Separazione: non sempre risolve i problemi

Quando una coppia si separa tutto il nucleo familiare viene coinvolto. Figli, nonni, zii non sono immuni dalle conseguenze, ma la modalità in cui avviene la separazione fa la differenza. Si dice spesso che se una coppia litiga sempre (spesso anche in modo violento) di fronte ai figli è meglio separarsi. Purtroppo la separazione non sempre garantisce la serenità.

L’affidamento dei figli in caso di separazione oggi è disciplinato dalle norme introdotte con la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 .

Il principio fondamentale affermato dalla norma che, in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi, e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Per approfondire : http://www.separazionedivorzio.com/separazione_affidamento_figli.php 

Ad oggi tale norma non sempre viene applicata nelle migliori condizioni ed il Ministro Speranza ha messo tra le sue priorità di lavoro la corretta interpretazione e gestione della stessa.

Al di là di tutte le questioni burocratiche il modo in cui i genitori si separano influenzerà moltissimo la possibilità che i figli possano vivere delle problematiche.

Il problema è il conflitto non la separazione in sè

Non esiste un solo modo di separarsi, ma numerosi così come il relativo vissuto sia da parte dei bambini che degli adulti. Mi capita spesso ultimamente di venire contattata da madri o padri che dicono di aver fatto di tutto per non traumatizzare il figlio che invece risulta avere problemi e di non capire in cosa hanno sbagliato. La risposta al quesito però non è così immediata. In genere io cerco di vedere ad un primo incontro tutto il nucleo familiare per valutare le modalità di relazione tra i vari membri. Si guardano negli occhi? si tengono per mano? si insultano? scaricano le colpe uno sull’altro? il figlio ha atteggiamenti aggressivi? Questo mi permette di avere già molte informazioni. Poi in genere faccio un colloquio con i genitori separatamente e a seguire 2-3 incontri con il figlio prima di trovare delle valide strategie. Nella maggior parte dei casi già in questi primi incontri la situazione si fa meno tesa. In altri …esplode.

Da cosa dipende questa enorme differenza? Molto dipende dal contesto sociale ed economico. Chiaramente se le famiglie di origine possono sostenere psicologicamente e spesso anche nella pratica quotidiana la coppia che si separa è un valido aiuto. Se non ci sono problemi economici meglio, ma anche questo non è una garanzia. Spesso quando ci sono ingenti risorse materiali più che una battaglia per l’affido dei figli è una battaglia per non dare gli alimenti.

Le tensioni che derivano da queste situazioni sono le vere responsabili dei disagi dei figli e vanno valutate con accuratezza e gestite al meglio. Generalmente i disagi che colpiscono tutti i membri della famiglia nel giro di un paio di anni scompaiono.

Tutti i figli all’interno di questo lasso di tempo hanno superato le problematiche. Secondo le ricerche di Hetherington,1992 il 70-80% dei bambini con genitori separati non manifesta problemi nel tempo. Quando questi disturbi si manifestano è comunque sempre colpa di una separazione avvenuta MALE. Infatti gli studi di Emery e Forehand,1994 suggeriscono che la modalità con il quale i bambini si adattano alla separazione dei genitori dipende per lo più da come i genitori stessi  la gestiscono.

Quando lo stato di disagio si presenta dopo i due anni significa che la separazione ha aggravato una situazione problematica pre esistente. Esiste una stretta correlazione tra conflitto dei genitori e malessere psicologico dei figli più volte confermato dalle ricerche.

Il conflitto può però essere presente molti anni prima della separazione ed aver creato difficoltà nello sviluppo dei figli e generare problemi di comportamento. In genere nei figli si osserva cambiamento nel comportamento con aggressività o violenza, ma in questo ultimo periodo aggravato dalla pandemia, ho osservato nei giovani anche vari disturbi alimentari.

Il problema nasce dal conflitto non se i genitori stanno insieme o meno.

La conflittualità è la causa del disagio perché provoca tensione ed i litigi rendono la coppia meno disponibile verso i figli che a volte vengono palleggiati tra un coniuge all’altro o usati come scudo. Da parte loro i ragazzi “costringono” i genitori ad osservali innescando comportamenti negativi e quindi entrano anche loro nel circuito già negativo dei rapporti che diventa una ulteriore arma nei confronti del coniuge ( colpa tua se… l’hai abituato male… non gli dai regole….ecc)

Se i genitori mantengono la linea della lite (prima e dopo la separazione) spesso aggravata da rivendicazioni legali o dispetti oltre al dolore ed alla tensione emotiva il figlio imparerà che sia la normalità di rapporti nella coppia e nel tempo tenderà a riprodurre gli stessi comportamenti.

Ne consegue che un clima sereno dopo la separazione genera armonia e di conseguenza i figli la possono vivere al meglio, numerosi studi evidenziano come nella  maggior parte dei casi i figli hanno provato sollievo dopo la separazione dei genitori.

I disturbi dell’alimentazione ai tempi del Covid 19

Siamo di fronte ad una vera e propria epidemia. Tra il 2019 ed il 2020 c’è stato un incremento dei disturbi dell’alimentazione del 30%. Le fasce più colpite quella dei giovani e dei giovanissimi. Lo dice una ricerca condotta in Italia nel periodo di riferimento dal Ministero della Salute e che saranno pubblicati a breve in modo ufficiale.

Durante il lockdown di 10 mesi fa abbiamo tutti sperimentato quando il cibo potesse rappresentare un conforto. Attorno al tavolo si sono riunite famiglie nei tre pasti principali per quasi tre mesi, mentre “prima” si era fortunati se ci si incontrava almeno a cena. Le nostre abitudini sono cambiate radicalmente. Alcune persone uscivano più volte al giorno per fare la spesa, in realtà volevano solo respirare un po’ d’aria. Inizialmente si è fatto tutti indigestione di serie televisive e generi mangerecci non particolarmente raccomandati. Hanno iniziato a rivolgersi all’asporto anche quelli che fino a quel momento non avevano ceduto alla novità. Per settimane il lievito non si trovava, così come la farina e siamo stati tutti a creare pizza party virtuali e cimentarci con torte e biscotti , ma poi il cibo ha smesso di essere un genere di conforto e abbiamo iniziato a fare i salutisti.

Evitati accuratamente gli scaffali di dolciumi e patatine abbiamo cercato di mangiare sano e recuperato piano piano il peso forma. Per altri le cose sono andate diversamente. Alcune persone nella convivenza obbligata hanno cominciato a mangiare in modo compulsivo, chi a bere andando oltre i limiti.

I bambini ed i ragazzi tra i 12 ed i 14 anni hanno subito maggiormente la situazione. Privati del contatto fisico e dell’interazione, quelli che evidentemente stavano già sotto soglia, sono aumentati di peso oppure sono stati colpiti da anoressia nervosa o di alimentazione selettiva.

La chiusura per mesi interi di certe strutture di riferimento ha poi peggiorato la situazione. Infatti per poter controllare i disturbi dell’alimentazione è necessario riconoscerne i segnali e non sottovalutarli e richiedere un aiuto che più tempestivo risulta maggiori saranno i risultati ottenuti. Purtroppo la persona colpita o le famiglie, quando si tratta dei giovani, non si rendono conto di essere malati fino a quando la sintomatologia inizia ad interferire nel quotidiano ad esempio con litigi al momento del pasto.

Se siamo sensibilizzati al problema sicuramente si può fare più attenzione alle variazioni di peso anomale o alle dispercezioni corporee presentate da un soggetto (si vede troppo grasso, non gli piace la pancia, il seno ecc.. in modo ossessivo) sono di auto dei percorsi di educazione alimentare per la famiglia.

Spesso tali disturbi si presentano quando in famiglia c’è già almeno un componente che soffre di un disturbo dell’alimentazione (anche in modo latente) ed in questo caso un percorso psicologico è sempre raccomandato prima che alcuni comportamenti si radicalizzino.

Puoi leggere questo articolo anche nella mia rubrica Mind&Food su RomaOggi.eu

Autismo: migliora con il cibo giusto

Fattori genetici ed ambientali sono le cause dell’autismo: una sindrome comportamentale della quale negli anni, grazie alla ricerca, si stanno scoprendo sempre più aspetti tra questi l’importanza dell’alimentazione

Sebbene il DSM V ne dia una definizione abbastanza chiara sono i genitori e poi il pediatra e gli specialisti a fare diagnosi di autismo. Sono proprio la mamma ed il papà ad interagire per primi con il piccolo e a rendersi conto che l’aspetto cognitivo comportamentale presenta dei difetti. Sebbene i sintomi dello spettro autistico siano veramente numerosi ed i soggetti possono essere definiti in base all’alto funzionamento o a basso funzionamento in base alla compromissione di alcuni comportamenti ogni diagnosi si effettua caso per caso proprio per la grande variabilità di questa sindrome.

Senza approfondire nel dettaglio la sintomatologia e  tutte le problematiche sociali, psicologiche, riabilitative e di supporto al bambino e alla famiglia voglio evidenziare un aspetto ormai noto che è quello della dieta dei bambini affetti da autismo. Recentemente il Ministero della salute ha condotto degli studi riguardanti specifici interventi di tipo biomedico e nutrizionale. In particolare l’utilizzo di integratori, la melatonina e di una dieta priva di glutine e caseina.

Le ricerche  in materia nascono dall’osservazione che molti bambini autistici siano al contempo celiaci e che nelle urine dei bambini autistici siano spesso presenti alti livelli di peptidi come casomorfina e glutomorfina. Questo porta ad ipotizzare che tali bambini abbiano un difetto nella digestione di proteine dovuto ad un problema di impermeabilità intestinale. I peptidi anomali che si sviluppano sarebbero responsabili del comportamento di questi soggetti.

Tra i più autorevoli studi al riguardo evidenzio  quello del gruppo di ricerca  guidato dal prof. Fasano a Baldimora che dichiara:

Il 20-22% dei casi presenta segni che possono far sospettare una sensibilità al glutine… Del resto il glutine è una molecola tossica è l’unica proteina alimentare che non si digerisce completamente. Negli ultimi 100-150 anni il grano per la produzione alimentare è stato arricchito di glutine».

I bambini affetti da autismo trovano sicuramente sollievo da una dieta senza glutine anche se in molti casi non risultano positivi ai test sierologici per la celiachia, né presentano appiattimenti della mucosa dell’intestino. Sembra proprio la tossicità del grano ad essere imputata riguardo l’aumento di casi. (studi in corso)

Sebbene ancora molti aspetti del problema  siano controversi i benefici della dieta senza glutine sono nella maggior parte dei casi evidenti. Non resta che attendere  lo sviluppo di ulteriori studi per tutte le indicazioni al riguardo.

Puoi leggere questo articolo anche su RomaOggi.eu

Capire e sostenere i bambini dopo il lockdown

Bambini Bocca di leone e bambini orchidee sono le definizioni che il prof. Thomas Boyce dell’Università della California ha indicato nel suo libro  “The Orchid and the Dundelios: Why sensitive people Struggle and How All Can Thrive”  al termine di uno studio durato oltre trent’anni.

“La maggior parte dei bambini crescono come i denti di leone : in qualsiasi terreno. I bambini orchidea se non ricevono cure costanti appassiscono” specifica il professore emerito di pediatria e psichiatria di San Francisco.

Durante il periodo della crescita due fratelli cresciuti con lo stesso tipo di attenzioni possono diventare grandi con capacità di vivere e gestire il mondo esterno ed emotivo in modo opposto. La diversa disposizione di base influisce molto sui vissuti e la capacità di adattarsi.

In questo particolare periodo per tutti i bambini l’impatto del lockdown è stato davvero difficile. I piccoli hanno bisogno più degli adulti di abbracciarsi, interagire attraverso il corpo. La vita sociale è fondamentale per il confronto, l’esperienza ed il loro sviluppo.

foto Web (non è stato possibile reperire la fonte)

Bambini figli unici e bambini cresciuti con fratelli e famiglie numerose hanno reagito in modo molto personale a questo periodo. Lo studio più importante in Italia sull’argomento è stato quello effettuato dall’Ospedale Gaslini di Genova che ha evidenziato sintomi quali ansia, insonnia e regressione per 6 minori su 10.

L’indagine guidata dal neurologo Lino Nobili ha evidenziato inoltre che spesso la sintomatologia dei bambini è legata al malessere dei genitori. Si è inoltre evidenziato un aumento di patologie sistemiche di tipo infiammatorio.

 “Bisogna fare in modo che alla fine di un’esperienza che ricorderanno per tutta la vita, si sentano più forti e sicuri, consapevoli che si può combattere e vincere anche una battaglia difficilissima come quella che abbiamo condiviso contro il coronavirus”.

Ha sottolineato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, nel corso della conferenza di presentazione dell’indagine che ha portato alla creazione di un ambulatorio che effettuerà sostegno proprio per queste problematiche.

All’indagine hanno preso parte oltre 6800 cittadini di tutte le zone d’Italia risulta quindi molto rappresentativo della situazione di bambini e ragazzi in seguito alla pandemia.

Alcuni dati: circa il 70% dei bambini nella fascia dei 6 anni ha mostrato regressione e problematiche di tipo comportamentale. Nella fascia tra i 6 ed i 18 anni si evidenziano anche sensazione di mancanza d’aria, difficoltà nell’addormentamento ed irritabilità.

Molto importante in questo periodo estivo far condividere esperienze con altri bambini e ragazzi per recuperare almeno una parte di quel disagio. Ci vorrà molta pazienza e disponibilità dei genitori a creare spazi e momenti in cui poter ospitare amici, cuginetti ed eventualmente farsi aiutare da uno psicologo se ci si rende conto di vivere ancora le sensazioni negative generate dal lockdown.

Seggiolini anti abbandono …sicurezza o vergogna??

 

Riflessione e provocazione:

Il dispositivo anti abbandono è obbligo di legge. Da marzo partiranno sanzioni per chi non sarà in regola con la direttiva. Una domanda è d’obbligo: Cosa sta succedendo agli esseri umani che non sono in grado di proteggere i loro “cuccioli” e che è stata necessaria addirittura una legge per tutelarli? …il dibattito è aperto!

Un iter burocratico partito nel 2018 a seguito di ripetuti casi di abbandono (accidentali?) di bambini in auto. Episodi che sono divenuti fatti di cronaca perché la “dimenticanza” ha creato vittime.  C’è voluto un decreto attuativo dell’articolo 172 del Nuovo codice della strada nel 2019 fino ad arrivare ai nostri giorni in cui da marzo partiranno sanzioni da 81 a 326 euro, fino ai casi di recidiva per cui è previsto il ritiro della patente, per chi non sarà in regola con la direttiva.

Il dispositivo anti abbandono è quindi obbligo di legge. Tecnicamente è dotato di un sensore che rivela la presenza di bambini in auto e che emette un segnale (sul cellulare o altro dispositivo) se il genitore esce dalla autovettura. Sono state previste anche detrazioni fiscali per incentivare l’uso dei suddetti seggiolini.

Teddy bear strapped in with seat belt in back seat of car

Se c’è un problema va affrontato e probabilmente è una delle soluzioni, ma la mia domanda è alla base: cosa sta succedendo alle persone che sono talmente prese da se stesse da dimenticare che esistono i loro figli? C’è bisogno di un obbligo di legge per responsabilizzare un adulto per il quale dovrebbe essere una condizione assolutamente naturale prendersi cura di suo figlio?

Diventare genitori è un piacere ed una enorme responsabilità non si è obbligati ad esserlo. Si può scegliere, ma è una scelta che non permette ripensamenti. Forse in questa società dove si vuole tutto e subito (e quel tutto passa subito di moda con il relativo entusiasmo!) forse sarà necessario fare un passo indietro, perché sembra proprio che stiamo perdendo la nostra umanità Anzi l’essenza stessa della vita che è in primis quella del proseguimento della specie. Forse noi umani non abbiamo più diritto ad esistere?

Giovedì, 7 febbraio 2019 : terzo appuntamento per la Giornata Nazionale Contro il Bullismo.

E’ alle porte la terza edizione della Giornata Nazionale Contro Il Bullismo edizione 2019. Il bullismo per anni è stato un tema sminuito e sottovalutato dalle stesse istituzioni. Oggi con l’avvento della tecnologia si è passati ad un’altra forma altrettanto pericolosa : il cyber bullismo con ripercussioni gravissime visto l’enorme visibilità e condivisione permessi dalla rete. Comportamenti una volta limitati al gruppo classe o gruppo di conoscenti diventano virali nel giro di poche ore creando enormi disagi alla vita del ragazzo/a obiettivo dei bulli diretti ed indiretti.

L’iniziativa va ad  integrarsi con il piano nazionale proposto dal MIUR : ecco quindi che le scuole per prime si attivano per riconoscere, valutare ed arginare il problema con dibattiti e confronti tra giovani e adulti.

Le conseguenze del bullismo sono troppo spesso protagoniste di fatti di cronaca con ripercussioni gravissime dall’isolamento, alla depressione sino al suicidio.

bull

I dati parlano chiaro a  livello nazionale  15/18 giovani su 100 sono stati vittime di bullismo nell’arco del proprio percorso scolastico.  I primi episodi già alle elementari , ma è alle medie che si registrano il maggior numero di interessati.  Con l’ingresso alla scuola superiore aumentano invece i casi di cyberbullismo. Quali sono le vittime designate? I ragazzi più sensibili, timidi, quelli in sovrappeso. Chi ha difficoltà di linguaggio o è straniero. Il fenomeno è presente nelle grandi città come nei paesi e va conosciuto e se non sconfitto almeno arginato.

In tutta Italia questa settimana sono previste manifestazioni ed iniziative. Su Roma vorrei segnalare giovedì 7 febbraio  presso l’Aula Magna dell’IIS Gaetano  De Sanctis in via Cassia 931 il convegno dal titolo “Bullismo, scuola e sport” promosso da GS Flames Gold, CONI,  15° Municipio, Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping, Panathon International.  Per accrediti inviare una mail  a : presidenza.flamesofgold@outlook.it

Sabato 9 febbraio si parlerà di Cyberbullismo dalle 15:00 alle 18:00 presso la sala della Protomoteca in Campidoglio al fine di sensibilizzare e lottare contro il cyber bullismo. Per ulteriori info https://www.comune.roma.it

Contemporaneamente alla giornata contro il bullismo e cyber bullismo assistiamo al Safer Internet Day, giornata dedicata alla sicurezza sulla rete in generale che permette di apprendere le giuste precauzioni quando si naviga.

Il ruolo della figura paterna nello sviluppo psicologico del bambino oggi

In occasione della festa del papà propongo una riflessione sulla figura paterna che dal dopo guerra in poi è cambiata notevolmente. Nella società attuale i ruoli tradizionali  sono saltati a favore della donna che oltre alla funzione di accoglimento all’interno della famiglia acquisisce anche ruoli sociali riconosciuti : lavora e fa carriera. Contribuisce quindi al mantenimento economico e alle decisioni riguardo casa e figli. Maggiori responsabilità alla donna/mamma a discapito dell’uomo/ padre che perde terreno.

Sembra quasi che la società si stia ribellando al vecchio modello di figura paterna e stia cercando una nuova identità . Non un modello intoccabile  legato all’informalità e alla distanza , ma di un padre con dei sentimenti e responsabilità funzionali per esser considerato una colonna portante delle relazioni familiari al pari della madre.

padre

“La domanda da porsi a questo punto è: in una società che ha influenzato particolarmente la cultura dell’essere maschio ed esser padre, che ha accettato la differenziazione dei ruoli come un dato quasi divino e che ha fortemente concentrato l’attenzione sulla donna/ madre come figura di attaccamento per eccellenza, dovuto a un legato definito “naturale” o “biologico, c’è ancora spazio per revisionare o meglio ancora ritrovare l’importanza della figura paterna, emotivamente partecipante allo sviluppo psico-fisico del figlio, compagno di viaggio, un alleato fedele?”*

Sebbene si registrino un aumento di padri che ritengano meravigliosa l’esperienza e nuove opportunità come il sostegno alla famiglia ed il congedo obbligatorio per il padre, in realtà questa trasformazione dei padri è puramente virtuale e teorica.

La presenza di un padre all’interno della famiglia è essenziale in tutte le fasi della crescita del figlio per la costruzione della sua identità. Sebbene siano diverse le modalità di rapporto con la femmina e con il maschio ,  l’assenza della figura paterna produce una ferita relazionale in una figlia ed una ferita d’identità in un figlio. Questo perché il padre contribuisce a creare stabilità, affettività e sicurezza.

Quindi è indispensabile che il “padre” venga ritrovato non solo dal contesto sociale e familiare ma anche dai mass media e dalle istituzioni, sottolineando quelle trasformazioni già in atto nelle famiglie e convenendo sul fatto che il padre è una risorsa oltre che un elemento peculiare nella gerarchia familiare.

 

 

 

*FONTE WEB (riflessioni)

Importanza dell’ambiente per stimolare lo sviluppo motorio del bambino

Per aiutare i bambini  ad acquisire o a perfezionare  tutte le capacità fondamentali per ogni futuro apprendimento, lo strumento più importante è l’ambiente. Nella sua essenza l’ambiente deve quindi essere un mezzo di vita dove si possono trovare stimoli per  attività ed esperienze necessari allo sviluppo psico- motorio. Il bambino deve vivere in un ambiente strutturato per la sua autonomia all’interno del quale ha la possibilità di acquisire i suoi rapporti con le cose, con lo spazio ed il tempo e con i suoi simili.

L’ambiente diviene quindi un elemento essenziale nel processo educativo, deve risultare attraente, adeguato e gradevole per predisporre il bambino a fare esperienza ed esercitare le sue abilità motorie. Tutte le attività contenute nell’ambiente aiutano a favorire e rinforzare le abilità quindi a migliorare la precisione, l’attenzione , la coordinazione occhio-mano oltre che a favorire la creatività e l’immaginazione.

Per stimolare il bambino in modo adeguato si può iniziare anche in fasi molto precoci, ma sempre nel rispetto del momento dello sviluppo psico- emotivo del bambino.

gioco

Fondamentale che il materiale proposto sia presentato in modo gradevole ed organizzato, pulito e dotato di appositi contenitori per riporli.  In base alle età ecco una serie di giochi da proporre :

12-36 mesi

Si parte dal cestino dei tesori: un contenitore con oggetti di forma, dimensione e materiali diversi per stilomolare il tatto e le capacità prensili per passare a farlo mangiare  da solo (lasciate che si sporchi) con le mani e poi con il cucchiaio (anche se lo lancia in aria con tutta la pappa anche quella è una scoperta!). Poi si passa ad infilare e sfilare (attenzione agli oggetti piccoli) e poi ad aprire e chiudere scatole,barattoli ecc.

30 mesi 6 anni

Permettere al bambino di fare travasi solidi e liquidi. Giocare con la farina, con la terra , usare il colino, i cucchiaini, le palettine, contenitori di forme e grandezze diverse.Con le mollette si sviluppa la presa. Si passa poi ai timbri, alle attività di piegare utili per la precisione e l’ordine. Anche apparecchiare e sparecchiare sono ottime attività e rappresentano una strategia vincente  per coniugare attività da fare insieme al bambino.

 

Fonti :  Materiale Learn the signs/Milestones dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta; materiale sull’Accrescimento del Ministero della Salute; materiale dell’American Academy of Pediatrics (Bright Futures: Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents)

“A mano a mano si cresce” articolo di P.Baldrighi pedagogista

Sviluppo del bambino: la motricità alla base della manualità

Lo sviluppo motorio è un processo di maturazione che consente al bambino di acquisire competenze e abilità motorie, cognitive, relazionali ed emotive. Il processo avviene per tappe e dipende dalla maturazione del sistema nervoso centrale. I tempi e le modalità sono variabili perchè ogni bambino è diverso e va riconosciuto e rispettato in quanto tale questo significa che non ci sono “momenti fissi” in cui devono accadere determinate cose: non c’è un mese preciso in cui tutti i bambini devono imparare a camminare o a tenere in mano il cucchiaino. Ci sono però delle fasi di crescita: intervalli temporali in cui i bambini tendono ad acquisire determinate capacità, ciascuno con i propri tempi e con i propri ritmi.

per articolo sviluppo motorio

Ecco uno schema indicativo dello sviluppo motorio dalla nascita fino al primo giorno di scuola:

(3-5 mesi) Solleva bene la testa e la gira di lato, anche a pancia in giù. In questa posizione, può cominciare a spingere sui gomiti.Tenta di mettersi sul fianco quando si trova a pancia in su. Riesce ad afferrare oggetti, a scuoterli, a portarli alla bocca.

6 mesi (5-7 mesi) Sta seduto con o senza appoggio. Riesce a mettersi su un fianco e a rotolare. Si piega sulle ginocchia quando i piedi sono appoggiati a una superficie stabile. Afferra gli oggetti, sia con la destra sia con la sinistra, e li porta alla bocca.

9 mesi (8-10 mesi) Rotola, striscia, gattona, si mette a sedere da solo. Riesce a sostenere il proprio peso sulle gambe e, in alcuni casi, a mettersi in piedi. Passa oggetti da una mano all’altra, li lascia, riesce ad afferrare oggetti con due dita.

12 mesi (11-15 mesi) Si mette in piedi e compie passi laterali, cammina appoggiandosi ai mobili o in modo autonomo. Afferra oggetti in modo sempre più fine e coordinato. Inizia a usare da solo il cucchiaino. Gioca con i vestiti e, se può, si sfila le calze. Mette e toglie oggetti da un contenitore.

18-24 mesi Cammina in modo autonomo, corre, supera piccoli ostacoli, “balla”. Trascina oggetti mentre cammina. Può bere dal bicchiere e mangiare con il cucchiaio. Sale e scende dai mobili senza aiuto, sale e scende le scale tenendosi a un supporto; Riesca a infilare piccoli oggetti e a copiare segni molto semplici. Può dare una mano quando viene svestito.

30-36 mesi Sale e scende le scale alternando i piedi (uno per ogni scalino); salta, inizia a pedalare. Disegna tenendo la matita nella posizione corretta, incolla, usa le forbici. Controlla gli sfinteri di giorno. Riesce a completare piccoli puzzle e a costruire piccole torri. Riesce a copiare i cerchi con la matita.

3 – 5 anni Salta e riesce a stare su un piede solo per qualche secondo.Riesce ad afferrare una palla al volo. Riesce a manipolare il proprio cibo (mescolare, tagliare, versare) in modo abbastanza corretto. Usa bene le forbici.

4- 6 anni Gestisce da solo il mangiare e l’igiene personale.

Nel percorso di crescita ogni bambino va adeguatamente seguito e stimolato poichè la dimensione motoria è importante per sperimentare l’ambiente ed è strettamente legata all’aumento dell’intelligenza. Le capacità motorie si riferiscono alla capacità di coordinare con precisione  diversi movimenti di piccoli gruppi muscolari. La coordinazione tra le parti principali del corpo come braccia, gambe e dorso è definita motricità globale, mentre quella che riguarda il controllo delle mani, piedi, occhi e piccoli muscoli come quelli del viso è detta motricità fine questa è molto importante poichè permette la nascita di altre abilità fisiche e mentali.

A partire dall’età prescolare le attività che prevedono motricità  fine sono parte integrante dello sviluppo del bambino come riempire e svuolrae contenitori, vestirsi da solo, giocare con le costruzioni, disegnare, manipolare che rappresentano le basi per un’altra tappa fondamentale ovvero quella di imparare a scrivere.

 

 

Fonti :  Materiale Learn the signs/Milestones dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta; materiale sull’Accrescimento del Ministero della Salute; materiale dell’American Academy of Pediatrics (Bright Futures: Guidelines for Health Supervision of Infants, Children, and Adolescents)

“A mano a mano si cresce” articolo di P.Baldrighi pedagogista