Ridere fa bene: lo conferma la scienza!

Il sorriso è una forma di comunicazione non verbale con la quale esprimiamo tutta la nostra serenità e il piacere di stare con la persona che abbiamo davanti. Quando sorridiamo si attivano ormoni che riducono lo stress, ci fanno sentire più sicuri e meno ansiosi..provare per credere!!

Ma quando facciamo un sorriso cosa accade nel nostro corpo?

Tecnicamente buttiamo fuori aria dalla cassa toracica tramite contrazioni dei muscoli intercostali. L’intensità e il ritmo delle contrazioni sono però più intensi nel ridere rispetto a respirare e parlare. In una risata spontanea la contrazione produce il suono inconfondibile, ecco perché ogni persona fa una risata differente.

Ci sono almeno due modi di ridere: c’è una risata genuina, che provoca una vera esplosione di gioia, generata dai muscoli. Si sente la differenza fra il rumore di un’incontenibile risata di pancia di chi risponde a qualcosa di veramente divertente e quello di un più gutturale “ah ah ah”, di chi magari si sente a disagio. C’è anche differenza in come ci si sente dopo una risata genuina, in cui si liberano endorfine che causano una leggera euforia e, secondo le ricerche, aumentano la tolleranza al dolore. La falsa risata non produce la stessa sensazione di benessere.

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Avviene anche una risposta cerebrale a una risata volontaria che è diversa da quella spontanea. Nel primo caso si attivano le aree del cervello dedicate alla metallizzazione e al linguaggio; la risata involontaria è invece associata all’ipotalamo e al rilascio di ormoni. Studi dimostrano che una risata spontanea causa una piccola iniezione di endorfina, perché è prodotta da un esercizio sui muscoli interni, incluso il cuore.

Quando si è bambini le risate sono così sincere da provocare molta felicità.. I bambini ridono in continuazione. È una misura del piacere che provano, della loro felicità e del divertimento. Quando sono piccoli usano la propria risata per parlare, per mandare un segnale agli altri, ed usano allo stesso modo il pianto. Un bambino che piange ti sta dicendo di smettere quel che stai facendo, ugualmente un bambino che ride dice di continuare. Ridere è un invito a giocare: un modo per capire che si sta facendo qualcosa di gradevole, divertente e godibile.

Durante la giornata proviamo emozioni, queste producono spesso leggeri sorrisi che non hanno alcun suono. In questo modo noi umani sorridiamo molto più di quanto non percepiamo!

P.S. Se siete in cerca dell’anima gemella sorridete di più!

Molti studi hanno dimostrato che il sorriso è anche un’ottima arma di seduzione: un bel volto sorridente, infatti, è più attraente di una faccia con un’espressione più seria. E, davanti a certi sorrisi è impossibile resistere e non innamorarsi al primo sguardo.

fonte: web

Imparare la pazienza

“La pazienza è una forma di saggezza.Dimostra che capiamo e accettiamo il fatto che talvolta gli eventi si debbano svolgere con tempi loro”. Questa è una frase di Jon Kabat Zinn un biologo e scrittore statunitense, professore emerito di medicina e fondatore della Stress Reduction Clinic e del Center for Mindfulness in Medicine, Healt Care and Society presso la Massachusset Medical School.

Dalla Mindfulness prendiamo spunto per imparare l’antica arte della pazienza poichè è una disciplina che ha il proposito di aiutare le persone a fronteggiare ansia,stress sofferenza, malattia e a migliorare le proprie condizioni psico-fisiche.

Non sempre è facile dimostrarsi pazienti. Nella maggior parte della vita i nostri ritmi sono accelerati. Ci dobbiamo spostare velocemente, comunicare velocemente e anche nutrirci velocemente. Al nostro corpo e al nostro spirito questo però non piace. Spesso nella fretta di rispondere al telefono, di fronte alla persona, ad una mail sbagliamo oppure non diciamo la cosa nel modo giusto, perchè non ci siamo presi il tempo di ragionarci un pò. C’è un tempo per tutto e tutto richiede tempo.

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Se comprendiamo questo allora riusciremo a concederci il giusto tempo in modo assaporare le cose importanti della vita senza lasciarle scorrere senza attenzione.

Ci sono molti modi per “imparare la pazienza” e bisogna avere pazienza per impararli. Scusate il gioco di parole, ma era necessario poichè per imparare la pazienza ci vuole tempo, un tempo diverso per ognuno di noi poichè dipende dalla propria disposizione e temperamento.

Scegliete il ritmo di vita che più vi si addice. Concentratevi su ogni cosa che fate. Ricordate che il multitasking può indurre ad impazienza così come l’accumulo di impegni. Cercate di fare un elenco delle situazioni che vi fanno perdere la pazienza e riflettete sui motivi e le cause più profonde avendo l’accortezza di essere sinceri con voi stessi. Poi passate al gradino successivo ovvero ogni giorno o almeno una volta a settimana dedicatevi a qualche cosa che richiede pazienza e registrate i vostri progressi. Non importa quale sia l’attività, ma la vostra continuità. Infine imparate a stare senza fare nulla. Intendo senza cellulare, senza tv e senza libri. Se vi trovate su un treno o in una sala d’attesa invece di tirare fuori il cellulare imparate ad osservare l’ambiente circostante. Imparate a stare fermi guardando ed ascoltando le persone attorno a voi in assoluta calma concentrandovi sul respiro e …avrete imparato la pazienza.

Traning Autogeno

Il training autogeno venne elaborato nel 1932 dal neurologo berlinese J.H. Schultz, il metodo consiste in un percorso di esercizi di distensione che non richiedono sforzi: il terapeuta guida con la sua voce il soggetto verso uno stato di profondo rilassamento stimolando l’ascolto del corpo. Gli esercizi, grazie ad una ripetizione quotidiana a casa, vengono interiorizzati dalla persona che diventa in grado di raggiungere il rilassamento autonomamente senza il terapeuta con l’aiuto del proprio pensiero e della propria concentrazione.

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Questa tecnica si rivolge a tutti coloro che desiderano migliorare la qualità della propria vita raggiungendo uno stato ottimale di benessere psico-fisico o può essere utilizzato come tecnica complementare per risolvere diversi tipi di problematiche (stress di diversa natura, ansia, disturbi psicosomatici a carico dell’apparato digestivo (colite), respiratorio (asma), cardio-vascolare (ipertensione, disturbi dell’irrorazione coronarica, vampate di calore o mani e piedi freddi), genito-urinario (cistiti e vaginiti a base psicosomatica), disturbi funzionali del sonno (insonnia idiopatica), cefalea, eczemi cutanei e dermatiti, etc.

L’arteterapia per la crescita ed il recupero della sfera emotiva, affettiva e relazionale

L’arteterapia è un percorso di appoggio e/o cura di indirizzo psichico. Questo tipo di tecnica con risvolti terapeutici è nata attorno agli anni quaranta, e discende da esperienze di psicoterapia dinamica e da pratiche dedotte dall’applicazione della Psicoanalisi.

L’arteterapia include l’insieme delle tecniche e delle metodologie che utilizzano le attività artistiche visuali (e con un significato più ampio, anche musica, danza, teatro, marionette, costruzione e narrazione di storie e racconti) come mezzi terapeutici, finalizzati al recupero ed alla crescita della persona nella sfera emotiva, affettiva e relazionale.

E’ dunque un intervento di aiuto e di sostegno a mediazione non-verbale attraverso l’uso dei materiali artistici e si fonda sul presupposto che il processo creativo messo in atto nel “fare arte” produce benessere, salute e migliora la qualità della vita. Attraverso l’espressione artistica è possibile incrementare la consapevolezza di sé, fronteggiare situazioni di difficoltà e stress, esperienze traumatiche, migliorare le abilità cognitive e godere del piacere che la creatività artistica porta con sé.

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L’intervento tende ad attivare diverse modalità di comunicazione che aumentano l’autostima e la possibilità di percepirsi, da parte di chi ne usufruisce, come individuo capace di fare e di esprimere, in un contesto di relazione con il gruppo in cui è inserito.

Viene posta grande attenzione al processo artistico, senza interpretare il prodotto, infatti per poterla praticare, non sono necessarie precedenti esperienze o competenze di tipo artistico.  E’ l’atto di produrre un’impronta creativa a rendere terapeutico il percorso verso l’integrazione fosse anche solo un semplice segno o un insieme caotico di linee e colori, è manifestazione autentica di un sentire profondo e come tale, di valore inestimabile. Esso si mostra infatti per poter essere, nel processo creativo, portato alla luce, trasformato, compreso, portando l’individuo ad una migliore relazione con se stesso con gli altri.

Cromoterapia: la disciplina

La cromoterapia è una disciplina alternativa che si serve di specifici colori per il trattamento di determinati disturbi. Alla base della cromoterapia vi è la convinzione che questi colori possano influenzare il corpo e la mente di un soggetto, al fine di ripristinare e favorire l’equilibrio o controllare determinati disturbi.

Questo metodo terapeutico sfrutta le vibrazioni cromatiche per ristabilire un equilibrio energetico alterato. L’irradiazione colorata provoca l’assorbimento di onde elettromagnetiche con una frequenza oscillatoria, che varia da colore a colore, stimolando la risonanza vibratoria degli atomi contenuti nelle cellule. È esperienza comune che la luce influenzi, in alcuni soggetti più che in altri, almeno gli stati d’animo.

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Si può rivolgere alla cromoterapia sia chi vuole preservare l’equilibrio psico-fisico, sia chi vuole associare l’utilizzo della luce e dei colori a terapie già in corso. La cromoterapia infatti è un catalizzatore per stimolare i processi naturali di auto guarigione dell’organismo.

Esperienza comune che circondarsi di determinati colori , dall’abbigliamento all’arredamento, permette  di ricavare benefici a livello dell’umore.

Mandala: tutti i colori della felicità

“La felicità è un modo di essere , una predisposizione serena e gioiosa che attira energie positive e che possiamo scegliere di alimentare giorno per giorno per vivere in armonia con noi stessi e con gli altri”.

Come sembra difficile la realizzazione di questa frase nella vita di tutti i giorni! Altro che le paturnie di Audrey Hepburn in  Colazione da Tiffany , o i tentativi di strozzare Bart da parte di Homer Simpson , in una giornata i momenti in cui dobbiamo “per forza” ricorrere alla calma sono davvero tanti. Siamo continuamente sollecitati da situazioni negative, da cose che vanno storte malgrado i nostri migliori sforzi e che dire delle delusioni nella vita professionale e tra le amicizie per continue dimostrazioni di incoerenza, maleducazione e spesso di cattiveria?

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Quindi le situazioni che minano la nostra felicità sono davvero tante e non possiamo permetterci di vivere in uno stato d’ansia continuo, perchè oltre a far male alla salute “fisica” ci troviamo a non vivere al meglio anche le situazioni belle che ci possono capitare. Ecco quindi tornare alla ribalta antiche strategie antistress che dall’antico oriente (da millenni un passo avanti con la saggezza) arrivano in occidente per tenderci un aiuto. Come psicologa ho spesso usato il disegno come modalità  diagnostica e raramente per uso terapeutico, ma devo dire che effettivamente il colorare intricati e armoniosi intrecci di forme e colori predispone alla meditazione e al rilassamento.

I mandala risalgono ad antiche tradizioni buddiste e induiste e identificano immagini con una struttura più o meno complessa, ma sempre armoniosa nel suo insieme. Questi simboli rappresentano l’unità e l’equilibrio dell’universo e le connessioni tra i vari piani della realtà e tra le forze cosmiche. In Cina, India, Giappone e Tibet questi disegni connotano gli spazi sacri e favoriscono la crescita interiore verso una consizione di equilibrio con il proprio sè ed il tutto. In occidente i disegni sono stati interpretati in molte forme mantenendo però il concetto base. Alleggerire la mente dai pensieri quotidiani serve a ritrovare la calma e a rimettersi nella propsettiva giusta per relazionarsi con il mondo circostante. Colorare mandala allena la pazienza, mette alla prova la costanza e stimola la creatività, per questo aiuta a riconoscere e a gestire i propri limiti.