Il ruolo della figura paterna nello sviluppo psicologico del bambino oggi

In occasione della festa del papà propongo una riflessione sulla figura paterna che dal dopo guerra in poi è cambiata notevolmente. Nella società attuale i ruoli tradizionali  sono saltati a favore della donna che oltre alla funzione di accoglimento all’interno della famiglia acquisisce anche ruoli sociali riconosciuti : lavora e fa carriera. Contribuisce quindi al mantenimento economico e alle decisioni riguardo casa e figli. Maggiori responsabilità alla donna/mamma a discapito dell’uomo/ padre che perde terreno.

Sembra quasi che la società si stia ribellando al vecchio modello di figura paterna e stia cercando una nuova identità . Non un modello intoccabile  legato all’informalità e alla distanza , ma di un padre con dei sentimenti e responsabilità funzionali per esser considerato una colonna portante delle relazioni familiari al pari della madre.

padre

“La domanda da porsi a questo punto è: in una società che ha influenzato particolarmente la cultura dell’essere maschio ed esser padre, che ha accettato la differenziazione dei ruoli come un dato quasi divino e che ha fortemente concentrato l’attenzione sulla donna/ madre come figura di attaccamento per eccellenza, dovuto a un legato definito “naturale” o “biologico, c’è ancora spazio per revisionare o meglio ancora ritrovare l’importanza della figura paterna, emotivamente partecipante allo sviluppo psico-fisico del figlio, compagno di viaggio, un alleato fedele?”*

Sebbene si registrino un aumento di padri che ritengano meravigliosa l’esperienza e nuove opportunità come il sostegno alla famiglia ed il congedo obbligatorio per il padre, in realtà questa trasformazione dei padri è puramente virtuale e teorica.

La presenza di un padre all’interno della famiglia è essenziale in tutte le fasi della crescita del figlio per la costruzione della sua identità. Sebbene siano diverse le modalità di rapporto con la femmina e con il maschio ,  l’assenza della figura paterna produce una ferita relazionale in una figlia ed una ferita d’identità in un figlio. Questo perché il padre contribuisce a creare stabilità, affettività e sicurezza.

Quindi è indispensabile che il “padre” venga ritrovato non solo dal contesto sociale e familiare ma anche dai mass media e dalle istituzioni, sottolineando quelle trasformazioni già in atto nelle famiglie e convenendo sul fatto che il padre è una risorsa oltre che un elemento peculiare nella gerarchia familiare.

 

 

 

*FONTE WEB (riflessioni)

Importanza dell’ambiente per stimolare lo sviluppo motorio del bambino

Per aiutare i bambini  ad acquisire o a perfezionare  tutte le capacità fondamentali per ogni futuro apprendimento, lo strumento più importante è l’ambiente. Nella sua essenza l’ambiente deve quindi essere un mezzo di vita dove si possono trovare stimoli per  attività ed esperienze necessari allo sviluppo psico- motorio. Il bambino deve vivere in un ambiente strutturato per la sua autonomia all’interno del quale ha la possibilità di acquisire i suoi rapporti con le cose, con lo spazio ed il tempo e con i suoi simili.

L’ambiente diviene quindi un elemento essenziale nel processo educativo, deve risultare attraente, adeguato e gradevole per predisporre il bambino a fare esperienza ed esercitare le sue abilità motorie. Tutte le attività contenute nell’ambiente aiutano a favorire e rinforzare le abilità quindi a migliorare la precisione, l’attenzione , la coordinazione occhio-mano oltre che a favorire la creatività e l’immaginazione.

Per stimolare il bambino in modo adeguato si può iniziare anche in fasi molto precoci, ma sempre nel rispetto del momento dello sviluppo psico- emotivo del bambino.

gioco

Fondamentale che il materiale proposto sia presentato in modo gradevole ed organizzato, pulito e dotato di appositi contenitori per riporli.  In base alle età ecco una serie di giochi da proporre :

12-36 mesi

Si parte dal cestino dei tesori: un contenitore con oggetti di forma, dimensione e materiali diversi per stilomolare il tatto e le capacità prensili per passare a farlo mangiare  da solo (lasciate che si sporchi) con le mani e poi con il cucchiaio (anche se lo lancia in aria con tutta la pappa anche quella è una scoperta!). Poi si passa ad infilare e sfilare (attenzione agli oggetti piccoli) e poi ad aprire e chiudere scatole,barattoli ecc.

30 mesi 6 anni

Permettere al bambino di fare travasi solidi e liquidi. Giocare con la farina, con la terra , usare il colino, i cucchiaini, le palettine, contenitori di forme e grandezze diverse.Con le mollette si sviluppa la presa. Si passa poi ai timbri, alle attività di piegare utili per la precisione e l’ordine. Anche apparecchiare e sparecchiare sono ottime attività e rappresentano una strategia vincente  per coniugare attività da fare insieme al bambino.

 

Fonti :  Materiale Learn the signs/Milestones dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta; materiale sull’Accrescimento del Ministero della Salute; materiale dell’American Academy of Pediatrics (Bright Futures: Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents)

“A mano a mano si cresce” articolo di P.Baldrighi pedagogista

Sviluppo del bambino: la motricità alla base della manualità

Lo sviluppo motorio è un processo di maturazione che consente al bambino di acquisire competenze e abilità motorie, cognitive, relazionali ed emotive. Il processo avviene per tappe e dipende dalla maturazione del sistema nervoso centrale. I tempi e le modalità sono variabili perchè ogni bambino è diverso e va riconosciuto e rispettato in quanto tale questo significa che non ci sono “momenti fissi” in cui devono accadere determinate cose: non c’è un mese preciso in cui tutti i bambini devono imparare a camminare o a tenere in mano il cucchiaino. Ci sono però delle fasi di crescita: intervalli temporali in cui i bambini tendono ad acquisire determinate capacità, ciascuno con i propri tempi e con i propri ritmi.

per articolo sviluppo motorio

Ecco uno schema indicativo dello sviluppo motorio dalla nascita fino al primo giorno di scuola:

(3-5 mesi) Solleva bene la testa e la gira di lato, anche a pancia in giù. In questa posizione, può cominciare a spingere sui gomiti.Tenta di mettersi sul fianco quando si trova a pancia in su. Riesce ad afferrare oggetti, a scuoterli, a portarli alla bocca.

6 mesi (5-7 mesi) Sta seduto con o senza appoggio. Riesce a mettersi su un fianco e a rotolare. Si piega sulle ginocchia quando i piedi sono appoggiati a una superficie stabile. Afferra gli oggetti, sia con la destra sia con la sinistra, e li porta alla bocca.

9 mesi (8-10 mesi) Rotola, striscia, gattona, si mette a sedere da solo. Riesce a sostenere il proprio peso sulle gambe e, in alcuni casi, a mettersi in piedi. Passa oggetti da una mano all’altra, li lascia, riesce ad afferrare oggetti con due dita.

12 mesi (11-15 mesi) Si mette in piedi e compie passi laterali, cammina appoggiandosi ai mobili o in modo autonomo. Afferra oggetti in modo sempre più fine e coordinato. Inizia a usare da solo il cucchiaino. Gioca con i vestiti e, se può, si sfila le calze. Mette e toglie oggetti da un contenitore.

18-24 mesi Cammina in modo autonomo, corre, supera piccoli ostacoli, “balla”. Trascina oggetti mentre cammina. Può bere dal bicchiere e mangiare con il cucchiaio. Sale e scende dai mobili senza aiuto, sale e scende le scale tenendosi a un supporto; Riesca a infilare piccoli oggetti e a copiare segni molto semplici. Può dare una mano quando viene svestito.

30-36 mesi Sale e scende le scale alternando i piedi (uno per ogni scalino); salta, inizia a pedalare. Disegna tenendo la matita nella posizione corretta, incolla, usa le forbici. Controlla gli sfinteri di giorno. Riesce a completare piccoli puzzle e a costruire piccole torri. Riesce a copiare i cerchi con la matita.

3 – 5 anni Salta e riesce a stare su un piede solo per qualche secondo.Riesce ad afferrare una palla al volo. Riesce a manipolare il proprio cibo (mescolare, tagliare, versare) in modo abbastanza corretto. Usa bene le forbici.

4- 6 anni Gestisce da solo il mangiare e l’igiene personale.

Nel percorso di crescita ogni bambino va adeguatamente seguito e stimolato poichè la dimensione motoria è importante per sperimentare l’ambiente ed è strettamente legata all’aumento dell’intelligenza. Le capacità motorie si riferiscono alla capacità di coordinare con precisione  diversi movimenti di piccoli gruppi muscolari. La coordinazione tra le parti principali del corpo come braccia, gambe e dorso è definita motricità globale, mentre quella che riguarda il controllo delle mani, piedi, occhi e piccoli muscoli come quelli del viso è detta motricità fine questa è molto importante poichè permette la nascita di altre abilità fisiche e mentali.

A partire dall’età prescolare le attività che prevedono motricità  fine sono parte integrante dello sviluppo del bambino come riempire e svuolrae contenitori, vestirsi da solo, giocare con le costruzioni, disegnare, manipolare che rappresentano le basi per un’altra tappa fondamentale ovvero quella di imparare a scrivere.

 

 

Fonti :  Materiale Learn the signs/Milestones dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta; materiale sull’Accrescimento del Ministero della Salute; materiale dell’American Academy of Pediatrics (Bright Futures: Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents)

“A mano a mano si cresce” articolo di P.Baldrighi pedagogista

Il mio bimbo è mancino va corretto?

Il mancinismo è la tendenza ad usare, in parte o del tutto, il lato sinistro del corpo per compiere movimenti e gesti automatici e volontari. Si osserva da una serie di movimenti quotidiani: con quale mano ci si abbottona un vestito, se si stringe con la destra o la sinistra, se si utilizza il piede sinistro per calciare un pallone, come si accavallano le gambe ecc. L’essere destrimane/mancino non è testato e determinato dalla mano/piede che si utilizzano per la maggior parte del tempo (per scrivere, mangiare, guidare), ma da gesti che si compiono con una frequenza e durata molto minori.

Destrimane o mancino è una proprietà dei singoli organi (dominanza emisferica, dominanza dell’arto, dominanza oculare): nel corpo molti organi sono doppi, e uno dei due è dominante sull’altro. È possibile essere destrimani nelle mani, mancini nel piede e nell’occhio dominante: non c’è un organo più importante degli altri che definisce una persona nel suo complesso come destrimana o mancina, se non la semplice conta e prevalenza numerica degli organi dominanti destri (o sinistri), che determinano la prevalente attività dell’emisfero cerebrale sinistro (o destro). Altri movimenti meno indicativi del mancinismo sono: con quale mano si scrive e impugna la forchetta per mangiare, carica il pugno, si schiaccia e batte la palla, ci si pettinano i capelli e si lavano denti, si allacciano le stringhe delle scarpe, si tiene l’ombrello, quale orecchio si preferisce per parlare a una persona, quale mano si pone per prima nel nuoto a stile libero. Il lato sinistro del cervello controlla la parte destra del corpo e quello destro controlla la parte sinistra del corpo.

bambina mancina

Può accadere che osservando le attività del bambino notiate che tende ad usare più spesso la mano sinistra rispetto la destra nel compiere azioni comuni. Se ha oltre i 18 mesi di età probabilmente il bambino è mancino. Le tendenze di questi ultimi anni sono a favorire l’utilizzo della mano più idonea al bambino senza forzature nel correggerlo. Una correzione potrebbe risultare addirittura dannosa poichè potrebbe generare ansia e senso di inadeguatezza e sfiducia rallentando i processi di apprendimento di abilità quali la scrittura.Il mancinismo non è più considerato un difetto  e gli studi dimostrano che non sussistono effetti negativi per lo sviluppo intellettivo e motorio.

Gli unici aspetti negativi derivano dal fatto che alcuni utensili di uso comune sono creati per destrimani quindi l’uso di forbici o temperino possono risultare scomodi. Ad ogni modo in commercio esistono utensili realizzati proprio per destrimani che possono mitigare alcune difficoltà.

 

Dar (dolore addominale ricorrente)

Tra i disturbi più frequenti tra i bambini indica un sintomo che può avere tante cause. Quando un figlio lamenta dolore all’addome il compito del genitore non sempre è facile. Spesso, specie per i più piccoli, non è facile descrivere ciò che provano. In molti casi a provocare questi mal di pancia ricorrenti possono essere alcune emozioni vissute dal bambino che trasferisce il malessere dalla mente al corpo. Naturalmente prima di pensare ad una causa psicologica bisogna escludere una causa fisica. In collaborazione con il pediatra si cercherà di stabilire localizzazione, intensità e durata del sintomo ed eventualmente procedere a degli accertamenti. Se vengono esclusi calo di peso, risvegli improvvisi, presenza di vomito o diarrea , febbre ed il dolore non è ben localizzato si può prendere in considerazione una problematica di origine psicologica.

Child having stomach ache

Nella prima infanzia i bambini non hanno strutturato i processi di elaborazione ed è difficile spiegare sensazioni ed emozioni; spesso è il corpo a parlare manifestando dei segni fisici. Ad una attenta diagnosi non è raro notare gelosia, rabbia, paura durante la separazione dai genitori, difficoltà con i coetanei. Il Dar è comunque un disturbo a tutti gli effetti   e va affrontato poichè la sofferenza è reale.  In questo caso l’atteggiamento del genitore è molto importante: ascoltare il bambino, dedicandogli attenzioni e tempo evitando di minimizzare il problema, ma dando il necessario contenimento.

L’amico immaginario

Per gli insegnanti della scuola dell’infanzia ed i genitori di figli ormai grandi è un fatto abbastanza scontato, ma per i neo genitori quella dell’amico immaginario è una faccenda seria che crea dubbi sulla normalità del bambino.

In realtà è abbastanza comune che un bambino tra i 3 e gli 8 anni possa inventare un amico immaginario con cui giocare e parlare, non c’è nulla di patologico anzi favorisce l’arricchimento della vita personale del bambino. I bambini che hanno avuto l’amico immaginario crescendo risultano meno timidi e con maggiori capacità comunicative rispetto ai coetanei.

Generalmente il compagno immaginario ha la stessa età del bambino e lo stesso sesso, ma non è la regola. In alcuni casi assumono le caratteristiche di un supereroe in altri casi sono avvolti da storie magiche, questo dipende molto dagli interessi e dalla storia personale del bambino. I nomi spesso sono inventati o storpiati , quasi a creare un linguaggio unico e segreto.

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A questa età il bambino non è ancora in grado di distinguere tra realtà e fantasia e costruendo un mondo immaginario impara a definire i confini tra realtà e funzione e ad affrontare i propri impulsi negativi come la paura o l’odio o la gelosia. Il piccolo sa perfettamente che la sua creazione non è reale e ne comprende la fragilità. Ecco perché spesso ne tiene lontani gli adulti, la cui intrusione rischia di limitare il valore esplorativo del suo gioco.

Attraverso gli amici immaginari il bambino conosce meglio se stesso, ha la possibilità di assumere ruoli che gli permettono di identificarsi con l’uno o con l’altro dei genitori. Inizia ad esercitare un’autorità e disporre di un’autonomia. Nella vita di tutti i giorni l’amico immaginario tende a portar fuori tutte le emozioni e preoccupazioni del bambino risulta quindi essere una creazione positiva , una fonte di energia. Spesso per un genitore può essere difficile instaurare una relazione con il bambino ed il suo amico immaginario. La cosa importante è non prendere in giro il bambino o insistere sul fatto che non esiste. D’altro canto non bisogna neanche enfatizzare la sua presenza parlandone troppo o coinvolgendo nelle attività l’amico immaginario.

Questi nel tempo tenderà a svanire ed in genere non è necessario alcun intervento psicologico, ma è importante verificare che il bambino non si senta solo o triste oppure che non riesca più a distinguere tra realtà e fantasia rifiutandosi di giocare con bambini in carne ed ossa e mantenendo una relazione esclusiva con l’amico immaginario.

Il Parent Coaching

Secondo Bruno Bettelheim “non bisogna cercare di essere genitori perfetti o, tantomeno, aspettarsi che i figli siano perfetti. Il segreto sta nell’essere un genitore “quasi” perfetto, cercare di comprendere le ragioni dei propri figli, mettersi nei loro panni, costruire con loro un profondo e duraturo rapporto di comunicazione emotiva e affettiva. Solo questo scambio consente di riconoscere, affrontare e risolvere i problemi che via via si presentano nella vita quotidiana della famiglia”.

In queste tematiche ci viene di aiuto il Parent Coaching. Molto diffuso negli Stati Uniti si sta recentemente impiantando anche in Italia. E’ una delle applicazioni del Coaching che si è sviluppato nel mondo delle aziende (Business Coaching, Team Coaching, Corporate Coaching, …)

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Il Parent Coaching si rivolge alle coppie genitoriali o alle famiglie che stanno vivendo eventi che modificano vecchi assetti o pongono compiti educativi impegnativi. Dalla nascita di un figlio, al passaggio dall’infanzia all’adolescenza , morti o malattie ogni nuovo evento comporta per la famiglia una riorganizzazione con cambiamenti profondi.

Indirizzato  ai genitori, il Coaching permette che l’insieme della famiglia si autogoverni al meglio sviluppando consapevolezza di sé e delle proprie risorse aumentando scelte e possibilità di azione.

In pratica si tratta di un processo intenzionale e pianificato che si propone, attraverso il sostegno e confronto strutturato, di aiutare i genitori ad imparare, migliorare e riconoscere le proprie competenze genitoriali (life skills education).

Per i genitori, avere la possibilità di discutere e riflettere sulle modalità e sulle problematiche psicologiche legate alla crescita dei figli senza sentirsi giudicati può aiutarli a ritrovare la fiducia nelle loro competenze e nella capacità di problem solving.

Il Parent Coaching permette ai genitori di creare strumenti e modalità utili all’auto sviluppo e alla costruzione di una sana e potenziante relazione genitore – figlio. In questo contesto, lo psicologo è un esperto nella comunicazione e nella gestione delle relazioni interpersonali, che siede accanto al genitore per supportarlo a trovare una modalità funzionale nel rapporto con i figli.