aiutare a rielaborare l’incertezza in modo sano.

Concludendo: Non possiamo controllare gli eventi globali, ma possiamo scegliere come gestire il nostro spazio interiore.
Affrontare la paura non significa eliminarla, ma imparare a conviverci con consapevolezza e gentilezza verso se stessi e gli altri.
Ogni piccolo gesto di calma, empatia o solidarietà è già una forma di pace.

Lascia un commento