Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne

Noi donne sappiamo arrangiarci quando dobbiamo cambiare una ruota bucata alla macchina, o aprire il cofano e riempire il liquido lavavetri, al bisogno. 

Ci carichiamo di casse d’acqua, quando finisce e ce le incolliamo fino a casa.

Compriamo la scarpiera all’Ikea? Niente panico! Leggiamo le istruzioni e ce la montiamo.

Se c’è un insetto in casa troviamo il modo di buttarlo fuori.

Se dobbiamo aprire un barattolo facciamo leva con un coltello facendo entrare l’aria, e lo apriamo in un secondo, perché oltre alla forza sappiamo usare il cervello. 

Siamo estremamente indipendenti, noi donne. 

Siamo anche iper gelose della nostra indipendenza (o almeno, io lo sono)! 

Se decidiamo – perché altro non è che una SCELTA – di avere un uomo, è perché

quest’ uomo deve darci un valore aggiunto. Non perché ne abbiamo materialmente bisogno.

Scegliamo di avere un uomo perché abbiamo voglia di lasciarci andare, di sentirci libere di essere stanche avendo la consapevolezza che di fame non moriamo, perché il nostro uomo si preoccuperà della cena al posto nostro. Scegliamo di condividere il nostro tempo perché esso sia migliore, se condiviso. Scegliamo un uomo perché vogliamo sentirci protette pur sapendo che possiamo proteggerci da sole.

Scegliamo una persona perché è un “plus”.

Perché migliora la nostra vita e rende più leggero il tempo.

Perché noi donne ci amiamo da morire, ma l’uomo che vuole starci accanto, è perché ci ama un briciolo di più.

Perché ci fa sentire libere di cedere e di abbandonarci in un abbraccio che non ha il retrogusto di una pugnalata.

Perché difende la nostra dignità davanti a tutti e a tutte.

Perché a parole ci sappiamo fare e sappiamo difenderci benissimo da sole, ma lui sta sempre un passo dietro di noi, qualora dovessimo averne bisogno.

Scegliamo una persona al nostro fianco perché migliora la qualità del nostro tempo che, se fossimo da sole, comunque sarebbe già eccellente.

Perché senza quella persona ce la faremmo egregiamente da sole, ma non vogliamo. 

È diverso, parecchio diverso 

Perché l’amore è anche una scelta. 

Coraggiosa, ma pur sempre una scelta.

E nessuno sceglierebbe per sé qualcosa che non fa stare bene, giusto? 

Per cui se decidete di avere una persona al vostro fianco, dovete trarne beneficio. 

Altrimenti si chiama “masochismo”.

È perché “l’amore é cieco” vale solo all’inizio, nella fase dell’innamoramento.

Svanita quella, quando di fronte vediamo esattamente quello che abbiamo, diventa una scelta.

 Paola Ciccarelli

Avevo tenuto questo post della coraggiosa amica Paola per condividerlo proprio nella giornata sulla violenza sulle donne, perché esprime al meglio quanto noi donne siamo in gamba e che l’amore ed una relazione deve essere sempre una scelta.

Separazione: non sempre risolve i problemi

Quando una coppia si separa tutto il nucleo familiare viene coinvolto. Figli, nonni, zii non sono immuni dalle conseguenze, ma la modalità in cui avviene la separazione fa la differenza. Si dice spesso che se una coppia litiga sempre (spesso anche in modo violento) di fronte ai figli è meglio separarsi. Purtroppo la separazione non sempre garantisce la serenità.

L’affidamento dei figli in caso di separazione oggi è disciplinato dalle norme introdotte con la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 .

Il principio fondamentale affermato dalla norma che, in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi, e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Per approfondire : http://www.separazionedivorzio.com/separazione_affidamento_figli.php 

Ad oggi tale norma non sempre viene applicata nelle migliori condizioni ed il Ministro Speranza ha messo tra le sue priorità di lavoro la corretta interpretazione e gestione della stessa.

Al di là di tutte le questioni burocratiche il modo in cui i genitori si separano influenzerà moltissimo la possibilità che i figli possano vivere delle problematiche.

Il problema è il conflitto non la separazione in sè

Non esiste un solo modo di separarsi, ma numerosi così come il relativo vissuto sia da parte dei bambini che degli adulti. Mi capita spesso ultimamente di venire contattata da madri o padri che dicono di aver fatto di tutto per non traumatizzare il figlio che invece risulta avere problemi e di non capire in cosa hanno sbagliato. La risposta al quesito però non è così immediata. In genere io cerco di vedere ad un primo incontro tutto il nucleo familiare per valutare le modalità di relazione tra i vari membri. Si guardano negli occhi? si tengono per mano? si insultano? scaricano le colpe uno sull’altro? il figlio ha atteggiamenti aggressivi? Questo mi permette di avere già molte informazioni. Poi in genere faccio un colloquio con i genitori separatamente e a seguire 2-3 incontri con il figlio prima di trovare delle valide strategie. Nella maggior parte dei casi già in questi primi incontri la situazione si fa meno tesa. In altri …esplode.

Da cosa dipende questa enorme differenza? Molto dipende dal contesto sociale ed economico. Chiaramente se le famiglie di origine possono sostenere psicologicamente e spesso anche nella pratica quotidiana la coppia che si separa è un valido aiuto. Se non ci sono problemi economici meglio, ma anche questo non è una garanzia. Spesso quando ci sono ingenti risorse materiali più che una battaglia per l’affido dei figli è una battaglia per non dare gli alimenti.

Le tensioni che derivano da queste situazioni sono le vere responsabili dei disagi dei figli e vanno valutate con accuratezza e gestite al meglio. Generalmente i disagi che colpiscono tutti i membri della famiglia nel giro di un paio di anni scompaiono.

Tutti i figli all’interno di questo lasso di tempo hanno superato le problematiche. Secondo le ricerche di Hetherington,1992 il 70-80% dei bambini con genitori separati non manifesta problemi nel tempo. Quando questi disturbi si manifestano è comunque sempre colpa di una separazione avvenuta MALE. Infatti gli studi di Emery e Forehand,1994 suggeriscono che la modalità con il quale i bambini si adattano alla separazione dei genitori dipende per lo più da come i genitori stessi  la gestiscono.

Quando lo stato di disagio si presenta dopo i due anni significa che la separazione ha aggravato una situazione problematica pre esistente. Esiste una stretta correlazione tra conflitto dei genitori e malessere psicologico dei figli più volte confermato dalle ricerche.

Il conflitto può però essere presente molti anni prima della separazione ed aver creato difficoltà nello sviluppo dei figli e generare problemi di comportamento. In genere nei figli si osserva cambiamento nel comportamento con aggressività o violenza, ma in questo ultimo periodo aggravato dalla pandemia, ho osservato nei giovani anche vari disturbi alimentari.

Il problema nasce dal conflitto non se i genitori stanno insieme o meno.

La conflittualità è la causa del disagio perché provoca tensione ed i litigi rendono la coppia meno disponibile verso i figli che a volte vengono palleggiati tra un coniuge all’altro o usati come scudo. Da parte loro i ragazzi “costringono” i genitori ad osservali innescando comportamenti negativi e quindi entrano anche loro nel circuito già negativo dei rapporti che diventa una ulteriore arma nei confronti del coniuge ( colpa tua se… l’hai abituato male… non gli dai regole….ecc)

Se i genitori mantengono la linea della lite (prima e dopo la separazione) spesso aggravata da rivendicazioni legali o dispetti oltre al dolore ed alla tensione emotiva il figlio imparerà che sia la normalità di rapporti nella coppia e nel tempo tenderà a riprodurre gli stessi comportamenti.

Ne consegue che un clima sereno dopo la separazione genera armonia e di conseguenza i figli la possono vivere al meglio, numerosi studi evidenziano come nella  maggior parte dei casi i figli hanno provato sollievo dopo la separazione dei genitori.

OTTOBRE ROSA: torna la campagna di prevenzione del tumore al seno

Il cancro al seno  rappresenta la neoplasia più diffusa, Una malattia in aumento della quale si muore di meno. Sembra un paradosso, ma le tecnologie che abbiamo a disposizioni migliorano la qualità della vita e la preservano. Mentre  i fattori di rischio aumentano per le mutate condizioni di vita. Chiedi in farmacia o alla tua asl di appartenenza gli screening a e dedicati.

A fronte dell’aumento dell’incidenza, si registra una costante diminuzione della mortalità: ci si ammala di più, ma si muore di meno. Ci si ammala di più perché, oltre all’innalzamento dell’aspettativa di vita, sono sensibilmente aumentati i fattori di rischio che determinano lo sviluppo di questa patologia. E si muore di meno perché oggi disponiamo di una tecnologia avanzata, sempre più innovativa, che ci permette di individuare lesioni tumorali millimetriche, con un basso grado di aggressività, un indice di malignità molto limitato e un processo evolutivo metastatico della malattia (diffusione in altri organi e/o apparati) pressoché trascurabile, se non nullo. Per di più disponiamo di trattamenti medici mirati, pressoché “sartoriali”, che garantiscono percorsi diagnostico-terapeutici “ad personam”.

Lo scenario complessivo del tumore al seno che abbiamo di fronte e che dovremmo affrontare e superare è rappresentato tuttavia da alcune problematiche tuttora aperte e amplificate con lo stato emergenziale sanitario da COVID-19:

• individuazione della malattia in fase precocissima;
• diagnosi della lesione tumorale in donne sempre più giovani;
• riferimento ai Servizi di Genetica Oncologica per il riconoscimento e la gestione delle sindromi eredo-familiari di mammella e ovaio.
• uniformità territoriale dello screening mammografico;
• coinvolgimento attivo del mondo scolastico femminile (corretta informazione su diagnosi precoce, stili di vita e alimentazione);
• periodici e codificati controlli clinico-strumentali per le donne già colpite dal cancro al seno per l’eventuale individuazione di recidive e/o metastasi;
• prendersi cura delle circa 800.000 italiane con vissuto cancro al seno e delle loro famiglie, con un approccio umano e personalizzato avvalendosi della ricerca, implementando centri dedicati alla senologica: le Breast Unit.