La cicatrice è dentro

Si è svolto sabato 8 febbraio presso Antica Janula Teatro a Castel Sant’Elia in provincia di Vt lo spettacolo “La cicatrice è dentro” di Federica Aquilani con il contributo della Body Art Therapy interpretato da : Alessia Borgognoni, Annamaria Mazzini, Merian Kermali, Stefano Sarra. Una performances delicata, ma efficace sull’importanza della prevenzione al tumore al seno. Sul palco anche i quadri dell’artista Annanaria Mazzini nella triplice veste di attrice, pittrice e donna che porta sulle spalle l’esperienza del cancro al seno. Suo un contributo significativo e sincero.

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Al termine della serata sono stata invitata ad un dibattito sul tema affrontato momento che è stato molto apprezzato dal pubblico che al termine ha continuato a farmi domande e ringraziarmi.

Momenti salienti dello spettacolo

 

Approfitto di questo spazio per ringraziare Annamaria Mazzini e Federica Aquilani per avermi inserito nel loro progetto. Seguono esempi di Body Art Therapy

Segue un abstract del mio intervento dedicata al contributo della Body Art Therapy con le pazienti operate al seno

Il seno non è solo una parte anatomica per una donna. E’ un organo ricco di simboli di diversi significati. Racchiude la sessualità e la bellezza, ma anche la maternità ed il nutrimento con tutto l’affetto ed il calore materno.

Psicologia e cultura condizionano la donna nei suoi rapporti con se stessa e gli altri. Avere più seno o meno seno condiziona nella pubertà quanto nella vita adulta. Spesso è oggetto di confronto. A volte amato a volte odiato, in molte lo avrebbero voluto diverso.

Tra amiche è spesso argomento di discussione. Nelle riviste femminili se ne parla spesso, perché l’argomento non passa mai di moda ed apre sempre nuovi orizzonti ora che certi tabù sono caduti.

Il seno indubbiamente rappresenta la nostra carica erotica, ma anche la nostra femminilità non di rado l’autostima ne tiene conto.  Possiamo immaginare quindi un organo con tale importanti sfaccettature quando viene intaccato dalla malattia a quali conseguenze può portare: alla paura del dolore e della morte c’è la menomazione, ma anche il giudizio altrui ed il proprio che non ti fa sentire più adeguata.

I cambiamenti corporei dovuti all’intervento chirurgico cambiano immancabilmente la percezione della propria immagine sia nell’intimità che nel confronto sociale. La paura del cancro può portare a sfiducia e a depressione. Questo accade sempre è inevitabile. E’ una notizia che crea un vero terremoto emotivo per la persona colpita ed anche per i familiari.

In un secondo momento però la maggior parte delle donne riesce ad elaborare la malattia e vanno oltre il dolore e la paura e cercano di riprendere in mano la propria vita almeno per quello che può dipendere da loro stesse. In molti casi le donne riconoscono di avere una vita più vera con un atteggiamento più autentico rispetto a prima della malattia.  Riferiscono di aver imparato a gioire delle piccole cose e ad aver imparato le vere priorità dell’esistenza.

Molte donne hanno però un atteggiamento ambivalente verso il proprio corpo, hanno paura di guardarsi, di toccarsi di essere guardate e toccate. La ripresa del  contatto con il proprio corpo ha tempi diversi molto personali, è sempre una fase molto delicata. Ho ascoltato molte testimonianze di come la Body Art Therapy aiuti ad affrontare questa fase e le parole delle donne non lasciano dubbi. Ho conosciuto Annamaria Mazzini qualche tempo fa ed è scattata subito un’intesa direi magica. Ho sentito il suo dolore e la sua forza che riesce a condividere con altre donne che come lei hanno fatto un’esperienza terribile. Con la sua pittura riesce a trasformare il dolore in arte. Da una cosa orribile ad una cosa bella anzi bellissima, perché andiamo oltre la pittura in un mondo intimo molto personale.

Vi lascio la testimonianza vera e sincera di una donna che ha vissuto questa esperienza per comprendere quanto certe pratiche anche se spesso ancora poco riconosciute possano essere di aiuto.

“La Body Art Therapy è stata un’esperienza unica, coinvolgente e stimolante. Ha costituito per me una grande sfida: quella di mettermi a nudo, sia nel senso letterario che da un punto di vista emozionale.

Sono passati ormai quasi cinque anni da quando mi è stato diagnosticato il tumore al seno e ormai più di tre da quando ho vinto la mia battaglia. Mentre Anna Maria mi dipingeva ho avuto modo di rispolverare i miei   fortunatamente   sempre   più   lontani   ricordi,   rendendomi   conto   di   quante   sfide   sono   riuscita   ad accettare e a vincere. Ed è forse lì che mi sono finalmente accorta della mia fortuna nella sfortuna: la fortuna di avere accanto una famiglia che mi ama, la fortuna che il mio tumore non fosse reattivo agli ormoni, la fortuna che le terapie abbiano avuto anche più successo di quello che era stato prospettato e la   fortuna   di  aver   potuto   “chiudere”   il   mio   percorso   nei  tempi  previsti.   Un   percorso   che   mi  ha   fatta crescere, maturare, mi ha portato ad affrontare problemi non propri della mia età e rivalutare i miei progetti e le mie aspirazioni.

Durante la Body Art Therapy mi sono gradualmente aperta, ho acquisito sicurezza del mio corpo ed ho apprezzato il fatto di essere ancora viva, nonostante le protesi e le numerose cicatrici. Non ci sono parole per descrivere la gioia nel poter condividere la mia esperienza con gli altri.

La mia esperienza, la mia storia ed il mio dolore si sono intrecciati con quelli di Anna Maria, che lei stessa ha trasformato in quadri, tra cui quello in cui mi ha incorporata”.

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