Maschere ed identità

In un mondo dove l’immagine è tutto appare sempre più evidente la necessità di riappropriarsi di se stessi, di far cadere la maschera è apparire esattamente come siamo con le nostre difficoltà, desideri e sogni.  Diventa così attuale l’analisi dell’esistenza individuale di Erich Fromm che fa una differenziazione tra Avere e Essere descrivendole:

    “Avere e essere rappresentano due visioni integrali della vita che , in quanto tali investono la totalità del mondo esistente e determinano una valutazione diametralmente opposta dell’ordine spirituale e della realtà sensibile”.

Il nostro modo di esistere dunque può essere destinato verso una modalità dell’avere in cui la concezione del mondo statica, il possesso e l’apparire diventano modalità costitutive dell’uomo, o verso una modalità orientata all’essere, dimensione dell’esistere dinamica, in continua trasformazione e che non si risolve mai nelle manifestazioni esteriori. Quindi in questa dimensione la distinzione tra modalità dell’avere e dell’essere è particolarmente difficile in quanto viviamo in una società e in un’epoca orientata all’avere.

togliere la maschera

“Essere significa vita che si esprime come incessante attività e perenne motivo di trasformazione, energia che, incessantement,e muove l’individuo verso la realizzazione piena di sé e delle proprie possibilità spirituali. Avere significa stasi, paralisi delle disposizioni interiori dinamiche, attaccamento al proprio ego ed incapacità di realizzare un principio di produttività sociale”.

Apparire è mettersi in mostra, l’immagine è qualcosa che si spende per contattare l’altro (reale o virtuale). La nostra società fa riferimento a modelli ed immagini – idolo, lo sa bene il mondo del marketing e della pubblicità che sfrutta questi modelli creando necessità “non necessarie”.  Ecco quindi spiegata la corsa all’acquisto di beni materiali che ci permettono di essere “come” di acquisire uno status che ci faccia sentire adeguati ed accettati e forse meno soli. La solitudine in fondo come dice Fromm è la grande paura di ogni essere vivente ed in ogni epoca si cerca di trovare una soluzione a questo annoso problema.

Per essere accettati e far parte di un tutto spesso si recita un copione, si indossano maschere che obbligano a vivere in schemi da cui è difficile uscire. Una maschera però non dura a lungo e se sotto non c’è un’identità vera prima o poi si rivela. In psicologia le dispercezioni sono causa di dipendenze, di comportamenti ossessivi, di disturbi alimentari. Esprimono una sorta di lotta tra l’essere e l’apparire, poichè la necessità di essere adeguati ed essere accettati è sempre molto forte.

PROBLEMATICHE DI ALIMENTAZIONE AL FEMMINILE : PERCHE’ FALLISCE UNA DIETA

Le patologie alimentari sono sempre piu’ frequenti e questo accade per tanti fattori: l’abbondanza di cibo e la sua facile reperibilità ed i messaggi discordanti dei mass media.

E’ inconfutabile che le nostre dispense ed i nostri frigoriferi abbondino di cibo,spesso surgelato, precotto ecc. ed altrettanto inconfutabili i messaggi da cui veniamo bombardati che propongono figure (sia maschili che femminili) di successo, nel lavoro, nella famiglia ecc. sempre allegre e spensierate e…magre!!!! Contemporaneamente siamo subissati da immagini di cibi precotti, ipercalorici che si scontrano con tutti quelli ipocalorici e light.

Ne consegue una grande confusione negli atteggiamenti nei confronti del cibo e nessuno di noi è immune da certi meccanismi. Tutti in misura piu’ o meno grave siamo condizionati nelle scelte da certi messaggi pubblicitari.

Ne parliamo sotto il profilo femminile, non perchè gli uomini siano immuni a queste patologie, ma perchè sono le donne quelle che piu’ frequentemente chiedono un aiuto, si rivolgono allo specialista. Quindi la casistica delle problematiche alimentari è rappresentata in massima parte dalla fascia femminile.

Nelle storie delle donne che ho incontrato in questi anni si ritrovano spesso situazioni molto simili fra loro. Si tratta spesso di bambine indesiderate e poco amate che cercano di rendersi utili in famiglia per avere in cambio un po’ di amore e riconoscimento.

Si adattano cosi bene alle richieste che alla fine non sanno piu’ cosa sia un bene per loro. Quando lasciano la casa dei genitori  continuano a seguire questo modello e si fanno in quattro per gli altri. Spesso accade che se si è disponibili le persone fanno richieste sempre piu’ pressanti. Queste donne non hanno il coraggio, né la forza per sottrarsi a ciò per paura di perdere il rispetto, l’amore ecc.

Ho riscontrato inoltre una continua richiesta di conferme,di lodi ed apprezzamenti da parte degli altri. In questo modo queste donne finiscono per fare sempre ciò che gli altri si aspettano da loro. Si rinuncia alla vera identità a favore di un modello (quello che è piu’ giusto fare,quello che è piu’ coerente,ciò che è indispensabile!!). Per molti cibo-dipendenti è difficile accettare aiuto, perché non ammettono debolezze e non vogliono apparire bisognosi.

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Qui accade l’inevitabile : finiscono per placare lo stress provocato da queste continue richieste e le frustrazioni determinate dal non poter appagare i propri desideri con il CIBO.

Viene presto ad instaurarsi una relazione patologica con il cibo che perde la sua funzione di alimento e acquista quello di TAPPO per mettere a tacere le sensazioni di disagio. Quando ciò si protrae nel tempo arrivano le conseguenze sul peso con soprappeso e obesità,nel migliore dei casi un rapporto altalenante con il cibo.

Quindi non è solo a tavola che deve avvenire il cambiamento,ma dentro di noi. Se ci limitiamo a pensare in termini di calorie senza affrontare nuove situazioni non raggiungeremo mai l’obiettivo di essere in forma e di piacere a noi stessi ed agli altri.

(Breve Abstract dell’intervento di venerdì 26 maggio presso la Parafarmacia del Lago ad Anguillara Sabazia)